Ott 17, 2020 | Arte e cultura
[:en]Anche quest’anno il Comune di Massa Marittima (Gr) aderisce alla Giornata Nazionale del Trekking Urbano che si svolgerà a fine ottobre sul tema “Come è green la mia città”.
La festa del turismo lento, partita da Siena e arrivata alla 17° edizione, vede la partecipazione di ben 70 città d’arte italiane e porterà i visitatori a spasso dei loro centri storici con un ricco programma d’iniziative per scoprire camminando, un patrimonio storico e artistico di inimitabile valore e lo stretto legame tra città e paesaggio.
A Massa Marittima l’evento è stato organizzato dal Comune in collaborazione con la Cooperativa Sociale Zoe e avrà come titolo “Massa Marittima.
Tra storia, arte e paesaggio”, passeggiate “green” per scoprire lo stretto legame nato nel corso dei secoli, tra la città e il territorio delle Colline Metallifere sfruttate dalla Preistoria fino ad anni a noi recenti per ricavare minerali. I due elementi, nel caso di Massa Marittima, si compenetrano e si completano in modo armonico, essendo entrambi il prodotto dell’interazione tra l’uomo e l’ambiente naturale.
Tale peculiarità è messa in luce da due giardini pubblici di eccezionale bellezza: il Giardino d’Arte di Norma Parenti, intitolato alla partigiana Medaglia d’oro al valore militare fucilata dai nazifascisti nel giugno 1944, ed il giardino del Cassero Senese, punto panoramico per comprendere Massa Marittima ed il suo paesaggio.
Le visite sono organizzate in due giornate: domenica 25 e sabato 31 ottobre sempre con partenza alle ore 10 dalla Cattedrale di San Cerbone in Piazza Garibaldi.
Il tempo di percorrenza della camminata, a passo di trekking, è stimato in circa due ore e mezzo per una lunghezza di 2 km.
La passeggiata prevede la visita al Museo della Miniera, primo museo minerario delle Colline Metallifere allestito proprio dai minatori della zona, al centro storico, dove si vede la magnificenza della città del periodo medievale e al Giardino d’Arte di Norma Parenti, a ridosso delle mura medievali, che fa da cerniera tra il centro storico e le campagne adiacenti. Si prosegue poi fino alla Torre del Candeliere dove sarà possibile avere una visione d’insieme dell’intera città e delle campagne circostanti. La camminata si conclude nel Cassero Senese dove si potranno degustare prodotti a km 0 e riflettere sull’importanza dell’agricoltura di qualità, basata sulle produzioni non di massa, per la tutela del paesaggio storico.
“La nostra partecipazione al trekking urbano è ormai un appuntamento fisso – ha detto l’assessore alla cultura del Comune di Massa Marittima Irene Marconi – perché rappresenta una grande occasione per far conoscere la città nell’ambito di un grande evento nazionale. Nello stesso tempo possiamo promuovere un turismo sostenibile, più lento ma che privilegia aspetti importanti, magari meno noti, di una città d’arte come la nostra”. L’evento è gratuito ma la prenotazione obbligatoria, per info e prenotazioni: ufficio turistico tel. 0566906366, e-mail: museimassam@coopzoe.it sito web: www.comune.massamarittima.gr.it https://www.trekkingurbano.info/massa-marittima-trekking-urbano-2020/[:]
Mar 1, 2020 | Chianti Classico, Enogastronomia, Eventi
[:it]Si è appena conclusa alla Stazione Leopolda di Firenze la 27ma edizione di Chianti Classico Collection e si chiude con pollici in su da parte della critica, del giornalismo, degli addetti ai lavori e dal pubblico.
2500 professionisti e 400 giornalisti accreditati danno il polso di un grande successo anche se, in tempi di Coronavirus pesa la presenza del mondo asiatico.
Lo stato di salute della denominazione all’alba del secondo decennio del duemila viene riassunto dalle parole del Presidente del Consorzio Giovanni Manetti.
Il 2019 si chiude in maniera positiva per il Gallo Nero. La vendemmia 2019 ha visto le quotazione delle uve aumentare del 10%, e negli ultimi tre mesi le vendite delle bottiglie sono cresciute di un altrettanto 10%. Il traino economico sono le due tipologie premium, il Chianti Classico Riserva e il Chianti Classico Gran Selezione, che rappresentano complessivamente il 42% dei volumi di mercato e il 55% del fatturato complessivo del 2019. La sola Gran Selezione guadagna 15 punti percentuali sul valore del venduto.
“Soddisfazione è la parola chiave per il nostro 2019, con cui inauguriamo anche questo 2020.” Ha dichiarato Giovanni Manetti, Presidente del Consorzio. “La famiglia di noi produttori si allarga sempre più (515) e siamo sempre più uniti: ci presentiamo uniti in manifestazioni come questa, condividendo non solo un marchio ma una progettualità comune, legata a un territorio e a un percorso di qualità. Segnale evidente di questo è l’adesione sempre maggiore al progetto della Gran Selezione: in un solo anno le aziende che la producono sono salite da 95 a 144. La vera essenza di questo territorio e di questa denominazione è l’impegno di noi tutti viticoltori per produrre qualità: vini sempre più autentici e territoriali, che sanno riflettere nelle sue varie sfaccettature così come le varie sfaccettature di una pietra preziosa riflettono la luce”.
La kermesse lascia nelle papille degustative il senso stesso della denominazione. Un grande classico che non tradisce mai anche se il gioco di parole può sembrare voluto. L’essenza della Toscana racchiusa in un bicchiere, un vino che più di altri è espressione del territorio e della sua storia.
L’edizione 2020 ci lascia anche la conferma di una formula rinnovata che conquista. Al di là dei banchini d’assaggio dov’è possibile scambiare due parole coi produttori, della grande sala riservata per le degustazioni della stampa fa colpo l’idea della “cena diffusa” in città. Non più la grande ma dispersiva cena di gala, ma lo spalmarsi in più ristoranti di produttori e giornalisti al tavolo insieme. Una sorta di conviviale be to be dove la conoscenza diretta fra vino e buon cibo permettere di raccontarsi e raccontare.
Un ottimo viatico per aprirsi al turismo esperenziale che, dopo la svolta degli anni Novanta dell’enoturismo pare sia la chiave di volta per conquistare un turista sempre più alla ricerca di senso stesso del territorio e della vita.
Dove trovarlo se non fra i dolci colli del Chianti Classico?[:]
Feb 8, 2020 | Enogastronomia, Firenze
[:it]Nella settimana che precede le grandi Anteprime vinicole di Toscana, a Firenze la pizza d’autore azzarda l’accoppiata col Brunello di Montalcino.
Un’idea a metà strada fra il gioco e la follia quella venuta a Michele Leo (3 spicchi Gambero Rosso) che abbina delle sue pizze, create per l’occasione, coi vini 2015 dell’azienda di Montalcino del Poggiolo.
La sfida era difficile ma Leo si è tuffato dentro all’idea “pizza e Brunello”con l’incoscienza del suo sorriso
sornione e la determinazione di chi sa il fatto suo avendo tante medaglie appuntate sul forno.
Il risultato? Altalenante nel risultato ma vincente nell’idea.
Si possono sposare le pizze gourmet oggi così amate con i grani classici dell’enologia italiana? E’ possibile andare oltre al binomio pizza e birra?
Due sì. E non lo diciamo da oggi, aggiungiamo.
Nel caso della serata proposta alla pizzeria Duje si partiva bene ad esplorare questo azzardo.
Da una parte Leo e la sua pizza “stellata” dall’altra un Brunello con punteggi altissimi della critica americana.
La platea di addetti ai lavori vedeva ai tavoli un vasto schieramento di umanità differente.
Da una parte giornalisti e critici abituati da anni a menar mascelle e papille gustative fra vini, piatti gourmet e giurie tecniche; dall’altra un esercito (molto nutrito) di influencer – parola peraltro da usare con cautela in tempi di Coronavirus – Instagramers e Bloggers che click dopo click e selfie dopo selfie rompono il ghiaccio della prima proposta d’entrée (pizza fritta con lampredotto e salsa verde accompagnato da una spumantizzazione di Brunello) con un rumorosissimo e inopportuno cin cin.
La prima proposta pizza proposta è frutto dell’amore e della passione per la tradizione partenopea. Una perfetta margherita impreziosita dal deciso ragù napoletano, “che cuoce da ieri mattina a poche ore fa” tiene a puntualizzare il pizzaiolo. Una pizza e un ragù che ti portano dritti sotto il Vesuvio. Che sa di casa e plaid della nonna.
Il boccone deve essere piccolo e la mascella lavorare a ritmo lento. Doveroso gustare ogni singolo angolo di bontà di questa pizza perfettamente accompagnata al Brunello di Montalcino 2015. Un vino che fa sentire la sua personalità senza aggredire e che trova un equilibrio inizialmente instabile ma poi quasi perfetto con questa pizza.
La sfida di Duje prosegue con un’inedita e azzardata pizza al Brunello di Montalcino accompagnata dal “Terra Rossa” 2015 del Poggiolo.
Michele Leo in questo caso è andato su un terreno a lui evidentemente meno congeniale: la toscanità.
La pizza con cavolo nero, fior di latte, salsiccia e salsa di patata con riduzione del celebre Sangiovese di Montalcino non era proprio azzeccata.
Tutte le giustificazioni del caso sono ammesse ci mancherebbe altro; ma la toscanità non è nelle sue corde come la napolatinità. Il cuore batte forte a Fuorigrotta e dintorni e si sente.
La salsiccia (tagliata troppo spessa) di un nome da spender bene come quello di Luca Menoni non “esce”, il cavolo nero è eccessivamente amaro e pungente e il tapping di salsa di patata con riduzione di Brunello oltre ad essere non bello esteticamente non è azzeccato in bocca laddove la patata avvina del tutto il Brunello.
Da rivedere ma complimenti al coraggio.
L’esperimento è andato. Nel bene e nel male e come in ogni debutto c’è sempre qualche nota da sistemare e qualche battuta da registrare.
L’applauso nelle prime però ci sta tutto.[:en]Nella settimana che precede le grandi Anteprime vinicole di Toscana, a Firenze la pizza d’autore azzarda l’accoppiata col Brunello di Montalcino.
Un’idea a metà strada fra il gioco e la follia quella venuta a Michele Leo (3 spicchi Gambero Rosso) che abbina delle sue pizze, create per l’occasione e l’abbinamento ai vini 2015 dell’azienda di Montalcino del Poggiolo.
La sfida era davvero difficile e Leo si è tuffato dentro all’idea “pizza e Brunello”con l’incoscienza del suo sorriso sornione e la
determinazione di chi sa il fatto suo avendo tante medaglie appuntate sul forno.
Il risultato? Altalenante nel risultato ma vincente nell’idea.
Si possono sposare le pizze gourmet oggi così amatecon i grani classici dell’enologia italiana? E’ possibile andare oltre al binomio pizza e birra?
Due sì. E non lo diciamo da oggi,
aggiungiamo.
Nel caso della serata proposta alla pizzeria Duje si partiva bene ad esplorare questo azzardo. Da una parte Leo e la sua pizza “stellata” dall’altra un Brunello con punteggi altissimi della critica americana.
La platea di addetti ai lavori vedeva ai tavoli un vasto schieramento di umanità differente. Da una parte i giornalisti e critici abituati da anni a menar papille gustative fra vini e piatti gourmet; dall’altra un esercito nutrito di “nuovi esperti” che si rispondono al nome di influencer – parola da usare con cautela in tempi di Coronavirus – e instagramers che click dopo click e selfie dopo selfie rompono il ghiaccio della prima proposta d’entrée (pizza fritta con lampredotto e salsa verde accompagnato da una spumantizzazione di Brunello) con un rumorosissimo e (ovviamente) non opportuno cin cin.
La prima proposta è frutto dell’amore e della passione per la tradizione. Trattasi di una perfetta margherita impreziosita dal deciso ragù napoletano, “che cuoce da ieri mattina a poche ore fa” tiene a puntualizzare il pizzaiolo che sa di casa e plaid della nonna. Il boccone deve essere piccolo e la mascella a ritmo lento per far gustare ogni singolo angolo di bontà di questa pizza perfettamente accompagnata al Brunello di Montalcino 2015 che fa sentire la sua personalità senza aggredire e trovando un equilibrio inizialmente instabile ma poi quasi perfetto con la pizza.
La sfida di Duje prosegue con un’inedita e azzardata pizza al Brunello di Montalcino accompagnata dal “Terra Rossa” 2015 del Poggiolo.
Michele Leo in questo caso è andato su un terreno a lui evidentemente poco congeniale: la toscanità.
La pizza con cavolo nero, fior di latte, salsiccia e salsa di patata con riduzione del celebre Sangiovese di Montalcino non era proprio azzeccata.
Tutte le giustificazioni del caso sono ammesse. La toscanità non è nelle sue corde come la napolatinità e ci mancherebbe. Il cuore batte forte all’ombra del Vesuvio e si sente.
La salsiccia (troppo grossa e troppo spessa) di un nome da spender bene come quello di Luca Menoni non “esce”, il cavolo nero è troppo amaro e pungente e il tapping di salsa di patata con riduzione di Brunello oltre ad essere non bello esteticamente non è azzeccato in bocca. Da rivedere ma complimenti al coraggio.
L’esperimento è andato. Nel bene e nel male e come in ogni debutto c’è sempre qualche nota da sistemare e qualche battuta da registrare.[:]
Gen 19, 2020 | Enogastronomia, Pisa, Valdarno | Valdera | Colline Pisane
[:it]Di Roberta Capanni – San Miniato è la città del tartufo. Dopo il periodo (ristretto e regolamentato dalla Regione Toscana) della raccolta del bianco pregiato il tartufo resta comunque il re della cucina di queste colline. Se negli anni nel centro del paese (anzi città!) proprio il tartufo ha portato ad una crescita smisurata di ristoranti, fuori dal paese qualcuno esiste e resiste da anni.
Scendendo dalla collina di San Miniato verso la zona pianeggiante de La Serra un piccolo cartello indica, alla fine dei tornanti, “Il Convio”. La curva è stretta e non viene fatto di vedere la stradina che sulla sinistra di chi scende si presenta.
Molti “tirano dritto” e incontrano così il famoso “Papaveri e Papere” di Paolo Fiaschi ristorante perfetto per chi ama la cucina gourmet. Ma noi amiamo molto quelle domeniche al ristorante con il calore dell’accoglienza “campagnola” senza rinunciare alla cortesia, con un camino, le finestre con gli infissi un po’ provenzali, le vecchie foto di paese appese e una “bilanciatamente” casalinga.
Il Convio si trova sul fondo di una strada chiusa in mezzo alla campagna, alle pendici del paese. Il verde intorno e l’assoluta mancanza di traffico ne fanno un posto ideale per stare in pace, per chi li ha per far scorrazzare i bambini.
Se d’estate ci si gode il fresco all’ombra del verde sotto al pergolato, in inverno i raggi del sole riscaldano attraverso le vetrate che chiudono il portico. L’interno è caldo, accogliente e il servizio non è invadente ma curato.
Necci, pici, bistecca, formaggi, salumi un menù classico con qualche spunto che la stagione cambia e naturalmente il tartufo. Tagliolini, uova, carni tutto ciò che ben si abbina con il re del bosco.
In inverno il ristorante, non essendo di passaggio, apre nel fine settimana per poi riprendere a pieno ritmo nella bella stagione. Luogo adatto anche a pranzi per cerimonie visto che le “solite ville” iniziano a diventar noiose….
Roberta Capanni[:]
Gen 16, 2020 | Arte e cultura, Prato
[:it]
Si chiama «Ri-Africa» la mostra fotografica di Claudia Romiti che verrà inaugurata sabato 18 gennaio alle 17,30 nella saletta della So.Ri. di piazza Sant’Antonino. Un progetto nato nel 2009, grazie al quale Romiti ha vinto il concorso indetto dal Lucca digital Photo fest, che tratta in modo originale ed intelligente uno degli aspetti più visibili del fenomeno dell’immigrazione in Italia.
«Un lavoro che parla di immigrazione, ma con una visione diversa – spiega Romiti -. I soggetti ritratti sono i vu’ cumprà che spesso vediamo d’estate in spiaggia. Riprendendoli mi sono resa conto che nel nostro paese trovano nuovamente un posto dove sembravano stare bene, ma in realtà non è così».
In mostra 19 scatti, visibili fino al 26 gennaio: un vero e proprio racconto per immagini in bilico tra la documentazione e l’interpretazione visionaria, che unisce alla riflessione socio-antropologica un’empatia proposta con leggerezza, quasi en passant, formula una denuncia e lo fa con garbo. Dal progetto è nato anche un libretto, che sarà acquistabile nei locali della mostra. Parte del ricavato della vendita di questo piccolo volume sarà devoluto alla Caritas diocesana di Prato per il progetto Etiopia. Nell’ex colonia italiana del Corno d’Africa, la Caritas italiana ha dato vita a numerosi progetti per sostenere lo sviluppo della popolazione, soprattutto dei tanti giovani che non hanno un lavoro e che non possono quindi mantenere le proprie famiglie.
Insieme all’autrice saranno presenti all’inaugurazione il direttore artistico del Photolux Festival di Lucca Enrico Stefanelli; Gianni Limberti dell’associazione Matteo Ricci; il giornalista Piero Ceccatelli e il fotografo Baldassarre Amodeo.[:en]Si chiama «Ri-Africa» la mostra fotografica di Claudia Romiti che verrà inaugurata sabato 18 gennaio alle 17,30 nella saletta della So.Ri. di piazza Sant’Antonino. Un progetto nato nel 2009, grazie al quale Romiti ha vinto il concorso indetto dal Lucca digital Photo fest, che tratta in modo originale ed intelligente uno degli aspetti più visibili del fenomeno dell’immigrazione in Italia.
«Un lavoro che parla di immigrazione, ma con una visione diversa – spiega Romiti -. I soggetti ritratti sono i vu’ cumprà che spesso vediamo d’estate in spiaggia. Riprendendoli mi sono resa conto che nel nostro paese trovano nuovamente un posto dove sembravano stare bene, ma in realtà non è così».
In mostra 19 scatti, visibili fino al 26 gennaio: un vero e proprio racconto per immagini in bilico tra la documentazione e l’interpretazione visionaria, che unisce alla riflessione socio-antropologica un’empatia proposta con leggerezza, quasi en passant, formula una denuncia e lo fa con garbo. Dal progetto è nato anche un libretto, che sarà acquistabile nei locali della mostra. Parte del ricavato della vendita di questo piccolo volume sarà devoluto alla Caritas diocesana di Prato per il progetto Etiopia. Nell’ex colonia italiana del Corno d’Africa, la Caritas italiana ha dato vita a numerosi progetti per sostenere lo sviluppo della popolazione, soprattutto dei tanti giovani che non hanno un lavoro e che non possono quindi mantenere le proprie famiglie.
Insieme all’autrice saranno presenti all’inaugurazione il direttore artistico del Photolux Festival di Lucca Enrico Stefanelli; Gianni Limberti dell’associazione Matteo Ricci; il giornalista Piero Ceccatelli e il fotografo Baldassarre Amodeo.[:]
Gen 11, 2020 | Enogastronomia
[:it]
Da Terranuova Bracciolini (AR) a Nassau, capitale delle Bahamas, il viaggio è lungo, ma il passo è breve.
Sono bastati infatti pochi pranzi presso l’antica Macelleria Griglieria Giaccherini, per convincere Enrico Garzaroli, proprietario del prestigioso hotel Graycliff di Nassau, che quella cucina toscana e la bistecca di Chianina, meritassero di essere assaggiate dai suoi affezionati clienti.
Garzaroli ha chiesto a Maria Pavese, proprietaria della macelleria, di andare con lo staff del ristorante
alle Bahamas per insegnare in loco a lavorare la carne ed in particolare per far conoscere la cucina toscana.
Ha così organizzato una settimana dedicata alla cucina della nostra regione: una serie di eventi che faranno sembrare l’isola caraibica un angolo di Toscana. All’evento sarà presente anche Armando Varricchio, Ambasciatore italiano a Washington.
La settimana della cucina Toscana si svolgerà dal 13 gennaio, per il momento una spedizione di 15 quintali di bistecche, capitanate dalla mitica Chianina, il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, è già giunta a Nassau. L’evento ha il patrocinio di Vetrina Toscana il progetto di Regione e Unioncamere Toscana che promuove ristoranti e botteghe che utilizzano i prodotti del territorio.
Pappardelle al coniglio, pappa al pomodoro e crostini ai fegatini saranno tra i protagonisti del menu e per far festa, verrà chiusa la strada antistante al noto albergo.
L’edificio che ospita il Graycliff fu costruito nel 1740 dal bucaniere John Howard Graysmith e vi hanno soggiornato, tra gli altri, Edoardo VIII, Wallis Simpson e Winston Churchill.
Oggi è un hotel a cinque stelle e ospita personaggi famosi come le cantanti Mariah Carey e Beyoncé. Tra le particolarità si segnala che la cantina del Graycliff è la terza cantina privata al mondo per numero di bottiglie 275.000 e l’albergo ospita una manifattura di sigari e una produzione di cioccolato interni alla proprietà.
La Macelleria Giaccherini nasce nel 1960. L’attuale proprietà la rileva nel 2009, e si inventa una nuova formula, abbinando allo spazio vendita della macelleria, un’area ristorante in cui il cliente può consumare la carne appena scelta. La bottega fa parte della rete di Vetrina Toscana.
Un viaggio che nasce da un’esperienza in Toscana e che si prefigura come l’inizio di una nuova avventura: “Sotto il sole … dei Tropici”[:en]Da Terranuova Bracciolini (AR) a Nassau, capitale delle Bahamas, il viaggio è lungo, ma il passo è breve.
Sono bastati infatti pochi pranzi presso l’antica Macelleria Griglieria Giaccherini, per convincere Enrico Garzaroli, proprietario del prestigioso hotel Graycliff di Nassau, che quella cucina toscana e la bistecca di Chianina, meritassero di essere assaggiate dai suoi affezionati clienti.
Garzaroli ha chiesto a Maria Pavese, proprietaria della macelleria, di andare con lo staff del ristorante alle Bahamas per insegnare in loco a lavorare la carne ed in particolare per far conoscere la cucina toscana.
Ha così organizzato una settimana dedicata alla cucina della nostra regione: una serie di eventi che faranno sembrare l’isola caraibica un angolo di Toscana. All’evento sarà presente anche Armando Varricchio, Ambasciatore italiano a Washington.
La settimana della cucina Toscana si svolgerà dal 13 gennaio, per il momento una spedizione di 15 quintali di bistecche, capitanate dalla mitica Chianina, il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP, è già giunta a Nassau. L’evento ha il patrocinio di Vetrina Toscana il progetto di Regione e Unioncamere Toscana che promuove ristoranti e botteghe che utilizzano i prodotti del territorio.
Pappardelle al coniglio, pappa al pomodoro e crostini ai fegatini saranno tra i protagonisti del menu e per far festa, verrà chiusa la strada antistante al noto albergo.
L’edificio che ospita il Graycliff fu costruito nel 1740 dal bucaniere John Howard Graysmith e vi hanno soggiornato, tra gli altri, Edoardo VIII, Wallis Simpson e Winston Churchill.
Oggi è un hotel a cinque stelle e ospita personaggi famosi come le cantanti Mariah Carey e Beyoncé. Tra le particolarità si segnala che la cantina del Graycliff è la terza cantina privata al mondo per numero di bottiglie 275.000 e l’albergo ospita una manifattura di sigari e una produzione di cioccolato interni alla proprietà.
La Macelleria Giaccherini nasce nel 1960. L’attuale proprietà la rileva nel 2009, e si inventa una nuova formula, abbinando allo spazio vendita della macelleria, un’area ristorante in cui il cliente può consumare la carne appena scelta. La bottega fa parte della rete di Vetrina Toscana.
Un viaggio che nasce da un’esperienza in Toscana e che si prefigura come l’inizio di una nuova avventura: “Sotto il sole … dei Tropici”[:]