Feb 24, 2026 | Enogastronomia
Sanremo città dei fiori e della musica. Con il suo allure è la capitale della Riviera di Ponente. Possiamo semplificare dicendo che Sanremo sta alla Riviera di Ponente come Le Cinque Terre stanno alla Riviera di Levante. Nel mezzo Genova la sua austerità e il suo porto.
Sanremo è città che ammalia per il profumo dei fiori e che attrae ed azzarda per il suo Casinò. Sanremo è soprattutto sinonimo di musica. Tanti infatti (erroneamente) la associano solo all’omonimo Festival della Canzone che giunge in questo febbraio ai suoi 70 anni di “carriera”.
Una e trina. Sanremo, città dei fiori e del Sanremo festival e del mare. E’ località balneare da frequentare in ogni stagione per la mitezza del suo clima. E’ sorprendente per l’eleganza dei suoi edifici, il verde dei folti giardini che ammiccano fra lungomare e collina e per le serate sempre vivaci. E’ una vecchia signora dall’aspetto immortale che va scoperta in ogni stagione.
Sarà per quell’aria quasi francese, non a caso il confine e a pochi chilometri, ma Sanremo è uno dei must della vacanza e non solo della Liguria.

Non solo festival della canzone
Anche chi vi scrive l’ha scoperta in uno dei febbraio festivalieri vissuti in Riviera. Sanremo città dei fiori e della musica è stata così anche per me! La vita frenetica del festival della canzone può essere solo un inizio della scoperta. Poco si addicono i ritmi festivalieri ad assaporare davvero la città. Sanremo merita l’approfondimento.
La prima immagine che la cittadina regala, appena usciti dal casello autostradale e scendendo giù verso il centro, fra gli affacci terrazzati a picco sul mare profumati di fiori è quello di un quadro. Uno di quei quadri di paesaggio che fanno tanto colore in ogni parete. La cittadina si svela così, curva dopo curva, oltrepassata la nuova stazione e l’elegante lungomare perla dopo perla.

San Remo o Sanremo?
Un dubbio che ci portiamo da anni. Tutti quelli che fanno il mio mestiere, almeno una volta nella vita si sono trovati davanti al dilemma.
San Remo o Sanremo?
Cerchiamo di svelare l’arcano partendo dalle origini della romane della città. Ai tempi la denominazione era Castrum Sancti Romuli, in onore di San Romolo, patrono del Castrum. In dialetto però il nome suonava male: San Romiu. Fu così che in poco tempo venne storpiato è diventò San Remo, che santo non è!
Le controversie sul nome della città dura da anni e per risolverla dovremmo tirare in ballo l‘Accademia della Crusca. In attesa affermiamo che la denominazione che più è entrata nell’uso corrente è Sanremo. E basta vedere anche sui siti ufficiali del festival della canzone per averne conferma.

Il mitico teatro Ariston
Per scoprire la città obbligatorio iniziare dal suo luogo simbolo, il teatro Ariston. Teatro che esclusa la settimana più pazza dell’anno (quella del festival di Sanremo) è solo un normale cinema di provincia, per quanto grande. Inaugurato agli inizi degli anni Sessanta concluse un progetto colossale di 2000 posti a sedere, un palcoscenico alto 24 metri e profondo 15 e un golfo mistico capace di accogliere 100 musicisti. Dietro le quinte 30 camerini e 3 cameroni con corridoi angusti per scambiarsi durante il festival, ma incredibili se collocati in una cittadina piccola e in un cinema di periferia.
In quell’inaugurazione del 1963 si proiettò l’attesissimo film “Gli ammutinati del Bounty” con Marlon Brando. Mentre il festival Sanremo, che diventava sempre più popolare continuava a svolgersi al Salone delle feste del Casino. Con Mike Bongiono che quell’anno proclamò vincitrice la canzone “Uno per tutte” della coppia Tony Renis – Emilio Pericoli.
Il palco calcato dalle stars della musica mondiale
Se siete a Sanremo durante la settimana del festival non potete esimervi dal classico rito di una foto sulla celebre passerella magari insieme qualche vip. Se invece siete in zona in altri periodi dell’anno l’Ariston vale lo stesso una foto ricordo.
Tremano i polsi al solo pensiero che quel palco è stato calcato da stars mondiali del calibro di Madonna, Elthon John, Queen con Freddy Mercury, Duran Duran, Ricky Martin, Tina Turner e molti altri ancora. Senza dimenticare i big di casa nostra che da quel palco hanno spiccato il volo alla conquista del mondo come Eros Ramazzotti e Laura Pausini non senza prima essere vincitori Sanremo.

Corso Matteotti e una passeggiata immancabile
Dall’Ariston il percorso è quasi d’obbligo sul fil rouge dell’oggi e dell’ieri del festival della canzone.
Basta percorrere l’elegante e famoso Corso Matteotti che sta a Sanremo come via della Spiga sta a Milano per arrivare davanti al maestoso casinò. La “vasca” viene definito il corso che durante i giorni del festival è calpestato da migliai di persone alla “caccia” del divo. Obbligatorio soffermarsi ad ammirare le eleganti vetrine o a degustare un tè in uno dei fascinosi caffè del corso. Non senza aver ammirato la pavimentazione dove, al posto del classico canale di scolo sono eleganti targhe in ottone con incisi i nomi di tutti i vincitori del festival musicale. E sempre in tema festival l’occhio cade anche sulla statua dedicata a Mike Bongiorno proprio nella “vasca”.

Tutto il fascino del Casinò
Eccolo bianco ed elegante nel suo stile Art Nouveau voluto dall’architetto Eugène Ferret e inaugurato nel 1905 il casinò di Sanremo.
Nacque col nome Kursaal, come a Montecatini Terme con lo stesso concetto. Divertire i tanti stranieri che in zona svernavano per il clima fra spettacoli teatrali, concerti e grande ristorazione. Il gioco d’azzardo però prese ben presto piede al punto che, nel 1927 il comune ricevette dallo stato l’autorizzazione ufficiale a praticarlo. Una manna per le pingui casse comunali che riuscirono così a far fiorire a cittadina, e mai definizione fu più giusta.
Oggi è una delle quattro grandi case da gioco italiane (con Venezia, Saint Vincent e Campione d’Italia) e attrae amanti del genere da ogni parte del mondo. Molti preferiscono nel terzo millennio il Casino Sanremo online ma non ha lo stesso fascino. Non fosse altro che per ammirarne l’elegante edifico liberty, unico al mondo. Ricordate solo che senza un abbigliamento adeguato benché l’ingresso sia gratuito, sarete lasciati alla porta.

Villa Nobel
Sanremo è stata anche e pochi lo sanno per lungo tempo la casa dell’inventore di uno dei premi più famosi del mondo: Alfred Nobel. Uno svedese amante del mare e del clima mite che prese casa in quella che oggi è la villa che porta il suo cognome. “Il mio nido” la chiamava il celebre chimico nordico e in effetti anche oggi Villa Nobel è uno degli edifici più belli di Sanremo con il suo museo, il suo centro culturale e il bellissimo giardino. Lo stile moresco, la posizione, lo straordinario e lussureggiante giardino ricco anche di piante esotiche merita una visita. Così come l’interno della villa costruita nel 1870 e suddivisa in tre piani nei quali si può visitare anche lo studio e la sala da pranzo e da letto del celebre svedese.

La pista ciclabile più lunga del Mediterraneo
Sanremo non è solo musica, gioco d’azzardo, fiori e sole. Molto altro come abbiamo detto e soprattutto Sanremo è una città verde e sostenibile non solo per i suoi tanti parchi e giardini.
Qui si trova infatti una delle piste ciclabili più estese dell’intero Mediterraneo con i suoi 24 chilometri. La pista del Ponente Ligure che si snoda all’interno del parco costiero della Riviera dei Fiori sul tracciato di quella che era la vecchia linea ferroviaria Genova – Ventimiglia. L’accesso alla pista è autorizzato anche per i pedoni e gli skaters. In progetto c’è un ulteriore ampliamento, ma intanto godiamoci questi 24 chilometri di meraviglia e affacci sul mare fra gallerie e viadotti che partono da Diana Marina e finiscono ad Ospedaletti, poco fuori Sanremo. Il tratto urbano permette con facilità di raggiungere il centro storico e le spiagge.

La Chiesa Ortodossa Russa
E’ uno dei simboli della città e una delle prime visioni che abbiamo appena arriviamo. Grande e maestosa al punto da ricordare la cattedrale di San Basilio di Mosca la chiesa ortodossa sanremese è nata nell’Ottocento in seguito alla folta comunità russa che frequentava la Riviera dei Fiori in cerca di sole e mare. A quasi mille unità arrivarono a cavallo fra Ottocento e Novecento i nobili russi che scendevano in riviera. Belle le tipiche cupole sinuose e colorate. Suggestiva la vicina e celebre passeggiata dell’Imperatrice Aleksandrovna che si innamorò così tanto di Sanremo da regalarle le famose palme. Oggi quella passeggiata amata dalla zarina altro non è che il celebre ed elegante lungomare.

La città vecchia
Di zarina in regina non possiamo che suggerire anche una passeggiata nei giardini dedicati alla Regina Elena non fosse altro che, trovandosi nello storico quartiere Pigna sono di fatto la porta d’accesso alla scenografica scalinata della città vecchia che conduce al Santuario della Madonna della Costa. Il fiatone della salita vale la vista dei vicoli della città antica e lincredibile paesaggio che si gode dall’alto.
Davanti a noi tutto il golfo e i dintorni. Dal Principato di Monaco e Montecarlo fino a Genova. Ovunque intorno a noi i terrazzamenti, i fiori, le cupole e i campanili colorati della riviera.

Le spiagge
E siccome Sanremo città dei fiori e della musica è anche a pieno titolo una città balneare è doveroso passeggiare anche sulle due spiagge principali. La spiaggia dei porti con sabbia bianca e fine che si estende vicino a Porto Vecchio e Porto Sole ed è la più vicina al centro e la Spiaggia tre Ponti, ciottolata e più solitaria.
Cosa mangiare a Sanremo
Città dall’identità culinaria definita anche se le influenze della vicina Costa Azzurra si fanno sentire. Sanremo propone una cucina internazionale e gourmet e si fa bella grazie agli ingredienti freschi e naturali che offre fra terra e mare. da provare l’immancabile il pesto della tradizione, le ottime olive taggiasche e poi tanto pesce e molluschi. Fra la pasta fresca da provare i fidelini, lunghi e sottili perfetti con salse leggere.
Mangiare al porto vecchio
Dove mangiare? C’è solo l’imbarazzo della scelta. Il nostro consiglio è scendere in zona Porto Vecchio che conserva anche nei giorni caotici del festival della musica il suo fascino di villaggio di pescatori.
Inevitabile assaggiare i piatti di mare. Del resto il prodotto è freschissimo e gli chef sono abituati a soddisfare anche i palati più esigenti dei divi della musica. Non a casa Sanremo è località vegan friendly da molti anni.
Feb 23, 2026 | Enogastronomia
Termina con il Valdarno di Sopra Day la lunga serie di anteprime toscane che hanno piacevolmente impegnato i giornalisti provenienti da tutto il mondo, oltre agli operatori di settore.
La settimana della moda enologica ha fatto sfilare sul red carpet più di un migliaio di bottiglie, terminando venerdì 20 febbraio presso Il Borro – Tenuta Ferragamo – con la DOC Valdarno di Sopra, una denominazione dalla storia antica e affascinante, certificata già nel XVIII secolo.

La piccola denominazione che si fa grande
Una denominazione tra le più piccole in Toscana, una DOC che interessa le province di Arezzo, Firenze e Siena, i cui vigneti si estendono tra il Pratomagno e le colline del Chianti Classico, snodandosi parallelamente allo scorrere dell’ Arno.
La DOC Valdarno è nata nel 2011 e dopo faticosi iter burocratici, ha conseguito la certificazione Bio, una delle prime in Italia.
Una produzione di 350.531 bottiglie nel 2025, per un totale di 2.528,98 Hl, dei quali il 32,93% provenienti da uve a bacca rossa (sangiovese e merlot in pol position, seguiti da cabernet sauvignon, syrah, foglia tonda, cabernet franc e cabernet franc rosato, pinot nero, pugnitello).
La produzione di vini a bacca bianca – 0,65% – vedono il trebbiano protagonista, seguito da chardonnay e orpicchio.
La produzione di vini da monovitigno è pari al 62,95% (1.654,95 Hl) di tutta la produzione, con un netto rialzo dei vini “Vigna”, uno dei focus che la DOC ha messo in evidenza quest’anno. Anche il sangiovese e il merlot risultano essere i più coltivati, così come il trebbiano per i vitigni a bacca bianca.

La prova d’assaggio
Gli assaggi hanno avuto il loro perchè, sia a livello emotivo che tecnico; non solo per la variegata e divertente degustazione, invitando, altresì, ad una riflessione sul territorio del Valdarno di Sopra, il cui fil rouge è ancora difficile da trovare.
Gli assaggi dei 45 campioni non hanno riscontrato aspetti noiosi e stereotipati, dimostrando quanto i vitigni internazionali si siano perfettamente integrati anche in quest’areale.
Ogni assaggio ha dimostrato carattere, stimolando emozioni non scontate.
I migliori assaggi
Cantina Le pietre Lora 2025 – Sangiovese – fermentazione e affinamento in acciaio. Un dolce ricordo di pane vino e zucchero – 88
Primavera
Terraia 2024 – Sangiovese fermentazione in acciaio e affinamento in barrique e tonneau. Terroso, minerale. 90
In nomen omen
Magnificat 2024 – Cabernet Sauvignon – fermentazione in acciaio, affinamento in barriques. Gelsomino e zagara, buona acidità. 88
Giovinezza
Fattoria Mazzuoli 11.5 2024 – Sangiovese e altri vitigni – fermentazione non dichiarata -. Sorso fresco, frutto croccante. 88
Young
Podere il Carnasciale Il Caberlot 2022 – Fermentazione spontanea in acciaio e affinamento in barrique di rovere francese. More e cioccolato, muschio e pepe. 94
Profondo
Ottantadue 2023 – Sangiovese – fermentazione spontanea in cemento e affinamento in acciaio. Melograno e arancia rossa, fresco e vivace. 91
Joi de Vivre
La Salceta Vigna Ruschieto 2023 – Sangiovese – fermentazione e affinamento in acciaio. Sorso fresco e elegante, frutti rossi croccanti, buon equilibrio. 91
Accogliente
Migliarina e Montoni Castello di Montozzi 2020 – Cabernet Sauvignon – fermentazione spontanea in cemento e affinamento in tonneaux – frutti scuri, tannino fine. 90
Potente
Petrolio Bòggina A 2023 – Sangiovese – fermentazione e affinamento in anfora. Frutti rossi ed erbe aromatiche. 92
Piacevolmente selvatico
Bòggina C 2022 – Sangiovese – fermentazione in cemento e affinamento in legno. Sorso croccante, complessità speziata. 91
Saporito
Tenuta Setteponti Oreno 2023 Merlot – Cab. Sauv. Cab. Franc Petit Verdot – fermentazione in acciaio e affinamento in barrique. Olfatto e gusto impegnano i sensi, fruttato, fresco, balsamico e speziato. 94
Profondo
Vigna dell’Impero 2020 – Sangiovese – fermentazione in acciaio e affinamento in botte grande -. Sorso deciso e ricco di complessità: frutti scuri, alloro e pepe. 92
Neoclassico
Ejamù Tombolo 2024 – Manzoni Bianco – fermentazione e affinamento in barriques di rovere francese . Agrumato, frutti esotici in evidenza, erbe mediterranee, regala una piacevolezza immediata. Il sorso è ghiotto e persistente. 92
Vincente
La Salceta L’O 2025 – Orpiccchio – fermentazione e affinamento in acciaio – Ancora giovane mostra già buone prospettive. Frutto e fiori freschi, sorso piacevole e godibile. 91
Accattivante
Tenuta Scrafana Gualdrada 2022 – Trebbiano – vinificazione in acciaio e affinamento in anfora e barriques rovere francese e acacia – Pietra focaia e gelsomino, vaniglia e lime. 91
Agreable
Vigna delle sanzioni
Vigna delle Sanzioni 2023 – Trebbiano – vinificazione in acciaio e affinamento in tonneaux. Sorso fiorito, fruttato e speziato. Bocca in preda a una grande complessità. 92
Opulento
Feb 22, 2026 | Enogastronomia
Cucina etica, della tradizione siciliana o come aperitivo “alternativo” l’orange wine di Azienda Agricola Cortese è un vino biologico e vegan-friendly con caratteristiche uniche, che lo rendono perfetto in abbinamento a molteplici piatti.
Orange-utan di Azienda Agricola Cortese è un vino estremamente versatile, che si esalta in abbinamento a molteplici di piatti e cucine del mondo.

L’orange wine che conquista
È un orange wine dal colore arancio luminoso, ottenuto da una vinificazione sulle bucce di 80% Inzolia e 20% Zibibbo, che racconta la Sicilia con profondità ed eleganza e rappresenta al meglio la filosofia enologica di Stefano e Marina Girelli, da anni alla guida dell’azienda vitivinicola di Vittoria: rispetto assoluto della natura, valorizzazione della biodiversità e cura artigianale in ogni fase della produzione.
Orange-utan è un vino biologico e vegan-friendly che sorprende con aromi di pompelmo, agrumi maturi, spezie leggere, menta e una sottile nota balsamica. Al palato si rivela intenso e armonico, con acidità vibrante e una persistenza raffinata e, grazie alla combinazione tra la parte aromatica ed esuberante dello Zibibbo e la struttura sapida dell’Inzolia, possiede sia la freschezza di un bianco che il tannino leggero di un rosso: una combinazione perfetta che consente numerosi abbinamenti in tavola. Ne proponiamo 10 e più.
Orange-utan, vinificazione. Le uve, raccolte a mano in cassette di piccole dimensioni verso metà settembre, mantengono integrità e aromaticità. Ogni acino è trattato con la massima cura, dal vigneto alla cantina, per esaltare la personalità del terroir e la tipicità dei vitigni. Vinificato con macerazione sulle bucce a temperatura controllata tra 17 e 19°C, l’Inzolia resta in contatto con le bucce per 2-3 settimane, lo Zibibbo per 6 settimane, con follature delicate quotidiane. Dopo l’assemblaggio, il vino affina sulle fecce fini per circa tre mesi.

Cous cous alla trapanese
Cucina etnica e spezie
Le note aromatiche dello Zibibbo chiamano a gran voce le spezie. A differenza dei bianchi classici, la macerazione dell’Orange-utan ben si accosta anche a un piccante moderato.
– Cous cous alla trapanese: un richiamo territoriale perfetto con brodo di pesce saporito e spezie.
– Curry di verdure o pollo: il vino pulisce il palato dalla cremosità del latte di cocco e si sposa con curcuma e zenzero.
– Sushi e Sashimi con Wasabi: la struttura del vino sostiene bene il pesce grasso, come il salmone, e contrasta il calore del wasabi.

Piatti della tradizione siciliana
L’Orange-utan esalta i sapori agrodolci e intensi.
– Caponata di melanzane: l’acidità del vino bilancia l’aceto, mentre il tannino leggero pulisce l’untuosità del fritto.
– Sarde a beccafico: i sentori di agrumi e uvetta del piatto risuonano perfettamente con le note terziarie del vino.
– Pasta con le sarde: un abbinamento strutturato per un primo piatto complesso e sapido.
Formaggi e vegetariano
Questo orange wine brilla anche con ingredienti non sempre facili da abbinare a un vino.
– Formaggi stagionati o erborinati: perfetto con un Ragusano DOP stagionato o un pecorino siciliano pepato. Funziona bene anche con gorgonzola non troppo piccante.
– Piatti a base di Zucca: un risotto zucca e salvia o una zucca al forno speziata trovano nell’Orange-utan l’abbinamento ideale grazie alla sua nota tostata e aromatica.
– Funghi e Tartufo: la nota terrosa tipica dei vini macerati si sposa magnificamente con funghi porcini o finferli saltati in padella.
L’aperitivo “insolito”
Perfetto per un aperitivo fuori dagli schemi:
– Fish & Chips: l’acidità e il tannino tagliano perfettamente la frittura.
– Hummus di ceci e pita tostata: le note di frutta secca del vino richiamano la tahina (pasta di sesamo)
Bonus track
Da provare con il pollo all’ananas, l’anatra all’arancia, il cinghiale in dolceforte o maiale in salsa bordolese con prugne, fichi secchi e mele cotte.
Feb 21, 2026 | Enogastronomia
Viaggiare bene oggi significa anche saper scegliere. Meno selfie-stick, più atmosfera. Meno code, più emozioni vere.
Ecco 5 mete europee ancora poco battute, perfette per chi ama scoprire luoghi autentici con uno stile smart e contemporaneo.

Kuldīga (Lettonia)
1 – Kuldīga (Lettonia). La Venezia segreta del Baltico
Piccola, romantica e super chill. Kuldīga è famosa per la cascata più larga d’Europa, il Venta Rapid, e per le sue casette in legno dal mood nordico.
Se pensi al Baltico, probabilmente immagini Riga o Tallinn. Ma Kuldīga, piccolo gioiello lettonico, è un’altra storia: una città tranquilla, sospesa tra storia, acqua e legno, che sembra uscita da un film indie.
Il cuore pulsante è appunto il Venta Rapid, la cascata più larga d’Europa: un fiume che attraversa il centro storico e disegna scorci pittoreschi tra ponti e case in legno.
Qui, il tempo sembra rallentare. Niente code, niente selfie-stick a ogni passo, solo il rumore dell’acqua e le strade di ciottoli da esplorare.
Passeggiando tra le vie del centro, noterai le case in legno perfettamente conservate, ognuna con una storia da raccontare.
I piccoli caffè e ristorantini offrono specialità lettoni in versione moderna e creativa, perfette per un break slow-life.
Perché andarci ora?
Zero turismo di massa, atmosfera fotografica e autentica, ideale per un weekend rilassante e originale
Kuldīga è il posto perfetto per chi cerca un’Europa diversa, fatta di dettagli nascosti e scenari che restano impressi nella memoria, lontano dalle mete troppo battute. Qui, il Baltico mostra il suo volto più segreto e poetico.

Gjirokastër (Albania)
2 – Gjirokastër (Albania). La città di pietra
Un borgo da cartolina, sospeso tra Balcani e Mediterraneo. Case in pietra, castello enorme e prezzi super friendly.
Se l’Albania ha un volto da cartolina, quello di Gjirokastër è probabilmente il più iconico. Nota come la “città di pietra”, questo borgo del Sud Albania è un perfetto equilibrio tra storia, architettura e cultura autentica.
Il centro storico è dominato dalle case in pietra con tetti in ardesia, disposte a terrazze lungo il pendio della collina. Passeggiare tra le vie acciottolate è come fare un viaggio nel tempo: ogni casa, ogni portone racconta secoli di storia, influenze ottomane e vita locale.
Il castello di Gjirokastër, imponente e ben conservato, offre panorami spettacolari sulla valle sottostante e sul fiume Drino. All’interno, musei e esposizioni raccontano la storia militare e culturale della città, dal periodo ottomano fino ai giorni nostri.
Perché andarci?
Perchè è patrimonio Unesco, autentico e poco turistico, per la sua architettura tradizionale unica e per la cucina locale e mercatini tipici.
Gjirokastër è più di un borgo: è un’esperienza sensoriale dove pietra, vento e storia si fondono, perfetta per chi cerca un viaggio tra cultura, tradizione e scorci fotografici mozzafiato.

Valle del Vipava, Slovenia
3 – Valle del Vipava (Slovenia). Natura, vino e vibes green
Una valle super verde tra Alpi e Adriatico, ancora lontana dal turismo di massa. Qui trovi vigneti, fiumi limpidi e sport outdoor.
La Valle del Vipava, nel cuore della Slovenia occidentale, è un piccolo paradiso per chi ama natura, buon cibo e relax autentico. Tra colline verdi, fiumi limpidi e villaggi pittoreschi, questa valle è perfetta per chi cerca esperienze slow e sostenibili, lontano dai flussi turistici di massa.
I vigneti della Vipava producono vini locali straordinari, ancora poco conosciuti al di fuori della Slovenia, perfetti per degustazioni tra amici o per piccoli tour enologici. Ma la valle non è solo vino: i sentieri tra boschi, colline e fiumi offrono trekking, ciclismo e persino parapendio per chi vuole un contatto totale con la natura.
I paesini disseminati nella valle mantengono un fascino autentico: strade lastricate, case colorate e mercatini locali dove assaggiare prodotti tipici, dall’olio d’oliva al miele, fino ai formaggi artigianali. Qui la vita scorre al ritmo del territorio e delle stagioni.
Perché andarci?
Per la natura incontaminata e i paesaggi mozzafiato, per i vini ela gastronomia locali autentici per l’attività outdoor per tutti i gusti.
La Valle del Vipava è un vero tesoro green, ideale per chi vuole combinare avventura, relax e gusto, immergendosi in una Slovenia più autentica e sostenibile.

Monsaraz, Portogallo
4 – Monsaraz: il borgo bianco sul lago
Foreste, fari, mulini a vento e castelli: Saaremaa è un’isola fuori dal tempo, perfetta per staccare davvero.
Nel cuore dell’Alentejo portoghese sorge Monsaraz, un piccolo borgo medievale sospeso tra cielo e lago. Le sue case bianche, i vicoli acciottolati e le mura del castello raccontano secoli di storia, offrendo uno scenario da cartolina a chi ama paesaggi autentici e atmosfere tranquille.
Monsaraz domina il lago di Alqueva, il più grande bacino artificiale d’Europa, che riflette il borgo creando giochi di luce magici al tramonto. Passeggiando tra le sue vie, si scoprono botteghe artigiane, caffè tipici e scorci panoramici che sembrano fermi nel tempo.
Perché andarci?
Per l’atmosfera medievale e colori mediterranei, per i tramonti spettacolari sul lago, per il turismo slow e autentico, lontano dalla folla.
Monsaraz è il luogo perfetto per chi cerca un’esperienza slow travel, fatta di storia, natura e panorami indimenticabili, un piccolo tesoro nascosto nel Portogallo dell’Alentejo.

Saaremaa (Estonia)
5 – Saaremaa (Estonia). L’isola slow del Baltico
Foreste, fari, mulini a vento e castelli: Saaremaa è un’isola fuori dal tempo, perfetta per staccare davvero.
Se sogni un luogo dove staccare davvero la spina, Saaremaa, la più grande isola dell’Estonia, è la meta perfetta. Foreste, fari, mulini a vento e piccoli villaggi punteggiano il paesaggio, creando un’atmosfera da slow travel totale.
Il centro principale, Kuressaare, ospita un castello medievale perfettamente conservato e vie tranquille dove passeggiare senza fretta. Fuori dal centro, la natura domina: coste frastagliate, spiagge isolate e sentieri immersi nel verde invitano a lunghe camminate, birdwatching o semplicemente a respirare il ritmo lento dell’isola.
Perché andarci? Per la natura incontaminata e paesaggi mozzafiato, per il ritmo slow e zero stress turistico, per la Spa e terme locali per il massimo relax.
Saaremaa è l’ideale per chi vuole un detox digitale, riscoprire la tranquillità e vivere un’esperienza autentica tra cultura, storia e natura, lontano dalla folla del turismo di massa.
Feb 20, 2026 | Enogastronomia
Il Carso è un miracolo inimitabile. Fenomeni carsici famosi in tutto il mondo, vere e proprie opere d’arte in pietra calcarea, conferiscono al Carso un carattere distintivo, ma questi non sono gli unici tesori del Carso.
L’eccezionale diversità di specie vegetali e animali colloca il Carso fra le aree naturali più ricche d’Europa e rappresenta una delle aree con la biodiversità più interessante del mondo.
Sapevi che sul Carso ad esempio ci sono più di 300 specie di farfalle?

Il museo vivente del Carso
Il museo vivente: natura, storia e memoria
Carso è un tesoro inestimabile di fenomeni carsici. In un unico luogo, nel museo vivente del Carso, che su oltre 700 ettari di superficie offre uno spettacolare sguardo sul patrimonio naturale e culturale della zona.
Potrai scoprire la stragrande maggioranza dei fenomeni carsici, numerose doline, foibe, valli di crollo, scanalature, voragini nonchè grotte sotterranee che offrono esperienze singolari.
Il museo offre un intreccio di sentieri tematici e percorsi ricreativi transfrontalieri con punti d’interesse contrassegnati lungo il percorso.
Il Museo Vivente del Carso rappresenta un luogo unico nel suo genere, dove il paesaggio diventa un vero e proprio libro aperto sulla storia, la cultura e la natura del territorio carsico. Situato sull’altopiano triestino, questo museo a cielo aperto offre ai visitatori un’esperienza immersiva, fatta di sentieri, testimonianze storiche e panorami suggestivi.
Il termine “museo vivente” non è casuale: qui non si trovano sale espositive tradizionali, ma un ambiente naturale che conserva ancora oggi le tracce della vita rurale, delle attività agricole e degli eventi bellici che hanno segnato il Novecento. Camminando lungo i percorsi, è possibile osservare muretti a secco, prati, grotte e resti delle postazioni militari della Prima guerra mondiale.
Uno degli aspetti più affascinanti del museo è il legame tra uomo e territorio. Per secoli, gli abitanti del Carso hanno modellato questo paesaggio con fatica e rispetto, trasformando una terra aspra in uno spazio abitabile e produttivo. Il museo racconta proprio questa relazione, fatta di lavoro, resilienza e tradizioni.
Dal punto di vista naturalistico, il Carso ospita una flora e una fauna particolari, adattate a un ambiente caratterizzato da roccia calcarea, vento e scarsità d’acqua. In ogni stagione, il museo offre colori e atmosfere diverse, rendendo ogni visita un’esperienza nuova.
Il Museo Vivente del Carso non è solo un luogo da visitare, ma uno spazio da vivere: invita alla riflessione sul valore del paesaggio, sulla memoria storica e sull’importanza della tutela ambientale. È un esempio concreto di come cultura e natura possano dialogare, offrendo al visitatore un viaggio nel tempo e nello spazio.

La grotta di Vilenica
La grotta di Vilenica: la grotta turistica più antica d’Europa
La Grotta di Vilenica è considerata la più antica grotta turistica d’Europa, aperta alle visite già nel XVII secolo. Situata nel Carso sloveno, vicino alla città di Sežana, rappresenta un luogo di grande valore storico, scientifico e culturale.
Già nel 1633, la grotta veniva mostrata ai visitatori illustri, tra cui nobili e viaggiatori provenienti da tutta Europa.
Questo la rende una delle prime testimonianze del turismo sotterraneo, quando l’esplorazione delle cavità naturali era ancora una pratica rara e affascinante.
All’interno, la Vilenica offre uno spettacolo suggestivo fatto di stalattiti, stalagmiti, colonne calcaree e ampie sale scolpite dall’acqua nel corso di milioni di anni. I giochi di luce valorizzano le forme naturali, creando un’atmosfera misteriosa e affascinante.
Il nome “Vilenica” deriva dalla parola “vila”, che nella tradizione popolare indica le fate: secondo le leggende, questi esseri magici abitavano la grotta, contribuendo a renderla un luogo carico di fascino e simbolismo.
Oltre al suo valore naturalistico, la grotta ha avuto un ruolo importante nello sviluppo della speleologia e degli studi sul Carso. Ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per la ricerca e per la divulgazione scientifica.
La Grotta di Vilenica non è solo una meta turistica, ma un vero e proprio ponte tra natura, storia e immaginazione. Visitandola, si compie un viaggio nel cuore della Terra e nel passato dell’Europa, riscoprendo uno dei tesori più antichi del patrimonio sotterraneo.

La Val Rosandra
La Riserva naturale della Val Rosandra: un gioiello tra natura e storia
Il Parco paesaggistico della Val Rosandra è uno dei luoghi più suggestivi del territorio triestino, dove natura, acqua e roccia si fondono in un paesaggio unico.
Situata al confine tra Italia e Slovenia, la valle rappresenta un’importante area protetta, apprezzata da escursionisti, studiosi e amanti dell’ambiente.
Il cuore della riserva è il torrente Rosandra, che nel tempo ha scavato una profonda gola tra le pareti calcaree, dando origine a cascate, piscine naturali e scorci spettacolari. La più famosa è la cascata della Rosandra, simbolo della valle e meta molto amata dai visitatori.
La Val Rosandra è anche un luogo ricco di biodiversità. Qui convivono specie vegetali mediterranee, alpine e balcaniche, creando un ambiente naturale raro e prezioso. In primavera e in autunno, i colori del paesaggio rendono la valle particolarmente affascinante.
Oltre all’aspetto naturalistico, il parco conserva importanti testimonianze storiche: antichi sentieri, resti della ferrovia austro-ungarica e vecchi insediamenti raccontano il passato di questo territorio di confine.
Il Parco della Val Rosandra non è solo un’area protetta, ma uno spazio di incontro tra uomo e natura. Rappresenta un invito a camminare lentamente, osservare, ascoltare e riscoprire il valore del paesaggio come patrimonio da tutelare e rispettare.

I laghi di Doberdò e Pietrarossa
Il percorso lungo gli stagni carsici: un viaggio tra acqua e roccia
Il percorso lungo gli stagni carsici rappresenta un’esperienza unica nel cuore del Carso, dove la presenza dell’acqua si intreccia con un territorio dominato dalla pietra. Uno degli esempi più significativi è la Riserva naturale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa, un’area protetta di grande valore ambientale.
Gli stagni carsici sono bacini naturali che si formano in depressioni del terreno, alimentati dalle piogge e dalle acque sotterranee. In un ambiente spesso arido come il Carso, questi specchi d’acqua rappresentano vere e proprie oasi di vita, fondamentali per piante, anfibi, uccelli e insetti.
Lungo il percorso, il visitatore può osservare paesaggi in continuo cambiamento: prati umidi, canneti, boschi e superfici rocciose si alternano, creando un mosaico naturale di grande fascino. In primavera e in autunno, la zona si anima grazie alla presenza di numerose specie migratorie.
Oltre al valore naturalistico, gli stagni raccontano anche la storia del rapporto tra uomo e territorio. Per secoli, queste riserve d’acqua sono state utilizzate per l’agricoltura, l’allevamento e la vita quotidiana delle comunità locali.
Camminare lungo gli stagni carsici significa riscoprire un paesaggio delicato e prezioso, dove ogni elemento è in equilibrio con l’ambiente circostante. È un invito a muoversi con rispetto, ad ascoltare i suoni della natura e a comprendere l’importanza della tutela di questi ecosistemi.

La salita ai pendii della Vremscica
La salita ai pendii della Vremščica: tra pascoli e panorami
La salita ai pendii della Vremscica rappresenta un’escursione affascinante nel cuore del Carso sloveno, dove natura, silenzio e ampi spazi si incontrano.
La Vremščica, con i suoi dolci rilievi e i vasti pascoli, offre un’esperienza diversa dalle tipiche montagne alpine: qui dominano l’orizzontalità, la luce e il vento.
Il percorso si snoda tra prati, sentieri sterrati e affioramenti rocciosi, attraversando un paesaggio modellato nel tempo dall’uomo e dalla natura. I “pnedii”, antichi pascoli carsici, testimoniano la lunga tradizione pastorale della zona, ancora oggi visibile nelle radure aperte e nei muretti a secco.
Durante la salita, lo sguardo si apre progressivamente su panorami sempre più ampi: nelle giornate limpide è possibile scorgere le Alpi Giulie, il massiccio del Monte Nevoso e, in lontananza, persino il mare Adriatico. In primavera ed estate, i prati si colorano di fiori, rendendo il cammino particolarmente suggestivo.
La Vremscica è anche un luogo di grande valore naturalistico, ricco di biodiversità e habitat tipici del Carso. Camminare lungo questi sentieri significa entrare in contatto con un ambiente fragile, da rispettare e preservare.
La salita ai pnedii della Vremscica non è solo un’attività sportiva, ma un viaggio lento e contemplativo, che invita a riscoprire il legame tra paesaggio, tradizione e identità locale. Un’esperienza ideale per chi cerca tranquillità, bellezza e autenticità.

Il paradiso delle farfalle
Le farfalle del Carso: un patrimonio di biodiversità
Il Carso ospita uno dei patrimoni naturalistici più ricchi e affascinanti dell’Europa centro-meridionale: oltre 300 specie diverse di farfalle vivono in questo territorio fatto di roccia, prati aridi e boschi radi. Un numero straordinario, che testimonia l’elevata qualità ambientale di questo paesaggio.
Questa grande varietà è resa possibile dalla particolare posizione geografica del Carso, situato tra mondo mediterraneo, alpino e balcanico. Qui si incontrano climi, piante e habitat diversi, creando le condizioni ideali per la presenza di numerose specie, alcune rare o protette.
I prati carsici, ricchi di fiori selvatici, rappresentano l’ambiente più importante per le farfalle. In primavera e in estate si trasformano in veri giardini naturali, dove questi insetti trovano nutrimento, rifugio e luoghi adatti alla riproduzione. Ogni specie è legata a precise piante ospiti, da cui dipende il suo ciclo vitale.
Le farfalle sono anche preziosi indicatori dello stato di salute dell’ambiente. La loro presenza segnala un ecosistema equilibrato, mentre la loro diminuzione può essere un campanello d’allarme per il degrado del territorio.
Proteggere il Carso significa quindi tutelare anche questo straordinario mondo colorato e delicato. Camminare tra i suoi sentieri, osservando il volo leggero delle farfalle, è un modo per riscoprire il valore della biodiversità e il legame profondo tra natura e paesaggio.

Uno scorcio di Prosecco – Prosek
Prosecco: un borgo del Carso, non un vino
Il borgo carsico di Prosecco, conosciuto in sloveno come Prosek, è un piccolo centro situato sull’altopiano carsico alle porte di Trieste.
Nonostante il nome possa trarre in inganno, questo paese non ha alcun legame diretto con il famoso vino Prosecco: la sua storia è legata soprattutto al territorio, alla cultura locale e alle tradizioni del Carso.
Le origini del nome risalgono probabilmente a un termine sloveno legato al paesaggio roccioso e ai terreni “spogliati” dalla vegetazione. Il borgo si sviluppa attorno a case in pietra, cortili interni e strette viuzze, che conservano ancora oggi l’atmosfera autentica dei villaggi carsici.
Prosecco è da sempre un punto di passaggio e di incontro tra mondo italiano, sloveno e mitteleuropeo. Questa posizione di confine ha arricchito il paese di tradizioni, lingue e culture diverse, rendendolo un luogo simbolo della convivenza e dello scambio.
Dal borgo si aprono splendidi panorami sul Golfo di Trieste e sui rilievi del Carso. I sentieri circostanti invitano a camminare tra prati, muretti a secco e grotte, offrendo un contatto diretto con la natura e la storia del territorio.
Prosek–Prosecco rappresenta oggi un esempio prezioso di identità carsica: un piccolo paese che, lontano dalla fama del vino, racconta con semplicità la vita, la memoria e il legame profondo tra uomo e paesaggio.
Feb 19, 2026 | Enogastronomia
Lontana dai riflettori, ma sempre più presente nelle rotte di chi cerca un’Italia autentica e meno prevedibile. L’Aquila, capoluogo abruzzese circondato dalle montagne dell’Appennino, è stata scelta come Capitale Italiana della Cultura 2026 perché ha saputo trasformare la propria complessità in un vantaggio esclusivo.

immagine simbolo del terremoto de l’Aquila
Dalle macerie alla rinascita
C’è una ferita che attraversa ancora il cuore dell’Aquila. È quella lasciata dal terremoto del 6 aprile 2009, una notte che ha spezzato vite, case, abitudini, certezze.
Per anni, il silenzio delle impalcature e delle zone rosse ha raccontato più di mille parole la fragilità di una città ferita. Eppure, proprio da quelle macerie è iniziata una lenta, ostinata rinascita.
Mattone dopo mattone, piazza dopo piazza,
L’Aquila ha ricostruito non solo i suoi palazzi, ma anche la propria identità. Oggi, con la nomina a Capitale Italiana della Cultura 2026, quella ferita diventa memoria viva, trasformata in energia creativa e visione per il futuro.

Le strade di L’Aquila
Una città da scoprire lentamente, lontano dal turismo di massa
L’Aquila non è una città che si concede subito. Non seduce con slogan facili né con itinerari preconfezionati. Qui bisogna camminare, osservare, fermarsi, ascoltare.
Tra palazzi restaurati, chiese riaperte e scorci improvvisi sulle montagne dell’Appennino, emerge una bellezza discreta, mai ostentata.
È una città che premia chi viaggia senza fretta, chi cerca un’Italia autentica, fatta di comunità, memoria e quotidianità.
L’esclusività dell’Aquila 2026 non è legata al lusso, ma al contesto: mostre, percorsi culturali ed eventi permettono di entrare in spazi normalmente nascosti, raccontando anche la storia recente della ricostruzione e della resilienza collettiva.

Scorcio del borgo di Scanno
Una capitale diffusa tra borghi, natura e tradizioni
L’Aquila non vive isolata. Il suo anno da Capitale della Cultura si estende ai borghi, ai paesaggi e alle valli dell’Abruzzo, dando vita a una vera e propria “capitale diffusa”.
A pochi chilometri dal centro storico, si incontrano piccoli paesi, tradizioni secolari, feste popolari e paesaggi mozzafiato. Qui nasce un mosaico culturale che unisce città e territorio in un’unica narrazione.
Il risultato è una rete viva e partecipata, dove ogni tappa diventa una scoperta: un laboratorio artigiano, una piazza medievale, un sentiero tra i monti, una storia tramandata a voce. Un modo nuovo di viaggiare, lontano dalle rotte affollate.

La basilica di Collemaggio
Eventi, memoria e futuro: il cuore del 2026
Il 2026 sarà un anno scandito da appuntamenti capaci di mostrare ogni volto della città: dalla contemporaneità alle tradizioni più antiche.
Tra i momenti simbolo spicca la Perdonanza Celestiniana, che ogni agosto anima il centro storico e culmina nell’apertura della Porta Santa della Basilica di Santa Maria di Collemaggio.
Un rito antico che lega spiritualità, storia e identità civica.
Accanto alle tradizioni, spazio alla sperimentazione con festival internazionali, rassegne teatrali, installazioni digitali e percorsi artistici diffusi. Il progetto “L’Aquila Città Multiverso” punta su innovazione, sostenibilità e partecipazione, coinvolgendo cittadini, operatori culturali e visitatori.
Cinque dimensioni — multiculturalità, multidisciplinarietà, multitemporalità, multiriproducibilità e multinaturalità — guidano un programma pensato per lasciare un’eredità duratura.

Le impalcature che per anni hanno fatto parte del paesaggio di L’Aquila
Da città ferita a capitale della rinascita
L’Aquila non ha mai dimenticato il terremoto. Lo porta dentro le sue pietre, nelle sue piazze ricostruite, negli sguardi di chi è rimasto. Ma proprio da quella tragedia è nata una nuova consapevolezza: la cultura come strumento di riscatto, la bellezza come forma di resistenza, la memoria come ponte verso il futuro.
Il 2026 non sarà solo un calendario di eventi. Sarà il racconto collettivo di una città che ha saputo rialzarsi, reinventarsi e tornare protagonista senza perdere la propria anima.
Dalle macerie alla creatività, dal silenzio alla partecipazione, L’Aquila oggi si presenta al Paese non come simbolo di una tragedia, ma come esempio di rinascita. Una capitale della cultura costruita sulla forza delle persone, sulla profondità della storia e sulla capacità, rara, di trasformare il dolore in speranza.
Gli eventi da non perdere
Nel corso del 2026, qual è il periodo migliore per scoprire le attrazioni culturali dell’Aquila?
La verità è che non esiste un solo momento giusto, perché tutto l’anno è scandito da alcuni degli appuntamenti più suggestivi d’Italia, ideali per mostrarti ogni volta un volto diverso della città. – ItARTS – Back to L’Aquila, ad esempio, è un festival internazionale delle arti contemporanee che giunge nel capoluogo abruzzese per chiudere un percorso iniziato all’estero, dopo tappe in Uzbekistan, Cina e Francia. Tra gennaio e febbraio, porta a L’Aquila concerti, performance e installazioni che uniscono musica, arti visive e tecnologie digitali.
I Cantieri dell’Immaginario è una rassegna estiva che trasforma il centro storico in una vera e propria mappa di spettacoli diffusi: musica, teatro e danza prendono forma tra piazze, chiostri e luoghi storici, offrendoti un modo originale di vivere la città nelle ore serali.
Dimore storiche: alcune residenze e palazzi storici della città aprono le loro porte in via straordinaria, permettendoti di scoprire le atmosfere ancora intatte di saloni, cortili e stanze che normalmente restano invisibili. Ti sentirai parte di un mondo che pochi visitatori hanno la possibilità di ammirare.