Dic 12, 2025 | Enogastronomia
Andar per presepi è una tradizione di questo periodo dell’anno, ma davvero suggestivo è andare alla scoperta dei presepi viventi, una delle più suggestive tradizioni natalizie italiane, una celebrazione che unisce fede, cultura e senso di comunità. Ogni anno, in tutto il Paese, migliaia di persone si riuniscono per dare vita a rappresentazioni storiche della Natività, trasformando borghi, chiese e piazze in affreschi viventi che rievocano la nascita di Gesù.
La tradizione del presepe vivente nasce con San Francesco d’Assisi, che nel 1223 organizzò la prima rappresentazione della Natività a Greccio, un piccolo borgo del Lazio.
In quell’occasione, San Francesco volle ricreare la scena del Natale in una grotta, con l’aiuto degli abitanti del villaggio, per trasmettere un messaggio di semplicità e devozione.
Da quel momento, il presepe vivente si è diffuso in tutta Italia, evolvendo in eventi spettacolari che coinvolgono interi paesi. Molti di questi presepi viventi non solo ricreano la Natività, ma aggiungono un tocco locale, celebrando le tradizioni, i mestieri e la cultura del territorio.

1 – Presepe vivente di Matera, Basilicata
Nella meravigliosa cornice naturale di Matera, patrimonio Unesco con i suoi sassi si celebra ogni anno uno dei presepi viventi più celebri del mondo.
Questo presepe, considerato appunto uno dei più spettacolari d’Italia,è ambientato nel suggestivo scenario naturale dei Sassi, che ricordano i villaggi biblici.
Oltre alla scena della Natività, include rappresentazioni della vita quotidiana ai tempi di Gesù, con centinaia di figuranti in abiti storici.
Matera del resto si presta bene a queste visioni bibliche dato che, come molti ricordano è stata anche il set cinematografico di film come The Passion of the Christ di Mel Gibson.
2 – Presepe vivente di Greccio, Lazio
La dove tutto ebbe inizio si potrebbe dire dato che, come detto è proprio Greccio, vicino a Rieti, il luogo dove San Francesco creò il primo presepe vivente. Lo si tiene ancora, ogni anno con una rievocazione fedele e spirituale della Natività.
La rappresentazione più storica del mondo è accompagnata da musiche e letture che raccontano la nascita del presepe.
Il Santuario di Greccio è un luogo di pellegrinaggio molto visitato durante tutto l’anno al punto da essere considerato la “Betlemme Francescana”.
3 – Presepe vivente di Custonaci, Sicilia
Nella suggestiva grotta Mangiapane, a Custonaci in provincia di Trapani si celebra ogni anno uno dei presepi più suggestivi fra quelli ambientati in una grotta naturale. La Grotta Mangiapane ospita una rappresentazione unica con oltre 160 figuranti e la scena rievoca non solo la Natività di Gesù, ma anche gli antichi mestieri siciliani come il pastore, il pescatore e il fornaio.
Un evento molto sentito e che coinvolge tutta la comunità dato che gli abitanti del borgo si preparano per mesi, creando costumi e scenografie che riflettono la tradizione siciliana.

4 – Presepe vivente di Genga, Marche
Nelle spettacolari grotte di Frasassi.si svolge uno dei presepi viventi più grandi del mondo dato che questa rappresentazione da record si estende su un’area di 30.000 metri quadrati, con centinaia di figuranti.
Il percorso del grande presepe include stazioni che raccontano momenti della vita di Gesù, fino alla Natività.
5 – Presepe vivente di San Biagio, Campania
Nel suggestivo borgo medievale di Sant’Agata de’ Goti in provincia di Benevento si celebra un presepe vivente che si caratterizza per l’attenzione ai dettagli, con costumi e scenografie che rievocano la Palestina del I secolo.
Gli angoli del borgo medievale si trasformano in botteghe e locande, dove i visitatori possono anche assaporare piatti tipici campani.
È indubbiamente tra i presepi viventi più partecipati del Sud Italia, con oltre 300 figuranti coinvolti e tantissimi visitatori attratti anche dalla presenza delle locande.
6. Presepe vivente di Equi Terme, Toscana
Finiamo il nostro giro d’Italia alla scoperta dei presepi viventi fermandosi ad Equi Terme, suggestivo borgo che si trova alle pendici delle Alpi Apuane.
Questo presepe vivente si svolge tra le vie del borgo e le grotte naturali, creando un’atmosfera magica. Le luci soffuse e le fiaccole aggiungono un tocco di mistero alla rappresentazione.
Il presepe include una fiera dei mestieri tradizionali, dove i visitatori possono acquistare prodotti artigianali.
Dic 11, 2025 | Enogastronomia
“La Cucina Italiana è Patrimonio dell’Umanità. Oggi (ieri per chi legge) l’Italia ha vinto ed è una festa che appartiene a tutti perché parla delle nostre radici, della nostra creatività e della nostra capacità di trasformare la tradizione in valore universale”.
Così il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, commentando il riconoscimento dell’Unesco alla Cucina Italiana Patrimonio dell’Umanità.

La gioia del Ministro Lollobrigida
“Questo riconoscimento celebra la forza della nostra cultura che è identità nazionale, orgoglio e visione – prosegue il Ministro Lollobrigida .
La Cucina Italiana è il racconto di tutti noi, di un popolo che ha custodito i propri saperi e li ha trasformati in eccellenza, generazione dopo generazione.
È la festa delle famiglie che tramandano sapori antichi, degli agricoltori che custodiscono la terra, dei produttori che lavorano con passione, dei ristoratori che portano nel mondo il valore autentico dell’Italia. A loro e a chi ha lavorato con dedizione a questa candidatura va il mio più profondo ringraziamento.
Questo riconoscimento è motivo di orgoglio ma anche di consapevolezza dell’ulteriore valorizzazione di cui godranno i nostri prodotti, i nostri territori, le nostre filiere.
Sarà anche uno strumento in più per contrastare chi cerca di approfittare del valore che tutto il mondo riconosce al Made in Italy e rappresenterà nuove opportunità per creare posti di lavoro, ricchezza sui territori e proseguire nel solco di questa tradizione che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’Umanità”, conclude il Ministro Francesco Lollobrigida.

Cos’è il Patrimonio Culturale Immateriale Unesco
È l’insieme di pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e abilità che le comunità riconoscono come parte del loro patrimonio culturale.
Non si tratta di oggetti, ma di tradizioni vive che si trasmettono di generazione in generazione.
Il dossier ‘La Cucina Italiana’
Il 23 marzo 2023, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e il Ministero della Cultura hanno lanciato la candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco
La candidatura non riguarda un singolo piatto o una ricetta, ma un modello culturale condiviso, fatto di esperienze comunitarie, scelta consapevole delle materie prime, convivialità del pasto, trasmissione dei saperi alle nuove generazioni e rispetto delle stagioni e dei territori.
Valori e significato della candidatura
La cucina italiana è la ‘cucina degli affetti’: trasmette memoria, cura, relazioni e identità, raccontando storie di famiglie e comunità attraverso il cibo.
Riflette il legame tra paesaggi naturali e comunità, incarnando memoria, quotidianità e cultura dei territori.
Comunità promotrici e partner
Accademia Italiana di Cucina (1953), Fondazione Casa Artusi (2007), Rivista La Cucina Italiana (1929).

Il Ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare Lollobrigida, il Primo Ministro Meloni e il Ministro della cultura Giuli

Le Tappe del successo
23 marzo 2023 Annuncio ufficiale della candidatura da parte del Governo (MASAF e MiC).
1° luglio 2023 Lancio della candidatura sul veliero Amerigo Vespucci, in occasione della partenza del Tour Mondiale Vespucci e Villaggio Italia (2023-2025), con eventi itineranti in tutto il mondo per promuovere la cucina italiana.
4 agosto 2023 Presentazione ufficiale del logo della candidatura al Parco Archeologico di Pompei, ideato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
14 dicembre 2023 Conferenza “Italian Space Food” all’Ambasciata d’Italia a Washington: presentazione del progetto che porterà la pasta nello spazio con la missione Axiom 3, come simbolo di innovazione e tradizione.
10 gennaio 2024 Lancio della missione spaziale Axiom 3 con pasta italiana a bordo della ISS, evento mediatico internazionale legato alla candidatura.
2024 – 2025 Promozione della candidatura in importanti contesti internazionali — come il G7 Agricoltura di Ortigia, l’iniziativa “Agricoltura È” a Roma e le principali fiere agroalimentari in Europa e nel mondo — attraverso campagne di comunicazione e attività promozionali.
2024 – 2025 Promozione della candidatura in importanti contesti sportivi come il Concorso ippico di Piazza di Siena, la Ryders Cup, il Giro d’Italia, il campionato mondiale di Rugby e tanti altri.
10 giugno 2025 Gran finale del Tour Vespucci a Genova con spettacolo di droni e celebrazione della cucina italiana come patrimonio culturale.
29 giugno 2025 Evento internazionale a New York, con proiezione a Times Square ed evento al Gotham Hall per la promozione della candidatura, alla presenza delle istituzioni italiane e dell’ICE.
21 settembre 2025 Evento nazionale e internazionale “Il pranzo della domenica – Italiani a tavola”, in centinaia di piazze italiane e ambasciate nel mondo, per celebrare la convivialità e il rito del pasto.
10 novembre 2025 Primo parere tecnico positivo dell’UNESCO sul dossier “La Cucina Italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale”.
Dic 11, 2025 | Enogastronomia
L’Italia patria del presepe, non smette mai di sorprendere con interpretazioni originali e creative della Natività. Oltre ai classici presepi napoletani, le meraviglie di San Gregorio Armeno e ai presepi viventi che si svolgono un po’ in tutta Italia da nord a sud, esistono rappresentazioni uniche che uniscono tradizione, arte e cultura locale.
Dai paesaggi incantati delle Cinque Terre alle grotte siciliane, passando per il fascino del mare e dei laghi, i presepi più curiosi d’Italia raccontano storie di fede, arte e cultura locale. Capolavori, sia statici che viventi, che rappresentano una straordinaria occasione per scoprire l’Italia sotto una luce natalizia, ricca di emozioni e tradizioni uniche.
Ecco per voi una selezione per un tour speciale dei presepi più curiosi e particolari del nostro Paese
1 – Presepe della Marineria, Cesenatico (Emilia-Romagna)
Un presepe unico e speciale a cui abbiamo dedicato un intero articolo. A Cesenatico le statue sono a grandezza naturale e sono posizionate sulle antiche barche storiche del porto canale progettato da Leonardo da Vinci.
I personaggi includono figure della tradizione marinara come pescatori e donne che lavorano le reti.

2 – Presepe di sabbia, Jesolo e Rimini (Veneto e Emilia Romagna)
Nelle capitali veneta e romagnola delle vacanze estive il presepe si fa sul mare. Davvero uniche le sculture realizzate interamente in sabbia, alte diversi metri, che raffigurano la Natività e altre scene bibliche.
Ogni anno, artisti internazionali arrivano qui e si sfidano per creare opere monumentali e dettagliatissime.
3 – Presepe subacqueo, Capodimonte, lago di Bolsena (Lazio)
Le statue della Sacra Famiglia e degli altri personaggi della natività sono immerse nelle acque del lago. Durante la notte di Natale, una suggestiva processione accompagna i sub che depongono il Bambino Gesù sul fondale.

CinqueTerre tourist
4 – Presepe di Manarola, Liguria
E’ considerato il presepe più grande del mondo, con migliaia di luci a creare figure della Natività sui terrazzamenti delle colline. Ideato da un ex ferroviere, Mario Andreoli, è un’opera ecosostenibile alimentata da energia solare.
5 – Presepe vivente di Matera, Basilicata
La Natività prende vita tra i suggestivi sassi, dichiarati Patrimonio Unesco. Sono centinaia i figuranti in costumi d’epoca che ricreano non solo la nascita di Gesù, ma anche la vita quotidiana del tempo fra il suggestivo scenario del capoluogo lucano.
6. Presepe di Corchiano, Lazio
Spettacolare presepe ambientato in un antico anfiteatro naturale scavato nel tufo. Durante le rappresentazioni viventi, le scene sono accompagnate da canti e musiche tradizionali.

7 – Presepe di sale, Cervia (Emilia-Romagna)
Suggestivo il presepe di Cervia dove per tenere alto il nome di capitale del sale si realizza un’opera con piccole sculture realizzate interamente con il sale prelevato dalle saline. Ogni anno, le figure vengono create con una nuova composizione artistica.
8 – Presepe in grotta, Custonaci (Sicilia)
E’ sicuramente il presepe più particolare della Sicilia quello che viene rappresentato all’interno della grotta Mangiapane, un sito preistorico.
Un presepe vivente che trasforma la grotta in un villaggio antico con tanto di artigiani che lavorano dal vivo.
10 – Presepe del borgo, Equi Terme (Toscana)
Suggestiva l’immagine di un intero borgo medievale che diventa un presepe vivente con abitanti e figuranti che animano le strade e le case. La rappresentazione si estende anche alle suggestive grotte carsiche vicine al paese.
12. Presepe sospeso, Laveno-Mombello, Lago Maggiore (Lombardia)
Piccole figure della Natività sospese su una struttura galleggiante nel lago. L’effetto d’insieme delle luci riflesse sull’acqua del lago Maggiore crea un’atmosfera magica ed unica, da ammirare soprattutto di sera.
Dic 9, 2025 | Enogastronomia
Sott’olio, fritta, al forno e perfino candita: un patrimonio culinario per il quale “non basterebbe un ricettario intero”. L’avvio nell’ambito del progetto Presidiamo la Calabria.
Dicembre, mese di… melanzane. Proprio così: quella coltivata a Longobardi, tremila abitanti in provincia di Cosenza, è così dolce che si usa candita anche nella preparazione dei panettoni.
L’idea è venuta qualche anno fa a Claudio Villella, membro calabrese dell’Alleanza Slow Food dei cuochi, ma non è certo questo l’unico modo per valorizzare in cucina il più recente dei Presìdi Slow Food: scopriamo, allora, la melanzana violetta di Longobardi.

Francesco Sottile
Sul cucuzzolo vista mare
Longobardi, una ventina di chilometri a sud ovest di Cosenza, è un piccolo borgo che sorge sulle colline che si affacciano sul Tirreno cosentino, in un territorio che, partendo dalla costa, sale rapidamente fino a raggiungere i 1541 metri di altitudine con il Monte Cocuzzo.
Questa particolare conformazione ha influenzato profondamente la produzione agricola locale, unendo in modo armonioso prodotti della pianura, della collina e della montagna.
Ancora oggi Longobardi si distingue per un elevato tasso di agro-biodiversità, con coltivazioni di grani antichi come Carosella e Senatore Capelli, impianti storici di vigneti di Greco e Gaglioppo e orticole come la melanzana Violetta di Longobardi, nel cosentino chiamata “Milingiana Violetta ‘de Luanguvardi”.

Francesco Sottile
Si raccoglie fino ad autunno inoltrato
«Ci troviamo in un’area piuttosto turistica, benché ancora oggi prevalentemente agricola» spiega Alberto Carpino, referente regionale dei Presìdi Slow Food in Calabria.
Cipolle rosse, fichi dottati bianchi e pomodori, oltre a fagioli e aglio, sono le colture più diffuse a Longobardi, se si esclude la melanzana, che da queste parti è una vera e propria istituzione.
«La violetta, così chiamata per il colore, è storicamente legata al nostro territorio e ancora oggi gli abitanti le sono particolarmente affezionati – sottolinea Andrea Porco, referente dei sette produttori che aderiscono al Presidio e che gli anni scorsi si sono riuniti in una cooperativa agricola chiamata, non a caso, Lady Violetta –. Trovare un solo longobardese che prediliga un’altra melanzana è praticamente impossibile».

Francesco Sottile
Pianta alta e colore unico
La pianta di questa varietà locale può raggiungere un metro e mezzo di altezza. La coltivazione avviene in verticale, con l’uso di tutori in legno, ferro o spago. Le foglie sono verdi e prive di spine, i fiori grandi e di colore violetto.
Il frutto, di forma allungata e claviforme, ha una buccia liscia, sottile e lucida, di un colore viola intenso che sfuma verso il bianco in prossimità del calice.
La polpa, bianco-verdastra, è soda, non spugnosa, con poca acqua e pochi semi. La raccolta è manuale e avviene dopo 60-90 giorni dal trapianto; grazie a potature mirate, può prolungarsi fino ai primi freddi invernali. In cucina la melanzana Violetta è molto apprezzata, ma la sua preparazione più rappresentativa è la “milingiana sutt’uagliu” melanzana sott’olio.
Le melanzane mature sono selezionate, lavate, pelate, tagliate a fette, salate e lasciate riposare per circa 12 ore, successivamente strizzate e immerse in aceto per alcune ore. Dopo una nuova strizzatura, si ripongono in vasetti di vetro con olio extravergine e spezie del territorio, come origano e peperoncino.
Ognuna coltivatore produce dai due ai tre chili di frutti: «Complessivamente parliamo di 150 quintali di melanzane all’anno – spiega Andrea –. Il trapianto in campo avviene tra maggio e giugno, la raccolta varia tra i sessanta e i novanta giorni ma, tempo permettendo, riusciamo ad avere un prodotto eccellente fino a novembre».

Una melanzana duttile da consumare anche dolce
«Siamo felici dell’avvio del Presidio – prosegue Alberto –. Merito anche del lavoro di diversi cuochi del territorio, che da tempo apprezzano le qualità della melanzana violetta di Longobardi e la scelgono per i propri piatti». La preparazione simbolo sono le melanzane sott’olio, «un must della gastronomia tradizionale calabrese, preparata da quasi tutte le famiglie».
Ma la violetta si presta a diverse lavorazioni: può essere fritta, stufata, cotta al forno, arrostita, perfino essiccata, oltre che come detto anche candita.
«Le ricette della tradizione? Le polpette, le melanzane ripiene oppure fritte, la pasta con la salsiccia, e poi la calabresella, una millefoglie con uova e formaggio di capra – aggiunge Andrea –. Ci vorrebbe un ricettario intero per riportarle tutte».
Il Presidio della melanzana violetta di Longobardi è sostenuto dalla Regione Calabria nell’ambito del progetto “Presidiamo la Calabria”, che prevede l’avvio di sei Presìdi Slow Food e la catalogazione di dieci prodotti dell’Arca del Gusto. Il progetto è a cura di Slow Food Italia e Slow Food Calabria, sostenuto dall’assessorato all’Agricoltura, Risorse Agroalimentari e Forestazione della Regione Calabria, attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione 21-27. «La Calabria, con la sua straordinaria biodiversità, ha tanto da offrire in termini di eccellenze e qualità agroalimentare – sottolinea l’assessore ad Agricoltura, risorse agroalimentari e forestazione della Regione Calabria, Gianluca Gallo – e l’avvio del Presidio Slow Food della melanzana di Longobardi ne è una concreta testimonianza».
Dic 8, 2025 | Enogastronomia
Se sulle tavole di Natale il panettone e il pandoro sono i re indiscussi del dolce natalizio tanto da dividere in due fra la preferenza (leggi qui) , l’Italia e il mondo offrono una vasta gamma di dolci tradizionali che possono rappresentare un’alternativa interessante per chi desidera variare o esplorare sapori diversi.
Vi avevamo già detto di sei varianti da provare assolutamente ma andiamo oltre.
Ecco una panoramica di dolci natalizi, sia regionali italiani che internazionali, con curiosità e tradizioni.

Torrone. Foto di Moondance da Pixabay
Dolci tradizionali regionali italiani
1 – Torrone, Lombardia
Un dolce a base di miele, zucchero, albume d’uovo e frutta secca come mandorle, noci o pistacchi originario del nord Italia e in particolare della città di Cremona considerata la sua capitale.
Le varianti sono infinite: morbido, duro, ricoperto di cioccolato, aromatizzato agli agrumi, etc..
2 – Struffoli, Campania
Trattasi di piccole palline di pasta dolce fritta, immerse nel miele e decorate con confettini colorati che vengono tradizionalmente serviti come centrotavola natalizio. Sono un simbolo di abbondanza e allegria, perfetti da condividere con la famiglia.
3 – Zelten, Trentino-Alto Adige
Trattasi di un pane dolce arricchito con frutta secca e candita che vengono preparati in anticipo per essere consumati durante le feste.
Ogni famiglia altesina custodisce una propria ricetta tramandata di generazione in generazione.

4 – Buccellato, Sicilia
Un dolce realizzato a forma di ciambella ripieno di fichi secchi, mandorle, cioccolato e spezie il cui noe deriva dal latino “buccellatum”, che significa “pane da mordere”.
5 – Cavallucci, Toscana
Sono biscotti speziati a base di noci, miele e anice di tradizione senese che erano offerti ai viandanti come segno di ospitalità.
6 – Pangiallo, Lazio
Dolce ricco di frutta secca, spezie e cioccolato, tipico di Roma e dei suoi paraggi. Deve il suo nome al colore dorato ed è simbolo di buon augurio.
7 – Parrozzo, Abruzzo
Dolce a base di mandorle, ricoperto di cioccolato fondente reso celebre da Gabriele D’Annunzio, che ne elogiò il gusto in una sua poesia.

Dolci natalizi internazionali
1 – Bûche de Noël, Francia
E’ questa una torta a forma di tronco, composta da un rotolo di pasta biscotto farcito con crema al burro o ganache al cioccolato. Rappresenta il ceppo di legno tradizionalmente bruciato nel camino per il Natale.
2 – Stollen, Germania
Dalla Germania arriva questo dolce molto popolare che è un pane dolce lievitato, ricco di frutta secca, canditi e spesso farcito con marzapane. Originario di Dresda è uno dei simboli del Natale tedesco.
3 – Christmas Pudding, Regno Unito
Un budino denso a base di frutta secca, spezie e brandy per il natale british. La tradizione vuole che ogni membro della famiglia mescoli l’impasto esprimendo un desiderio.
4 – Rosca de Reyes, Spagna e America Latina
Nel mondo latino sulla tavola di Natale si porta una ciambella dolce decorata con frutta candita al cui interno si nasconde una statuina che porta fortuna a chi la trova. Una tradizione legata all’Epifania, ma spesso è servita anche durante il Natale.

Pavolova, foto generata da Ai
5 – Panettone Brasileiro, Brasile
Una variante carioca del panettone nostrano, spesso arricchito con creme tropicali come cocco o maracuja. È amatissimo dai brasiliani al punto da far parte della tradizione natalizia brasiliana dove forte è l’influenza italiana.
6 – Pan de Pascua, Cile
E’ questo un dolce simile a un plumcake con frutta secca, spezie e rum il cui nome “Pascua” in spagnolo indica sia Natale che Pasqua, motivo per cui viene consumato in entrambe le occasioni.
7 – Pavlova, Australia e Nuova Zelanda
Alle nostre antipodi, dove il Natale si festeggia a maniche corte si porta sulle tavole natalizie un dolce a base di meringa, con panna montata e frutta fresca. Nonostante sia estivo, è il dolce più amato per le feste natalizie nell’emisfero sud.
Dic 7, 2025 | Enogastronomia
Ogni anno, con l’arrivo delle festività natalizie, si rinnova la sfida più dolce della tradizione italiana: Panettone o Pandoro?
Entrambi simboli del Natale, hanno storie, caratteristiche e fan accaniti che li rendono protagonisti indiscussi delle tavole delle feste.
Vediamo insieme in un gioco-sfida le principali differenze, gli ingredienti e alcune curiosità che li riguardano, per decidere (o almeno provarci) quale preferire.
Le origini: due dolci, due storie
Il panettone, come tutti sanno nasce a Milano ma pochi sanno che la sua nascita è stata del tutto casuale.
Leggenda vuole che sia nato infatti per errore, quando un garzone di cucina di nome Toni creò un dolce arricchendo un impasto con uvetta e canditi.
Da qui il nome “pan de toni!. Storicamente è considerato un simbolo di prosperità al punto che era riservato alle famiglie più abbienti.
Il Pandoro proviene invece da Verona e ha radici più recenti e meno epiche dato che di questo dolce si sa tutto, compreso che venne brevettato nel 1894 dal pasticcere Domenico Melegatti anche se si ispira però al “nadalin”, un antico dolce veneto.
La sua forma a stella e il suo colore dorato richiamano la nobiltà e l’oro, simbolo di ricchezza. e da qui il nome.

Gli ingredienti: le due ricette a confronto
Gli ingredienti principali: del panettone sono farina, lievito madre, burro, uova, zucchero e l’arricchimento dell’impasto prevede, nella ricetta tradizionale, canditi (arancia e cedro) e uvetta.
Si caratterizza per l’alveolatura, morbida e leggera, dovuta alla lunga lievitazione (anche 72 ore).
Gli ingredienti del pandoro sono invece farina, burro, uova, zucchero e vaniglia. Niente canditi e niente uvetta per un gusto più neutro e semplice.
La nota che lo caratterizza di più è il suo profumo di vaniglia e la consistenza soffice e burrosa.

Photo credit: Nicola since 1972 on VisualHunt.com
Le differenze nella forma e nell’aspetto
Il panettone ha una forma cilindrica con una cupola dorata. Tradizionalmente alto, è avvolto in una fascia di carta alla base che lo rende iconico.
Il pandoro ha invece una forma inconfondibile a stella ottenuta dall’uso di uno stampo. Viene servito dopo essere spolverato con zucchero a velo, cosa che lo rende visivamente simile a una montagna innevata.
La prova d’assaggio e le curiosità
Perfetto per chi ama i contrasti dolce-amaro dati dalla presenza di canditi e uvetta il panettone lo si consuma spesso accompagnato da creme (come mascarpone).
È considerato il simbolo del Natale in tutto il mondo e viene esportato in oltre 190 Paesi. La lievitazione naturale richiede maestria e tempi lunghissimi, motivo per cui i panettoni artigianali sono molto apprezzati.
Più dolce e burroso è il pandoro ideale per i puristi e per chi ama farcirlo con panna, creme al cioccolato o liquori.
Il suo zucchero a velo è spesso venduto in una bustina a parte e tradizione vuole che lo si versi nel sacchetto dove lo si agita prima di servirlo per una distribuzione uniforme.

Panettoni e pandori creativi. Foto di Sabrina Belle da Pixabay
Preferenze regionali e internazionali
Il panettone è più amato nelle regioni del Nord Italia, ma il suo successo internazionale è inarrestabile e sempre in ascesa. Negli Stati Uniti e in Sud America, è spesso arricchito con varianti di gusto.
Il pandoro di contrappasso è molto più popolare al centro-sud Italia, dove il sapore semplice e la versatilità nella farcitura lo rendono vincente.
Entrambi i dolci possono essere acquistati in versione industriale o artigianale ed entrambe, specie le versioni artigianali spesso propongono varianti gourmet: come il pandoro al cioccolato, ai frutti di bosco e al pistacchio. Il pandoro invece può venire creato farcito di crema pasticciera, limoncello e cioccolato fondente.
Qual è il Re del Natale?
La scelta tra panettone e pandoro è spesso una questione di gusto personale, ma rappresentano entrambi un’icona della cultura gastronomica italiana.
La loro presenza sulle tavole di Natale unisce generazioni e famiglie, rendendo le festività ancora più dolci.
Difficile davvero scegliere fra i due dolci tradizionali, un consiglio, Per le prossime feste assaggiateli entrambi!