Boom del turismo culturale (+117% entro il 2035): ecco i 10 comportamenti da evitare per proteggere le città d’arte e i siti archeologici

Boom del turismo culturale (+117% entro il 2035): ecco i 10 comportamenti da evitare per proteggere le città d’arte e i siti archeologici

Il turismo culturale cresce ma porta con sé nuovi rischi. L’Italia è tra le mete più ambite, ma anche tra le più esposte a sfide evidenti: overtourism, incuria e comportamenti distratti che mettono a rischio la bellezza e la fruizione dei principali luoghi storici. Da uno studio condotto da Libreriamo, il media digitale dedicato ai consumatori di cultura, emerge una serie di comportamenti da evitare per tutelare la memoria, il paesaggio e la dignità dei luoghi d’arte. Dall’invito a non consumare cibo sui monumenti all’attenzione nell’evitare l’acquisto di souvenir anonimi, arriva la guida per i viaggiatori culturali contemporanei. “Ogni passo tra le bellezze italiane può diventare un momento di crescita culturale e civile, se vissuto con rispetto”, sottolinea Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo.

Venezia e l’overtourism

Overtourism: una sfida da affrontare

A Venezia, l’introduzione di un ticket d’ingresso e di un numero chiuso per le visite giornaliere è stata una risposta concreta a un sovraffollamento che mette in crisi il tessuto urbano e sociale della città.
A Pompei, dopo una stagione record con oltre 4 milioni di visitatori, sono stati imposti limiti agli ingressi per proteggere la sicurezza e il patrimonio archeologico.
Questi episodi raccontano quanto l’overtourism rappresenti oggi una delle sfide più pressanti per il turismo culturale in Italia.
I viaggiatori non cercano più evasione ma esperienze autentiche, sostenibili e orientate alla scoperta dei territori.
Questa nuova visione dell’esperienza turistica si confronta con sfide problematiche evidenti: incuria, disattenzione e comportamenti irrispettosi che mettono a rischio la bellezza e la fruizione dei principali luoghi storici.
“Oggi il viaggio non è solo spostamento, ma comprensione – spiega Saro Trovato, sociologo e fondatore di Libreriamo – Ogni passo tra le bellezze italiane può diventare un momento di crescita culturale e civile, se vissuto con rispetto. Il turismo culturale non deve consumare, ma custodire: è questa la sfida etica del nostro tempo”.

Pompei

L’Italia nella mappa globale del turismo culturale

Il turismo culturale sta attraversando, a livello globale, una fase di espansione senza precedenti, imponendosi come uno dei segmenti più rilevanti e dinamici del panorama economico internazionale.
Secondo un report pubblicato da Future Market Insights, il settore ha già raggiunto, nel 2025, un valore stimato di 1,2 trilioni di dollari e si prevede che, entro il 2035, lo raddoppierà superando i 2,6 trilioni di dollari, con un tasso annuo di crescita composto dell’8,1%.
Nel contesto globale, l’Italia resta tra le mete più ambite, forte di un patrimonio artistico e paesaggistico straordinario, ma anche tra le più vulnerabili. Questa attrattività si riflette chiaramente nei numeri: secondo il Rapporto Annuale del Turismo Europeo 2025, pubblicato da ETC – European Travel Commission, il nostro Paese ha vissuto una crescita significativa su diversi fronti. Nel primo semestre del 2025, gli arrivi internazionali sono aumentati del +12,8% rispetto all’anno precedente.
Si tratta di milioni di persone in più che hanno scelto l’Italia come meta, attratti dalla sua bellezza e dalla ricchezza culturale dei suoi territori. Le strutture ricettive hanno registrato un +10,4% nelle presenze turistiche, segno che i soggiorni si fanno più lunghi e coinvolgenti.

Folla sulle Tre Cime di Lavaredo

Viaggiatori del XXI secolo: tra autenticità, benessere e responsabilità

Questa progressione evidenzia un cambiamento profondo nelle motivazioni di viaggio e nelle aspettative dei viaggiatori, sempre più orientati verso esperienze autentiche, trasformative e immersive.
Il viaggio, oggi, non è più concepito come semplice evasione, ma come momento di apprendimento, di benessere e di relazione con il mondo.
I nuovi turisti non si limitano alla visita di monumenti e musei, ma cercano una connessione diretta con la cultura locale, il paesaggio e le comunità: vivere un’esperienza significa, integrarsi temporaneamente in un contesto, comprenderne le dinamiche e ascoltarne le storie.
Una tendenza che mette in luce una relazione sempre più stretta tra cultura, ecologia e salute mentale, e che spiega il successo crescente di destinazioni dove l’identità territoriale si fonde con pratiche sostenibili e inclusive.
Il viaggio torna ad essere un atto formativo e sociale, da vivere con attenzione e responsabilità.

Turismo e rispetto

Dal Grand Tour al turismo di massa: una sfida contemporanea

Proprio in questo contesto, riemerge il concetto di Grand Tour, quel lungo viaggio formativo che nel Settecento e nell’Ottocento coinvolgeva i giovani aristocratici europei, desiderosi di conoscere l’Italia e le sue meraviglie.
Oggi, quel modello si democratizza: il “Grand Tour” diventa fenomeno di massa, accessibile a tutti, ma proprio per questo più esposto a rischi e contraddizioni.
Le città d’arte e i siti archeologici italiani sono letteralmente presi di mira da parte dei turisti. I monumenti danneggiati, le scalinate invase da picnic improvvisati, i selfie invadenti nei luoghi sacri, i rifiuti abbandonati, i droni non autorizzati, l’acquisto di souvenir anonimi e privi di radici locali: sono solo alcuni esempi di una disattenzione diffusa che compromette la qualità dell’esperienza e la conservazione dei luoghi.
Pensiamo a Roma, alla Trinità dei Monti, alla Valle dei Templi, a Siracusa, a Taormina: eccellenze che meritano rispetto, non superficialità.

Turismo e selfie

I 10 comportamenti da evitare per viaggiare con rispetto

Emerge quindi con forza l’urgenza di ripensare il viaggio come gesto consapevole e responsabile. Non basta parlare di cultura come contenuto da fruire, è necessario promuoverla come comportamento, come pratica etica che si traduce in scelte quotidiane.
Per questo motivo, Libreriamoil media digitale dedicato ai consumatori di cultura, propone una guida essenziale per i viaggiatori di oggi, con l’obiettivo non di punire, ma di sensibilizzare. Ogni gesto, anche il più piccolo, può fare la differenza nella relazione che ciascun visitatore instaura con lo spazio che attraversa.
Raccontare queste dinamiche nel momento in cui il turismo culturale conosce una crescita così imponente significa prendere posizione, orientare le scelte, difendere ciò che rende l’Italia un luogo unico al mondo. “Viaggiare è un atto culturale.
Ogni scelta, ogni gesto, racconta il modo in cui ci relazioniamo alla bellezza e alla storia. Questa guida nasce dall’urgenza di riscoprire il viaggio come esercizio di consapevolezza: non per imporre regole, ma per invitare alla cura. La cultura non si conserva nei musei, ma nei comportamenti quotidiani di chi attraversa il mondo con rispetto” – conclude Saro Trovato.
Ecco quindi il bon ton per la tutela della città d’arte, composto da 10 gesti da evitare assolutamente per tutelare la memoria, il paesaggio e la dignità del patrimonio culturale del Belpaese:
  1. Non consumare cibo su scalinate storiche o monumenti
  2. Non toccare affreschi, opere d’arte o reperti archeologici
  3. Evita selfie invadenti in spazi sacri o di raccoglimento
  4. Non abbandonare rifiuti, nemmeno i più piccoli
  5. Non utilizzare droni senza autorizzazione
  6. Evita l’acquisto di souvenir anonimi, prediligi prodotti locali autentici
  7. Non ignorare le regole di visita, come orari, percorsi e divieti
  8. Non disturbare con rumori eccessivi o comportamenti invadenti
  9. Non trasformare i luoghi d’arte in sfondi per contenuti social, ma in spazi da rispettare
  10. Non affrontare il viaggio con superficialità: informati, osserva e ascolta

 

Da Roccalbegna alla vetta del gusto internazionale: è maremmano il pecorino italiano da tre stelle

Da Roccalbegna alla vetta del gusto internazionale: è maremmano il pecorino italiano da tre stelle

Grandi affermazioni italiane al Great Taste Awards di Londra, uno dei concorsi più importanti al mondo dedicati al food & beverage.
Un azienda Maremmana che viene dalla piccola Roccalbegna in Maremma, sale alla vetta del gusto internazionale: E’ Il Fiorino a guidare l’innovazione nei pecorini di grande pezzatura e lancia a Londra il suo astro nascente Cacio di Afrodite.

La mano del casaro: Angela Fiorini accarezza una forma

Dalla Maremma alla vetta del mondo

Da un piccolo paese della Maremma ai vertici del gusto mondiale: Il Fiorino riscrive le regole del formaggio italiano, vincendo molti importanti premi anche all’ultimo Great Taste Awards di Londra e confermandosi tra i protagonisti dell’eccellenza agroalimentare con pecorini di altissima qualità.
La rivoluzione de Il Fiorino nel mondo caseario: pecorini eccellenti di grandi pezzature.
Il caseificio di Roccalbegna, fondato nel 1957, ha saputo unire sapienza artigianale e innovazione e si sta affermando come pioniere nella produzione di pecorini di grandi dimensioni.
L’azienda maremmana è la prima, da vent’anni, ad aver percorso questa strada.
Una tecnica difficile, ma capace di esaltare il processo di stagionatura lenta nelle cantine scavate nella roccia e di restituire profili aromatici complessi e inimitabili.
Grazie a questa scelta l’azienda maremmana si è affermata nel panorama nazionale e internazionale, ricevendo numerosi riconoscimenti per la qualità e l’eccellenza dei suoi formaggi, come il celebre pecorino Riserva del Fondatore o il Cacio di Afrodite.
E proprio l’Afrodite ha ottenuto, proprio in queste ore, il massimo riconoscimento possibile – le ambite Tre Stelle – al Great Taste Awards, unico pecorino italiano a raggiungere questo traguardo.
Solo 273 prodotti le hanno raggiunte pari al 2% degli oltre 14.000 partecipanti. Oltre all’Afrodite, Il Fiorino torna da Londra con altre stelle che sono state conferite al Grotta del Fiorini al il Cacio di Caterina e al Cacio di Giove.

Il pecorino d’eccellenza

Il Cacio di Afrodite: successi e caratteristiche di un astro nascente

Nato nel 2021, il Cacio di Afrodite ha già ottenuto molti riconoscimenti internazionali, tra cui, l’oro ai World Cheese Awards di Oviedo, al titolo di Miglior Formaggio di Montagna del mondo agli International Cheese Awards 2025, alla Golden Fork del 2023 come miglior prodotto italiano e a molti altri premi: 10 in appena 5 anni.
Ma non è solo un formaggio: è un viaggio e il nome non è casuale.
Questo pecorino, infatti, come la dea dell’amore ti seduce e ti conquista piano piano, con il suo profumo che ricorda il fieno d’estate, la frutta secca, la terra.
E poi ti sorprende con un gusto pieno, profondo, che cambia ad ogni morso.
È sapido, ma mai eccessivo. Intenso, ma elegante. La sua pasta è compatta ma vellutata, burrosa al palato. Si scioglie lentamente e lascia dietro di sé una scia lunga, persistente, quasi avvolgente. Ogni forma è il frutto di mesi di cura, attenzione, rispetto per il latte e per i suoi tempi.
I giudici internazionali non hanno lesinato elogi: il Cacio di Afrodite è stato definito “un formaggio delizioso, che unisce note animali e raffinatezza in un equilibrio sorprendente. Un pecorino dalle caratteristiche uniche, degno del massimo punteggio”.
Anche gli altri formaggi hanno ricevuto parole entusiaste: il Grotta del Fiorini è stato giudicato “armonioso e bilanciato, frutto di una lavorazione attenta e amorevole”, mentre Caterina e Giove hanno colpito per artigianalità e cura nei dettagli.

Il pecorino premiato

Il successo? Frutto della dedizione quotidiana

“Ci sono riconoscimenti – afferma Angela Fiorini, che guida l’azienda insieme al marito Simone Sargentoni – che non premiano solo un prodotto, ma tutto ciò che c’è dietro: la dedizione quotidiana, l’amore per il territorio, il rispetto per la tradizione e il coraggio di innovare.
Questi premi ci riempiono d’orgoglio.
Afrodite ha saputo parlare al cuore e al palato dei giudici con la sua eleganza unica. Dopo una stagione di successi e apprezzamenti questa è una conferma importante per noi, per il nostro team e per una filosofia produttiva in cui crediamo profondamente: eccellenza, passione e artigianalità”. Ma la storia non finisce qui. “Dalla Maremma al mondo – aggiunge Simone – portiamo avanti con coerenza una tradizione di famiglia che valorizza ciò che di più autentico offre la nostra terra. Ogni forma racconta un pezzo della nostra storia. Il Cacio di Afrodite è molto più di un formaggio premiato: è il risultato della perfetta unione tra territorio, sapere artigianale e materie prime d’eccellenza”.  

Roccalbegna. Photo credit: Reinhard Gessl on Visualhunt.com

Focus: Roccalbegna, il cuore di pietra della Maremma

Nel cuore più segreto della Maremma toscana, incastonata tra boschi, speroni rocciosi e silenzi antichi, si trova Roccalbegna, un borgo che sembra uscito da una fiaba medievale.
Stretta sotto un’imponente rocca che sembra cadere dal cielo, questa piccola perla del Monte Amiata è un gioiello di pietra e storia, dove il tempo pare essersi fermato.
Passeggiare tra i suoi vicoli lastricati, tra case in pietra e scorci mozzafiato, è come entrare in un’altra epoca.
Il borgo si sviluppa sotto la
Rocca Aldobrandesca, una fortificazione costruita sulla rupe che domina l’intera valle: un punto panoramico unico, da cui lo sguardo abbraccia boschi, fiumi e campi coltivati.
Il fiume Albegna, limpido e fresco, taglia in due il paese con il suo suono costante, mentre il centro storico custodisce autentici tesori: la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, con il suo campanile romanico, e l’Oratorio del Crocifisso, piccolo ma ricco di fascino.
Chi arriva qui lo fa per ritrovare pace, autenticità e natura. I sentieri che circondano Roccalbegna conducono tra castagni secolari, torrenti nascosti e antichi ruderi.
Da non perdere una tappa alla
Riserva Naturale del Monte Labbro, poco distante, o un’escursione fino alla misteriosa Piramide di Roccalbegna, singolare formazione geologica dai contorni quasi esoterici.

Un’estate a latte crudo: i formaggi da gustare, dal picnic alla cena sotto le stelle

Un’estate a latte crudo: i formaggi da gustare, dal picnic alla cena sotto le stelle

Il conto alla rovescia per Cheese 2025 è iniziato. La grande manifestazione internazionale dedicata ai formaggi a latte crudo, organizzata da Slow Food e Città di Bra, torna dal 19 al 22 settembre nelle piazze e nelle vie del centro di Bra (Cuneo) e nel complesso dell’Agenzia di Pollenzo con profumi, sapori e storie della biodiversità lattiero-casearia proveniente da tutta Italia (e non solo).
Il claim di questa 15esima edizione, C’è un mondo intorno, richiama l’universo di relazioni che il formaggio racchiude: ambienti, animali, persone, pascoli, culture.
Un invito a guardare oltre il prodotto, per scoprire tutto ciò che lo rende possibile.
Nell’attesa di programmare il weekend a Bra, l’estate diventa l’occasione ideale per lasciarsi ispirare dai formaggi a latte crudo: protagonisti di picnic, aperitivi, pranzi in terrazza o cene sotto le stelle.
Ecco una selezione dal Nord al Sud Italia per prepararsi all’evento con gusto, tra ricette tradizionali e abbinamenti creativi con i Presìdi Slow Food che si potranno acquistare nel grande Mercato presente a Cheese!

Dal Nord: freschezza, alpeggi e sapori affumicati

Lavorazione del latte crudo di Razza cabannina Presidio Slow Food, Liguria. Foto Claudia Saglietti

Torta di bietole con prescinsêua, per un picnic estivo
Fresca e delicata, questa torta salata ligure esalta la prescinsêua, la tradizionale cagliata genovese dalla consistenza cremosa e dal gusto leggermente acidulo.
È prodotta con il latte della 
Cabannina, razza bovina autoctona genovese, Presidio Slow Food. Rustica e ben adattata ai pascoli magri e arbustivi dell’Appennino, la Cabannina produce poco latte, ma di altissima qualità, ideale per la caseificazione naturale.
La torta si prepara con un impasto sottile di farina e olio extravergine d’oliva, da farcire con un mix di bietole leggermente saltate e prescinsêua, insaporiti con maggiorana fresca e parmigiano grattugiato. Perfetta sia calda che fredda, è un’ottima protagonista per picnic e pranzi leggeri.

Fatulì della Val Saviore Presidio Slow Food, Lombardia, Foto Valerie Ganio Vecchiolino

Risotto con fatulì ed erbe spontanee, per un pranzo di grande effetto
In alta Lombardia, nella Valle Camonica, si produce il fatulì della Val Saviore, formaggio caprino affumicato, il cui nome deriva dal dialetto locale “piccolo pezzo”, realizzato dal latte crudo della capra Bionda dell’Adamello, razza autoctona alpina a rischio di estinzione.
La sua lavorazione segue metodi antichi tramandati nei secoli: la cagliata viene rotta a mano con lo spino e il formaggio viene affumicato bruciando bacche e rami di ginepro.
Ne risulta un prodotto dalla pasta compatta, dagli intensi aromi erbacei e di frutta secca.
In un risotto mantecato lentamente con brodo vegetale, il fatulì viene grattugiato a fine cottura per esaltare i profumi affumicati, e arricchito con erbette spontanee di campo, come ortiche, tarassaco o acetosella, appena sbollentate, per un piatto semplice ma di grande effetto. 

Roccaverano Presidio Slow Food, Piemonte. Foto Valerie Ganio Vecchiolino

Gelato di Roccaverano con miele e pesca di Borgo d’Ale, per un finale dolce e cremoso
Il Roccaverano è uno dei pochi formaggi italiani caprini a ottenere la Denominazione di Origine già nel 1979, e dal 2003 è tutelata come Presidio Slow Food.
Prodotta nelle alte colline tra le province di Asti e Alessandria, nasce da latte crudo di capra (a volte con piccole aggiunte di latte vaccino o ovino), lavorato senza fermenti aggiunti.
La sua pasta è bianca, morbida e cremosa, con un gusto fresco e leggermente acidulo, che evolve con la stagionatura in note più intense e vegetali.
In questa proposta, la robiola viene utilizzata per realizzare un gelato artigianale, addolcito con miele di alta montagna alpinaPresidio Slow Food, capace di bilanciare perfettamente l’acidità del formaggio. A completare il dessert, la pesca di Borgo d’Ale, Presidio Slow Food coltivato nei terreni sabbiosi della pianura vercellese. Tagliata a cubetti e appena caramellata con lo stesso miele, accompagna il gelato con la sua polpa succosa e profumata.

Dal Centro: sapori decisi, cereali antichi, transumanza e pascoli appenninici

Pecorino dei Monti Sibillini Presidio Slow Food, Marche. Foto Daniele Testa

Panino con pecorino dei Monti Sibillini e crema di fave di Fratte Rosa, per un picnic o uno spuntino di metà mattina
Un panino semplice, ma ricco di identità, che unisce due Presìdi Slow Food marchigiani: il pecorino dei Monti Sibillini, prodotto in alta quota tra i pascoli incontaminati del Parco Nazionale, e la crema di fave di Fratte Rosa, preparata con una varietà antica e tenerissima di legumi coltivati in terreni argillosi, da sempre vocati a una piccola agricoltura resistente.
Il pecorino dei Monti Sibillini nasce da latte ovino crudo, proveniente da pecore allevate allo stato semibrado e nutrite con erbe spontanee di montagna.
La lavorazione segue metodi tradizionali: coagulazione con caglio naturale, rottura della cagliata manuale e una lunga stagionatura su tavole di legno, in ambienti aerati naturalmente.
Ne risulta un formaggio dalla pasta compatta, con note di erba fresca e fieno, e una crosta spesso rugosa e fiorita, che racconta il microclima del territorio.
Più si allunga la stagionatura, più il sapore diventa complesso e avvolgente. La crema di fave, con la sua dolcezza e consistenza, accompagna il pecorino creando un equilibrio elegante e tutto vegetale. Un abbinamento ideale per una pausa genuina!

Pecorino dei Monti Sibillini Presidio Slow Food, Marche. Foto Daniele Testa

Farro con pomodorini arrostiti, ricotta salata della Valnerina, pesche e basilico, per il pranzo in riva al mare
Una ricetta fresca e saporita, per un pranzo immerso nel verde o, perché no, in riva al mare.
Il farro – meglio se monococco o dicocco coltivato a livello locale – si cuoce lentamente e si condisce con pomodorini arrostiti al forno e scaglie di
ricotta salata della Valnerina, Presidio Slow Food dell’Umbria meridionale.
Si ottiene dal siero del latte di pecora e si consuma dopo una breve stagionatura, che ne concentra i sapori e ne esalta la struttura.
Viene tradizionalmente salata a secco e fatta asciugare su graticci in ambienti ben ventilati. Il suo gusto deciso ma equilibrato esalta la dolcezza del farro e la sapidità dei pomodorini: un incontro che celebra il territorio tra grani e tradizioni casearie, a cui aggiungere spicchi di pesca e basilico per una nota fruttata e aromatica. 

Pecorino dei Monti Sibillini Presidio Slow Food, Marche. Foto Daniele Testa

Marzolina condita con sottaceti e peperoncino, per un aperitivo rustico
Formaggio antico e raro, la marzolina è un piccolo caprino laziale lavorato a mano con latte crudo, prodotto in primavera (da qui il nome) quando il latte di capra è più ricco di aromi.
Fa parte della tradizione contadina della Ciociaria e della Valle di Comino, ed è uno dei formaggi più minuti e intensi della penisola.
Il 
Presidio Slow Food della marzolina tutela questa perla casearia, un tempo usata come “moneta” per gli scambi tra pastori. Una volta stagionata, la marzolina si può affettare finemente, condire con sottaceti, un filo d’olio extravergine e una punta di peperoncino per una merenda rustica e vibrante, o servire come un secondo vegetariano alternativo.

Dal Sud: note mediterranee, formaggi filanti e incontri tra terra e mare

Pecorino dei Monti Sibillini Presidio Slow Food, Marche. Daniele Testa

Caprese con mozzarella nella mortella, per una cena in terrazza
In estate, la caprese è una certezza. Ma per darle un tocco originale si può scegliere di prepararla con la mozzarella nella mortella, Presidio Slow Food. Si tratta di una mozzarella vaccina a latte crudo, avvolta in rametti di mirto (mortella, in dialetto): una tecnica di conservazione antica, che profuma il formaggio in modo naturale, donandogli sentori balsamici e leggermente amarognoli.
La caprese si arricchisce così di una nota selvatica: fette di pomodoro cuore di bue (o ancora meglio gli 
antichi pomodori di Napoli, Presidio Slow Food), basilico fresco e un filo d’olio extravergine completano il piatto, perfetto per una cena in terrazza o un antipasto raffinato dal gusto mediterraneo, da accompagnare con un pane rustico prodotto con cereali tradizionali della rete Slow Grains.

Fiore sardo dei pastori Presidio Slow Food, Sardegna. Foto Luca Carli

Spaghetti con fiore sardo e bottarga, per stupire con semplicità
ll fiore sardo dei pastoriPresidio Slow Food, è il più antico pecorino sardo, prodotto ancora oggi in modo tradizionale con latte crudo di pecore sarde, in caldaie di rame, affumicato su fuoco vivo di legna e stagionato in locali ventilati con cura quotidiana.
In questa ricetta, gli spaghetti vengono mantecati con un’emulsione di acqua di cottura e Fiore Sardo grattugiato, e completati da una spolverata di bottarga e scorza di limone grattugiata. Se si vuole terminare l’opera in bellezza, si può scegliere la 
bottarga di muggine di CabrasPresidio Slow Food: prodotta artigianalmente nello stagno omonimo della Sardegna centro-occidentale.
Una ricetta che porta il profumo del mare e della macchia mediterranea direttamente in tavola.

Caciocavallo di Ciminà Presidio Slow Food, Calabria. Foto Luca Carli

Caciocavallo di Ciminà impiccato, per una serata estiva tra amici
Tecnica antica e scenografica, quella del caciocavallo impiccato esalta i formaggi a pasta filata del Sud.
Il caciocavallo di CiminàPresidio Slow Food della Locride calabrese, è un formaggio vaccino dalla pasta elastica e profumata, che ben si presta a essere sciolta lentamente sul fuoco, appesa sopra una brace viva, gocciolando man mano sul pane tostato sottostante.
Il risultato è una crema filante, saporita, da gustare calda con pepe nero macinato al momento o miele d’agrumi. Un rituale conviviale da condividere nelle serate estive, tra amici, al crepuscolo.

12 vini francesi (a meno di 30 euro)

12 vini francesi (a meno di 30 euro)

Dalla Loira alla Provenza, passando per la Borgogna e la Corsica: ecco dodici etichette made in France espressione delle eccellenze di questa regione ricca di territori straordinari, tradizioni secolari e storie di passione e amore per la viticoltura. Un tour de France vinicolo per bere bene anche low budget.

Valle della Loira

Chateau de la Mulonniere – Chenin blanc rock’m roll
Nasce sulle colline di Layon, nella parte più a sud di Anjou, questo Chenin Blanc in purezza che rispecchia perfettamente il carattere vivace e affascinante della Valle della Loira.
All’accurata selezione delle migliori uve e alla lenta pigiatura per conservare tutta la finezza tipica di questo vitigno, segue la fermentazione a bassa temperatura e un affinamento di pochi mesi in serbatoi di acciaio inox.
Il risultato è un vino che al naso rivela note di acacia, mandorle dolci e agrumi. La sua freschezza e vivacità, unitamente alle note fruttate e alla sua lunghezza, gli conferiscono un profilo unico e ricco, rafforzato dalla naturale amarezza delle uve Chenin.
Da accompagnare con capesante, porri, pesce alla griglia e formaggi come pecorino e caprino.

Prezzo al pubblico: 15 euro

Lamberte Béatrice et Pascal . Chenin le droit Chinon bio
Ottenuto da uve Chenin Blanc coltivate secondo i principi della biodinamica sui terreni calcarei nell’area collinare di Chinon e Cravant-les-Coteaux, questo bianco si contraddistingue per la sua mineralità e freschezza.
Affinato sei mesi in serbatoi di acciaio inox, Le Driot è un bianco molto aromatico, con sentori di agrumi e scorza di limone e che in bocca si rivela deciso ed equilibrato, con un finale ricco e complesso in cui affiora, nel retrogusto, una nota minerale-calcarea.

Ideale come aperitivo e da gustare con insalate estive, pesce alla griglia, frutti di mare, blanquette di vitello e formaggi freschi
Prezzo al pubblico: 27 euro

Borgogna

Domaine des nugues – Moulin-a-vent
A Lancié, nel nord del Beaujolais e nel cuore indiscusso della produzione mondiale di Gamay, Domaine des Nugues produce un Moulin-à-vent elegante, ottenuto da uve Gamay in purezza coltivate su terreni in granito rosa.
Dopo la fermentazione semicarbonica e malolattica, il vino affina 13 mesi in vasca e poi in bottiglia: il risultato è un rosso di colore rubino intenso che pervade il naso con note minerali e affumicate a cui seguono aromi di frutta nera e miscele di spezie.
In bocca la lunghezza è buona con tannini fini e persistenti. Da provare con faraona arrosto, tacchino con finferli, maiale alla griglia, melanzane ripiene, tian di verdure.
Prezzo al pubblico: 18 euro

Les gardes – Pinot noir tappo vite 
Nasce nei vigneti dell’area di Mâcon, nel territorio unico e suggestivo della Borgogna questo Pinot Nero agile e fragrante prodotto dalla cantina dei fratelli Paquet che si sono ispirati ai primi mercanti di vino in Francia.
Di colore rosso rubino, è un vino caratterizzato da un bouquet aromatico in cui note di ciliegia, fragola, lampone, mora si mescolano a fragranze di spezie. In bocca è rotondo con tannini sottili ed eleganti e regala una bella mineralità sul finale.
L’abbinamento ideale con carni rosse senza marinatura, piatti asiatici con salsa di soia, formaggi come Brie o Camembert, oltre che con dessert al cioccolato. Perfetto anche come aperitivo.
Prezzo al pubblico: 13 euro

Savoia

Grisard Philippe – Crémant Savoie envol 
Nel piccolo villaggio savoiardo di Cruet, ai piedi del Parco naturale regionale del Massiccio dei Bauges, Grisard Philippe porta avanti il suo progetto di rinascita dei vitigni autoctoni alpini che racconta una parte importante della storia e del futuro della viticoltura savoiarda.
Così le uve Jacquère (60%), Altesse (30%) e Chardonnay (10%) danno vita al Crémant Savoie Envol, un Metodo Classico di colore oro chiaro con un delicato perlage, che sprigiona aromi raffinati e sentori di frutta a polpa bianca e fiori bianchi.
Il sorso è vibrante e vivace e allo stesso tempo cremoso e fruttato: lo spumante perfetto da bere non solo come aperitivo ma anche in abbinamento a quiche, formaggi freschi, piatti vegetariani ma anche piatti a base di pesce bianco, molluschi e crostacei.
Prezzo al pubblico: 25 euro

Valle del Rodano

Domaine des Péres de l’eglise paulette gradassi – Cotes de Rhone
Approccio artigianale e una profonda attenzione all’identità dei propri vini sono i cardini di Domaine des Pères de L’Église, azienda fondata nel 1805 nell’area della prestigiosa denominazione Châteauneuf-du-Pape.
Nei 19 ettari vitati situati ai quattro punti cardinali della denominazione, su terreni sabbiosi, argillosi e calcarei crescono le uve Grenache Noir (85%) Vieux Carignan (10%) e Syrah (5%) che danno vita a questo vino di grande intensità e freschezza.
Con il suo colore rosso granato, intenso e luminoso, cattura lo sguardo, mentre il naso è inebriato da aromi complessi di ciliegia matura e frutti rossi, uniti a note di cacao e spezie e lievi sentori erbacei. In bocca è fresco, strutturato ed equilibrato, con tannini eleganti e una buona acidità, per un sorso piacevole e persistente.
Da provare con carni grigliate, brasati, arrosti e piatti di cacciagione; formaggi stagionati e semi-stagionati, piatti vegetariani, a base di funghi e legumi.
Prezzo al pubblico: 18 euro


Jura

Domaine la croisée comtoise – Crémant du Jura blanc brut
Un blend di uve Chardonnay (75%), Pinot Noir (20%) e Savagnin (5%) coltivate a Poligny, nello Jura: ecco il Crémant prodotto dai giovani Louis e Chloé di Domaine La Croisée Comtoise capace di sorprendere con le sue delicate note floreali e i suoi sentori sapidi e minerali, frutto dell’unione tra terrori e tecniche di spumantizzazione mirate a esaltarne le caratteristiche.
Al naso spiccano i profumi di fiori bianchi come gelsomino e acacia, a cui si aggiungono aromi di frutta a polpa bianca e un’elegante traccia di brioche e crosta di pane.
Fine, elegante e ben bilanciato, al sorso è fresco e con una buona persistenza, rendendolo ideale a tutto pasto, dall’aperitivo con taglieri di salumi e formaggi a primi piatti come risotto ai frutti di mare, tortelli di zucca ma anche sformati di verdure e formaggio e arrosto di tacchino.
Prezzo al pubblico: 25 euro

Provenza

Abbaye Notre Dame de fidélité – Coteaux d’aix rosé exsulta
A Jouques, a nord di Aix-en-Provence, 47 monache benedettine dell’Abbazia di Notre Dame de Fidélité si prendono cura ogni giorno del loro vigneto di 9 ettari in cui nascono le uve Granache, Caladoc, Clairette che danno vita dalla vendemmia 2020 al rosato Exsulta.
Con il suo colore rosa tenue, le sue note agrumate e di frutta a nocciolo rosso con un accenno di spezie, il suo gusto rotondo e setoso, questo rosato ha tutto il fascino di un pranzo estivo sotto il sole della Provenza.
Un vino fresco e ben equilibrato da gustare come aperitivo e con carni alla griglia, prosciutto e melone, insalate estive e piatti leggeri di pesce.
Prezzo al pubblico: 20 euro

Linguadoca

Cave de l’Ormarine – Picpoul de pinet carte noire
Nata dalla fusione di sei cantine, la cooperativa Cave de l’Ormarine lavora ai margini dell’Etang de Thau, laguna che si estende sulla costa meridionale francese, e con grande determinazione custodisce e promuove una delle varietà più antiche dell’Occitania: il Picpoul.
È da queste uve che nasce Carte Noir, vino bianco dai riflessi dorati, generoso al naso con note di frutta bianca e agrumi freschi.
In bocca l’equilibrio domina sulla vivacità e svela delle delicate note di limone e un leggero sentore amaro tipico di questo vitigno.
La sua freschezza si sposa perfettamente con prodotti dal carattere iodato come crostacei, frutti di mare o pesce alla griglia.
Prezzo al pubblico: 15 euro

Herpe Paul –  Banyuls Capbeart
Fondata nel 1919, la cantina Herpe Paul è una delle più antiche aziende vinicole della regione Languedoc – Roussillon. Banyuls Capbeart è un vino dolce ottenuto in prevalenza da uve Grenache noir (50%) che matura per 6-7 anni e che incanta con il suo colore rosso mattone e i suoi intensi aromi di frutti rossi maturi, cioccolato e ciliegie sotto spirito.
Al palato rivela la sua vivacità e finezza tra sentori di frutti rossi, note di tostatura e spezie.
Perfetto come vino da dessert, si sposa molto bene con i dolci al cioccolato, soprattutto fondente, e con il foie gras; servito fresco è inoltre un originale aperitivo.
Ottimo anche come vino da invecchiamento.

Prezzo al pubblico: 22 euro
 
Herpe Paul – Rosé Gourmand
Blend di uve Grenache Noir e Syrah, questo rosé del Pays d’Oc è ideale come aperitivo e da stappare in occasione di grigliate estive, ma anche con una pizza o un’insalata fresca.
Il suo colore rosa chiaro, il suo profumo fine di frutti esotici e il suo palato morbido e delizioso con una nota finale morbida e setosa lo rendono il rosato perfetto per la stagione estiva.

Prezzo al pubblico: 13 euro.


Corsica

Clos Fornelli – La robe d’ange blanc
Situato nell’entroterra corso, a 10 km in linea d’aria dal mare, il vigneto di Clos Fornelli nasce sulle terrazze alluvionali del fiume Bravone caratterizzate da un terreno argilloso, costellato di sabbie miste e ricco di minerali: tutti elementi che contribuiscono a “firmare” in modo indelebile i vini di questa cantina. Ne è un esempio La Robe D’Ange Blanc, bianco gourmet delizioso, ottenuto da uve Vermentino, che affina in diversi contenitori (uova di cemento, vasche di acciaio, muid di legno e anfora) dove rimane a contatto con i lieviti autoctoni per diversi mesi con continui battonage.
Di colore giallo pallido e brillante, sprigiona al naso profumi aromatici, floreali e burrosi: un Vermentino di bel corpo, rotondo e fresco da gustare come aperitivo e con frutti di mare, ostriche, pollame e piatti della cucina asiatica.
Prezzo al pubblico: 20 euro

5 vini bianchi per l’estate (sotto i 20 euro)

5 vini bianchi per l’estate (sotto i 20 euro)

L’estate è il momento perfetto per abbracciare il fascino dei vini bianchi, quelli che sanno come rinfrescare le serate più calde e accompagnare i piatti più freschi con una leggerezza unica.
Ma non stiamo parlando di qualsiasi vino bianco: parliamo di vini che sanno come giocare su note fruttate, minerali e floreali, portando il nostro palato in una danza di eleganza e freschezza.
Con la loro sapidità e piacevole acidità, i vini bianchi conquistano e rinfrescano il palato dall’aperitivo all’after dinner: ve ne proponiamo 5 da gustare con crudités, sfiziosi finger food, grigliate di pesce, verdure in tempura, formaggi freschi e dessert.

Cantine Valle Isarco. Riesling Aristos 2022

Un bianco profumato, delicato e minerale, connotato da una vibrante freschezza: Riesling Aristos di Cantina Valle Isarco è un bianco dal profilo raffinato ed elegante.
Prodotto interamente a partire da uve Riesling, con vendemmia manuale dei grappoli, si presenta nel calice con un colore che dal verdognolo vira verso il giallo chiaro.
Il naso conquista con profumi eleganti e minerali con sentori di pesca, albicocca e mela cotogna. In bocca il sorso è fresco e speziato, con una notevole struttura e raffinatezza.

Eccellente come aperitivo e in accompagnamento a delicati antipasti e piatti a base di pesce o frutti di mare, perfetto con le portate della cucina asiatica e con le ostriche.
Prezzo: da 19,80 euro

Maso Martis. Al+Ma 800 Müeller Thurgau 2023

Un 100% Müller Thurgau, che ha segnato il debutto alla guida della maison delle figlie dei fondatori, Alessandra e Maddalena Stelzer, alle quali sono ispirati il nome (Al+Ma appunto), e l’etichetta.
L’illustrazione ispirata alle pose delle modelle dei disegni di Henri Matisse e con l’impronta futurista di Fortunato Depero, ritrae le due sorelle Stelzer per formare un insieme che richiama sia la M della caratteristica fustella delle etichette Maso Martis, sia le montagne che sono peculiarità del territorio della cantina e, in special modo, del terroir relativo alla produzione di questo vino, a quota 800 metri.

Al+Ma 800 porta una ventata di freschezza e giovinezza, grande mineralità e intensi sentori fruttati e floreali.
Al palato è fresco e di invitante mineralità, spensierato come le giovani donne a cui è dedicato. L’abbinamento ideale per piatti a base di pesce o di carni bianche, piacevolissimo accompagnato da crudità di mare e formaggi freschi, con il vitello tonnato ma anche torte salate.
Imperdibile con una crema catalana, asparagi e parmigiano.
Prezzo: da 18 euro

Branchini 1858. Dutia Albana di Romagna Docg 2024

Un omaggio al nome antico di Dozza, dove si trova la cantina, il Dutia Albana di Romagna Secco, porta con sé la storia e il territorio in cui nasce.
Albana in purezza, vitigno punta di diamante della Romagna e regina della produzione di Branchini, al naso si presenta con un profilo molto aromatico, che spazia dalla susina alla banana, dalla pera all’ananas, il tutto rinfrescato da intriganti sentori di aneto.
Aromi che si ritrovano anche al sorso, dove risulta pieno ed elegante, con un tannino vellutato e una bella acidità.

Da sorseggiare con crudità di pesce, piatti a base di legumi e di verdure, a formaggi semi-stagionati, ai tortelli di ricotta alla salvia, ma anche alla cucina orientale. Un “must to taste” con la piadina romagnola.
(Dutia Albana di Romagna Secco 2023 di Branchini 1858 che ha ricevuto il Premio Qualità Prezzo della Guida Berebene 2025 del Gambero Rosso, assegnato ai migliori vini italiani con un prezzo inferiore ai 20 euro)
Prezzo: da 10 euro

Arnaldo Caprai. Grecante Grechetto Colli Martani Doc 2024

Dici Arnaldo Caprai e pensi subito al Sagrantino rosso, ma la cantina umbra valorizza anche le varietà bianche.
È il caso del Grechetto, uva bianca simbolo dell’Umbria, che Caprai dal 1989 propone con il Grecante, un vino di grande personalità, brevemente affinato in acciaio, circa 3 mesi, e poi lo stesso tempo in bottiglia prima dell’immissione in commercio.

Color giallo tenue paglierino dai riflessi verdi, al naso è fruttato e floreale con richiami di pesca gialla, mandorla fresca, fiori bianchi e un tocco di erbe aromatiche mentolate. Il sorso è fresco, equilibrato, con allungo minerale.
Perfetto abbinato a delicati carpacci di mare, con preparazioni a base di carni bianche o, ancora, con frittate di zucchine o asparagi. Un bianco morbido ed equilibrato, ricco e sfaccettato, lunghissimo, che con l’annata 2016 è riuscito a entrare nella prestigiosissima Top100 di Wine Spectator.
Prezzo: da 12 euro

Tenuta di Fessina. Erse bianco Etna bianco Doc 2024

Erse Bianco è un vino fresco e spensierato adatto a ogni momento della giornata grazie alla sua grande versatilità. Realizzato con uve di Carricante, Catarratto e Minnella – antica uva autoctona dell’Etna – raccolte sul versante Est dell’Etna nella zona di Biancavilla affina in bottiglia per 6-8 mesi.
Nel calice ammalia con il suo colore giallo paglierino con riflessi verdolini, mentre il naso è inebriato dal suo delicato profumo che riporta alla mente note di ginestra, zagara, agrumi, erbe montane e mandorla.
Al sorso è di una mineralità sorprendente, dai sentori erbacei e un finale equilibrato con una chiusura salina, che esprime l’essenza del terroir vulcanico.
Fresco, giovane e diretto, con la sua impronta minerale evidente e la sua grande bevibilità si sposa benissimo con tartare di pesce, frittura, sushi, risotto alle verdure, primi piatti con astice o aragosta, pasta con le sarde e carni bianche.

Prezzo: da 20 euro

Frutto dell’estate? Le pesche! Tutte le proprietà e perché fanno bene

Frutto dell’estate? Le pesche! Tutte le proprietà e perché fanno bene

Le pesche, protagoniste indiscusse dell’estate, sono molto più di un frutto dolce e rinfrescante: sono un concentrato di salute, gusto e leggerezza.
Con il loro sapore delicato e la polpa succosa, rappresentano una scelta ideale per chi cerca uno spuntino nutriente e dissetante durante le giornate più calde.

Pesca

Proprietà nutrizionali delle pesche

Le pesche sono un concentrato di salute. Ricche di Vitamina A importante per la salute della pelle e degli occhi; di Vitamina C, importante per il sistema immunitario; di beta-carotene (precursore della vitamina A), fondamentale per pelle e vista; di fibre, che favoriscono la digestione; potassio, utile per la regolazione della pressione sanguigna e per contrastare la ritenzione idrica.
Con sole 40 calorie per 100 grammi, sono perfette anche per chi segue una dieta ipocalorica.
Alcune idee su come mangiarle?
Le pesche si possono mangiare al naturale, come spuntino; in smoothie e centrifugati, insieme ad altra frutta estiva; in insalate creative, abbinate a mozzarella o feta e in dessert leggeri, come le pesche grigliate con miele o yogurt.

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Le varietà più ricercate al mondo e in Italia

Le pesche sono un frutto versatile e delizioso che viene coltivato in molte parti del mondo. Ci sono numerose varietà di pesche, ognuna con le sue caratteristiche uniche e il suo sapore particolare. Ecco alcune delle varietà di pesche più ricercate al mondo e in Italia:
Le varietà di Pesche più Ricercate al Mondo sono: Crimson Lady una varietà di pesca rossa e dolce, originaria degli Stati Uniti; O’Henry una varietà di pesca gialla e succosa, originaria degli Stati Uniti; Nectaross una varietà di pesca bianca e dolce, originaria della California; Royal Gem: una varietà di pesca rossa e succosa, originaria della California; Zee Lady una varietà di pesca gialla e dolce, originaria della California.
Fra le varietà italiane si segnalano la
Percoca: una varietà di pesca gialla e dolce, tipica delle regioni del Sud Italia; la pesca di Verona: una varietà di pesca gialla e succosa, tipica della regione del Veneto; la pesca di Romagna: una varietà di pesca gialla e dolce, tipica della regione dell’Emilia-Romagna, la pesca di Sicilia: una varietà di pesca rossa e succosa, tipica della regione della Sicilia, la pesca di Toscana: una varietà di pesca gialla e dolce, tipica della regione della Toscana

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La regina è in Toscana

La Pesca Regina di di Londa e la Pesca di Rosano sono due varietà di pesche italiane molto apprezzate per la loro qualità e il loro sapore.
La p
esca di Londa denominata Regina è una varietà tardiva di pesca gialla e dolce, tipica della zona di Londa i piedi dell’Appennino.
È nota per la sua polpa tenera e succosa, e per il suo sapore dolce e leggermente aromatico.