Sapore di Sale 2025: Cervia celebra l’oro bianco tra storia, gusto e identità

Sapore di Sale 2025: Cervia celebra l’oro bianco tra storia, gusto e identità

Dal 4 al 7 settembre 2025 torna a Cervia Sapore di Sale, la festa che rende omaggio all’oro bianco della città: il sale dolce di Cervia, simbolo identitario, prodotto della fatica e dell’intelligenza collettiva, fonte di tradizione e racconto.
Giunta alla 29ª edizione, la manifestazione propone un ricco cartellone di eventi culturali, gastronomici e spettacoli, intrecciando la memoria del lavoro salinaro con il gusto della convivialità, l’incontro tra territori e la valorizzazione del patrimonio naturale.


La rimessa di sale, la rievocazione della tradizione dei salinari

Fulcro della festa resta come sempre la Rimessa del Sale, rievocazione storica dell’“Armesa de Sel”, quando i salinari trasportavano il sale dalle saline ai magazzini, accompagnati da festeggiamenti popolari e rituali collettivi.
Anche quest’anno la tradizione rivive nel cuore del centro storico sabato 6 settembre alle ore 16.00, con l’arrivo della burchiella carica di sale e la distribuzione gratuita al pubblico.
«Cervia rinnova ogni anno il legame profondo con la propria storia e la propria salina – dichiarano Federica Bosi e Mirko Boschetti, rispettivamente assessori alla Cultura e alle Attività produttive dio Cervia – Sapore di Sale è molto più di una festa: è un gesto collettivo di memoria, di orgoglio identitario e di valorizzazione culturale. Ringraziamo le realtà associative, i ristoratori, le istituzioni italiane ed estere presenti, i cittadini e i visitatori che rendono unica questa manifestazione».
«Sapore di sale – dichiara Giuseppe Pomicetti, Presidente Parco Salina di Cervia – è l’evento che identifica Cervia come Città del Sale, i valori, la storia ed il futuro si fondono nelle 4 giornate portando in città le altre Saline per dialogare sull’ambiente, imprenditori per raccontare come il nostro Sale Dolce valorizzi i loro prodotti, i convegni con il tema sale caratterizzano non solo la festa ma tutta la comunità cervese».
«Una volta la Rimessa era la fase conclusiva di un anno di duro lavoro – racconta Oscar Turroni, presidente del Gruppo Culturale Civiltà Salinara – oggi continuiamo a riproporla per mantenere viva la memoria di una tradizione che costituisce la storia e le radici della nostra città. Numerosi volontari sono inoltre impegnati tutto l’anno per garantire l’apertura del Museo del Sale, la didattica con le scuole, le visite guidate e soprattutto la produzione del sale nell’unica salina artigianale ancora in funzione, a cui si può anche partecipare con “salinaro per un giorno».


Il programma e le novità 2025

Tra le novità del 2025, la grande anteprima nazionale di Conserva 2025  con un omaggio al pane “sciapo” umbro e al prosciutto di Norcia IGP e la degustazione dei vini de I Sabbioni (sabato 6, ore 18.30), la masterclass sul Marsala con Francesco Falcone (sabato 6 alle 21) e la mostra fotografica RE_SALT a cura della LABA di Rimini presso il Musa – Museo del Sale, che aprirà anche in notturna durante i giorni di festa. A rendere ancora più interessante il programma di questa edizione, il ritorno della musica, con un importante concerto degli Europa String Choir in occasione dell’inaugurazione e altri momenti nelle giornate a seguire.
Confermati, inoltre, tutti gli elementi che hanno portato al successo l’iniziativa: gli show cooking, le degustazioni e i convegni sulle saline italiane all’interno dei Magazzini del Sale, l’area di mostra mercato con produttori e artigiani provenienti da tutta Italia lungo il canale che costeggia i magazzini, le proposte gastronomiche dei ristoranti e i food truck del territorio sotto l’iconica Torre San Michele in Piazza E. Maffei, le visite guidate alla salina Camillone e lo spazio conviviale di “Tramonto al sapore di sale” alla locanda Acervum. Sabato 6 in Piazzale dei Salinari appuntamento con l’imperdibile “Fuoco al Mito”, per assistere  alla spettacolare cottura tradizionale di una forma di Parmigiano Reggiano a cura del Consorzio Parmigiano Reggiano.
A dare inizio alle celebrazioni, la cena di apertura che si terrà martedì 2 settembre alle 19.30 presso Acervum con menu esclusivo a base di sale dolce di Cervia. Per informazioni e prenotazioni 0544 71156.
Cervia Sapore di Sale è organizzata da Cooperdiem in collaborazione con Atlantide, gode del sostegno del Comune di Cervia, del patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna, Parco Delta del Po, Slow Food Ravenna  e AIS Romagna e della partecipazione di Gruppo Culturale Civiltà Salinara, Museo del Sale di Cervia, Ecomuseo del Mare e del Sale di Cervia, Salina di Cervia e Consorzio Parmigiano Reggiano.
il programma sempre aggiornato su https://www.cerviasaporedisale.it

La Tomatina di Buñol: la battaglia rossa più pazza di Spagna

La Tomatina di Buñol: la battaglia rossa più pazza di Spagna

A Buñol, un piccolo paese della Comunità Valenciana, c’è un giorno all’anno, l’ultimo mercoledì di agosto in cui il rosso non è il colore della passione, ma della guerra — una guerra giocosa, profumata e scivolosa.
È il giorno della Tomatina, quando oltre 20.000 persone da tutto il mondo si riuniscono per combattere… con pomodori maturi.
Non è una festa convenzionale, né una tradizione religiosa. È un rito collettivo, un’esplosione di gioia anarchica e colore. E, come tutte le cose apparentemente folli, ha un’anima profondamente culturale

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Sessanta minuti di follia 

Per sessanta minuti esatti, il piccolo paese di Buñol si trasforma in un campo di battaglia dove l’unica arma è il pomodoro.
Oltre 40.000 persone, tra locali e turisti internazionali, si ritrovano per quello che è diventato il più grande sfogo collettivo d’Europa, lanciandosi ben 150.000 pomodori!
Non ci sono vincitori né vinti, solo risate, allegria e una generale sensazione di libertà mentre tutti si lanciano pomodori come bambini. Le regole sono semplici: divertirsi e lasciare che per un’ora la vita quotidiana venga sostituita da pura gioia.
Nata nel 1945 da una spontanea rissa di paese, uno scherzo improvvisato durante una parata, oggi La Tomatina, che fu proibita più volte nel dopoguerra ma la gente continuava a farla insegreto, è diventata una festa internazionale dove la vera magia sta nel modo in cui trasforma perfetti sconosciuti in complici di un momento di follia collettiva che non dimenticheranno mai.
Oggi è riconosciuta ufficialmente come Festa di Interesse Turistico Internazionale dal 2002.
A Buñol siamo a 40 km a ovest di Valencia la battaglia dura esattamente un’ora, dalle 11 alle 12.
ma come si svolge?
Prima dell’inizio, si tenta di scalare un palo insaponato per raggiungere un prosciutto (el palo jabón); poi, i camion entrano nel centro del paese, pieni di tonnellate di pomodori maturi.
Si combatte a colpi di pomodoro schiacciato (per evitare ferite) e alla fine, l’intero paese si tinge di rosso… per poi lavarsi con l’aiuto dei vigili del fuoco e dell’acqua piovana (se c’è fortuna!).

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Cosa vedere e fare a Buñol oltre la Tomatina

Buñol, prima e dopo quella pioggia di pomodori, è molto di più.
È un borgo abbracciato da colline boscose, dove la pietra antica racconta storie di resistenza, e i torrenti scavano gole profonde che profumano di rosmarino e vento. È una Spagna più ruvida, autentica, lontana dalle cartoline.
Qui il tempo non corre: rotola lento come un’oliva nel piatto, vibra nei bicchieri di vino locale, si nasconde tra le viuzze dove gli anziani chiacchierano all’ombra delle case.
A Buñol si viene per la festa, ma si resta per la
natura selvaggia, il patrimonio storico, il cibo contadino e un senso raro di intimità.
Domina Bunol il severo, il Castillo, uno dei più antichi della provincia di Valencia. Risale all’epoca musulmana (XII secolo) ed è ancora parzialmente abitato.
Passeggiare tra le sue torri e mura è come attraversare un racconto arabo-andaluso, con scorci spettacolari sulla valle. Da visitare: la
Chiesa del Salvador, le vecchie prigioni e il piccolo museo archeologico.
Da percorrere assolutamente la ruta del agua, u
n sentiero naturalistico che segue il corso del fiume Buñol tra cascate, piscine naturali e mulini abbandonati.
È l’anima verde del territorio. Da non perdere: la Cueva del Turche, una grotta con cascata scenografica dove fare il bagno in estate, e la Charco Mañán, più appartata e misteriosa.
Il centro di Buñol è un gomitolo di strade strette, case color sabbia, e cortili segreti. In alcuni angoli sembra che nulla sia cambiato dagli anni ’50. I bar sono veri, la gente ti saluta, e la Spagna più sincera si lascia toccare con mano.

Cosa mangiare a Buñol: sapori di terra e tradizione

A Buñol la cucina è rustica, contadina, piena di aromi e verità. Da provare la paella de conejo y caracoles: la versione più tradizionale della paella, coniglio e lumache, spesso cotta sul fuoco vivo all’aperto. Da non perdere anche embutidos caseros: salumi fatti in casa, come la longaniza, ideali con pane croccante e vino rosso, le migas: briciole di pane fritte con aglio, pancetta e uova, un piatto umile e saporitissimo; l’ajoarriero: crema di baccalà, patate e aglio da spalmare su pane tostato. Per finire: rosquilletas, piccoli grissini artigianali tipici della zona, spesso serviti con birra locale.
Da bere? Il vino di Buñol è poco conosciuto ma sincero, soprattutto i rossi della vicina Denominación Utiel-Requena. E se vuoi rinfrescarti: horchata de chufa o café del tiempo (caffè freddo con ghiaccio e fetta di limone).
Buñol è vera, senza trucco. Non aspettarti turismo di massa né comfort da cartolina. Aspettati invece gente calorosa, ritmi lenti, paesaggi ruvidi e sinceri e prezzi accessibili.
A Buñol si arriva per lanciarsi pomodori in faccia e si resta per ascoltare il silenzio di una grotta bagnata, per mangiare migas sotto un albero, per scoprire che c’è una Spagna invisibile, profonda, che resiste al turismo da selfie.
Una Spagna che ti entra sotto pelle — e no, stavolta non è solo salsa di pomodoro.

Estate 2025: 6 italiani su 10 scelgono il mare

Estate 2025: 6 italiani su 10 scelgono il mare

L’estate degli italiani profuma di salsedine: secondo i dati raccolti da Trovaprezzi.it, il comparatore prezzi leader in Italia, oltre 6 italiani su 10 che acquistano online attrezzature per le vacanze scelgono il mare rispetto alla montagna. Un trend inequivocabile che emerge dall’analisi delle ricerche effettuate sulla piattaforma tra gennaio e luglio 2025, con il 60% delle preferenze orientato verso le spiagge, con sdraio e borse da mare, contro un 40% che punta invece a scarponi da trekking, zaini e bastoncini da escursionismo.


L’estate degli italiani profuma di salsedine

Una conferma della storica passione italiana per il mare, che resta la meta prediletta per rilassarsi, prendere il sole e godersi la compagnia senza troppe fatiche.
Le coste italiane, d’altronde, dalle più celebri alle piccole perle ancora poco conosciute, continuano a esercitare un fascino irresistibile, complice anche la voglia di leggerezza e spensieratezza dopo mesi di lavoro e impegni.
Se il mare parte già in vantaggio nel corso dell’anno, il divario si amplia ulteriormente nei mesi estivi: tra giugno e luglio, infatti, la domanda di prodotti per la montagna cala vistosamente. Gli zaini da trekking registrano un -18% a giugno rispetto a maggio, le scarpe tecniche un -15% a luglio rispetto a giugno e i bastoncini da trekking a giugno crollano addirittura del -100%, a testimonianza di una pausa estiva per gli amanti delle escursioni.
Al contrario, l’attrezzatura da spiaggia registra un vero e proprio boom a giugno: rispetto al mese precedente, le borse da mare volano a +111%, le ciabatte da spiaggia schizzano a +138% e l’interesse per l’attrezzatura per il relax balneare cresce del +126%. Numeri che riflettono una scelta chiara: in estate si cercano comfort, praticità e accessori per godersi il sole senza pensieri.
L’analisi di Trovaprezzi.it traccia anche una mappa geografica delle preferenze vacanziere.

I laziali amano il mare più di tutti

Il Lazio guida la classifica delle regioni più orientate al mare, seguito da Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia, territori che culturalmente e per vocazione turistica hanno sempre privilegiato la dimensione balneare.
Sul fronte opposto, il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta restano saldamente ancorati alla montagna, con un interesse prevalente per le attività outdoor e il turismo green.
In mezzo si collocano regioni come la Lombardia, che pur essendo senza sbocco al mare mostra un interesse equilibrato per entrambe le opzioni, mentre in Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna si registra ancora una leggera prevalenza per il trekking.

C’è chi sceglie la montagna

Cosa comprare prima del mare e della montagna

Per gli irriducibili della montagna, i prodotti più cercati nel corso dell’anno sono le calzature tecniche, imprescindibili per escursioni sicure e confortevoli. Al top delle ricerche troviamo modelli come la Scarpa Ribelle Lite HD e la La Sportiva Ultra Raptor II, sinonimo di qualità e performance.
Chi invece ha già scelto la spiaggia si concentra sugli accessori iconici della stagione: la top 5 degli articoli più richiesti comprende borse pratiche e capienti come la Esvan Grande e la DonDon Borsa da spiaggia, seguite da altri marchi di tendenza come Larkson Smilla, Vaschy e Sundek Bon Bag.

Trovaprezzi.it

7Pixel S.r.l. è una società italiana leader nel mercato della comparazione prezzi degli operatori di e-commerce.
L’azienda, con i suoi marchi come Trovaprezzi.it, Drezzy.it e QualeScegliere.it, è parte di Mavriq, il nome commerciale che contraddistingue tutte le società attive nella comparazione e intermediazione online di prodotti e servizi controllate da Moltiply Group S.p.A. (moltiplygroup.com), società quotata del segmento STAR di Euronext Milan.

Vendemmia turistico-didattica: il Friuli Venezia Giulia apre i suoi vigneti ai wine lovers

Vendemmia turistico-didattica: il Friuli Venezia Giulia apre i suoi vigneti ai wine lovers

Un’opportunità unica per conoscere da vicino le pratiche vitivinicole regionali: in nove aziende aderenti alla Strada del Vino e dei Sapori, i partecipanti saranno guidati dai produttori alla scoperta delle fasi di raccolta e lavorazione dell’uva.
Raccogliere l’uva e conoscere i segreti che si celano tra i filari, guidati da mani esperte: in Friuli Venezia Giulia, la vendemmia si trasforma in un’esperienza turistica e didattica aperta a tutti. L’iniziativa coinvolge nove aziende aderenti alla Strada del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia, custodi di un sapere che si tramanda da generazioni.

Vendemmiare in Friuli Venezia Giulia

Tante proposte per tutti

L’esperienza si rivolge a un pubblico ampio, con proposte differenziate: alcune cantine hanno ideato percorsi pensati per le famiglie, con attività semplici e coinvolgenti adatte anche ai bambini, da vivere in sicurezza e in un’atmosfera rilassata tra i filari.
Altre realtà vitivinicole offrono esperienze rivolte a 
esperti e appassionati di vino, con focus più tecnici sulla maturazione delle uve, le pratiche di vinificazione e la degustazione guidata di etichette selezionate.
Altre cantine ancora hanno voluto puntare sull’
aspetto conviviale della vendemmia, aprendo ai partecipanti la possibilità di prendere parte al classico pranzo di lavoro dei vendemmiatori.
Il Friuli Venezia Giulia, tramite PromoTurismoFVG e il coordinamento regionale dell’Associazione nazionale Città del Vino, è stata la prima regione d’Italia ad aver firmato nel 2023 un protocollo d’intesa per promuovere il valore dell’esperienza della vendemmia turistico-didattica per incrementare l’offerta turistica del territorio.
Per partecipare è possibile prenotare direttamente nelle cantine coinvolte sul sito www.turismofvg.it/it/vendemmia-turistica-didattica.

Le aziende coinvolte

Colutta – Manzano (Udine)
La cantina della Doc Friuli Colli Orientali propone un’esperienza di vendemmia da condividere con la famiglia o gli amici: dalla fase di raccolta delle uve si arriva alla merenda conviviale per festeggiare la giornata di lavoro.
https://www.turismofvg.it/it/visite-guidate-escursioni/colutta-wines-vendemmia-turistica-didattica

Conte d’Attimis-Maniago – Buttrio (Udine)
Dal 28 agosto nella cantina centenaria della famiglia d’Attimis-Maniago nella Doc Friuli Colli Orientali ci si potrà addentrare in ogni fase della vendemmia, per poi degustare i vini nella cantina sotterranea cinquecentesca.
https://www.turismofvg.it/it/scopri-e-prenota-le-esperienze/vendemmia-nel-vigneto-di-conte-d-attimis-maniago-una-cantina-centenaria

Le Due Torri – Tricesimo (Udine)
Durante questa esperienza di vendemmia si potranno approfondire le conoscenze sulla parte agronomica ed enologica della vinificazione. A conclusione della giornata sarà possibile cenare nell’agriturismo della cantina.
https://leduetorrivini.it/visite-in-cantina/vendemmia-didattica

Elio Vini – Cividale del Friuli (Udine)
A due passi da Cividale del Friuli, in questa cantina a conduzione familiare si curano meticolosamente tutti gli step dal grappolo alla bottiglia: grazie alla vendemmia turistico-didattica si potrà affiancare il produttore in uno dei momenti cruciali della produzione.
https://www.turismofvg.it/it/scopri-e-prenota-le-esperienze/vendemmia-turistica-a-due-passi-da-cividale-del-friuli

Gelindo dei Magredi – Vivaro (Pordenone)
Gelindo dei Magredi propone un’esperienza di vendemmia adatta a tutta la famiglia: i partecipanti raccolgono l’uva a mano, visitano la cantina e scoprono le fasi della vinificazione con i produttori. L’attività si conclude con una degustazione di vini e prodotti tipici dell’azienda agricola.
https://www.turismofvg.it/it/scopri-tutte-le-attivita/vendemmia-da-gelindo-dei-magredi

Gradis’ciutta – San Floriano del Collio (Gorizia)
La cantina Gradis’ciutta, nella Doc Collio, offre l’“Esperienza Vendemmia in Collio”, attiva dall’8 settembre. Una full immersion tra i vigneti storici del Collio, con raccolta manuale dell’uva e approfondimenti sul terroir dell’area e sulla lavorazione biologica.
https://www.turismofvg.it/it/scopri-e-prenota-le-esperienze/gradis-ciutta-vendemmia-experience-in-collio

Orzaia – Fontanafredda (Pordenone)
Il 7 settembre la cantina della Doc Friuli Grave propone una giornata dedicata alle famiglie con momenti di raccolta delle uve, pigiatura a piedi nudi dei grappoli, passeggiate con gli alpaca e wine truck.
https://www.turismofvg.it/it/scopri-tutte-le-attivita/vendemmia-didattica-cantina-orzaia

Tonutti – Adegliacco (Udine)
Dall’8 di settembre si potrà prendere parte alla raccolta dell’uva e osservare le fasi di lavorazione in cantina. La giornata si concluderà con un pranzo conviviale insieme ai vendemmiatori.
https://www.turismofvg.it/it/attivita-con-guida/vendemmia-turistico-didattica

La Viarte – Prepotto (Udine)
In una posizione incantevole a Prepotto, sulle colline dei Colli Orientali del Friuli. si potrà partecipare alla vendemmia e alle fasi iniziali della vinificazione insieme ai vignaioli della cantina. A seguire ci sarà il momento di degustazione dei vini aziendali.
https://www.turismofvg.it/it/scopri-e-prenota-le-esperienze/vendemmia-turistica-a-la-viarte-vivi-la-magia-tra-i-filari-di-prepotto

 

Notte di San Lorenzo. 6 bollicine per 6 desideri

Notte di San Lorenzo. 6 bollicine per 6 desideri

Sei etichette per festeggiare la magica notte di San Lorenzo ed esprimere tutti i desideri.
La Notte di San Lorenzo è un momento magico in cui il cielo si trasforma in un vero spettacolo di luci e ogni stella cadente porta con sé un desiderio, un piccolo frammento di sogno che potrebbe avverarsi. Una serata magica in cui volgere lo sguardo verso l’infinito e sognare, e quale miglior modo di brindare in questa notte incantata se non con delle bollicine?
Così, mentre state con il naso all’insù vi consigliamo 6 etichette, speciali e uniche come i vostri desideri: d’amore, di successo, di serenità, di indipendenza, di famiglia o di cambiare vita.


Arnaldo Caprai. Metodo Classico Brut 

Da un blend di Pinot Nero e Chardonnay nasce il Metodo Classico Arnaldo Caprai, uno spumante dal carattere moderno frutto di un progetto che l’azienda Arnaldo Caprai porta avanti per valorizzare la dorsale appenninica tra Umbria e Marche a quota 500-800 metri slm.
In queste bollicine da Pinot Nero e Chardonnay, che restano ad affinare sui lievi almeno 20 mesi, si sente tutta la freschezza dell’Appennino.

Giallo paglierino acceso, con un perlage fine e persistente, nel calice sprigiona aromi di bouquet fresco, note fruttate di mela ma anche di fiori bianchi e di lievito per un sorso armonico ed equilibrato. Una bollicina umbra gradevolissima in estate come aperitivo e con antipasti di mare delicati; accompagna in modo splendido i primi piatti con crostacei e frutti di mare, salumi leggeri e formaggi freschi, secondi di pesce pregiato piatti della cucina vegetariana e orientale.
Prezzo al pubblico: 20 euro


Branchini 1858. 1858 Brut Metodo Classico

Brioso, e quindi perfetto per l’estate, è il 1858 Brut di Branchini 1858. Branchini è stata la prima cantina a spumantizzare l’Albana – vitigno autoctono della Romagna – proponendolo in una chiave inedita: è nato così questo Metodo Classico, Albana al 100%, che affina per 36 mesi sui lieviti e il cui remuage avviene rigorosamente a mano.
Color giallo paglierino brillante, con perlage vivace, fine e persistente. Al naso è delicato ed elegante, punteggiato di note floreali di caprifoglio e camomilla, arricchite da fragranti note di brioche e bignè oltre a un tocco di erbe di campo leggermente aromatiche.
Al sorso freschezza e acidità sono le caratteristiche peculiari di questa bollicina dal finale leggermente amaricante.

Perfetto a tutto pasto abbinato a piatti di pesce ma anche con le fritture, con i salumi tipici della Romagna e con formaggi freschi ed erborinati; da provare con il sushi.
Prezzo al pubblico: da 15 euro

Buglioni. Lo Spudorato Brut

Fresco, floreale e irresistibilmente disinvolto, Lo Spudorato è uno spumante che si prende la scena con allegria e disinvoltura, è orgoglioso della sua effervescenza.
E a tratti un po’ sfacciato anche di fronte a bollicine più conosciute, da qui deriva il suo nome. Garganega e Durella, vendemmiate a mano a settembre, danno vita a un Metodo Martinotti fresco, cremoso, vivace, che sa mettere d’accordo eleganza e immediatezza.
Nel calice profuma di pera, mela verde, fiori di pesco e gelsomino, mentre al sorso sprigiona la freschezza del cedro e una bollicina fine e orgogliosa.
Affinato in cantina per almeno sei mesi. Perfetto per un aperitivo a base di tartine o un crostone alici e burrata oppure in abbinamento a risotti leggeri, carni bianche o pesce alla griglia.

Prezzo al pubblico: 16 euro.


Cantina Valle Isarco. Aristos Zero

Primo e unico esempio italiano di spumantizzazione con doppia fermentazione di Sylvaner, Aristos Zero è nato con l’obiettivo di valorizzare e dare visibilità a uno dei vitigni autoctoni più antichi della Valle Isarco.
Un Metodo Classico Dosaggio Zero ottenuto da uve Sylvaner in purezza che affina per 36 mesi sui lieviti, ed è contraddistinto da rotondità e dolcezza del frutto, grande freschezza e sapidità.

Un Pas Dosé di colore giallo paglierino chiaro con riflessi dorati e un perlage finissimo e persistente con profumi intensi di fiori bianchi freschi, pietra focaia e brioche.
In bocca l’approccio è cremoso e minerale, con una lunghezza elegante e vibrante. Ideale come aperitivo ma anche abbinato ad antipasti, tartare di pesce, crostacei e risotti.

Prezzo al pubblico: 32 euro


Letrari. Trentodoc Brut Riserva

Un Metodo Classico di grande freschezza e intensità aromatica, prodotto con un equilibrato assemblaggio di uve Chardonnay e Pinot Nero.
Un Millesimato che esprime in modo lineare le caratteristiche del terroir di provenienza, con lo Chardonnay che dona eleganza e finezza e il Pinot Nero che contribuisce a conferire struttura e intensità.
Al termine della fermentazione, i vini base vengono assemblati e la seconda fermentazione si svolge in bottiglia secondo il Metodo Classico, con una sosta sui lieviti di almeno 60 mesi.
Alla vista si presenta di un colore dorato con riflessi brillanti, mentre al naso si esprime con un bouquet di aromi eleganti, con note fruttate, sfumature floreali, sentori di crosta di pane e pasticceria, cenni di frutta secca, nocciole tostate e spezie.
Al palato il perlage è molto fine e continuo, ha un attacco fresco e sapido, che si distende cremoso e fruttato, con un finale vibrante e persistente.
Un’eccellenza senza compromessi. Si abbina alla perfezione alle fritture, ai risotti ai frutti di mare, a sushi e sashimi e al pesce crudo in generale, nonché a salumi e formaggi e carni bianche pregiate, accompagnando egregiamente tutto il pasto.

Prezzo al pubblico: 42 euro


Maso Martis. Monsieur Trentodoc Rosé Brut

Un Metodo Classico che va contro i luoghi comuni e ama le sfide: Monsieur Martis ha un nome al maschile ma è un rosé 100% Pinot Meunier, vitigno famoso per dare vita a spumanti delicati, rotondi e più fruttati, con una leggera nota vegetale e un’acidità più marcata.
Il nuovo millesimo, il 2020, ha uno splendido colore rosa con riflessi aranciati, la permanenza sui lieviti di almeno 48 mesi regala struttura, profondità, volume e un perlage cremoso.
Al naso sprigiona un inebriante bouquet di lamponi, piccoli frutti rossi croccanti, ciliegia, arancia amara, toni minerali e un originale tocco speziato.
Sentori che si ritrovano al sorso, dove è sapido, fresco e persistente. Ideale in abbinamento a crudità di pesce, crostacei, salmone o carpaccio di tonno o salumi come Pata Negra.

Prezzo al pubblico: 70 euro


In Campania, nel parco nazionale del Matese si coltiva un  nuovo Presidio Slow Food

In Campania, nel parco nazionale del Matese si coltiva un nuovo Presidio Slow Food

È la sècena, un’antica varietà di segale riscoperta grazie a osterie e trasformatori locali.
La sècena del Matese, l’ultimo Presidio Slow Food in ordine di tempo a venire lanciato, è un’antica varietà di segale coltivata nell’area del massiccio tra la Campania (nelle province di Benevento e Caserta) e il Molise (Campobasso e Isernia), giunta nel sud Italia probabilmente durante le incursioni dei longobardi provenienti dal centro e dal nord dell’Europa.

Sècena del Matese, Archivio Slow Food Campania

Nuova vita per la segale dei Longobardi

«Per secoli la sècena ha costituito uno degli alimenti base delle popolazioni locali, grazie alla possibilità di coltivarla anche ad altitudini notevoli, a 900-1000 metri, dove il grano non poteva crescere» spiega Costantino Leuci, referente Slow Food del Presidio.
«Nel secondo dopoguerra, di pari passo con la maggiore facilità di accesso al grande mercato industriale, i gusti sono cambiati e le farine ritenute più nobili hanno conquistato i palati e i mercati. Il pane nero è stato man mano messo da parte e i terreni abbandonati: chi non li ha convertiti ad altre coltivazioni ha continuato a tenere la segale soltanto per l’alimentazione degli animali». 

Sècena del Matese, Archivio Slow Food Campania

Un patto fra agricoltori custodi, università di Napoli e Slow Food

«Negli ultimi anni, cogliendo le possibilità offerte da un bando del ministero della Cultura, le amministrazioni locali di Castello del Matese e Letino (Caserta) hanno scelto di investire sul recupero della sècena e dei terreni dove un tempo veniva coltivata.
In pochi anni, grazie al lavoro degli ultimi agricoltori custodi rimasti e con la collaborazione dell’università di Napoli Federico II, la superficie seminata è cresciuta e la platea di produttori si è ampliata, arrivando a coinvolgere nove aziende agricole.
«L’obiettivo è stato recuperare la coltivazione per il consumo umano, facendo sì che produttori e trasformatori si avvicinassero.
Con l’aiuto di Slow Food – prosegue Leuci – penso che ci siamo riusciti: abbiamo coinvolto pizzaioli, panificatori, un pastificio e un birraio, tutti interessati a usare la segale nelle loro preparazioni».

Sècena del Matese, Archivio Slow Food Campania

Coltivare in un parco nazionale

L’areale di produzione del Presidio Slow Food della sècena ricade all’interno del Parco nazionale del Matese, un’area protetta riconosciuta ufficialmente lo scorso aprile.
«La zona in cui ci troviamo è particolarmente interessante – sottolinea Leuci –. Ha una ricca fauna, che comprende anche l’aquila reale, e una flora rigogliosa: ampie faggete, distese di querce e prati stabili. E, curiosamente, una piccola piana a circa 900 metri di quota si chiama proprio Sècena, che nella parlata locale significa appunto ‘segale’».
La segale, a seconda dell’altitudine, si semina tra fine settembre e novembre e si raccoglie  nel cuore dell’estate, tra fine giugno e i primi giorni di agosto. «Io ho già raccolto – racconta Patrizia Coluccio, che ha i terreni in pianura –.
L’azienda mia e di mio marito è storicamente più orientata ai legumi, ma da quando si è ricostituito un gruppo di produttori abbiamo iniziato a pensare ai possibili utilizzi e siamo partiti con entusiasmo. Appoggiandoci a un trasformatore artigianale molisano abbiamo fatto una prova di gnocchetti con farina 100% di segale macinata a pietra e il risultato è stato positivo: chi l’ha assaggiata è tornato a comperarne altra.
Ma oltre alla pasta secca si possono fare prodotti da forno e la crusca di segale potrebbe venire usata persino per affinare il formaggio di pecora: le idee non mancano e penso ne svilupperemo altre. Il problema è che, per adesso, la produzione è bassa».
Lo conferma anche 
Roberto Navarra, che insieme alla moglie Lavinia Zanoaga coltiva a quote più alte, sopra i mille metri, e attende ancora di mietere e trebbiare: «Abbiamo iniziato a coltivare la segale due anni fa, utilizzandola per la rotazione dei terreni che destiniamo alle patate. Quest’anno sarà il primo anno che trasformerò il raccolto in farina – ammette – e la richiesta di prodotto da pizzaioli e panifici è alta al punto che non riesco ad accontentare tutti». In autunno destinerà alla segale una superficie tra i due e i tre ettari, facendo i conti con la scarsità di seme: «A ogni raccolto dobbiamo tenerne una quota importante per la semina successiva, per cui aumentare la produzione è un processo lento. Ma i segnali sono ottimi: grazie al lavoro di Slow Food la segale del Matese si sta rivalutando e le possibilità economiche sono molte più di qualche anno fa. Chi trasforma la materia prima, come i ristoratori interessati a proporre pizze e piatti che raccontano il territorio attraverso una materia prima assolutamente locale, ci può aiutare a creare nuove preziose economie di piccola scala, ampliando le fonti di reddito».