Dic 6, 2024 | Enogastronomia
Torna Slow Beans 2024, sabato 7 e domenica 8 dicembre a Mormanno (Cosenza).
Il borgo arroccato sulle montagne nel versante calabrese del Parco Nazionale del Pollino si prepara ad accogliere la rete italiana di produttori di legumi riconosciuti Presidio Slow Food e iscritti all’Arca del Gusto ma anche educatori e cuochi dell’Alleanza Slow Food, agricoltori, esperti e attivisti da Spagna, Scozia, Turchia, Moldavia, Polonia, Germania, Lettonia, Francia e Repubblica Ceca.

Pollino: la terra del fagiolo poverello bianco
Con il passaggio di testimone celebrato a Torino in occasione di Terra Madre 2024, l’evento annuale itinerante della rete leguminosa di Slow Food si sposta da Capannori (Lucca) che ha ospitato l’edizione di ottobre 2023, a Mormanno, patria del fagiolo poverello bianco Presidio Slow Food.
Nuove geografie, stesso filo conduttore: creare sinergie tra produttori, enti locali e cittadinanza per promuovere un modello alimentare sano e sostenibile, in cui i legumi costituiscono l’elemento chiave per il benessere delle persone e dell’ambiente.
Nella cornice del Perciavutti, la storica celebrazione del rito della spillatura del vino nuovo che unisce le comunità del Pollino attorno a sapori autentici e rituali contadini, Slow Beans 2024 è occasione non solo per conoscere e promuovere l’importanza delle leguminose, ma anche per una riflessione condivisa sul giusto valore da dare al cibo: fonte di piacere e condivisione, simbolo di cultura e comunità, ma anche strumento promotore di aggregazione, inclusione e giustizia sociale oltre che economica e ambientale.

Non solo mostra mercato…
«I produttori di legumi della rete Slow Beans preservano e rigenerano suolo e biodiversità, custodiscono ecosistemi e paesaggi agrari, promuovono cultura. Affrontano oggi sfide, come quella climatica, che li rendono protagonisti di scelte tanto difficili quanto virtuose. Soltanto un’azione sistemica può portare efficacemente a sostenere questo modello produttivo, l’unico possibile per la salute delle persone e del pianeta – afferma Roberta Billitteri, vicepresidente di Slow Food Italia -. In questa edizione della manifestazione ribadiamo con forza la necessità di riportare il cibo al centro delle agende politiche, istituzionali e della società civile, attraverso l’incontro e il dialogo tra soggetti e attori diversi, per competenze, capacità e risorse, e interconnessi per un obiettivo comune: uno sviluppo realmente sostenibile, ambientale ma anche, al contempo, economico e sociale».
Al centro della due giorni è la mostra mercato che ospita produttori di legumi da tutta Italia e dall’estero e che domenica si sfidano nella tredicesima edizione delle Fagioliadi, cucinando un piatto a base di legumi che verrà premiato dalla giuria popolare. Sabato, in apertura della manifestazione, una tavola rotonda affronta il tema delle microfiliere come protagoniste del cambiamento per coltivare un futuro possibile, coinvolgendo rappresentanti della rete della Chiocciola, enti locali, divulgatori ed esperti dalle Università di Perugia, Reggio Calabria e Pisa; nel primo pomeriggio i cuochi dell’Alleanza Slow Food Flavia De Marco e Valerio Elefante conducono alla scoperta dei sapori del Pollino in una degustazione a cura della Condotta Slow Food Area Sud Basilicata.
Slow Beans è organizzato da Slow Food Italia, Slow Food Calabria, Slow Food Valle del Mercure Pollino e la Comunità dei produttori del fagiolo poverello bianco Presidio Slow Food con il contributo di Regione Calabria, Calabria straordinaria, ARSAC, Parco Nazionale del Pollino, Gal Pollino Sviluppo, Comune di Mormanno, Comune di Laino Borgo, Comune di Laino Castello.
Dic 5, 2024 | Enogastronomia
Torna dal 25 al 27 aprile 2025 a Cagli (Pesaro Urbino) “Distinti Salumi” la manifestazione realizzata in collaborazione con Slow Food Italia e Slow Food Marche, che celebra la migliore norcineria artigianale italiana.
Una tre giorni di Laboratori del Gusto, incontri, conferenze e un mercato per portare nella cittadina marchigiana i più grandi interpreti dell’artigianato norcino nazionale, i custodi delle razze locali italiane e gli allevatori estensivi e di piccola scala.

L’anteprima lancia l’appello per salvare le razze autoctone
Per presentarla, giovedì 28 novembre, la Città di Cagli, Slow Food Italia e Slow Food Marche hanno organizzato “l’Anteprima Distinti Salumi Preservare biodiversità per un futuro di qualità”: una conferenza con degustazione a cui hanno partecipato norcini e allevatori di razze autoctone italiane.
Tra questi, una rappresentanza dei Presìdi Slow Food, il progetto che in Italia tutela e promuove 40 salumi tradizionali e 4 razze suine autoctone, coinvolgendo oltre un centinaio di norcini e allevatori. La mattinata è cominciata con due incontri formativi sul tema, organizzati per le studentesse e gli studenti dell’IPSSAR “Michelini Tocci” di Piobbico, in collaborazione con l’Alleanza Slow Food dei cuochi, dal titolo Interpretare il territorio, riconoscere la qualità, e dell’Istituto Tecnico Commerciale “G. Celli” di Cagli dal titolo Cosa fa la differenza.
La presentazione è stata anche l’occasione per lanciare l’appello Salviamo le razze suine autoctone italiane, l’allevamento estensivo e di piccola scala. Un patrimonio del nostro Paese rischia di scomparire per sempre che Slow Food Italia indirizza al Commissario Straordinario alla peste suina africana (PSA), Giovanni Filippini, e al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.
Da tre anni la peste suina africana si allarga. Il contagio si diffonde anche negli allevamenti di suini domestici e gli animali macellati si contano ormai a decine e decine di migliaia.
I numeri già di per sé sono impressionanti, ma è in atto anche un dramma che passa totalmente sotto silenzio. Molti piccoli allevamenti estensivi e semi-estensivi sono stati costretti a macellare i loro animali, e altri stanno valutando di chiudere del tutto le loro aziende.
Ma c’è un aspetto grave in questa vicenda: rischiamo di perdere le razze suine autoctone strettamente collegate alle migliori produzioni norcine italiane. Slow Food Italia, con quest’appello, chiede che sia rivolta un’attenzione particolare a coloro che custodiscono biodiversità, adattando le normative e le pratiche di gestione della Peste Suina Africana alle realtà più fragili.

Cagli torna capitale della norcineria dopo 10 anni
Anteprima Distinti Salumi – che ha visto la partecipazione di Giacomo Rossi, consigliere della Regione Marche – accende quindi un riflettore su un tema molto sentito dagli allevatori di razze suine locali e dai norcini italiani che, proprio sulla qualità delle carni, basano il loro mestiere.
L’evento torna a Cagli, dopo 10 anni dall’ultima edizione, nel 2014, per riportare nella cittadina marchigiana spunti di riflessione sul settore della norcineria e dell’allevamento, sulla tutela delle identità locali legate alle tradizioni alimentari, sulla riqualificazione delle aree montane.
Lo fa grazie alla presenza di esperti, ricercatori, istituzioni, allevatori e produttori, in un territorio privilegiato, dove l’allevamento semibrado e al pascolo di suini, ma anche di bovini, ovini ed equini, è una realtà importante.
«Con Anteprima Distinti Salumi si riattiva la collaborazione tra Città di Cagli e Slow Food Italia. Assieme, partendo dalle nostre radici, dai valori più tradizionali della regione, vogliamo riprendere quell’ambizioso cammino di valorizzazione del nostro patrimonio gastronomico. Un patrimonio genuino che rende unici i nostri territori» ha sottolineato Alberto Alessandri, sindaco della Città di Cagli.
«Il patrimonio gastronomico del nostro Paese è fondato sulla sua grande biodiversità: di vegetali e di razze animali allevate, ma anche di saperi, pratiche e competenze, conservati e tramandati per secoli – ha dichiarato Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia -. Saperi che nel tempo si sono adattati e contaminati, preservando una norcineria artigianale frutto del lavoro di tanti piccoli allevamenti estensivi e semi estensivi, in zone dove spesso costituiscono le poche attività produttive possibili. Difficile conservare questa ricchezza senza gli ingredienti che ne garantiscono la qualità, ovvero le decine di razze locali – non solo suine – allevate in contesti naturali, dove gli animali crescono secondo il rispetto dei loro bisogni etologici. Questo patrimonio, alla base della fama internazionale dei salumi italiani, è fortemente a rischio a causa della gestione sanitaria indifferenziata della Peste Suina Africana. Per questo, da Cagli, lanciamo un appello per salvare le ultime razze autoctone suine del nostro paese e per tutelare l’allevamento estensivo, ovvero gli elementi che stanno alla base della fama di cui gode la norcineria italiana in tutto il mondo».
«La ricchezza della norcineria italiana affonda le sue radici nella straordinaria biodiversità del nostro territorio e nei saper fare artigianali profondamente legati alle comunità e ai luoghi che li hanno originati – ha evidenziato Vincenzo Maidani, presidente di Slow Food Marche -. Per preservare questa eredità e mantenerla viva occorre puntare su filiere sostenibili, che valorizzino le razze locali e i processi produttivi di qualità. Ma questo non basta. È cruciale costruire reti solide tra produttori, allevatori e trasformatori, favorendo un sistema collaborativo che possa far emergere il valore presente nei territori storicamente legati a queste pratiche. Al contempo, dobbiamo consentire a tutti l’accesso a percorsi che educhino al gusto e che consentano ai consumatori di fare scelte consapevoli, aiutandoli a riconoscere la qualità e a prediligere prodotti che rispettano il gusto, la salute, l’ambiente e il lavoro di chi, con passione custodisce questi paesaggi».
Dic 4, 2024 | Enogastronomia
Sono state premiate a Perugia, presso il Complesso Monumentale di San Pietro, le vincitrici della IV edizione di “Extra Cuoca. Il talento delle donne per l’olio extra vergine”, il concorso nazionale dedicato alle cuoche professioniste, promosso dal Comitato di Coordinamento del Premio Ercole Olivario e dall’Associazione Nazionale Donne dell’Olio APS, in partnership con Lady Chef (Dipartimento femminile della FIC – Federazione Italiana Cuochi) e con il programma televisivo Agrisapori.
Il Molise pigliatutto domina in ogni categoria piazzando le sue lady chef in tutte le categorie in gara, menzione speciale compresa. Ottima performance anche per il vicino Abruzzo. Ma vediamo i dettagli

2° classificata Antipasti – Joayda Herrera Cepeda_Molise
Abruzzo e Molise dominano negli antipasti
Sono otto le professioniste della ristorazione premiate per le quattro categorie in gara, oltre a due menzioni speciali, scelte tra le 28 finaliste che si sono messe in gioco in una sfida finale appassionante, svoltasi presso l’Università dei Sapori di Perugia, preparando davanti ai commissari di cucina Giancarlo Passeri e Giuseppina Mariotti le loro ricette, in cui hanno utilizzato uno degli oli e.v.o. finalisti al concorso nazionale Ercole Olivario ed alla Goccia d’Ercole 2024, e che sono state poi sottoposte al giudizio della giuria nazionale presieduta da Giorgio Donegani e formata dai giurati Alessandra Baruzzi, Gianna Fanfano, Albarosa Zoffoli e Antonietta Mazzeo.
Categoria Antipasti e altre preparazioni
1° classificata – Giglate Chanel Ngoma Loussangui di Francavilla al Mare (Pe), Abruzzo, con l’antipasto “Salmone con cetriolo compresso, salsa yogurt e polvere di limone” per cui ha utilizzato l’olio dell’Azienda Sandro Di Giacomo – DOP Aprutino Pescarese;
2° classificata – Joayda Herrera Cepeda di Campobasso, Molise, con l’antipasto “La campagna a tavola” per cui ha utilizzato l’olio dell’Azienda Marina Colonna – Molensis;

1° classificata Primi_ N. Trabucco, Abruzzo
Sul podio dei primi piatti ancora Abruzzo e Molise
Categoria Primi Piatti
1° classificata – Nanda Trabucco di Montesilvano (Pe), Abruzzo, con il primo piatto “Trilogia di ceci, bisque e sagne al profumo di mare” per cui ha utilizzato l’olio dell’Azienda Sandro Di Giacomo – DOP Aprutino Pescarese;
2° classificata – Soccorsa Tomasone di Termoli (Cb), Molise, con il primo piatto “Come può uno scoglio” per cui ha utilizzato l’olio dell’Azienda Marina Colonna – Molensis;

1° classificata Secondi piatti_Ernesta Vassolo Molise
Oro e argento nei secondi piatti per Molise e Umbria
Categoria Secondi Piatti
1° classificata – Ernesta Vassolo di Chiauci (Is), Molise, con il secondo piatto “Baccalà Molensis” per cui ha utilizzato l’olio dell’Azienda Marina Colonna – Molensis;
2° classificata – Mariagrazia Di Bello di Terni, Umbria, con il secondo piatto “Calamaro Quinta Luna” per cui ha utilizzato l’olio del Frantoio Gaudenzi – Quinta Luna;

1° classificata Dolci_Andrea Soledad Lopez, Molise
Nei dolci trionfano Molise e Piemonte
Categoria Dolci
Due sono le cuoche prime classificate pari merito:
Andrea Soledad Lopez di Fornelli (Is), Molise, con il dolce “Exotic Sunny Oil” per cui ha utilizzato l’olio Evo dell’Azienda Marina Colonna;
Ionela Monteanu di Pessinetto (To), Piemonte, con il dolce “Albero della vita (cheesecake all’olio extravergine d’oliva e pistacchio)” per cui ha utilizzato l’Olio Extra Vergine di oliva dell’Azienda agraria Viola – Colleruita Dop Umbria Colli Assisi – Spoleto.

Menzione Speciale a Lidia Lutan, Molise
Menzioni speciali per Molise e Lazio
Due le Menzioni Speciali assegnate a Lidia Lutan di Termoli (Cb), Molise, con il dolce “Un dolce un po’ salato” per cui ha utilizzato l’olio dell’Azienda Marina Colonna – Molensis; e Rosa Nutolo di Fondi (Lt), Lazio, con il primo piatto “Tagliolino al pesto verde mare” per cui ha utilizzato l’olio dell’Azienda Agricola Cosmo Di Russo – Verde Mare.
Dic 4, 2024 | Enogastronomia
Con l’arrivo della stagione natalizia, è tempo di scegliere come rendere le tavole delle feste ancora più accoglienti e speciali.
I vini del Monferrato, tra cui spicca la Barbera, sono la scelta ideale per le grandi occasioni: una varietà di vitigno autoctono del Piemonte, che rappresenta perfettamente l’essenza della tradizione enologica di questa regione.

L’essenza del Piemonte nel bicchiere
Caratterizzata da un colore rosso intenso e da un profilo aromatico ricco, la Barbera è la scelta ideale per rendere indimenticabili le festività: un vino versatile, capace di aggiungere un tocco di eleganza e di esaltare i sapori della cucina italiana.
“Il Natale è un momento di convivialità e di buon cibo. La Barbera si presta perfettamente a rappresentare il calore e la generosità di queste feste, regalando a chi la assapora un viaggio sensoriale unico” afferma Vitaliano Maccario, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, sottolineando come questo vino riesca a essere, allo stesso tempo, una scelta per i momenti in famiglia e una selezione raffinata per le serate più importanti.
Portare in tavola la Barbera significa celebrare il gusto e la tradizione enologica piemontese, perfetti per accompagnare ogni portata e rendere indimenticabili le occasioni di incontro e condivisione che caratterizzano il Natale.
Questo vitigno autoctono, che prospera nelle dolci colline del Monferrato, è noto per la sua capacità di esprimere un’ampia gamma di aromi, con note che spaziano dal fruttato maturo al delicatamente speziato, un profilo che ben si abbina ai piatti ricchi delle festività.
La Barbera è un vino che si distingue per la sua struttura robusta e il gusto avvolgente, che ne fanno un abbinamento ideale per i piatti ricchi e gustosi tipici della tradizione. Grazie alla sua struttura robusta e al sapore pieno, la Barbera è il vino ideale per esaltare antipasti sfiziosi a base di formaggi e salumi, così come per accompagnare primi piatti con sughi saporiti e secondi a base di arrosti o carni in umido. La sua acidità bilanciata permette a questo vino di completare ogni portata, donando un piacevole contrasto che valorizza anche i sapori più intensi.
Che si tratti di una cena elegante o di un pranzo informale, la Barbera sarà la scelta perfetta per esaltare ogni piatto e creare un’atmosfera di festa.

Il Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato
Il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, fondato nel 1946, ha il compito di tutelare e promuovere le sue denominazioni per garantire la loro diffusione e la loro immagine sui mercati nazionali e internazionali, anche attraverso appositi marchi distintivi. Attualmente il Consorzio conta più di 410 aziende associate e 14 denominazione tutelate.
Dic 2, 2024 | Enogastronomia
Al via la grande stagione degli sport invernali e per gli amanti della neve l’Italia è una delle mete più ambite grazie alla varietà e alla qualità delle sue località sciistiche.
Le Alpi e gli Appennini offrono paesaggi mozzafiato, piste ben curate e un’accoglienza unica.
Ecco una guida alle migliori destinazioni per una vacanza sulla neve, con caratteristiche, sport praticabili e curiosità.
Cortina d’Ampezzo (Veneto)
Conosciuta per la mondanità, fa parte del comprensorio Dolomiti Superski, uno dei più grandi al mondo. Qui si possono praticare lo sci alpino, snowboard, sci di fondo, fare ciaspolate e freeride.
Una capitale mondiale dello sci che nel 2026 ospiterà Ospiterà i Giochi Olimpici Invernali. È anche famosa per lo shopping di lusso e gli après-ski glamour.

Livigno. Foto di Stevan Aksentijevic da Pixabay
Livigno (Lombardia)
Conosciuta come il “Piccolo Tibet” italiano per la sua altitudine e il clima rigido, offre agli appassionati oltre 115 km di piste. Si può praticare: sci alpino, snowboard, sci di fondo, fat bike sulla neve, kite snow.
Livigno è molto popolare per esser3e una zona duty-free, caratteristica che la rende ideale e molto ambita anche per lo shopping.
Madonna di Campiglio (Trentino-Alto Adige)
Immersa nel Parco Naturale Adamello Brenta, è una delle mete più eleganti delle Alpi italiane coni suoi oltre 150 km di piste collegate con Pinzolo e Folgarida-Marilleva dove si può praticare sci alpino, sci di fondo, slittino, freeride, arrampicata su ghiaccio.
Madonna di Campiglio è famosa per la tradizionale “24 Ore di Madonna di Campiglio”, una affascinante gara notturna di sci.
Bormio (Lombardia)
Conosciuta per le sue piste impegnative, tra cui la celebre Stelvio, che ospita le gare di Coppa del Mondo di sci, è anche famosa per le sue terme naturali. Qui si può praticare:sci alpino, sci di fondo, pattinaggio sul ghiaccio, ciaspolate. Una curiosità, le terme di Bormio sono attive fin dai tempi degli antichi Romani.

Val Gardena. Foto di Fabio Disconzi da Pixabay
Val Gardena (Trentino-Alto Adige)
Siamo nel cuore delle Dolomiti, con panorami spettacolari e l’accesso al celebre giro della Sella Ronda, un percorso sciistico unico. Si pratica sci alpino, snowboard, sci di fondo e parapendio sulla neve.
La Val Gardena è famosa per la scultura in legno, una tradizione artigianale che risale al XVII secolo.
Courmayeur (Valle d’Aosta)
Situata ai piedi del Monte Bianco, offre piste ben curate e scenari mozzafiato. È ideale per chi cerca un mix di sport e relax. Qu si pratica sci alpino, sci alpinismo, freeride, ciaspolate, eliski.
Courmayeur è famosa per la sua Skyway Monte Bianco, una funivia panoramica che arriva a 3.466 metri di altitudine.
Sestriere (Piemonte)
Parte del comprensorio della Via Lattea, offre oltre 400 km di piste che collegano diverse località alpine. Qu si pratica sci alpino, snowboard, sci di fondo, ciaspolate.
Sestriere è stata una delle sedi principali durante i Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006.

Alpe di Siusi. Foto di Andreas da Pixabay
Alpe di Siusi (Trentino-Alto Adige)
Situata sull’altopiano più grande d’Europa, è una meta ideale per famiglie e principianti dove si praticano sci alpino, sci di fondo, slittino, escursioni invernali.Le piste sono perfettamente integrate con il paesaggio, rispettando l’ambiente naturale.
Roccaraso (Abruzzo)
È la località sciistica più grande dell’Italia centrale, parte del comprensorio dell’Alto Sangro con oltre 130 km di piste. Qui si pratica sci alpino, snowboard, sci di fondo, snow tubing.
Roccaraso è famosa per la l’ospitalità e per il suo teatro all’aperto sulla neve durante la stagione invernale.
Etna (Sicilia)
Sciare su un vulcano attivo è un’esperienza unica al mondo, anche perché offre piste con una vista spettacolare sul mare. Qui si pratica sci alpino, snowboard, escursioni con le ciaspole.
L’Etna è patrimonio dell’Unesco e una delle poche località al mondo dove è possibile passare dalla neve alla spiaggia nello stesso giorno.
Nov 29, 2024 | Enogastronomia
Stappare una birra, nei giorni di Natale e persino a San Silvestro, è una nuova tendenza dei giovani tra Millennial e Generazione Z. Però: sceglietela bene, con l’abbinamento giusto. Ecco un piccolo vadamecum del pairing ideale coi piatti delle feste, pescando tra le birre di 32 Via dei Birrai
Birra sotto l’albero di Natale
“La birra e gli italiani: è amore anche a Natale”, titolava un paio di anni fa un importante quotidiano nazionale, delineando prospettive fin troppo ottimistiche, perché il nostro è in realtà – inutile nasconderlo – un Paese di storica tradizione enoica, oltretutto le festività sono momenti in cui ci si rifà volentieri a una ritualità ripetitiva persino più che in ogni altro giorno dell’anno, insomma c’è sempre poca sperimentazione sotto l’albero.
Eppure le cose stanno cambiando, il consumo di birra anche durante le festività natalizie risulta sempre più importante, a trainare questo nuovo fenomeno sono soprattutto i giovani, ossia Millennial e Generazione Z.
Birra quindi sotto l’albero. Ma quale birra? La domanda non appaia peregrina: la birra di qualità è sempre buona; ma – come il vino – può essere esaltata ulteriormente dal giusto abbinamento, che a sua volta esalta il piatto delle feste. Perché, ovvio, è sempre bene gustare al meglio le cose; ma è anche meglio farlo in quel momento canonico dell’anno che rimarrà nella memoria.
Ecco quindi una rapida guida all’abbinamento perfetto cibo-birra declinato sui piatti delle festività natalizie. Abbiamo pescato dalla vasta e sfaccettata cantinetta di 32 Via dei Birrai, il birrificio artigianale nato nel 2006 in Veneto per volere di tre amici, Loreno Michielin, Fabiano Toffoli e Alessandro Zilli, che decisero di unire forze, ingegni imprenditoriali e passione per la natura scegliendo di andare controcorrente, ossia di proporre birre italiane di altissimo profilo e con filiera basata su logiche ecocompatibili.

Piatti a base di pesce
Siamo alla vigilia di Natale, la tradizione vuole che a predominare nel menu siano i piatti a base di pesce, che in realtà poi esondano anche negli antipasti natalizi veri e propri, e anche a San Silvestro, certo. Ma quali birre abbinare a tali manicaretti?
La risposta più ovvia – le birre chiare! – è anche la più corretta. Fabiano Toffoli è il mastro birraio di 32 e ci spiega: «Per il pairing perfetto, non ci interessa tanto quale sia il pesce, quanto quali siano le salse», ovvero conta la “densità gustativa” della ricetta che andremo ad addentare. E quindi: con una salsa leggera e un pesce delicato, l’ideale è una birra chiara, come la Curmi di 32 Via dei Birrai, una birra bianca (5,8°) profumata, rinfrescante, con un po’ di corpo, stilisticamente vicina alle “bianche” belghe. «È tradizione nel Nord Europa sorseggiare una birra bianca coi piatti di pesce delle feste.
Pensiamo a una sogliola alla mugnaia o alle cozze alla marinara: la Curmi è perfetta, con note di orzo e farro, coriandolo e scorza d’arancia».
Se invece prevedete piatti di pesce crudo, carpacci di mare, molluschi nature o crostacei ugualmente al naturale (in primis: scampi), si può accompagnare con la stessa Curmi oppure dare una sferzata con la Nebra (ambrata con un aroma floreale intenso accompagnato da note di caramello, dolce e molto piacevole), adatta anche a piatti di pesce o pietanze che prevedano il curry. È un’eccezione alla regola che suggerisce invece – per le preparazioni di mare speziate, colorate, “etniche” – che la scelta piuttosto cada sulla Tre+due, birra leggera (3.2°) e profumatissima, fruttata, appunto speziata e secca, beverina ma con personalità.

Piatti a base di carne
Siamo al pranzo del 25 dicembre, il menu prevede ad esempio i tortellini in brodo di carne, poi la faraona oppure il cappone ripieni, comunque piatti terragni e “caldi” come dev’essere l’atmosfera natalizia. Quale birra si presta di più all’abbinamento?
Toffoli: «Andiamo certamente sull’Audace, perché non è troppo dolce e quindi stucchevole, gli italiani in genere non amano molto l’amaro nella birra». È una birra forte (8,4°), chiara, stilisticamente vicina alle tripel belghe, dona aromi intensi di frutta, spezie e fiori; risulta perfetta con le carni bianche, specie quando non accompagnate da salse troppo corpose. E invece, per un piatto più intenso?
Meglio andare in concordanza (note aromatiche simili che si integrano, in un unico contesto gustativo) o in contrapposizione (note diverse per smussare certe intensità del piatto e regalare un nuovo equilibrio alle papille gustative)? Quelli di 32 Via dei Birrai hanno le idee chiare: «Serve qualcosa che abbia struttura, che introduca anche l’amaro per pulire il palato»: insomma l’Admiral, una rossa “all’inglese” con nuances di caramello e di tostato che fanno da assonanza e contrasto insieme, «al naso emergono il fieno e l’erbaceo, oltre ai frutti di bosco e alla marmellata», siamo quasi nel mondo dei vini rossi con, in più, una nota amarostica lieve. Birra di personalità, che regge l’abbinamento.

Panettone o Pandoro
Siamo a fine pasto, arrivano panettone o pandoro. L’abbinamento con la birra sembrerebbe forzato, ma Toffoli non è di questo parere: «Coi dolci delle feste, un sommelier classico suggerirebbe vini dolci e alcolici, che tradotto nel mondo brassicolo di 32 Via dei Birrai porterebbe a stappare Nebra, Atra o Nectar, che sono invero un’ottima opzione». Ma lui ne suggerisce un’altra, più sfiziosa: «Non amo l’idea di “zucchero su zucchero”, quindi preferisco una birra secca», ecco allora l’Audace, che apporta aromi speziati, complessi, floreali, fruttati, ma è priva di un importante residuo zuccherino, così da evitare appunto questo “zucchero su zucchero” che, tra l’altro, fa esplodere la glicemia».

Il brindisi
Dunque birre – nello specifico le birre di 32 Via dei Birrai – per ogni occasione durante le feste. In realtà manca ancora un momento, che è peraltro decisivo, diciamo così: esiste una birra perfetta anche per il brindisi di mezzanotte, a San Silvestro?
Toffoli indica due strade: «Se siete affezionati a uno spumante per Capodanno, stappate pure quello. Ma magari preparate il brindisi, nell’euforia dell’attesa, con Ambita, la nostra birra più versatile, prodotta con 100% di materia prima italiana, dal profilo aromatico non impegnativo.
È un poco maltata, appena amara, perfetta per l’aperitivo del 31 dicembre» e di ogni altro giorno dell’anno. Invece, se cercate proprio una birra adatta ai festeggiamenti per il 2025, la scelta non può che ricadere su Audace, birra di buon tenore alcolico (8,4 gradi), secca, non maltata, non particolarmente dolce. È l’alternativa vincente anche per augurarsi un nuovo anno diverso e migliore: perché è nelle sfide che si esprime il cambiamento»,