Apr 20, 2026 | Enogastronomia
Torniamo a parlare di vini dolci che, in ogni zona d’Italia hanno lo stesso comun denominatore: essere una fetta piccolissima della produzione ma con un anima territoriale definita.
Quando si parla di vino sardo, il pensiero corre veloce ai rossi strutturati, al sole, alla macchia mediterranea. Ma c’è una versione più lenta, più concentrata, quasi intima, che racconta l’isola in modo diverso.
È il Cannonau di Sardegna Passito doc: un vino che non si limita a essere dolce, ma costruisce un’esperienza.

Un vino che nasce dal tempo
Il Cannonau Passito parte dallo stesso vitigno simbolo dell’isola, ma cambia completamente ritmo. Le uve vengono lasciate appassire, concentrando zuccheri, aromi e struttura.
Il risultato è un vino più denso, profondo, con note che vanno ben oltre la semplice dolcezza: frutta matura, spezie, sfumature quasi balsamiche.
È un processo che richiede attenzione e pazienza — e si sente.
Un sorso che racconta la Sardegna più autentica
Il Cannonau di Sardegna Passito Doc non è un vino “facile”. Non si beve distrattamente. È uno di quei vini da fine giornata, da conversazione lenta, da abbinamenti scelti con cura.
Perfetto con formaggi stagionati e sapidi, dolci secchi della tradizione sarda oppure da solo, come vino da meditazione

Dove nasce davvero
Il Cannonau è diffuso in tutta la Sardegna, ma le versioni passite raccontano spesso territori più interni, meno battuti dal turismo di massa.
Qui il paesaggio cambia: meno spiagge iconiche, più colline, vigneti, silenzi. È una Sardegna diversa, più autentica e meno raccontata.
Perché scoprirlo oggi
In un momento in cui cresce l’interesse per vini identitari e produzioni di nicchia, il Cannonau Passito rappresenta una scelta controcorrente. Non è il vino più famoso dell’isola, ma è forse uno dei più profondi.
Apr 19, 2026 | Enogastronomia
In Molise ciò che colpisce è l’assetto territoriale rimasto ancora ai Tratturi che dettarono per millenni addietro la legge del movimento e dell’insediamento.
I Tratturi sono le “autostrade del passato” e segni di un paesaggio tipico, costellato di paesini, borghi antichi, di casolari e di riserve naturali.
“Molti uomini hanno fatto il cammino che noi facciamo: la nostra orma si perde, ma la strada rimane”. È l’iscrizione pastorale posta all’inizio del Tratturo Pescasseroli-Candela, uno dei cinque Tratturi principali, detti Regi Tratturi che attraversano il Molise, una vera e propria rete viaria, insieme al Celano-Foggia, Castel di Sangro-Lucera, L’Aquila-Foggia, Centurelle-Montesecco.

Roccamandulfi
Un viaggio nell’Italia più profonda
È un viaggio nel territorio, nelle tradizioni, nella cultura e nella religiosità delle genti Molisane che da sempre hanno legato la loro vita alla pastorizia transumante, sulle orme dei pastori che ogni anno partivano dall’Appennino per portare le greggi a passare l’inverno nel clima più mite del Tavoliere delle Puglie.
Sui Tratturi non sono transitate solo le greggi, ma anche e soprattutto uomini, ognuno con il proprio bagaglio di esperienze: crociati, soldati, imperatori, mercanti, medici, architetti, pastori. E fu proprio sulla confluenza delle reti tratturali che sorsero molti centri Molisani.
Il sistema dei Tratturi può essere definito come una rete di ampie strade erbose che collegavano il Tavoliere delle Puglie ai pascoli degli Appennini circostanti.
I Tratturi sono stati definiti anche come “le antiche vie della lana”, in effetti era la lana il prodotto più importante dell’allevamento ovino e soprattutto sulla lana si reggeva il sistema economico della pastorizia transumante che riuniva in un’unica macroregione le cinque regioni interessate (Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Campania). I Tratturi costituivano la struttura di questo sistema. Le “vie della lana” diventarono anche vie del commercio, degli eserciti, dei Pellegrinaggi Cristiani, della cultura.
Apr 18, 2026 | Enogastronomia
In Italia i castelli non sono solo pietre antiche messe una sull’altra. Sono storie, paesaggi, potere, vite passate — e, ancora oggi, un certo tipo di magia difficile da spiegare.
Dalle fortezze tra le Alpi ai manieri nascosti nelle pianure, fino alle rocche che si affacciano sul mare o si arrampicano sugli Appennini, queste costruzioni hanno fatto molto più che difendere territori: hanno deciso rotte, segnato confini, costruito identità. E sì, inutile girarci intorno: continuano a esercitare un fascino incredibile.

Perché i borghi con castello ci prendono così tanto
Non è solo questione di estetica (anche se, ammettiamolo, l’impatto visivo è pazzesco). È l’insieme: vicoli in pietra, case antiche, piazze silenziose e poi lui, il castello, che domina tutto. Non come un dettaglio, ma come il cuore del borgo.
In molti casi è proprio la rocca a definire l’identità del luogo.
Succede spesso nei borghi medievali del Centro e Nord Italia, dove il castello non è solo un monumento: è presenza. E poi ci sono i luoghi che fanno un salto in più.

Rocca Calascio: il castello più bello (secondo il mondo)
Sì, perché tra tutti ce n’è uno che gioca in un’altra categoria. Rocca Calascio è stato inserito da National Geographic tra i 15 castelli più belli del mondo.
Non d’Italia. Del mondo. E quando arrivi, capisci subito perché.
Siamo in Abruzzo, in provincia dell’Aquila. Ma più che una destinazione, sembra una scena.
La rocca si trova a circa 1.460 metri di altitudine, sospesa tra cielo e terra, circondata da uno dei paesaggi più spettacolari dell’Appennino: Gran Sasso, Campo Imperatore, Maiella, Sirente-Velino.
Qui il panorama non è uno sfondo. È parte dell’esperienza.
Anche il FAI la descrive come una delle vedute più suggestive d’Italia — e non è difficile crederlo.
C’è un dettaglio che cambia tutto: Rocca Calascio è anche uno dei castelli più alti d’Italia. Il risultato?
Un luogo che non è solo scenografico, ma quasi surreale. Vento, silenzio, luce netta. Qui la bellezza non è addomesticata.

Perché andarci (davvero)
Se ami i castelli, questo è un punto fermo.
Ma anche se non sei un appassionato, Rocca Calascio è uno di quei posti che funzionano comunque. Perché non è solo storia. È atmosfera. È uno di quei luoghi da attraversare lentamente, senza programma rigido, lasciando che sia il paesaggio a guidarti.
In un Paese pieno di meraviglie, Rocca Calascio riesce ancora a sorprendere.
Forse perché è isolata. Forse perché è estrema. Forse perché sembra rimasta fuori dal tempo. O forse perché, ogni tanto, l’Italia riesce ancora a stupire senza fare troppo rumore.
Apr 17, 2026 | Enogastronomia
Malpighi l’antica acetaia modenese conquista i massimi riconoscimenti “Gran Oro” e “Oro” al VINAVIN, concorso sui migliori aceti di qualità prodotti a livello internazionale che si tiene tutti gli anni a Córdoba, Andalusia, confermandosi ambasciatrice dell’eccellenza italiana nel mondo.
Premiato l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP Extra Vecchio, con caratteristiche di invecchiamento di oltre 25 anni.

Un’eccellenza italiana sul tetto del mondo
L’eccellenza dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop continua a scalare le vette della gastronomia mondiale.
Acetaia Malpighi, antica acetaia di Modena con oltre 175 anni di storia alle spalle, ha ricevuto due importanti riconoscimenti in occasione dell’VIII Concurso Internacional de Vinagres de Calidad VINAVIN – Diputación de Córdoba (http://vinavin.es/) organizzato dall’associazione VINAVIN con il supporto dell’amministrazione provinciale (Diputación de Córdoba) a Córdoba, in Andalusia (Spagna). In un contesto che ha visto sfidarsi i migliori produttori globali, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP Extra Vecchio della maison Acetaia Malpighi è stato premiato con la Medaglia d’Oro e con il riconoscimento Gran Oro, assegnato al miglior prodotto.

La felicità del patron Massimo Malpighi
Un’onorificenza che riconosce il valore di un percorso costruito nel tempo. “Portare il nome di Modena sul gradino più alto di un podio internazionale come quello di VINAVIN non è solo un successo aziendale – afferma il cav. Massimo Malpighi, presidente della maison – ma un tributo alla nostra terra e alla cultura del saper fare che custodiamo con amore.”

Un concorso mondiale
Il concorso internazionale Concurso Internacional de Vinagres de Calidad VINAVIN – Diputación de Córdoba rappresenta un appuntamento di riferimento per il settore, dedicato alla valutazione e al riconoscimento dei migliori aceti di qualità prodotti a livello internazionale per riconoscerne qualità, diversità ed eccellenza, oltre a promuoverne la conoscenza e la diffusione tra professionisti e consumatori.
Il Concurso Internacional de Vinagres de Calidad VINAVIN è uno dei principali concorsi al mondo dedicati alla qualità degli aceti, con un’attenzione particolare alle produzioni artigianali e tradizionali.
Gli aceti in gara vengono analizzati da una giuria di esperti attraverso degustazioni alla cieca. I criteri di valutazione includono: profilo aromatico, equilibrio gustativo, complessità e qualità complessiva.
Questo importante riconoscimento si aggiunge al già ricco palmarès dell’azienda, che dal 1989 (1° cucchiaino d’oro al Palio di San Giovanni) ad oggi ha collezionato oltre 40 prestigiosi riconoscimenti internazionali, confermandosi punto di riferimento mondiale per la qualità e l’innovazione nel settore dell’Aceto Balsamico.
L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP Extra Vecchio Malpighi premiato ha caratteristiche di invecchiamento di oltre 25 anni, si caratterizza per la densità elevata, il profumo intenso e persistente, un sapore pienamente armonico e maturo.

Focus su Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop: il tempo come ingrediente segreto
Non è un semplice condimento. È attesa, trasformazione, memoria.
L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP è uno di quei prodotti che non si spiegano solo con il gusto, ma con il tempo. Anni — spesso decenni — racchiusi in poche gocce.
A differenza dell’aceto balsamico “comune”, quello tradizionale nasce da un solo ingrediente: mosto cotto d’uva.
Poi succede qualcosa di raro: inizia un percorso lentissimo fatto di travasi, botti di legni diversi e cambi di stagione. Nessuna fretta, nessuna accelerazione.
Il risultato arriva solo dopo almeno 12 anni di invecchiamento — e può superare i 25.
Denso, scuro, complesso. L’aceto tradizionale non si versa: si misura.
Bastano poche gocce su un pezzo di Parmigiano, su fragole fresche o su un risotto per cambiare completamente l’esperienza.
È un ingrediente che non copre, ma amplifica.
Dietro ogni bottiglia c’è un sistema di saperi tramandati, spesso all’interno delle stesse famiglie. A Modena, l’aceto tradizionale non è solo un prodotto: è identità culturale. Un rituale domestico prima ancora che commerciale.
Apr 15, 2026 | Enogastronomia
Le Isole Egadi, al largo della costa occidentale della Sicilia, sono un piccolo arcipelago che conquista al primo sguardo: mare trasparente, ritmi lenti, profumo di macchia mediterranea e una bellezza autentica che resiste al turismo di massa.
Qui il tempo sembra scorrere diversamente, tra pedalate sul lungomare, tuffi in calette segrete e tramonti infuocati.
Se stai cercando una meta perfetta per un viaggio tra natura, relax e sapori mediterranei, questo è il posto giusto. Perfetta da visitare a maggio con l’esplosione delle fioriture,

La famosa Cala Rossa
Favignana, la “farfalla sul mare”
Favignana è l’isola più grande e più frequentata delle Egadi, famosa per la sua forma a farfalla e per le incredibili sfumature del mare. È la base ideale per esplorare l’arcipelago, soprattutto se ami muoverti in bicicletta.
Arrivare a Favignana è come cambiare ritmo senza accorgersene.
Basta mezz’ora di aliscafo da Trapani, e improvvisamente il mondo sembra muoversi più piano: il vento profuma di sale, le biciclette scorrono leggere sul lungomare, il mare ti guarda con tutte le sue sfumature di blu.
Qui non si viene solo in vacanza. Si viene per respirare, per rallentare, per ricordarsi che la bellezza, a volte, è fatta di cose semplici.
Favignana si esplora senza fretta. Anzi, è quasi un dovere farlo. Il mezzo ufficiale dell’isola è la bicicletta: niente traffico, niente stress, solo strade costiere, cave di tufo dorate dal sole e scorci improvvisi sul mare.
Pedalando, scopri che ogni curva regala una sorpresa: una caletta nascosta, un vecchio muretto, un panorama che sembra dipinto.Qui la fretta non serve. E non manca.
A Favignana il mare non è solo uno sfondo. È il vero padrone di casa.
Cala Rossa è un’emozione pura. Un anfiteatro naturale di roccia chiara, scavato dal tempo e dall’uomo, che si tuffa in un’acqua color smeraldo. Quando il sole è alto, sembra di nuotare dentro un vetro liquido.
Cala Azzurra è invece la dolcezza. Più morbida, più accessibile, con fondali bassi e sabbia chiara.
Perfetta per lunghe nuotate e pomeriggi senza orologio.
A Bue marino e alle cave Favignana mostra il suo volto più selvaggio: pareti di tufo, mare profondo, silenzio interrotto solo dalle onde.
Ma Favignana non è solo spiagge. È storia, lavoro, tradizione.
Nel cuore dell’isola si trova l’antica tonnara, oggi museo: un luogo che racconta la vita dura e affascinante dei tonnaroti, la pesca del tonno, le stagioni scandite dal mare. Camminando tra le vecchie strutture industriali, capisci che qui il mare non è mai stato solo turismo. È stato pane, fatica, identità. E in parte lo è ancora.
Verso sera, tutto converge lì: sul porto. Barche che rientrano, bambini che giocano, tavolini che si riempiono, calici che tintinnano. Il sole scende lentamente dietro l’isola, tingendo tutto di arancio, rosa, oro. È un momento silenzioso e collettivo allo stesso tempo. Tutti guardano. Nessuno parla troppo. Favignana, in quell’istante, sembra ringraziare chi ha scelto di fermarsi.

L’approdo a Levanzo
Levanzo, l’isola del silenzio
Levanzo è la più piccola delle Egadi, ma forse la più poetica.
Qui dominano silenzio, natura e semplicità. Il borgo si affaccia su un mare limpidissimo ed è fatto di poche case bianche e barche colorate. Levanzo è un’isola che non si concede subito, che non fa rumore, che non cerca attenzione.
Qui tutto è essenziale: poche case bianche affacciate sul mare, barche colorate che ondeggiano lente nel porto, sentieri che si perdono tra rocce e profumi di macchia mediterranea. Arrivare a Levanzo significa lasciare indietro il superfluo e tenere con sé solo l’essenziale: tempo, sguardo, respiro.
Il cuore dell’isola è un piccolo villaggio raccolto attorno al porto.
Non ci sono grandi viali, né vetrine scintillanti. Solo vicoli, muretti chiari, finestre aperte sull’azzurro.
Al mattino senti il rumore dei pescatori che preparano le reti. Nel pomeriggio, il silenzio è rotto solo dal vento. La sera, le luci sono poche e morbide, come se l’isola volesse proteggere il buio.
Levanzo non si visita. Si ascolta.
Qui il mare sembra filtrato, purificato, reso più leggero. È trasparente fino all’incredibile, capace di mostrare fondali, rocce, pesci anche a metri di profondità.
Cala Fredda è una baia selvaggia, circondata da rocce chiare e natura intatta. Il nome racconta già tutto: acqua fresca, pura, rinvigorente. Perfetta per chi cerca un bagno lontano da ogni folla.
Ma molti degli angoli più belli di Levanzo si scoprono via mare. Piccole insenature, grotte, scogli piatti dove stendere l’asciugamano e dimenticare il tempo. Ogni tuffo qui è un piccolo privilegio.
Tra le sorprese più incredibili dell’isola c’è la Grotta del Genovese. All’interno, incisioni e pitture rupestri risalenti a migliaia di anni fa raccontano la vita dei primi abitanti del Mediterraneo: scene di caccia, animali, figure umane. Visitabile solo con guida, è un’esperienza che spiazza. Perché in un luogo così piccolo si nasconde una memoria enorme. È come entrare nel tempo.

La costa di Marettimo
Marettimo, natura selvaggia e mare profondo
Marettimo è la più lontana, la più montuosa, la più autentica delle Egadi.
Un’isola che non si lascia addomesticare, che non si piega al turismo veloce, che conserva intatto il suo carattere forte. Qui la natura non fa da cornice. È la protagonista assoluta.
Montagne che si tuffano nel mare, grotte scolpite dall’acqua, sentieri sospesi nel vuoto, fondali profondissimi. Marettimo non si guarda soltanto.
Si attraversa, si respira, si conquista passo dopo passo. Arrivare a Marettimo è già un viaggio.
L’aliscafo lascia alle spalle Favignana e Levanzo, e lentamente l’isola emerge dall’orizzonte come una fortezza naturale. Ripida, verde, imponente.
Il piccolo borgo si raccoglie intorno al porto: case chiare, reti stese al sole, barche che oscillano lente. Qui vivono pochi abitanti, custodi silenziosi di un luogo ancora vero. Il tempo, a Marettimo, non corre.
Cammina.
Una delle esperienze più emozionanti dell’isola è il tour in barca lungo la costa. Marettimo ospita oltre 400 cavità naturali, scavate dal mare nel corso dei millenni. Un labirinto di luce, acqua e roccia. Dentro alcune cavità, il silenzio è totale. Sembra di entrare in una cattedrale marina. Un’esperienza che resta impressa.
Marettimo è un paradiso anche per gli amanti del trekking. I suoi sentieri salgono, scendono, si arrampicano sulle montagne offrendo panorami che sembrano irreali. Il percorso più iconico conduce al Castello di Punta Troia. La salita è impegnativa, ma mai banale.
Si attraversano pendii profumati di timo, scogliere affacciate sull’infinito, punti panoramici da togliere il fiato. In cima, il premio: il mare ovunque. Le Egadi all’orizzonte. Il vento che racconta storie antiche.
Qui capisci perché Marettimo è diversa.
Anche sott’acqua, Marettimo sorprende. I fondali sono profondi, puliti, ricchissimi di vita. Snorkeling e immersioni regalano incontri ravvicinati con cernie, polpi, banchi di pesci, praterie di posidonia e pareti sommerse spettacolari. L’acqua è così limpida che sembra sospendere il tempo. Non guardi il mare.
Ci entri dentro.
Marettimo fa parte dell’Area Marina Protetta delle Egadi, la più grande d’Europa.
Viaggio nei sapori delle Egadi
La cucina delle Egadi non nasce per stupire, ma per raccontare. Racconta il mare, il vento, la fatica dei pescatori, la pazienza delle nonne, il ritmo lento delle stagioni. Qui si cucina con quello che arriva ogni giorno dal porto. Poco, fresco, vero.
Tra tonno, cous cous, erbe selvatiche e pesce appena pescato, le isole trasformano la semplicità in eccellenza. E ogni piatto diventa parte del viaggio.
Favignana è il cuore gastronomico delle Egadi. Per secoli è stata legata alla tonnara, e ancora oggi il tonno rosso è il protagonista assoluto della tavola. Qui il tonno non è un ingrediente: è una cultura.
A Levanzo la cucina segue invece lo stesso ritmo dell’isola: lenta, essenziale, senza fronzoli. Pochi ristoranti, pochi piatti, grande qualità. Qui si mangia quasi sempre “quello che c’è”, cioè quello che il mare ha deciso di regalare quel giorno.
A Marettimo la cucina è più rustica, più decisa, più “montanara di mare”. Qui il pescato è abbondante e i piatti sono sostanziosi, pensati per chi vive di lavoro fisico e mare aperto.
Apr 13, 2026 | Enogastronomia
L’accordo è stato siglato tra l’Accademia e Toscana Promozione Turistica al Vinitaly. L’Europa ha deciso: la parola “bistecca” appartiene alla carne vera.
A marzo il Parlamento europeo ha stabilito che termini legati alla tradizione gastronomica non potranno più essere usati per prodotti vegetali o da laboratorio. Una vittoria di buon senso che tutela i consumatori e rispetta la storia della nostra cucina.

La firma dell’accordo
La parola “bistecca” solo per la carne vera
In questo clima favorevole, l’Accademia della Fiorentina e Toscana Promozione Turistica hanno siglato un protocollo d’intesa, nell’ambito del progetto Vetrina Toscana, per rafforzare la difesa della Bistecca alla Fiorentina, uno dei piatti più amati e riconoscibili d’Italia.
Già inserita dal 2020 tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani, la Fiorentina punta ora al riconoscimento europeo come Specialità Tradizionale Garantita: la domanda è stata presentata nel 2023 e si attende l’invio ufficiale a Bruxelles. Un ulteriore passo avanti è dunque rappresentato dal protocollo d’intesa che è stato siglato ieri pomeriggio presso lo stand della Regione Toscana al Vinitaly. Alla firma dell’accordo era presente anche Stefania Saccardi, presidente del Consiglio Regionale della Toscana.
L’accordo tra l’Accademia della Fiorentina e Toscana Promozione Turistica nasce con un obiettivo chiaro: raccontare la Bistecca alla Fiorentina non solo come un piatto, ma come espressione autentica di una cultura, di un territorio e di un saper fare artigianale che ha radici profonde. E’ volto a rafforzare le attività di tutela, promozione e divulgazione della Bistecca alla Fiorentina. L’iniziativa punta a valorizzare una tradizione che affonda le radici nella qualità degli allevamenti locali, nella competenza dei macellai e nell’arte della cottura alla brace.
Le due realtà lavoreranno fianco a fianco per promuovere la bistecca nei contesti più diversi — dalla comunicazione alle fiere, dagli eventi culturali alle collaborazioni con i media — valorizzando al tempo stesso i luoghi dove questa eccellenza nasce e viene servita: le botteghe e i ristoranti di Vetrina Toscana. Non mancherà spazio per celebrare l‘arte dei Beccai, la grande tradizione toscana della macelleria, che di questo prodotto è custode e interprete. Il tutto con uno sguardo più ampio: educare a una alimentazione di qualità, promuovere l’accoglienza toscana e portare la Fiorentina — e con lei l’identità della Toscana — sempre più al centro della scena enogastronomica italiana e internazionale.

Bistecca. Foto Luca Managlia per Toscana Promozione
Un simbolo identitario
“Con questo accordo rafforziamo una linea chiara: la bistecca alla fiorentina non è solo un prodotto, ma un simbolo dell’identità toscana che va tutelato e valorizzato, oltreché un veicolo di promozione – commenta Leonardo Marras, assessore all’economia, al turismo e all’agricoltura della Regione Toscana -; la decisione del Parlamento europeo conferma la bontà della strada intrapresa, ribadendo che la difesa delle denominazioni tradizionali è una battaglia da portare avanti a tutela dei consumatori e delle filiere. Attraverso l’inserimento della bistecca nel bouquet di Vetrina Toscana, scegliamo di investire in una strategia che tiene insieme promozione e sostegno concreto agli operatori, con il supporto di Accademia della Fiorentina e Toscana Promozione Turistica. Difendere la Fiorentina significa difendere tradizione, lavoro, territorio e qualità”.
«La Toscana è una delle mete enogastronomiche più amate al mondo, e la Bistecca alla Fiorentina ne è un importante ambasciatore. Collaborare per valorizzarla significa investire in un turismo di qualità, capace di raccontare l’autenticità del nostro territorio.» – ha dichiarato Francesco Tapinassi, Direttore di Toscana Promozione Turistica.
«Continuiamo a monitorare con attenzione come la Bistecca alla Fiorentina viene proposta e comunicata, perché un nome così importante merita rispetto. Chi non segue la ricetta codificata o usa denominazioni improprie come “Florentine steak” rischia di confondere i consumatori e di sminuire il valore di un prodotto che è molto più di un piatto: è parte della nostra identità e della nostra storia.»- ha chiosato Giovanni Brajon, Presidente dell’Accademia della Fiorentina.