Calenzano: una domenica fra arte e solidarietàCalenzano: a Sunday between art and solidarity

di redazione – Appuntamento alle ore 17.30 con l’esposizione di due fotografi mugellani, Nando Cosi e Silvestro Forasassi. Questa è “COLTIVA Arte&Solidarietà” in programma domenica 18 maggio a Calenzano. Una mostra fotografica e un aperitivo solidale contro la fame nel mondo. Dopo la presentazione della mostra, aperitivo biologico con ricavato a favore di Oxfam Italia

L’arte fotografica di due fotografi mugellani, Nando Cosi e Silvestro Forasassi, incontra la solidarietà e l’impegno di Oxfam Italia contro la fame nel mondo.
L’appuntamento è per domenica 18 maggio alle ore 17.30 all’Osteria I’Cantuccio di Calenzano (zona La Chiusa), che ospiterà l’iniziativa “COLTIVA Arte&Solidarietà con noi!”.
Ad aprire la serata sarà la presentazione della mostra fotografica di Cosi e Forasassi, protagonista fino a domenica 25 maggio con gli scatti realizzati attraverso tecniche personalizzate che danno il titolo alle rispettive esposizioni: “Alla maniera nera” per Nando Cosi e “Il paesaggio essenziale” per Silvestro Forasassi.
Seguirà, poi, un aperitivo biologico e solidale al costo di 8 euro, il cui ricavato andrà a sostenere il progetto COLTIVA promosso da Oxfam Italia per sviluppare un sistema di alimentazione più equo, sostenibile e responsabile.

I due fotografi e la loro arte. Le immagini di Nando Cosi, attraverso la tecnica “alla maniera nera” ricalcano in via fotografica una tecnica di incisione risalente alla metà del 1600 e utilizzata principalmente per i ritratti, vista la sua capacità di riprodurre le sfumature più tenui.
Quasi abbandonata alla metà del XIX secolo, questa tecnica appare attualmente nelle preziose opere dell’italiano Alberto Rocco e del giapponese Akiko Chiba.
Proprio l’interesse per le opere di Rocco ha portato Cosi a utilizzare una tecnica di ripresa che privilegia le tonalità scure, che, insieme alla stampa fine-art su carta Canson, dona alle immagini il caratteristico aspetto vellutato e le delicate nuances dei grigi tipiche, appunto, della “maniera nera”.
Le opere di Cosi protagoniste di questa esposizione, tuttavia, si differenziano dalla normale produzione dell’autore, il cui stile può essere classificato in quella che viene chiamata “Street Photography” o “Reportage da strada”.
Gli scatti firmati da Silvestro Forasassi, invece, prediligono “il paesaggio essenziale”, fatto di campagna, città, specchi d’acqua, linee, profili, nuvole e foschie, con sfumature di grigio e colori intensi, dove la fotografia di paesaggio è allo stato più puro ed ciò che serve per dare voce all’austera e straordinaria bellezza che ci avvolge.

Oxfam Italia, Ong con sede a Firenze e Arezzo, nasce dall’esperienza di Ucodep, organizzazione non governativa italiana impegnata da oltre 30 anni per migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone povere nel mondo.
Nel 2010 l’Ong ha aderito alla confederazione internazionale Oxfam, specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo e composta da 17 organizzazioni di Paesi diversi che collaborano con 3.000 partner locali in oltre 90 Paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all’ingiustizia. Oggi Oxfam Italia lavora direttamente in 20 Paesi del mondo per contribuire a garantire mezzi di vita sostenibili, il diritto all’acqua, la salute e l’istruzione, il rispetto dei diritti umani nelle crisi umanitarie, il diritto alla partecipazione e all’ascolto e la solidarietà.

Il progetto “COLTIVA – Il cibo. La vita. Il pianeta” è uno dei progetti principali di Oxfam Italia e ha come obiettivi primari lo sviluppo di un sistema migliore che renda il cibo, la vita e il pianeta più equi e sostenibili; la condivisione di soluzioni con cui coltivare meglio, investendo sui piccoli agricoltori e dando loro la terra e le risorse necessarie, e di scelte che riducano il potere di pochi sulle decisioni che riguardano tutti. Per saperne di più, è possibile consultare il sito dell’organizzazione, www.oxfamitalia.org.by redaction – Meet at 17.30 with the exhibition of two photographers Mugello , Nando So Forasassi and Sylvester . This is ” GROW Art & Solidarity” program on Sunday, May 18th at Calenzano. A photographic exhibition and a drink in solidarity against hunger in the world. After the presentation of the exhibition, biological aperitif with proceeds to benefit Oxfam Italy

The photographic art of two photographers Mugello , Nando Cosi and Sylvester Forasassi meets the solidarity and commitment to Oxfam Italy against hunger in the world.
The event is scheduled for Sunday, May 18th at 17:30 at Osteria I’Cantuccio Calenzano ( Closed Area ) , which will host the initiative ” GROW Art & Solidarity with us.”
Opening the evening will be the presentation of the photographic exhibition of Cosi and Forasassi , leading up to Sunday, May 25 with the shots taken through personalized techniques that give the title to the respective exhibitions: “In the black way ” for Nando Cosi and ” The essential landscape ” for Sylvester Forasassi .
Follow , then , an appetizer and organic solidarity at a cost of € 8 , with proceeds going to support the GROW project sponsored by Oxfam Italy to develop a power system more equitable , sustainable and responsible .

The two photographers and their art. The images Nando Thus , through the technique of ” black style ” are modeled via a photographic etching technique dating back to the mid 1600s and used mainly for portraits , because of its ability to reproduce the most subtle nuances .
Almost abandoned in the mid- nineteenth century , this technique currently appears in the precious works of Italian Alberto Rocco and Japanese Akiko Chiba.
Just the interest in the works of Rocco led So to use a shooting technique that focuses on the dark tones , which, together with fine-art printing on Canson paper , it gives the images a characteristic velvety appearance and delicate shades of gray typical precisely the ” black way ” .
So the works of the protagonists of this exhibition , however, are different from the normal production of the author , whose style can be classified into what is called ” Street Photography ” or ” A report from the road.”
The shots signed by Sylvester Forasassi , however , prefer ” the essential landscape ” , made of countryside, cities , bodies of water , lines, profiles , clouds and mists , shades of gray and vibrant colors , where the landscape photography is the purest form and you need to give voice to the austere and extraordinary beauty that surrounds us .
 
Italy Oxfam , an NGO based in Florence and Arezzo, born from the experience of Ucodep , Italian non-governmental organization committed over 30 years to improve the living conditions of thousands of poor people in the world.
In 2010, the NGO has joined the international confederation Oxfam , specializing in humanitarian aid and development projects and consists of 17 organizations from different countries who work with 3,000 local partners in over 90 countries to find lasting solutions to poverty and injustice. Today Italy Oxfam works directly in 20 countries around the world to help ensure sustainable means of livelihood , the right to water , health and education , respect for human rights in humanitarian crises , the right to participation and listening and solidarity.

The ” GROW – The food . Life . The planet ” is one of the main projects of Oxfam Italy and has as its primary goals the development of a system that makes the best food , life and the planet more sustainable and equitable ; share solutions with which to grow better by investing on small farmers and giving them land and resources , and choices that reduce the power of a few over the decisions that affect us all. To learn more, please visit the organization’s website , www.oxfamitalia.org .

Firenze: esposti in Battistero tre profeti di DonatelloFlorence: Baptistery exposed in three prophets of Donatello

di redazione – Per la prima volta eccezionalmente visibili al pubblico in Battistero, dopo il restauro, tre grandi sculture di Donatello. Per l’Imberbe si tratta del primo restauro dopo 500 anni!
 
Dallo scorso 3 maggio e fino al 30 novembre sarà quindi possibile vedere all’interno del Battistero fiorentino queste tre grandi sculture di Donatello: il Profeta imberbe, il Profeta barbuto o pensieroso e il Profeta Geremia, scolpiti nel marmo da Donatello tra il 1415 e il 1436, parte delle sedici figure commissionate a più artisti dall’Opera di Santa Maria del Fiore per ornare il Campanile di Giotto tra il 1330 e il 1430.

La mostra, da un’idea di Sergio Risaliti, è organizzata dall’Opera di Santa Maria del Fiore dopo il grande successo dell’ostensione in Battistero, nel 2012, dei tre Crocifissi di Brunelleschi, Donatello e Michelangelo.
L’esposizione dei tre profeti è resa possibile dalla temporanea chiusura del Museo dell’Opera del Duomo, dove le statue sono conservate, che riaprirà al pubblico nell’autunno 2015 completamente rinnovato e raddoppiato negli spazi espositivi.

Dei tre Profeti di Donatello, l’Imberbe sarà visibile per la prima volta dopo il restauro, condotto dalla “Bottega di restauro dell’Opera”, attiva dal 1296, che è intervenuta anche su altri due Profeti di Donatello: il Barbuto o pensieroso e Abramo con Isacco. Si tratta del primo intervento di restauro eseguito su queste sculture, dopo 600 anni dalla sua realizzazione.  

Il Profeta imberbe si presentava in un cattivo stato di conservazione con croste e depositi di sporco su tutta la superficie. I fenomeni di degrado erano dovuti principalmente alla prolungata esposizione agli agenti atmosferici, quando la statua si trovava ancora nelle nicchie del Campanile di Giotto.
Per ripulire la statua dalle incrostazioni e dai depositi, è stato usato il laser e là dove non è stato possibile si è intervenuti con bisturi e resina a scambio ionico.

La figura del profeta Imberbe è ispirata al modello classico dell’oratore ma è caratterizzata da un forte realismo e da una profonda intensità espressiva. La testa è trattata con penetrante individuazione fisiognomica che non ha niente di convenzionale. Secondo la tradizione si tratta del ritratto di Filippo Brunelleschi.
La statua è alta 192,5 centimetri e fu realizzata da Donatello tra il 1416 e il 1418 per il lato est del Campanile di Giotto, quello rivolto verso la Cupola del Brunelleschi, che all’epoca doveva ancora essere costruita. Il Profeta Imberbe è opera certa di Donatello, nonostante l’attribuzione vasariana a Niccolò Lamberti, come hanno dimostrato I documenti ritrovati dal Poggi nel 1909, da cui si ricava che l’Opera di Santa Maria del Fiore commissionò due profeti del last est a Donatello nel 1415.

Il Profeta barbuto o pensieroso (cm 195 di altezza) è la seconda delle statue realizzate da Donatello per il Campanile di Giotto, fu pagato nel luglio del 1420, due anni dopo il Profeta imberbe. Mettendoli a confronto si nota una maggiore monumentalità nel Barbuto, una maestosità già esplorata dall’artista nel San Giovanni Evangelista, scolpito per la facciata del Duomo di Firenze tra il 1408 e il 1415, e il San Marco realizzato per Orsanmichele dal 1411 al 13. L’inconsueto gesto della mano destra che, sprofondata nella barba, sostiene la testa del personaggio inclinata in avanti, evoca lo stato interiore grave e riflessivo che doveva caratterizzare molti dei profeti d’Israele.

Proveniente dalle nicchie del terzo ordine del Campanile, Il Profeta Geremia (194 cm di altezza) fu eseguito da Donatello tra il 1427 e il 1435. Si tratta di un’altra opera di grande penetrazione psicologica. Donatello si è ispirato alla ritrattistica romana imprimendo al volto del profeta un verismo sconcertante. Non è un viso classico, idealizzato, ma quello di un uomo in carne ed ossa, con la barba incolta, la fronte e il labbro inferiore sporgenti, gli occhi stanchi ma vigili.  I panneggi tormentati, con profonde tasche di ombra, create dalle pieghe spezzate, enfatizzano la drammaticità di questa figura. Nel primo Cinquecento Michelangelo troverà nelGeremia donatelliano una delle sue fonti d’ispirazione per il David.
 
“I Profeti di Donatello, parlano e pulsano di vita interiore. Queste statue vogliono essere – scrive Sergio Risaliti – figure di uomini veri, personificazioni di cittadini esemplari, nelle quali si sono solidificati valori spirituali e culturali di matrice sia cristiana sia pagana: filosofi, architetti e politici, che s’impegnarono a fare di Firenze la culla del rinascimento nelle arti, la perla del mondo cristiano. Si ergono in alto, ma vissero in terra. Nei tre Profeti potremmo leggere, altresì, le diverse forme di mediazione profetica: quella che agisce raccogliendosi nella contemplazione, quella che usa l’intelligenza delle cose divine applicandola all’agire operoso, quella che persuade le folle trasferendo nella parola e nelle immagini il calore della fede. Un engagement intellettuale che all’ideale greco della contemplazione, all’isolamento monastico, affianca o contrappone quello di una volontà operante per il bene comune, come in Coluccio Salutati e San Bernardino da Siena, in Leonardo Bruni e Poggio Bracciolini”.
 
Donatello realizzerà altre due statue per il Campanile di Giotto, oltre ai tre profeti ora in mostra: il Sacrificio di Isacco, terminato il 6 novembre del 1521 in collaborazione con Nanni di Bartolo, e l’Abacuc scolpito prima del 1426.
 
Info: www.operaduomo.firenze.it
 
by redaction – For the first time exceptionally visible to the public in the Baptistry after the restoration , three large sculptures by Donatello. For the Imberbe he first restoration after 500 years!

Since last May 3 and until November 30, you can then see inside the Florentine Baptistery these three large sculptures by Donatello : Prophet beardless or bearded Prophet and the Prophet Jeremiah thoughtful , sculpted in marble by Donatello between 1415 and 1436 of the sixteen figures commissioned several artists from the Opera di Santa Maria del Fiore, Giotto’s Bell Tower to adorn between 1330 and 1430 .

The show , the brainchild of Sergio Recovered , is organized by the Opera di Santa Maria del Fiore after the great success of the exposition in the Baptistery in 2012, the three Crosses of Brunelleschi, Donatello and Michelangelo.
The exposure of the three prophets is made possible by the temporary closure of the Museo dell’Opera del Duomo, where the statues are preserved, which will reopen to the public in the autumn of 2015 completely renovated and doubled the exhibition space .

Of the three Prophets of Donatello, the Imberbe will be visible for the first time after the restoration , carried out by the ” Workshop of restoration of the Opera” , active from 1296 , which has also intervened on two other Prophets of Donatello or the Bearded thoughtful and Abraham and Isaac. This is the first restoration work carried out on these sculptures , after 600 years of its implementation.

The Prophet beardless appeared in a poor state of repair with scabs and dirt deposits on the entire surface . The degradation was mainly due to prolonged exposure to the elements , when the statue was still in the niches of the Campanile of Giotto.
To clean the statue from encrustations and deposits , the laser was used and where it has not been possible action was taken with a scalpel and ion exchange resin .

The figure of the prophet Imberbe is inspired by the classic model of the speaker but is characterized by a strong realism and a deep expressive intensity . The head is treated with penetrating identification physiognomy that has nothing conventional . According to tradition, it is the portrait of Filippo Brunelleschi.
The statue is 192.5 cm high and was built by Donatello between 1416 and 1418 to the east side of Giotto’s Bell Tower , the one facing the Brunelleschi’s Dome, which at the time had yet to be built. The Prophet Imberbe is certain work by Donatello, in spite of Vasari’s attribution to Niccolo Lamberti , as demonstrated by the documents found by Poggi in 1909, from which we get the Opera di Santa Maria del Fiore commissioned two prophets of the last east to Donatello in 1415 .

The Prophet bearded or pensive ( 195 cm high) is the second of the statues made by Donatello for the Giotto’s bell tower , was paid in July 1420 , two years after the Prophet beardless . Comparing them there is a greater monumentality in Barbuto, a majesty already explored by the artist in St. John the Evangelist , carved on the facade of the Duomo in Florence between 1408 and 1415 , and the San Marco made ​​for Orsanmichele 1411-13 . the unusual gesture of his right hand , mired in his beard , says the character’s head tilted forward , evokes the inner state of serious and thoughtful that was to characterize many of the prophets of Israel.

Coming from the recesses of the Third Order of the Bell Tower , The Prophet Jeremiah (194 cm in height ) was executed by Donatello between 1427 and 1435 . This is another work of great psychological penetration. Donatello was inspired by the Roman portraiture impressing the face of a prophet disconcerting realism . It’s not a classic facial , idealized , but that of a man of flesh and blood , with the beard , the forehead and the lower lip protruding , his eyes tired but alert. The drapery plagued with deep pockets of shadow created by the folds broken emphasize the dramatic nature of this figure . In the early sixteenth century Michelangelo Donatello nelGeremia find one of his sources of inspiration for the David.

“The Prophets of Donatello, speak and pulse of inner life. These statues want to be – says Sergio Recovered – figures of real men, personifications of exemplary citizens , in which they are solidified spiritual and cultural values ​​of the matrix is both Christian pagan philosophers , architects and politicians, who undertook to do in Florence cradle of the Renaissance in the arts, the pearl of the Christian world. They stand up, but lived on earth. In the three Prophets we read also the different forms of mediation prophetic : the gathering who acts in contemplation , one that uses the intelligence of divine things by applying it to action industrious , one that persuades the crowds moving in word and images in the heat of faith. An intellectual engagement that greek ideal of contemplation, monastic isolation , supports or opposes a willingness to working for the common good , as in Coluccio Salutati and St. Bernardine of Siena , Leonardo Bruni and Poggio Bracciolini . ”

Donatello realized the other two statues for the Campanile of Giotto, in addition to the three prophets now on display : the Sacrifice of Isaac , which ended November 6 , 1521 in collaboration with Nanni di Bartolo , and Habakkuk carved before 1426 .

Info: www.operaduomo.firenze.it

Barberino: “Il marito ideale” una commedia solidale da non perdereBarberino “The Ideal Husband” a solidarity comedy not to be missed

di redazione – Oggi esistono tanti modi per fare solidarietà e poter aiutare il prossimo. Usare il teatro per divulgare certi messaggi è l’ottima idea avuta da uno strano gruppo di giovani attori mugellani. L’appuntamento da non perdere è per il 14 e 15 maggio ak Teatro Corsini.

Provate a mettere insieme un farmacista, una parrucchiera, un dentista, una receptionist d’albergo, un logopedista, un vigile del fuoco e una futura psicologa. Cosa ne potrà venire fuori?
Qualcosa di inedito, ma affascinante anche perché sono tutte persone che, nella vita, hanno un contatto quotidiano con il pubblico e ora hanno deciso di salire su un palcoscenico per divertire il pubblico e al contempo farlo essere solidale.
Nasce così l’idea di mettere in piedi la “Compagnia della sedia”, composta dagli ex allievi della scuola di teatro di Riccardo Rombi.

Quella del 14 e 15 maggio al Teatro Corsini di Barberino di Mugello sarà la prima “produzione autonoma” della compagnia, che metterà in scena “Il marito ideale”: una commedia in quattro atti liberamente ispirata a Oscar Wilde.

Un’opera tipicamente “british” e dal fine sarcasmo, nella quale i personaggi fanno mostra di sé nel bel mondo dell’aristocrazia inglese. Un’aristocrazia patinata e idilliaca, che però nasconde, come spesso la storia ci insegna, qualche lato oscuro.
E così Sir Robert Chiltern, affermato uomo politico e “marito ideale” agli occhi della moglie Gertrude, avrà da difendersi dai ricatti di una donna tornata appositamente a Londra per rendere pubblico un segreto su di lui. Riuscirà Sir Robert a rimanere quel “marito ideale” di fronte alla moglie e a tutta l’Inghilterra?

La risposta sarà data da Marco Aiazzi, Tiziana Cacciafani, Andrea Dreoni, Giuliana Fattoracci, Aldo Gattoni, Sofia Pieri e Gianluca Vichi, che il 27 e 28 Febbraio, alle ore 21.00, al Teatro “Corsini” di Barberino di Mugello, vi porteranno a Londra per una sera. E con molto “humor”, of course.
Tecnico del suono e voce fuori campo: Stefano Biancalani Regia di Tiziana Cacciafani.

Ma oltre a passare un po’ di tempo in allegria con una commedia ben recitata sappiate che questi attori hanno deciso di donarsi al prossimo nella maniera più bella che ci possa essere; ovvero devolendo il ricavato della commedia all’Associazione ONLUS “Agata Smeralda” per il progetto “Beija Flor da Massaranduba”, finalizzato alla costruzione e al mantenimento di una scuola materna in Brasile (www.agatasmeralda.org).

Lo spettacolo, patrocinato dal Comune di Barberino di Mugello è realizzato in collaborazione con Catalyst e Pro Loco Barberino di Mugello.
Biglietto adulti: € 10,00 Biglietto bambini: € 5,00
Info e prevendite: 3496130849 – 3357727542 compagniadellasedia@gmail.com

Da non perdere!
by redaction – di redazione – Oggi esistono tanti modi per fare solidarietà e poter aiutare il prossimo. Usare il teatro per divulgare certi messaggi è l’ottima idea avuta da uno strano gruppo di giovani attori mugellani. L’appuntamento da non perdere è per il 14 e 15 maggio ak Teatro Corsini.

Provate a mettere insieme un farmacista, una parrucchiera, un dentista, una receptionist d’albergo, un logopedista, un vigile del fuoco e una futura psicologa. Cosa ne potrà venire fuori?
Qualcosa di inedito, ma affascinante anche perché sono tutte persone che, nella vita, hanno un contatto quotidiano con il pubblico e ora hanno deciso di salire su un palcoscenico per divertire il pubblico e al contempo farlo essere solidale.
Nasce così l’idea di mettere in piedi la “Compagnia della sedia”, composta dagli ex allievi della scuola di teatro di Riccardo Rombi.

Quella del 14 e 15 maggio al Teatro Corsini di Barberino di Mugello sarà la prima “produzione autonoma” della compagnia, che metterà in scena “Il marito ideale”: una commedia in quattro atti liberamente ispirata a Oscar Wilde.

Un’opera tipicamente “british” e dal fine sarcasmo, nella quale i personaggi fanno mostra di sé nel bel mondo dell’aristocrazia inglese. Un’aristocrazia patinata e idilliaca, che però nasconde, come spesso la storia ci insegna, qualche lato oscuro.
E così Sir Robert Chiltern, affermato uomo politico e “marito ideale” agli occhi della moglie Gertrude, avrà da difendersi dai ricatti di una donna tornata appositamente a Londra per rendere pubblico un segreto su di lui. Riuscirà Sir Robert a rimanere quel “marito ideale” di fronte alla moglie e a tutta l’Inghilterra?

La risposta sarà data da Marco Aiazzi, Tiziana Cacciafani, Andrea Dreoni, Giuliana Fattoracci, Aldo Gattoni, Sofia Pieri e Gianluca Vichi, che il 27 e 28 Febbraio, alle ore 21.00, al Teatro “Corsini” di Barberino di Mugello, vi porteranno a Londra per una sera. E con molto “humor”, of course.
Tecnico del suono e voce fuori campo: Stefano Biancalani Regia di Tiziana Cacciafani.

Ma oltre a passare un po’ di tempo in allegria con una commedia ben recitata sappiate che questi attori hanno deciso di donarsi al prossimo nella maniera più bella che ci possa essere; ovvero devolendo il ricavato della commedia all’Associazione ONLUS “Agata Smeralda” per il progetto “Beija Flor da Massaranduba”, finalizzato alla costruzione e al mantenimento di una scuola materna in Brasile (www.agatasmeralda.org).

Lo spettacolo, patrocinato dal Comune di Barberino di Mugello è realizzato in collaborazione con Catalyst e Pro Loco Barberino di Mugello.
Biglietto adulti: € 10,00 Biglietto bambini: € 5,00
Info e prevendite: 3496130849 – 3357727542 compagniadellasedia@gmail.com

Da non perdere!

Greve in Chianti. Lo Zafferano delle Colline FiorentineSaffron from the hills of Florence

di redazione – Poco fuori Greve in Chianti è l’azienda Corte di Valle: buon vino, grande ospitalità in una villa ottocentesca e in una casa di caccia, cantina, laghetto, piscina e un appezzamento di terreno che attira l’attenzione.

”Lì cresce la zima fiorentina” afferma Marco Mazzoni, padrone di casa è personaggio da cui c’è da aspettarci molto se dopo anni di onorata carriera in colletto bianco ha mollato tutto per dedicarsi alla terra che coltiva con passione e competenza ed in cui, soprattutto, mette tutta la voglia di osare, quella che nel 1996 le ha fatto fondare l’Associazione Zafferano delle Colline Fiorentine di cui è stato primo Presidente e capofila di un gruppo di piccoli produttori sparpagliati fra le colline fiorentine.

Intuendo le domande: “ma chi glielo ha fatto fare e… come mai lo zafferano?” Mazzoni allunga il suo recente libro “Giallo in cucina” ed afferma che la storia dello zafferano è raccontata in prefazione: “un giorno in una cena di amici fra libagioni, partite a carte e chiacchiere Dario raccontò la storia di un povero diavolo bastonato dal padrone per aver rovesciato una damigiana di Chianti e che cadendo a terra si era trovato nel pugno una manciata di terra e qualcos’altro.
Quando tornò a casa dalla moglie svenne lasciando cadere ciò che aveva ancora nel pugno: un bulbo. Di cosa fosse non lo sapevano, ma la donna lo sotterrò e, bulbo dopo bulbo, i bulbi ogni anno si moltiplicarono e così la loro fortuna. Era un bulbo di zafferano…”

Anche se la magia della fiaba ha il suo fascino, molto più prosaicamente lo zafferano trova le sue origini nella Firenze del duecento e portò davvero benessere a molti. Poi dal settecento in poi a causa la delicatezza del bulbo la produzione si perse e con essa l’uso di un prodotto straordinario in cucina, in farmaceutica e in tintoria.

Marco Mazzoni è stato quindi coraggioso a riprendere un filo della memoria in epoca in cui di zafferano in Italia si parlava solo in Sardegna ed Abruzzo.
Ha puntato sulla qualità e sulla lavorazione artigiana ed è stato ripagato. I suoi bulbi sono sostituiti ogni anno, grande è l’attenzione all’ essiccazione per non perdere i profumi e tantissima pazienza dato che ci vogliono ben 120.000 fiori per fare un solo chilo di zafferano!

Corte di Valle oggi produce una delle migliore Zime di Firenze diversificando la produzione anche con biscotti e pasta artigianale. Mazzoni e poi anche un grande divulgatore che passa da una televisione all’altra per raccontare le mille applicazioni in cucina di questo esaltatore di sapori. Non può che affascinare con quel sorriso sincero, quella passione che gli si legge negli occhi e per quel coraggio avuto anni fa.

Un uomo che rispetta la sua terra e crede nella vera filiera corta e a tal proposito ci annuncia la sua nuova sfida: la nascita per mano di un gruppo di piccole aziende di un vero ciclo chiuso di filiera corta. Ognuna di esse vende il suo prodotto e quello dei partner creando un circuito atto a fornire al consumatore sempre prodotti freschi garantiti da chi ci mette la faccia e che della passione e ricerca in agricoltura e cucina ne ha fatto una ragione di vita.

by redaction – Just outside Greve in Chianti, you find Corte di Valle, a firm offering good wine and great hospitality in a nineteenth-century villa and hunting lodge with a cellar, lake, swimming pool and a piece of land that gets your attention.

“That’s where the Florentine zima grows,” says Marco Mazzoni, the owner. He’s someone we can expect a lot from, given the fact that he gave up everything after years in a distinguished white-collar career to devote himself to the land, which he lovingly and skilfully cultivates.
This land gives him a sense of daring above all else, which resulted in him founding the Saffron from the Hills of Florence association in 1996. He was its first chairman and leader of a group of small-scale producers scattered around the Florentine hills.

Guessing our questions – “Who made you do it? Why saffron? – Mazzoni hands over his recent book, Giallo in cucina/A Dash of Yellow, and says that the history of saffron is explained in the introduction: “Once upon a time, at a dinner amongst friends, amidst drinking, card games and chat, Dario told the story of a poor devil who was beaten by his master for having spilt a demijohn of Chianti and who found a handful of soil and something else in his fist when he fell to the ground. As soon as he made it home to his wife, he fainted, dropping what he still had in his hand: a bulb.
They didn’t know what it was, but his wife planted it in the ground and, bulb after bulb, every year as the bulbs multiplied so did their fortune. It was a saffron bulb.”

Even though the magical fairytale has its charm, in a much more down-to-earth way, saffron actually originated in thirteenth-century Florence and brought fortune to many. From the eighteenth century onwards, due to the delicacy of the bulb, production was lost and, with it, the use of an extraordinary product in cooking, pharmacy and dyeing.

So Marco Mazzoni was brave to resume this strand of history at a time when saffron was only grown in Sardinia and Abruzzo in Italy.
He concentrated on quality and artisan production and his gamble paid off. His bulbs are replaced every year.
There’s a focus on the drying process so as not to lose the perfume. It requires a considerable amount of patience given that 120,000 flowers are needed to make one kilo of saffron alone!

Corte di Valle now produces one of the best Zime di Firenze. It has diversified its products to include biscuits and artisan pasta. Mazzoni is also a great communicator who goes from one television programme to another to explain the many uses of this flavoursome ingredient in cooking. He engages the audience with his kind smile, enthusiasm and that courage that he had years ago.

He is a man who respects his land and believes in the short supply chain, hence the announcement of his new challenge: the creation of a true closed-cycle, short supply chain by a group of small companies. Each one sells its products and that of its partners, creating a circuit aimed at always supplying consumers with fresh products guaranteed by those who are not afraid to show their faces and who have made enthusiasm and research into agriculture and cooking their raison d’être.

Firenze. Scatta e vinci il Festival del GelatoFlorence. Shoot and win the Festival del Gelato

di Marco Gemelli – Basta un “selfie” ed entri al Festival del Gelato da protagonista, con una card.
E’ il concorso che il blog “Tre Forchettieri” lanciano, all’avvicinarsi della kermesse in programma dal 1 al 4 maggio nei giardini del Palazzo dei Congressi, davanti alla Stazione di Santa Maria Novella.

Basta inviare una e-mail all’indirizzo: marcogemelli78@gmail.com un vostro “selfie” legato al tema del gelato e ai migliori dieci verrà regalata una “Gelato Card” dal valore di 12 euro che vi accompagnerà in un percorso alla scoperta del gusto e della tradizione del gelato all’italiana.

La Gelato Card include 5 assaggi di gelato, più 1 Gelato Cocktail.
Con la vincita della Card si potrà partecipare agli appuntamenti imperdibili dei Gelato Show Cooking. Inoltre sarà possibile partecipare al Gioco “Gusta, Vota e… Assaggia!” per avere in omaggio un ulteriore assaggio dopo avere scelto il tuo gusto preferito tra quelli in gara.

Per continuare gli assaggi, dopo aver esibito la Gelato Card, è sufficiente acquistare le Gelato Ricarica.by Marco Gemelli – Just a ” selfie ” and enter the Festival del Gelato protagonist , with a card.
And ‘ the competition that the blog “Three Forchettieri ” launch , at the approach of the event scheduled May 1 to 4 in the gardens of the Palace of Congresses, in front of the train station Santa Maria Novella .

Just send an e- mail to your marcogemelli78@gmail.com a ” selfie ” related to the topic of the ice cream and the ten best will be presented with a “Ice Cream Card ” from the value of € 12 which will take you on a journey to discover the taste and tradition of Italian ice cream .

The Ice Cream Card includes 5 samples of ice cream , plus 1 Ice Cream Cocktail .
With the win the Cards you can participate in the unmissable events of Ice Cream Show Cooking . It will also be possible to participate in the Game ” Enjoy , Rate and … Taste ! ” To get a free taste further after choosing your favorite flavor among those in the race.

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Firenze: Il “Brindellone” scende in piazza Florence: The “Brindellone” goes to town

di redazione – Questa famosa cerimonia fiorentina risale ai tempi della prima crociata. Nel 1099, al comando di Goffredo di Buglione; i crociati, posero l’assedio a Gerusalemme e la espugnarono.

Secondo la tradizione fu il fiorentino Pazzino de’Pazzi a salire per primo sulle mura della città dovepose l’insegna crociata. Per questo atto di valore, Goffredo di Buglione gli donò tre schegge del Santo Sepolcro.
Rientrato a Firenze il 16 luglio 1101, il capitano fu accolto con solenni onori. Gli storici ci hanno quindi tramandato che dopo la liberazione di Gerusalemme, nel giorno del Sabato Santo, i crociati si radunavano in preghiera e consegnavano a tutti il fuoco benedetto come simbolo di purificazione.

A questa cerimonia risale l’usanza pasquale di distribuire il fuoco santo al popolo. Difatti, dopo il ritorno di Pazzino, ogni Sabato Santo, i giovani, si recavano in cattedrale e al fuoco benedetto che ardeva, accendevano una “fecellina” (piccola torcia) per poi andare per la città a portare la fiamma purificatrice.

Il fuoco santo veniva acceso proprio con le scintille sprigionate dalle tre schegge del Santo Sepolcro. Col tempo, si decise di trasportare il fuoco santo con un carro dove, su un tripode, ardevano i carboni infuocati.
Il carro era inizialmente molto pi semplice di quello attuale, ma a causa delle deflagrazioni e delle vampate che sopportava, ogni anno doveva essere quasi del tutto ripristinato. Parve quindi giusto allestirne uno pi solido che dovesse durare per sempre.
Fu così costruito il grande carro che, seppur più volte restaurato (anche dopo la tragica alluvione del 1966), gode tutt’oggi di ottima salute. I fuochi vengono incendiati da una “colombina”, che altro non è che un razzo dalle sembianze di un bianco colombo.

La cerimonia attualmente si svolge nella mattina di Pasqua. Scortato da 150 fra armati, musici e sbandieratori del Calcio Storico Fiorentino, il carro detto dai fiorentini “Brindellone”, si muove da piazzale del Prato trainato da due candidi bovi infiorati ed arriva in piazza del Duomo, fra il Battistero e la Cattedrale.
I bovi vengono staccati ed un moderno filo di ferro viene teso a circa sette metri di altezza, da una colonna di legno, posta per l’occasione al centro del coro, fino a giungere al carro.
Nel frattempo dalla Chiesa dei Santi Apostoli, ha inizio il corteo-processione preceduto dal Gonfalone di Firenze e dalla bandiera della famiglia Pazzi, con sacerdoti ed autorità, diretto al Battistero dove incominciano le funzioni religiose. Quindi il corteo si trasferisce in Duomo e, alle ore undici, al canto del Gloria in excelsis Deo, viene dato fuoco alla miccia e sibilando la colombina, va ad incendiare i mortaretti ed i fuochi d’artificio disposti sul Brindellone.
Inizia così con fragore lo scoppio assordante e in maniera simbolica, la distribuzione a tutta la città del fuoco benedetto. L’imponente mole del carro si avvolge di nubi e scoppi.
Scintille che non parranno pi luci ma una pioggia di viola, di rosa, di rosso, di verde, di bianco e di blu. Il profilo del Brindellone scompare in questo gioco di colori che, pian piano, col fumo ed gli assordanti scoppi, si dissipa rendendo nuovamente visibili i marmi del Battistero, della Cattedrale di Santa Maria del Fiore e del campanile di Giotto. Uno spettacolo imperdibile… by redaction – This Florentine ceremony dates back to the times of the first crusade. In 1099, under the command of Goffredo di Buglione, the crusaders laid siege to Jerusalem and took it.

Tradition has it that it was the Florentine, Pazzino de’Pazzi, who was the first to set foot on the walls of the city and unfurl the crusaders’ banner. For this act of courage, Goffredo di Buglione gave him three splinters of the Holy Sepulchre.
When he returned to Florence on 16th July 1101, the captain was given a hero’s welcome. Historians tell us that after the liberation of Jerusalem, on the day before Easter, the crusaders met in prayer and gave the holy fire to all as a symbol of purification.

This event began the tradition of giving the holy fire to the people at Easter. In fact, after Pazzino’s return, every Holy Saturday, the young went to the Cathedral and lit a small torch from the holy fire and then took the purifying fire around the city.
The holy fire was lit with the sparks from the three splinters of the Holy Sepulchre. After a while, it was decided to transport the holy fire on a cart where the coals glowed on a tripod.

The cart was much simpler than the actual one, but due to the fire and flames that it had to bear, it had to be more or less rebuilt every year. It therefore seemed a good idea to make a more solid one that could last for ever. The large cart was therefore built and though it was restored several times (also after the tragic flooding of 1966), it is still in perfect working order today. The fire is lit by a “dove”, that is none other than a dove-shaped rocket.

The ceremony currently takes place on Easter morning. escorted by 150 soldiers, musicians and flag wavers of “Calcio Storico Fiorentino”, the cart that the Florentines call the “Brindellone” moves from Piazzale del Prato pulled by two white oxen decorated with flowers and reaches Piazza del Duomo, between the Baptistery and the Cathedral.

The oxen are detached and a length of modern iron wire is stretched at a height of about seven metres from a wooden column, located for the event in the middle of the choir, until it reaches the cart. In the meantime, the historical procession starts from the Santi Apostoli church; preceded by the standard of Florence and the flag of the Pazzi family, with priests and authorities, it reaches the Baptistery where the religious service begins.

Then the procession moves to the Cathedral and, at eleven o’clock, singing Gloria in excelsis Deo, the fuse is lit and the dove whistles away to light the crackers and fireworks in the Brindellone. This is how the holy fire, with a deafening roar, is symbolically distributed to the whole city. The massive cart is enveloped in smoke and sparks that no longer seem light but a shower of purple, pink, red, green, white and blue.
The silhouette of the Brindellone disappears in this pattern of colours that slowly, with smoke and deafening explosions, clears away allowing the marble of the Baptistery, the Cathedral of Santa Maria del Fiore and Giotto’s bell tower to be seen again. It’s an unforgettable sight…