Mag 29, 2026 | Territori
Dimenticate stabilimenti affollati, file per un ombrellone e spiagge bollenti. L’estate più bella – quella che non ti aspetti – scorre tra rocce, gole profonde e acqua cristallina.
Benvenuto nel lato più fresco (e meno scontato) dell’Europa: canyon e orridi dove il tempo rallenta e il caldo si scioglie nell’acqua gelida.
canyon e orridi non sono solo alternative al mare: sono un altro modo di vivere l’estate. Più lento, più selvaggio, più autentico. Dove l’acqua è davvero fredda, il silenzio è reale e la bellezza non ha bisogno di filtri. E forse è proprio questo il lusso più grande.

Orrido di Bellano: il canyon segreto sul lago di Como
Nel cuore della Bellano, l’Orrido di Bellano è una spaccatura spettacolare scavata nei secoli dall’acqua.
Passerelle sospese, cascate fragorose e un’atmosfera quasi cinematografica: qui il sole filtra appena e l’aria resta fresca anche nei giorni più caldi.
Perfetto per: una pausa rigenerante tra lago e montagna.

Forra del Cellina: wilderness friulana
Nascosta in Friuli-Venezia Giulia, la Forra del Cellina è pura natura.
Un canyon selvaggio, meno turistico, dove l’acqua scava rocce chiare e crea piscine naturali perfette per rinfrescarsi.
Qui non trovi stabilimenti. Solo silenzio.

Orrido di Ponte Alto: il canyon nascosto di Trento
A due passi da Trento, l’Orrido di Ponte Alto è una sorpresa continua.
Cascate scenografiche e passerelle scavate nella roccia rendono questo luogo perfetto anche per chi cerca qualcosa di accessibile ma d’effetto.

Stretti di Giaredo: il canyon segreto della Lunigiana

Orrido di Botri: la Garfagnana più selvaggia

Gole dell’Alcantara: lava e acqua ghiacciata
Ai piedi dell’Etna, in Sicilia, le Gole dell’Alcantara sono tra i luoghi più spettacolari d’Italia. Pareti basaltiche nere, acqua gelida e trasparente: un contrasto potente, quasi surreale.
Consiglio: entra lentamente. L’acqua è molto più fredda di quanto immagini.

Gole del Verdon: il “grand canyon” d’Europa
In Provenza, le Gole del Verdon sono uno spettacolo naturale fuori scala.
Acqua color smeraldo, pareti vertiginose e kayak che scivolano silenziosi: qui puoi nuotare, pagaiare o semplicemente restare a guardare.
Spoiler: il mare, dopo, potrebbe sembrarti noioso.

Liechtensteinklamm: la gola spettacolare d’Austria
In Austria, la Liechtensteinklamm è una delle gole più profonde d’Europa. Scale vertiginose, ponti sospesi e acqua impetuosa: qui la natura gioca in grande.

Le forre dell’Isonzo: acqua smeraldo tra le Alpi
Tra Slovenia e Friuli-Venezia Giulia, il fiume Isonzo scorre con uno dei colori più incredibili d’Europa: un verde smeraldo quasi irreale.
Le sue forre sono perfette per chi ama kayak, bagni ghiacciati e paesaggi alpini incontaminati.
Attenzione: l’acqua è spettacolare… ma decisamente fredda.
Mag 28, 2026 | Territori
Dalla Costa Smeralda al punto più estremo della Sicilia, cinque tratti di costa tra i più belli d’Italia dove il mare è ancora puro e poco accessibile. Niente stabilimenti né folla: solo acqua cristallina, natura intatta e luoghi da raggiungere con lentezza. Le destinazioni perfette per chi cerca un’estate davvero esclusiva.
Arrivare al mare, in Italia, è semplice. Fa parte della geografia quotidiana: strade che scendono verso la costa, accessi segnati, stabilimenti, punti precisi in cui fermarsi. Ma il mare più interessante non è quello che si raggiunge così. Basta uscire di poco da quel tracciato, lasciare l’accesso principale, prendere un sentiero laterale, camminare qualche minuto in più, perché il paesaggio cambi in modo netto. Le presenze si diradano, le infrastrutture scompaiono, la costa torna a essere una sequenza di rocce, vegetazione e acqua senza mediazioni. Anche il Mediterraneo cambia: diventa più profondo nel colore, meno prevedibile.
È in questi passaggi che si definisce una forma di lusso diversa, concreta: non legata a servizi o strutture, ma alla possibilità di accedere a porzioni di costa meno immediate. Un lusso che richiede tempo, orientamento. E che restituisce, in cambio, uno spazio più autentico.

1 – Costa Smeralda
La Costa Smeralda è probabilmente una delle aree più codificate del Mediterraneo, ma il suo vero valore si coglie quando si esce dal tracciato principale.
Tra Grande Pevero, Romazzino e Capriccioli la costa si frammenta in una sequenza di calette laterali. Non sono spiagge segnalate, ma aperture tra le rocce, accessibili solo a chi decide di camminare.
Il modo migliore per esplorare questo tratto è partire da uno dei punti noti e poi deviare, seguendo tracce nella macchia mediterranea: ginepro basso, lentisco, mirto.
Dopo pochi minuti, il contesto cambia: piccole baie naturali protette dal granito, acqua piatta e luce che si riflette con precisione quasi irreale. Il momento ideale? Tra le 7 e le 9 del mattino, quando tutto è immobile.

2 – Monte Argentario
Nell’Argentario occidentale non ci sono ingressi evidenti, né percorsi lineari. Cala del Gesso è uno dei pochi accessi riconoscibili, una discesa di circa venti minuti attraverso la macchia, ma è solo l’inizio.
Qui il paesaggio è essenziale: roccia e acqua, senza infrastrutture. Il mare è più scuro, più profondo, i fondali scendono rapidamente.
Proseguendo lungo la costa — a piedi o meglio via mare — si incontrano calette senza nome, spesso deserte. A Punta Avoltore la costa si apre completamente sul largo: uno spazio più radicale, dove il tramonto diventa esperienza.

3 – Riviera del Conero
Sul Conero la costa si alza, diventa verticale. Portonovo è l’accesso più semplice, ma è scendendo verso Mezzavalle che si entra davvero nel paesaggio.
Il sentiero richiede attenzione, ma una volta arrivati la spiaggia si apre ampia, senza stabilimenti nella parte centrale. Il mare è sorprendentemente profondo per l’Adriatico, il colore cambia rapidamente.
La vegetazione arriva fino alla riva, creando una continuità rara. Le Due Sorelle, al largo, sono iconiche — ma è dal mare che si leggono davvero.

4 – Cilento
Nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni la costa mantiene una continuità sempre più rara. Baia degli Infreschi è il punto più noto, ma il vero valore è nella sequenza di baie: Lentiscelle, Cala Bianca, Pozzallo.
Luoghi raggiungibili via mare o attraverso sentieri lunghi e poco segnalati.
L’acqua è tra le più limpide del Sud Italia, i fondali misti favoriscono la fauna marina, mentre le grotte creano giochi di luce spettacolari. La vegetazione — lecci, ulivi selvatici, fichi d’India — arriva fino al mare. Nulla è semplificato: ed è proprio questa complessità a renderlo prezioso.

5 – Vendicari e Isola delle Correnti
La Riserva di Vendicari è uno dei pochi luoghi in Italia dove la costa mantiene una struttura completa: dune, zone umide, spiagge aperte. Calamosche è la più famosa, ma Marianelli ed Eloro restano più selvagge.
Fenicotteri, aironi, uccelli migratori attraversano un ecosistema vivo, che cambia durante la giornata. Procedendo verso sud si arriva a Capo Passero, fino al punto estremo: l’Isola delle Correnti.
Qui si incontrano Mar Ionio e Mar Mediterraneo: correnti visibili, vento costante, nessun riparo. Il paesaggio è aperto, essenziale. Uno dei pochi luoghi in cui si percepisce fisicamente un confine geografico. All’alba o al tramonto, la luce fa il resto.
Mag 27, 2026 | Territori
Nel 2026 i pediatri italiani hanno assegnato ben 164 bandiere verdi.
Questo riconoscimento premia le spiagge a misura di bambino con sabbia, fondali bassi e acqua cristallina, ampi spazi e servizi di salvataggio.
La Calabria guida la classifica con 22 località, seguita da Sicilia (19) e Sardegna (16).
Le novità dell’anno includono Modica (Sicilia), Sellia Marina (Calabria) e Campomarino (Molise).
Le Bandiere verdi sono state assegnate da 3.238 pediatri per le spiagge a misura di bambino. I vessilli sventoleranno sui litorali scelti per la sabbia pulita, le acque basse e cristalline, ma anche gli spazi adeguati tra gli ombrelloni, i servizi ludici e di ristorazione dedicati ai più piccoli e la presenza degli operatori del salvataggio.
L’iniziativa è organizzata dal 2008 dal professore e pediatra Italo Farnetani, che ha annunciato i vincitori 2026 ieri a Modica in Sicilia. Fonte: MondoBalneare.com

Le bandiere verdi conferme e novità
La Calabria, con 22 vessilli come detto guida la classifica nazionale del mare promosso dai dottori dei bimbi. Fra le novità della lista 2026, il Gambia conquista le prime Bandiere verdi dell’Atlantico.
Tutti riconfermati i vessilli dello scorso anno. In Italia sventolano tre nuove Bandiere verdi a Campomarino (Campobasso), Modica (Ragusa) e Sellia Marina (Catanzaro).
In totale nel nostro Paese sono 153 le Bandiere verdi: dopo la Calabria nella classifica svettano la Sicilia con 19 spiagge premiate dai pediatri e la Sardegna con 16.
Fra le novità anche il fatto che, dopo 14 anni, arriva una nuova Bandiera Verde nel Molise, che così raggiunge Basilicata e Friuli-Venezia Giulia.
Sei province totalizzano il maggior numero di Bandiere dei pediatri: Latina, Ragusa, Reggio Calabria Salerno, Venezia e Teramo. Fonte: MondoBalneare.com

L’esordio dell’Africa
In Africa i pediatri gambiani hanno selezionato tre spiagge con ampio arenile e servizi, dalla ristorazione alle attività sportive e ricreative e la presenza dei bagnini di salvataggio.
Nelle vicinanze anche un ospedale pediatrico, il Bundung Maternal and Child Health Hospital.
Nel 2017 il riconoscimento è stato esteso per la prima volta ai Paesi dell’Unione europea e, dal 2021, anche alle spiagge del continente africano, segnando una progressiva apertura internazionale.
La cerimonia di consegna delle Bandiere Verdi 2026 si terrà a Termoli l’11 luglio. “La prima regola per garantire la sicurezza dei più piccoli al mare è quella di insegnar loro a nuotare. Ma in Italia solo il 30% dei bambini e adolescenti sa farlo davvero, ovvero sa andare sott’acqua con gli occhi aperti, senza problemi rispetto agli schizzi. C’è poi un 30% che sa galleggiare e andare un po’ in avanti, il 10% sa galleggiare solo in piscina e il 30% non sa nuotare affatto. Un problema reale”, dice Farnetani.
“Per stare tranquilli al mare le spiagge devono essere sicure, ma il bambino deve saper nuotare. Ecco perché consiglio sempre di tenerlo in acqua con i braccioli nei primi 4 anni di vita, poi è bene mandarlo a lezione di nuoto, meglio ancora se al mare, con l’assistenza di personale idoneo. Attenzione: si può affogare anche in 20 centimetri d’acqua, ecco perché consiglio alle famiglie di prediligere spiagge dotate di bagnini e salvamento”, aggiunge il pediatra. Quest’anno “le Bandiere Verdi sono state assegnate sulla base delle indicazioni di 3.238 pediatri italiani e stranieri, che hanno partecipato all’iniziativa in modo totalmente volontario, senza compensi, finalità di lucro o interventi di sponsor”, spiega Farnetani.
“I pediatri hanno sempre privilegiato spiagge vive e animate, dove i bambini possano incontrare coetanei e ricevere stimolazioni visive, acustiche e sensoriali utili allo sviluppo psicoaffettivo”.
Ma c’è di più: la vacanza deve essere per tutti. Ecco perché “il mio consiglio ai sindaci è di pedonalizzare il lungomare”, conclude Farnetani.

L’elenco completo delle bandiere verdi 2026
Le 153 spiagge italiane (con l’anno di conferimento)
Abruzzo
Alba Adriatica (Teramo) 2019, Giulianova (Teramo) 2010; Montesilvano (Pescara) 2010; Ortona – Spiaggia dei Saraceni (Chieti) 2019; Pescara 2016; Pineto – Torre Cerrano (Teramo) 2016; Roseto degli Abruzzi (Teramo) 2012; San Salvo -San Salvo Marina (Chieti) 2024; Silvi-Silvi Marina (Teramo) 2012; Tortoreto (Teramo) 2015; Vasto-Vasto Marina (Chieti) 2010
Basilicata
Maratea (Potenza) 2012; Pisticci – Marina di Pisticci (Matera) 2010
Calabria
Bianco (Reggio Calabria) 2018; Bova Marina (Reggio Calabria) 2010; Bovalino (Reggio Calabria) 2010; Caulonia – Caulonia Marina (Reggio Calabria) 2022; Capo Vaticano (Vibo Valentia) 2016; Cariati (Cosenza) 2010; Cirò Marina – Punta Alice (Crotone) 2012; Isola di Capo Rizzuto (Crotone) 2009; Locri (Reggio Calabria) 2016; Melissa – Torre Melissa (Crotone) 2015; Mirto Crosia – Pietrapaola (Cosenza) 2010; Montepaone (Reggio Calabria) 2023; Nicotera (Vibo Valentia) 2008; Palmi (Reggio Calabria) 2016; Paola (Cosenza) 2025; Praia a Mare (Cosenza) 2010; Roccella Jonica (Reggio Calabria) 2012; Santa Caterina dello Ionio Marina (Catanzaro) 2010; Siderno (Reggio Calabria) 2016; Soverato (Catanzaro) 2009; Squillace (Catanzaro) 2018
Campania
Agropoli – Lungomare San Marco, Trentova (Salerno) 2016; Ascea (Salerno) 2016; Cellole – Baia Domizia (Caserta), 2025; Centola – Palinuro (Salerno) 2009; Ischia: Cartaroma Lido San Pietro (Napoli) 2016; Marina di Camerota (Salerno) 2009; Pisciotta (Salerno) 2016; Pollica – Acciaroli, Pioppi (Salerno) 2016; Positano – spiagge: Arienzo, Fornillo, Spiaggia Grande (Salerno) 2015; Santa Maria di Castellabate (Salerno) 2012; Sapri (Salerno) 2012; Sessa Aurunca – Baia Domizia (Caserta) 2025
Emilia Romagna
Bellaria – Igea Marina (Rimini) 2012; Cattolica (Rimini) 2012; Cervia – Milano Marittima-Pinarella (Ravenna) 2010; Cesenatico (Forli Cesena) 2012; Gatteo – Gatteo Mare (Forli – Cesena) 2015; Misano Adriatico (Rimini) 2015; Ravenna – Lidi Ravvenati (Ravenna) 2015; Riccione (Rimini) 2008; Rimini 2016; San Mauro Pascoli – San Mauro mare (Forli – Cesena) 2016
Friuli Venezia Giulia
Grado (Gorizia) 2010; Lignano Sabbiadoro (Udine) 2008.
Lazio
Anzio (Roma) 2016; Formia (Latina) 2009; Gaeta (Latina) 2009; Lido di Latina (Latina) 2010; Montalto di Castro (Viterbo) 2009; Sabaudia (Latina) 2008; San Felice Circeo (Latina) 2012; Sperlonga (Latina) 2009; Terracina (Latina) 2019; Ventotene – Cala Nave (Latina) 2015.
Liguria
Finale Ligure (Savona) 2015; Lavagna (Genova) 2016; Lerici (La Spezia) 2012; Noli (Savona) 2016.
Marche
Civitanova Marche (Macerata) 2012; Cupra Marittima (Ascoli Piceno) 2020; Fano – Nord – Sassonia – Torrette/Marotta (Pesaro – Urbino) 2016; Gabicce mare (Pesaro – Urbino) 2015; Grottamare (Ascoli Piceno) 2016; Mondolfo – Marotta (Pesaro – Urbino) 2016; Numana – Alta – Bassa Marcelli Nord (Ancona) 2015; Pesaro (Pesaro – Urbino) 2016; Porto Recanati (Macerata) 2012; Porto San Giorgio (Fermo) 2010; San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) 2008; Senigallia (Ancona) 2012; Sirolo (Ancona) 2016.
Molise
Campomarino Campobasso) 2026; Termoli (Campobasso) 2012
Puglia
Fasano (Brindisi) 2016; Gallipoli (Lecce) 2009; Ginosa – Marina di Ginosa (Taranto) 2015; Lizzano – Marina di Lizzano (Taranto) 2010; Margherita di Savoia (Barletta-Andria-Trani) 2019; Melendugno (Lecce) 2016; Ostuni (Brindisi) 2008; Otranto (Lecce) 2012; Polignano a Mare – Cala Fetente – Cala Ripagnola – Cala San Giovanni (Bari) 2016; Porto Cesareo (Lecce) 2016; Rodi Garganico (Foggia) 2012; Salve – Marina di Pescoluse (Lecce) 2010; Vieste (Foggia) 2009.
Sardegna
Alghero (Sassari) 2009; Bari Sardo (Ogliastra) 2010; Cala Domestica (Carbonia-Iglesias) 2010; Capo Coda Cavallo (Olbia-Tempio) 2010; Carloforte – Isola di San Pietro: La Caletta – Punta Nera – Girin – Guidi (Carbonia-Iglesias) 2010; Castelsardo-Ampurias (Sassari) 2012; Is Aruttas – Mari Ermi (Oristano) 2010; La Maddalena: Punta Tegge-Spalmatore (Olbia-Tempio) 2012; Marina di Orosei-Berchida-Bidderosa (Nuoro) 2010; Oristano – Torre Grande (Oristano) 2015; Poetto (Cagliari) 2012; Quartu Sant’Elena (Cagliari) 2012; Santa Giusta (Oristano) 2016; San Teodoro (Nuoro) 2008; Santa Teresa di Gallura (Olbia-Tempio) 2012; Tortolì – Lido di Orrì, Lido di Cea (Ogliastra) 2016.
Sicilia
Balestrate (Palermo) 2016; Campobello di Mazara – Tre Fontane – Torretta Granitola (Trapani) 2010; Catania – Playa 2016; Cefalù (Palermo) 2008; Giardini Naxos (Messina) 2016; Ispica – Santa Maria del Focallo (Ragusa) 2012; Lipari – Marina di Lipari-Acquacalda-Canneto (Messina) 2012; Marsala – Signorino (Trapani) 2015; Mazara del Vallo – Tonnarella (Trapani) 2021; Menfi – Porto Palo di Menfi (Agrigento) 2010; Modica- Marina di Modica (Ragusa) 2026; Noto – Vendicari (Siracusa) 2010; Palermo – Mondello 2016; Pozzallo – Pietre Nere – Raganzino (Ragusa) 2015; Ragusa – Marina di Ragusa 2009; Santa Croce Camerina – Casuzze – Punta secca – Caucana (Ragusa) 2010; San Vito Lo Capo (Trapani) 2009; Scicli – Sampieri (Ragusa) 2021; Vittoria – Scoglitti (Ragusa) 2010.
Toscana
Bibbona (Livorno) 2016; Camaiore – Lido Arlecchino-Matteotti (Lucca) 2015; Castiglione della Pescaia (Grosseto) 2012; Follonica (Grosseto) 2012; Forte dei Marmi (Lucca) 2012; Grosseto – Marina di Grosseto, Principina a Mare 2010; Monte Argentario – Cala Piccola – Porto Ercole (Le Viste) – Porto Santo Stefano (Cantoniera – Moletto – Caletta) – Santa Liberata (Bagni Domiziano – Soda -Pozzarello) (Grosseto) 2015; Pietrasanta – Marina di Pietrasanta – Tonfano – Focette (Lucca) 2015; Pisa – Marina di Pisa – Calambrone – Tirrenia (Pisa) 2016; San Vincenzo (Livorno) 2012; Viareggio (Lucca) 2008
Veneto
Caorle (Venezia) 2015; Cavallino Treporti (Venezia) 2010; Chioggia – Sottomarina (Venezia) 2016; Iesolo– Jesolo Pineta (Venezia) 2008; Lido di Venezia (Venezia) 2010; San Michele al Tagliamento – Bibione (Venezia) 2016.

Marettimo – Robyn Hooz on Visualhunt
Le bandiere verdi 2026 fuori dall’Italia
Le cinque spiagge europee
Spagna
Estepona (2022), Malaga (2018), Marbella (2019), Fuengirola (2021).
Romania
Costanza (2020).
Le sei spiagge africane
Gambia
Fajara Beach (2026); Kololi Beach (2026); Kotu Beach (2026) (Kanifing Municipal Council)
Tanzania
Dar es Salaam – Coco beach (2020); Kendwa (2021).
La Marsa (2022). Fonte: MondoBalneare.com
Mag 25, 2026 | Enogastronomia
Dalle vette del Monte Bianco al calice: Maley riscrive il futuro del sidro attraverso il recupero dei meleti storici della Valle d’Aosta e un’eleganza cosmopolita.
In un mondo che riscopre la ricerca della leggerezza e l’autenticità delle materie prime, Maley si pone come il punto d’incontro perfetto tra eredità alpina e stile di vita contemporaneo.
Non una semplice bevanda, ma il risultato di un progetto di agricoltura eroica della mela, che celebra il sidro come l’alternativa naturale, elegante e intrinsecamente low alcol al vino e alle bollicine tradizionali.
Alla riscoperta del sidro
Il sidro non è una novità, ma un ritorno alle origini: storicamente bevanda nobile nelle corti europee e pilastro della cultura contadina montana, con Maley viene oggi declinata con tecniche moderne. Maley è un’azienda pioniera nella produzione di sidro d’alta quota in Europa: unendo sapienza agronomica e spirito artigianale, produce sidri che sono espressione pura del terroir alpino, esportando il fascino delle mele del Monte Bianco in tutto il mondo.

Una storia di confine e di cuore
Il nome stesso, Maley, è un omaggio alla storia: era l’antico nome del Malus (la mela), ma richiama anche “lo greu maley”, un grande frutteto che dal Medioevo sorgeva nel comune di Torgnon, di fronte al Matterhorn-Cervino.
Il progetto nasce dalla visione del responsabile di Ricerca e Selezione di Proposta Vini, Gianluca Telloli, con l’obiettivo di riportare in vita la produzione del sidro in Italia, trattandolo con la stessa dignità e complessità tecnica di un grande spumante. Maley attraversa i confini, unendo idealmente i versanti del Monte Bianco, dalla Valle d’Aosta alla Savoia francese.

Salvaguardia delle mele antiche: biodiversità in ogni sorso
Al centro della filosofia di Maley c’è la tutela del territorio. L’azienda si impegna nel recupero di varietà di mele antiche e rare (Raventze, Barbelune, Rodzetta, Calville, Pomma verte, Croison de Boussy, Groin de Veau) e due di pere (Critchen d’hiveur, Maude), coltivate in meleti storici che raggiungono quote altimetriche straordinarie, fino ad oltre i 1500 metri.
Questi alberi, spesso centenari, rappresentano un patrimonio genetico unico che, senza l’intervento di Maley, rischierebbe di scomparire. Il risultato è un frutto puro, ricco di acidità e tannini naturali, perfetti per la spumantizzazione.
Ogni bottiglia di Maley garantisce la sopravvivenza e la ricerca di nuovi alberi monumentali e la propagazione su franco di cloni rari: anno dopo anno Maley garantisce un futuro a un patrimonio vegetale che rischiava di scomparire dopo il 1950. L’azienda, inoltre, opera con assoluto rispetto della biodiversità, che si traduce in mantenimento dei prati tramite antiche pratiche di irrigazione, pascolo e sfalcio, e nel pieno rispetto della sostenibilità anche sociale.

La rinascita del sidro: dall’antichità alla tavola moderna
Il sidro non è una novità, ma un ritorno alle origini. Storicamente bevanda nobile nelle corti europee e pilastro della cultura contadina montana, il sidro Maley viene oggi declinato con tecniche moderne in cantina, capaci di coordinare conoscenze enologiche del mondo della spumantistica e mela.
«Il sidro – spiega Telloli – sta diventando una “tentazione” per molti settori, dalla birra al vino e questo è un segnale positivo ma anche negativo perché il vero sidro va fatto con le mele da sidro, non con le mele comuni da tavola oggi sempre più utilizzate per la produzione di questa bevanda ma con risultati di qualità nettamente inferiore. Con il sidro funziona esattamente come il vino: la qualità della mela, come la qualità dell’uva, determina il risultato finale. Maley non scende a compromessi e nel bicchiere si sente tutta la differenza di un prodotto capace di coniugare facile beva, profondità e lunghezza».

Low alcol per natura
In risposta alla crescente domanda di bevande a ridotto contenuto alcolico, il sidro Maley emerge come scelta ideale.
Con una gradazione che oscilla generalmente tra i 3% e i 7% vol., è il low alcol per eccellenza, non un claim di marketing, ma una proprietà biologica e agronomica che lo distingue nettamente dalle bevande dealcolate o dai cocktail leggeri creati artificialmente.
A differenza dell’uva, che può accumulare grandi quantità di zuccheri (che i lieviti trasformeranno in alcol fino a 14-15% vol.), la mela ha un tetto naturale molto più basso.
Una mela di montagna contiene una quantità di zuccheri che, una volta fermentati completamente, produce naturalmente tra i 3% e i 7% di alcol. Per i sidri di Maley, non vengono aggiunti zuccheri esterni né acqua per diluire.
La gradazione che trovi nel calice è esattamente quella che l’albero ha deciso di produrre nel frutteto. Anche l’altitudine dei meleti di Maley (fino a 1500 metri) gioca un ruolo cruciale: le temperature fresche della Valle d’Aosta e della Savoia permettono fermentazioni molto lente e controllate, un processo che preserva gli aromi primari del frutto che andrebbero distrutti in una fermentazione tumultuosa tipica di bevande a più alto grado alcolico. In queste condizioni, la mela mantiene un’acidità folgorante, rendendo il sorso appagante anche con soli 5 gradi alcolici.
Maley Cidre du Saint Bernard
Il Cidre du Saint Bernard di Maley, distribuito oggi in Italia da Proposta Vini, non è un semplice sidro: è un’operazione di archeologia botanica e di eleganza alpina, il prodotto che più di tutti incarna la missione di Gianluca Telloli.
Il Cidre du Saint Bernard si distingue per una lavorazione che prende in prestito il savoir-faire dell’enologia di pregio. Anzitutto, nasce da un mix di mele antiche della Valle d’Aosta e della Savoia (tra cui la Raventre e la Croison de Boussy), raccolte da alberi spesso centenari che crescono a quote che sfidano la viticoltura tradizionale, garantendo una concentrazione aromatica unica. Il nome è un omaggio a Saint Bernard, patrono degli alpinisti, dei montanari e dei viaggiatori, che da più di mille anni custodisce le nostre valli e i meleti tra Valle d’Aosta e Savoia.
Il metodo di produzione è particolare. Nell’arco di 36 ore dalla raccolta, i cassoni di mele vengono assemblati e spediti in frigo in Savoia grazie alla collaborazione con il produttore Philippe Bernot e il supporto di Chantal Lassiaz. Le mele vengono pigiate il giorno successivo all’arrivo in sidreria, i mosti ottenuti, dopo aver riposato, vengono portati alla temperatura idonea di fermentazione senza l’aggiunta di zuccheri in una vasca d’acciaio simile all’autoclave. A raggiungimento della gradazione alcolica attesa, la fermentazione viene bloccata con l’abbassamento di temperatura, quindi si provvede a pastorizzare il sidro con un moderno e delicato sistema di pastorizzazione senza aggiungere solforosa. Una tecnica che si potrebbe definire un ponte tra Metodo Martinotti e Metodo Ancestrale.
Cidre du Saint Bernard nel calice, si presenta con un colore giallo paglierino brillante, con riflessi verdolini che tradiscono la sua giovinezza e vitalità. Al naso emergono fiori bianchi, scorza di cedro e, naturalmente, la polpa della mela croccante, accompagnata da una sottile nota minerale di pietra focaia. Al primo sorso, la sensazione non è quella di una bevanda dolce o “piaciona”, bensì di una carezza gelida e profumata. È un sidro che sa di aria sottile, di prati di montagna appena falciati e di libertà.
Perfetto per l’appassionato di vino stanco dei soliti schemi, a chi cerca il benessere del low-alcol senza rinunciare al rito del calice, e ai sognatori che amano i sapori che sanno di storia. L’abbinamento ideale? Emozionalmente perfetto con un pezzo di Fontina d’alpeggio o una toma stagionata, tecnicamente sorprendente con un sushi di qualità.
Prezzo in enoteca a partire da: 16 €