Ott 7, 2026 | Territori
L’autunno in Alto Piemonte è la stagione dei colori, del movimento e delle esperienze a contatto con la natura: il momento ideale per vivere il territorio tra paesaggi che si tingono di rosso e oro e appuntamenti che uniscono sport, turismo slow, cultura e gusto, con uno sguardo attento all’ambiente fino alle festività natalizie.
L’Alto Piemonte diventa uno dei primi laboratori green nel segno del turismo sostenibile, grazie alle iniziative promosse da SustainEvents, il progetto finanziato dal Programma Interreg VI-A Italia Svizzera 2021-2027, con capofila italiano la Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte.

Il treno del foliage
L’autunno nella natura dell’Alto Piemonte
Il viaggio nella natura dell’Alto Piemonte inizia a bordo del celebre Treno del Foliage® che, dall’11 ottobre al 16 novembre, percorre la Ferrovia Vigezzina-Centovalli tra Domodossola e Locarno.
52 chilometri di boschi variopinti e vallate alpine si aprono davanti agli occhi dei viaggiatori come un quadro in continua trasformazione.
Inserito daLonely Planettra i percorsi ferroviari più belli d’Europa, il Treno del Foliage® non è solo uno spettacolo per gli occhi, ma anche un simbolo di mobilità dolce e turismo sostenibile: un invito a scoprire i territori con uno sguardo rispettoso e consapevole.
L’immersione tra i boschi e i colori prosegue nelle acque blu del Lago Maggiore: uno specchio che riflette il cambio di stagione, la natura che incontra il movimento e mette al centro lo sport, con la grande prova della Lago Maggiore Marathon (9 novembre), da Arona a Verbania Pallanza, lungo uno dei tracciati più panoramici d’Italia. Migliaia di runner correranno immersi nei paesaggi lacustri, in un evento che affianca alla classica distanza dei 42 km formule adatte a tutti i livelli, celebrando lo sport come momento di benessere, socialità e rispetto dell’ambiente.
Dialogo fra stagione e sapori
Il dialogo tra stagione, uomo e natura si allarga all’esperienza sensoriale dei sapori: il territorio in autunno si racconta attraverso il vino e i suoi prodotti tipici con Taste Alto Piemonte, organizzato dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte e in programma il 9 e 10 novembre al Grand Hotel des Iles Borromées di Stresa, affacciato direttamente sul lago. Vini e prodotti locali – dal celebre Gorgonzola alle eccellenze gastronomiche del territorio – narrano la storia e le caratteristiche di un paesaggio modellato dalla natura e dalle Alpi.
Le aziende vitivinicole presenteranno le nuove annate di dieci denominazioni dell’Alto Piemonte (Boca DOC, Bramaterra DOC, Colline Novaresi DOC, Coste della Sesia DOC, Fara DOC, Gattinara DOCG, Ghemme DOCG, Lessona DOC, Sizzano DOC e Valli Ossolane DOC), in un evento che non è solo degustazione ma racconto del legame tra cultura, natura e sostenibilità. I vigneti diventano quindi custodi di biodiversità e tradizioni antiche, esempio di come la viticoltura sappia coniugare qualità, innovazione e rispetto per l’ambiente, dando vita a un modello enoturistico sempre più attento al paesaggio e alle comunità locali.

Piana di Vigezzo, Archivio Fotografico Piana di Vigezzo
Arte e cultura d’autunno
SustainEvents punta anche su arte e cultura, attraverso eventi che scelgono la strada della sostenibilità, scandendo il tempo tra uomo e natura. Fatti ad Arte, Mostra Nazionale di Alto Artigianato in corso fino al 12 ottobre a Biella, valorizza saperi antichi e innovazione, mostrando come la creatività possa dialogare con l’ambiente. L’iniziativa infatti ha ottenuto la certificazione ISO20121 nel 2023 e oggi partecipa al progetto SustainEvents in qualità di organizzazione associata.
Allo stesso modo Corto e Fieno – Festival del cinema rurale (10-12 ottobre ad Ameno) organizzato da Asilo Bianco – altra organizzazione associata di progetto – porta cinema, musica e spettacolo a raccontare il rapporto tra uomo e natura in chiave innovativa e responsabile.
Nato nel 2010 per unire cinefilia e memoria delle comunità agricole, interpreta il cinema come scelta etica e come sguardo sul pianeta da custodire. Oltre ad animare i paesi e le cascine del lago d’Orta, il festival coinvolge lo storico Cinema Sociale di Omegna e, durante l’anno, rafforza le collaborazioni con altre realtà rurali e urbane, dalla Cascina Cuccagna di Milano alla Valcamonica e alla Val d’Ossola.
Nel segno di arte, spettacolo e sostenibilità si apre anche la nuova stagione della Fondazione Teatro Coccia di Novara, anch’essa organizzazione associata di SustainEvents.
Dal varietà dedicato a Giorgio Gaber (11 ottobre) agli Aperitivi in… musica con NovaraJazz (12 ottobre), dal teatro con Umberto Orsini (1° novembre) e Lucia Poli (20 dicembre) alla comicità di Raul Cremona, fino al Gran Galà di San Silvestro (31 dicembre), il cartellone intreccia musica, prosa e intrattenimento per celebrare l’autunno e le festività con eleganza e partecipazione.

Mercatino di Natale – Santa Maria Maggiore @ ph. Susy Mezzanotte
Le luci e la magia del Natale accendono i borghi
Dopo il foliage e i sapori d’autunno, l’Alto Piemonte si accende con le luci e la magia del Natale. I borghi e le città della regione si trasformano in scenari incantati, tra mercatini, eventi culturali e momenti di festa che uniscono comunità e visitatori sotto il segno della sostenibilità. Il calendario di fine anno intreccia tradizioni, musica e spettacoli, tracciando un percorso condiviso che accompagna verso il nuovo anno nel rispetto delle identità locali.
Ad aprire la stagione sarà Macugnaga, che il 29 e 30 novembre 2025 accoglierà i visitatori con i suoi Mercatini di Natale.
Nel suggestivo villaggio Walser, ai piedi del Monte Rosa, la comunità custodisce e rinnova la propria storia attraverso l’artigianato tipico, i sapori genuini e le atmosfere autentiche dell’Avvento. Un evento che celebra non solo la magia delle feste, ma anche l’impegno a preservare la cultura alpina e a trasmetterla alle nuove generazioni.
Dal 6 all’8 dicembre sarà la volta di Santa Maria Maggiore, che tornerà a trasformarsi in un autentico villaggio natalizio con i suoi celebri Mercatini di Natale, ormai riconosciuti come un punto di riferimento a livello europeo.
Nel cuore della Val Vigezzo, oltre 200 espositori proporranno creazioni artigianali, specialità enogastronomiche e tante idee regalo che raccontano l’amore per le tradizioni e il lavoro delle comunità locali. Passeggiando tra le vie illuminate, i visitatori potranno immergersi in un’atmosfera fatta di luci, profumi e sorrisi.
Un evento pensato per tutta la famiglia: i bambini si lasceranno incantare da animazioni, musiche e dolci tipici, mentre gli adulti ritroveranno il piacere delle tradizioni alpine. Ogni angolo del borgo custodirà una sorpresa, regalando un percorso emozionante e coinvolgente per grandi e piccini. Tra artigianato, sapori e atmosfere di montagna, i Mercatini di Natale di Santa Maria Maggiore si confermano come una tappa immancabile per chi desidera vivere la magia del Natale nel cuore delle Alpi.
Tra gli appuntamenti più suggestivi del Natale, spiccano anche “Verbania on Ice” sul lungolago di Pallanza e “Locarno on Ice” nella pittoresca Piazza Grande di Locarno (Svizzera).
Due piste di pattinaggio dove il ghiaccio diventa protagonista di atmosfere incantate per tutta la famiglia: tra luci scintillanti, riflessi sul lago e profumi d’inverno, grandi e piccoli possono immergersi all’interno di scenari da fiaba.

Mercatino di Natale – Santa Maria Maggiore – ph. Susy Mezzanotte
Capodanno in piazza
Con l’arrivo del Capodanno, la magia continua e si fa ancora più intensa. L’Alto Piemonte accoglie il nuovo anno con l’eleganza e la magia del Gran Galà di San Silvestro al Teatro Coccia di Novara. Una serata all’insegna di musica, spettacolo e cultura, trasformando la notte del 31 dicembre in un’esperienza unica, capace di celebrare le tradizioni locali e l’arte, coinvolgendo il pubblico in un racconto che valorizza il territorio e la sua identità culturale.
Un momento in cui storia, eleganza e spettacolo si intrecciano, offrendo emozioni da vivere intensamente e ricordi da custodire.
Il Capodanno alla Piana di Vigezzo esalta l’immersione nella natura, tra paesaggi incontaminati e atmosfere suggestive, creando un’esperienza in grado di regalare emozioni uniche e divertimento, per un nuovo anno indimenticabile.
Il programma prevede una ciaspolata sotto le stelle, un percorso che attraversa boschi e valli innevate illuminate dalla luna e dalle luci dei sentieri, dove il silenzio della montagna si mescola ai profumi del bosco e al crepitio della neve sotto i passi.
Camminare con le ciaspole in questo scenario crea un’intensa sensazione di connessione con l’ambiente circostante, un momento di meraviglia e contemplazione che rende la notte più lunga dell’anno davvero speciale.
La serata prosegue con un cenone tradizionale, karaoke, DJ set ed anche uno spettacolo pirotecnico che accende il cielo sopra i boschi, trasformando la Piana di Vigezzo in un quadro di luci e colori, unendo divertimento, emozione e rispetto per la natura.
Ogni evento si inserisce in un racconto corale volto a valorizzare il territorio, promuovendo un turismo attento, sostenibile e responsabile, che nasce dalla forza delle comunità locali e dalla capacità di custodire e rinnovare le proprie tradizioni. In questo contesto, ogni iniziativa diventa un tassello di un unico obiettivo: raccontare il territorio attraverso esperienze che uniscono cultura, natura e sostenibilità, generando emozioni memorabili e un valore duraturo per le comunità e l’ambiente.
Ott 6, 2026 | Enogastronomia
Il Tagliamento è uno dei fiumi più importanti e affascinanti d’Italia, spesso considerato l’ultimo fiume alpino a regime fluviale naturale in Europa.
Questo corso d’acqua attraversa il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, con una lunghezza di circa 170 chilometri, e la sua sorgente si trova a Passo della Mauria, nelle Alpi Carniche, mentre sfocia nel Mar Adriatico vicino a Lignano Sabbiadoro.

Il fiume selvaggio
Il Tagliamento è un fiume che vale davvero la pena conoscere bene. Come detto è unico nel suo genere ed è conosciuto anche per la sua straordinaria valenza naturalistica dato che il suo alveo a canali intrecciati (braided river), lo rende un ambiente naturale ricco di biodiversità.
Una conformazione fatta da numerosi canali che si spostano e modificano il paesaggio e che ospita habitat di grande valore ecologico per diverse specie animali e vegetali. È un “fiume selvaggio”, poiché gran parte del suo corso non è stato modificato dall’uomo.
“Il Re dei Fiumi Alpini”, viene chiamato così il Tagliamento per la sua natura incontaminata e la sua bellezza unica. È un autentico modello per lo studio dei fiumi a livello internazionale, un valore straordinario per questo fiume italiano poiché è uno degli ultimi fiumi in Europa che mantiene ancora la sua dinamica fluviale naturale; ossia un corso d’acqua che si modifica liberamente e solo naturalmente senza interventi umani di canalizzazione.
Un alveo mobile che spesso fa cambiare forma e posizione al fiume e che causa delle piene e delle variazioni di flusso. Fenomeno questo che lo rende affascinante anche dal punto di vista geomorfologico.
Per tutto ciò la zona del Tagliamento è stata proposta per diventare parte della rete mondiale delle Riserve della Biosfera dell’Unesco, un riconoscimento che valorizzerebbe ulteriormente la sua conservazione naturale.
Il Tagliamento è quindi unico e bellissimo e per questo durante l’anno lo si può vedere molto diverso: con periodi di siccità diventa una serie di a piccoli ruscelli, mentre d’inverno con le piene diventa devastante e inonda vaste aree.
Sebbene il fiume sia ancora in uno stato quasi naturale, ci sono minacce come l’inquinamento, la richiesta di estrazione della ghiaia e l’agricoltura intensiva nelle zone circostanti. Per proteggerlo, sono state avviate numerose iniziative locali e internazionali per conservare il suo stato selvaggio e promuovere un turismo sostenibile.
In conclusione, il fiume Tagliamento non è solo un’importante risorsa naturale, ma anche un simbolo dell’identità culturale e ambientale del Friuli Venezia Giulia, affascinando visitatori e studiosi per la sua bellezza e la sua importanza ecologica.

Il simbolo del Friuli Venezia Giulia
Il Tagliamento ha sempre avuto un ruolo cruciale nella storia della regione, anzi possiamo a buona ragione dire che questo fiume è la storia del Friuli Venezia Giulia.
Durante l’epoca romana era un’importante via di comunicazione, mentre nel Medioevo segnava il confine tra il Patriarcato di Aquileia, il Ducato di Carinzia e la Repubblica di Venezia. È stato anche teatro di importanti battaglie durante la Prima Guerra Mondiale, quando segnò dopo la rotta di Caporetto il fronte tra Italia e Austria-Ungheria.
Simbolo del Friuli Venezia Giulia come detto quindi oltre che per la sua importanza ambientale, il fiume ha un forte legame con l’identità locale.
È considerato un elemento distintivo della regione e simboleggia il legame tra il territorio e la natura.
L’espressione molto usata che tradotta dalla lingua friulana all’italiano suona come “Tagliamento di qua dall’acqua e di là dall’acqua” richiama un concetto profondamente radicato nell’identità friulana.
Il fiume infatti non è solo un elemento geografico, ma anche un simbolo che separa e al tempo stesso unisce due mondi: le comunità che si trovano sulle sue opposte sponde.
Nonostante la separazione fisica del fiume però le comunità lungo il Tagliamento hanno sviluppato una cultura comune, legata alle risorse del fiume, alla vita rurale e alle tradizioni del Friuli Venezia Giulia. La lingua friulana è uno degli elementi unificanti di questa identità culturale, parlata, ma in maniera un po’ difforme, sia “di qua” che “di là” dal fiume.
Il Tagliamento rappresenta quindi un simbolo di identità doppia, ma allo stesso tempo comune. Le persone che vivono da entrambe le parti del fiume condividono tradizioni agricole, gastronomiche e artigianali, pur mantenendo una propria unicità territoriale. Questa dualità si riflette anche nel modo in cui i borghi e le città vicine hanno conservato le proprie particolarità, pur riconoscendo il fiume come elemento centrale.
Quel fiume che ha separato popolazioni, oggi è visto come un elemento che unisce. Le feste tradizionali, i mercati e gli eventi culturali lungo il corso del fiume mettono in risalto il valore di questo legame, che supera la separazione fisica dell’acqua. Per esempio, le celebrazioni lungo il Tagliamento sono un modo per riaffermare l’importanza del fiume non solo come risorsa naturale, ma come vero e proprio ponte culturale tra le comunità. Anche il Distretto Terre del Tagliamento nasce con l’obiettivo di promuovere questa connessione tra i comuni e le persone che abitano lungo il fiume, rendendo evidente come la cultura locale sia intrecciata con il corso d’acqua.
Ott 5, 2026 | Enogastronomia
Ci sono città che si visitano e città che si assaggiano. Bergamo appartiene decisamente alla seconda categoria. In autunno, quando la luce si fa più morbida, le colline cambiano colore e le tavole tornano a riempirsi di sapori robusti, la città lombarda diventa una destinazione perfetta per un fine settimana tra arte, paesaggio ed enogastronomia e se a ottobre c’è anche un buon motivo per brindare, ancora meglio.
Dal 15 al 17 ottobre 2026 Bergamo e il suo territorio ospiteranno infatti la 22esima edizione di «Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme», il concorso enologico internazionale dedicato ai due grandi vitigni e ai loro tagli. Un appuntamento che può diventare il pretesto per fermarsi qualche giorno e scoprire una Bergamo meno frettolosa, quella delle mura, delle colline, delle cantine e delle tavole.
Città Alta, il viaggio comincia dalle Mura
Il primo incontro con Bergamo non può che essere con Città Alta, la parte più scenografica e riconoscibile della città.
Raggiungerla significa salire, fisicamente e metaforicamente, dentro la storia. Le Mura venete, patrimonio mondiale UNESCO, racchiudono un centro storico fatto di vicoli, piazze, antichi palazzi e improvvisi affacci sulla pianura.
Il cuore della passeggiata è Piazza Vecchia, una delle piazze più belle d’Italia, dominata dal Palazzo della Ragione e dalla Torre dei Caduti. Poco più in là si incontrano il Duomo, la Basilica di Santa Maria Maggiore e la Cappella Colleoni, ma il consiglio è di non trasformare la visita in una corsa alla fotografia. Bergamo va percorsa lentamente: una salita, un portico, una bottega, una pausa per un caffè o per assaggiare qualcosa.
Perché è proprio nei piccoli dettagli che la città comincia a raccontarsi.

Bergamo Bassa, l’altra anima della città
Dopo aver attraversato la parte più antica, si può scendere verso Bergamo Bassa, più moderna e dinamica, ma tutt’altro che priva di fascino.
Qui il ritmo cambia. Via XX Settembre, il Sentierone e le vie del centro offrono negozi, locali e ristoranti, mentre l’Accademia Carrara custodisce una delle più importanti collezioni d’arte italiane.
È una Bergamo diversa da quella delle cartoline, ma proprio per questo interessante: più quotidiana, contemporanea e capace di mostrare come la città storica conviva con quella moderna.

Fuori città, dove comincia il Valcalepio
Poi arriva il momento di lasciare Bergamo e seguire le strade che salgono verso le colline.
È qui che cambia il paesaggio e comincia il territorio del Valcalepio, una delle espressioni più interessanti della viticoltura lombarda.
Vigneti, piccoli centri abitati e colline accompagnano il viaggio in un paesaggio che in autunno assume colori particolarmente suggestivi. Non serve necessariamente avere una destinazione precisa: il bello sta anche nel procedere lentamente, fermandosi nei piccoli borghi e nelle aziende agricole e vitivinicole che punteggiano il territorio.
Il vino, in questo angolo di Lombardia, non è soltanto qualcosa da bere. È una chiave per capire il paesaggio.

Cosa mangiare a Bergamo
Un viaggio a Bergamo non sarebbe completo senza una sosta a tavola.
La cucina bergamasca è una cucina di territorio, costruita nei secoli su ingredienti semplici e sapori decisi. Il simbolo sono naturalmente i casoncelli alla bergamasca, pasta ripiena che cambia leggermente da famiglia a famiglia e che rappresenta uno dei piatti più identitari della provincia.
Poi ci sono la polenta taragna, i formaggi delle valli, gli strachitunt e altri prodotti caseari che raccontano la vocazione agricola e montana del territorio e infine il dolce. Anzi, il dolce che divide: la polenta e osei, una specialità bergamasca dall’aspetto curioso, preparata nella sua versione dolce con pan di Spagna, crema, cioccolato e pasta di mandorle.
Per chi ama l’enogastronomia, il viaggio può dunque trasformarsi in una piccola mappa del gusto: dai ristoranti cittadini alle trattorie delle colline, fino alle cantine dove incontrare direttamente chi produce.
L’autunno è la stagione giusta
Bergamo è bella in ogni stagione, ma l’autunno le regala qualcosa in più.
La folla estiva è ormai lontana, le temperature invitano a camminare e il paesaggio intorno alla città cambia rapidamente. È la stagione delle passeggiate sulle colline, delle prime giornate fresche, delle tavole più ricche e dei vini che tornano protagonisti ed è proprio in questo periodo che il territorio offre una combinazione difficile da replicare: arte e paesaggio, città e campagna, cultura e gastronomia.
Un fine settimana può così iniziare sulle Mura venete e concludersi davanti a un calice di Valcalepio, magari dopo aver attraversato le colline bergamasche.
Ottobre 2026, un motivo in più per partire
Quest’anno c’è anche un’occasione particolare per mettere Bergamo in agenda.
Dal 15 al 17 ottobre 2026 torna infatti «Emozioni dal Mondo Merlot e Cabernet Insieme», il concorso internazionale che porta in terra bergamasca vini e produttori da tutto il mondo.
La manifestazione sarà ospitata dal Comune di Villa di Serio e offrirà anche al pubblico la possibilità di degustare i vini vincitori e incontrare i produttori del territorio, ma il 2026 sarà un anno speciale soprattutto per il Valcalepio, che festeggia i 50 anni della DOC bergamasca.
Una coincidenza perfetta per chi vuole trasformare una manifestazione enologica in un vero viaggio: qualche ora fra le opere d’arte di Città Alta, una passeggiata sulle Mura, un pranzo con i sapori bergamaschi e poi via verso le colline e le cantine.
Ott 4, 2026 | Enogastronomia
Non servono l’estate né le giornate perfette per innamorarsi del Lario. In autunno il Lago di Como rallenta, si veste d’oro e di rame e regala uno dei suoi volti più autentici, tra borghi, boschi, ville e sentieri affacciati sull’acqua.
Ci sono luoghi che sembrano nati per essere fotografati e poi ci sono luoghi che, oltre a essere fotografati, chiedono di essere attraversati lentamente, ascoltati, respirati. Il Lago di Como appartiene a questa seconda categoria e se l’estate lo consegna al mondo nella sua versione più luminosa e mondana, è forse l’autunno a rivelarne il volto più intimo.
Quando le giornate si accorciano, le montagne che circondano il lago iniziano a cambiare colore. Il verde dei boschi lascia spazio alle tonalità del giallo, dell’arancio e del rosso, mentre l’acqua assume sfumature più profonde e riflette un cielo spesso velato.
Le rive si fanno tranquille. I borghi sembrano rallentare e il Lago di Como diventa una destinazione da vivere senza fretta.

Il lago lontano dalla folla
Per chi conosce il Lario soprattutto attraverso le immagini delle sue ville eleganti e delle località più celebri, l’autunno può essere una piacevole sorpresa.
È la stagione nella quale il lago sembra appartenere un po’ di più a chi lo attraversa.
Ci si può fermare davanti all’acqua senza cercare necessariamente il punto panoramico più famoso. Si può entrare nei piccoli borghi, seguire una strada secondaria, salire lungo un’antica mulattiera o semplicemente sedersi su una panchina e guardare le montagne riflesse nel lago.
Il fascino sta proprio nell’assenza di fretta. in autunno non ha bisogno di mostrare tutto subito. Si lascia scoprire.

Tra borghi e sentieri
Uno dei modi più belli per vivere il lago in questa stagione è camminare.
La Greenway del Lago di Como, tra Colonno e Griante, offre un percorso di circa dieci chilometri attraverso antichi borghi, chiese, ville, giardini e scorci panoramici. È un itinerario adatto anche a chi non cerca un trekking impegnativo e può essere percorso in tutte le stagioni.
In autunno, però, assume un fascino particolare. Il percorso segue a tratti il lago e in altri punti si inoltra tra le case e i nuclei storici. L’acqua appare e scompare dietro i muretti, le foglie ricoprono i sentieri e la luce attraversa gli alberi.
È il genere di passeggiata nella quale la destinazione conta meno del percorso. Un passo dopo l’altro, il paesaggio cambia.

Il lato selvaggio del Lario
Ma il Lago di Como non è soltanto ville, giardini e lungolaghi. Alle sue spalle esiste un altro mondo, fatto di montagne, castagneti, faggete, alpeggi, mulattiere e piccoli borghi di pietra. È il volto meno conosciuto del Lario.
La rete dei percorsi montani offre la possibilità di allontanarsi dalle rive e salire verso paesaggi più silenziosi, dove il lago appare dall’alto e i boschi diventano protagonisti.
Le montagne del Lario custodiscono infatti un territorio fatto di sentieri, antiche mulattiere, alpeggi e borghi arroccati.
In autunno questo paesaggio diventa quasi cinematografico. Il bosco si accende di colori, mentre sotto lo sguardo rimane il blu del lago. Una combinazione difficile da dimenticare.

Como, poi il viaggio continua
Anche la città di Como merita di essere vissuta con questo ritmo. Non soltanto come punto di partenza per esplorare il lago, ma come destinazione capace di unire storia, architettura e atmosfera.
Una passeggiata sul lungolago può diventare l’inizio di una giornata da dedicare al centro storico, alle sue piazze e alle sue vie, per poi tornare verso l’acqua quando il sole comincia a scendere.
È proprio nel tardo pomeriggio che il lago regala spesso alcune delle sue immagini più suggestive.
La luce diventa calda, le montagne si fanno più scure, le finestre dei paesi iniziano ad accendersi e il paesaggio sembra rallentare ancora un po’.
Le ville, viste con gli occhi dell’autunno
Le grandi ville sono naturalmente una parte fondamentale dell’identità del Lago di Como, ma in autunno acquistano un’atmosfera diversa.
I giardini cambiano colore e la vegetazione diventa parte integrante dell’architettura. La luce più bassa mette in risalto facciate, terrazze e viali alberati.
Tra le esperienze segnalate anche dal portale turistico regionale c’è il percorso tra ville e dimore storiche, che in questa stagione permette di unire patrimonio culturale e paesaggio autunnale.
È un modo per scoprire il lago non soltanto attraverso l’acqua, ma attraverso il rapporto secolare tra l’uomo e questo paesaggio.
Un viaggio anche per il palato
E poi c’è la tavola.
Perché l’autunno è anche la stagione nella quale il viaggio sul lago può trasformarsi in un’esperienza gastronomica.
Dopo una passeggiata tra i boschi o lungo le rive, il piacere di fermarsi in una trattoria, assaggiare i sapori della cucina lombarda e concedersi un pranzo senza fretta diventa parte integrante dell’esperienza.
È questa la dimensione più piacevole di un viaggio autunnale: alternare natura e convivialità, cammino e tavola, panorami e piccoli momenti di pausa.

Il Lago di Como che non ti aspetti
Forse il Lago di Como più bello non è quello che si incontra nelle fotografie patinate.
È quello che appare quando il cielo cambia improvvisamente, quando una nuvola copre la montagna, quando il vento increspa l’acqua.
È quello dei piccoli borghi incontrati quasi per caso. Delle foglie che cadono lungo un sentiero, delle barche che attraversano lentamente il lago, delle montagne riflesse sull’acqua nelle prime ore del mattino.
È un lago più silenzioso, più malinconico, ma proprio per questo ancora più affascinante.
Perché partire proprio in autunno
L’autunno regala al Lago di Como una dimensione diversa. Meno mondana, più contemplativa.
È la stagione ideale per chi ama camminare, fotografare, scoprire borghi e cercare il contatto con la natura. È il momento giusto per lasciarsi alle spalle l’idea del lago come semplice destinazione da cartolina e scoprirne il territorio più profondo.
Perché il Lario non è soltanto acqua. È montagna. È bosco. È pietra. È storia. È cucina. È silenzio.
E quando ottobre e novembre colorano i suoi paesaggi, tutte queste anime si incontrano in uno spettacolo naturale che cambia ogni giorno.
Forse è proprio questo il momento migliore per partire: quando il lago smette di voler essere perfetto e comincia semplicemente a essere vero.
Ott 3, 2026 | Enogastronomia
C’è un momento dell’anno in cui il Lago di Barrea sembra rallentare, quasi volesse concedere a chi arriva il tempo di guardare, respirare e lasciarsi incantare.
È l’autunno, quando le montagne che abbracciano questo angolo d’Abruzzo si accendono di sfumature dorate, rosse e ramate e il paesaggio cambia volto ogni giorno. Le acque del lago riflettono i boschi che scendono verso le rive, mentre l’aria fresca del mattino porta con sé il profumo della terra e delle foglie.
È un paesaggio da cartolina, ma soprattutto un luogo da vivere lentamente.

Un lago incastonato tra le montagne
Nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Lago di Barrea offre uno degli scenari più suggestivi dell’Appennino. Le sue acque si insinuano tra montagne e boschi, creando un paesaggio nel quale natura e piccoli centri abitati sembrano appartenere a un’unica, armoniosa fotografia.
In autunno, il lago diventa particolarmente affascinante. I boschi cambiano colore e le rive si trasformano in una tavolozza naturale: il verde lascia spazio al giallo delle foglie, all’arancio, al rosso e alle tonalità più profonde del marrone.
Basta fermarsi a osservare il panorama per capire perché questo territorio riesca a conquistare chi ama i luoghi autentici, lontani dalla frenesia delle mete più affollate.
Qui il viaggio non è soltanto una destinazione. È un invito a rallentare.

Tra acqua, boschi e sentieri
Uno dei modi più belli per scoprire il Lago di Barrea è seguirne le rive e lasciarsi guidare dai sentieri che attraversano il paesaggio.
L’autunno regala condizioni ideali per camminare nella natura: la luce è più morbida, le temperature generalmente più piacevoli e ogni passo può trasformarsi in una piccola scoperta.
Camminando nel bosco, si incontrano alberi dalle chiome ormai dorate e tappeti di foglie che scricchiolano sotto gli scarponi. Poi, all’improvviso, tra i tronchi appare il lago ed è proprio in questi momenti che il paesaggio sembra fermarsi.
L’acqua immobile, le montagne riflesse sulla superficie e il silenzio interrotto soltanto dai suoni del bosco compongono una scena che appartiene alla natura, ma che rimane a lungo nella memoria di chi la attraversa.

Barrea, il borgo che guarda il lago
A dominare il lago c’è Barrea, piccolo borgo abruzzese dal fascino discreto, che conserva l’atmosfera dei paesi di montagna.
Passeggiare tra le sue strade significa aggiungere al viaggio nella natura una dimensione fatta di storia, pietra, tradizioni e panorami.
Dall’alto, lo sguardo può spaziare verso il lago e sulle montagne circostanti. È uno di quei punti panoramici in cui viene spontaneo fermarsi qualche minuto in più, senza bisogno di fare altro.
Perché in luoghi come questo anche il semplice gesto di guardare diventa parte del viaggio.

L’autunno nel Parco
Il Lago di Barrea è anche una porta d’accesso a un territorio nel quale la natura è protagonista.
E’ situato nel cuore del “parco nazionale dell’Abruzzo, Lazio e Molise”, uno dei luoghi simbolo dell’Appennino e custodisce una straordinaria ricchezza di ambienti, boschi e fauna selvatica.
L’autunno è forse la stagione che più di ogni altra invita a scoprirlo con lentezza. Non serve cercare necessariamente qualcosa di spettacolare: può bastare seguire un sentiero, ascoltare il vento tra gli alberi, osservare le montagne che cambiano colore con il passare delle ore e poi c’è quella sensazione, difficile da spiegare a parole, di trovarsi in un luogo ancora profondamente legato ai ritmi della natura.

Un viaggio per tutti i sensi
Il Lago di Barrea non si guarda soltanto. Si ascolta nel silenzio delle sue rive. Si respira nell’aria fresca dei boschi. Si assapora attraverso i prodotti e la cucina della tradizione abruzzese. Si fotografa, naturalmente, perché in autunno ogni scorcio sembra chiedere di essere immortalato, ma soprattutto si vive.
È il genere di destinazione che può regalare emozioni diverse a seconda del modo in cui la si attraversa: una passeggiata in famiglia, un’escursione tra i boschi, una giornata dedicata alla fotografia, un fine settimana romantico o semplicemente qualche ora lontano dal rumore della città.
Quando il paesaggio diventa un ricordo
Forse il vero fascino del Lago di Barrea sta proprio qui: non ha bisogno di stupire continuamente. Conquista lentamente.
Con il riflesso delle montagne sull’acqua, con il colore delle foglie, con i profili dei borghi, con il profumo del bosco dopo la pioggia, con quella quiete che sembra appartenere a un tempo diverso e quando arriva il momento di ripartire, il lago rimane alle spalle, ma qualcosa del suo paesaggio continua a viaggiare con noi.
Perché ci sono luoghi che si visitano e poi ci sono luoghi che, semplicemente, rimangono dentro.
Il Lago di Barrea, in autunno, è uno di questi.