Londa: nasce il primo raduno dei gattari d’Italia

[:it]gatto-grigio-657x360di redazione – Nasce a Londa la prima edizione del primo evento del genere in Italia. Il comune più forestale della Toscana conferma così la sua dote “ambientale” non solo curando il versante del magnifico parco della Foresta Casentinese, ma andando oltre.

Il “1° raduno nazionale dei gattari” che si svolgerà domenica 10 luglio, nato quasi per caso sotto forma di raduno annunciato su Facebook dalla napoletana Eliana Ungania e alla collaborazione della “gattara” toscana Cinzia Boddi con il sostegno della Pro-Loco di Londa, dell’Associazione Ludorum Dies e il patrocinio del Comune di Londa vedrà la partecipazione di  1.700 confermati, 3.700 invitati e 8.600 interessati.

Non sarà una mostra felina, nessun animale in mostra, nessuna gara di bellezza ma, grazie all’appoggio di alcune aziende che si occupano di cibo ed accessori per animali e la partecipazione dell’Ufficio per i diritti degli animali e i medici veterinari della clinica Maurizio Spremolla, sarà una giornata dedicata alla conoscenza.

Tanti seminari, incontri e dibattiti per conoscere meglio il mondo del felino più amato che si terranno nel centro Visite delle Foreste Casentinesi presso lo chalet Il Lago. Dall’alimentazione, alla salute dei gatti, dalle cure alternative ai diritti degli animali.

Un’iniziativa speciale ed originale che fa informazione e cultura sui diritti degli animali. Ce n’era bisogno![:en]gatto-grigio-657x360di redazione – Nasce a Londa la prima edizione del primo evento del genere in Italia. Il comune più forestale della Toscana conferma così la sua dote “ambientale” non solo curando il versante del magnifico parco della Foresta Casentinese, ma andando oltre.

Il “1° raduno nazionale dei gattari” che si svolgerà domenica 10 luglio, nato quasi per caso sotto forma di raduno annunciato su Facebook dalla napoletana Eliana Ungania e alla collaborazione della “gattara” toscana Cinzia Boddi con il sostegno della Pro-Loco di Londa, dell’Associazione Ludorum Dies e il patrocinio del Comune di Londa vedrà la partecipazione di  1.700 confermati, 3.700 invitati e 8.600 interessati.

Non sarà una mostra felina, nessun animale in mostra, nessuna gara di bellezza ma, grazie all’appoggio di alcune aziende che si occupano di cibo ed accessori per animali e la partecipazione dell’Ufficio per i diritti degli animali e i medici veterinari della clinica Maurizio Spremolla, sarà una giornata dedicata alla conoscenza.

Tanti seminari, incontri e dibattiti per conoscere meglio il mondo del felino più amato che si terranno nel centro Visite delle Foreste Casentinesi presso lo chalet Il Lago. Dall’alimentazione, alla salute dei gatti, dalle cure alternative ai diritti degli animali.

Un’iniziativa speciale ed originale che fa informazione e cultura sui diritti degli animali. Ce n’era bisogno![:]

Toscana: luglio torna il mese dell’archeologia

Toscana: luglio torna il mese dell’archeologia

[:it]matricea cura della redazione –  Sedicesima edizione per le Notti dell’Archeologia nel luglio toscano. L’appuntamento di quest’anno va dal 1° al 31 luglio, un intero mese dedicato agli oltre 200 eventi organizzati in tutta la Toscana nei 106 musei, aree e parchi archeologici che aderiscono all’iniziativa, anche con aperture straordinarie.

Il programma è molto ricco e differenziato. Lo scopo è quello di avvicinare un pubblico di tutte le età affinché le radici della storia, della cultura, dell’economia toscana possano essere comprese al meglio.

Il ciclo di mostre, aperture notturne, escursioni, trekking, visite guidate, proiezioni, spettacoli, presentazioni di libri e incontri conviviali si inserisce in una costante ricerca di occasioni di divulgazione e diffusione del patrimonio archeologico toscano.
In questi anni proprio grazie alle “Notti dell’Archeologia” i musei e le aree archeologiche hanno saputo attrarre un pubblico – fatto di specialisti, appassionati, turisti italiani e stranieri, interessati ai molteplici aspetti del mondo antico – che ha imparato come i resti delle civiltà antiche siano le fondamenta dell’identità locale odierna.

Il filo conduttore del 2016 è la “Continuità e discontinuità tra Antichità e Medioevo” ha detto l’assessore alla cultura Monica Barni presentando l’iniziativa.
“Intendiamo farlo grazie ad una rinnovata consapevolezza su tutti gli aspetti visibili e concreti di una cultura a partire dai manufatti urbani, dagli utensili della vita quotidiana e dalle tracce delle attività produttive che rendono unico ogni sito archeologico e museale della Toscana.
Sul nostro territorio ci sono infatti luoghi abitati dalla preistoria ad oggi, altri invece nati e scomparsi per fenomeni economici o bellici, che testimoniano come la vita dell’uomo si leghi evoluzionionisticamente a scommesse non tutte vincenti.”

Per Monica Barni le “Notti dell’Archeologia sono una grande festa nella quale il pubblico degli appassionati e dei curiosi ha la possibilità di sfogliare a ritroso il proprio passato e leggere la storia attraverso le tracce lasciate da ogni singola persona che ha abitato, vissuto, lavorato in quella che oggi chiamiamo Toscana.

La sfida è sicuramente quella di allargare l’interesse su questi temi. Abbiamo pensato a modalità di accesso e ad orari di svolgimento delle iniziative diversificati per andare incontro alle varie esigenze, comprendendo anche occasioni dedicate al pubblico dei diversamente abili. L’invito rivolto a tutti è quello di lasciarsi trasportare dalla curiosità e scoprire i tanti tesori presenti, magari a poca distanza da casa”.

Il programma completo e le info sono alla pagina www.regione.toscana.it/nottidellarcheologia all’interno della quale è possibile accedere a tutti gli eventi suddivisi per provincia.

Per ulteriori informazioni è attivo il Numero Verde 800.860.070 curato dall’Urp della Regione Toscana.[:en]4e9f0977a587eb434c4aa2d74092353d_La cura della redazione –  Sedicesima edizione per le Notti dell’Archeologia nel luglio toscano. L’appuntamento di quest’anno va dal 1° al 31 luglio, un intero mese dedicato agli oltre 200 eventi organizzati in tutta la Toscana nei 106 musei, aree e parchi archeologici che aderiscono all’iniziativa, anche con aperture straordinarie.

Il programma è molto ricco e differenziato. Lo scopo è quello di avvicinare un pubblico di tutte le età affinché le radici della storia, della cultura, dell’economia toscana possano essere comprese al meglio.

Il ciclo di mostre, aperture notturne, escursioni, trekking, visite guidate, proiezioni, spettacoli, presentazioni di libri e incontri conviviali si inserisce in una costante ricerca di occasioni di divulgazione e diffusione del patrimonio archeologico toscano.
In questi anni proprio grazie alle “Notti dell’Archeologia” i musei e le aree archeologiche hanno saputo attrarre un pubblico – fatto di specialisti, appassionati, turisti italiani e stranieri, interessati ai molteplici aspetti del mondo antico – che ha imparato come i resti delle civiltà antiche siano le fondamenta dell’identità locale odierna.

Il filo conduttore del 2016 è la “Continuità e discontinuità tra Antichità e Medioevo” ha detto l’assessore alla cultura Monica Barni presentando l’iniziativa.
“Intendiamo farlo grazie ad una rinnovata consapevolezza su tutti gli aspetti visibili e concreti di una cultura a partire dai manufatti urbani, dagli utensili della vita quotidiana e dalle tracce delle attività produttive che rendono unico ogni sito archeologico e museale della Toscana.
Sul nostro territorio ci sono infatti luoghi abitati dalla preistoria ad oggi, altri invece nati e scomparsi per fenomeni economici o bellici, che testimoniano come la vita dell’uomo si leghi evoluzionionisticamente a scommesse non tutte vincenti.”

Per Monica Barni le “Notti dell’Archeologia sono una grande festa nella quale il pubblico degli appassionati e dei curiosi ha la possibilità di sfogliare a ritroso il proprio passato e leggere la storia attraverso le tracce lasciate da ogni singola persona che ha abitato, vissuto, lavorato in quella che oggi chiamiamo Toscana.

La sfida è sicuramente quella di allargare l’interesse su questi temi. Abbiamo pensato a modalità di accesso e ad orari di svolgimento delle iniziative diversificati per andare incontro alle varie esigenze, comprendendo anche occasioni dedicate al pubblico dei diversamente abili. L’invito rivolto a tutti è quello di lasciarsi trasportare dalla curiosità e scoprire i tanti tesori presenti, magari a poca distanza da casa”.

Il programma completo e le info sono alla pagina www.regione.toscana.it/nottidellarcheologia all’interno della quale è possibile accedere a tutti gli eventi suddivisi per provincia.

Per ulteriori informazioni è attivo il Numero Verde 800.860.070 curato dall’Urp della Regione Toscana.[:]

Siena: Al via la terza edizione del trekking urbano #SienaFrancigena

[:it]PiazzadelCampo1di redazione – Il movimento turistico regionale legato alla Via Francigena cresce del 13% con ricadute importanti su fatturato e occupazione

A Siena torna la terza edizione di #SienaFrancigena, il trekking urbano lungo la Via Francigena, dentro le mura della città.

Ogni domenica, dal 1 maggio al 26 giugno, i visitatori potranno trasformarsi in ‘pellegrini per un giorno’ e ripercorrere le orme degli antichi viandanti, da Porta Camollia a Porta Romana, facendo tappa al Santa Maria della Scala, uno degli ospedali più antichi d’Europa.

Protagonista del percorso slow è la Via Francigena, esempio di turismo sostenibile su cui il comune di Siena ha investito attraverso la creazione di rassegne, eventi e prodotti turistici che premiano sia il tratto urbano che quello extraurbano della vecchia Via Romea.

Il tratto toscano della Via Francigena è lungo 370 km, attraversa 38 comuni e può contare su un’offerta ricettiva di 2.600 strutture e oltre 81.000 posti letto, con una prevalenza dell’extralberghiero (80%).
Guardando ai dati l’offerta turistica toscana “a basso impatto” ha visto crescere presenze, fatturato e occupazione, con un’incidenza del 6% sul Pil e del 10% sul lavoro attivato.
Un plus è rappresentato dal percorso francigeno che in Toscana è interamente fruibile in sicurezza, ben segnalato e dotato delle necessarie infrastrutture di servizio.
Un percorso apprezzato e scelto come destinazione di viaggio sia dagli italiani delle regioni limitrofe (Lombardia, Emilia Romagna e Lazio) che dagli stranieri, come tedeschi, russi e cinesi che scelgono di visitare i comuni toscani della Via Francigena.
Siena, fin dal Medioevo, è stata una tappa fondamentale della Via Francigena, tanto da essere stata definita dallo storico Ernesto Sestan ‘figlia della strada’.
E’ qui che i pellegrini, a metà strada verso Roma, trovavano ristoro e cura, grazie ai servizi e all’assistenza offerta dal Santa Maria della Scala. Oggi come allora, ogni domenica mattina, il trekking urbano di #SienaFrancigena prende il via da Porta Camollia, una delle antiche porte murarie sulla quale svetta la scritta ‘Cor magis tibi Sena pandit’ (Siena ti apre il cuore più della sua porta), simbolo dell’ospitalità senese.L’itinerario continua verso San Pietro alla Magione, la casa dei Templari e poi dei Cavalieri di Malta, per poi proseguire lungo Banchi di Sopra fino a Piazza Duomo e arrivare al Santa Maria della Scala, dove i pellegrini scopriranno aneddoti e storie legate all’accoglienza dell’antico Spedale.
L’antico spedale, oggi sede di uno dei più importanti musei e percorsi espositivi della città, dava assistenza quotidiana ai pellegrini ma anche ai malati, ai bimbi abbandonati e ai poveri. I partecipanti continueranno fino a Porta Romana per concludere il percorso presso il Santa Chiara Lab, il cui giardino per la prima volta ospiterà i viandanti per il pranzo a base dei prodotti senesi di filiera corta contenuti nella Bisaccia del Pellegrino.

#SienaFrancigena si svolgerà, ogni domenica, dal 1 maggio al 26 giugno con partenza alle ore 9 da Porta Camollia.
Il percorso ha una durata di circa 3 ore e si snoda per 4 km all’interno delle mura.
Il costo del biglietto, comprensivo di guida, ingresso al Santa Maria della Scala e della “Bisaccia del Pellegrino” è di 20 euro e di 10 euro per bambini fino a 11 anni di età.
Per informazioni e prenotazioni,  è possibile telefonare ai numeri tel. 347 6137678 e tel. 348 0216972 oppure scrivere un’e-mail a sienasms@c-way.it.
La partenza è garantita indipendentemente dal numero dei partecipanti. Su richiesta la visita sarà svolta in lingua inglese.

 [:en]PiazzadelCampo1di redazione – Il movimento turistico regionale legato alla Via Francigena cresce del 13% con ricadute importanti su fatturato e occupazione

A Siena torna la terza edizione di #SienaFrancigena, il trekking urbano lungo la Via Francigena, dentro le mura della città.

Ogni domenica, dal 1 maggio al 26 giugno, i visitatori potranno trasformarsi in ‘pellegrini per un giorno’ e ripercorrere le orme degli antichi viandanti, da Porta Camollia a Porta Romana, facendo tappa al Santa Maria della Scala, uno degli ospedali più antichi d’Europa.

Protagonista del percorso slow è la Via Francigena, esempio di turismo sostenibile su cui il comune di Siena ha investito attraverso la creazione di rassegne, eventi e prodotti turistici che premiano sia il tratto urbano che quello extraurbano della vecchia Via Romea.

Il tratto toscano della Via Francigena è lungo 370 km, attraversa 38 comuni e può contare su un’offerta ricettiva di 2.600 strutture e oltre 81.000 posti letto, con una prevalenza dell’extralberghiero (80%).
Guardando ai dati l’offerta turistica toscana “a basso impatto” ha visto crescere presenze, fatturato e occupazione, con un’incidenza del 6% sul Pil e del 10% sul lavoro attivato.
Un plus è rappresentato dal percorso francigeno che in Toscana è interamente fruibile in sicurezza, ben segnalato e dotato delle necessarie infrastrutture di servizio.
Un percorso apprezzato e scelto come destinazione di viaggio sia dagli italiani delle regioni limitrofe (Lombardia, Emilia Romagna e Lazio) che dagli stranieri, come tedeschi, russi e cinesi che scelgono di visitare i comuni toscani della Via Francigena.
Siena, fin dal Medioevo, è stata una tappa fondamentale della Via Francigena, tanto da essere stata definita dallo storico Ernesto Sestan ‘figlia della strada’.
E’ qui che i pellegrini, a metà strada verso Roma, trovavano ristoro e cura, grazie ai servizi e all’assistenza offerta dal Santa Maria della Scala. Oggi come allora, ogni domenica mattina, il trekking urbano di #SienaFrancigena prende il via da Porta Camollia, una delle antiche porte murarie sulla quale svetta la scritta ‘Cor magis tibi Sena pandit’ (Siena ti apre il cuore più della sua porta), simbolo dell’ospitalità senese.L’itinerario continua verso San Pietro alla Magione, la casa dei Templari e poi dei Cavalieri di Malta, per poi proseguire lungo Banchi di Sopra fino a Piazza Duomo e arrivare al Santa Maria della Scala, dove i pellegrini scopriranno aneddoti e storie legate all’accoglienza dell’antico Spedale.
L’antico spedale, oggi sede di uno dei più importanti musei e percorsi espositivi della città, dava assistenza quotidiana ai pellegrini ma anche ai malati, ai bimbi abbandonati e ai poveri. I partecipanti continueranno fino a Porta Romana per concludere il percorso presso il Santa Chiara Lab, il cui giardino per la prima volta ospiterà i viandanti per il pranzo a base dei prodotti senesi di filiera corta contenuti nella Bisaccia del Pellegrino.
#SienaFrancigena si svolgerà, ogni domenica, dal 1 maggio al 26 giugno con partenza alle ore 9 da Porta Camollia.
Il percorso ha una durata di circa 3 ore e si snoda per 4 km all’interno delle mura.
Il costo del biglietto, comprensivo di guida, ingresso al Santa Maria della Scala e della “Bisaccia del Pellegrino” è di 20 euro e di 10 euro per bambini fino a 11 anni di età.
Per informazioni e prenotazioni,  è possibile telefonare ai numeri tel. 347 6137678 e tel. 348 0216972 oppure scrivere un’e-mail a sienasms@c-way.it.
La partenza è garantita indipendentemente dal numero dei partecipanti. Su richiesta la visita sarà svolta in lingua inglese.

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Pontedera: Vespa settant’anni, Buon compleanno

[:it]vespa-adv-3di redazione – Presentati i festeggiamenti in onore della Vespa. Giani: “simbolo del made in Tuscany, grazie al genio della creatività tipico della nostra terra”

A far bella mostra si sé, in sala Montanelli di palazzo Panciatichi, un cavalletto con “Settanta anni di Vespa” (acrilico su tavola, 90 per 125 cm), opera che Claudio Cionini ha donato al Consiglio regionale.
Questo lo scenario che ha caratterizzato la conferenza stampa per il presentazione del settantesimo anniversario della Vespa, il gioiellino targato Piaggio, disegnato da Corradino D’Ascanio e brevettato il 23 aprile del 1946.“Una data storica, paragonabile al 5 luglio del 1853, che ricorda il brevetto del motore a scoppio – ha sottolineato il presidente del Consiglio Eugenio Giani – una ricorrenza che abbiamo voluto celebrare nella sede dell’Assemblea regionale, per onorare un importante simbolo del made in Tuscany, grazie al genio della creatività della nostra terra”.
“La Vespa ha fatto la storia toscana attraverso la sua diffusione nel mondo – ha continuato il presidente – per la capacità di innovazione e visione a livello mondiale, che ha da sempre caratterizzato la Piaggio, basti conoscere la passione e l’entusiasmo di Riccardo Costagliola, presidente Fondazione Piaggio, così come lo stretto rapporto con il territorio – ha concluso Giani – e il senso della memoria proiettato al futuro, ben evidenti nei festeggiamenti organizzati dall’amministrazione comunale di Pontedera”.

Come sottolineato dal presidente Costagliola: “La Vespa è sempre la Vespa, è nata come lavoro di team; la Fondazione è luogo della memoria, ma soprattutto luogo di aggregazione e trasmissione di valori”.

Un concentrato di potenzialità che passa anche attraverso la ricca Kermesse organizzata per festeggiare il gran compleanno – come ha ricordato Angela Pirri, vicesindaco Comune di Pontedera – che interesserà l’intera Valdera da aprile a giugno, tra saluti istituzionali, concerti, mostre, notte bianca della Vespa, incontri… nel segno di un bolide su due ruote, che da ben settanta anni accompagna generazioni in giro per il mondo.[:en]vespa-adv-3di redazione – Presentati i festeggiamenti in onore della Vespa. Giani: “simbolo del made in Tuscany, grazie al genio della creatività tipico della nostra terra”

A far bella mostra si sé, in sala Montanelli di palazzo Panciatichi, un cavalletto con “Settanta anni di Vespa” (acrilico su tavola, 90 per 125 cm), opera che Claudio Cionini ha donato al Consiglio regionale.
Questo lo scenario che ha caratterizzato la conferenza stampa per il presentazione del settantesimo anniversario della Vespa, il gioiellino targato Piaggio, disegnato da Corradino D’Ascanio e brevettato il 23 aprile del 1946.“Una data storica, paragonabile al 5 luglio del 1853, che ricorda il brevetto del motore a scoppio – ha sottolineato il presidente del Consiglio Eugenio Giani – una ricorrenza che abbiamo voluto celebrare nella sede dell’Assemblea regionale, per onorare un importante simbolo del made in Tuscany, grazie al genio della creatività della nostra terra”.
“La Vespa ha fatto la storia toscana attraverso la sua diffusione nel mondo – ha continuato il presidente – per la capacità di innovazione e visione a livello mondiale, che ha da sempre caratterizzato la Piaggio, basti conoscere la passione e l’entusiasmo di Riccardo Costagliola, presidente Fondazione Piaggio, così come lo stretto rapporto con il territorio – ha concluso Giani – e il senso della memoria proiettato al futuro, ben evidenti nei festeggiamenti organizzati dall’amministrazione comunale di Pontedera”.

Come sottolineato dal presidente Costagliola: “La Vespa è sempre la Vespa, è nata come lavoro di team; la Fondazione è luogo della memoria, ma soprattutto luogo di aggregazione e trasmissione di valori”.

Un concentrato di potenzialità che passa anche attraverso la ricca Kermesse organizzata per festeggiare il gran compleanno – come ha ricordato Angela Pirri, vicesindaco Comune di Pontedera – che interesserà l’intera Valdera da aprile a giugno, tra saluti istituzionali, concerti, mostre, notte bianca della Vespa, incontri… nel segno di un bolide su due ruote, che da ben settanta anni accompagna generazioni in giro per il mondo.[:]

Pontassieve: quel giardino in quel paese sulla collina

[:it]
20160311_110044di Nadia Fondelli –
 Esistono luoghi segreti. Non per scelta di esserlo, ma ci sono.
Uno dei tanti che in molti anni di “toscanauta” alla ricerca del bello nascosto della nostra terra l’ho scovato pochi giorni fa.
Il merito non è mio ma dell’amica e collaboratrice di lunga data Donella con cui condivido la passione della scoperta del bello nascosto.

Donella che avrete letto spesso fra queste pagine oltre ad essere un’artigiana sopraffina è anche una ricercatrice appassionata di fiori, piante, leggende e tradizioni toscane.
Storie che spesso si intrecciano.
Sull’onda lunga odorosa siamo arrivate così a Doccia: “il paese sulla collina” come lo definì nella sue cronache scolastiche la maestra Sara Cerrini Melauri che, negli anni’50 del Novecento si fece interprete del movimento di cooperazione educativa insieme ad altri interpreti quali Mario Lodi e Bruno Ciari.
Un insegnamento innovativo che, in epoca in cui le campagne si spopolavano, in controtendenza, insegnava il rispetto, la conoscenza e la valorizzazione del territorio.

Temi questi, sessant’anni dopo di “ritorno” e non credo sia un caso se, a incontrare Mara Fiesolani che con la sua associazione che si chiama proprio “il paese sulla collina”  ha fatto rifiorire gli ideali della maestra Sara sia stata proprio Donella, certaldese come Bruno Ciari.

A Doccia, alte colline di Pontassieve con tanto verde e olivi, aria frizzantina e pura che scende giù dal monte Giovi è nato sulla scia dell’insegnamenti anche dell’altro maestro Ilario Filippi a cui è intestato un giardino botanico.

Un piccolo scrigno verde nato dietro la pieve di Sant’Andrea a Doccia “come atto d’amore per la nostra terra” ci racconta Mara Fiesolani quando, con orgoglio e simpatia aprendoci il cancello del giardino ci schiude un mondo odoroso che sa di passione e amore.
Mara e l’altra amica Camilla guardano e accarezzano ogni fiore, annusano ogni pianticella, si emozionano davanti a una gemma e un piccolo fiorellino.

Le colline di Pontassieve hanno la fortuna di avere questa piccola-grande meraviglia che racchiude le tipicità erbacee della zona grazie all’impegno profuso dall’associazione e il supporto scientifico del Museo di storia naturale di Firenze, ma l’amore profondo di Mara, Cammilla e gli altri associati è la marcia in più.

“Promuovere un territorio vuol dire amarlo e conservarlo” racconta Mara e lei e le altre amiche è certo che amano il loro paese sulla collina e il loro piccolo-grande giardino segreto dove per altro è, unico esempio in Toscana, anche l’aiuola di Ildegarda di Binden costruita a spirale come suggerito dalla santa, musicista, artista, naturista, filosofa e consigliera politica niente di meno che di Federico Barbarossa che era certa che l’aiuola a spirale suggerisse un’idea di tensione verso l’alto e verso Dio.

Visitabile tutti i sabato pomeriggio da aprile oppure a richiesta contattando: ilpaesesullacollina@yahoo.it[:en]
20160311_110044di Nadia Fondelli –
 Esistono luoghi segreti. Non per scelta di esserlo, ma ci sono.
Uno dei tanti che in molti anni di “toscanauta” alla ricerca del bello nascosto della nostra terra l’ho scovato pochi giorni fa.
Il merito non è mio ma dell’amica e collaboratrice di lunga data Donella con cui condivido la passione della scoperta del bello nascosto.

Donella che avrete letto spesso fra queste pagine oltre ad essere un’artigiana sopraffina è anche una ricercatrice appassionata di fiori, piante, leggende e tradizioni toscane.
Storie che spesso si intrecciano.
Sull’onda lunga odorosa siamo arrivate così a Doccia: “il paese sulla collina” come lo definì nella sue cronache scolastiche la maestra Sara Cerrini Melauri che, negli anni’50 del Novecento si fece interprete del movimento di cooperazione educativa insieme ad altri interpreti quali Mario Lodi e Bruno Ciari.
Un insegnamento innovativo che, in epoca in cui le campagne si spopolavano, in controtendenza, insegnava il rispetto, la conoscenza e la valorizzazione del territorio.

Temi questi, sessant’anni dopo di “ritorno” e non credo sia un caso se, a incontrare Mara Fiesolani che con la sua associazione che si chiama proprio “il paese sulla collina”  ha fatto rifiorire gli ideali della maestra Sara sia stata proprio Donella, certaldese come Bruno Ciari.

A Doccia, alte colline di Pontassieve con tanto verde e olivi, aria frizzantina e pura che scende giù dal monte Giovi è nato sulla scia dell’insegnamenti anche dell’altro maestro Ilario Filippi a cui è intestato un giardino botanico.

Un piccolo scrigno verde nato dietro la pieve di Sant’Andrea a Doccia “come atto d’amore per la nostra terra” ci racconta Mara Fiesolani quando, con orgoglio e simpatia aprendoci il cancello del giardino ci schiude un mondo odoroso che sa di passione e amore.
Mara e l’altra amica Camilla guardano e accarezzano ogni fiore, annusano ogni pianticella, si emozionano davanti a una gemma e un piccolo fiorellino.

Le colline di Pontassieve hanno la fortuna di avere questa piccola-grande meraviglia che racchiude le tipicità erbacee della zona grazie all’impegno profuso dall’associazione e il supporto scientifico del Museo di storia naturale di Firenze, ma l’amore profondo di Mara, Cammilla e gli altri associati è la marcia in più.

“Promuovere un territorio vuol dire amarlo e conservarlo” racconta Mara e lei e le altre amiche è certo che amano il loro paese sulla collina e il loro piccolo-grande giardino segreto dove per altro è, unico esempio in Toscana, anche l’aiuola di Ildegarda di Binden costruita a spirale come suggerito dalla santa, musicista, artista, naturista, filosofa e consigliera politica niente di meno che di Federico Barbarossa che era certa che l’aiuola a spirale suggerisse un’idea di tensione verso l’alto e verso Dio.

Visitabile tutti i sabato pomeriggio da aprile oppure a richiesta contattando: ilpaesesullacollina@yahoo.it[:]

Chianti: la Porta Santa è nata qui!

[:it]Porta Santa - Vaticano-2di Nadia Fondelli – La notizia è di quelle che fanno gonfiare il petto d’orgoglio toscano. La Porta Santa, appena aperta per il Giubileo della Misericordia da Papa Francesco, pochi lo sanno, è stata creata da abili mani artigiane chiantigiane.

Dalle mani sapienti degli artigiani d’arte, scultori e mastri fonditori, della Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli nacque la Porta Santa in Vaticano. Sì, proprio quella aperta da Papa Francesco lo scorso 8 dicembre.
La ‘grande bellezza’ che avvicina Firenze, il Chianti al Vaticano è la Porta realizzata per l’Anno Santo 1950 dai custodi fiorentini di antichi segreti dell’arte del passato.
Ferdinando Marinelli Jr con il repertorio di immagini dell’epoca conservate nell’archivio di famiglia ci svela i segreti di quella realizzazione.

“La Fonderia, fondata nel 1905 da mio nonno – commenta – lega il proprio nome alla riproduzione di monumenti in bronzo dei giganti dell’arte classica e rinascimentale, tra cui Michelangelo, Ghiberti, Tacca, Giambologna, Donatello, Cellini e tanti altri con nostre copie sparse in tutto il mondo; della Porta Santa e della sua realizzazione ho un ricordo nitido grazie al racconto di mio nonno, Ferdinando Senior, che era amico dello scultore senese Vico Consorti, detto anche Vico dell’Uscio, che la realizzò.

Mio nonno fuse la Porta Santa nella fonderia di Rifredi che rimase attiva fino a quindici anni fa, come testimoniano le poche immagini che abbiamo conservato”. Prima della Porta Santa nel 1932 la Fonderia realizzò sempre per il Vaticano i bronzi per la grande rampa monumentale dei Musei Vaticani. Altra opera, realizzata qualche anno prima della Porta Santa, nel 1947, è la Porta di Santa Maria Maggiore a Roma, anch’essa considerata Porta Santa.

La storia della Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze è una testimonianza di arte e cultura oltre che di abilità artigiana, che si tramanda intatta nei secoli. Le tecniche utilizzate sono le stesse dell’antichità classica e del Rinascimento. E’ universalmente riconosciuta come una delle eccellenze dell’artigianato italiano e mondiale.
Due i grandi punti di forza della fonderia: la gipsoteca e l’utilizzo della fusione a cera persa, tecnica in uso nel passato, nelle botteghe rinascimentali.
L’iniziatore della Fonderia, Ferdinando Marinelli, dedicò parte della sua attività ad eseguire tali calchi negativi sui capolavori originali. Sono questi infatti che permettono la realizzazione dei celebri bronzi e marmi identici ai capolavori da cui provengono.
La gipsoteca si è costituita nella prima metà del ‘900. Ed ancora oggi il nipote Ferdinando Marinelli continua ad arricchirla quando le autorità competenti ne autorizzano l’esecuzione su opere da sostituire con repliche museali. Gli artigiani d’arte della fonderia, una squadra di giovani e adulti che mette insieme scultori, artigiani e bronzisti, adottano l’antica tecnica della cera persa, avvalendosi dei segreti di una volta e mettendo in atto una sequenza complessa di procedimenti. Tutte le fasi sono manuali e occorrono artigiani esperti e abilissimi per eseguirle.

“L’attività della Fonderia artistica Marinelli è un’eccellenza del nostro tessuto produttivo ed è motivo di vanto per il Comune – commenta il sindaco di Barberino Val d’Elsa Giacomo Trentanovi – oltre all’abilità artigianale dei formatori, degli scultori, dei fonditori, dei bronzisti che lavorano all’interno della Fonderia il grande tesoro, che accredita questa azienda come realtà unica al mondo, è la gipsoteca di proprietà della famiglia Marinelli che accoglie centinaia di calchi sugli originali di opere che vanno dal periodo etrusco, ellenistico a quello rinascimentale. La nostra idea è quella di prevedere un maggiore coinvolgimento sul territorio della Fonderia, farne conoscere le qualità artistiche e artigianali, stiamo infatti lavorando alla realizzazione di una prestigiosa mostra itinerante nel territorio che esporrà realizzazioni note e inedite della grande fucina artistica che rende la Fonderia Marinelli celebre in tutto il mondo”.

Tra le opere più recenti realizzate per il Vaticano la scultura in bronzo ‘tattile’ che riproduce la celebre Madonna di Bruges di Michelangelo. Per la prima volta alcuni visitatori non vedenti hanno potuto ‘sentire’ al tatto le straordinarie forme della scultura michelangiolesca grazie alla donazione che la fonderia Ferdinando Marinelli e l’americano Ronald Welborn e la sua famiglia hanno effettuato in favore dei Musei Vaticani.
L’opera, realizzata presso la fonderia di Barberino Val d’Elsa va ad arricchire il patrimonio artistico dei Musei Vaticani in uno specifico itinerario di visita dedicato alla disabilità ed in particolare ai visitatori non vedenti.[:en]Porta Santa - Vaticano-2di Nadia Fondelli – La notizia è di quelle che fanno gonfiare il petto d’orgoglio toscano. La Porta Santa, appena aperta per il Giubileo della Misericordia da Papa Francesco, pochi lo sanno, è stata creata da abili mani artigiane chiantigiane.

Dalle mani sapienti degli artigiani d’arte, scultori e mastri fonditori, della Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli nacque la Porta Santa in Vaticano. Sì, proprio quella aperta da Papa Francesco lo scorso 8 dicembre.
La ‘grande bellezza’ che avvicina Firenze, il Chianti al Vaticano è la Porta realizzata per l’Anno Santo 1950 dai custodi fiorentini di antichi segreti dell’arte del passato.
Ferdinando Marinelli Jr con il repertorio di immagini dell’epoca conservate nell’archivio di famiglia ci svela i segreti di quella realizzazione.

“La Fonderia, fondata nel 1905 da mio nonno – commenta – lega il proprio nome alla riproduzione di monumenti in bronzo dei giganti dell’arte classica e rinascimentale, tra cui Michelangelo, Ghiberti, Tacca, Giambologna, Donatello, Cellini e tanti altri con nostre copie sparse in tutto il mondo; della Porta Santa e della sua realizzazione ho un ricordo nitido grazie al racconto di mio nonno, Ferdinando Senior, che era amico dello scultore senese Vico Consorti, detto anche Vico dell’Uscio, che la realizzò.

Mio nonno fuse la Porta Santa nella fonderia di Rifredi che rimase attiva fino a quindici anni fa, come testimoniano le poche immagini che abbiamo conservato”. Prima della Porta Santa nel 1932 la Fonderia realizzò sempre per il Vaticano i bronzi per la grande rampa monumentale dei Musei Vaticani. Altra opera, realizzata qualche anno prima della Porta Santa, nel 1947, è la Porta di Santa Maria Maggiore a Roma, anch’essa considerata Porta Santa.

La storia della Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze è una testimonianza di arte e cultura oltre che di abilità artigiana, che si tramanda intatta nei secoli. Le tecniche utilizzate sono le stesse dell’antichità classica e del Rinascimento. E’ universalmente riconosciuta come una delle eccellenze dell’artigianato italiano e mondiale.
Due i grandi punti di forza della fonderia: la gipsoteca e l’utilizzo della fusione a cera persa, tecnica in uso nel passato, nelle botteghe rinascimentali.
L’iniziatore della Fonderia, Ferdinando Marinelli, dedicò parte della sua attività ad eseguire tali calchi negativi sui capolavori originali. Sono questi infatti che permettono la realizzazione dei celebri bronzi e marmi identici ai capolavori da cui provengono.
La gipsoteca si è costituita nella prima metà del ‘900. Ed ancora oggi il nipote Ferdinando Marinelli continua ad arricchirla quando le autorità competenti ne autorizzano l’esecuzione su opere da sostituire con repliche museali. Gli artigiani d’arte della fonderia, una squadra di giovani e adulti che mette insieme scultori, artigiani e bronzisti, adottano l’antica tecnica della cera persa, avvalendosi dei segreti di una volta e mettendo in atto una sequenza complessa di procedimenti. Tutte le fasi sono manuali e occorrono artigiani esperti e abilissimi per eseguirle.

“L’attività della Fonderia artistica Marinelli è un’eccellenza del nostro tessuto produttivo ed è motivo di vanto per il Comune – commenta il sindaco di Barberino Val d’Elsa Giacomo Trentanovi – oltre all’abilità artigianale dei formatori, degli scultori, dei fonditori, dei bronzisti che lavorano all’interno della Fonderia il grande tesoro, che accredita questa azienda come realtà unica al mondo, è la gipsoteca di proprietà della famiglia Marinelli che accoglie centinaia di calchi sugli originali di opere che vanno dal periodo etrusco, ellenistico a quello rinascimentale. La nostra idea è quella di prevedere un maggiore coinvolgimento sul territorio della Fonderia, farne conoscere le qualità artistiche e artigianali, stiamo infatti lavorando alla realizzazione di una prestigiosa mostra itinerante nel territorio che esporrà realizzazioni note e inedite della grande fucina artistica che rende la Fonderia Marinelli celebre in tutto il mondo”.

Tra le opere più recenti realizzate per il Vaticano la scultura in bronzo ‘tattile’ che riproduce la celebre Madonna di Bruges di Michelangelo. Per la prima volta alcuni visitatori non vedenti hanno potuto ‘sentire’ al tatto le straordinarie forme della scultura michelangiolesca grazie alla donazione che la fonderia Ferdinando Marinelli e l’americano Ronald Welborn e la sua famiglia hanno effettuato in favore dei Musei Vaticani.
L’opera, realizzata presso la fonderia di Barberino Val d’Elsa va ad arricchire il patrimonio artistico dei Musei Vaticani in uno specifico itinerario di visita dedicato alla disabilità ed in particolare ai visitatori non vedenti.[:]