Lug 1, 2023 | Enogastronomia, Territori
Sauris: cosa fare e assaggiare. Un’isola fra i monti delle Dolomiti friulane situata nella valle del Lumei. Sauris albergo diffuso è uno di quei luoghi dove non capiti per caso ma dove scegli di andare.
426 abitanti che si conoscono uno ad uno e vivono a 1212 metri d’altitudine nel comune più alto del Friuli Venezia Giulia. Sauris è due paesi in uno: Sauris di sopra e Sauris di sotto.Il lago Sauris ma il paese è un binomio perfetto che è: Sauris prosciutto.

Sauris in inverno
L’isola fra le montagne
Il tempo scorre lento in questo borgo appartato della Carnia, fra paesaggi mozzafiato, boschi, prati e pascoli verdissimi.
Sauris viene chiamata “l’isola fra le montagne” per le sue peculiarità assolutamente uniche e irripetibili.
E’ isola linguistica dato che si parla una lingua che arriva direttamente dal XIII secolo di influenza tedesca simil bavarese ereditata dai colonizzatori di Carinzia.
E’ isola dal punto di vista culturale. Le sue feste tradizionali incentrate su mitici personaggi del passato sono uniche. Così come l’architettura delle case costruite in legno e pietra con una tecnica diversa rispetto agli altri paesi della montagna friulana.
Sauris, Zahre nell’idioma locale, è stretta in una valle che si specchia nelle acque del lago omonimo ed è veramente difficile da raggiungere sia in auto che in pullman.
La lavorazione del legno è attività diffusa da sempre e meravigliosi sono i manufatti realizzati da abili intagliatori. Oggetti d’uso quotidiano, tradizionali maschere carnevalesche e le “dalmine” calzature locali simili a zoccoli. Altro suggerimento di shopping a chilometro zero che potrete scegliere nelle piccole botteghe del paese sono i capi d’abbigliamento e biancheria confezionati dalle donne della valle.
Sauris: cosa fare e assaggiare e vivere nei verdissimi prati sfruttati soprattutto per il foraggio. L’allevamento e la produzione di latticini è attività importante, mentre poche sono le coltivazioni adatte a climi rigidi e con tempi di maturazione brevi.
Si coltivava solo orzo (gerste), segale (rouke), avena (hober), grano saraceno (hadn), rape (ruebn), barbabietole (piesslburzn), fave (poan), cavoli cappucci (kheipflan), lino (hoor) e canapa (henaf).

Un prosciutto unico
Per tutti i gastronauti Sauris è soprattutto sinonimo di prosciutto lavorato nelle piccole aziende locali adottando tecniche secolari di conservazione.
Unico nel suo gusto leggermente affumicato secondo una ricetta tradizionale, ma estremamente equilibrato.
Perfetto per essere accompagnato con la birra locale integrale, non pastorizzata ne filtrata resa unica dalle qualità organolettiche dell’acqua locale. Per gli appassionati del vino consigliamo invece un buon vino dei Colli Orientali (LEGGI).
Ma Sauris: cosa fare e assaggiare non è solo il suo straordinario prosciutto, ma anche ottima ricotta fresca, anch’essa affumicata, prodotta nelle malghe e inconfondibile nella forma compatta e nel gusto deciso.
Ideale è grattugiarla sulla pasta o ancora meglio sugli gnocchi di zucca insieme a una bella fetta di polenta come si fa a Sauris!

I frutti del bosco
A fine pasto non scordate di farvi deliziare dai piccoli frutti del bosco di cui la Carnia è ricca. Mirtilli, fragole, lamponi e more; meglio se colti direttamente facendo passeggiate lungo comodi sentieri.
E a proposito di passeggiate. A Sauris la natura regna incontrastata e quindi lasciatevi guidare in escursioni incredibili. A piedi a cavallo o in mountain bike nei boschi con viste mozzafiato sul Monte Bivera, sul Monte Rucke o sulle verdissime acque del lago di Sauris.
In inverno l’alternativa perfetta è lo sci alpinismo, lo sci di fondo i di discesa, le ciaspolate e per i più pigri le escursioni in motoslitta.
Scegliete magari di visitare Sauris durante la festa del prosciutto (11, 12, 18 e 19 luglio) oppure durante la festa del formaggio salato e di malga (14, 15 e 16 agosto).

Dove andare e come arrivare
Alcuni indirizzi:
Prosciuttificio Wolf 33020 Sauris di Sotto (UD)
Tel. +39 0433 86054 Fax +39 0433 86149 – www.wolfsauris.it
Prosciuttificio Vecchio Sauris Loc. Gostach 33020 Sauris di Sotto (UD)
Tel. +39 0433 866379 Fax +39 0433 866756 www.vecchiasauris.it
Società Malga Alta Carnia s.a.s. Sauris di Sotto (UD)
Arrivare a Sauris in auto:
Dall’autostrada A23 Udine – Tarvisio, uscita Carnia Tolmezzo direzione Tolmezzo, Villa Santina, Ampezzo
Dal Cadore attraverso il Passo Mauria che conduce ad Ampezzo
Durante l’estate, dal Cadore è possibile raggiungere Sauris anche attraverso la strada che da Vigo Laggio di Cadore conduce a Casera Razzo, ma, prima d’intraprendere il viaggio, consigliamo d’informarsi sulle condizioni della SP33
Giu 28, 2023 | Territori
I cammini riscuotono sempre più consensi fra gli amanti del turismo consapevole. Tanti sono ispirati ai grandi vini e ad altri prodotti italiani, altri sono cammini storici laici e religiosi e altri ancora sono sorti dov’erano vecchie ferrovie dismesse.
L’Alpe Adria Trial che appartiene a quest’ultima tipologia è uno di quelli di maggiore successo. Non a caso National Geograhic lo ha eletto come uno dei migliori dieci al mondo.

cavalli lipizziani
Viaggiare a piedi, in Europa
Viaggiare a piedi nell’Europa più verde varcando confini che fino a 30 anni fa parevano invalicabili regala emozioni straordinarie.
Boschi rigogliosi incontaminati, montagne storiche che “hanno fatto l’Italia”, piccoli santuari gioiello, borghi da cartolina. Tutto ciò s’incontra percorrendo l’Alpe Adria. Un cammino che avvicina alla natura ma anche a quella umana se siamo pronti a farci stupire da un cammino che cambia, passo dopo passo, per geografia, cultura e tradizioni a tavola. Dalla montagna al mare fra tre nazioni: Italia, Austria e Slovenia.

Sulle Alpi in Austria
Alpe Adria, il percorso
750 chilometri, 43 tappe di circa 20 chilometri ciascuna sono i numeri che rendono bene l’idea di questo percorso unico. Impegnativo per la durata e per le 6 ore di cammino di media al giorno. Fattibile però tecnicamente perché i dislivelli non sono mai eccessivi e non sono previste ferrate o sentieri esposti.
Se lo si vuole percorrere tutto s’inizia dai monti della Carinzia attraverso il Parco Nazionale degli Alti Tauri, si entra in Slovenia a Kraniska Gora e si segue poi il corso del fiume Isonzo addentrandosi nelle Alpi Giulie e nella storia della Prima Guerra Mondiale.

La via della Pace
Si incrocia in più punti un altro importante cammino europeo: il “Sentiero della Pace”. Qui in uno straordinario museo a cielo aperto affondiamo il passo dove lo hanno affondato gli scarponi dei fanti. Fra fortini, trincee e camminamenti è possibile capire cosa è successo da queste parti cento anni fa. Lasciate alle spalle Caporetto e Tolmino si entra in Italia attraverso la stretta valle del Natisone, si tocca la longobarda Cividale del Friuli e le colline dove si alleva il Collio. L’odore del salmastro è nell’aria quando si intravedono le prime pietre del Carso triestino, poi giù fino al porto di Muggia. Punto finale dell’Alpe Adria.
Un cammino imperdibile fra storia, arte e natura.

Brda, Slovenia
La variante del Giro delle 3 nazioni
Per chi ha meno tempo a disposizione oppure meno “gamba” ma vuole vivere lo stesso un’esperienza unica consigliamo la variante del “Giro delle 3 nazioni”.
In sole 8 tappe per 123 chilometri è possibile vivere il cammino senza confini fra Austria, Italia e Slovenia e lasciarsi emozionare da un’ esperienze da ricordare.
Uno dei punti a nostro avviso più belli è il tratto che scorre dov’era la linea ferroviaria Tarvisio – Lubiana, orgoglio dell’Impero Austro Ungarico e poi drammatica testimone della cortina di ferro.

bosco tarvisiano
In località valico di Fusine, accanto alla ex frontiera da attraversare sulla ciclovia a piedi o in bici ad esempio è bello perdersi e non solo nel bosco. Qui sono piccoli frammenti della storia gloriosa di questa strada ferrata. Riempiamo la borraccia alla fontana e immaginiamo come doveva essere una volta.
Pare quasi di scorgere le signore eleganti con grandi gonne larghe e gli uomini con la camicia inamidata seduti ai tavoli di questo ristoro per viaggiatori.
E la fontana è l’unica testimonianza rimasta dell’elegante stazione di valico, ormai dispersa nel bosco ma non nella memoria.

lungo la Slizza
Alpe Adria, la ciclovia
Per gli amanti delle due ruote la proposta è diversa. Il percorso sopra descritto è infatti quello per i camminatori.
Per i ciclisti esiste invece l’omonima ciclovia che nel 2016 ha vinto il primo premio all’Italian Green Road Award.
Una strada ciclabile che collega la città di Salisburgo col mare Adriatico. Il percorso inizia nella città di Mozart e attraversa la Carinzia scorrendo insieme alla pedonale. Una transfrontaliera da percorrere dalla montagna al mare, anche se è possibile farla in senso inverso.

Viaggiare sulle vecchi ferrovie
Il fascino dell’Alpe Adria, sia in versione cammino che ciclabile è nel viaggiare su percorsi straordinari.
Tracciati che oltre ad essere incredibili dal punto di vista naturalistico lo sono per il fascino speciale del viaggiare su antiche ferrovie.
L’Alpe Adria si snoda in parte sulla vecchia ferrovia Udine-Tarvisio (la Pontebbana) e in parte sulla linea che collegava Tarvisio a Lubiana.
La Pontebbana, dismessa nell’ultimo decennio del Novecento e sostituita dal nuovo tracciato è stata una ferrovia storica fondamentale nella storia dell’Impero Austro Ungarico prima e dell’Italia poi. Fu pensata nella metà dell’Ottocento per collegare Vienna a Venezia con la denominazione di ferrovia meridionale. La tratta fra Venezia-Udine fu terminata nel 1860 e il suo naturale proseguimento, la Udine Bahn doveva scavalcare le Alpi e passando per la Carinzia raggiungere Vienna.
La terza guerra d’indipendenza e il passaggio delle province venete e di quella di Udine all’Italia rallentò il progetto. Ma la strada ferrata fu poi costruita dalle ferrovie italiane fra il 1874 e il 1879.
Ricca di storia come accennato anche la tratta che da Tarvisio entra in Slovenia e che faceva parte della ferrovia Rudolfiana. La tratta, aperta nel 1870, collegava Tarvisio a Lubiana e la variante da Tarvisio a Villach dove si può ammirare, sopra l’orrido della Slizza un incredibile ponte metallico che porta dall’altra parte del fiume

tramonto su Muggia
La ferrovia che ha “fatto” la storia
Una strada ferrata dove la storia ha lasciato segni profondi dato che nel 1919, dopo la prima guerra mondiale, un confine l’ha divisa.
Prima fra Italia e Regno di Jugoslavia e poi fra Italia e Repubblica Socialista di Jugoslavia. Appena dopo la stazione di Fusine laghi era la frontiera. Di fatto in Italia rimasero solo i pochi chilometri del tratto da Tarvisio a Fusine laghi utilizzato per trasporto locale e industriale fino alla dismissione del 1957. In territorio jugoslavo invece fu soppresso il tratto da Jesenice fino al confine italiano. Poi la storia è cambiata e l’ex linea ferroviaria disarmata per allontanare i popoli in tempi di guerra fredda oggi è diventata parte di una camminata che unisce.

degustando prosciutto del Carso
Il viaggio su una ex ferrovia dona emozioni speciali. Attraversare ponti arditi fatti in mattoni e pietre, entrare in tunnel quasi scavati a mani nude, sfiorare eleganti stazioni dismesse ricche di ricordi rappresenta un patrimonio storico incredibile.
Il recupero di questi percorsi a uso turistico è anche occasione per dare nuova vita a manufatti, storie, ricordi.
Viaggiare in modalità sostenibile sulle vecchie strade ferrate vuol dire cogliere i suoni della natura, l’essenza dei luoghi. Gli stessi che coglievano con la locomotiva che sbuffava inerpicandosi per le montagne i nostri bisnonni. Anche quelli vestiti in grigioverde che su questi treni sono transitati a migliaia per andare in trincea e mai tornare a casa.
Informazioni: https://alpe-adria-trail.com/it/
Giu 18, 2023 | Enogastronomia, Territori
Parliamo di Romagna. Lo vogliamo fare perché appena finita l’emergenza c’è da rimettere in piedi il quotidiano anche delle molte aziende che hanno sofferto la sciagura di questa alluvione.
Parliamo di Romagna e parliamo di vino. Lo vogliamo fare in maniera insolita tralasciando il fresco Sangiovese cantato nelle ballate di liscio ma concentrandosi su il vino rosso tenace della bassa poco conosciuto ai più.
Un viaggio nella Romagna post alluvione per raccontarvi che anche in campo enologico questa terra gioviale e famosa per le vacanze estive ha nel suo paniere un vino che merita molto di più.

Siamo in quella che localmente è detta “la bassa” e stare pianura non è semplice come sembra e non solo per i rischi idrogeologici.
Certo il terreno è più facile da lavorare, si fatica meno che in collina ma la brezza arriva di meno, la nebbia ristagna e il caldo estivo non trova refrigerio.
Una pianura un tempo malsana figlia delle bonifiche dove però la terra e feconda e quasi magica.
In un pezzo di questa pianura, quella che ha come epicentro il paese di Bagnacavallo in Romagna, oltre i frutteti sterminati nasce uno dei vini forse meno noti e valorizzati d’Italia.
In questo fazzoletto di terra romagnola l’uva Longanesi ha trovato il modo di sfidare il clima e lo spazio per regalare, a chi sa cercare, un grande rosso di pianura: il Bursôn.

Lo sconosciuto che sconfigge sua maestà Brunello
Ancora mi meraviglio come nel 2019 questo vino capace di gareggiare con un re della viticultura italiana come il Brunello (e spesso, aggiungo, vincere nelle degustazioni alla cieca) sia ancora sconosciuto a tanti amanti del vino che girano l’Italia in cerca di “chicche” enologiche.
Il Bursôn mi è capitato di cercarlo e chiederlo fuori dalla zona di produzione, una manciata di ettari (200 circa) divisi tra 18 aziende.
Niente, nessuno sapeva cosa fosse e mi guardavano come fossi un marziano. Il Bursôn sfugge ad ogni logica accademica per quel suo modo graffiante di invecchiare, di raccontare la propria terra sincera di straripante allegria.
Resta un vino ottimo che merita molta più fama dell’attuale.

Daniele Longanesi, figlio dello scopritore della vigna
Burson e l’uva Longanesi dall’acino verde
“Il Bursôn” era il soprannome di Antonio Longanesi che negli anni ’40 del secolo scorso notò come abbracciata alla grande quercia che sorgeva (e ancora sorge) nell’aia del suo podere crescesse rigogliosa una vite i cui frutti erano un gioioso pasto per tanti uccelli.
Un’uva forte, dal grappolo compatto, con quell’unico acino verde che rimane alla fine della tardiva maturazione.

Sergio Ragazzini, l’enologo del Burson
La prima vigna arrivò nel 1956 e nel 2000, quell’uva, è stata iscritta al Registro delle Varietà con il nome di Uva Longanesi. Ma c’è voluto del tempo perché il Burson trovasse la sua strada.
Alle soglie del 2000, precisamente nel 1997, l’enologo Sergio Ragazzini portò sul mercato le prime bottiglie.
Il resto è storia, poco conosciuta ai più: Consorzio per la tutela creato nel 1999 a Bagnacavallo e tante iniziative. Eppure il Bursôn non ha la fortuna che merita ed è sconosciuto ai più.
Burson il re dei polifenoli
Colpa dei numeri, come sempre accade in una società come la nostra, dove sono quest’ultimi a fare la differenza. Numeri che attirano investimenti e con questi anche la giusta comunicazione.
Ma grandi numeri il Burson li ha lo stesso. Quasi 40g di estratto secco al litro rispetto al 28-30 del Sangiovese, per non parlare della quantità dei polifenoli totali tanto importanti per l’organismo umano.
Oggi il medagliere delle aziende produttrici di Burson è ben fornito. Eppure questo vino forte e longevo rimane troppo spesso confinato nel suo perimetro di origine.
Difficilmente scavalca gli Appennini anche se vola in paesi lontani dove si guarda meno all’etichetta blasonata ma più alla bontà del vino.

Il Burson oggi
Due le etichette: quella Blu un Burson di pronta beva più “semplice” ma non privo delle sue caratteristiche principali con un bel frutto fresco, profumo di viola e prugna, more, mirtilli adatto a grigliate ma anche a paste al sugo e quella Nera, il grande Burson.
Uve raccolte in tempi diversi e fatte appassire, passaggio in tonneau per circa 2 anni. Regala atmosfere preziose di grande fascino, dove le nota di prugna si fa più intensa, matura, cioccolato, eleganti noti speziate. Tannini che evolvono magnificamente.
Un vino che, anno dopo anno, si ammorbidisce senza perdere freschezza, acquistando la rotondità dell’età.
Un vino dove il legno fa da “contenitore” e non da dispensatore di aromi. Un vino dove il potenziale dell’uvaggio può permettersi di affrancarsi dalle note rustiche e addolcirsi diventando perfetto per accompagnare sostanziosi ma eleganti piatti di cacciagione.

Parlare con Sergio Ragazzini e con Daniele Longanesi di Burson e dei vini meno conosciuti della Romagna è sempre un piacere.
La storia non cambia ma non cambia neanche il loro entusiasmo e la voglia di raccontare.
Qui si ritrova quella volontà di sperimentare senza abbandonarsi alle richieste eccessive di un mercato che pare voler livellare anche il gusto. Qui si intercetta il rapporto che corre tra l’uomo e la passione per il suo lavoro e la sua terra.
Bella sorpresa della nostra degustazione il rosato dove il Burson dona a piene mani i suoi profumi insieme alla freschezza gustativa.
E se il Burson è il cantastorie di questa terra romagnola con lui ci sono altri attori che ce la mostrano. Altri vini e vitigni che devono far conto con quei maledetti numeri, come Rambèla a bacca bianca o poco più in là il faentino Centesimino amato da Veronelli.
Ma il re resta il Burson che sa invecchiare come solo un grande attore può fare.
Giu 12, 2023 | Enogastronomia, Territori
Con l’apertura della stagione estiva il ristorante di Robecco sul Naviglio (Milano), “casa” di Carlo Cracco si veste di estate e si prepara ai “Weekend del Gusto”.

I “saranno famosi” dei fornelli e la sostenibilità a mezz’ora da Milano
La kermesse eno-gastronimica raccoglie quattro appuntamenti pensati per sostenere le nuove leve della ristorazione italiana, promuovere la filiera agroalimentare fondata su piccoli produttori e sostenibilità, e valorizzare l’estate lombarda in una meravigliosa location che dista solo mezz’ora da Milano.
L’ex dimora di caccia settecentesca immersa nel verde del Parco del Ticino, sede dell’Associazione Maestro Martino con un ristorante didattico aperto al pubblico, sarà la protagonista di una serie di iniziative di ristorazione legate alla cultura enogastronomica, che avranno luogo nei fine settimana che vanno dal 17 giugno al 16 luglio.
Esperienze uniche nel loro genere, dove realtà innovative del food saranno protagoniste dell’offerta che verrà narrata, non solo attraverso i nuovi piatti, ma anche con masterclass, show-cooking, degustazioni e appuntamenti culturali.

17 e 24 giugno, 8 e 18 luglio. Sabato con pizze gourmet
Si partirà il sabato a pranzo quando il Resident Chef di Villa Terzaghi Federico Urbani, insieme alle brigate di cucina, proporrà una degustazione di pizze gourmet preparate live con prodotti stagionali e del territorio.
La magia del lievito madre, la lievitazione, gli abbinamenti con ingredienti di eccellenza del territorio per una cottura perfetta, sono solo alcuni dei segreti per ottenere delle vere e proprie pizza d’autore con un’innovativa rivisitazione del caposaldo della cucina italiana per eccellenza.
Il sabato a cenagli ospiti di Villa Terzaghi potranno gustare le proposte del menù pensato ad hoc per la stagione estiva.

Le domeniche: 18 e 25 giugno e 8 e 16 luglio fra percorsi sensoriali e masterclass
Nella fascia del mattino e del pomeriggio gli ospiti del ristorante potranno partecipare a percorsi sensoriali su tematiche che spazieranno dall’aceto ai vini, passando per le spezie e gli oli essenziali. Un viaggio alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche locali e italiane presidiate da importanti ospiti del settore.
Sempre nel pomeriggio, nel dehors di Villa Terzaghi, i migliori esperti in materia sveleranno tutti i segreti sul rito del barbecue e della brace con masterclass aperte al pubblico con granfi esperti del settore.
In orario pre-serale Villa Terzaghi proporrà una versione innovativa dell’irrinunciabile rito milanese, l’Aperitivo. La proposta del ristorante verterà su ricercati finger food da abbinare ad esclusivi cocktail d’autore.
Le due domeniche di luglio ilbartender Fabrizio Molteni racconterà come preparare un cocktail sostenibile in totale rispetto per natura e ambiente attraverso due masterclass su mixology, natura e ambiente.
Per prenotazioni Ristorante:e info:
info@villaterzaghi.it +39 351 6286499 – https://ecommerce.maestromartino.it/
Giu 9, 2023 | Territori
Musica sulle rive del fiume Sile con il festival Sile Jazz, arte tra i vigneti della Marca trevigiana con Officina Malanotte, teatro tra i casoni di campagna della Saccisica, in provincia di Padova,
con Scene di paglia – festival dei casoni e delle acque.
Tre appuntamenti estivi, tra giugno e luglio, per scoprire nuovi itinerari del Veneto, tra cultura, natura e gusto, per accogliere un turismo sempre più attento, curioso, partecipe.

Sile Jazz. Le “acque sonore di Treviso, Venezia e Padova
Musica per scoprire la natura e il territorio, appuntamenti all’insegna della sostenibilità: torna il jazz sulle rive del fiume Sile con il festival più “green” del Veneto, con concerti e incontri in programma tutti i fine settimana di giugno e luglio. Tra gli ospiti di quest’anno Uri Caine, Paolo Fresu e Omar Sosa, Florian Arbenz, Sunna Gunnlaugs
Torna la grande musica dal vivo lungo le sponde del Sile, raggiungendo la laguna e al mare, seguendo il percorso del fiume silenzioso, con 21 concerti itineranti in 15 comuni tra le province di Treviso, Padova e Venezia.
Ascolto del territorio, delle comunità che lo abitano, dell’ambiente circostante: il festival intende, una volta di più, porre l’attenzione sulla convivenza di ecosistemi naturali e culturali che, attraverso il jazz, prendendo forma tra palcoscenici eccezionali, con solisti ed ensemble itineranti.

Casone Ramei
Un programma ricco e vario, che spazia dalle nuove proposte alle star internazionali, con artisti del calibro di Uri Cane, per la data in collaborazione con Asolo Musica a Venezia, le sensuali sonorità cubane e afro del duo Paolo Fresu e Omar Sosa. Un festival sempre più “green”, impegnato nell’abbattere l’impatto ambientale prodotto dalla rassegna e in progetti di restituzione al territorio, parlando a tutti, una volta di più, di tutela della natura, di cultura della sostenibilità ambientale, stimolando la costruzione di una rete dedicata al turismo lento, più attento e curioso. In programma escursioni in kayak e canoa lungo il fiume e le oasi naturalistiche, in bicicletta lungo la Greenway (un percorso ciclo-pedonale lungo 52 km che collega la città di Treviso a Jesolo). E ancora, sinergie con i ristoratori e le strutture ricettive locali per dare l’opportunità di scoprire il territorio; un percorso musicale e culturale, a piedi, tra le fontane di Treviso, con una riflessione sull’uso dell’acqua; infine l’esperienza unica della Crociera Jazz in Laguna.

Festival dei Casoni
Officine Malanotte. Residenza d’artista
La tenuta Bonotto Delle Tezze presenta la seconda edizione di Officina Malanotte: un progetto di arte contemporanea e di riattivazione culturale del territorio a Tezze di Piave, nella campagna della Marca trevigiana punteggiata da vigneti.
Officina Malanotte, a cura di Daniele Capra, è costituita da una residenza d’artista, una mostra e degli incontri per far dialogare il mondo dell’arte, della cultura e del vino negli ambienti storici dell’azienda, occupando e rigenerando gli spazi attorno al cortile della cantina, le ex stalle e il vecchio granaio, impiegato dall’azienda come sala per l’appassimento dell’uva.
Gli spazi per l’occasione diventeranno gli studi degli artisti Jingge Dong, Laura Pugno, Aleksander Velišček e Lucia Veronesi i quali trascorreranno qui tre settimane, fino al 10 giugno 2023. Un’esperienza di arte e convivenza che intende valicare i confini fisici della tenuta, amplificando le connessioni, il dialogo con il territorio e le sue comunità, portando gli artisti a soggiornare nella parte antica di Borgo Malanotte. I frutti di questa ricerca saranno protagonisti in una mostra finale, visitabile dal 10 giugno fino al 9 luglio.
La tenuta Bonotto Delle Tezze continua la plurisecolare tradizione viticola dell’omonima famiglia, nel piccolo paese di Tezze, nel cuore della campagna trevigiana. La coltivazione delle vigne segue il corso del fiume Piave, dalle colline fino alle aperte e ampie pianure alluvionali, caratterizzate dall’avvicendarsi continuo di sassi e di argille. Nell’antica corte, dove nascono le prestigiose etichette della cantina come il Col Real, Rive di Collalbrigo Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg, e il Malanotte del Piave Docg, da vitigno Raboso del Piave.

Valle Millecampi
Scene di paglia. Festival dei casoni e delle acque
Il teatro in luoghi simbolo del territorio, della Saccisica nella provincia di Padova. Diciotto spettacoli, prime regionali, co-produzioni con il Festival e incontri con gli artisti, per raccontare le rotte contrarie del nostro tempo
Teatro nei casoni di campagna, valli da pesca, idrovore, ville storiche e centri cittadini, siti di grande fascino, custodi di storie e tradizioni, palcoscenici d’eccezione per il teatro di figura, di prosa, danza e musica. Il Festival coinvolgerà una rete di sette comuni, località incastonate tra le vie di terra e d’acqua della Saccisica nella provincia di Padova, fino a lambire la Laguna di Venezia. Rotte contrarie è il titolo scelto dal curatore del Festival, Fernando Marchiori.
Diciotto spettacoli, un progetto corale che attraversa diversi linguaggi delle arti sceniche interpretano il nostro tempo, parlando di guerre e migrazioni, miti e passioni. Scene di paglia prende così vita tra prime assolute e regionali, co-produzioni del Festival, partecipazioni internazionali: tra queste la compagnia catalana Ortiga; progetti artistici unici come Balletto Civile, il collettivo nomade di performer guidati da Michela Lucenti; l’esperienza dirompente del concerto di musica, danza e parola di Roberto Castello / ALDES; accanto alle nuove proposte, tra le più interessanti della generazione emergente, come Matilde Vigna. Il dialogo che s’instaura tra le proposte artistiche e i luoghi del festival è, come sempre, un elemento caratteristico della rassegna, da cui prendono forma itinerari naturalistici, culturali ed enogastronomici da percorre in bicicletta, lungo passeggiate, all’insegna del turismo lento e sempre più attento. Tra le novità di quest’anno gli SguardItineranti: da Cittadella a Padova, da Montegrotto alla Saccisica, una corriera stravagante che raccoglie gli appassionati di teatro interessati a partecipare ad alcuni spettacoli del Festival, a condividere saperi ed emozioni, a confrontarsi con i professionisti delle arti sceniche.
Giu 8, 2023 | Territori
Fabriano città del bianco. Bianco per la carta, per il comparto degli elettrodomestici e per la neve che spesso cade d’inverno. Per gli appassionati gourmet questa bella cittadina dell’entroterra marchigiano è invece la patria di un salame unico.
Fabriano per molti è carta. Qui è nata la filigrana e qui si produce carta fatta a mano da almeno sette secoli. Chi non ha disegnato almeno una volta sugli album marchiati Fabriano?
Dire Fabriano e anche dire Merloni. Una famiglia che, dal capostipite in poi, ha segnato la storia d’Italia. Non solo perché Aristide era amico di Enrico Mattei che all’epoca era garzone in bottega nella vicina Matelica. A Fabriano, Ariston e Indesit, hanno segnato la storia industriale dell’Italia del boom.

Non c’è famiglia fabrianese che non abbia almeno uno dei suoi componenti con un trascorso nell’industria bianca. Oltre venti anni alla catena di montaggio delle lavatrici gli ha passati anche Fabrizio Barbarossa. Barba bianca da saggio e mani rude da uomo della terra.
Fabrizio accoglie l’ospite con sorriso vero e il contorno della sua grande famiglia nella sua azienda agricola.
Siamo in collina. Intorno solo verde. Boschi, pascoli e casolari sparsi spazzati da un venticello sempre presente che scende dall’appennino umbro-marchigiano.
Le lunghe giornate tutte uguali in fabbrica gli sono servite per poter tornare sulla sua collina con il gruzzoletto necessario a poter comprare le prime vacche e i primi suini. Un gruzzoletto necessario a realizzare il sogno di ragazzo di poter fare il lavoro del padre: l’allevatore.

la campagna di Fabriano
Il sorriso di un sogno
E il suo sorriso è quello del sogno raggiunto. L’unico bianco che c’è nella sua vita oggi è quello delle vacche di razza marchigiana: bellissime e curatissime. Così come i suoi maiali.
Fabrizio è uno dei pochi custodi dell’antica tradizione dell’allevamento. É anche uno dei produttori di quel salame che ha fatto ingolosire Giuseppe Garibaldi.

vacche di razza marchigiana
Il salame di Fabriano
Il salame di Fabriano, presidio slow food (LEGGI) è uno dei grandi prodotti della norcineria italiana. Un insaccato con un origine antica che lega però il suo successo a due episodi avvenuti sul finire dell’ottocento. Il primo è del 1877 quando l’intellettuale Oreste Marcoaldi scrive che “il salame è una specialità fabrianese come di Bologna è la mortadella e di Modena lo zampone”.
Datata 1881 è invece la lettera con cui Giuseppe Garibaldi scrive all’amico fabrianese Benigno Bignonzetti. Lo fa per ringraziarlo di aver ricevuto in dono degli ottimi salami di Fabriano.

Le caratteristiche del salame di Fabriano
Prima regola essere ottenuto solo da carni provenienti da questo preciso territorio dell’Appennino umbro-marchigiano.
Seconda regola alimentarsi soprattutto con ghiande.
Terza regola utilizzare per la produzione soltanto la coscia e i lardelli dorso-lombari.
Quarta regola avere come ingredienti aggiuntivi solo sale, pepe e vino facoltativamente. Infine pezzatura fra i 200 e i 600 grammi.
In poche parole quello di Fabriano è decisamente un prodotto nobile e fortemente identitario. Presidio Slow Food e riunito in un consorzio di tutela partecipato dal comune al 100% in cui sono circa 25 soci fra allevatori, norcini, botteghe e agricoltori.
Il suo sapore particolare è dato dal microclima della Vallesina in cui avviene la stagionatura. Le sue carni sono pregiate, morbide, saporite ed equilibrate.
Salame di famiglia
Fabrizio ce lo porge su un tagliere in fette ordinatissime ed attende il giudizio. Lo guardi e sorride ancora. Col suo solito sorriso sincero. Lo stesso che hanno sul volto rugato dal tempo i suoi genitori. Lo stesso che hanno fra le lentiggini post adolescenziali i suoi figli.
Lo assaggi e comprendi ancora di più quei sorrisi.
Capisci perché le mercuriali della Camera di Commercio del XVII e XVIII secolo gli attribuivano un valore superiore a quello del prosciutto. Capisci perché Fabriano oggi si è scordata il prestigio del bianco.