Prima edizione del Premio Ronchi Pichi

[:it]

Gli studenti del V anno dell’istituto alberghiero Vasari di Figline Valdarno saranno il futuro della miscelazione italiana.

Un augurio di futuro radioso, quasi una certezza per i tredici studenti, tante ragazze quanti ragazzi, che si sono messi in gioco a forza di bicchieri e shaker.
Chi con più emozione e chi con più malizia hanno tutti saputo affrontare bene il loro debutto, peraltro davanti a una giuria.
Il primo premio della prima edizione del Premio Ronchi Pichi va a Giulia Rossi con il cocktail Red Moon, il secondo classificato è Alessio Artini con il suo Ronchi Pepper e il terzo arrivato sul podio è Davide Del Balso con Eau de vie.

E’ stato davvero difficile scegliere fra questi ragazzi, tutti meritevoli, i tre vincitori. Chi vi scrive ha avuto l’onore di far parte della qualificata giuria insieme ai giornalisti enogastronomici Roberta Capanni e Leonardo Romanelli, il blogger Marco Bechi, l’organizzatrice del Festival del Vermouth Sabrina Somigli, il Presidente fiorentino dell’ANAG Marcello Vecchio e il barman e insegnante Massimo Maietto.

Un premio fortemente voluto dell’imprenditore Alessandro Cicali che con la sua “Giglio di Sparla e Gerardi” ha ridato giovinezza al Ronchi Pichi, un vino liquoroso toscano di antica tradizione. Ed è proprio il sapore vintage, quello che oggi è più cool fra i più famosi bartender del mondo, tipico del Ronchi Pichi, una base perfetta per la miscelazione italiana.
Un liquore che non mancava mai insieme ai rosoli, alle anisette, alle sambuche e ai vermouth negli armadietti di salotto dei nonni; un prodotto che, come gli altri, rivive oggi una seconda giovinezza in nome dell’esaltazione del prodotto naturale e territoriale.
Per questo personalmente ho molto gradito le proposte dei ragazzi che hanno voluto mettere nello shaker tanto territorio e antiche tradizioni, anche se non sempre il Ronchi Pichi è stato al centro dei sapori come era logico attendersi da un premio che porta il suo nome.

Oggi è stata una giornata straordinaria per la nostra azienda per la grande partecipazione di invitati, giornalisti operatori di settore e Istituzioni – ha dichiarato un emozionatissimo Alessandro Cicali – “Il Ronchi Pichi è un prodotto che si presta bene ad essere valorizzato anche nei cocktails oltre a vino da dessert. Esalta la tendenza attuale di usare prodotti con radici storiche come vermouth e similari nella nuova tendenza del mixology.
Ed è con l’idea di mettere alla prova i barman di domani che è nato il Premio Ronchi Pichi come disfida tra gli studenti del V anno della Scuola Alberghiera, per la realizzazione del miglior cocktail a base Ronchi Pichi.

In questa prima edizione i protagonisti assoluti sono gli studenti del quinto anno Sala-Bar dell’Istituto Vasari di Figline Valdarno, località vicinissima a Firenze a cui sono fortemente legato per le radici della mia famiglia.

I ragazzi hanno reagito con grande entusiasmo e tantissime sono state le ricette pervenute da parte di questi studenti e per questo contest ne sono state selezionate 13.

Questo nostro evento che si è svolto a Villa Viviani mi ha dato molta soddisfazione per la pronta e sostanziale risposta ottenuta e vorrei ringraziare di cuore tutti i partecipanti. Un caloroso ringraziamento alle Istituzioni che mi sono state vicine, alla Giuria e naturalmente a tutto il corpo insegnante dell’Istituto Vasari e agli studenti che hanno partecipato con passione. Siamo già al lavoro per la seconda edizione del Premio Ronchi Pichi.”

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Gli studenti del V anno dell’istituto alberghiero Vasari di Figline Valdarno saranno il futuro della miscelazione italiana.

Un augurio di futuro radioso, quasi una certezza per i tredici studenti, tante ragazze quanti ragazzi, che si sono messi in gioco a forza di bicchieri e shaker.
Chi con più emozione e chi con più malizia hanno tutti saputo affrontare bene il loro debutto, peraltro davanti a una giuria.
Il primo premio della prima edizione del Premio Ronchi Pichi va a Giulia Rossi con il cocktail Red Moon, il secondo classificato è Alessio Artini con il suo Ronchi Pepper e il terzo arrivato sul podio è Davide Del Balso con Eau de vie.

E’ stato davvero difficile scegliere fra questi ragazzi, tutti meritevoli, i tre vincitori. Chi vi scrive ha avuto l’onore di far parte della qualificata giuria insieme ai giornalisti enogastronomici Roberta Capanni e Leonardo Romanelli, il blogger Marco Bechi, l’organizzatrice del Festival del Vermouth Sabrina Somigli, il Presidente fiorentino dell’ANAG Marcello Vecchio e il barman e insegnante Massimo Maietto.

Un premio fortemente voluto dell’imprenditore Alessandro Cicali che con la sua “Giglio di Sparla e Gerardi” ha ridato giovinezza al Ronchi Pichi, un vino liquoroso toscano di antica tradizione. Ed è proprio il sapore vintage, quello che oggi è più cool fra i più famosi bartender del mondo, tipico del Ronchi Pichi, una base perfetta per la miscelazione italiana.
Un liquore che non mancava mai insieme ai rosoli, alle anisette, alle sambuche e ai vermouth negli armadietti di salotto dei nonni; un prodotto che, come gli altri, rivive oggi una seconda giovinezza in nome dell’esaltazione del prodotto naturale e territoriale.
Per questo personalmente ho molto gradito le proposte dei ragazzi che hanno voluto mettere nello shaker tanto territorio e antiche tradizioni, anche se non sempre il Ronchi Pichi è stato al centro dei sapori come era logico attendersi da un premio che porta il suo nome.

Oggi è stata una giornata straordinaria per la nostra azienda per la grande partecipazione di invitati, giornalisti operatori di settore e Istituzioni – ha dichiarato un emozionatissimo Alessandro Cicali – “Il Ronchi Pichi è un prodotto che si presta bene ad essere valorizzato anche nei cocktails oltre a vino da dessert. Esalta la tendenza attuale di usare prodotti con radici storiche come vermouth e similari nella nuova tendenza del mixology.
Ed è con l’idea di mettere alla prova i barman di domani che è nato il Premio Ronchi Pichi come disfida tra gli studenti del V anno della Scuola Alberghiera, per la realizzazione del miglior cocktail a base Ronchi Pichi.

In questa prima edizione i protagonisti assoluti sono gli studenti del quinto anno Sala-Bar dell’Istituto Vasari di Figline Valdarno, località vicinissima a Firenze a cui sono fortemente legato per le radici della mia famiglia.

I ragazzi hanno reagito con grande entusiasmo e tantissime sono state le ricette pervenute da parte di questi studenti e per questo contest ne sono state selezionate 13.

Questo nostro evento che si è svolto a Villa Viviani mi ha dato molta soddisfazione per la pronta e sostanziale risposta ottenuta e vorrei ringraziare di cuore tutti i partecipanti. Un caloroso ringraziamento alle Istituzioni che mi sono state vicine, alla Giuria e naturalmente a tutto il corpo insegnante dell’Istituto Vasari e agli studenti che hanno partecipato con passione. Siamo già al lavoro per la seconda edizione del Premio Ronchi Pichi.”

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Florence Cocktail Week per il bere consapevole

[:it]Torna a Firenze dal 30 aprile al 6 maggio, ricca di eventi e novità la terza edizione della kermesse dedicata al bere responsabile e di qualità.

Un evento necessario che cerca, anno dopo anno, di far capire al popolo degli shottini chimici a basso prezzo che bere è altro.

In una Firenze dove regna lo sballo alcolico a basso costo, dove l’immoralità di chi sbronza i nostri figli per riempire i pronto soccorso vince su chi cerca di far rispettare le regole la Florence Cocktail Week la consideriamo fondamentale perché, senza la pretesa di salire in cattedra cerca, con disincanto e profonda conoscenza del settore della miscelazione, di far capire che anche bere è possibile.

Bere è un momento ricreativo sì, ma anche culturale di conoscenza di prodotti e territori. Bere è possibile purché si sappia cosa e come.
Ecco perché la nostra redazione è e sarà sempre al fianco di questo evento che in una settimana cerca di far conoscere prodotti e protagonisti.

Dopo il successo delle passate edizioni, Florence Cocktail Week torna a Firenze. Sette giorni ideati e organizzati da Paola Mencarelli e Lorenzo Nigro per dar risalto alla qualità della miscelazione fiorentina, con incontri, appuntamenti, masterclass, night shift ed eventi rivolti ad un pubblico di professionisti ed appassionati, con il coinvolgimento di ospiti italiani ed internazionali.
Sette giorni che da questa edizione si avvalgono di un importante riconoscimento della città: il Patrocinio del
Comune di Firenze.

Tra i dati significativi del 2018 il numero di cocktail bar selezionati, che da 16 arrivano a 21, tra caffè storici, bar di lussuosi alberghi e locali di tendenza, a sottolineare la crescita qualitativa della miscelazione fiorentina, che rende la città una delle più vive nel panorama del bartending italiano.
Ogni Cocktail Bar presenterà 4 cocktail nella Cocktail List FCW2018, studiata ad hoc per l’intera settimana ad
un prezzo speciale.
Nei 7 giorni della kermesse sarà possibile scegliere fra 1 Signature Cocktail – ovvero una creazione libera del Bartender prescelto dal Cocktail Bar che lo porterà a partecipare al Contest Finale – 1 Cocktail
RiEsco a Bere Italiano – con prodotti esclusivamente made in Italy – 1 Twist sul Cocktail Negroni e 1 Cocktail
“Abituati al Futuro”.

Alcune insegne avranno in carta anche il Cocktail Family Friendly, un drink analcolico pensato appositamente per le famiglie con bambini che non si vogliono perdere questo importante appuntamento.
Grande novità di quest’anno “RiEsco a Bere Italiano”, il Salotto dei Liquori, Amari e Distillati Italiani organizzato in collaborazione con Shaker Club, che si terrà nella giornata di venerdì 4 maggio presso la prestigiosa Fondazione Franco Zeffirelli.
In questa terza edizione FCW ha infatti scelto di valorizzare il made in Italy di qualità, coinvolgendo piccole realtà e grandi aziende in un una giornata di presentazione e degustazione dei prodotti.

Come da tradizione il Contest Finale si terrà nell’ultima giornata del festival, Domenica 6 Maggio – presso la Sala Vanni – di fronte a una giuria di professionisti ed esperti del settore.
In giuria i bartender Lucia Montanelli e Daniele Gentili, l’ospite internazionale Philip Bischoff ed il giornalista
Federico De Cesare Viola. Presenta il Contest Rachele Giglioni. Con la partecipazione di Blue Blazer.
A differenza degli altri anni però, arriveranno alla finale solo 6 bartender, preselezionati da un panel di esperti
nazionali e internazionali che effettuerà delle visite nei cocktail bar partecipanti nei giorni dell’evento, per
valutare accoglienza, servizio e qualità della miscelazione.
A selezionare I 6 nomi ci saranno i bartender Flavio Angiolillo e Diego Ferrari e la sommelier e beverage director
statunitense Kristine Bocchino.

Florence Cocktail Week nasce per istruire e per far crescere la qualità del bere miscelato. Per questo motivo nella giornata di domenica verrà replicato il Contest Giovane Talento under 25, gara formativa indirizzata a ragazzi fra i 18 e i 25 anni provenienti dagli Istituti Alberghieri e dalle Scuole di Formazione Professionale o che già esercitano la professione.
Evento speciale della terza edizione della kermesse il Convegno Spirito and Spirits; di sabato 5 maggio presso l’Auditorium di Sant’Apollonia: un dibattito singolare sul tema Religioni e Lifestyle, a cura della Sociologa delle Religioni Dott.ssa Simona Scotti. Con l’intervento dell’editore di SapereBere.com Fulvio Piccinino ed il bartender Bledar Ndoci.

Come nelle edizioni precedenti anche quest’anno è prevista la presenza di personaggi di spicco del mondo del
bere miscelato italiano ed internazionale.
Il 2019 è l’anno del centenario della nascita del Negroni e Florence Cocktail Week ne anticiperà i festeggiamenti ospitando Mauro Mahjoub, “il Re del Negroni”, direttamente dal Boulevardier Bar di Monaco di Baviera – precisa Paola Mencarelli. Per questo motivo abbiamo chiesto ai bartender partecipanti di celebrare il famoso cocktail fiorentino con un drink della Cocktail List FCW.
Venerdì 4 maggio a “RiEsco a Bere Italiano” interverranno sul tema della territorialità e dell’importanza
dell’utilizzo del prodotto locale il bartender italiano Samuele Ambrosi ed i bartender internazionali Sullivan Doh e
Aris Makris da Le Syndicat (34’ World’s 50 Best Bars) e La Commune di Parigi.
Sabato 5 maggio infine all’Atrium Bar del Four Seasons Hotel sarà possibile conoscere l’ospite d’eccezione di
quest’anno: Philip Bischoff, direttamente dal Manhattan Bar di Singapore (7’ World’s 50 Best Bars – 1’ Asia’s 50
Best Bars).

 [:en]Torna a Firenze dal 30 aprile al 6 maggio, ricca di eventi e novità la terza edizione della kermesse dedicata al bere responsabile e di qualità.

Un evento necessario che cerca, anno dopo anno, di far capire al popolo degli shottini chimici a basso prezzo che bere è altro.

In una Firenze dove regna lo sballo alcolico a basso costo, dove l’immoralità di chi sbronza i nostri figli per riempire i pronto soccorso vince su chi cerca di far rispettare le regole la Florence Cocktail Week la consideriamo fondamentale perché, senza la pretesa di salire in cattedra cerca, con disincanto e profonda conoscenza del settore della miscelazione, di far capire che anche bere è possibile.

Bere è un momento ricreativo sì, ma anche culturale di conoscenza di prodotti e territori. Bere è possibile purché si sappia cosa e come.
Ecco perché la nostra redazione è e sarà sempre al fianco di questo evento che in una settimana cerca di far conoscere prodotti e protagonisti.

Dopo il successo delle passate edizioni, Florence Cocktail Week torna a Firenze. Sette giorni ideati e organizzati da Paola Mencarelli e Lorenzo Nigro per dar risalto alla qualità della miscelazione fiorentina, con incontri, appuntamenti, masterclass, night shift ed eventi rivolti ad un pubblico di professionisti ed appassionati, con il coinvolgimento di ospiti italiani ed internazionali.
Sette giorni che da questa edizione si avvalgono di un importante riconoscimento della città: il Patrocinio del
Comune di Firenze.

Tra i dati significativi del 2018 il numero di cocktail bar selezionati, che da 16 arrivano a 21, tra caffè storici, bar di lussuosi alberghi e locali di tendenza, a sottolineare la crescita qualitativa della miscelazione fiorentina, che rende la città una delle più vive nel panorama del bartending italiano.
Ogni Cocktail Bar presenterà 4 cocktail nella Cocktail List FCW2018, studiata ad hoc per l’intera settimana ad
un prezzo speciale.
Nei 7 giorni della kermesse sarà possibile scegliere fra 1 Signature Cocktail – ovvero una creazione libera del Bartender prescelto dal Cocktail Bar che lo porterà a partecipare al Contest Finale – 1 Cocktail
RiEsco a Bere Italiano – con prodotti esclusivamente made in Italy – 1 Twist sul Cocktail Negroni e 1 Cocktail
“Abituati al Futuro”.

Alcune insegne avranno in carta anche il Cocktail Family Friendly, un drink analcolico pensato appositamente per le famiglie con bambini che non si vogliono perdere questo importante appuntamento.
Grande novità di quest’anno “RiEsco a Bere Italiano”, il Salotto dei Liquori, Amari e Distillati Italiani organizzato in collaborazione con Shaker Club, che si terrà nella giornata di venerdì 4 maggio presso la prestigiosa Fondazione Franco Zeffirelli.
In questa terza edizione FCW ha infatti scelto di valorizzare il made in Italy di qualità, coinvolgendo piccole realtà e grandi aziende in un una giornata di presentazione e degustazione dei prodotti.

Come da tradizione il Contest Finale si terrà nell’ultima giornata del festival, Domenica 6 Maggio – presso la Sala Vanni – di fronte a una giuria di professionisti ed esperti del settore.
In giuria i bartender Lucia Montanelli e Daniele Gentili, l’ospite internazionale Philip Bischoff ed il giornalista
Federico De Cesare Viola. Presenta il Contest Rachele Giglioni. Con la partecipazione di Blue Blazer.
A differenza degli altri anni però, arriveranno alla finale solo 6 bartender, preselezionati da un panel di esperti
nazionali e internazionali che effettuerà delle visite nei cocktail bar partecipanti nei giorni dell’evento, per
valutare accoglienza, servizio e qualità della miscelazione.
A selezionare I 6 nomi ci saranno i bartender Flavio Angiolillo e Diego Ferrari e la sommelier e beverage director
statunitense Kristine Bocchino.

Florence Cocktail Week nasce per istruire e per far crescere la qualità del bere miscelato. Per questo motivo nella giornata di domenica verrà replicato il Contest Giovane Talento under 25, gara formativa indirizzata a ragazzi fra i 18 e i 25 anni provenienti dagli Istituti Alberghieri e dalle Scuole di Formazione Professionale o che già esercitano la professione.
Evento speciale della terza edizione della kermesse il Convegno Spirito and Spirits; di sabato 5 maggio presso l’Auditorium di Sant’Apollonia: un dibattito singolare sul tema Religioni e Lifestyle, a cura della Sociologa delle Religioni Dott.ssa Simona Scotti. Con l’intervento dell’editore di SapereBere.com Fulvio Piccinino ed il bartender Bledar Ndoci.

Come nelle edizioni precedenti anche quest’anno è prevista la presenza di personaggi di spicco del mondo del
bere miscelato italiano ed internazionale.
Il 2019 è l’anno del centenario della nascita del Negroni e Florence Cocktail Week ne anticiperà i festeggiamenti ospitando Mauro Mahjoub, “il Re del Negroni”, direttamente dal Boulevardier Bar di Monaco di Baviera – precisa Paola Mencarelli. Per questo motivo abbiamo chiesto ai bartender partecipanti di celebrare il famoso cocktail fiorentino con un drink della Cocktail List FCW.
Venerdì 4 maggio a “RiEsco a Bere Italiano” interverranno sul tema della territorialità e dell’importanza
dell’utilizzo del prodotto locale il bartender italiano Samuele Ambrosi ed i bartender internazionali Sullivan Doh e
Aris Makris da Le Syndicat (34’ World’s 50 Best Bars) e La Commune di Parigi.
Sabato 5 maggio infine all’Atrium Bar del Four Seasons Hotel sarà possibile conoscere l’ospite d’eccezione di
quest’anno: Philip Bischoff, direttamente dal Manhattan Bar di Singapore (7’ World’s 50 Best Bars – 1’ Asia’s 50
Best Bars).[:]

Millenario San Miniato: restaurate le porte della Basilica

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Il restauro della Porta Santa e delle altre due porte della Basilica di San Miniato al Monte è stato presentato nel corso del primo degli appuntamenti del ricco programma che per un anno celebrerà il Millenario di San Miniato.

La Porta Santa corrisponde, nell’impianto romanico, al luogo di sepoltura del protomartire armeno Miniato e dei suoi compagni (uccisi durante le persecuzioni di Decio alla metà del terzo secolo).

Il suo restauro è stato reso possibile grazie ai club RotaryFirenze Valdisieve; Fiesole; Figline e Incisa Valdarno; Firenze Est; Firenze Granducato; Firenze Lorenzo il Magnifico; San Casciano-Chianti; Scandicci.

A collaborare con la Soprintendenza per la cura del restauro è stato l’architetto Neri Andreoli del Rotary Club Firenze Valdisieveche ha compiuto un’opera di ricerca storica, tecnica e strutturale e ad eseguire il lavoro è stata la Ditta Monti Enrico: “Un intervento svolto con dedizione degna di questo luogo magico: basti ricordare che alcune delle chiodature delle porte che nel tempo erano andate smarrite sono state forgiate di nuovo a mano”, racconta Riccardo Berti, presidente del Club Rotary Valdisieve che si è fatto promotore dell’intervento di restauro presso gli altri club.

Volevamo contribuire con un piccolo e concreto segno alla ricorrenza, così importante e unica, del Millenario di San Miniato – spiega Berti – È stato durante un colloquio con l’abate Bernardo che si è concretizzata l’idea di restaurare le porte della Basilica. Abbiamo ricevuto l’entusiastica adesione, la collaborazione e il supporto di altri Club della zona, senza i quali non avremmo potuto portare avanti questo splendido progetto”.

Ringraziamo i Rotary Club per il loro intervento alle tre porte della Basilica che si presentano in una veste rinnovata alla città e in particolare per l’attenzione alla Porta Santa che ha sulla soglia incisa la scritta “Haec est porta coeli”, questa è la Porta del Cielo, un sigillo scritturale che fa di quel marmo una delle pietre angolari di San Miniato al Monte”, spiega Dom Bernardo Gianni, Abate dell’Abbazia di San Miniato.

Venerdì 27 aprile (il giorno della celebrazione dei mille anni di San Miniato) alle 17.30 la Porta Santa verrà aperta in occasione della celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Firenze Cardinale Giuseppe Betori.

[:en]

Il restauro della Porta Santa e delle altre due porte della Basilica di San Miniato al Monte è stato presentato nel corso del primo degli appuntamenti del ricco programma che per un anno celebrerà il Millenario di San Miniato.

La Porta Santa corrisponde, nell’impianto romanico, al luogo di sepoltura del protomartire armeno Miniato e dei suoi compagni (uccisi durante le persecuzioni di Decio alla metà del terzo secolo).

Il suo restauro è stato reso possibile grazie ai club Rotary: Firenze Valdisieve; Fiesole; Figline e Incisa Valdarno; Firenze Est; Firenze Granducato; Firenze Lorenzo il Magnifico; San Casciano-Chianti; Scandicci.

A collaborare con la Soprintendenza per la cura del restauro è stato l’architetto Neri Andreoli del Rotary Club Firenze Valdisieveche ha compiuto un’opera di ricerca storica, tecnica e strutturale e ad eseguire il lavoro è stata la Ditta Monti Enrico: “Un intervento svolto con dedizione degna di questo luogo magico: basti ricordare che alcune delle chiodature delle porte che nel tempo erano andate smarrite sono state forgiate di nuovo a mano”, racconta Riccardo Berti, presidente del Club Rotary Valdisieve che si è fatto promotore dell’intervento di restauro presso gli altri club.

“Volevamo contribuire con un piccolo e concreto segno alla ricorrenza, così importante e unica, del Millenario di San Miniato – spiega Berti – È stato durante un colloquio con l’abate Bernardo che si è concretizzata l’idea di restaurare le porte della Basilica. Abbiamo ricevuto l’entusiastica adesione, la collaborazione e il supporto di altri Club della zona, senza i quali non avremmo potuto portare avanti questo splendido progetto”.

“Ringraziamo i Rotary Club per il loro intervento alle tre porte della Basilica che si presentano in una veste rinnovata alla città e in particolare per l’attenzione alla Porta Santa che ha sulla soglia incisa la scritta “Haec est porta coeli”, questa è la Porta del Cielo, un sigillo scritturale che fa di quel marmo una delle pietre angolari di San Miniato al Monte”, spiega Dom Bernardo Gianni, Abate dell’Abbazia di San Miniato.

Venerdì 27 aprile (il giorno della celebrazione dei mille anni di San Miniato) alle 17.30 la Porta Santa verrà aperta in occasione della celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Firenze Cardinale Giuseppe Betori.

Il restauro della Porta Santa e delle altre due porte della Basilica di San Miniato al Monte è stato presentato nel corso del primo degli appuntamenti del ricco programma che per un anno celebrerà il Millenario di San Miniato.

La Porta Santa corrisponde, nell’impianto romanico, al luogo di sepoltura del protomartire armeno Miniato e dei suoi compagni (uccisi durante le persecuzioni di Decio alla metà del terzo secolo).

Il suo restauro è stato reso possibile grazie ai club Rotary: Firenze Valdisieve; Fiesole; Figline e Incisa Valdarno; Firenze Est; Firenze Granducato; Firenze Lorenzo il Magnifico; San Casciano-Chianti; Scandicci.

A collaborare con la Soprintendenza per la cura del restauro è stato l’architetto Neri Andreoli del Rotary Club Firenze Valdisieveche ha compiuto un’opera di ricerca storica, tecnica e strutturale e ad eseguire il lavoro è stata la Ditta Monti Enrico: “Un intervento svolto con dedizione degna di questo luogo magico: basti ricordare che alcune delle chiodature delle porte che nel tempo erano andate smarrite sono state forgiate di nuovo a mano”, racconta Riccardo Berti, presidente del Club Rotary Valdisieve che si è fatto promotore dell’intervento di restauro presso gli altri club.

“Volevamo contribuire con un piccolo e concreto segno alla ricorrenza, così importante e unica, del Millenario di San Miniato – spiega Berti – È stato durante un colloquio con l’abate Bernardo che si è concretizzata l’idea di restaurare le porte della Basilica. Abbiamo ricevuto l’entusiastica adesione, la collaborazione e il supporto di altri Club della zona, senza i quali non avremmo potuto portare avanti questo splendido progetto”.

“Ringraziamo i Rotary Club per il loro intervento alle tre porte della Basilica che si presentano in una veste rinnovata alla città e in particolare per l’attenzione alla Porta Santa che ha sulla soglia incisa la scritta “Haec est porta coeli”, questa è la Porta del Cielo, un sigillo scritturale che fa di quel marmo una delle pietre angolari di San Miniato al Monte”, spiega Dom Bernardo Gianni, Abate dell’Abbazia di San Miniato.

Venerdì 27 aprile (il giorno della celebrazione dei mille anni di San Miniato) alle 17.30 la Porta Santa verrà aperta in occasione della celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Firenze Cardinale Giuseppe Betori.

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La costa e il pesce toscano in passarella a Bruxelles

La costa e il pesce toscano in passarella a Bruxelles

[:it]Coste meravigliose ricche di insenature stupende e spiagge leggendarie. Storia, borghi, natura, parchi e tradizione. Non solo.
Un’intero arcipelago che niente a da invidiare alle mete esotiche – non a caso santuario dei cetacei – e tante tipicità anche a tavola.
La filiera ittica toscana sbarca a Bruxelles al più grande evento mondiale dedicato a tutto ciò che c’è sotto il pelo dell’acqua e lo fa all’intern dello stand del Ministero delle Politiche Agricole insieme ad altre regioni (Sicilia, Campania, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Puglia, Calabria) per promuovere l’eccellenze di un settore dove tracciabilità, salubrità e sostenibilità sono concetti chiave.
In passarella le specie delle nostre coste: vongola, acciuga, tonno rosso, scampo, calamaro, nasello, cozza, gambero rosso, spigola e altre varietà.

“La nostra presenza alla più grande esposizione mondiale del commercio di frutti di mare vuol sottolineare quanto la Toscana punti anche su un settore chiave dell’economia primaria come la pesca”. Lo ha affermato l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi in vista del Seafood Expo Global che si terrà a Bruxelles dal 24 al 26 aprile prossimi. Alla manifestazione parteciperanno quest’anno più di 1.850 aziende provenienti da 79 paesi.

“La costa della Toscana – ha proseguito Remaschi, che visiterà la fiera di Bruxelles – è una risorsa che non va dimenticata soprattutto quando si parla di “crescita blu” ovvero di una crescita sostenibile nei settori marino e marittimo”. “Il mare – ha ancora aggiunto – rappresenta un motore per l’economia Ue, con enormi potenzialità per l’innovazione, la crescita e l’occupazione”.[:en]Coste meravigliose ricche di insenature stupende e spiagge leggendarie. Storia, borghi, natura, parchi e tradizione. Non solo.
Un’intero arcipelago che niente a da invidiare alle mete esotiche – non a caso santuario dei cetacei – e tante tipicità anche a tavola.
La filiera ittica toscana sbarca a Bruxelles al più grande evento mondiale dedicato a tutto ciò che c’è sotto il pelo dell’acqua e lo fa all’intern dello stand del Ministero delle Politiche Agricole insieme ad altre regioni (Sicilia, Campania, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Puglia, Calabria) per promuovere l’eccellenze di un settore dove tracciabilità, salubrità e sostenibilità sono concetti chiave.
In passarella le specie delle nostre coste: vongola, acciuga, tonno rosso, scampo, calamaro, nasello, cozza, gambero rosso, spigola e altre varietà.

“La nostra presenza alla più grande esposizione mondiale del commercio di frutti di mare vuol sottolineare quanto la Toscana punti anche su un settore chiave dell’economia primaria come la pesca”. Lo ha affermato l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi in vista del Seafood Expo Global che si terrà a Bruxelles dal 24 al 26 aprile prossimi. Alla manifestazione parteciperanno quest’anno più di 1.850 aziende provenienti da 79 paesi.

“La costa della Toscana – ha proseguito Remaschi, che visiterà la fiera di Bruxelles – è una risorsa che non va dimenticata soprattutto quando si parla di “crescita blu” ovvero di una crescita sostenibile nei settori marino e marittimo”. “Il mare – ha ancora aggiunto – rappresenta un motore per l’economia Ue, con enormi potenzialità per l’innovazione, la crescita e l’occupazione”.

 

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[:it]La Toscana alle porte del Vinitaly[:]

[:it]La Toscana alle porte del Vinitaly[:]

[:it]Nonostante un avvio moderato dei consumi nella grande distribuzione, il 2018 dovrebbe vedere un’ulteriore crescita delle vendite di vino, specie nei settori dei vini a denominazione d’origine, delle bollicine e dei vini tipici delle regioni.
Potranno, inoltre, verificarsi rialzi dei prezzi, a causa della cattiva vendemmia nel 2017. Buone le prospettive di crescita dei vini offerti col marchio delle insegne della grande distribuzione. Dovrebbero aumentare anche le vendite di vino biologico, ancora un settore di nicchia sugli scaffali dei supermercati.
Questo il sentiment diffuso tra i buyer vino della grande distribuzione che parteciperanno all’evento “Gdo Buyers’ Club” organizzato da Veronafiere per Vinitaly2018 (Verona, 15/18 aprile).

Da qualche anno le catene distributive stanno operando un doveroso recupero di valore dei vini venduti, con un prezzo medio che aumenta anno dopo anno. La ricerca IRI per Vinitaly evidenzia che le bottiglie da 0,75 si sono vendute nel 2017 con un prezzo medio di 4,32 euro al litro (quindi vicino ai 5 euro nella bottiglia da 0,75cl) con un aumento del 2,3% sull’anno precedente. Un processo di stabilizzazione del prezzo quasi fisiologico che però potrebbe essere disturbato da aumenti di prezzo sensibili dovuti alla cattiva vendemmia del 2017.

L’aumento dei prezzi di vendita potrebbe portare ad una riduzione degli acquisti – dichiara Francesco Scarcelli di Coop ItaliaSi rischia anche che l’aumento concesso all’acquisto si traduca in spinta promozionale andando ulteriormente a svalorizzare il prodotto: l’invito che facciamo alle cantine è quello di essere flessibili, cercando di proporre listini sempre più in linea con il valore reale del prodotto”.

Aumenti che dovrebbero colpire più i vini da tavola, di uso quotidiano, che i vini a denominazione d’origine, secondo l’analisi di Valerio Frascaroli di Conad: “L’aumento dei prezzi è già in atto e proseguirà sui prodotti “tavola”. Sarà meno evidente sui prodotti di fascia medio/medio-alta dove una buona parte degli incrementi saranno probabilmente assorbiti dai distributori per non rallentare la crescita di questo segmento”.

La questione della definizione del prezzo più appropriato è ovviamente semplificata nei vini offerti col marchio dell’insegna distributrice, un settore che nel 2017 ha pesato per il 13,7%  sulle vendite del vino e del 6% sulle bottiglie da 0,75cl (dati IRI, supermercati, iper, libero servizio piccolo) e sul quale diverse insegne puntano per il futuro.

La nostra linea di vini a denominazione di origine a marchio Grandi Vigne – riferisce Marco Peduzzi di Iper, la Grande I –  presenta una fascia di prezzo molto ampia, tra i 4 e i 40 euro. Nel 2017 abbiamo venduto 1 milione di bottiglie, in un’offerta completa che comprende anche vino biologico, senza solfiti ed anche mezze bottiglie”.

Anche il Gruppo Selex (insegne Famila, A&O ed altre insegne regionali) ha investito sul marchio “Le Vie dell’Uva”, come spiega Dario Triarico: “Sugli scaffali presentiamo 59 etichette con quel marchio con una fascia di prezzo per i vini più comuni che va dai 3 ai 5 euro e quella per le eccellenze enologiche regionali che va dai 6 euro in su. Nel 2017 abbiamo avuto una crescita delle vendite del 12% a volume”.

Nel 2018 potrebbero aumentare anche le vendite di vino e spumante biologico nella grande distribuzione, oggi limitate a poco più di 4 milioni di litri per un valore di circa 24 milioni di euro, come testimoniato anche dal successo di un’insegna specializzata nel biologico come EcorNaturaSi: “Nel 2017 abbiamo registrato un incremento a volume del 9%, meglio i rossi dei bianchi, con gli spumanti oltre il 15% – spiega Michele BonatoMa questo è un settore ancora ‘giovane’ che crescerà in tutta la grande distribuzione”.

Il 2017 ha fatto registrare un boom dei vini tipici delle regioni, che dovrebbe ripetersi nel 2018. Ecco i vini preferiti nelle diverse insegne: Capetta del Piemonte, Montecchio dalla Toscana, Terre de Trinci dall’Umbria (Gruppo Pam); Vermentino dalla Sardegna, Gewurztraminer dal Trentino Alto Adige, Pignoletto da Emilia Romagna (Conad); Primitivo dalla Puglia, Pecorino e Passerina da Marche e Abruzzo e Prosecco (Italy Discount); Chianti, Vermentino e Prosecco (Coop Italia).

Di vino e grande distribuzione si parlerà a Vinitaly2018 nei due tradizionali eventi organizzati da Veronafiere: la tavola rotonda del 16 aprile e il GDO Buyers’ Club del 16 e 17 aprile cui partecipano le seguenti catene: Coop, Conad, Gruppo Selex, Carrefour, Iper la Grande I, Gruppo Vègè, Gruppo Pam, EcorNaturaSì, Italy Discount, S&C-Consorzio Distribuzione Italia.[:]

[:it]Prosegue al Vinitaly la grande festa dei 30 anni delle Donne del Vino[:]

[:it]Prosegue al Vinitaly la grande festa dei 30 anni delle Donne del Vino[:]

[:it]Prosegue alla grande kermesse veronese del Vinitaly la grande festa delle Donne del Vino.
Avviatasi l’8 marzo scorso, in occasione della festa della donna e dopo un primo mese di grandi successi fra eventi ed iniziative, la seconda festa delle Donne del Vino, che coincide con il trentesimo anniversario dell’associazione si sposta a Verona con un calendario ricco di incontri ed opportunità.

Le Donne del Vino è la più grande associazione mondiale femminile del comparto enologico e ha aperto le sue porte anche ad altre associazioni tutte al femminile.
Quest’anno, in occasione del trentennale, hanno fortemente desiderato coinvolgere, nei loro appuntamenti, altre realtà femminili di alto valore sociale e culturale.
Con la tavola rotonda “Donne e vino in Asia” che offre uno sguardo, attraverso le testimonianze di tre grandi esperte da Cina, India e Giappone, sul nuovo protagonismo femminile nel mercato enologico asiatico si apre la serie degli appuntamenti veronesi che proseguiranno poi con la conversazione sul viaggio del riso fino alle nostre tavole con le Donne del Riso e l’incontro con le Donne dell’Olio.

Una degustazione da non perdere, di grande interesse sarà quella guidata da Ian d’Agata, ormai un affezionato dell’Associazione che dopo il viaggio dello scorso Vinitaly fra gli autoctoni proporrà i vini de Le Donne del Vino provenienti da vigneti ottuagenari.
Una prima assoluta del genere. Una degustazione mai realizzata di vini da vigneti storici che vuole stimolare anche una profonda riflessione sui vantaggi del restauro del vigneto storico italiano.

Ma tantissime saranno le occasioni di incontro in un calendario ricchissimo che vi proponiamo qui di seguito nel dettaglio:
Stand Le Donne del Vino per l’intera durata della fiera: Centro Servizi Arena, Galleria tra pad. 6/7 Box 25

domenica 15 aprile
ore 13.15 – Padiglione 6 Spazio Regione Friuli VG. Incontro con Le Donne del Vino. Il Friuli Venezia Giulia brinda al trentennale de Le Donne del Vino
ore 14.30 – Fra i padiglioni 11 e 12 Repubblica Forum. Presentazione Guida D-WINE del quotidiano la Repubblica con Le Donne del Vino
ore 15.00 – Sala Tulipano Palaexpo, piano meno 1. “LA MAGIA DELLE VIGNE VECCHIE: Le Donne del Vino presentano vini da viti anche di ottant’anni” degustazione guidata da Ian D’Agata

lunedì 16 aprile
ore 10.00 – Padiglione 10 spazio della Regione Piemonte. Tavola rotonda – Le Donne e il vino in Asia. Una strategia “al femminile” per conquistare i più grandi nuovi mercati del mondo.
Per chi vuole esportare vino in Asia la testimonianza di tre grandi esperte da Cina, India e Giappone sulle strategie di marketing e di comunicazione più efficaci. Tavola rotonda organizzata in collaborazione con la Regione Piemonte e il Consorzio Piemonte Land of Perfection.
Modera e introduce la tavola rotonda: Erika Ribaldi Manager Asia Pacific Marchesi de’ Frescobaldi
Intevengono: Maurizio Danese Presidente Veronafiere, Donatella Cinelli Colombini Presidente delle Donne del Vino, Renata Cellerino Delegata Donne del Vino del Piemonte
Relatrici: Madhulika Bhattacharya La Cave – wwine store India, Aline Bao COFCO wine merciant Cina. Yumi Tanabe concorso“Sakura” Giappone
Conclusioni: Giorgio Ferrero Assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte
ore 12.00 – PalaExpo – spazio della Regione Lombardia. Incontro con Le Donne del Riso. Il viaggio del riso fino alle nostre tavole
ore 16.00 – Padiglione 1 – Emilia Romagna –  piano rialzato del ristorante Enoteca. Le Donne del Vino Emilia Romagna In… Formazione
L’Associazione Nazionale Le Donne del Vino delegazione Emilia Romagna presenta i progetti in essere e futuri:
SicurezzaAtavola – presentazione dei programmi corsi di formazione.
Valorizzazione della Metodologia Martinotti promossa dal “Comitato Casale Monferrato Capitale della DOC” e l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino Emilia-Romagna.  Ospite Andrea Desana, giornalista e Presidente c/o Comitato Casale Monferrato.
Presentazione del sodalizio tra l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino e l’Associazione Nazionale Donne dell’Olio, che per celebrare l’anno del cibo italiano, daranno vita al progetto preparato da Antonietta Mazzeo, ribadendo il legame profondo tra cibo, paesaggio, identità e cultura.
Al termine un brindisi con i vini prodotti con metodo Martinotti.

 

 

 

 

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