In Slovenia il Natale è all’insegna dell’arte

In Slovenia il Natale è all’insegna dell’arte

Un velo di bianco si posa sul Paese più verde d’Europa: è l’atmosfera della Slovenia d’inverno, quella che scintilla di luminarie e profuma di pan di zenzero, quella del kuhano vino (vin cotto), e naturalmente della potica, immancabile quando, da queste parti, c’è qualcosa da festeggiare.
È un letargo animale che coincide a un brulicare di vita e creatività umana, un buio di giornate brevi che ha la forma di una calotta stellata la cui luce rifrange nei cumuli di neve e si specchia nei laghi alpini.
Candele alle finestre, voglia di stare insieme e condividere un momento speciale. L’inverno, tuttavia, è anche il tempo in cui l’arte e la cultura richiamano a sé l’attenzione di curiosi e appassionati, intenditori e novizi, che affollano le sale destinate, nei musei del Paese, a mostre, installazioni ed eventi unici.

Natale a Lubiana

Un Natale sloveno: tradizione, magia e visioni contemporanee

Scegliere la Slovenia per le festività significa immergersi in un Paese che, nel cuore dell’Europa, sa unire i sapori e i riti popolari con il coraggio delle espressioni artistiche più audaci.
Dalle candele alle finestre alle installazioni nei musei, dai mercatini scintillanti alle grotte sotterranee, dalle fiabe medievali alle performance contemporanee: il Natale sloveno è un affresco collettivo, a cui ogni viaggiatore è invitato ad aggiungere la propria pennellata di esperienza.


Da Lubiana a Maribor, le città slovene delle luci

Durante la stagione dell’Avvento, Lubiana è sempre caratterizzata da un’atmosfera vibrante, con un mercatino di Natale e innumerevoli eventi gratuiti che si tengono nel centro storico della città decorato a festa, per uno dei più fantasiosi spettacoli di luci natalizie dell’Europa centrale. L’incantesimo della Capitale sarà inaugurato il 28 novembre, alla presenza del sindaco, con l’accensione delle luminarie e l’apertura dei mercatini di Natale sulle rive della Ljubljanica.
Si accendono il 27 novembre, invece, le luci di Maribor, il cui mercatino tradizionale è il luogo ideale dove trovare tesori fatti a mano da riportare a casa e leccornie natalizie da provare e replicare per amici e parenti, come i biscotti al pan di zenzero che da queste parti chiamano Medenjaki, sorseggiando un delizioso Kuhano Vino. L’evento inaugurale sarà arricchito da uno spettacolo musicale nella piazza Leon Štukelj, da un villaggio di Natale e da una Città delle Fate per i più piccoli.
Fiabesca Celje (Pravljično Celje), incoronata Città Europea del Natale 2025, è il nome della terza città slovena per dimensioni nel periodo natalizio. Le strade del centro storico si riempiono dei profumi delle leccornie preparate per le feste, del suono dei concerti di strada, di fabbriche di biscotti ed eventi pop-up. Celje è però la più principesca delle città slovene, quella che evoca più vividamente il passato cavalleresco con il suo castello arroccato e la leggenda dei suoi Conti.

Il presepe nelle grotte di Postumia

La magia del presepe vivente nelle Grotte di Postumia

Dallo spettacolo del Natale, in Slovenia, non è escluso nemmeno il ricchissimo sottosuolo del paese che, specie nell’area geografica del Carso, a Sud-Ovest, pullula di cavità e meraviglie nascoste.
Un luogo apparentemente desertico, ma in realtà brulicante di vita sia nei borghi arroccati sulle sue colline, che al di sotto di queste, in un fantastico mondo sotterraneo vissuto e vivace per tutto l’anno.
Sono già in corso i preparativi per il presepe vivente delle Grotte di Postumia, le più famose del Carso sloveno, giunto alla sua trentacinquesima edizione: il racconto della Natività, messo in scena lungo l’intero percorso di cinque chilometri delle grotte da attraversare a bordo del trenino, sarà composto di esibizioni musicali, strumentali e di danza, proiezioni video e dalle performance di più di cento artisti internazionali.


Murska Sobota: Festive December 

La città di Murska Sobota, nel Pomurje (estremo lembo orientale della Slovenia al confine ungherese) offre dall’inizio di dicembre un ricco programma: accensione delle luci natalizie, pista di pattinaggio su ghiaccio, mercatino di Natale (18-20 dicembre 2025 a Trg Zmage) con prodotti locali, dolci e spettacoli.
L’arrivo di Babbo Natale e un grande concerto per Capodanno chiudono la festa!


Bled: Una fiaba d’inverno 2025/26 

Dal 28 novembre 2025 al 4 gennaio 2026 la passeggiata lungo il lago di Bled si trasforma in un vero regno incantato.
Prodotti artigianali, decorazioni natalizie, spettacoli, melodie festive, kuhano vino e, naturalmente, le viste indimenticabili sul lago e l’isola sotto la neve.


Art Vital – Una mostra imperdibile nel cuore di Lubiana

Uno sguardo intimo e d’archivio sui pionieri della performance artistica: la mostra ART VITAL – 12 anni del tandem Ulay / Marina Abramović (Cukarna, dal 30 novembre 2025 al 3 maggio 2026) offre per la prima volta uno sguardo multiforme sul percorso comune di Ulay e Marina Abramović che tra il 1976 e il 1988 hanno lasciato indelebilmente il proprio segno sull’arte del XX secolo. Oltre alle loro opere canoniche, saranno presentati anche lavori meno conosciuti e un ricco materiale privato e d’archivio: lettere, diari, appunti, schizzi, opere sonore e documenti che solo ora aprono nuove letture e interpretazioni.
La mostra va quindi oltre la semplice retrospettiva e diventa uno spazio di riflessione critica sul processo artistico che era indissolubilmente legato allo stile di vita e all’ethos nomade di entrambi gli artisti. La struttura ospitante, Cukrarna è un affascinante ex raffineria di zucchero, che dal 2021 si è trasformata in un nuovo importante centro per l’arte contemporanea slovena ed europea.

 

 

Anisetta: l’anima dolce e autentica di Ascoli Piceno

Anisetta: l’anima dolce e autentica di Ascoli Piceno

Se c’è un sapore che racconta la storia e l’ospitalità di Ascoli Piceno, quello è l’anisetta.
Non un semplice liquore, ma un piccolo rituale che si tramanda da generazioni, capace di unire convivialità, tradizione e curiosità in un solo bicchierino.


Cos’è l’anisetta

L’anisetta è un liquore dolce a base di anice, caratterizzato da un aroma intenso e fresco, leggermente alcolico, capace di sorprendere con la sua leggerezza e delicatezza.
Ogni sorso racconta il lavoro paziente dei maestri liquoristi ascolani: la scelta dell’anice, la distillazione, la giusta dolcezza.
Non è solo da bere a fine pasto: è un gesto, un brindisi che parla di amicizia, ospitalità e momenti condivisi.

Origini e storia

L’anisetta nasce a metà Ottocento, quando le famiglie ascolane iniziarono a perfezionare ricette locali di liquori a base di erbe.
Con il tempo, il piccolo bicchierino di anisetta divenne simbolo della città: offerto agli amici, agli ospiti e persino agli sconosciuti come segno di benvenuto.
La sua fama superò presto i confini locali, grazie alla qualità artigianale e al gusto unico, diventando parte integrante delle tradizioni marchigiane.


Diffusione e autenticità

Nonostante la globalizzazione e i prodotti industriali, l’anisetta mantiene la sua autenticità: ogni distilleria di Ascoli Piceno ha la propria variante, tramandata da generazioni.
Alcune famiglie custodiscono ricette segrete che conferiscono un gusto unico e riconoscibile.
È proprio questo legame con il territorio e con la tradizione che rende l’anisetta diversa da qualsiasi liquore industriale: un vero e proprio tesoro locale.

Il gusto

Il primo sorso è sorprendente: dolce e aromatico, l’anisetta lascia un retrogusto leggermente speziato che invita a sorseggiarla lentamente.
È perfetta da sola, fredda o a temperatura ambiente, ma anche in abbinamento a dolci tipici locali come le fritelle o il cioccolato artigianale.
Alcuni bar storici di Ascoli la servono con scorza di limone candito, esaltando profumo e freschezza.


Curiosità

Un tempo, offrire anisetta a un ospite era considerato un segno di rispetto e accoglienza. La città di Ascoli ha dedicato eventi e degustazioni all’anisetta, rendendola ambasciatrice della cultura locale. Esistono varianti “domestiche” fatte in casa, che si differenziano per dolcezza e aroma: una tradizione che continua ancora oggi nelle famiglie ascolane.

Un piccolo rituale da vivere

Sorprendente, autentica e legata a storie di convivialità, l’anisetta non è solo un liquore: è un modo di vivere Ascoli Piceno.
Assaggiarla significa immergersi nella cultura della città, nei profumi dei vicoli, nell’ospitalità genuina dei suoi abitanti.
Ogni bicchierino è un piccolo viaggio nel tempo, un gesto semplice che racchiude secoli di tradizione e un’intera comunità.

Natale in Valle dei Laghi: una celebrazione delle eccellenze nate dai vitigni autoctoni, con Il castello della Natività e la notte degli alambicchi accesi

Natale in Valle dei Laghi: una celebrazione delle eccellenze nate dai vitigni autoctoni, con Il castello della Natività e la notte degli alambicchi accesi

Nella Valle dei Laghi, gioiello del Garda Trentino, le festività natalizie divengono l’occasione per scoprire i prodotti enologici simbolo del territorio: cantine e distillerie aprono le proprie porte per degustazioni di vini locali come il celebre Vino Santo Trentino DOC; a Santa Massenza la grappa artigianale diventa protagonista con La Notte degli Alambicchi Accesi, uno spettacolo teatrale itinerante, animato da Patrizio Roversi, che trasforma il grazioso borgo in un palcoscenico unico.
Il Natale è da sempre il tempo della magia, delle luci che scaldano l’inverno e delle emozioni che ci riportano al cuore delle comunità, delle loro usanze autentiche e tradizioni di un tempo.
È il periodo in cui si riscopre il piacere di vivere e condividere i luoghi con lentezza e di lasciarsi sorprendere da esperienze entusiasmanti che arricchiscono il cuore e il palato. Così, accanto ai profumi di cannella, ai mercatini colorati e ai borghi che si trasformano in piccoli presepi a cielo aperto, il Garda Trentino invita a vivere la suggestione delle feste anche attraverso un percorso enogastronomico che rende omaggio alla Valle dei Laghi.
Un viaggio alla scoperta delle eccellenze locali e di un patrimonio di gusto che custodisce storie e saperi.


Il Castello della Natività. Dal 29 novembre al 28 dicembre 2025

Quest’anno, la rassegna natalizia Il Castello della Natività sarà ospitata per la prima volta nella fiabesca cornice di Castel Toblino, a Madruzzo.
Qui, ogni fine settimana da 29 novembre al 28 dicembre e lunedì 8
dicembre, si avrà l’opportunità di ammirare presepi artigianali unici provenienti dal Museo Internazionale del Presepe di Greccio, dalla Val Gardena e dalle Valli Trentine.
Accanto alle creazioni artistiche, le suggestive
melodie delle beganate – canti tradizionali trentini– e degustazioni di prelibatezze delle feste.
Tra le tante novità in cartellone, sabato 29 novembre e il 6, 13 e 28 dicembre, nell’ambito de Il Natale in Cantina, le Cantine dell’Associazione Vignaioli del Vino Santo Trentino apriranno le proprie porte per proporre il connubio perfetto tra il calore delle festività e la raffinatezza dei luoghi della produzione.
Degustazioni selezionate, abbinamenti gastronomici curati e racconti di memoria contadina si intrecceranno, così, all’atmosfera fiabesca tipica delle feste. Sarà possibile scoprire la storia e i sapori dei vini più rappresentativi di questa zona, come il Vino Santo Trentino DOC, Presidio Slow Food ottenuto da uve Nosiola – unico vitigno autoctono a bacca bianca del Trentino – che rappresenta il prodotto vinicolo più prezioso del Garda Trentino.
Vino da meditazione, si distingue per eleganza e complessità aromatica con le
sue raffinate dolci note di miele, albicocca e spezie.
È il frutto di un lungo e meticoloso processo di
produzione: le uve Nosiola vengono lasciate ad appassire naturalmente per mesi sui graticci, accarezzate dai benefici venti locali. A renderlo unico è lo sviluppo all’interno dei grappoli di muffe nobili, che favoriscono una straordinaria concentrazione zuccherina, donando al vino un sapore inconfondibile.
Dalle uve Nosiola,
nasce anche la Nosiola, vino fresco ed elegante, dai profumi delicati, con note di frutta secca e fiori bianchi: un puro invito alla scoperta! E ancora, sarà un piacere conoscere il Reboro, vino rosso che nasce dall’incontro tra Merlot e Teroldego i cui grappoli sono lasciati appassire e che, dopo la vinificazione, matura per tre anni in botti di rovere; di colore rosso rubino brillante, morbido e avvolgente al palato, profuma di ciliegia, prugna e frutti rossi.
Ancora, dal 6 all’8 dicembre, durante il ponte dell’Immacolata, la Distilleria Francesco Poli di Santa
Massenza accoglierà i visitatori per Wine Christmas Experience, un percorso guidato nella produzione della grappa e del vino che prevede una visita agli alambicchi di rame, alla barricaia e all’arelaia, dove avviene l’appassimento dell’uva Nosiola destinata al Vino Santo. In abbinamento, degustazioni e pranzo con piatti tipici come la gulashsuppe e il tortel di patate, sempre accompagnati da un buon calice di vino trentino.


La Notte degli Alambicchi Accesi. Dal 5 all’8 dicembre 2025

Proprio il pittoresco borgo di Santa Massenza è noto come la “Capitale della Grappa Artigianale.” Il piccolo gioiello di 150 abitanti, dal 5 all’8 dicembre 2025, nel ponte dell’Immacolata, ospiterà La Notte degli Alambicchi Accesi.
Al crepuscolo, le vie illuminate a festa diventano un palcoscenico diffuso, dove il profumo
delle vinacce si mescola armoniosamente alle note della tradizione e alle emozioni del teatro.
Ideatrice
dell’evento, la Compagnia Teatrale Koiné metterà in scena sei spettacoli itineranti, per un totale di due al giorno, che trasformeranno le distillerie storiche in quinte sceniche uniche. Guidati in cuffia dalla voce narrante di Patrizio Roversi, noto conduttore televisivo e giornalista, e divisi in gruppi di massimo 40 persone ciascuno, gli spettatori si muoveranno tra le cinque distillerie del borgo, scoprendo l’arte antica della distillazione trentina e degustando le pregiate grappe locali. Il percorso culmina nel “vortice” finale in piazza, dove pubblico, attori e distillatori si ritrovano per condividere un momento collettivo, caldo e conviviale.
Mitigata dalle acque dell’omonimo lago e vero microcosmo della produzione enologica trentina, Santa Massenza è anche chiamata “la piccola Nizza de Trent”. La grappa artigianale è qui una tradizione storica di cui si ha testimonianza già dal Cinquecento; mentre dall’Ottocento si registrano le prime licenze ufficiali che segnarono la nascita delle distillerie a conduzione familiare. Fino agli anni Ottanta, se ne contavano tredici e, ad oggi, cinque sono ancora in attività: una straordinaria concentrazione, unica in tutta Italia, che rappresenta non solo un primato, ma anche un patrimonio culturale di inestimabile valore.
A rendere questa
eccellenza enologica ancora più peculiare è la sua storia: una volta, il permesso per distillare era concesso ad ore, con un limite di 24 per ogni produttore; per questo, nel periodo successivo alla vendemmia, si tenevano le distillerie in funzione anche di notte. Ecco, allora, che La Notte degli Alambicchi Accesi diviene un’imperdibile occasione per vivere il rito della “cotta delle vinacce” come un tempo.

Le luci e i profumi natalizi dell’area vacanze sci e malghe Rio Pusteria in Alto Adige

Le luci e i profumi natalizi dell’area vacanze sci e malghe Rio Pusteria in Alto Adige

Tra le montagne innevate dell’Area Vacanze Sci e Malghe Rio Pusteria, il paese di Terento si trasforma in un incantevole villaggio natalizio.
Luci calde, fiaccole e profumi di cannella accompagnano gli ospiti lungo un percorso autentico che intreccia la tradizione con la natura.
L’Avvento di Terento si tiene domenica 7, lunedì 8, sabato 13, domenica 14, sabato 20, domenica 21, venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 dicembre, dalle 11:00 alle 20:00, con un ricco programma di mercatini, laboratori e momenti di pura atmosfera.


Mercatino di Natale e laboratorio di biscotti per i più piccoli

Nel cuore del paese di Terento, un grande albero e una maestosa corona d’Avvento accolgono i visitatori tra bancarelle di artigianato e sapori tipici dell’Alto Adige: oggetti in legno, decorazioni natalizie, candele fatte a mano, strudel, speck e formaggi locali.
Il mercatino è aperto tutti i giorni dalle 14:00 alle 19:00, presso la Casa delle Associazioni e il parco giochi. Nelle giornate del 7, 8, 14, 21 e 28 dicembre, dalle 14:00 alle 18:00, i più piccoli diventano pasticceri per un giorno, preparando biscotti tradizionali tra profumi di vaniglia e cannella.
Un’attività dolce e divertente che scalda il cuore di grandi e piccini nella Casa delle Associazioni.


Trekking con gli alpaca e Natale nel bosco

Gli alpaca vi aspettano davanti alla Casa delle Associazioni dalle 14:00 per una breve passeggiata guidata sulla neve attorno al parco giochi e che procede fino al bosco Stockner Waldile, un luogo incantato illuminato dalle fiaccole.
Tra le casette di legno decorate si possono gustare vin brulé, dolci fatti in casa e specialità locali, accompagnati da musica natalizia. Il Natale nel Bosco è aperto dalle 14:00 alle 22:00, tutti i giorni dell’evento.
La passeggiata continua lungo la strada illuminata dalle fiaccole fino al bosco, dove sono allestite le tipiche bancarelle con prodotti artigianali locali e un grande presepe raffigurante la natività.

Gli appuntamenti speciali dell’avvento altoatesino

Ogni giornata dell’Avvento di Terento riserva momenti di festa e tradizione: la visita di San Nicolò e la cerimonia di apertura del 7 dicembre, la suggestiva Notte delle fiabe attorno al falò dell’8, 14, 21 e 27 dicembre, e la coinvolgente Danza con il fuoco del 21 dicembre.
Non mancano la musica dal vivo, i canti d’Avvento nella chiesa parrocchiale e le esibizioni dei Suonatori di corno delle Alpi di Gais e del Coro Maschile di Terento, che riempiono il paese di melodie natalizie


Avvento alpino alla malga fane

Durante le quattro domeniche d’Avvento, la pittoresca Malga Fane si trasforma, per la prima volta, in un incantevole villaggio natalizio, raggiungibile con una piacevole escursione di circa un’ora e mezza dal parcheggio Berg am Boden a Valles.
Tra luci soffuse e profumi di montagna, il mercatino offre artigianato locale, specialità gastronomiche, bevande calde e musica d’Avvento.
Nella prima domenica si tiene una solenne celebrazione, nella seconda arriva San Nicolò, e in tutte le domeniche attività creative e letture animate fanno la felicità dei bambini. Il rifugio Zingerle Hütte accoglie gli ospiti con il calore della sua cucina tipica.

Guida Osterie d’Italia 2026: viaggio nella geografia sentimentale del gusto italiano

Guida Osterie d’Italia 2026: viaggio nella geografia sentimentale del gusto italiano

Esiste un’Italia che non si vede dalle autostrade e che si percorre a ritmo lento sulle statali e sulle provinciali curva dopo curva.
Un’Italia che non si traduce in post o hashtag e che non cerca la scena in poche righe di qualche improvvisato incluencer.
E’ un’Italia che si racconta sommessamente, nei gesti quotidiani di chi impasta, di chi affetta, di chi soffrigge, mescola e sorride.
Un’Italia che sopravvive a se stessa nel calore tiepido delle osterie, dove il tempo non è mai tiranno e la tavola è ancora un luogo sacro.

È questa l’Italia a cui rende omaggio la Guida Osterie d’Italia 2026, il più autentico racconto della nostra anima gastronomica.


L’Italia vera: quella che si assaggia, non si fotografa

La nuova edizione della Guida alle osterie d’Italia non è un semplice compendio di indirizzi: è una mappa emotiva.
Una carta geografica da nord a sud da est ad ovest fatta di voci, dialetti, profumi e stoviglie sbeccate che hanno visto passare generazioni.

Dentro queste pagine c’è l’Italia più vera, quella che non ha mai smesso di cucinare anche quando il mondo correva troppo veloce.
C’è la resistenza silenziosa delle famiglie che si tramandano la cultura popolare e tengono aperte trattorie da cinquant’anni, dei giovani che scelgono l’osteria invece del bistrot, e di quei luoghi in cui il vino arriva al tavolo come un gesto di benvenuto e non come una selezione da degustare in silenzio guidati dal sommelier di turno.
È un’Italia che appartiene più alla memoria che alla cronaca. Un’Italia che si tramanda come una ricetta scritta a mano e conservata nella madia..


Osterie: templi laici della nostra identità

L’edizione 2026 della  guida conta 1980 insegne, ognuna di esse è come una piccola lampada che illumina una storia.
Osterie isolate tra le montagne, enoteche di provincia dove il tempo sembra muoversi all’indietro, agriturismi che odorano di legna e farinata, trattorie cittadine con l’anima popolare e l’ombra lunga di chi le ha fondate.
E poi ci sono loro: i Locali Quotidiani”, il capitolo più spontaneo e sincero della guida. Pastifici che ti invitano a pranzare tra il profumo della sfoglia appena tagliata, gastronomie di quartiere che diventano tavole calde improvvisate, enoteche dove si va “per un calice e due chiacchiere” e mercati popolari dove fra un urlo e un soffritto vivi autenticità allo stato puro.
Tutti luoghi dove il cibo non è spettacolo, ma compagnia.


Dove brilla l’Italia delle osterie

Ogni regione porta la sua storia, la sua voce, la sua malinconia e il suo orgoglio. Il Piemonte conserva quella serietà contadina che trasforma un piatto povero in un gesto potente. L’Emilia-Romagna non smette mai di sorridere, soprattutto quando c’è da impastare. La Puglia e la Campania si allargano a tavola come una famiglia numerosa.
E poi c’è la Toscana, che quest’anno brilla più di tutte. Non perché gridi, ma perché custodisce. Non perché sorprenda, ma perché rassicura.
In guida porta 130 osterie, 20 Locali Quotidiani, 13 trippai e 30 Chiocciole, tra cui cinque nuove insegne che hanno saputo trasformare la tradizione in un gesto contemporaneo senza tradirne il significato.


Toscana: la rivelazione silenziosa

Il Mugello, più di ogni altro luogo, sembra aver assorbito il respiro profondo della terra. Qui la cucina non è mai improvvisata: nasce dai pascoli, dai boschi, dai fiumi che scorrono senza fretta.
È il territorio che regala alla guida alcune delle sue pagine più belle: due delle nuove Chiocciole appartengono proprio a questa porzione sincera di Toscana.
Le cinque nuove Chiocciole sono racconti diversi di una stessa verità: Enoteca Spontanea – Firenze, Casa e Ciliegie – Loro Ciuffenna, Il Ciocio – Suvereto, Locanda Antica Porta di Levante – Vicchio e Trattoria da Alberto – Montecarelli
Ognuna di loro protegge, a modo suo, un frammento dell’anima toscana: un sorriso, una zuppa fumante, un bicchiere di rosso che non aspetta di essere spiegato.

Le nuove chiocciole toscane

Le osterie: archivi del nostro futuro

Le osterie non sono soltanto luoghi del passato: sono gli unici posti dove la tradizione impara a dialogare con il presente senza diventare caricatura. Sono archivi viventi: di parole, di ricette, di umanità.
E allora la Guida Osterie d’Italia 2026 diventa un invito: non a cercare il piatto perfetto, ma a ritrovare il senso del viaggio.
Non a scattare una foto, ma ad ascoltare una storia. Non a mangiare, ma a condividere.
Perché l’Italia migliore non si trova sulla mappa delle stelle, ma in quel gesto antico – quasi dimenticato – di sedersi a tavola e sentirsi, finalmente, a casa.

Spritz. Tutto quello che non vi hanno mai detto

Spritz. Tutto quello che non vi hanno mai detto

Spritz. Simbolo globalizzato dell’aperitivo modaiolo. Purtroppo viene da aggiungere.
Probabilmente a breve perderemo la memoria dell’autentico Spritz.
Quello originale. Nato nei saloni delle feste, fra giri di valzer, atmosfera Mitteleuropea ed eleganti soldati austro-ungarici con tanto di mustacchi.


Spritz. La memoria

Noi vogliamo restituire lo Spritz alle sue origini.
Alla sua memoria autentica, prima di perderla definitivamente.
Toglierlo dalle regole della globalizzazione e difenderlo come un panda in via d’estinzione dalle mille (false) varianti.
Iniziamo mettendo un po’ di ordine con tre semplici regole.


Le tre regole del vero Spritz

1 – Il vino bianco deve essere fermo e non frizzante. Niente Prosecco poi. Un vino eccellente da bersi da solo, ovviamente.
2 – Il bicchiere deve essere contenuto e non somigliare a una vasca.
3 – Di ghiaccio ne serve poco. Non serve d’inverno e neanche d’estate dato che il vino deve essere fresco. Troppo trasforma tutto in un beverone annacquato.

Storia di un mito e l’origine della “spruzzata”

Lo Spritz nasce molto probabilmente durante l’occupazione austro-ungarica del Lombardo Veneto. Siamo nell’Ottocento e i soldati austriaci non amavano troppo i robusti vini veneti e friulani e così, per allegerirli chiedevano di aggiungere, ovvero “spruzzare”. Spritzen in tedesco, con acqua gassata.
Agli inizi del XX secolo all’acqua gassata si è sostituito il Selz più intenso e leggermente sapido che aggiungeva anidride carbonica nel bicchiere.
Un fascino incredibile nei salotti incipriati della Bella Epoque quello dei sifoni eleganti e bellissimi nei loro cristalli di Boemia che servivano per la soda.
Così belli e fascinosi da far innamorare Luchino Visconti che li volle a decine a far bella figura sui tavolini dell’Hotel des Bains del Lido durante le riprese di Morte a Venezia. E narrati anche dallo scrittore Alberto Toso Fei nei suoi libri sulla storia segreta della città lagunare.

Da bevanda a cocktail

Fu forse la stessa bellezza dei sifoni in cristallo così diffusi nelle nobili case veneziane a segnare la prima evoluzione dello Spritz.
Nel clima di mondanità che seguì le privazioni della guerra e nel fervore dei salotti i fratelli Pilla, Vittorio e Mario, fondarono la distilleria “Fratelli Pilla & Co. da cui uscì il Select, nome che la leggenda narra dato da D’Annunzio.

Col Select nasce a Venezia negli anni Venti lo Spritz cocktail. Nello stesso momento, a Padova viene battezzata anche la versione con quell’Aperol che tanto successo aveva avuto nel 1919 alla Fiera della città di Sant’Antonio. Nacque così lo Spritz Aperol.


Il mangia e bevi degli “arsenalotti”

Una seconda versione vuole che lo Spritz nasca ancora prima, ma sempre in Triveneto ed è legata alla storia della Repubblica Serenissima.
Oltre cinque secoli fa, gli operai navali detti “arsenalotti” erano usi fare merenda con un pasto molto sostanzioso necessario per sopportare i ritmi del loro faticoso lavoro. La merenda era composta da pane e lo si accompagnava con vino allungato con acqua.

Era un rito nella Serenissima consumare vino in piazza in compagnia a un bàcaro. Spesso era il padre o il fratello maggiore a “iniziare” il giovane alla tradizione.

Il boom

Un must in Triveneto da sempre anche se è esploso negli anni Settanta grazie all’Aperol che lo promosse come “Spritz veneziano” in una sua campagna pubblicitaria che ha fatto sì che il cocktail fosse ufficializzato nell’Iba (International Bartender Association).
L’esplosione nazionale e internazionale è molto recente. E di nuovo è una campagna pubblicitaria dell’Aperol a farlo conoscere. Una pubblicità inneggiante al consumo di questo cocktail che lo lancia sulle spiagge della Riviera Romagnola e poi a catena in tutta Italia nel 2008.


Dal Bianchin al Pirlo

Da qui il boom e le mille varianti che snaturano e confondono.
Un vero rompicapo orientarsi. Il Bianchin, il Pirlo, lo Spruzzato. Cambiano i nomi non solo la ricetta! Paese che vai Spritz che trovi.
A Brescia e dintorni si usa il vino bianco fermo e lo si chiama Pirlo. In Piemonte lo si serve con vermouth, selz e ghiaccio e lo si chiama Spruzzato. A Milano lo Spritz Campari è battezzato Bianchin e lo si fa con vino bianco frizzante e Bitter Campari. A Venezia la ricetta originale è sempre quella col Select. A Udine lo si serve col bianco fermo friulano o in alternativa col vino rosso.
Poi c’è tanta, troppa differenza anche su come guarnirlo. Lo Spritz trevigiano ha nella guarnizione un oliva non snocciolata, quello udinese una scorza di limone, quello veneziano una fettina di arancia se si usa il Campari oppure un oliva se si usa il Select e senza niente nel Pirlo bresciano.


L’autentico

Solo in Friuli Venezia Giulia e in Alto Adige se dici Spritz ti riferisci solo ed esclusivamente alla ricetta originale. Quella austriaca.
Niente da stupirsi quindi se in un locale di Trieste vi viene servito semplicemente del vino bianco con acqua frizzante. Sarebbe forse la prima volta che bevete il vero Spritz.

Le varianti più bizzarre

Poi ci sono gli Spritz che non esistono. Le varianti moderne che altro sono.
Il più diffuso è lo Spritz Hugo considerato una versione estiva dato che sostituisce al bitter un fresco sciroppo di sambuco.
Diffuso anche quelli con l’amaro fra cui il Cynar e il Braulio che prendono il posto del bitter .
Le nuove mode si spingono poi oltre ed ecco che così spunta lo Spritz al melograno e addirittura quello col rosmarino, il rabarbaro, lo zenzero e il radicchio rosso trevigiano.