Feb 24, 2025 | Enogastronomia
L’Italia è da sempre sinonimo di calore umano e affetto, espresso in mille modi diversi lungo tutto lo Stivale.
Da nord a sud, le differenze culturali si riflettono anche nei gesti di affettuosità quotidiana: un abbraccio sincero, un soprannome affettuoso, o semplicemente un sorriso. Ogni regione ha il suo modo unico di dimostrare vicinanza e accoglienza, creando un mosaico di tradizioni e sentimenti che raccontano l’anima profonda del nostro Paese.
La piattaforma per l’apprendimento delle lingue Preply ha condotto un’indagine per scoprire quali città italiane spiccano per affettuosità e quali, invece, mostrano un atteggiamento più riservato. L’analisi rivela contrasti affascinanti tra nord e sud, grandi metropoli e piccoli centri, offrendo uno spaccato sulle diverse sfumature dell’affetto lungo tutto lo Stivale.

Venezia, Foto di Ingeborg Gärtner-Grein da Pixabay
Venezia la vera sorpresa in mezzo al dominio del Sud
Nel sud dell’Italia, l’affetto si vive e si respira. Tra le città con più di 150 mila abitanti, sorprende che Napoli, pur famosa per la sua vivacità e il calore umano, non sia la città più affettuosa.
La capitale partenopea conquista comunque il secondo posto, con il 50% degli intervistati che apprezza termini affettuosi come ‘A guagliona anche da parte del personale dei negozi.
Il primo posto spetta a Palermo: qui, il 57% degli abitanti usa regolarmente soprannomi affettuosi come beddu o amuri, e quasi la metà dichiara di scambiarsi abbracci anche con conoscenti. Venezia, al terzo posto, conferma il suo spirito romantico: l’81% dei veneziani preferisce esprimere affetto attraverso gesti o parole gentili, un dato che la incorona come la città più calorosa del nord.
A chiudere la top 5 Bari e Firenze, dove ben la metà degli intervistati ha dichiarato di scambiarsi spesso abbracci: anche le città del Centro Italia hanno un lato caloroso.

Potenza, piazza Matteotti. Foto Mario Pagano per Go Basilicata
Calore lucano: a Potenza il contatto fisico è benvenuto anche con sconosciuti
Tra i piccoli centri, il calore umano sembra essere una costante. Potenza, in testa alla classifica, si distingue per la frequenza con cui i suoi abitanti si scambiano baci e abbracci: 47% per i primi e 45% per i secondi. Inoltre, il 40% degli intervistati si sente a proprio agio con il contatto fisico anche con sconosciuti, un dato unico rispetto alla maggior parte delle altre città italiane.
Segue L’Aquila, dove i gesti di affetto come baci e parole gentili si estendono anche alle relazioni meno strette, dimostrando un’empatia naturale che caratterizza gli abitanti della città. Al terzo posto troviamo Cagliari, dove il 69% degli intervistati apprezza abbracci e gesti affettuosi durante la giornata, un equilibrio perfetto tra riservatezza e accoglienza.

Milano. Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay
Milano e il suo paradosso
Anche le città meno affettuose raccontano una storia interessante. Torino guida questa classifica, con il 55% degli intervistati che dichiara di non gradire termini affettuosi durante le interazioni pubbliche. I torinesi tendono a limitare gesti di affetto come abbracci e baci anche nelle relazioni più strette, preferendo modi di comunicazione più formali.
Al secondo posto una vera e propria soprepsa: Bologna. Con la sua fama di città accogliente e vivace, ci si aspetterebbe più calore. E invece, i bolognesi preferiscono un approccio meno espansivo: gli abbracci sono riservati ai momenti importanti e i soprannomi affettuosi non sono proprio di casa.
Sul gradino più basso del podio Perugia, unica rappresentante del centro Italia. Qui baci e abbracci non sono proprio all’ordine del giorno, e i soprannomi affettuosi sono tra i meno usati, ma l’atmosfera tranquilla della città sembra compensare con un calore più sottile.
Poi Trieste, influenzata delle vicine tradizioni slave: il 70% degli abitanti preferisce evitare il contatto fisico con sconosciuti, un dato che conferma un atteggiamento più riservato rispetto alla media italiana e che rispecchia il fascino raffinato della città di confine.
Milano segue a ruota, riflettendo il ritmo frenetico e apparentemente più distaccato della metropoli: qui il 54% degli abitanti preferisce evitare il contatto fisico durante una conversazione. Nonostante ciò, il 60% dice di gradire un abbraccio spontaneo durante la giornata, dimostrando che, pur non cercando attivamente l’affetto, i meneghini non sono del tutto insensibili a queste dimostrazioni.

Le Due Sorelle, photo Lovely Ancona
Piccoli centri, grande riservatezza: il nord comanda, ma Ancona è sul podio
Tra i piccoli centri, il nord Italia si distingue per la riservatezza. Aosta si posiziona in cima: il 64% degli abitanti evita il contatto fisico durante le conversazioni, e più della metà non usa espressioni affettuose nemmeno con chi conosce bene. Sarà l’aria di montagna o l’influenza della cultura alpina, ma qui l’affetto si manifesta più nei gesti pratici che in baci e abbracci.
Anche Trento si mantiene su toni sobri: sebbene il 52% degli intervistati dichiari di usare soprannomi affettuosi in famiglia, il linguaggio caloroso nei negozi o nei bar resta un’eccezione (solo il 42% lo apprezza).
Ancona, al terzo posto, chiude la classifica. Qui il 46% degli abitanti dichiara di non usare termini affettuosi nella vita quotidiana, e il 55% si sente a disagio con il contatto fisico con sconosciuti. Eppure, nel privato, gli anconetani sanno essere calorosi: l’affetto si trova nelle relazioni strette.
Metodologia
L’analisi è stata condotta attraverso un sondaggio che ha coinvolto oltre 1.500 persone, con l’obiettivo di determinare il livello di affettività percepito nelle città italiane. I partecipanti hanno risposto a domande sulla frequenza con cui esprimono e ricevono gesti d’affetto nella vita quotidiana, fornendo risposte che riflettono l’intensità e la frequenza di queste manifestazioni, oltre al loro grado di accordo o disaccordo con determinate affermazioni.
Per garantire una misurazione comparabile tra le diverse città, le risposte sono state aggregate in due categorie principali. La classifica delle città più affettuose è stata calcolata sommando le percentuali di risposte “spesso” e “molto spesso” e quelle “d’accordo” e “molto d’accordo”. Al contrario, la classifica delle città meno affettuose è stata ottenuta aggregando le risposte “non molto spesso” e “mai” e quelle “in disaccordo” e “molto in disaccordo”.
Un ulteriore approfondimento ha analizzato quante volte ogni città è apparsa nei primi tre posti delle classifiche per ciascuna domanda. Questo metodo ha permesso di attribuire un punteggio basato sulla ricorrenza di ogni città nei podi positivi e negativi. I risultati sono stati poi suddivisi in base alla popolazione: per le città con più di 150.000 abitanti sono state individuate le cinque più affettuose e le cinque meno affettuose, mentre per quelle con meno di 150.000 abitanti sono state selezionate le tre più affettuose e le tre meno affettuose. Questa metodologia ha prodotto una classifica che fornisce un quadro dettagliato e rappresentativo delle diverse espressioni di affettività nelle realtà urbane italiane.
Riguardo a Preply
Preply è una piattaforma per l’apprendimento delle lingue online che mette in contatto insegnanti e centinaia di migliaia di studenti in 180 paesi nel mondo. Il suo database contiene più di 40.000 insegnanti che insegnano oltre 50 lingue, supportati da un algoritmo di apprendimento automatico che consiglia i migliori per ciascuno studente. Nata negli Stati Uniti nel 2012 da tre fondatori ucraini, Kirill Bigai, Serge Lukyanov e Dmytro Voloshyn, Preply è cresciuta passando dall’essere un team di 3 persone a una società di oltre 600 dipendenti di 62 nazionalità diverse, con uffici a Barcellona, New York e Kiev.
Feb 22, 2025 | Enogastronomia
Il Cervino, noto anche come Matterhorn in tedesco, è una delle montagne più iconiche delle Alpi e del mondo. Situato al confine tra Italia e Svizzera, si erge con i suoi 4.478 metri di altezza nella regione delle Alpi Pennine. La sua caratteristica forma piramidale lo rende immediatamente riconoscibile, tanto da diventare un simbolo universale delle Alpi. Le sue pareti ripide e il profilo inconfondibile attraggono alpinisti, geologi e appassionati di montagna da tutto il mondo.

il Cervino visto da Zermatt. Image by Ricardo Adelaide from Pixabay
La piramide delle Alpi
Geograficamente, il Cervino si trova tra il comune italiano di Valtournenche, in Valle d’Aosta, e quello svizzero di Zermatt, nel canton Vallese.
La vetta rappresenta una delle cime principali della catena alpina e costituisce una delle montagne più alte d’Europa. È delimitato da due ghiacciai principali: il ghiacciaio del Cervino sul versante italiano e il ghiacciaio Zmutt su quello svizzero.
La montagna è parte del massiccio del Monte Rosa, anche se si distingue per la sua isolata prominenza rispetto alle vette circostanti.
Dal punto di vista geologico, il Cervino si è formato circa 50-100 milioni di anni fa durante l’orogenesi alpina, quando la placca africana si scontrò con quella europea. La sua struttura è composta principalmente da rocce metamorfiche, come gneiss e scisti, ma presenta anche tracce di rocce sedimentarie che testimoniano un’antica origine marina.
Storicamente, la prima ascensione del Cervino rappresentò un momento chiave nella storia dell’alpinismo. Fu scalato per la prima volta il 14 luglio 1865 da una cordata guidata dall’inglese Edward Whymper, che raggiunse la vetta dal versante svizzero. Tuttavia, l’impresa si concluse tragicamente: quattro dei sette membri della spedizione persero la vita durante la discesa, cadendo lungo il versante est. Questa tragedia accese un dibattito sulla sicurezza e sull’etica dell’alpinismo, segnando l’inizio dell’era dell’alpinismo moderno.
Il versante italiano, invece, fu conquistato tre giorni dopo, il 17 luglio 1865, da Jean-Antoine Carrel e dalla sua squadra, lungo quella che oggi è nota come Cresta del Leone.
Il Cervino è attraversato da quattro creste principali: Hörnli, Leone, Furggen e Zmutt. La cresta dell’Hörnli, che sale dal lato svizzero, è la via di salita più frequentata, grazie alla relativa accessibilità e alla vicinanza con Zermatt. La Cresta del Leone, invece, rappresenta la via normale dal versante italiano, partendo dal Rifugio Duca degli Abruzzi all’Oriondé. La difficoltà tecnica e le condizioni meteorologiche imprevedibili rendono entrambe le vie impegnative.

il Cervino in primavera
La dove si scia tutto l’anno
Dal punto di vista turistico, il Cervino è una meta amatissima sia in estate che in inverno. Sul versante italiano si trova Cervinia, una località turistica rinomata per le sue piste da sci, i sentieri escursionistici e il collegamento con Zermatt attraverso il Plateau Rosa.
In Svizzera, Zermatt è celebre per essere una delle destinazioni alpine più prestigiose al mondo, con impianti di risalita che permettono di ammirare da vicino la montagna.
Il Cervino è anche al centro del comprensorio sciistico internazionale del Matterhorn Glacier Paradise, che offre la possibilità di sciare tutto l’anno.
Culturalmente, il Cervino è un simbolo importante per le popolazioni locali, oltre ad essere rappresentato in numerosi contesti internazionali. La sua immagine è stata utilizzata come logo per la famosa marca di cioccolato Toblerone e per diversi marchi turistici e sportivi. Inoltre, è fonte d’ispirazione per artisti, scrittori e fotografi che cercano di catturare la sua maestosità e bellezza.
Dal punto di vista naturalistico, l’area intorno al Cervino è ricca di flora e fauna alpine. È possibile incontrare stambecchi, camosci, marmotte e una varietà di uccelli di montagna. I pascoli circostanti, in estate, si colorano di fiori selvatici, mentre i ghiacciai che ne adornano le pendici sono un ricordo dell’epoca glaciale.
Il Cervino non è solo una montagna, ma un simbolo di avventura, sfida e bellezza naturale. La sua storia, geologia e l’impatto culturale lo rendono una delle vette più affascinanti e significative al mondo.
Feb 21, 2025 | Enogastronomia
Posta al crocevia di molte rotte del Mar Mediterraneo, l’arcipelago maltese è oggi una meta che con le sue iconiche fortificazioni, i cimiteri di guerra e i memoriali in onore dei soldati, offre un avvincente racconto ai visitatori interessati alla storia militare.
Conosciuta come la Balia del Mediterraneo, Malta ha svolto un ruolo cruciale durante entrambe le guerre mondiali. Oggi i turisti di tutto il mondo appassionati di storia militare raggiungono Malta per scoprire alcuni luoghi iconici collegati ad eventi storici.
Un trend turistico in crescita su cui anche Malta Tourism Autority, l’ente di promozione turistica dell’Arcipelago, ha deciso di investire, creando un segmento ad hoc per sviluppare nuovi itinerari sul tema. Ecco quindi alcune delle location più interessanti che si possono esplorare durante un viaggio a Malta dedicato all’approfondimento di questo tema.

Il museo di guerra di Birgu
War museum Malta
Forte Sant’Elmo a Valletta fu protagonista del Grande Assedio, uno degli eventi più rilevanti della storia di Malta, quando nel 1565 i Cavalieri Ospitalieri dell’Ordine di San Giovanni resistettero ai tentativi di conquista dell’impero Ottomano.
In questo stesso luogo oggi si trova il museo della guerra che, allestito in alcune stanze del forte, attraversa tutte le fasi bellicose che hanno riguardato Malta, dedicando il più ampio spazio alla Seconda Guerra Mondiale conservando alcuni interessanti reperti come l’aereo Faith, la jeep Husky usata dal Generale Eisenhower, la medaglia George Cross e il MAS 451.

Lascaris war rooms
Lascaris war rooms
Questo complesso sotterraneo di stanze e cunicoli sottostanti la capitale Valletta era il quartier generale britannico durante la Seconda Guerra Mondiale, dove lavoravano circa 1000 persone.
Le Lascaris War Rooms avevano sale operative da dove venivano coordinate sia la difesa di Malta che altre operazioni nel Mediterraneo. In seguito, furono utilizzate dalla Royal Navy durante la Crisi di Suez e infine furono rilevate dalla ato per essere utilizzate come Centro strategico di comunicazione per l’intercettazione dei sottomarini sovietici nel Mediterraneo fino al 1977.
Per chi fosse nei paraggi il 25 e 26 febbraio, sarà organizzata un’Escape Room a tema Seconda Guerra Mondiale, proprio in queste stanze!
Rifugi antiaerei di Birgu
Sempre facenti parte il Museo della Guerra di Malta, sono visitabili anche i rifugi sotterranei di Birgu.
Qui si trovava il Quartier Generale Combinato di Guerra di tutti e tre i servizi militari presenti sulle isole. Fu costruito nel 1940 nel sottosuolo per proteggerlo da attacchi aerei.
Il complesso ospitava la Sala Operativa del Settore Caccia che fu utilizzata durante la Battaglia di Malta (1940-43) insieme ad altre sale operative e strutture accessorie.
Dopo la fine della guerra è stato utilizzato dalla Nanto fino al 1977 per seguire i movimenti dei sottomarini sovietici nel Mediterraneo.

La Valletta underground
Underground Valletta
Sottostante la capitale maltese si trova un dedalo sotterraneo di cunicoli e antri che furono creati dai Cavalieri di Malta per scopi militari e per lo stoccaggio del grano, ma i tunnel erano essenziali anche per altri due motivi cruciali: accumulare riserve d’acqua e poterla drenare.
Quest’area ipogeo tornò dolorosamente ad essere utilizzata negli anni della Seconda Guerra Mondiale quando divennero rifugi dove i maltesi si nascondevano durante i raid aerei.
Relitti sottomarini
Il mare attorno l’arcipelago maltese è costellato di numerosi relitti sottomarini facilmente visitabili con un’immersione.
Tra questi alcuni sono il risultato di affondamenti che risalgono proprio al periodo della Seconda Guerra Mondiale, come l’aereo Spitfire, il sottomarino Stubborn o il biplano Baufighter.
Strait street
Il promontorio su cui si erge la capitale Valletta è attraversato per tutta la sua lunghezza da questa strada che è stata per molti anni la zona dove i militari stranieri di stanza a Malta cercavano svago, anche di natura… illecita. Abbandonata al degrado per decenni, dopo la nomina di Valletta a Capitale Europea della Cultura nel 2018, la strada è stata completamente ristrutturata e oggi vi si possono trovare bar e raffinati ristoranti fine dining.

Royal opera house
Royal opera house
Questo è un luogo fortemente simbolico che richiama nuovamente la Seconda Guerra Mondiale e che si trova a Valletta.
Oggi è un teatro all’aperto curato nel design dall’architetto Renzo Piano, che si trova sul luogo esatto dove un tempo si ergeva il sontuoso teatro lirico costruito nel 1866 che fu completamente raso al suolo durante un bombardamento nel 1942.

Fort Sant’Elmo, memoriale
I memoriali
Citiamo qui i due più importanti monumenti dedicati alla memoria dei caduti in guerra.
Il Siege Bell, si trova affacciato sul Grand Harbour di Malta e fu costruito nel 1992 per commemorare il 50° anniversario del conferimento a Malta della Croce di Giorgio, ottenuta per il coraggio e il valore dimostrati durante gli attacchi all’isola nel periodo 1940-42.
A Floriana, il comune che si trova immediatamente fuori le porte di Valletta, si trova un altro memoriale dedicato ai caduti della Prima e della Seconda Guerra Mondiale che fu inaugurato nel 1938, progettato dall’artista maltese Louis Naudi.
Mosta: la rotunda e la bomba inesplosa
Il 9 aprile 1942, due aerei nemici forse in ritirata dalla Raf di Ta ‘Qali (il quartier generale che oggi è diventato l’aeroporto internazionale di Malta) sganciarono le loro bombe sulla vicina città di Mosta.
Alle 16:00 una di queste colpì la cupola della chiesa della Rotonda di Mosta, una spettacolare basilica cattolica. In quel momento si svolgeva una funzione a cui partecipavano 300 parrocchiani.
Non solo la bomba non esplose, ma nessuno di loro si fece nemmeno un graffio causato dalle macerie che inevitabilmente caddero a seguito dell’impatto. Ancora oggi è esposta nella chiesa una riproduzione dell’ogiva originaria che continua ad attrarre credenti e curiosi.
Victoria lines e i bunker antiatomici
Le Victoria Lines, nominate così in onore della Regina Vittoria, è un complesso di fortificazioni lungo circa 12 chilometri che taglia l’isola di Malta da ovest a est costruite dall’esercito inglese alla fine dell’Ottocento, a scopo difensivo.
Sono un’attrazione che unisce l’interesse per la storia militare a quello per le attività outdoor trovandosi in un piacevole contesto naturalistico che permette di fare passeggiate a piedi e in bicicletta.
Al di sotto delle Victoria Lines, nella zona di Mosta, è anche possibile visitare, con le dovute precauzioni perché si tratta di luoghi abbandonati, alcuni bunker antiatomici risalenti al periodo della Guerra Fredda.
Feb 20, 2025 | Enogastronomia, Territori
Una vecchia e diffusissima leggenda vuole che la prima tazza di cioccolata calda della storia d’Italia sia quella offerta ai torinesi dal duca Testa di Ferro, quell’Emanuele Filiberto di Savoia che nel 1563 volle trasferire la capitale del Ducato da Chambery a Torino.
Non esiste, in realtà, alcuna evidenza storica che questo fatto sia effettivamente accaduto. Eppure, è significativo che al cioccolato venga assegnato un ruolo così centrale nella mitologia di quella che, di lì a tre secoli, sarebbe diventata la Casa Reale italiana. Insieme al rango di capitale, alla lingua italiana introdotta al posto del latino e, qualche anno dopo, alla Sindone, non poteva mancare il cioccolato, tra gli apporti attribuiti al capostipite dei duchi sabaudi e “torinesi”.
Come lo champagne di un brindisi nunziale, la cioccolata ha sugellato un momento storico fondamentale. Poco importa, che sia storia o leggenda: quel che conta è l’inestricabile intreccio tra la cultura del cioccolato e la città, tanto profondo e radicato da leggersi in diversi aspetti della lingua, del folklore, della storia del Piemonte e di tutta Italia.
Ecco alcune tappe di questo lungo percorso, ancora tutto da scrivere nel segno dell’innovazione dell’arte dolciaria torinese, che verrà raccontata in occasione di CioccolaTò 2025, in Piazza Vittorio Veneto, dal 27 febbraio al 2 marzo prossimi.
Giò Antonio Ari: il primo cicôlatè
Risale al 1678, la prima licenza per la vendita del cioccolato mai accordata: è quella concessa dalla Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours a Giò Antonio Ari, il primo Maestro Cioccolatiere a essere legalmente riconosciuto come venditore al pubblico di cioccolato e vero iniziatore di questa tradizione a Torino. Sebbene già diffusissima, a quel punto, in tutte le corti europee, la cioccolata era stata fino a quel punto boicottata da voci che la indicavano come “bevanda malefica”, causa della gotta che aveva colpito Carlo V e Filippo II d’Asburgo (fonte: Di bere in meglio – Manuale per educare al bere – di Roberto Bianchi). Del resto, ancora oggi, anche se per motivi non correlati, dire a qualcuno, in Piemonte, che ha fatto una figura da cioccolataio, non è proprio un complimento. Questa prima “patente” da cicôlatè, però, fu un importantissimo passo in avanti per la diffusione della cioccolata anche agli altri strati della popolazione e per l’instaurazione, nella capitale sabauda, di quella che sarebbe diventata una delle più pregiate tradizioni cioccolatiere d’Europa.
Il bicerin: la bevanda che conquistò Cavour
Nato nel Settecento nell’omonimo caffè di Piazza della Consolata come evoluzione della settecentesca bevanda bavareisa, allora di gran moda, il bicerin si compone di caffè espresso caldo, cioccolato e crema di latte (… ma le dosi sono segrete!) e viene servito in bicchieri o calici di vetro per poter ammirare i singoli strati: il segreto per assaporarlo al meglio, infatti, è non mescolarlo, lasciando che le varie componenti si fondano tra loro direttamente sul palato, con le loro differenti densità, temperature e sapori.
Il rito originario prevedeva che al bicerin venissero affiancate le stisse, tre bicchierini ognuno con un singolo ingrediente in modo da poterlo “correggere” a piacere, ma dall’Ottocento si preferisce servirlo in un’unica soluzione: il suo gusto avvolgente ha conquistato i torinesi e anche molti personaggi illustri come Camillo Benso Conte di Cavour. Fonte: Il Bicerin | Turismo Torino e Provincia
Se è vero, come sembra, che il ghiotto Primo Ministro del Regno Sabaudo abbia fatto, come si suol dire, “la storia in punta di forchetta”, nella Torino dell’Ottocento, dove il bicerin scorreva a fiumi, si può affermare che l’idea stessa dell’Italia Unita sia nata, nei caffè storici della città, proprio sorseggiando cioccolata.
Napoleone, il Carnevale e la nascita del gianduiotto
No, non è stato Napoleone a inventare il gianduiotto. Facciamo un passo indietro: è il 1806, Torino è stata annessa alla Francia ormai da 4 anni e l’Empereur istituì quello che passò alla storia come Blocco Continentale, ossia il divieto alle navi provenienti dalle colonie britanniche di approdare nei porti appartenenti all’Impero.
Negli anni successivi a Torino, come nel resto dell’Europa napoleonica, diventò sempre più difficile accedere alla materia prima: il cacao. Inammissibile, per una città ormai ghiotta di cioccolata come Torino. Fu così che gli industriosi pasticceri torinesi aggirarono il problema attingendo a un frutto che nel territorio piemontese proprio non mancava: la nocciola tonda gentile delle Langhe, che finì per prendere il posto del cacao nelle preparazioni dei cioccolatieri della città.
Perché, però, a questa invenzione fosse dato il nome di Pasta Gianduja, e alla forma di barchetta rovesciata incartata singolarmente il nome di gianduiotto, occorrerà attendere il 1865, quando, in occasione del Carnevale, fu proprio Gianduja, la maschera della città, a distribuirne ai passanti, legando indissolubilmente il suo nome a quello del cioccolatino più famoso e amato di Torino.
Oggi, a 160 anni da quel Carnevale, il gianduiotto è stato ufficialmente riconosciuto come prodotto IGP, ulteriore garanzia di un prodotto di assoluta eccellenza.
E a proposito di Carnevale… dal 27 febbraio al 2 marzo a Piazza Vittorio torna CioccolaTò!
Il Martedì Grasso, a Torino, quest’anno è preceduto da un fine settimana all’insegna del gusto e dell’eccellenza in una delle piazze più affascinanti della città: è CioccolaTò, la kermesse torinese del cioccolato, che si svolgerà dal 27 febbraio al 2 marzo a Piazza Vittorio Veneto, proprio dove si era svolta, ormai più di vent’anni fa, la prima edizione.
Questo salotto buono in riva al Po, con una vista privilegiata che spazia dalla Mole alla Gran Madre, dal Monte dei Cappuccini a Superga, accoglierà CioccolaTò, ma saranno coinvolte anche altre prestigiose sedi museali e palazzi storici, come le Gallerie d’Italia, il Cinema Massimo (grazie alla collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema), il Circolo dei Lettori, e ulteriori realtà cittadine che ospiteranno eventi, workshop, incontri, dibattiti, guidati da nomi importanti del panorama culturale e dolciario italiano.
Feb 19, 2025 | Enogastronomia
Ci sono davvero periodi dell’anno in cui è più conveniente prenotare un volo aereo e le offerte sono migliori? Possiamo trovare differenze sostanziali tra gli acquisti fatti di prima mattina o di pomeriggio? O tra un giorno della settimana e l’altro?
Sono molti i viaggiatori che si pongono queste domande e il potente motore di ricerca di voli e hotel www.jetcost.it ha cercato di rispondergli: dopo aver analizzato il prezzo medio dei voli nazionali (con aeroporto di partenza e di arrivo in Italia), dei voli europei e dei voli a lungo raggio (destinazioni extraeuropee) negli ultimi 12 mesi, ha individuato il mese, il giorno e l’ora più convenienti per prenotare un volo e ha riscontrato che ci sono davvero grandi differenze!

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Qual è il giorno migliore della settimana per prenotare un volo?
Voli nazionali
I prezzi medi mostrano che il martedì e il mercoledì sono i giorni più economici per prenotare un volo da e per l’Italia, con un prezzo medio di 134 euro, mentre il venerdì e la domenica sono i giorni più costosi, con un prezzo medio di 137 euro.
Voli europei
Anche per acquistare un volo per l’Europa il giorno più economico è il mercoledì, con un prezzo medio di 183 euro, mentre la domenica è il giorno più costoso, con un prezzo medio di 187 euro.
Voli per il resto del mondo
In questo caso il giorno più economico per acquistare un volo è il sabato, con un prezzo medio di 505 euro, mentre il martedì è il giorno più costoso, con un prezzo medio di 523 euro e una differenza media di 18 euro.
In generale, per le destinazioni domestiche ed europee, si nota che i prezzi tendono a salire man mano che ci si avvicina al fine settimana e le offerte scompaiono, per cui è consigliabile acquistare i voli tra il lunedì e il mercoledì. Tra il venerdì e la domenica sembra essere invece lintervallo peggiore per prenotare un volo.

Girl in a airport. Blonde with a documents. Lady in a black t-shirt
C’è un’ora migliore per prenotare un volo?
Voli nazionali
Un’analisi dei prezzi di migliaia di voli mostra che l’ora più economica per prenotare sono le 6 del mattino. I voli a quell’ora costano in media 125 euro, mentre l’ora peggiore è la mezzanotte, quando il costo sale a 139 euro, una differenza di 14 euro!
Voli europei
Anche per l’acquisto di un volo per l’Europa gli orari coincidono: le 6 del mattino è lorario più economico, con 164 euro, mentre il più costoso sono le 20, con 187 euro.
Voli per il resto del mondo
Il momento migliore per acquistare un volo verso una destinazione extraeuropea si conferma ancora una volta essere le 6 del mattino, con un prezzo di 485 euro; mentre le 19 sono lorario più costoso, con un prezzo medio di 548 euro, con una differenza di 63 euro.
In generale, è sempre meglio acquistare i voli la mattina presto, o addirittura nelle prime ore del mattino, tra le 3 e le 5, mentre acquistarli tra le 18 e le 2 è più costoso.

Young handsome man with a bag on his shoulder in a hurry to the airport.
Qual è il mese migliore per prenotare?
Voli nazionali
L’analisi del team di Jetcost.it mostra che settembre è il mese migliore per prenotare un volo nazionale, con un prezzo medio di 127 euro. Seguono dicembre e ottobre, con prezzi medi rispettivamente di 134 e 136 euro. Al contrario, aprile è il mese peggiore, con prezzi medi di 166 euro. Da notare che la differenza è di 39 euro a tratta tra il mese più economico e quello più costoso per viaggiare verso la stessa destinazione.
Voli europei
Per quanto riguarda le destinazioni europee, settembre è il mese migliore, con prezzi medi di 170 euro. Il mese peggiore resta aprile, con un prezzo medio di 226 euro: la differenza tra il mese più caro e quello più economico è di 56 euro.
Voli per il resto del mondo
Infine, per i voli a lungo raggio, anche se dipende molto dalla destinazione, è sempre settembre il mese più economico, con un prezzo medio di 606 euro, seguito da dicembre che si aggira intorno ai 607 euro. Anche in questo caso il mese peggiore è aprile con 641 euro. Una differenza di 35 euro.
Con quanto anticipo conviene prenotare?
I dati mostrano che in media i prezzi dei voli aumentano nei giorni immediatamente precedenti la partenza e prenotare tra 5 e 1 giorno prima del volo costa in media più del prezzo medio del biglietto. Il risparmio inizia a farsi sentire quando si prenota con almeno 15 giorni di anticipo e sale al 10% quando si prenota con due mesi di anticipo.
Conclusioni dello studio:
– Il giorno più conveniente per prenotare un volo è il martedì.
– I giorni meno convenienti sono venerdì e domenica.
– Il momento migliore per prenotare un volo è alle 6 del mattino.
– Il momento peggiore per prenotare un volo è la mezzanotte.
– Prenotando con almeno 2 mesi di anticipo si risparmia il 10%.
– Il mese migliore per prenotare è settembre. Il mese peggiore è aprile.
Feb 18, 2025 | Enogastronomia
La storia delle cantine Villa Gianna parte da molto lontano e si fonde con quella del territorio pontino di cui, attraverso i suoi vini, racconta la tradizione. Dall’acquisto del podere Onc 1007 negli anni settanta con la prima barbatella, alla nascita della cantina nel 1994, arrivando ad oggi con un lavoro di perfezionamento minuzioso dei vini. La cantina è il punto di riferimento della viticoltura pontina da tre generazioni e dà la sensazione di essere “a casa”.
La famiglia è uno dei più grandi valori di questa cantina incastonata fra le più suggestive bellezze pontine, dalle isole di Ponsa e Palmarola, al giardino di Ninfa fino al parco nazionale del Circeo.
“In azienda è possibile fare diverse esperienze – racconta Francesco Giannini – camminare fra i filari per conoscere la storia di ogni etichetta, fare una degustazione con Gianluca che spiegherà passo dopo passo i segreti di ogni assaggio, ascoltare Alessandra raccontare anedotti di famiglia, della terra, dei raccolti”.
La famiglia Giannini col vino “Innato” Circeo bianco Dop 2023 celebra il Circeo inteso come il sole, suadente come la sabbia. L’Innato è equilibrio di diverse note per un’unica intensa armonia.
Secco e pieno al palato è armonico dalla scia sapida. Une raccolte all’apice della maturazione nella prima decade di ottobre.
Per quanto riguarda la vinificazione, le uve, raccolte manualmente, giungono in cantina integre.
Dopo pressatura soffice il mosto fiore fermenta a temperatura bassa in acciaio e in seguito svolge fermentazione malolattica che conferisce morbidezza e grande struttura.