San Casciano: il giro dei sette presepi

San Casciano: il giro dei sette presepi

[:it]a cura della redazione – Il giro dei sette presepi tra le chiese di San Casciano. Don Massimiliano annuncia le feste che ruotano intorno ai presepi nel corso del periodo natalizio. A Decimo si celebra la festa del ceppo e del pane

Ogni chiesa di San Casciano ha il suo presepe. Ispirata alla tradizione, meccanica, animata, la raffigurazione della Natività prende vita nei luoghi sacri del territorio.
Le chiese dove si potranno ammirare i presepi sono sette e sono quelli di Argiano, Cappuccini, Clarisse, Propositura, Misericordia, Suffragio, Decimo. Intorno alla tradizione religiosa si stringe la comunità che partecipa attivamente alla valorizzazione dei presepi.

Numerose le iniziative, i concerti musicali e corali organizzati a San Casciano.
Tra gli eventi del fine settimana si segnala l’inaugurazione del nuovo presepe animato della Pieve di Decimo che si terrà sabato 16 dalle ore 17.40, al termine della celebrazione della Santa Messa.
È quanto fa sapere don Massimiliano che benedirà, come da tradizione, ogni Gesù Bambino che i piccoli fedeli porteranno in chiesa per poi ricollocarli nei presepi allestiti nelle loro case.

Il Natale è ricordato anche come festa di luce perché all’annuncio che gli angeli fecero ai pastori che erano nel buio seguì una luce che li avvolse.
Anche San Casciano celebrerà la tradizionale festa del Ceppo del fuoco che riconduce alla luce che illumina e rappresenta un segnale di pace. Il Natale di Decimo celebra anche la festa del pane. Nel corso dell’iniziativa di sabato 16 don Massimiliano benedirà i panini prodotti da alcuni fornai di San Casciano.

Ad interpretare l’arrivo dei Re Magi saranno gli stessi cittadini il 6 gennaio nell’ambito di una tradizionale iniziativa organizzata dalla Propositura di San Casciano. “Il presepe della Propositura – precisa don Massimiliano – è ispirato allo stile napoletano, quello di Decimo riproduce la pieve di Decimo e quello di Argiano è ambientato nella campagna toscana. Altra iniziativa in programma sabato sera è il momento musicale in compagnia del coro della parrocchia dopo la Novena. La benedizione dei Gesù bambino si terrà anche domenica 17 alle ore 11 in Propositura”.

[:en]a cura della redazione – Il giro dei sette presepi tra le chiese di San Casciano. Don Massimiliano annuncia le feste che ruotano intorno ai presepi nel corso del periodo natalizio. A Decimo si celebra la festa del ceppo e del pane

Ogni chiesa di San Casciano ha il suo presepe. Ispirata alla tradizione, meccanica, animata, la raffigurazione della Natività prende vita nei luoghi sacri del territorio.
Le chiese dove si potranno ammirare i presepi sono sette e sono quelli di Argiano, Cappuccini, Clarisse, Propositura, Misericordia, Suffragio, Decimo. Intorno alla tradizione religiosa si stringe la comunità che partecipa attivamente alla valorizzazione dei presepi.

Numerose le iniziative, i concerti musicali e corali organizzati a San Casciano.
Tra gli eventi del fine settimana si segnala l’inaugurazione del nuovo presepe animato della Pieve di Decimo che si terrà sabato 16 dalle ore 17.40, al termine della celebrazione della Santa Messa.
È quanto fa sapere don Massimiliano che benedirà, come da tradizione, ogni Gesù Bambino che i piccoli fedeli porteranno in chiesa per poi ricollocarli nei presepi allestiti nelle loro case.

Il Natale è ricordato anche come festa di luce perché all’annuncio che gli angeli fecero ai pastori che erano nel buio seguì una luce che li avvolse.
Anche San Casciano celebrerà la tradizionale festa del Ceppo del fuoco che riconduce alla luce che illumina e rappresenta un segnale di pace. Il Natale di Decimo celebra anche la festa del pane. Nel corso dell’iniziativa di sabato 16 don Massimiliano benedirà i panini prodotti da alcuni fornai di San Casciano.

Ad interpretare l’arrivo dei Re Magi saranno gli stessi cittadini il 6 gennaio nell’ambito di una tradizionale iniziativa organizzata dalla Propositura di San Casciano. “Il presepe della Propositura – precisa don Massimiliano – è ispirato allo stile napoletano, quello di Decimo riproduce la pieve di Decimo e quello di Argiano è ambientato nella campagna toscana. Altra iniziativa in programma sabato sera è il momento musicale in compagnia del coro della parrocchia dopo la Novena. La benedizione dei Gesù bambino si terrà anche domenica 17 alle ore 11 in Propositura”.

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Il rinascimento di Villa Damiani Martorelli

[:it]di Rosaria Pergola – Villa Damiani è una di quelle bellezze toscane che si nascondono tra le colline. Per arrivarci si sale dolcemente verso la sommità della collina, attraversandone altre, sfiorando piccoli borghi di case che non sembrano toccati dalla frenetica vita di oggi.

Un bel viale fiancheggiato da olivi ci porta verso la villa, sorta su una collina nel comune di Lastra a Signa verso la fine del 1400 e poi adattata ai secoli che le sono passati accanto, Villa Damiani conserva ed emana fascino.

Circondata da bel giardino con grandi alberi che regalano l’ombra in estate, la vista delle colline vitate, e l’argento degli ulivi. Pura Toscana 100%.

Azienda agricola con produzione di vino e di olio, Villa Damiani Madonnina del Chiaro, nome che prende dalla località dove sorge, è patrimonio della famiglia Damiani dalla metà degli anni ’50 quando il padre di Anna e Alessandro, allora agronomo dell’azienda, l’acquistò

cof

dall’ultima discendente della nobile famiglia che la possedeva.

Nel tempo hanno creato un ambiente sempre più accogliente, pronto a ricevere chi vuole passare qualche giorno di relax nella campagna toscana o vivere uno dei momenti più importanti della sua vita tra queste mura antiche.
La bella piscina, la zona barbeque, il campo da tennis si integrano con un’accoglienza semplice ma impeccabile.

Se la villa e il giardino sono lo sfondo adatto a matrimoni e festeggiamenti importanti, in azienda la produzione di olio extravergine d’oliva di grande qualità e l’ottimo vino sono il paradiso dei winelovers.

Se la villa è per tutti, infatti, la cantina è un tempio dedicato a chi ama il vino. La pietra a vista, il lungo corridoio scavato nel tufo, le botti e l’aria che profuma di “lavori di cantina”, ancora una volta, raccontano la Toscana.

Se Alessandro si occupa delle mille necessità dell’azienda, Anna accoglie e segue chi lo desidera nel percorso degustativo: abbiamo assaggiato l’ottimo bianco, Trebbiano e Chardonnay, a cui abbiamo fatto seguire la selezione di rossi. Il classico Sangiovese ottiene colore da Colorino e Canaiolo è un vino “senza inganni”, che rimane fresco in bocca e invita al prossimo sorso. Il Chianti Riserva, 85% Sangiovese e 15% Merlot è un prodotto che accompagna con maestria tutta toscana piatti di carne ricchi di sapore, con un bel tannino e la giusta persistenza. A loro si aggiunge il Barriccato, Cabernet, Merlot e Sangiovese eccellente prodotto per chi, al contrario di me, non si sta distanziando dai barricati.

Tra pochi mesi per Villa Damiani si aprirà una nuova era. Ci sono cambiamenti in vista, grandi cambiamenti…a partire da un nuovo sito che regalerà ai viaggiatori della rete tutta la magia che Villa Damiani regala.[:en]di Rosaria Pergola – Villa Damiani è una di quelle bellezze toscane che si nascondono tra le colline. Per arrivarci si sale dolcemente verso la sommità della collina, attraversandone altre, sfiorando piccoli borghi di case che non sembrano toccati dalla frenetica vita di oggi.

Un bel viale fiancheggiato da olivi ci porta verso la villa, sorta su una collina nel comune di Lastra a Signa verso la fine del 1400 e poi adattata ai secoli che le sono passati accanto, Villa Damiani conserva ed emana fascino.

Circondata da bel giardino con grandi alberi che regalano l’ombra in estate, la vista delle colline vitate, e l’argento degli ulivi. Pura Toscana 100%.

Azienda agricola con produzione di vino e di olio, Villa Damiani Madonnina del Chiaro, nome che prende dalla località dove sorge, è patrimonio della famiglia Damiani dalla metà degli anni ’50 quando il padre di Anna e Alessandro, allora agronomo dell’azienda, l’acquistò

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dall’ultima discendente della nobile famiglia che la possedeva.

Nel tempo hanno creato un ambiente sempre più accogliente, pronto a ricevere chi vuole passare qualche giorno di relax nella campagna toscana o vivere uno dei momenti più importanti della sua vita tra queste mura antiche.
La bella piscina, la zona barbeque, il campo da tennis si integrano con un’accoglienza semplice ma impeccabile.

Se la villa e il giardino sono lo sfondo adatto a matrimoni e festeggiamenti importanti, in azienda la produzione di olio extravergine d’oliva di grande qualità e l’ottimo vino sono il paradiso dei winelovers.

Se la villa è per tutti, infatti, la cantina è un tempio dedicato a chi ama il vino. La pietra a vista, il lungo corridoio scavato nel tufo, le botti e l’aria che profuma di “lavori di cantina”, ancora una volta, raccontano la Toscana.

Se Alessandro si occupa delle mille necessità dell’azienda, Anna accoglie e segue chi lo desidera nel percorso degustativo: abbiamo assaggiato l’ottimo bianco, Trebbiano e Chardonnay, a cui abbiamo fatto seguire la selezione di rossi. Il classico Sangiovese ottiene colore da Colorino e Canaiolo è un vino “senza inganni”, che rimane fresco in bocca e invita al prossimo sorso. Il Chianti Riserva, 85% Sangiovese e 15% Merlot è un prodotto che accompagna con maestria tutta toscana piatti di carne ricchi di sapore, con un bel tannino e la giusta persistenza. A loro si aggiunge il Barriccato, Cabernet, Merlot e Sangiovese eccellente prodotto per chi, al contrario di me, non si sta distanziando dai barricati.

Tra pochi mesi per Villa Damiani si aprirà una nuova era. Ci sono cambiamenti in vista, grandi cambiamenti…a partire da un nuovo sito che regalerà ai viaggiatori della rete tutta la magia che Villa Damiani regala.[:]

Ejzenštejn La rivoluzione delle immagini

Ejzenštejn La rivoluzione delle immagini

[:it]a cura della redazione – Sale di Levante, Gallerie delle Statue e delle Pitture degli Uffizi dal 7 novembre 2017 al 7 gennaio 2018.
Con Ejzenštejn. La rivoluzione delle immagini le Gallerie degli Uffizi ricordano i cento anni dalla rivoluzione socialista in Russia attraverso le opere grafiche di uno dei più grandi rivoluzionari della cultura del Novecento.

La multiforme attività del regista, teorico e strenuo disegnatore Sergej M. Ejzenštejn (Riga, 1898 – Mosca, 1948) fu per il mondo delle immagini ciò che la sollevazione del 1917 fu per gli assetti sociali, politici ed economici dell’impero russo (e non solo), con in più la capacità di durare nel tempo, ispirando generazioni di artisti.

L’esposizione presenta i molteplici aspetti del talento di Ejzenštejn in un percorso che unisce l’attività del disegnatore a quella del cineasta, trovando uno speciale filo conduttore nel riferimento all’arte italiana del tardo Medioevo e del Rinascimento.

La selezione dei settantadue disegni, tutti provenienti dall’Archivio Statale di Letteratura e Arte di Mosca (RGALI), è avvenuta seguendo rigorosamente due principi. Il primo è l’autonomia di queste prove grafiche, comprese per la quasi totalità tra i primi anni Trenta e il 1948 e considerate dallo stesso regista una sorta di trascrizione automatica dei pensieri, capace di fissare sulla carta un flusso costante di idee che dialoga con i film e li ispira, senza però subordinarsi a essi. Il secondo discende dal primo e riguarda lo stile dei disegni, contrassegnato da una linearità sintetica che rimanda al Tre e al Quattrocento e al tempo stesso appartiene a pieno titolo al clima artistico del periodo, tra echi surrealisti e deformazioni neo espressioniste.

Grazie al disegno di puro contorno, la mostra è anche un osservatorio privilegiato sul concetto ejzenštejniano di montaggio, in primo luogo per l’attitudine della figurazione a smembrarsi e ricomporsi secondo “montaggi” che aprono a significati sempre nuovi, ma soprattutto per il valore di una grafica che va apprezzata nel suo dispiegarsi in sequenze, secondo strisce da definirsi davvero “cinematiche”. Esse infatti sono disposte in serie ravvicinate come ideali fotogrammi e dialogano con i film del grande regista, i quali scorrono sulle ampie pareti di alcune stanze delle Sale di Levante della Galleria delle Statue e delle Pitture.

«La tecnica del disegno basato sul puro contorno» scrive Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, nel suo testo in catalogo, «naturalmente richiama il periodo di massima fioritura di quella formula grafica, ovvero il periodo neoclassico, che coincide con quello della corrente filosofica dell’idealismo tedesco e quindi anche hegeliana, che fu adattato da Ejzenštejn dopo l’arrivo in Messico. Infatti, uno dei fogli delle Parche allude agli stilemi dei bassorilievi precolombiani. Altri disegni richiamano i nudi femminili di Cézanne, in particolare le bagnanti sulle rive nei suoi paesaggi. È tuttavia lampante e perfettamente riconoscibile il modello estetico principale per le Parche che ballano e si distendono in maniera espressiva, ovvero La Danse di Henri Matisse (1910), che oggi si trova all’Hermitage di San Pietroburgo, ma che Ejzenštejn certamente ammirò e studiò nel Museo statale dell’arte moderna occidentale a Mosca, dove l’opera era stata trasportata dalla casa privata di Sergei Šchukin dopo la Grande Rivoluzione».

Anche il materiale cinematografico di Ejzenštejn è stato allestito in mostra in funzione di un suggestivo rimando all’arte del passato e alle idee sul montaggio. Da un lato, infatti, le proiezioni mescolano dettagli e scene di Sciopero, La corazzata Potëmkin, Aleksandr Nevskij e degli altri capolavori ejzenštejniani ad alcuni particolari tratti da l’Adorazione dei Magi e da l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci e da La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, svelando significative assonanze. Dall’altro, i film costruiranno un tragitto per raccontare visivamente il montaggio, in un “crescendo” che dalle singole e veloci inquadrature presenti nella prima sala conduce ai frame della seconda, fino alle sequenze compiute che animano la terza e la quarta. La quinta sala è una sorta di approdo della carriera e della vita del cineasta, con le ultime meditazioni in grafica che si abbinano per contrasto alle immagini ironiche e quotidiane dell’uomo Ejzenštejn, colte da una serie di video d’archivio scelti e assemblati per l’occasione.

Questa rivoluzione delle immagini, che introduce per la prima volta agli Uffizi la settima arte (come veniva definito il cinema da Ejzenštejn), ha dunque un volto antico e uno moderno uniti in continua dialettica. E il Rinascimento, oltre a essere uno straordinario serbatoio di immagini, diventa anche il sinonimo per eccellenza di quella rifioritura culturale a cui ogni rivoluzione, nel tentativo di riuscire permanente, dovrebbe ambire.

Nel pieno clima di rinascenza e rivoluzione inaugurato dalla mostra degli Uffizi, Firenze e Bologna concorrono alla creazione di una Settimana della Rivoluzione (7-10 novembre 2017), un ciclo di eventi che si apre con la mostra fiorentina, prosegue con il convegno internazionale Avanguardia e rivoluzione. Il cinema di Sergej M. Ejzenštejn, organizzato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi (Bologna, 8 novembre), e termina con un secondo convegno internazionale promosso dal Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut: The future is our only goal. Revolutions of Time, Space and Image. Russia 1917 – 1937 (Firenze, 9-10 novembre).

Chi ha conosciuto Sergej Ejzenštejn racconta che si rammaricava spesso di non aver mai potuto mettere piede agli Uffizi: questa mostra sarà l’occasione di riparare a un piccolo torto della Storia.

La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Marzia Faietti, Pierluca Nardoni, Eike D. Schmidt, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi, la Fondazione Cineteca di Bologna, l’Archivio Statale di Letteratura e Arte di Mosca (RGALI), il Museo Statale delle Belle Arti “A.S. Puškin”[:en]a cura della redazione – Sale di Levante, Gallerie delle Statue e delle Pitture degli Uffizi dal 7 novembre 2017 al 7 gennaio 2018.
Con Ejzenštejn. La rivoluzione delle immagini le Gallerie degli Uffizi ricordano i cento anni dalla rivoluzione socialista in Russia attraverso le opere grafiche di uno dei più grandi rivoluzionari della cultura del Novecento.

La multiforme attività del regista, teorico e strenuo disegnatore Sergej M. Ejzenštejn (Riga, 1898 – Mosca, 1948) fu per il mondo delle immagini ciò che la sollevazione del 1917 fu per gli assetti sociali, politici ed economici dell’impero russo (e non solo), con in più la capacità di durare nel tempo, ispirando generazioni di artisti.

L’esposizione presenta i molteplici aspetti del talento di Ejzenštejn in un percorso che unisce l’attività del disegnatore a quella del cineasta, trovando uno speciale filo conduttore nel riferimento all’arte italiana del tardo Medioevo e del Rinascimento.

La selezione dei settantadue disegni, tutti provenienti dall’Archivio Statale di Letteratura e Arte di Mosca (RGALI), è avvenuta seguendo rigorosamente due principi. Il primo è l’autonomia di queste prove grafiche, comprese per la quasi totalità tra i primi anni Trenta e il 1948 e considerate dallo stesso regista una sorta di trascrizione automatica dei pensieri, capace di fissare sulla carta un flusso costante di idee che dialoga con i film e li ispira, senza però subordinarsi a essi. Il secondo discende dal primo e riguarda lo stile dei disegni, contrassegnato da una linearità sintetica che rimanda al Tre e al Quattrocento e al tempo stesso appartiene a pieno titolo al clima artistico del periodo, tra echi surrealisti e deformazioni neo espressioniste.

Grazie al disegno di puro contorno, la mostra è anche un osservatorio privilegiato sul concetto ejzenštejniano di montaggio, in primo luogo per l’attitudine della figurazione a smembrarsi e ricomporsi secondo “montaggi” che aprono a significati sempre nuovi, ma soprattutto per il valore di una grafica che va apprezzata nel suo dispiegarsi in sequenze, secondo strisce da definirsi davvero “cinematiche”. Esse infatti sono disposte in serie ravvicinate come ideali fotogrammi e dialogano con i film del grande regista, i quali scorrono sulle ampie pareti di alcune stanze delle Sale di Levante della Galleria delle Statue e delle Pitture.

«La tecnica del disegno basato sul puro contorno» scrive Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, nel suo testo in catalogo, «naturalmente richiama il periodo di massima fioritura di quella formula grafica, ovvero il periodo neoclassico, che coincide con quello della corrente filosofica dell’idealismo tedesco e quindi anche hegeliana, che fu adattato da Ejzenštejn dopo l’arrivo in Messico. Infatti, uno dei fogli delle Parche allude agli stilemi dei bassorilievi precolombiani. Altri disegni richiamano i nudi femminili di Cézanne, in particolare le bagnanti sulle rive nei suoi paesaggi. È tuttavia lampante e perfettamente riconoscibile il modello estetico principale per le Parche che ballano e si distendono in maniera espressiva, ovvero La Danse di Henri Matisse (1910), che oggi si trova all’Hermitage di San Pietroburgo, ma che Ejzenštejn certamente ammirò e studiò nel Museo statale dell’arte moderna occidentale a Mosca, dove l’opera era stata trasportata dalla casa privata di Sergei Šchukin dopo la Grande Rivoluzione».

Anche il materiale cinematografico di Ejzenštejn è stato allestito in mostra in funzione di un suggestivo rimando all’arte del passato e alle idee sul montaggio. Da un lato, infatti, le proiezioni mescolano dettagli e scene di Sciopero, La corazzata Potëmkin, Aleksandr Nevskij e degli altri capolavori ejzenštejniani ad alcuni particolari tratti da l’Adorazione dei Magi e da l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci e da La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, svelando significative assonanze. Dall’altro, i film costruiranno un tragitto per raccontare visivamente il montaggio, in un “crescendo” che dalle singole e veloci inquadrature presenti nella prima sala conduce ai frame della seconda, fino alle sequenze compiute che animano la terza e la quarta. La quinta sala è una sorta di approdo della carriera e della vita del cineasta, con le ultime meditazioni in grafica che si abbinano per contrasto alle immagini ironiche e quotidiane dell’uomo Ejzenštejn, colte da una serie di video d’archivio scelti e assemblati per l’occasione.

Questa rivoluzione delle immagini, che introduce per la prima volta agli Uffizi la settima arte (come veniva definito il cinema da Ejzenštejn), ha dunque un volto antico e uno moderno uniti in continua dialettica. E il Rinascimento, oltre a essere uno straordinario serbatoio di immagini, diventa anche il sinonimo per eccellenza di quella rifioritura culturale a cui ogni rivoluzione, nel tentativo di riuscire permanente, dovrebbe ambire.

Nel pieno clima di rinascenza e rivoluzione inaugurato dalla mostra degli Uffizi, Firenze e Bologna concorrono alla creazione di una Settimana della Rivoluzione (7-10 novembre 2017), un ciclo di eventi che si apre con la mostra fiorentina, prosegue con il convegno internazionale Avanguardia e rivoluzione. Il cinema di Sergej M. Ejzenštejn, organizzato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi (Bologna, 8 novembre), e termina con un secondo convegno internazionale promosso dal Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut: The future is our only goal. Revolutions of Time, Space and Image. Russia 1917 – 1937 (Firenze, 9-10 novembre).

Chi ha conosciuto Sergej Ejzenštejn racconta che si rammaricava spesso di non aver mai potuto mettere piede agli Uffizi: questa mostra sarà l’occasione di riparare a un piccolo torto della Storia.

La mostra a cura, come il catalogo edito da Giunti, di Marzia Faietti, Pierluca Nardoni, Eike D. Schmidt, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi, la Fondazione Cineteca di Bologna, l’Archivio Statale di Letteratura e Arte di Mosca (RGALI), il Museo Statale delle Belle Arti “A.S. Puškin”[:]

Inchiesta: viaggio nella malattia dimenticata, trent’anni dopo

Inchiesta: viaggio nella malattia dimenticata, trent’anni dopo

[:it]di Nadia Fondelli – Si avvicina anche quest’anno la settimana che accende i riflettori sulla malattia dimenticata. La European testing week non riempie le pagine dei giornali come dovrebbe, ne trova spazio in un distratto telegiornale.
Eppure quest’anno, dal 17 al 24 novembre sarà la sua quinta edizione di questo evento che a livello europeo si prefigge di informare e prevenire la diffusione di Hiv/Aids. Una settimana importante per promuovere l’accesso facilitato al test rapido semplice ed efficace, oltre che anonimo e gratuito, per verificare se si è contratto il virus Hiv.
Una occasione importante di prevenzione ed eventuale immediato accesso alle cure promossa da enti governativi, operatori sanitari e realtà della società civile per far prendere coscienza a una generazione che l’Aids non è ancora stato sconfitto.

Noi vogliamo iniziare un mese prima a parlarne per squarciare il velo ipocrita che avvolge ancora questa patologia convinti che fare giornalismo è anche responsabilità civile.
Quello dell’Hiv/Aids è oggi uno dei grandi buchi neri dei nostri tempi.
Una realtà dimenticata. Volutamente?

E pensare che un trentennio fa è nato come allarme sanitario di massa. Chi era giovane non può dimenticare le inquietanti immagini di una pubblicità che contornava di alone viola le persone che si infettavano dandosi la mano.
Una campagna comunicativa dirompente finita anche nei manuali di comunicazione che, se da una parte è servita a smuovere le coscienze e accendere i riflettori su un problema dall’altro ha innescato l’incredibile equivoco che la trasmissione virale poteva toccare tutti.
Eravamo tornati al Medioevo; al terrore degli untori.
Non a caso l’avevamo già bollata come la “peste del ventunesimo secolo” e riempivamo le pagine e gli schermi con servizi buoni a sollevare il terrore.
Nei lazzaretti mediatici finivano i gay e i tossicodipendenti. Queste erano le categorie colpite e così la coscienza delle “brave persone” era a posto, salvo poi scoprire, con l’evoluzione delle conoscenze sanitarie, che le cose erano parecchio diverse.
Il contagio poteva toccare chiunque, le conoscenze scientifiche avevano fatto passi da giganti, le cure riuscivano a contenere la pandemia e ridurre la mortalità e così da fenomeno mediatico, nel giro di un ventennio, l’argomento Hiv/Aids è caduto nell’oblìo.

Oggi non se ne parla più. Solo per il 1° dicembre – giornata mondiale dedicata alla malattia prima che ogni giorno dell’anno fosse dedicato a qualcosa – merita ancora qualche trafiletto.
Eppure il problema c’è.
Lo testimoniano i dati che fornisce Ars Toscana che in sei anni di sorveglianza delle nuove infezioni dice che 1763 sono le nuove diagnosi di contatto col virus, con un andamento costante, ma leggermente in crescita. Se nel 2009 erano 283 i nuovi casi nel 2014 lo sono stati 297.
Questi numeri parlano di quasi una persona al giorno che è entrata in contatto col virus. Sarebbe notizia da prima pagina se si parlasse di altro.

Ho voluto capirne di più e sono andata nella sede di Lila Toscana dove ho conosciuto volontari coraggiosi che riescono, con passione, costanza, umanità e competenza a portare avanti una battaglia comunicativa fatta di omissioni, censure e non detti.
Ma perchè?

“Perchè la parola Hiv è associata al sesso e al peccato e quindi è sconveniente”.
Non usa mezze misure per spiegare la faccenda Maria Rosa, professione psicologa ma con molte ore da volontaria al servizio della patologia dimenticata.
“Peccato, sesso, ma anche malattia, dolore, contagio e morte – puntualizza – ma lo stigma è duro a morire al punto che è più comodo pensare che sia ancora una malattia della “colpa”. Più consolidata la percezione che si muore meno, ma questo, paradossalmente, nell’indifferenza che avvolge l’argomento lo fa percepire come un non problema e di prevenzione non se ne parla più.”

Le buone nuove dovrebbero invece essere “sfruttate” come testimonia la recente campagna Lila “Noi possiamo” che, sull’onda della più ampia campagna internazionale “U=U, Undetectable=Untrasmittable ossia non rilevabile=non trasmissibile, sta facendo leva sulle straordinarie acquisizioni scientifiche per raccontare che le terapie stanno funzionando impedendo la trasmissione del virus.

Una potente arma anche per porre fine alle discriminazioni verso le persone Hiv, ma invece…
In Lila Toscana si opera ogni giorno, ogni settimana, ogni mese ed ogni anno e non solo in occasione della settimana europea dedicata al testing offrendo informazioni sulla prevenzione,facendo formazione, offrendo sostegno psicologico e legale, etc…
“Ogni mese abbiamo un giorno dedicato al test rapido salivale; gratuito e anonimo. Vengano in tanti a farlo, ma sarebbe bello arrivassero molte più persone.”

Noi abbiamo trascorso una giornata in Lila Toscana e ciò che ci ha colpito di più è stato lo stato d’ansia in attesa del risultato del test di tante le persone.
Una reazione umanamente normale, ma sovradimensionata alle conoscenze attuali che conferma che “un vuoto” d’informazione c’è..
“Se mi dicono che sono entrato in contatto col virus vado direttamente a buttarmi in Arno” racconta un giovane uomo sui trent’anni che fuma una sigaretta dietro l’altra. Gli fa eco un timido ragazzino, occhi a terra e un amico più grande a fargli compagnia che trema e balbetta quando afferma che anche per lui sarebbe una sentenza di morte.
Qualcosa non torna.
Se da una parte c’è leggerezza a non usare precauzioni, dall’altro sopravvive il terrore che quella sarebbe una condanna.
“E’ sempre così, per tutti – confessa in una pausa del lavoro Laura giovane biologa addetta al prelievo e anche lei volontaria entusiasta – sono capitata qui per caso perché cercavano una persona che facesse il mio mestiere e non sono più andata via.” E alla domanda: ma perché lo fai la risposta è immediata, entusiastica e sincera. “E’ egoismo, qui sto bene io!”
Ma il paradosso di una patologia criminalizzata me la svela Valerio volontario entrato in contatto con il virus una decina di anni fa.
“E’ la malattia della colpa. Oggi come ieri. Anch’io come prima reazione ebbi quella di colpevolizzarmi perché me l’ero cercata ed era il giusto castigo divino. Ho faticato a capire, ho dovuto fare un percorso complesso e faticoso dentro e fuori di me con il gruppo di auto aiuto che è stato determinante.”
Mi fa notare che la sede non ha insegne ed è una porta anonima in una strada anonima “sennò le persone non arriverebbero per la vergogna di incontrare per strada qualcuno che possa conoscerli e capire dove vanno” prosegue Valerio.
“C’è discriminazione. Tanta! Sei costretto a non svelarti e a nasconderti sul posto di lavoro e spesso anche con gli amici e in famiglia perché sei ancora oggi considerato un peccatore-untore”.
Ma cosa si prova ad essere in prima linea a cercare di urlare ai sordi?
“E’ dura – prosegue Maria Rosa – ma noi andiamo avanti. Vogliamo eliminare lo stigma che avvolge ancora l’argomento; far capire a chi è entrato in contatto col virus che può avere una vita normale con una malattia cronica meno invalidante di altre; che è necessario fare il test se si ha un qualche sospetto di essere entrati in contatto col virus; che le persone che lo hanno contratto non sono pericolose per la società se si curano e che il contagio avviene prevalentemente per trasmissione sessuale.”

Ma è difficile squarciare il muro di silenzio. E’ sconveniente dire nel ventunesimo secolo che usare il profilattico e fare sesso sicuro è necessario per proteggere la salute della società?
Noi vorremo solo poter essere una piccola goccia d’inchiostro e dire a tutti che la parola “stigma” che usano a Lila è di un’eleganza invidiabile.
Quella che c’è nei confronti dell’argomento si chiama solo discrimine. Stupido e ottuso. Apriamo gli occhi! E’ l’ora di svegliarsi.[:en]di Nadia Fondelli – Si avvicina anche quest’anno la settimana che accende i riflettori sulla malattia dimenticata. La European testing week non riempie le pagine dei giornali come dovrebbe, ne trova spazio in un distratto telegiornale.
Eppure quest’anno, dal 17 al 24 novembre sarà la sua quinta edizione di questo evento che a livello europeo si prefigge di informare e prevenire la diffusione di Hiv/Aids. Una settimana importante per promuovere l’accesso facilitato al test rapido semplice ed efficace, oltre che anonimo e gratuito, per verificare se si è contratto il virus Hiv.
Una occasione importante di prevenzione ed eventuale immediato accesso alle cure promossa da enti governativi, operatori sanitari e realtà della società civile per far prendere coscienza a una generazione che l’Aids non è ancora stato sconfitto.

Noi vogliamo iniziare un mese prima a parlarne per squarciare il velo ipocrita che avvolge ancora questa patologia convinti che fare giornalismo è anche responsabilità civile.
Quello dell’Hiv/Aids è oggi uno dei grandi buchi neri dei nostri tempi.
Una realtà dimenticata. Volutamente?

E pensare che un trentennio fa è nato come allarme sanitario di massa. Chi era giovane non può dimenticare le inquietanti immagini di una pubblicità che contornava di alone viola le persone che si infettavano dandosi la mano.
Una campagna comunicativa dirompente finita anche nei manuali di comunicazione che, se da una parte è servita a smuovere le coscienze e accendere i riflettori su un problema dall’altro ha innescato l’incredibile equivoco che la trasmissione virale poteva toccare tutti.
Eravamo tornati al Medioevo; al terrore degli untori.
Non a caso l’avevamo già bollata come la “peste del ventunesimo secolo” e riempivamo le pagine e gli schermi con servizi buoni a sollevare il terrore.
Nei lazzaretti mediatici finivano i gay e i tossicodipendenti. Queste erano le categorie colpite e così la coscienza delle “brave persone” era a posto, salvo poi scoprire, con l’evoluzione delle conoscenze sanitarie, che le cose erano parecchio diverse.
Il contagio poteva toccare chiunque, le conoscenze scientifiche avevano fatto passi da giganti, le cure riuscivano a contenere la pandemia e ridurre la mortalità e così da fenomeno mediatico, nel giro di un ventennio, l’argomento Hiv/Aids è caduto nell’oblìo.

Oggi non se ne parla più. Solo per il 1° dicembre – giornata mondiale dedicata alla malattia prima che ogni giorno dell’anno fosse dedicato a qualcosa – merita ancora qualche trafiletto.
Eppure il problema c’è.
Lo testimoniano i dati che fornisce Ars Toscana che in sei anni di sorveglianza delle nuove infezioni dice che 1763 sono le nuove diagnosi di contatto col virus, con un andamento costante, ma leggermente in crescita. Se nel 2009 erano 283 i nuovi casi nel 2014 lo sono stati 297.
Questi numeri parlano di quasi una persona al giorno che è entrata in contatto col virus. Sarebbe notizia da prima pagina se si parlasse di altro.

Ho voluto capirne di più e sono andata nella sede di Lila Toscana dove ho conosciuto volontari coraggiosi che riescono, con passione, costanza, umanità e competenza a portare avanti una battaglia comunicativa fatta di omissioni, censure e non detti.
Ma perchè?

“Perchè la parola Hiv è associata al sesso e al peccato e quindi è sconveniente”.
Non usa mezze misure per spiegare la faccenda Maria Rosa, professione psicologa ma con molte ore da volontaria al servizio della patologia dimenticata.
“Peccato, sesso, ma anche malattia, dolore, contagio e morte – puntualizza – ma lo stigma è duro a morire al punto che è più comodo pensare che sia ancora una malattia della “colpa”. Più consolidata la percezione che si muore meno, ma questo, paradossalmente, nell’indifferenza che avvolge l’argomento lo fa percepire come un non problema e di prevenzione non se ne parla più.”

Le buone nuove dovrebbero invece essere “sfruttate” come testimonia la recente campagna Lila “Noi possiamo” che, sull’onda della più ampia campagna internazionale “U=U, Undetectable=Untrasmittable ossia non rilevabile=non trasmissibile, sta facendo leva sulle straordinarie acquisizioni scientifiche per raccontare che le terapie stanno funzionando impedendo la trasmissione del virus.

Una potente arma anche per porre fine alle discriminazioni verso le persone Hiv, ma invece…
In Lila Toscana si opera ogni giorno, ogni settimana, ogni mese ed ogni anno e non solo in occasione della settimana europea dedicata al testing offrendo informazioni sulla prevenzione,facendo formazione, offrendo sostegno psicologico e legale, etc…
“Ogni mese abbiamo un giorno dedicato al test rapido salivale; gratuito e anonimo. Vengano in tanti a farlo, ma sarebbe bello arrivassero molte più persone.”

Noi abbiamo trascorso una giornata in Lila Toscana e ciò che ci ha colpito di più è stato lo stato d’ansia in attesa del risultato del test di tante le persone.
Una reazione umanamente normale, ma sovradimensionata alle conoscenze attuali che conferma che “un vuoto” d’informazione c’è..
“Se mi dicono che sono entrato in contatto col virus vado direttamente a buttarmi in Arno” racconta un giovane uomo sui trent’anni che fuma una sigaretta dietro l’altra. Gli fa eco un timido ragazzino, occhi a terra e un amico più grande a fargli compagnia che trema e balbetta quando afferma che anche per lui sarebbe una sentenza di morte.
Qualcosa non torna.
Se da una parte c’è leggerezza a non usare precauzioni, dall’altro sopravvive il terrore che quella sarebbe una condanna.
“E’ sempre così, per tutti – confessa in una pausa del lavoro Laura giovane biologa addetta al prelievo e anche lei volontaria entusiasta – sono capitata qui per caso perché cercavano una persona che facesse il mio mestiere e non sono più andata via.” E alla domanda: ma perché lo fai la risposta è immediata, entusiastica e sincera. “E’ egoismo, qui sto bene io!”
Ma il paradosso di una patologia criminalizzata me la svela Valerio volontario entrato in contatto con il virus una decina di anni fa.
“E’ la malattia della colpa. Oggi come ieri. Anch’io come prima reazione ebbi quella di colpevolizzarmi perché me l’ero cercata ed era il giusto castigo divino. Ho faticato a capire, ho dovuto fare un percorso complesso e faticoso dentro e fuori di me con il gruppo di auto aiuto che è stato determinante.”
Mi fa notare che la sede non ha insegne ed è una porta anonima in una strada anonima “sennò le persone non arriverebbero per la vergogna di incontrare per strada qualcuno che possa conoscerli e capire dove vanno” prosegue Valerio.
“C’è discriminazione. Tanta! Sei costretto a non svelarti e a nasconderti sul posto di lavoro e spesso anche con gli amici e in famiglia perché sei ancora oggi considerato un peccatore-untore”.
Ma cosa si prova ad essere in prima linea a cercare di urlare ai sordi?
“E’ dura – prosegue Maria Rosa – ma noi andiamo avanti. Vogliamo eliminare lo stigma che avvolge ancora l’argomento; far capire a chi è entrato in contatto col virus che può avere una vita normale con una malattia cronica meno invalidante di altre; che è necessario fare il test se si ha un qualche sospetto di essere entrati in contatto col virus; che le persone che lo hanno contratto non sono pericolose per la società se si curano e che il contagio avviene prevalentemente per trasmissione sessuale.”

Ma è difficile squarciare il muro di silenzio. E’ sconveniente dire nel ventunesimo secolo che usare il profilattico e fare sesso sicuro è necessario per proteggere la salute della società?
Noi vorremo solo poter essere una piccola goccia d’inchiostro e dire a tutti che la parola “stigma” che usano a Lila è di un’eleganza invidiabile.
Quella che c’è nei confronti dell’argomento si chiama solo discrimine. Stupido e ottuso. Apriamo gli occhi! E’ l’ora di svegliarsi.[:]

[:it]Halloween in Toscana[:]

[:it]Halloween in Toscana[:]

[:it]a cura della redazione – Ormai ha definitivamente preso piede anche da noi la festa celtica dell’horror ed ecco così che il calendario toscano si arricchisce di scelte di ogni tipo per divertirsi, mangiar bene e terrorizzarsi…

Per chi vuole spaventarsi nel centro di Firenze da non perdere la passeggiata insolita e notturna che Enjoy Firenze propone dal calar delle tenebre.
Il ritrovo è per le 20.30 davanti alla chiesa di Santa Maria Maggiore con la storia dell’eretico Cecco d’Ascoli giustiziato dall’inquisizione e poi, fra leggende e fantasmi si prosegue fino a Palazzo Medici Riccardi e le storie di intrighi e amori di cui risudano le sue mura.
Dalla piazza della Croce al Trebbio, dove si diceva si riunissero le streghe, a via del Corno, residenza di un folletto dispettoso che si racconta spaventasse le fanciulle portate a casa dal suo padrone suonando – appunto – il corno, da Piazza Duomo, con i suoi diavoletti, all’area dove un tempo sorgeva la Torre degli Almieri, scenario della vicenda romantica e inquietante di Ginevra degli Almieri, caduta morta di peste ed in seguito “risorta” per tornare dall’amato. Aneddoti, credenze, bizzarrie e curiosità storiche, per guardare Firenze con occhi nuovi e curiosi.
Ingresso a pagamento alle visite, prenotazione obbligatoria allo 055-5520407 e a turismo@archeologia.it

L’evento più atteso però di tutta la Toscana ma anche dell’Italia intera si svolgerà a Borgo a Mozzano (Lu) e sarà però Halloween Celebration ovvero la 24a edizione di una festa che partirà il 28 ottobre con tanto di Festival Internazionale della Non Vita e le Zombiadi (olimpiadi dei morti viventi). Quattro giorni intensi per gli appassionati del genere con feste, concerti e addirittura uno spettacolo pirotecnico sullo splendido scenario del Ponte del Diavolo.

A Lari (Casciana Terme) la festa si chiama Brividi al castello. Grazie a un’dea dell’Associazione Culturale “Il Castello” e la Compagnia No, Grazie! che presentano un’avventura interattiva da brivido per famiglie. Il berl Castello di Lari si popolerà di creature magiche e spaventose fuoriuscite dai più incredibili racconti della tradizione toscana. In uno spettacolo sospeso tra racconto, teatro di strada.
Percorsi di circa 1 ora per famiglie. Biglietto di 8 euro.

A Rosignano Marittimo (Livorno) andrà in scena la quarta edizione di RosignanoHogwart grazie a cui nel borgo arrivano gli aspiranti alunni di una scuola di magia che ha fans in tutto il mondo. Qui si trasformeranno, anche se solo per un giorno, in streghe e maghi. Tutto ciò per una caccia al tesoro avvincente che si snoda per il paese, alla ricerca di horcrux e doni della morte”.

Chiudiamo tornando a Firenze dove addirittura si svolgerà la seconda edizione della Firenze Halloween Run, corsa ludico-motoria 5 km e Family Run 3 km per bambini e famiglie, con partenza alle 19 dal piazzale della Piscina Le Pavoniere alle Cascine. I partecipanti possono correre mascherati e a fine gara sarà premiato il travestimento più bello.

E dopo una bella dooccia tutti a cena da Fulin il ristorante cinese più ricercato di Firenze che continua la sua espressione culinaria alla ricerca di fusione di culture festeggiando Halloween con un menù che unisce la tradizione cinese e la “pumpkin”.
Oltre alla classica zucca anche il miglior pesce, fiore all’occhiello del Fulin e le verdure cinesi nelle tradizionali cotture come il cavolo pac choi ricco di fibre con poche calorie e un altro contenuto di fosforo e calcio.
Una cena a menù fisso che darà alla festa di origine celtica che si svolge nella notte del 31 ottobre un sapore orientale.
Cocktail di benvenuto (blood)
Inizio cena con Tazza cinese con crema di asparagi e capesante
a seguire:
degustazione di ravioli con gambero, filetto di pesce, verdura, manzo maiale.
In linea con Halloween:
Vellutata di riso con crema di zucca, mazzancolla e pac choi al vapore a cui farà seguito il secondo piatto
L’incontro:
Filetto di maiale alla cantonese con gamberi fritti e saltati senza olio, peperoni rossi cinesi, pan grattato, mandorle, arachidi, aromatizzato all’ aglio
Branzino dorato in brodo di pollo.
Branzino dorato in brodo di pollo accompagnato da verdure d’Oriente
Fine cena dolce a sorpresa.
acqua coperto caffè grappa inclusi vini a parte
È richiesta prenotazione allo 055 68493 – Prezzo: € 50[:]

San Godenzo: Castagno d’Andrea 2 domeniche dedicate ai marroni ed ai frutti del bosco

San Godenzo: Castagno d’Andrea 2 domeniche dedicate ai marroni ed ai frutti del bosco

[:it]Due domeniche dedicate ai marroni e ai prodotti del bosco. Domenica prossima 22 e il 29 ottobre a Il Castagno D’Andrea andrà in scena la 48^ Ballottata, la ormai celebre sagra del marrone, che nasce e cresce nei boschi del comune di San Godenzo.

Come consuetudine saranno molte le occasioni per conoscere e gustare questo particolare prodotto autunnale, in entrambe le giornate, infatti, sarà aperto fin dalla prima mattina il mercato dei Marroni del Mugello I.G.P e prodotti tipici. E per le vie del paese si potranno fare assaggi di bruciate, ballotte, bruciate briache, vin brulè, castagnaccio ed altre specialità di marroni.

Per quanto riguarda domenica prossima si potrà conoscere da vicino i boschi con un percorso guidato ad una marroneta con seccatoio acceso, che partirà alle 11 con ritrovo al bar Falterona. Sempre dalla mattina si svolgeranno le prove di tiro con l’arco a cura della compagna Arceri “La Compagnia della Ballottata” in collaborazione con la “Compagnia 09 Wolf” i Lupi dell’ARPA e dalle 15 esibizione di artisti di strada “Luana Primavera”.

Domenica 29 ottobre i bambini potranno viaggiare per il paese a dorso d’asino, mentre per i più grandi ci sarà l’escursione guidata sul “Sentiero Natura” a cura del Centro Visita del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (info e prenotazioni al cell.3487375663).
Inoltre proseguiranno le prove di tiro con l’arco. Alle 11 al Centro Visite del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi si svolgerà l’incontro “Sentiero dell’Architettura rurale ed Oratorio delle Valli: obiettivo recupero, viabilità ed architetture abbandonate nel territorio del Parco.
Il progetto le Valli” al quale parteciperanno il Sindaco di San Godenzo Alessandro Manni, l’autore del Progetto “Le Valli” Andrea Papi ed un rappresentante del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Nel pomeriggio dalle 14,30 ci sarà l’esibizione del Gruppo Musicale Suonatori del “La leggera”.

In entrambe le giornate al Centro Visite del Parco Nazionale ci sarà “Il Parco ci osserva” esposizione fotografica delle opere che partecipano all’omonimo concorso, la premiazione è prevista per domenica 29 ottobre alle 17.
Sempre al Centro Visite è prevista anche “L’Oratorio delle Valli” mostra dedicata all’Oratorio della Madonna del Carmine situata nella località “Le Valli”, i rilievi grafici e le foto sono tratte da il progetto “Le Valli” di Andrea Papi. Sono previste anche visite guidate agli affreschi di Pietro Annigoni e allievi nella Chiesa di San Martino, sarà anche aperto l’Oratorio di Santa Maria delle Grazie con all’interno le opere di Antonio Ciccone.[:en]Due domeniche dedicate ai marroni e ai prodotti del bosco. Domenica prossima 22 e il 29 ottobre a Il Castagno D’Andrea andrà in scena la 48^ Ballottata, la ormai celebre sagra del marrone, che nasce e cresce nei boschi del comune di San Godenzo.

Come consuetudine saranno molte le occasioni per conoscere e gustare questo particolare prodotto autunnale, in entrambe le giornate, infatti, sarà aperto fin dalla prima mattina il mercato dei Marroni del Mugello I.G.P e prodotti tipici. E per le vie del paese si potranno fare assaggi di bruciate, ballotte, bruciate briache, vin brulè, castagnaccio ed altre specialità di marroni.

Per quanto riguarda domenica prossima si potrà conoscere da vicino i boschi con un percorso guidato ad una marroneta con seccatoio acceso, che partirà alle 11 con ritrovo al bar Falterona. Sempre dalla mattina si svolgeranno le prove di tiro con l’arco a cura della compagna Arceri “La Compagnia della Ballottata” in collaborazione con la “Compagnia 09 Wolf” i Lupi dell’ARPA e dalle 15 esibizione di artisti di strada “Luana Primavera”.

Domenica 29 ottobre i bambini potranno viaggiare per il paese a dorso d’asino, mentre per i più grandi ci sarà l’escursione guidata sul “Sentiero Natura” a cura del Centro Visita del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (info e prenotazioni al cell.3487375663).
Inoltre proseguiranno le prove di tiro con l’arco. Alle 11 al Centro Visite del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi si svolgerà l’incontro “Sentiero dell’Architettura rurale ed Oratorio delle Valli: obiettivo recupero, viabilità ed architetture abbandonate nel territorio del Parco.
Il progetto le Valli” al quale parteciperanno il Sindaco di San Godenzo Alessandro Manni, l’autore del Progetto “Le Valli” Andrea Papi ed un rappresentante del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Nel pomeriggio dalle 14,30 ci sarà l’esibizione del Gruppo Musicale Suonatori del “La leggera”.

In entrambe le giornate al Centro Visite del Parco Nazionale ci sarà “Il Parco ci osserva” esposizione fotografica delle opere che partecipano all’omonimo concorso, la premiazione è prevista per domenica 29 ottobre alle 17.
Sempre al Centro Visite è prevista anche “L’Oratorio delle Valli” mostra dedicata all’Oratorio della Madonna del Carmine situata nella località “Le Valli”, i rilievi grafici e le foto sono tratte da il progetto “Le Valli” di Andrea Papi. Sono previste anche visite guidate agli affreschi di Pietro Annigoni e allievi nella Chiesa di San Martino, sarà anche aperto l’Oratorio di Santa Maria delle Grazie con all’interno le opere di Antonio Ciccone.[:]