Millenario San Miniato: restaurate le porte della Basilica

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Il restauro della Porta Santa e delle altre due porte della Basilica di San Miniato al Monte è stato presentato nel corso del primo degli appuntamenti del ricco programma che per un anno celebrerà il Millenario di San Miniato.

La Porta Santa corrisponde, nell’impianto romanico, al luogo di sepoltura del protomartire armeno Miniato e dei suoi compagni (uccisi durante le persecuzioni di Decio alla metà del terzo secolo).

Il suo restauro è stato reso possibile grazie ai club RotaryFirenze Valdisieve; Fiesole; Figline e Incisa Valdarno; Firenze Est; Firenze Granducato; Firenze Lorenzo il Magnifico; San Casciano-Chianti; Scandicci.

A collaborare con la Soprintendenza per la cura del restauro è stato l’architetto Neri Andreoli del Rotary Club Firenze Valdisieveche ha compiuto un’opera di ricerca storica, tecnica e strutturale e ad eseguire il lavoro è stata la Ditta Monti Enrico: “Un intervento svolto con dedizione degna di questo luogo magico: basti ricordare che alcune delle chiodature delle porte che nel tempo erano andate smarrite sono state forgiate di nuovo a mano”, racconta Riccardo Berti, presidente del Club Rotary Valdisieve che si è fatto promotore dell’intervento di restauro presso gli altri club.

Volevamo contribuire con un piccolo e concreto segno alla ricorrenza, così importante e unica, del Millenario di San Miniato – spiega Berti – È stato durante un colloquio con l’abate Bernardo che si è concretizzata l’idea di restaurare le porte della Basilica. Abbiamo ricevuto l’entusiastica adesione, la collaborazione e il supporto di altri Club della zona, senza i quali non avremmo potuto portare avanti questo splendido progetto”.

Ringraziamo i Rotary Club per il loro intervento alle tre porte della Basilica che si presentano in una veste rinnovata alla città e in particolare per l’attenzione alla Porta Santa che ha sulla soglia incisa la scritta “Haec est porta coeli”, questa è la Porta del Cielo, un sigillo scritturale che fa di quel marmo una delle pietre angolari di San Miniato al Monte”, spiega Dom Bernardo Gianni, Abate dell’Abbazia di San Miniato.

Venerdì 27 aprile (il giorno della celebrazione dei mille anni di San Miniato) alle 17.30 la Porta Santa verrà aperta in occasione della celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Firenze Cardinale Giuseppe Betori.

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Il restauro della Porta Santa e delle altre due porte della Basilica di San Miniato al Monte è stato presentato nel corso del primo degli appuntamenti del ricco programma che per un anno celebrerà il Millenario di San Miniato.

La Porta Santa corrisponde, nell’impianto romanico, al luogo di sepoltura del protomartire armeno Miniato e dei suoi compagni (uccisi durante le persecuzioni di Decio alla metà del terzo secolo).

Il suo restauro è stato reso possibile grazie ai club Rotary: Firenze Valdisieve; Fiesole; Figline e Incisa Valdarno; Firenze Est; Firenze Granducato; Firenze Lorenzo il Magnifico; San Casciano-Chianti; Scandicci.

A collaborare con la Soprintendenza per la cura del restauro è stato l’architetto Neri Andreoli del Rotary Club Firenze Valdisieveche ha compiuto un’opera di ricerca storica, tecnica e strutturale e ad eseguire il lavoro è stata la Ditta Monti Enrico: “Un intervento svolto con dedizione degna di questo luogo magico: basti ricordare che alcune delle chiodature delle porte che nel tempo erano andate smarrite sono state forgiate di nuovo a mano”, racconta Riccardo Berti, presidente del Club Rotary Valdisieve che si è fatto promotore dell’intervento di restauro presso gli altri club.

“Volevamo contribuire con un piccolo e concreto segno alla ricorrenza, così importante e unica, del Millenario di San Miniato – spiega Berti – È stato durante un colloquio con l’abate Bernardo che si è concretizzata l’idea di restaurare le porte della Basilica. Abbiamo ricevuto l’entusiastica adesione, la collaborazione e il supporto di altri Club della zona, senza i quali non avremmo potuto portare avanti questo splendido progetto”.

“Ringraziamo i Rotary Club per il loro intervento alle tre porte della Basilica che si presentano in una veste rinnovata alla città e in particolare per l’attenzione alla Porta Santa che ha sulla soglia incisa la scritta “Haec est porta coeli”, questa è la Porta del Cielo, un sigillo scritturale che fa di quel marmo una delle pietre angolari di San Miniato al Monte”, spiega Dom Bernardo Gianni, Abate dell’Abbazia di San Miniato.

Venerdì 27 aprile (il giorno della celebrazione dei mille anni di San Miniato) alle 17.30 la Porta Santa verrà aperta in occasione della celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Firenze Cardinale Giuseppe Betori.

Il restauro della Porta Santa e delle altre due porte della Basilica di San Miniato al Monte è stato presentato nel corso del primo degli appuntamenti del ricco programma che per un anno celebrerà il Millenario di San Miniato.

La Porta Santa corrisponde, nell’impianto romanico, al luogo di sepoltura del protomartire armeno Miniato e dei suoi compagni (uccisi durante le persecuzioni di Decio alla metà del terzo secolo).

Il suo restauro è stato reso possibile grazie ai club Rotary: Firenze Valdisieve; Fiesole; Figline e Incisa Valdarno; Firenze Est; Firenze Granducato; Firenze Lorenzo il Magnifico; San Casciano-Chianti; Scandicci.

A collaborare con la Soprintendenza per la cura del restauro è stato l’architetto Neri Andreoli del Rotary Club Firenze Valdisieveche ha compiuto un’opera di ricerca storica, tecnica e strutturale e ad eseguire il lavoro è stata la Ditta Monti Enrico: “Un intervento svolto con dedizione degna di questo luogo magico: basti ricordare che alcune delle chiodature delle porte che nel tempo erano andate smarrite sono state forgiate di nuovo a mano”, racconta Riccardo Berti, presidente del Club Rotary Valdisieve che si è fatto promotore dell’intervento di restauro presso gli altri club.

“Volevamo contribuire con un piccolo e concreto segno alla ricorrenza, così importante e unica, del Millenario di San Miniato – spiega Berti – È stato durante un colloquio con l’abate Bernardo che si è concretizzata l’idea di restaurare le porte della Basilica. Abbiamo ricevuto l’entusiastica adesione, la collaborazione e il supporto di altri Club della zona, senza i quali non avremmo potuto portare avanti questo splendido progetto”.

“Ringraziamo i Rotary Club per il loro intervento alle tre porte della Basilica che si presentano in una veste rinnovata alla città e in particolare per l’attenzione alla Porta Santa che ha sulla soglia incisa la scritta “Haec est porta coeli”, questa è la Porta del Cielo, un sigillo scritturale che fa di quel marmo una delle pietre angolari di San Miniato al Monte”, spiega Dom Bernardo Gianni, Abate dell’Abbazia di San Miniato.

Venerdì 27 aprile (il giorno della celebrazione dei mille anni di San Miniato) alle 17.30 la Porta Santa verrà aperta in occasione della celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Firenze Cardinale Giuseppe Betori.

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Tavarnelle e Barberino insieme cento anni dopo

[:it]La storia di Barberino e Tavarnelle lancia un ponte verso il futuro.

Due amministrazioni, appartenenti a due diverse valli, la Pesa e la Valdelsa, che scelgono di tornare unite a distanza di oltre un secolo, avanza, guarda lontano verso il futuro e si realizza appunto nel processo di trasformazione che è insito nel corso mutevole della natura e della vita umana.
Una svolta epocale nella Toscana dei campanili. Era il 1 maggio 1893 quando Barberino e Tavarnelle, unico comune sin dal tredicesimo secolo, sancirono la loro scissione istituzionale e amministrativa.
Nel 2018, con una volontà e un impegno partiti circa quindici anni prima, accompagnati e alimentati costantemente da un percorso di gestioni associate con il conferimento di 39 funzioni prima e dall’istituzione dell’Unione comunale del Chianti fiorentino poi, i Comuni di Barberino e Tavarnelle mettono nuovamente al centro il progetto di una comunità unitaria.
Un modello di Toscana che rivive nella molteplicità dei suoi centri, delle sue frazioni, delle tante identità che costituiscono la ricchezza paesaggistica e ambientale del territorio. Il mosaico di una Toscana nella Toscana che produce sviluppo sostenibile, attiva servizi, genera opportunità culturali e crea manufatti di qualità. Questa l’idea che ha ispirato le amministrazioni comunali  che hanno dato il via ufficialmente il percorso di fusione per la creazione di un comune unico.

Ad illustrare gli obiettivi e le linee guida del progetto sono i sindaci Giacomo Trentanovi e David Baroncelli che hanno esposto per la prima volta, negli spazi dell’archivio preunitario di Barberino val d’Elsa  antichi e rari documenti, del 1500 e del 1800, che ripercorrono le tappe storiche dei due territori, uniti dal 1200 e separati da 125 anni.
“Partiamo dalla storia e dagli studi – affermano – che attestano le nostre antiche origini e il percorso che le comunità hanno vissuto insieme, legate per secoli, con l’intento di arrivare a delineare, al fianco dei cittadini coinvolti nel ruolo di protagonisti attivi e partecipi in questo percorso, una realtà più forte, destinata ad assumere un peso specifico maggiore nello scacchiere politico-istituzionale a livello regionale e nazionale. Vogliamo tornare uniti perché crediamo fortemente in questo progetto che punta a realizzare importanti economie di scala, a dare alla voce alle funzioni rappresentative del nostro territorio. Vogliamo tornare uniti per ottimizzare le funzioni, ridurre i costi della politica, abbassare la pressione fiscale. Il nuovo ente sarà in grado di risparmiare sul piano gestionale attraverso la razionalizzazione della spesa e l’eliminazione delle doppie funzioni. Saprà generare investimenti grazie ai 22 milioni di euro, spalmati in dieci anni, ottenuti dallo Stato e della Regione in virtù del processo di fusione. Saprà affrontare le sfide della contemporaneità mettendo in campo servizi mirati, consoni ai bisogni e interventi di prossimità,  un tema centrale del futuro del comune unico è la vicinanza e l’attenzione alle frazioni. La riunificazione renderà più funzionali ed efficienti gli uffici, le sedi rimarranno entrambe nei rispettivi territori, i front office e gli sportelli integrati saranno garantiti nel loro orario di apertura al pubblico”.

Il nuovo comune, nell’idea delle amministrazioni comunali, mira a rispondere alle necessità di sviluppo del territorio, mantenere alta la qualità della vita, migliorando i servizi, investendo sulla manutenzione, riqualificando i tessuti urbani, costruendo infrastrutture. In un territorio, caratterizzato da tanti centri, la forza su cui far leva è proprio la ricchezza delle diverse identità.
Frazioni più vicine e vivibili. “I benefici, i vantaggi e le ricadute positive  – aggiungono i primi cittadini – sull’economia e sulla qualità della vita in generale del nostro territorio saranno enormi, in caso di fusione. Non possiamo più pensare di camminare da soli; abbiamo bisogno di unità per avanzare più forti ed essere competitivi sul piano produttivo, turistico e promozionale. Abbiamo bisogno di manutenzioni, di una nuova stagione di interventi che risponda e sostenga il percorso di espansione e di ripresa economica, attestata dall’incremento del numero degli addetti nelle nostre zone industriali e dalle 311mila presenze turistiche, dato record, rilevato nel 2017, abbiamo bisogno di un nuovo Palazzetto dello Sport, di riportare le funzioni e le sedi nel centro storico di Barberino, di grandi opere di riqualificazione nelle frazioni. Abbiamo bisogno di completare le circonvallazioni dei capoluoghi e le altre arterie infrastrutturali, di realizzare la nuova scuola primaria di San Donato e i progetti di mobilità per attivare collegamenti necessari tra le frazioni e il capoluogo, utili e funzionali ai cittadini e ai visitatori, alla vita di comunità e alla promozione turistica e territoriale.Realizzeremo quelle opere che la divisione ci ha negato e porremo al centro del nostro progetto i servizi nelle frazioni”.

 

Le tappe della storia:

1200 Lega di San Donato con i pivieri di San Donato in Poggio, San Pietro in Bossolo, Sant’Appiano

1570 San Donato in Poggio e Barberino Val d’Elsa riuniti nella podesteria dei due territori

1808 Napoleone sopprime la podesteria di Barberino e Tavarnelle e istituisce il Comune di Tavarnelle

1810 la restaurazione riporta la centralità amministrativa a Barberino Val d’Elsa, momento complesso in cui la vita commerciale economica aveva creato un fulcro nel tessuto urbano di Tavarnelle

1892-93 delibera di divisione dei due comuni.  Barberino Val d’Elsa chiede la separazione del capoluogo dalla sua frazione, Tavarnelle Val di Pesa.

Dall’archivio storico preunitario di Barberino Val d’Elsa sono stati estratti ed esposti per la prima volta, accessibili e consultabili, alcuni importanti documenti: gli Statuti della Podesteria di San Donato in Poggio e Barberino Val d’Elsa 1570 e delibera del Consiglio comunale di Barberino Val d’Elsa del novembre 1892.

Nuovi strumenti e tempi del percorso di fusione:

I Comuni di Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle Val di Pesa hanno ottenuto dalla Regione Toscana un finanziamento finalizzato alla redazione del Piano Strutturale Intercomunale. Si tratta del primo documento urbanistico in cui troveranno spazio le visioni dei rispettivi territori, integrate ai fini della creazione di un’unica idea di futuro del nuovo ente.

E’ stata programmata per mercoledì 18 aprile alle ore 20:45, nell’auditorium della nuova scuola primaria di Barberino Val d’Elsa Andrea da Barberino, la seduta congiunta dei Consigli Comunali di Barberino e Tavarnelle, chiamati a deliberare sulla proposta di fusione delle amministrazioni comunali. La proposta che dà avvio alla costituzione della legge regionale sarà vagliata nei mesi successivi dalla Regione Toscana. I cittadini di Barberino e Tavarnelle saranno chiamati ad esprimersi sul percorso di fusione nella consultazione referendaria che si terrà ad ottobre 2018. Le amministrazioni comunali rimarranno in carica fino a dicembre 2018. Nel caso in cui sarà votata la fusione  il nuovo comune unico nascerà dal primo gennaio 2019.

 

Il lavoro delle Commissioni consiliari

Le commissioni di Barberino e Tavarnelle, presiedute da Francesco Grandi e Francesco Tomei, che affiancano le amministrazioni comunali nel percorso verso il comune unico, stanno portando avanti il loro lavoro con impegno e passione, nell’interesse delle comunità. “Stiamo lavorando bene insieme – dicono – in termini di confronto, di idee e condivisione, tante le questioni di cui si stiamo occupando, oltre alla definizione del nome Barberino Tavarnelle che abbiamo da poco deliberato con voto unanime, stiamo dedicando il nostro tempo, attraverso ricerche e studi,  allo stemma del nuovo Gonfalone e ai contenuti dello Statuto che non vuole limitarsi ad uno strumento formale ma deve contenere le anime dei due territori”.[:en]La storia di Barberino e Tavarnelle lancia un ponte verso il futuro.

Due amministrazioni, appartenenti a due diverse valli, la Pesa e la Valdelsa, che scelgono di tornare unite a distanza di oltre un secolo, avanza, guarda lontano verso il futuro e si realizza appunto nel processo di trasformazione che è insito nel corso mutevole della natura e della vita umana.
Una svolta epocale nella Toscana dei campanili. Era il 1 maggio 1893 quando Barberino e Tavarnelle, unico comune sin dal tredicesimo secolo, sancirono la loro scissione istituzionale e amministrativa.
Nel 2018, con una volontà e un impegno partiti circa quindici anni prima, accompagnati e alimentati costantemente da un percorso di gestioni associate con il conferimento di 39 funzioni prima e dall’istituzione dell’Unione comunale del Chianti fiorentino poi, i Comuni di Barberino e Tavarnelle mettono nuovamente al centro il progetto di una comunità unitaria.
Un modello di Toscana che rivive nella molteplicità dei suoi centri, delle sue frazioni, delle tante identità che costituiscono la ricchezza paesaggistica e ambientale del territorio. Il mosaico di una Toscana nella Toscana che produce sviluppo sostenibile, attiva servizi, genera opportunità culturali e crea manufatti di qualità. Questa l’idea che ha ispirato le amministrazioni comunali  che hanno dato il via ufficialmente il percorso di fusione per la creazione di un comune unico.

Ad illustrare gli obiettivi e le linee guida del progetto sono i sindaci Giacomo Trentanovi e David Baroncelli che hanno esposto per la prima volta, negli spazi dell’archivio preunitario di Barberino val d’Elsa  antichi e rari documenti, del 1500 e del 1800, che ripercorrono le tappe storiche dei due territori, uniti dal 1200 e separati da 125 anni.
“Partiamo dalla storia e dagli studi – affermano – che attestano le nostre antiche origini e il percorso che le comunità hanno vissuto insieme, legate per secoli, con l’intento di arrivare a delineare, al fianco dei cittadini coinvolti nel ruolo di protagonisti attivi e partecipi in questo percorso, una realtà più forte, destinata ad assumere un peso specifico maggiore nello scacchiere politico-istituzionale a livello regionale e nazionale. Vogliamo tornare uniti perché crediamo fortemente in questo progetto che punta a realizzare importanti economie di scala, a dare alla voce alle funzioni rappresentative del nostro territorio. Vogliamo tornare uniti per ottimizzare le funzioni, ridurre i costi della politica, abbassare la pressione fiscale. Il nuovo ente sarà in grado di risparmiare sul piano gestionale attraverso la razionalizzazione della spesa e l’eliminazione delle doppie funzioni. Saprà generare investimenti grazie ai 22 milioni di euro, spalmati in dieci anni, ottenuti dallo Stato e della Regione in virtù del processo di fusione. Saprà affrontare le sfide della contemporaneità mettendo in campo servizi mirati, consoni ai bisogni e interventi di prossimità,  un tema centrale del futuro del comune unico è la vicinanza e l’attenzione alle frazioni. La riunificazione renderà più funzionali ed efficienti gli uffici, le sedi rimarranno entrambe nei rispettivi territori, i front office e gli sportelli integrati saranno garantiti nel loro orario di apertura al pubblico”.

Il nuovo comune, nell’idea delle amministrazioni comunali, mira a rispondere alle necessità di sviluppo del territorio, mantenere alta la qualità della vita, migliorando i servizi, investendo sulla manutenzione, riqualificando i tessuti urbani, costruendo infrastrutture. In un territorio, caratterizzato da tanti centri, la forza su cui far leva è proprio la ricchezza delle diverse identità.
Frazioni più vicine e vivibili. “I benefici, i vantaggi e le ricadute positive  – aggiungono i primi cittadini – sull’economia e sulla qualità della vita in generale del nostro territorio saranno enormi, in caso di fusione. Non possiamo più pensare di camminare da soli; abbiamo bisogno di unità per avanzare più forti ed essere competitivi sul piano produttivo, turistico e promozionale. Abbiamo bisogno di manutenzioni, di una nuova stagione di interventi che risponda e sostenga il percorso di espansione e di ripresa economica, attestata dall’incremento del numero degli addetti nelle nostre zone industriali e dalle 311mila presenze turistiche, dato record, rilevato nel 2017, abbiamo bisogno di un nuovo Palazzetto dello Sport, di riportare le funzioni e le sedi nel centro storico di Barberino, di grandi opere di riqualificazione nelle frazioni. Abbiamo bisogno di completare le circonvallazioni dei capoluoghi e le altre arterie infrastrutturali, di realizzare la nuova scuola primaria di San Donato e i progetti di mobilità per attivare collegamenti necessari tra le frazioni e il capoluogo, utili e funzionali ai cittadini e ai visitatori, alla vita di comunità e alla promozione turistica e territoriale.Realizzeremo quelle opere che la divisione ci ha negato e porremo al centro del nostro progetto i servizi nelle frazioni”.

 

Le tappe della storia:

1200 Lega di San Donato con i pivieri di San Donato in Poggio, San Pietro in Bossolo, Sant’Appiano

1570 San Donato in Poggio e Barberino Val d’Elsa riuniti nella podesteria dei due territori

1808 Napoleone sopprime la podesteria di Barberino e Tavarnelle e istituisce il Comune di Tavarnelle

1810 la restaurazione riporta la centralità amministrativa a Barberino Val d’Elsa, momento complesso in cui la vita commerciale economica aveva creato un fulcro nel tessuto urbano di Tavarnelle

1892-93 delibera di divisione dei due comuni.  Barberino Val d’Elsa chiede la separazione del capoluogo dalla sua frazione, Tavarnelle Val di Pesa.

Dall’archivio storico preunitario di Barberino Val d’Elsa sono stati estratti ed esposti per la prima volta, accessibili e consultabili, alcuni importanti documenti: gli Statuti della Podesteria di San Donato in Poggio e Barberino Val d’Elsa 1570 e delibera del Consiglio comunale di Barberino Val d’Elsa del novembre 1892.

Nuovi strumenti e tempi del percorso di fusione:

I Comuni di Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle Val di Pesa hanno ottenuto dalla Regione Toscana un finanziamento finalizzato alla redazione del Piano Strutturale Intercomunale. Si tratta del primo documento urbanistico in cui troveranno spazio le visioni dei rispettivi territori, integrate ai fini della creazione di un’unica idea di futuro del nuovo ente.

E’ stata programmata per mercoledì 18 aprile alle ore 20:45, nell’auditorium della nuova scuola primaria di Barberino Val d’Elsa Andrea da Barberino, la seduta congiunta dei Consigli Comunali di Barberino e Tavarnelle, chiamati a deliberare sulla proposta di fusione delle amministrazioni comunali. La proposta che dà avvio alla costituzione della legge regionale sarà vagliata nei mesi successivi dalla Regione Toscana. I cittadini di Barberino e Tavarnelle saranno chiamati ad esprimersi sul percorso di fusione nella consultazione referendaria che si terrà ad ottobre 2018. Le amministrazioni comunali rimarranno in carica fino a dicembre 2018. Nel caso in cui sarà votata la fusione  il nuovo comune unico nascerà dal primo gennaio 2019.

 

Il lavoro delle Commissioni consiliari

Le commissioni di Barberino e Tavarnelle, presiedute da Francesco Grandi e Francesco Tomei, che affiancano le amministrazioni comunali nel percorso verso il comune unico, stanno portando avanti il loro lavoro con impegno e passione, nell’interesse delle comunità. “Stiamo lavorando bene insieme – dicono – in termini di confronto, di idee e condivisione, tante le questioni di cui si stiamo occupando, oltre alla definizione del nome Barberino Tavarnelle che abbiamo da poco deliberato con voto unanime, stiamo dedicando il nostro tempo, attraverso ricerche e studi,  allo stemma del nuovo Gonfalone e ai contenuti dello Statuto che non vuole limitarsi ad uno strumento formale ma deve contenere le anime dei due territori”.[:]

Anna Rita Ranieri vince la seconda edizione del Premio Internazionale I Profumi di Boboli

Anna Rita Ranieri vince la seconda edizione del Premio Internazionale I Profumi di Boboli

[:it]E’ Anna Rita Ranieri, romana, classe 1956, la vincitrice della seconda edizione del Premio Internazionale “I profumi di Boboli”, dedicato quest’anno al profumo di miele, con la creazione della migliore fragranza inedita e originale.

Giovanni Di Massimo, presidente della giuria del Premio, ha annunciato la vincitrice durante la conferenza stampa che si è svolta oggi presso la Sala Macconi del Comune di Firenze (Palazzo Vecchio, piazza della Signoria) e dove sono intervenuti l’assessore allo sviluppo economico Comune di Firenze Cecilia Del Re, il presidente di Confartigianato Imprese Firenze Alessandro Vittorio Sorani, la titolare del marchio Brandimarte Bianca Guscelli.

Questa la motivazione con cui la Giuria ha assegnato il Premio: “L’elaborato di Anna Rita Ranieri risulta ben riuscito. Sia la testa che il cuore e la base sono stati abbinati in maniera magistrale, in modo da rendere la creazione molto piacevole, molto persistente e con un carattere particolare”.

Le altre finaliste erano:
Beatrice Bernocchi (Firenze), Michela Cocconi (Piacenza), Eleonora Corsini (Firenze), Eriana Einaudi (Padova), Alice Giugni (Prato), Erica Podrecca (Udine), Laura Savo (Brescia), Ilaria Senesi (Firenze), Kerstin Stromberg (Svezia) e Marzia Tissino (Pordenone).

Nel corso della conferenza stampa è stato presentato il Laboratorio “I profumi di Boboli”, percorso multidisciplinare nell’universo olfattivo (21 aprile 2018/19 gennaio 2019), realizzato in collaborazione con Confartigianato, ed è stato annunciato il tema della terza edizione del Premio Internazionale “I profumi di Boboli”: profumo di pioggia.

La vincitrice ha ricevuto in premio un prendimiele in argento, finemente cesellato a mano, con una piccola ape nell’impugnatura, realizzato da Brandimarte, marchio storico della tradizione artigiana fiorentina.
Premio speciale della Giuria: il profumo vincitore sarà prodotto, in edizione limitata, da Spezierie Palazzo Vecchio in 60 flaconi e presentato nel negozio di Piazza Signoria.

“L’artigianato è il cuore di questo concorso, promosso per sottolineare una delle peculiarità di Firenze, quello del saper fare. Sono felice – spiega l’assessora alle attività produttive Cecilia Del Re – del fatto che a questo contest abbiano partecipato ben undici donne. Sono proprio le donne le più intraprendenti, sempre in fila e sempre pronte a nuove scommesse. Il concorso “I profumi di Boboli” cerca nuovi linguaggi e continua la tradizione fiorentina che ha radici antiche. Insieme ad Artex il Comune di Firenze ha patrocinato questa iniziativa per la ricerca di nuovi profumi che è il frutto di un’arte antica, tipica della città. Un ringraziamento all’associazione “I profumi di Boboli” per l’iniziativa che contribuisce a far luce e dare visibilità a questa arte antica ma ancora attuale e affascinante”.

“Siamo orgogliosi di sostenere l’artigianato dei profumi, settore che sta crescendo molto per la richiesta di fragranze sempre più personalizzate – ha dichiarato il Presidente di Confartigianato Firenze, –  “a livello nazionale  il settore della profumeria artigianale registra un aumento del 14% in più del fatturato e il 7% in più di numero di imprese, non si pensi alla clientela straniera, sono gli italiani a nutrire maggiore interesse e a cercare cose fatte a mano, cose artigianali e naturali, in cui quello che conta è proprio l’individualità e l’unicità della crezione”.

I PROFUMI DI BOBOLI – Il Premio Internazionale “I profumi di Boboli” nasce per scoprire nuovi talenti olfattivi, che hanno l’opportunità di mettersi in gioco, di trasformare una passione in professione, tutelando la tradizione dell’artigianato storico del nostro territorio e, contestualmente, favorendo lo sviluppo e la tutela del principio di eco-sostenibilità anche dell’arte profumiera.

La Giuria, presieduta da Giovanni Di Massimo, Antiche Spezierie Palazzo Vecchio, è composta da: Antonella Del Buono (Erboristeria Gremoni dal 1716), Francesca Di Massimo (Antiche Spezierie Palazzo Vecchio), Alba Chiara De Vitis (Parfumèide), Emanuela Rupi di Mouillettes& Co (unica realtà italiana di formazione olfattiva), Fernanda Russo (Antica Erboristeria San Simone dal 1700), Edoardo Abruzzese, Giovanni Galli, Ivo Matteuzzi (Ministero per i Beni Culturali, Capo giardiniere del Giardino di Boboli) e Costanza Riccardi.

Finalità del Premio – L’istituzione del Premio “I profumi di Boboli” ha lo scopo di indurre a riscoprire, attraverso l’universo olfattivo, che “creare un profumo” non è solo un’arte divenuta mestiere, ma un percorso iniziatico verso la conoscenza di sé e del mondo, la scoperta di una realtà, nascosta ma inconfondibile, percepibile attraverso l’olfatto.

Il Premio Internazionale I profumi di Boboli si propone di favorire lo sviluppo di nuovi processi e prodotti eco-sostenibili e consapevoli, promuovendo una maggiore sensibilità verso le tematiche ambientali da parte dei creatori di profumo ed incentivando la realizzazione, soprattutto da parte di neofiti e appassionati, di prodotti di origine naturale certificata.

Si tratta di una opportunità che permette a tutti gli interessati di acquisire, attraverso un percorso formativo che può divenire professionale, la consapevolezza di una competenza consolidata.

Il Premio è bandito dall’Associazione I profumi di Boboli con il Patrocinio del Comune di Firenze, di Confartigianato e di ARTEX, Centro per l’Artigianato Artistico e Tradizionale della Toscana, voluto nel 1987 dalle Associazioni di categoria sotto l’egida della Regione Toscana e degli Enti locali e dell’Istituto per il Commercio con l’Estero.

 [:en]E’ Anna Rita Ranieri, romana, classe 1956, la vincitrice della seconda edizione del Premio Internazionale “I profumi di Boboli”, dedicato quest’anno al profumo di miele, con la creazione della migliore fragranza inedita e originale.

Giovanni Di Massimo, presidente della giuria del Premio, ha annunciato la vincitrice durante la conferenza stampa che si è svolta oggi presso la Sala Macconi del Comune di Firenze (Palazzo Vecchio, piazza della Signoria) e dove sono intervenuti l’assessore allo sviluppo economico Comune di Firenze Cecilia Del Re, il presidente di Confartigianato Imprese Firenze Alessandro Vittorio Sorani, la titolare del marchio Brandimarte Bianca Guscelli.

Questa la motivazione con cui la Giuria ha assegnato il Premio: “L’elaborato di Anna Rita Ranieri risulta ben riuscito. Sia la testa che il cuore e la base sono stati abbinati in maniera magistrale, in modo da rendere la creazione molto piacevole, molto persistente e con un carattere particolare”.

Le altre finaliste erano:
Beatrice Bernocchi (Firenze), Michela Cocconi (Piacenza), Eleonora Corsini (Firenze), Eriana Einaudi (Padova), Alice Giugni (Prato), Erica Podrecca (Udine), Laura Savo (Brescia), Ilaria Senesi (Firenze), Kerstin Stromberg (Svezia) e Marzia Tissino (Pordenone).

Nel corso della conferenza stampa è stato presentato il Laboratorio “I profumi di Boboli”, percorso multidisciplinare nell’universo olfattivo (21 aprile 2018/19 gennaio 2019), realizzato in collaborazione con Confartigianato, ed è stato annunciato il tema della terza edizione del Premio Internazionale “I profumi di Boboli”: profumo di pioggia.

La vincitrice ha ricevuto in premio un prendimiele in argento, finemente cesellato a mano, con una piccola ape nell’impugnatura, realizzato da Brandimarte, marchio storico della tradizione artigiana fiorentina.
Premio speciale della Giuria: il profumo vincitore sarà prodotto, in edizione limitata, da Spezierie Palazzo Vecchio in 60 flaconi e presentato nel negozio di Piazza Signoria.

“L’artigianato è il cuore di questo concorso, promosso per sottolineare una delle peculiarità di Firenze, quello del saper fare. Sono felice – spiega l’assessora alle attività produttive Cecilia Del Re – del fatto che a questo contest abbiano partecipato ben undici donne. Sono proprio le donne le più intraprendenti, sempre in fila e sempre pronte a nuove scommesse. Il concorso “I profumi di Boboli” cerca nuovi linguaggi e continua la tradizione fiorentina che ha radici antiche. Insieme ad Artex il Comune di Firenze ha patrocinato questa iniziativa per la ricerca di nuovi profumi che è il frutto di un’arte antica, tipica della città. Un ringraziamento all’associazione “I profumi di Boboli” per l’iniziativa che contribuisce a far luce e dare visibilità a questa arte antica ma ancora attuale e affascinante”.

“Siamo orgogliosi di sostenere l’artigianato dei profumi, settore che sta crescendo molto per la richiesta di fragranze sempre più personalizzate – ha dichiarato il Presidente di Confartigianato Firenze, –  “a livello nazionale  il settore della profumeria artigianale registra un aumento del 14% in più del fatturato e il 7% in più di numero di imprese, non si pensi alla clientela straniera, sono gli italiani a nutrire maggiore interesse e a cercare cose fatte a mano, cose artigianali e naturali, in cui quello che conta è proprio l’individualità e l’unicità della crezione”.

I PROFUMI DI BOBOLI – Il Premio Internazionale “I profumi di Boboli” nasce per scoprire nuovi talenti olfattivi, che hanno l’opportunità di mettersi in gioco, di trasformare una passione in professione, tutelando la tradizione dell’artigianato storico del nostro territorio e, contestualmente, favorendo lo sviluppo e la tutela del principio di eco-sostenibilità anche dell’arte profumiera.

La Giuria, presieduta da Giovanni Di Massimo, Antiche Spezierie Palazzo Vecchio, è composta da: Antonella Del Buono (Erboristeria Gremoni dal 1716), Francesca Di Massimo (Antiche Spezierie Palazzo Vecchio), Alba Chiara De Vitis (Parfumèide), Emanuela Rupi di Mouillettes& Co (unica realtà italiana di formazione olfattiva), Fernanda Russo (Antica Erboristeria San Simone dal 1700), Edoardo Abruzzese, Giovanni Galli, Ivo Matteuzzi (Ministero per i Beni Culturali, Capo giardiniere del Giardino di Boboli) e Costanza Riccardi.

Finalità del Premio – L’istituzione del Premio “I profumi di Boboli” ha lo scopo di indurre a riscoprire, attraverso l’universo olfattivo, che “creare un profumo” non è solo un’arte divenuta mestiere, ma un percorso iniziatico verso la conoscenza di sé e del mondo, la scoperta di una realtà, nascosta ma inconfondibile, percepibile attraverso l’olfatto.

Il Premio Internazionale I profumi di Boboli si propone di favorire lo sviluppo di nuovi processi e prodotti eco-sostenibili e consapevoli, promuovendo una maggiore sensibilità verso le tematiche ambientali da parte dei creatori di profumo ed incentivando la realizzazione, soprattutto da parte di neofiti e appassionati, di prodotti di origine naturale certificata.

Si tratta di una opportunità che permette a tutti gli interessati di acquisire, attraverso un percorso formativo che può divenire professionale, la consapevolezza di una competenza consolidata.

Il Premio è bandito dall’Associazione I profumi di Boboli con il Patrocinio del Comune di Firenze, di Confartigianato e di ARTEX, Centro per l’Artigianato Artistico e Tradizionale della Toscana, voluto nel 1987 dalle Associazioni di categoria sotto l’egida della Regione Toscana e degli Enti locali e dell’Istituto per il Commercio con l’Estero.[:]

Le Donne del Vino festeggiano i loro 30 anni

Le Donne del Vino festeggiano i loro 30 anni

[:it]Partono da Firenze, in Palazzo Vecchio, le celebrazioni per il 30° anniversario delle Donne del Vino, la più grande associazione mondiale di donne del comparto enologico.

Un appuntamento che l’assessora alle Relazioni Internazionali, Cooperazione, Turismo e Marketing territoriale Anna Paola Concia ha definito «un anniversario importante per le donne, per le donne del vino e in generale per tutto il vino italiano».

Non a caso Firenze: la città dove Le Donne del Vino sono nate alla fine dell’inverno di 30 anni fa, il 19 marzo 1988.
Nata nel 1988 su iniziativa di Elisabetta Tognana, l’associazione Donne del Vino ha sempre perseguito lo scopo di promuovere la cultura del vino e il ruolo delle donne nella società e nel comparto enologico.
Oggi conta 770 associate: produttrici, enotecarie, ristoratrici, sommelier, giornaliste e esperte. È presente in tutte le regioni italiane e ha anche socie all’estero.

L’appuntamento a Palazzo Vecchio, a cui hanno partecipato oltre all’assessora Concia la scrittrice Sveva Casati Modignani e il giornalista Massimo Giletti, apre il calendario degli eventi 2018 e presenta quello più grande: la Festa delle Donne del Vino che avrà il suo clou sabato 3 marzo con eventi diffusi in tutta Italia.
Degustazioni al cinema, video racconti, inviti in azienda. Una festa in versione film che accende i riflettori sui personaggi femminili che creano, vendono, promuovono le grandi bottiglie italiane.

Con il tema “Donne vino e cinema” l’iniziativa anticipa la festa della donna e «mira ad accendere i riflettori sul comparto enologico rivolgendosi in prima battura proprio all’universo femminile» ha detto la presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini.
La scommessa è quella di cambiare i luoghi e i modi per raccontare il vino ponendo le donne come protagoniste.

Sono in programma degustazioni di bottiglie d’autore nelle sale cinematografiche mettendo “più sapore nel piacere del film” e regalando un momento unico agli spettatori del cinema.

Verranno autoprodotti video che raccontano la vita delle Donne del vino con ironia, autenticità ma anche tanto orgoglio.
Una sorta di racconto a più voci, spesso cucito da registi e video maker, dove le protagoniste si mostrano in momenti della loro vita quotidiana. La diffusione on line e durante gli eventi fa conoscere personaggi e storie femminili pieni di valori e saperi, un universo in gran parte poco conosciuto, ma molto entusiasmante.

La parte più “tradizionale” del programma riguarda le visite nelle imprese delle Donne del Vino: cantine, enoteche, ristoranti, agenzie di PR, redazioni, centri di consulenza enologica. Visite accompagnate da assaggi e mini lezioni sul vino. Fra gli invitati un posto privilegiato va alle associazioni femminili con cui le Donne del vino puntano a consolidare i rapporti oltre, ovviamente, a diffondere la cultura del buon bere.

La Festa delle Donne del Vino costituisce il primo esempio di un comparto produttivo che apre le porte in modo coordinato e diffuso nell’intera nazione per far conoscere il proprio lato femminile. «A poco tempo dalla notizia del World Economic Forum che mette l’Italia all’82° posto nel mondo per il gender gap, le Donne del Vino con il loro dinamismo e i loro progetti danno una ventata di ottimismo all’intero universo femminile italiano» ha detto l’assessora Anna Paola Concia.

DATI SULLA PRESENZA FEMMINILE NELLE IMPRESE ITALIANE E NELLE IMPRESE DEL VINO
Secondo i dati Unioncamere del 2015 il 21% delle imprese italiane sono dirette da donne e un terzo di esse sono agroalimentari o turistiche. Il 35% della forza lavoro agricola è femminile.

Le donne dirigono il 28% delle cantine con vigneto e il 12% delle cantine industriali, il 24% delle imprese che commercializzano vino al dettaglio e il 12,5% di quelle all’ingrosso (dati Cribis- Crif).

Associazione Nazionale Le Donne del Vino
02 867577, www.ledonnedelvino.com, info@ledonnedelvino.com[:en]Partono da Firenze, in Palazzo Vecchio, le celebrazioni per il 30° anniversario delle Donne del Vino, la più grande associazione mondiale di donne del comparto enologico.

Un appuntamento che l’assessora alle Relazioni Internazionali, Cooperazione, Turismo e Marketing territoriale Anna Paola Concia ha definito «un anniversario importante per le donne, per le donne del vino e in generale per tutto il vino italiano».

Non a caso Firenze: la città dove Le Donne del Vino sono nate alla fine dell’inverno di 30 anni fa, il 19 marzo 1988.
Nata nel 1988 su iniziativa di Elisabetta Tognana, l’associazione Donne del Vino ha sempre perseguito lo scopo di promuovere la cultura del vino e il ruolo delle donne nella società e nel comparto enologico.
Oggi conta 770 associate: produttrici, enotecarie, ristoratrici, sommelier, giornaliste e esperte. È presente in tutte le regioni italiane e ha anche socie all’estero.

L’appuntamento a Palazzo Vecchio, a cui hanno partecipato oltre all’assessora Concia la scrittrice Sveva Casati Modignani e il giornalista Massimo Giletti, apre il calendario degli eventi 2018 e presenta quello più grande: la Festa delle Donne del Vino che avrà il suo clou sabato 3 marzo con eventi diffusi in tutta Italia.
Degustazioni al cinema, video racconti, inviti in azienda. Una festa in versione film che accende i riflettori sui personaggi femminili che creano, vendono, promuovono le grandi bottiglie italiane.

Con il tema “Donne vino e cinema” l’iniziativa anticipa la festa della donna e «mira ad accendere i riflettori sul comparto enologico rivolgendosi in prima battura proprio all’universo femminile» ha detto la presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini.
La scommessa è quella di cambiare i luoghi e i modi per raccontare il vino ponendo le donne come protagoniste.

Sono in programma degustazioni di bottiglie d’autore nelle sale cinematografiche mettendo “più sapore nel piacere del film” e regalando un momento unico agli spettatori del cinema.

Verranno autoprodotti video che raccontano la vita delle Donne del vino con ironia, autenticità ma anche tanto orgoglio.
Una sorta di racconto a più voci, spesso cucito da registi e video maker, dove le protagoniste si mostrano in momenti della loro vita quotidiana. La diffusione on line e durante gli eventi fa conoscere personaggi e storie femminili pieni di valori e saperi, un universo in gran parte poco conosciuto, ma molto entusiasmante.

La parte più “tradizionale” del programma riguarda le visite nelle imprese delle Donne del Vino: cantine, enoteche, ristoranti, agenzie di PR, redazioni, centri di consulenza enologica. Visite accompagnate da assaggi e mini lezioni sul vino. Fra gli invitati un posto privilegiato va alle associazioni femminili con cui le Donne del vino puntano a consolidare i rapporti oltre, ovviamente, a diffondere la cultura del buon bere.

La Festa delle Donne del Vino costituisce il primo esempio di un comparto produttivo che apre le porte in modo coordinato e diffuso nell’intera nazione per far conoscere il proprio lato femminile. «A poco tempo dalla notizia del World Economic Forum che mette l’Italia all’82° posto nel mondo per il gender gap, le Donne del Vino con il loro dinamismo e i loro progetti danno una ventata di ottimismo all’intero universo femminile italiano» ha detto l’assessora Anna Paola Concia.

DATI SULLA PRESENZA FEMMINILE NELLE IMPRESE ITALIANE E NELLE IMPRESE DEL VINO
Secondo i dati Unioncamere del 2015 il 21% delle imprese italiane sono dirette da donne e un terzo di esse sono agroalimentari o turistiche. Il 35% della forza lavoro agricola è femminile.

Le donne dirigono il 28% delle cantine con vigneto e il 12% delle cantine industriali, il 24% delle imprese che commercializzano vino al dettaglio e il 12,5% di quelle all’ingrosso (dati Cribis- Crif).

Associazione Nazionale Le Donne del Vino
02 867577, www.ledonnedelvino.com, info@ledonnedelvino.com[:]

Tornano le cene galeotte

Tornano le cene galeotte

[:it]

Si rinnova l’appuntamento che dal 2006 fa della Casa di Reclusione di Volterra un luogo unico di integrazione e solidarietà.
O
ltre 15.000 i partecipanti dall’esordio dell’iniziativa, i cui ricavati sostengono progetti di beneficenza.
Novità il coinvolgimento di studenti delle scuole alberghiere di Toscana

DAL 23 MARZO AL 10 AGOSTO 2018 si rinnova l’attesissimo appuntamento con le CENE GALEOTTE (www.cenegaleotte.it), progetto ideato dalla direzione della Casa di Reclusione di Volterra che dal 2006 fa della struttura toscana non solo un luogo unico di integrazione e solidarietà, ma anche un punto di riferimento per tanti altri istituti italiani che propongono oggi analoghi percorsi rieducativi.

Un successo crescente raccontato dai numeri, con
oltre 1.000 partecipanti la scorsa edizione e più di 15.000 visitatori dall’esordio dell’iniziativa, che propone ai detenuti un’esperienza formativa attraverso un ciclo di cene mensili aperte al pubblico realizzate con il supporto – a titolo gratuito – di chef professionisti

Importante novità di questa edizione il coinvolgimento degli Istituti Alberghieri di Toscana, che in occasione di ogni serata manderanno una piccola delegazione di studenti a supporto della cucina. Un’esperienza umana e formativa per i ragazzi, che consolida e arricchisce l’altro bellissimo progetto-pilota nato nel 2012 sempre nel carcere volterrano: l’indirizzo alberghiero dell’istituto cittadino Ferruccio Niccolini, divenuto subito un punto di riferimento anche per tanti giovani del territorio (più di venti quelli che varcano quotidianamente le porte del penitenziario per seguire le lezioni in classi miste al fianco dei detenuti).

Le Cene Galeotte confermano inoltre il loro scopo solidale, con
il ricavato di ogni serata (35 euro il costo a persona) interamente devoluto alla FONDAZIONE IL CUORE SI SCIOGLIE ONLUS (www.ilcuoresiscioglie.i) e ai progetti che, dal 2000, sono realizzati in collaborazione con il mondo del volontariato laico e cattolico.

Si rinnova dunque la possibilità di un’esperienza irripetibile per i visitatori, ma anche un momento vissuto con grande coinvolgimento da parte dei detenuti che, grazie al percorso formativo in sala e cucina, acquisiscono un vero e proprio bagaglio professionale. In oltre venti casi questa esperienza si è tradotta impiego presso ristoranti, a pena terminata o secondo l’art. 21 che regolamenta il lavoro al di fuori del carcere.

Le Cene Galeotte sono possibili grazie all’intervento di Unicoop Firenze, che fornisce le materie prime necessarie alla realizzazione dei piatti e assume i detenuti per i giorni in cui sono nella realizzazione dell’evento. Il progetto è realizzato dalla Casa di Reclusione di Volterra con la supervisione artistica del giornalista Leonardo Romanelli.

Ogni serata vede inoltre la partecipazione di importanti cantine toscane e non, i cui vini – offerti gratuitamente – sono abbinati e serviti ai tavoli con il supporto dei detenuti dai sommelier della Fisar-Delegazione Storica di Volterra (www.fisarvolterra.it), dal 2007 partner storico del progetto impegnato anche nella realizzazione di corsi di avvicinamento al vino tesi a favorire il reinserimento dei carcerati.
Per informazioni: www.cenegaleotte.it
Facebook: https://www.facebook.com/cenegaleotte/


CALENDARIO CENE GALEOTTE 2018
(apertura pubblico: ore 19.30 – inizio cena: ore 20.30)

Venerdì 23 marzo
EDOARDO TILLI (Podere Belvedere – Pontassieve, FI)
FATTORIA FIBBIANO, Terricciola (PI)

Venerdì 27 aprile
FABIO BIANCONI (La Sosta del Gusto – Castello del Trebbio, Pontassieve, FI)
CASTELLO DI BOLGHERI, Bolgheri (LI)

Venerdì 25 maggio
RANIERI UGOLINI (L’Ortone – Firenze) e LAURA PISTOLESI (Personal Chef)
CESANI, San Gimignano (SI)

Venerdì 29 giugno
MARCO ROMEI (Ristorante Aroma – Firenze)
FATTORIA CASA DI TERRA, Bolgheri (LI)

Venerdì 10 agosto
VINCENZO MARTELLA
(Ristorante Villa Pignano – Volterra, PI)
FORNACELLE, Bolgheri (LI)

[:en]

Si rinnova l’appuntamento che dal 2006 fa della Casa di Reclusione di Volterra un luogo unico di integrazione e solidarietà.
O
ltre 15.000 i partecipanti dall’esordio dell’iniziativa, i cui ricavati sostengono progetti di beneficenza.
Novità il coinvolgimento di studenti delle scuole alberghiere di Toscana

DAL 23 MARZO AL 10 AGOSTO 2018 si rinnova l’attesissimo appuntamento con le CENE GALEOTTE (www.cenegaleotte.it), progetto ideato dalla direzione della Casa di Reclusione di Volterra che dal 2006 fa della struttura toscana non solo un luogo unico di integrazione e solidarietà, ma anche un punto di riferimento per tanti altri istituti italiani che propongono oggi analoghi percorsi rieducativi.

Un successo crescente raccontato dai numeri, con oltre 1.000 partecipanti la scorsa edizione e più di 15.000 visitatori dall’esordio dell’iniziativa, che propone ai detenuti un’esperienza formativa attraverso un ciclo di cene mensili aperte al pubblico realizzate con il supporto – a titolo gratuito – di chef professionisti

Importante novità di questa edizione il coinvolgimento degli Istituti Alberghieri di Toscana, che in occasione di ogni serata manderanno una piccola delegazione di studenti a supporto della cucina. Un’esperienza umana e formativa per i ragazzi, che consolida e arricchisce l’altro bellissimo progetto-pilota nato nel 2012 sempre nel carcere volterrano: l’indirizzo alberghiero dell’istituto cittadino Ferruccio Niccolini, divenuto subito un punto di riferimento anche per tanti giovani del territorio (più di venti quelli che varcano quotidianamente le porte del penitenziario per seguire le lezioni in classi miste al fianco dei detenuti).

Le Cene Galeotte confermano inoltre il loro scopo solidale, con il ricavato di ogni serata (35 euro il costo a persona) interamente devoluto alla FONDAZIONE IL CUORE SI SCIOGLIE ONLUS (www.ilcuoresiscioglie.i) e ai progetti che, dal 2000, sono realizzati in collaborazione con il mondo del volontariato laico e cattolico.

Si rinnova dunque la possibilità di un’esperienza irripetibile per i visitatori, ma anche un momento vissuto con grande coinvolgimento da parte dei detenuti che, grazie al percorso formativo in sala e cucina, acquisiscono un vero e proprio bagaglio professionale. In oltre venti casi questa esperienza si è tradotta impiego presso ristoranti, a pena terminata o secondo l’art. 21 che regolamenta il lavoro al di fuori del carcere.

Le Cene Galeotte sono possibili grazie all’intervento di Unicoop Firenze, che fornisce le materie prime necessarie alla realizzazione dei piatti e assume i detenuti per i giorni in cui sono nella realizzazione dell’evento. Il progetto è realizzato dalla Casa di Reclusione di Volterra con la supervisione artistica del giornalista Leonardo Romanelli.

Ogni serata vede inoltre la partecipazione di importanti cantine toscane e non, i cui vini – offerti gratuitamente – sono abbinati e serviti ai tavoli con il supporto dei detenuti dai sommelier della Fisar-Delegazione Storica di Volterra (www.fisarvolterra.it), dal 2007 partner storico del progetto impegnato anche nella realizzazione di corsi di avvicinamento al vino tesi a favorire il reinserimento dei carcerati.
Per informazioni: www.cenegaleotte.it
Facebook: https://www.facebook.com/cenegaleotte/


CALENDARIO CENE GALEOTTE 2018
(apertura pubblico: ore 19.30 – inizio cena: ore 20.30)

Venerdì 23 marzo
EDOARDO TILLI (Podere Belvedere – Pontassieve, FI)
FATTORIA FIBBIANO, Terricciola (PI)

Venerdì 27 aprile
FABIO BIANCONI (La Sosta del Gusto – Castello del Trebbio, Pontassieve, FI)
CASTELLO DI BOLGHERI, Bolgheri (LI)

Venerdì 25 maggio
RANIERI UGOLINI (L’Ortone – Firenze) e LAURA PISTOLESI (Personal Chef)
CESANI, San Gimignano (SI)

Venerdì 29 giugno
MARCO ROMEI (Ristorante Aroma – Firenze)
FATTORIA CASA DI TERRA, Bolgheri (LI)

Venerdì 10 agosto
VINCENZO MARTELLA
(Ristorante Villa Pignano – Volterra, PI)
FORNACELLE, Bolgheri (LI)

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Bargello: prolungata la visione del Reliquiario di Montalto

Bargello: prolungata la visione del Reliquiario di Montalto

[:it]Il Museo Nazionale del Bargello annuncia che, d’intesa con il Museo Sistino Vescovile di Montalto, sarà prolungato fino al 30 aprile il

prestito del Reliquiario di Montalto.

Lo splendido manufatto, attribuito all’artista francese Jean Du Vivier – attivo a Parigi alla corte di Carlo V, nella seconda metà del XIV secolo – sarà

esposto fino al 30 aprile 2018 nella Cappella della Maddalena del Museo del Bargello, su gentile concessione del Museo Sistino Vescovile di Montalto.

Il terremoto del 30 ottobre 2016 ha compromesso l’agibilità del Museo Sistino Vescovile di Montalto che conserva, come suo tesoro più prezioso, il reliquiario donato da papa Sisto V.

In questa drammatica contingenza il Museo Nazionale del Bargello ha deciso di ospitare il reliquiario, rarissimo capolavoro di oreficeria medioevale, perché sia visibile anche durante i necessari lavori di restauro dell’edifico storico dove sono esposte le collezioni e perché l’attenzione del pubblico non si distolga dalla critica situazione che il sisma ha provocato nelle regioni centroitaliane.

Il reliquiario, formato da una teca centrale in oro destinata a contenere preziose reliquie, è eseguito con una tecnica preziosa e difficile, quella dello smalto ‘en ronde bosse’ che permetteva di ricoprire il metallo di colori splendenti anche nelle parti in aggetto. La lucentezza di questo materiale gareggia con quello delle gemme e delle perle.

La parte più antica in oro è attribuita al celebre orafo parigino della fine del XIV secolo, Jean Du Vivier che ha lavorato per il re di Francia Carlo V (1364-1380). Il reliquiario divenne, per la rarità del suo contenuto sacro e per l’elezione della sua forma artistica, oggetto di desiderio di sovrani, papi e cardinali passando di proprietà rapidamente dai duchi di Borgogna, a Ferdinando IV del Tirolo, a Lionello d’Este marchese di Ferrara e, tramite il gioielliere tedesco Giacomo de Goldemont, a papa Paolo II Barbo (1464-1471). Infine, papa Sisto V Peretti (1585-1590) donava il reliquiario alla cittadina marchigiana di Montalto, “sua carissima patria”.

L’esposizione mira, inoltre, a sostenere una raccolta fondi – con un crowdfunding e mettendo a disposizione nel nostro bookshop alcune pubblicazioni sul reliquiario – destinata al restauro del museo di Montalto e di altri monumenti danneggiati dal sisma, appartenenti alla rete museale dei Musei Sistini del Piceno.

Durante l’esposizione presso il Museo Nazionale del Bargello si terranno visite guidate e altre iniziative di divulgazione e approfondimento dedicate all’oreficeria sacra, di cui il reliquiario di Montalto rappresenta uno dei più alti capolavori.

Sabato 27 gennaio, si terrà l’ultima conferenza a cura della dottoressa Di Girolami, dedicata al Reliquiario di Montalto dal Seicento ad oggi. Ore 11.00 al Museo Nazionale del Bargello.

 [:en]

Il Museo Nazionale del Bargello annuncia che, d’intesa con il Museo Sistino Vescovile di Montalto, sarà prolungato fino al 30 aprile il

prestito del Reliquiario di Montalto.

Lo splendido manufatto, attribuito all’artista francese Jean Du Vivier – attivo a Parigi alla corte di Carlo V, nella seconda metà del XIV secolo – sarà

esposto fino al 30 aprile 2018 nella Cappella della Maddalena del Museo del Bargello, su gentile concessione del Museo Sistino Vescovile di Montalto.

Il terremoto del 30 ottobre 2016 ha compromesso l’agibilità del Museo Sistino Vescovile di Montalto che conserva, come suo tesoro più prezioso, il reliquiario donato da papa Sisto V.

In questa drammatica contingenza il Museo Nazionale del Bargello ha deciso di ospitare il reliquiario, rarissimo capolavoro di oreficeria medioevale, perché sia visibile anche durante i necessari lavori di restauro dell’edifico storico dove sono esposte le collezioni e perché l’attenzione del pubblico non si distolga dalla critica situazione che il sisma ha provocato nelle regioni centroitaliane.

Il reliquiario, formato da una teca centrale in oro destinata a contenere preziose reliquie, è eseguito con una tecnica preziosa e difficile, quella dello smalto ‘en ronde bosse’ che permetteva di ricoprire il metallo di colori splendenti anche nelle parti in aggetto. La lucentezza di questo materiale gareggia con quello delle gemme e delle perle.

La parte più antica in oro è attribuita al celebre orafo parigino della fine del XIV secolo, Jean Du Vivier che ha lavorato per il re di Francia Carlo V (1364-1380). Il reliquiario divenne, per la rarità del suo contenuto sacro e per l’elezione della sua forma artistica, oggetto di desiderio di sovrani, papi e cardinali passando di proprietà rapidamente dai duchi di Borgogna, a Ferdinando IV del Tirolo, a Lionello d’Este marchese di Ferrara e, tramite il gioielliere tedesco Giacomo de Goldemont, a papa Paolo II Barbo (1464-1471). Infine, papa Sisto V Peretti (1585-1590) donava il reliquiario alla cittadina marchigiana di Montalto, “sua carissima patria”.

L’esposizione mira, inoltre, a sostenere una raccolta fondi – con un crowdfunding e mettendo a disposizione nel nostro bookshop alcune pubblicazioni sul reliquiario – destinata al restauro del museo di Montalto e di altri monumenti danneggiati dal sisma, appartenenti alla rete museale dei Musei Sistini del Piceno.

Durante l’esposizione presso il Museo Nazionale del Bargello si terranno visite guidate e altre iniziative di divulgazione e approfondimento dedicate all’oreficeria sacra, di cui il reliquiario di Montalto rappresenta uno dei più alti capolavori.

Sabato 27 gennaio, si terrà l’ultima conferenza a cura della dottoressa Di Girolami, dedicata al Reliquiario di Montalto dal Seicento ad oggi. Ore 11.00 al Museo Nazionale del Bargello.

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