Nov 24, 2015 | Chianti Classico, Enogastronomia
[:it]
di Nadia Fondelli – Entra prepotentemente fra le pagine della guida “Vigne e Vignaioli d’Italia” il Gold Label de I Balzini. Il sogno di Antonella d’Isanto divenuto splendida realtà.
E’ passata almeno una decina di anni da quando, per la prima volta mi sono trovata davanti ai cancelli dell’azienda vinicola I Balzini.
Ero geograficamente nel cuore del Chianti Classico con affaccio su una splendida angolazione di paesaggio che apre davanti agli occhi, dall’alba al tramonto, un infinito emozionarsi di luci e colori che si rincorrono fra vigne e uliveti fino lassù, oltre la vallata, dove senza foschia e un po’ di fortuna si può scorgere anche le torri di San Gimignano.
I Balzini mi avevano attratto per la loro attenzione alle pratiche gentili per il pianeta. Ero lì perchè avevo letto che imbottigliavano in bordolesi più leggere di vetro e scorie. Il loro vino però, in contrasto all’ortodossia chiantigiana snob, m’incuriosiva perché trovarsi nel Chianti Classico al cospetto di un azienda che ignora il Sangiovese era quantomeno da indagare.
E così ho conosciuto e mi sono fatta affascinare dai vini de I Balzini ancor prima – a proposito di indagare – dell’investigatore fiorentino Bordelli che il giallista fiorentino Marco Vichi fa approdare proprio in questi 13 ettari nel suo “Fantasmi dal passato”.
Forse anche il celebre scrittore cercava uno spunto fatto sta che, dopo aver varcato quel cancello e conosciuto Antonella D’Isanto tutto cambia.
Inevitabile farsi travolgere dal suo amore per ciò che fa. Inevitabile sedersi ad ascoltarla davanti a un buon bicchiere e scoprire che l’azienda, che festeggia i suoi 35 anni, fu fondata dal marito Vincenzo, commercialista nel 1980.
Lui con le prime diecimila lire guadagnate comprò una bottiglia di vino per festeggiare e fu così che s’innamorò del nettare di Bacco fino a decidere, dopo aver accumulato un po’ di diecimila lire, di acquistare un’azienda. Un azzardo ai tempi in cui il Chianti e la campagna erano solo un desolato ricordo e un inimmaginabile futuro.
Si affidò al più grande conoscitore di Sangiovese, Giulio Gambelli che senza giri di parole disse che fra quel tufo era impensabile far crescere il vitigno di Toscana per eccellenza. Serviva altro, serviva il coraggio e l’azzardo di piantare vitigni internazionali capaci di andare a fondo nel terreno fino ad abbracciare quei fossili di conchiglie e sali minerali di cui quella terra è ricca.
E così hanno fatto Antonella e Vincenzo e nel 1991 è nato il loro primo vino. Oggi le etichette sono sei e tutti vini rossi: White Label, Black Label, Red Label, Green Label, Pink Label e Gold Label.
L’ultimo nato, il figlio cercato e voluto da Antonella, che nel frattempo ha abbandonato un lavoro tranquillo in ufficio per dedicarsi alla cantina, è proprio il Gold Label nato per festeggiare i 35 anni e in poco tempo divenuto un caso di successo dell’enologia italiana.
Gli occhi di Antonella quando ne parlano brillano di una luce speciale e anche se non hai ancora avuto il piacere di berlo non puoi che crederle.
Il suo dorato Merlot in purezza conta di sole 360 bottiglie e 250 magnum e ha fatto innamorare addirittura lo scettico sommelier campione del mondo Luca Gandini che lo ha seguito in ogni sua fase e lo ha voluto nel suo “Vini e Vignaioli d’Italia 2016”.
Il sogno visionario di Antonella D’Isanto si è realizzato col coraggio di decidere la bassissima resa di un chilogrammo per pianta per ottenere, riuscendoci, il meglio. Il sogno visionario di una donna che non a caso lavora fianco a fianco con altre due donne: la figlia Diana e l’enologa Barbara Tamburini.
Il Merlot d’oro de I Balzini entra così, ed è in eccellente compagnia, in questa guida senza voti che racconta attraverso il vino la storia, spesso particolarissima di duecento uomini e donne innamorati del vino.
Storie di giovani contadini 2.0 che tornano alla terra e figli e nipoti di storici e nobili casati. Mondi diversi che s’intrecciano e incrociano fra pagine che scorrono via bene e che magari fanno storcere la bocca ai puristi.
Uno studioso che ha resuscitato un vecchio palmento sull’Etna, i fratelli campioni del Sauvignon friulano, la signora dell’Amarone che vive come un’artigiana del Rinascimento, il grande produttore che abbatte le case per esaltare il paesaggio, l’eretico della Franciacorta protagonista di un racconto giallo, l’enologo che pianta le viti sulle mura di un castello, l’ex studente che cura le piante di alcune isole della laguna veneziana, l’ex manager che ha lanciato la più piccola doc d’Italia.
E’ davvero in buona compagnia Antonella, una delle cinque new entry della Toscana che vorremo solo sia nota ed apprezzata per l’unicità dei suoi prodotti, per la passione che mette nel suo lavoro, per le tante idee che sprigiona dalla sua genialità, per la godibilità della sua compagnia in azienda con affaccio vigne.
Definirla solo come la creatrice del Merlot più caro del mondo è riduttivo e non gli rende giustizia. Il suo Gold Label è tanto e molto di più di quanto si possa pensare.
“Vignaioli e vini d’Italia” di Luciano Ferraro e Luca Gardini è in edicola dal 26 ottobre a 12,90 euro nei principali store in versione ebook a 7,99 euro.
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di Nadia Fondelli – Entra prepotentemente fra le pagine della guida “Vigne e Vignaioli d’Italia” il Gold Label de I Balzini. Il sogno di Antonella d’Isanto divenuto splendida realtà.
E’ passata almeno una decina di anni da quando, per la prima volta mi sono trovata davanti ai cancelli dell’azienda vinicola I Balzini.
Ero geograficamente nel cuore del Chianti Classico con affaccio su una splendida angolazione di paesaggio che apre davanti agli occhi, dall’alba al tramonto, un infinito emozionarsi di luci e colori che si rincorrono fra vigne e uliveti fino lassù, oltre la vallata, dove senza foschia e un po’ di fortuna si può scorgere anche le torri di San Gimignano.
I Balzini mi avevano attratto per la loro attenzione alle pratiche gentili per il pianeta. Ero lì perchè avevo letto che imbottigliavano in bordolesi più leggere di vetro e scorie. Il loro vino però, in contrasto all’ortodossia chiantigiana snob, m’incuriosiva perché trovarsi nel Chianti Classico al cospetto di un azienda che ignora il Sangiovese era quantomeno da indagare.
E così ho conosciuto e mi sono fatta affascinare dai vini de I Balzini ancor prima – a proposito di indagare – dell’investigatore fiorentino Bordelli che il giallista fiorentino Marco Vichi fa approdare proprio in questi 13 ettari nel suo “Fantasmi dal passato”.
Forse anche il celebre scrittore cercava uno spunto fatto sta che, dopo aver varcato quel cancello e conosciuto Antonella D’Isanto tutto cambia.
Inevitabile farsi travolgere dal suo amore per ciò che fa. Inevitabile sedersi ad ascoltarla davanti a un buon bicchiere e scoprire che l’azienda, che festeggia i suoi 35 anni, fu fondata dal marito Vincenzo, commercialista nel 1980.
Lui con le prime diecimila lire guadagnate comprò una bottiglia di vino per festeggiare e fu così che s’innamorò del nettare di Bacco fino a decidere, dopo aver accumulato un po’ di diecimila lire, di acquistare un’azienda. Un azzardo ai tempi in cui il Chianti e la campagna erano solo un desolato ricordo e un inimmaginabile futuro.
Si affidò al più grande conoscitore di Sangiovese, Giulio Gambelli che senza giri di parole disse che fra quel tufo era impensabile far crescere il vitigno di Toscana per eccellenza. Serviva altro, serviva il coraggio e l’azzardo di piantare vitigni internazionali capaci di andare a fondo nel terreno fino ad abbracciare quei fossili di conchiglie e sali minerali di cui quella terra è ricca.
E così hanno fatto Antonella e Vincenzo e nel 1991 è nato il loro primo vino. Oggi le etichette sono sei e tutti vini rossi: White Label, Black Label, Red Label, Green Label, Pink Label e Gold Label.
L’ultimo nato, il figlio cercato e voluto da Antonella, che nel frattempo ha abbandonato un lavoro tranquillo in ufficio per dedicarsi alla cantina, è proprio il Gold Label nato per festeggiare i 35 anni e in poco tempo divenuto un caso di successo dell’enologia italiana.
Gli occhi di Antonella quando ne parlano brillano di una luce speciale e anche se non hai ancora avuto il piacere di berlo non puoi che crederle.
Il suo dorato Merlot in purezza conta di sole 360 bottiglie e 250 magnum e ha fatto innamorare addirittura lo scettico sommelier campione del mondo Luca Gandini che lo ha seguito in ogni sua fase e lo ha voluto nel suo “Vini e Vignaioli d’Italia 2016”.
Il sogno visionario di Antonella D’Isanto si è realizzato col coraggio di decidere la bassissima resa di un chilogrammo per pianta per ottenere, riuscendoci, il meglio. Il sogno visionario di una donna che non a caso lavora fianco a fianco con altre due donne: la figlia Diana e l’enologa Barbara Tamburini.
Il Merlot d’oro de I Balzini entra così, ed è in eccellente compagnia, in questa guida senza voti che racconta attraverso il vino la storia, spesso particolarissima di duecento uomini e donne innamorati del vino.
Storie di giovani contadini 2.0 che tornano alla terra e figli e nipoti di storici e nobili casati. Mondi diversi che s’intrecciano e incrociano fra pagine che scorrono via bene e che magari fanno storcere la bocca ai puristi.
Uno studioso che ha resuscitato un vecchio palmento sull’Etna, i fratelli campioni del Sauvignon friulano, la signora dell’Amarone che vive come un’artigiana del Rinascimento, il grande produttore che abbatte le case per esaltare il paesaggio, l’eretico della Franciacorta protagonista di un racconto giallo, l’enologo che pianta le viti sulle mura di un castello, l’ex studente che cura le piante di alcune isole della laguna veneziana, l’ex manager che ha lanciato la più piccola doc d’Italia.
E’ davvero in buona compagnia Antonella, una delle cinque new entry della Toscana che vorremo solo sia nota ed apprezzata per l’unicità dei suoi prodotti, per la passione che mette nel suo lavoro, per le tante idee che sprigiona dalla sua genialità, per la godibilità della sua compagnia in azienda con affaccio vigne.
Definirla solo come la creatrice del Merlot più caro del mondo è riduttivo e non gli rende giustizia. Il suo Gold Label è tanto e molto di più di quanto si possa pensare.
“Vignaioli e vini d’Italia” di Luciano Ferraro e Luca Gardini è in edicola dal 26 ottobre a 12,90 euro nei principali store in versione ebook a 7,99 euro.
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Nov 21, 2015 | Chianti Classico, Enogastronomia
[:it]
di Nadia Fondelli – Dell’olio extra vergine d’oliva si parla molto, forse troppo e anche a sproposito specie dopo l’anno orribile 2014 che di fatto, in Toscana ha azzerato la produzione e fatto piangere lacrime amare a tanti.
Questo raccolto 2015 era quindi atteso più di una sposa all’altare. Abbiamo iniziato a parlarne i primi di ottobre prima bisbigliando sottovoce poi, piano
piano più forte fino all’apoteosi di questi giorni quando i frantoi lavorano a pieno regime 24 ore su 24.
Previsioni, anteprime e discorsi, tanti. Difficile però che le porte molto girevoli in questi giorni dei frantoi si aprano ai ficcanaso giornalisti. C’è da lavorare e meglio non averli fra i piedi.
Non sempre è così però perché a San
Polo in Chianti, i fratelli Gionni e Paolo Pruneti, nonostante le occhiaie e i riccioli ribelli di molte notti insonni passate in frantoio ci hanno accolto per raccontarsi e raccontare il loro essere, orgogliosamente, artigiani del gusto.
Qui l’extra vergine d’oliva è il prodotto, non il fratello minore del vino. E’ il prodotto voluto, cercato, sognato e realizzato da due giovani visionari dell’agricoltura 2.0 che fanno qualità dell’eccellenza e che, come se già non fosse eroico il loro lavoro per il frutto dell’olivo, si dilettano anche a ridare splendore alla produzione dell’iris e dello zafferano.
Ma torniamo all’extra vergine che davanti ai nostri occhi in pochi passaggi si trasforma da oliva a olio.
Con coraggio e passione Gionni e Paolo rappresentano l’oggi e il domani di un’azienda dalla tradizione centenaria. Coraggio e passione con cui seguono personalmente ogni fase di lavorazione, coraggio e passione con cui immettono sul mercato monocultivar, cru e blend scelti e selezionati in prima persona per regalare agli appassionati un top di gamma e ai neofiti la possibilità di scoprire la differenza fra un grande extravergine e un anonimo equivalente da supermercato.
Oggi alcuni colleghi stranieri hanno avuto la possibilità di avvicinarsi a questo mondo. Hanno provato l’esperienza particolare di frangere in campo da un olivo e di fare poi degustazione d’olio anche al bicchiere. Hanno provato la sensazione di sentirsi graffiare la gola dai polifenoli, di sentire al naso e in bocca sentori di campo balsamici.
Leccino, Moraiolo e Frantoio i monocultivar 2015 degustati.
Si confermano l’eccellenza degli extravergini dei Pruneti. Leggero, delicato, equilibrato e dolce con i suoi sentori di lattuga e insalate il Leccino. Sentore di erba di campo, rucola, mela verde e finale di pepe nero intenso per il Moraiolo e caratteristico carciofo, rucola e pepe verde per il Frantoio.
Un’annata che promette bene. Il 2015 Pruneti pare davvero essere in linea con i sogni visionari di Gionni e Paolo che per essere compiuti devono solo veder diventare il consumatore un fruitore sempre più consapevole.[:en]

di Nadia Fondelli – Dell’olio extra vergine d’oliva si parla molto, forse troppo e anche a sproposito specie dopo l’anno orribile 2014 che di fatto, in Toscana ha azzerato la produzione e fatto piangere lacrime amare a tanti.
Questo raccolto 2015 era quindi atteso più di una sposa all’altare. Abbiamo iniziato a parlarne i primi di ottobre prima bisbigliando sottovoce poi, piano piano più forte fino all’apoteosi di questi giorni quando i frantoi lavorano a pieno regime 24 ore su 24.
Previsioni, anteprime e discorsi, tanti. Difficile però che le porte molto girevoli in questi giorni dei frantoi si aprano ai ficcanaso giornalisti. C’è da lavorare e meglio non averli fra i piedi.
Non sempre è così però perché a San Polo in Chianti, i fratelli Gionni e Paolo Pruneti, nonostante le occhiaie e i riccioli ribelli di molte notti insonni passate in frantoio ci hanno accolto per raccontarsi e raccontare il loro essere, orgogliosamente, artigiani del gusto.
Qui l’extra vergine d’oliva è il prodotto, non il fratello minore del vino. E’ il prodotto voluto, cercato, sognato e realizzato da due giovani visionari dell’agricoltura 2.0 che fanno qualità dell’eccellenza e che, come se già non fosse eroico il loro lavoro per il frutto dell’olivo, si dilettano anche a ridare splendore alla produzione dell’iris e dello zafferano.
Ma torniamo all’extra vergine che davanti ai nostri occhi in pochi passaggi si trasforma da oliva a olio.
Con coraggio e passione Gionni e Paolo rappresentano l’oggi e il domani di un’azienda dalla tradizione centenaria. Coraggio e passione con cui seguono personalmente ogni fase di lavorazione, coraggio e passione con cui immettono sul mercato monocultivar, cru e blend scelti e selezionati in prima persona per regalare agli appassionati un top di gamma e ai neofiti la possibilità di scoprire la differenza fra un grande extravergine e un anonimo equivalente da supermercato.
Oggi alcuni colleghi stranieri hanno avuto la possibilità di avvicinarsi a questo mondo. Hanno provato l’esperienza particolare di frangere in campo da un olivo e di fare poi degustazione d’olio anche al bicchiere. Hanno provato la sensazione di sentirsi graffiare la gola dai polifenoli, di sentire al naso e in bocca sentori di campo balsamici.
Leccino, Moraiolo e Frantoio i monocultivar 2015 degustati.
Si confermano l’eccellenza degli extravergini dei Pruneti. Leggero, delicato, equilibrato e dolce con i suoi sentori di lattuga e insalate il Leccino. Sentore di erba di campo, rucola, mela verde e finale di pepe nero intenso per il Moraiolo e caratteristico carciofo, rucola e pepe verde per il Frantoio.
Un’annata che promette bene. Il 2015 Pruneti pare davvero essere in linea con i sogni visionari di Gionni e Paolo che per essere compiuti devono solo veder diventare il consumatore un fruitore sempre più consapevole.[:]
Nov 7, 2015 | Arezzo, Casentino, Città del Tufo | Colline Metallifere, Da non perdere, Firenze, Lucca, Massa Carrara, Montagna Pistoiese, Montalbano, Monte Amiata, Mugello | Val di Sieve, Siena, Val d'Elsa | Val di Merse, Val d'Orcia | Val di Chiana, Valdinievole, Versilia
[:it]
Anche se sembra ancora lontano il Natale è già arrivato in Toscana. Si accendono le luci dello shopping natalizio già da novembre in tanti piccoli borghi e nelle grandi città fra profumi di vin brulè e palle colorate di mille sfumature.
Si inizia il nostro viaggio da Chianciano Terme, che dal 6 novembre al 27 dicembre, si trasforma nel Paese di Babbo Natale. Scenografie fatte di luci, alberi, stelle e proiezioni guideranno i visitatori attraverso un mondo incantato.
Anche il trenino turistico “Termalino” si trasformerà per l’occasione per diventare il “Polar Express” e portare grandi e piccini per le vie di tutto il paese. Il clou della manifestazione sarà la dimora di Babbo Natale con tante attività per i più piccoli e il mercatino all’esterno.
Anche Montecatini Terme si prepara presto per le festività natalizie e diventa La Città del Natale dal 6 novembre al 6 gennaio.
Quest’anno anche il borgo medivale di Montecatini Alto partecipa alla festa e fa da cornice al Piccolo Regno Incantato, dove i più piccoli potranno trascorrere la giornata in compagnia dei personaggi delle fiabe più celebri. La città termale, invece, ospita anche la Casa di Babbo Natale, al Castello delle Terme Tamerici. Oltre alla ricostruzione della magica dimora del mitico vecchietto panciuto e barbuto, ci saranno elfi, animazioni, laboratori, spettacoli, burattini, clown, scuola circense e molto altro ancora.
A Montepulciano, nel cuore della Valdorcia, la festa inizia il 21 novembre per concludersi soltanto il 6 gennaio con il Villaggio di Natale.
Piazza Grande, piazzetta Danesi e Via San Donato saranno invase da casette di legno e addobbi a tema. Grande attenzione alla qualità e originalità dei prodotti in vendita con il coinvolgimento delle associazioni degli artigiani.
Street food, spettacoli e attività di animazioni assicureranno poi il divertimento per tutta la famiglia. Per i più piccoli ci saranno inoltre il mini ranch dei pony e il Castello di Babbo Natale, ospitato all’interno della Fortezza Medievale con giochi, canti, spettacoli e laboratori creativi.
A Porciano di Lamporecchio, in provincia di Pistoia, il 29 novembre c’è l’appuntamento con Porciano e i Sapori del Natale.
Dolci tipici, vin brulé, musica itinerante e artigianato per godere l’atmosfera festiva tra le colline del Montalbano e, magari, visitare il piccolo borgo a bordo di una carrozza trainata da cavalli.
A Firenze sono tanti gli eventi in programma.
Dal 2 al 20 dicembre torna, appunto, il Weihnachtsmarkt, tradizionale mercatino di Natale tedesco in Piazza Santa Croce.
Caratteristiche casette di legno addobbate in stile natalizio portano l’aria della Germania nel cuore della città del Giglio. Il profumo di saporiti wurstel e sostanziosi stinchi di maiale cotti sulla brace, i bretzel, lo strudel e altre prelibatezze pervadono l’aria e invitano i visitatori a cedere alle tentazioni della gola, magari accompagnando il tutto con un bel boccale di birra spillato sul momento.
Largo Pietro Annigoni diventa anche quest’anno il Villaggio di Babbo Natale dall’8 dicembre al 6 gennaio.
A Palazzo Corsini, dal 18 al 20 dicembre, c’è il Natale per File (Fondazione Italiana di Leniterapia), l’occasione ideale per trovare un regalo speciale ai propri cari mentre si fa una buona azione. Interverranno molti espositori tra grandi brand, negozi e artigiani del territorio, che devolveranno parte del loro ricavato a FILE.
Nel segno della beneficenza anche Aspettando il Natale, la mostra-mercato che si terrà dal 4 al 6 dicembre all’Obihall a favore della Croce Rossa Italiana.
L’8 dicembre in Piazza Santissima Annunziata ci sarà la Fierucola dell’Immacolata, mentre la Fierucolina di Natale avrà luogo in Piazza Santo Spirito il 20 dicembre.
A Pisa il Palazzo dei Congressi diventa la Fabbrica di Babbo Natale dal 4 all’8 dicembre. Lì la festa è indubbiamente dei più piccoli, con folletti, spettacoli di circo e magia, laboratori artistici, teatrino delle marionette e la presenza di truccatori.
Abbadia San Salvatore, nel cuore dell’Amiata, si prepara ad una grande festa dal 4 dicembre al 6 gennaio.
L’iniziativa Città delle Fiaccole racchiude un richissimo cartelone che condurrà cittadini e visitatori alla scoperta di una montagna diversa, dove si scia, ma non solo. Ogni weekend, infatti, ci saranno mercatini, musiche, laboratori, mostre di presepi e molto altro ancora. I profumi e i sapori del periodo natalizio invaderrano le vie del borgo merdievale che vivrà il momento clou il 24 dicembre, la celebre Notte delle Fiaccole.
A Siena, il 5 e il 6 dicembre si farà shopping nel Medioevo con l’arrivo del Mercato nel Campo, che quest’anno si inspira al tema di Siena Capitale Italiana della Cultura 2015.
Una delle piazze più belle d’Italia farà da cornice alla rievocazione del “mercato grande” che si teneva nel Trecento. Spazio ai prodotti tipici senesi, ma anche di altre regioni italiane e dall’Europa in oltre 150 banche che saranno disposti seguendo le indicazioni date nel XIV secolo dalle autorità comunali. Il Cortile del Podestà ospiterà poi un percorso sensoriale dedicato al settore vitivinicolo.
A Palazzuolo sul Senio, nell’Alto Mugello, torna l’appuntamento con Le Magie dell’Avvento. Il 6, 8, 13 e 20 dicembre la Piazza IV Novembre è il cuore della manifestazione con bancarelle di idee regalo e prodotti tipici italiani, dai presepi alle candele.
Canti natalizi, lanterne colorate, artisti di strada, animazione per adulti e bambini e il percorso 100 Presepi per Palazzuolo – visitabile dal 6 dicembre al 6 gennaio, completano l’atmosfera fiabesca della festa. Immancabile poi, la Baita di Babbo Natale con l’Elfo Truccabimbi per i più piccoli.
Il castello di Monteriggioni diventa il Villaggio di Natale nei giorni 8, 13 e 20 dicembre: animazione per bambini, mercatino di prodotti tipici e attività per tutta la famiglia.
A Chiusi della Verna, nell’Aretino, dal 20 al 27 dicembre è in programma la prima edizione del mercatino e della Casa di Babbo Natale.
Tante le attività: gara di dolci natalizi, palio dei presepi, truccabimbi, animazioni, musica, cori, danze, giochi per grandi e piccini, stand gastronomici e tanto artigianato nella splendida cornice del Sacro Monte.
Infine, a Lucignano, il romantico borgo dell’Aretino, il 20 dicembre – l’ultima domenica prima di Natale – c’è la tradizionale Fiera del Ceppo. Presepi, giocattoli in legno, bambole di pezza, addobbi natalizi e articoli artigianali in pelle ispirano i regali speciali, mentre i dolci tradizionali del periodo, oltre a tartufi e pecorini, miele e marmellate, allietano i buongustai. L’appuntamento è legato ad una memoria storica particolarmente cara ai lucignanesi.
Ricordiamo, inoltre, che l’intera Toscana è costellata di mercatini di Natale: da Lucca a Massa, da Marradi a Pietrasanta.
[:en]
Anche se sembra ancora lontano il Natale è già arrivato in Toscana. Si accendono le luci dello shopping natalizio già da novembre in tanti piccoli borghi e nelle grandi città fra profumi di vin brulè e palle colorate di mille sfumature.
Si inizia il nostro viaggio da Chianciano Terme, che dal 6 novembre al 27 dicembre, si trasforma nel Paese di Babbo Natale. Scenografie fatte di luci, alberi, stelle e proiezioni guideranno i visitatori attraverso un mondo incantato.
Anche il trenino turistico “Termalino” si trasformerà per l’occasione per diventare il “Polar Express” e portare grandi e piccini per le vie di tutto il paese. Il clou della manifestazione sarà la dimora di Babbo Natale con tante attività per i più piccoli e il mercatino all’esterno.
Anche Montecatini Terme si prepara presto per le festività natalizie e diventa La Città del Natale dal 6 novembre al 6 gennaio.
Quest’anno anche il borgo medivale di Montecatini Alto partecipa alla festa e fa da cornice al Piccolo Regno Incantato, dove i più piccoli potranno trascorrere la giornata in compagnia dei personaggi delle fiabe più celebri. La città termale, invece, ospita anche la Casa di Babbo Natale, al Castello delle Terme Tamerici. Oltre alla ricostruzione della magica dimora del mitico vecchietto panciuto e barbuto, ci saranno elfi, animazioni, laboratori, spettacoli, burattini, clown, scuola circense e molto altro ancora.
A Montepulciano, nel cuore della Valdorcia, la festa inizia il 21 novembre per concludersi soltanto il 6 gennaio con il Villaggio di Natale.
Piazza Grande, piazzetta Danesi e Via San Donato saranno invase da casette di legno e addobbi a tema. Grande attenzione alla qualità e originalità dei prodotti in vendita con il coinvolgimento delle associazioni degli artigiani.
Street food, spettacoli e attività di animazioni assicureranno poi il divertimento per tutta la famiglia. Per i più piccoli ci saranno inoltre il mini ranch dei pony e il Castello di Babbo Natale, ospitato all’interno della Fortezza Medievale con giochi, canti, spettacoli e laboratori creativi.
A Porciano di Lamporecchio, in provincia di Pistoia, il 29 novembre c’è l’appuntamento con Porciano e i Sapori del Natale.
Dolci tipici, vin brulé, musica itinerante e artigianato per godere l’atmosfera festiva tra le colline del Montalbano e, magari, visitare il piccolo borgo a bordo di una carrozza trainata da cavalli.
A Firenze sono tanti gli eventi in programma.
Dal 2 al 20 dicembre torna, appunto, il Weihnachtsmarkt, tradizionale mercatino di Natale tedesco in Piazza Santa Croce.
Caratteristiche casette di legno addobbate in stile natalizio portano l’aria della Germania nel cuore della città del Giglio. Il profumo di saporiti wurstel e sostanziosi stinchi di maiale cotti sulla brace, i bretzel, lo strudel e altre prelibatezze pervadono l’aria e invitano i visitatori a cedere alle tentazioni della gola, magari accompagnando il tutto con un bel boccale di birra spillato sul momento.
Largo Pietro Annigoni diventa anche quest’anno il Villaggio di Babbo Natale dall’8 dicembre al 6 gennaio.
A Palazzo Corsini, dal 18 al 20 dicembre, c’è il Natale per File (Fondazione Italiana di Leniterapia), l’occasione ideale per trovare un regalo speciale ai propri cari mentre si fa una buona azione. Interverranno molti espositori tra grandi brand, negozi e artigiani del territorio, che devolveranno parte del loro ricavato a FILE.
Nel segno della beneficenza anche Aspettando il Natale, la mostra-mercato che si terrà dal 4 al 6 dicembre all’Obihall a favore della Croce Rossa Italiana.
L’8 dicembre in Piazza Santissima Annunziata ci sarà la Fierucola dell’Immacolata, mentre la Fierucolina di Natale avrà luogo in Piazza Santo Spirito il 20 dicembre.
A Pisa il Palazzo dei Congressi diventa la Fabbrica di Babbo Natale dal 4 all’8 dicembre. Lì la festa è indubbiamente dei più piccoli, con folletti, spettacoli di circo e magia, laboratori artistici, teatrino delle marionette e la presenza di truccatori.
Abbadia San Salvatore, nel cuore dell’Amiata, si prepara ad una grande festa dal 4 dicembre al 6 gennaio.
L’iniziativa Città delle Fiaccole racchiude un richissimo cartelone che condurrà cittadini e visitatori alla scoperta di una montagna diversa, dove si scia, ma non solo. Ogni weekend, infatti, ci saranno mercatini, musiche, laboratori, mostre di presepi e molto altro ancora. I profumi e i sapori del periodo natalizio invaderrano le vie del borgo merdievale che vivrà il momento clou il 24 dicembre, la celebre Notte delle Fiaccole.
A Siena, il 5 e il 6 dicembre si farà shopping nel Medioevo con l’arrivo del Mercato nel Campo, che quest’anno si inspira al tema di Siena Capitale Italiana della Cultura 2015.
Una delle piazze più belle d’Italia farà da cornice alla rievocazione del “mercato grande” che si teneva nel Trecento. Spazio ai prodotti tipici senesi, ma anche di altre regioni italiane e dall’Europa in oltre 150 banche che saranno disposti seguendo le indicazioni date nel XIV secolo dalle autorità comunali. Il Cortile del Podestà ospiterà poi un percorso sensoriale dedicato al settore vitivinicolo.
A Palazzuolo sul Senio, nell’Alto Mugello, torna l’appuntamento con Le Magie dell’Avvento. Il 6, 8, 13 e 20 dicembre la Piazza IV Novembre è il cuore della manifestazione con bancarelle di idee regalo e prodotti tipici italiani, dai presepi alle candele.
Canti natalizi, lanterne colorate, artisti di strada, animazione per adulti e bambini e il percorso 100 Presepi per Palazzuolo – visitabile dal 6 dicembre al 6 gennaio, completano l’atmosfera fiabesca della festa. Immancabile poi, la Baita di Babbo Natale con l’Elfo Truccabimbi per i più piccoli.
Il castello di Monteriggioni diventa il Villaggio di Natale nei giorni 8, 13 e 20 dicembre: animazione per bambini, mercatino di prodotti tipici e attività per tutta la famiglia.
A Chiusi della Verna, nell’Aretino, dal 20 al 27 dicembre è in programma la prima edizione del mercatino e della Casa di Babbo Natale.
Tante le attività: gara di dolci natalizi, palio dei presepi, truccabimbi, animazioni, musica, cori, danze, giochi per grandi e piccini, stand gastronomici e tanto artigianato nella splendida cornice del Sacro Monte.
Infine, a Lucignano, il romantico borgo dell’Aretino, il 20 dicembre – l’ultima domenica prima di Natale – c’è la tradizionale Fiera del Ceppo. Presepi, giocattoli in legno, bambole di pezza, addobbi natalizi e articoli artigianali in pelle ispirano i regali speciali, mentre i dolci tradizionali del periodo, oltre a tartufi e pecorini, miele e marmellate, allietano i buongustai. L’appuntamento è legato ad una memoria storica particolarmente cara ai lucignanesi.
Ricordiamo, inoltre, che l’intera Toscana è costellata di mercatini di Natale: da Lucca a Massa, da Marradi a Pietrasanta.[:]
Ott 29, 2015 | Firenze
di redazione – “La nostra storia si svolge in una piccola isola della Grecia e più precisamente in un minuscolo paese in riva al mare”. Inizia così, quasi in punta di piedi, il nuovo libro di Andrea Ambrosino intitolato Il Sogno dell’Eroe, edito da Società Editrice Fiorentina, che è uscito in libreria il 22 ottobre. La storia vede come protagonista il piccolo Tancredi che spinto in sogno dalla dea Atena, parte per un viaggio dal quale dipenderanno le sorti della nascente guerra di Troia.
Un elmo magico, una dea battagliera, uno strano sogno, l’incontro con un grande re, un arco prodigioso e un fedele gatto al seguito: questi gli ingredienti di un libro per bambini che mischia il sapore antico della mitologia greca con la tenerezza di una favola della buona notte raccontata al proprio figlio.
Andrea Ambrosino – giovane autore fiorentino che aveva esordito a Natale scorso con il giallo “Vento Canale”- torna ora in libreria con una storia per bambini ambientata in una Grecia mitologica dove dei ed eroi camminano fra gli uomini, e dove un ragazzino partirà per un viaggio verso la più eccitante di tutte le avventure: crescere.
La scelta di un libro per bambini ambientato in Grecia ha per l’autore un doppio significato: “Da una parte – spiega l’autore – ho voluto far rivivere tutte le storie che mi venivano raccontate da piccolo e che oggi desidero raccontare a mio figlio; dall’altra ho voluto omaggiare la Grecia, una nazione che sta vivendo un periodo difficile, perché è giusto ricordare alle nuove generazioni da dove veniamo. È una storia del nostro passato per gli uomini e le donne del nostro futuro”.
Il Sogno dell’Eroe esce all’interno della collana di narrativa della casa editrice SEF di Firenze che ha scoperto in questi anni alcuni autori toscani esordienti (tra questi Fabrizio Altieri, ora autore Piemme ed Einaudi ragazzi) e che conferma con la pubblicazione de Il sogno dell’eroe di Andrea Ambrosino la sua attenzione alle novità presenti sul territorio. Il libro arriverà in libreria e nei principali store on-line in una pubblicazione impreziosita dalle tavole realizzate dall’illustratrice lucchese Paola Fanucchi; illustrazioni che accompagneranno capitolo dopo capitolo la fantasia dei più piccoli per tutta la durata del viaggio.
Andrea Ambrosino, Il sogno dell’eroe, pp. 68, euro 8,00, ISBN 978-88-6032-354-5,
Società Editrice Fiorentina, 2015
Distribuito da Messaggerie Libri
Disponibile in digitale, ISBN 978-88-6032-356-9, euro 2,99
L’autore
Andrea Ambrosino, classe 1980, è nato a Firenze dove si è sposato ed è diventato padre. Da anni lavora nel settore delle risorse umane. La sua libreria personale spazia dalla letteratura greco romana fino ai romanzi gialli, passando per Tex Willer e la fantascienza robotica. Nel 2014 debutta con una storia a tinte gialle ambientata in Sicilia, Vento Canale (edizioni della Meridiana). Il Sogno dell’Eroe segna il suo esordio nella narrativa per bambini.
Ott 20, 2015 | Enogastronomia, Firenze
[:it]
di redazione – Dal kit per farsi il Chianti in garage alla finocchiona Columbus: una mostra di orrori internazionali alla Casa delle Eccellenze accanto alle prelibatezze originali fino al 31 ottobre. Il falso Made in Tuscany in gabbia. Alla Casa delle Eccellenze l’Osservatorio Anti-Contraffazione della Camera di Commercio di Firenze, in collaborazione con Coldiretti, esibisce gli orrori scoperti e sequestrati in tutto il mondo.
Fino a fine mese si può visitare la più grande galleria di tarocchi mai allestita in Toscana intitolata «I nuovi mostri a tavola»: merce spesso deleteria per la salute, che danneggia l’agroalimentare e l’immagine della Made in Italy a livello internazionale, contribuendo a far chiudere imprese e a distruggere posti di lavoro.
Fra i 32 esempi di prodotti spacciati per italiani o toscani il Chianti prodotto in California, il celebre kit per farsi in garage il nostro Doc, la finocchiona americana «Columbus», il salame declinato con tante ingannevoli etichette come il «Firenza Salami» prodotto in Germania, oppure il latte statunitense chiamato «Tuscan».
I prodotti sequestrati e «rinchiusi» nella gabbia dell’ex tribunale subiranno anche un processo al falso Made in Italy (mercoledì 21 ottobre, ore 11) dove a trascinare i tarocchi sul banco degli imputati saranno veri produttori di Coldiretti e militari dei Nas (il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei Carabinieri), con una giuria popolare – il pubblico presente in sala – che alla fine esprimerà il verdetto
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di redazione – Dal kit per farsi il Chianti in garage alla finocchiona Columbus: una mostra di orrori internazionali alla Casa delle Eccellenze accanto alle prelibatezze originali fino al 31 ottobre. Il falso Made in Tuscany in gabbia. Alla Casa delle Eccellenze l’Osservatorio Anti-Contraffazione della Camera di Commercio di Firenze, in collaborazione con Coldiretti, esibisce gli orrori scoperti e sequestrati in tutto il mondo.
Fino a fine mese si può visitare la più grande galleria di tarocchi mai allestita in Toscana intitolata «I nuovi mostri a tavola»: merce spesso deleteria per la salute, che danneggia l’agroalimentare e l’immagine della Made in Italy a livello internazionale, contribuendo a far chiudere imprese e a distruggere posti di lavoro.
Fra i 32 esempi di prodotti spacciati per italiani o toscani il Chianti prodotto in California, il celebre kit per farsi in garage il nostro Doc, la finocchiona americana «Columbus», il salame declinato con tante ingannevoli etichette come il «Firenza Salami» prodotto in Germania, oppure il latte statunitense chiamato «Tuscan».
I prodotti sequestrati e «rinchiusi» nella gabbia dell’ex tribunale subiranno anche un processo al falso Made in Italy (mercoledì 21 ottobre, ore 11) dove a trascinare i tarocchi sul banco degli imputati saranno veri produttori di Coldiretti e militari dei Nas (il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei Carabinieri), con una giuria popolare – il pubblico presente in sala – che alla fine esprimerà il verdetto
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Ott 14, 2015 | Eventi, Firenze, Mugello | Val di Sieve
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di Nadia Fondelli – A chi non è capitato almeno una volta, passeggiando sui lungarni, di vedere in Arno una strana barca con venti vogatori che procede al ritmo di un tamburino?
Se l’avete osservata bene quella barca con la testa di un dragone in prua ha un equipaggio totalmente di rosa vestito. Sono tutte donne e avanzano decise solcando le acque sul loro Dragon Boat pluridecorato.
Sono lo squadrone delle Lilt Florence Dragon Lady che, grazie al loro medagliere sono riuscite nella non facile impresa di far aggiudicare a Firenze il festival mondiale delle Dragon Lady 2018.
Se stessimo parlando di calcio la notizia sarebbe da otto colonne, ma siccome trattasi di altro sport la stessa è passata un po’ sotto traccia nei quotidiani.
Firenze e il Mugello con il lago di Bilancino ospiteranno un appuntamento dai numeri incredibili; basti solo dire che, nell’edizione precedente del 2014 svoltatasi nel bacino di Sarasota in Florida, oltre 100 sono stati gli equipaggi partecipanti a rappresentare 9 paesi per un totale di circa 3000 donne operate al seno a vogare.
Ma chi sono queste donne speciali?
Sono delle vincenti della vita e dello sport che praticano questa disciplina nata nel 1996 come forma di riabilitazione a seguito dell’intuizione del medico statunitense Dr. Mckenzie che, in contrasto con le teorie del periodo, ha scoperto che il movimento ritmico e ciclico della pagaiata costituisse una sorta di linfodrenaggio naturale favorendo la prevenzione del linfedema.
E da quel 1996 tanta strada è stata percorsa. Nel 2003 è nata a Roma la prima squadra italiana e il 14 febbraio del 2006 è nato lo squadrone fiorentino.
San Valentino ha sancito l’amore della città per le sue dragon lady. Oltre 200 le donne – dai 30 agli 80 anni – che in questi anni si sono alternate alla pagaia e circa 50 quelle che oggi fanno parte della squadra gigliata imbattibile fra i confini nazionali.
Faremo il tifo per loro al mondiale del 2018, ma facciamolo sempre, ogni volta che le vediamo procedere in Arno al ritmo del tamburo semplicemente perché, oltre al rappresentare il bello e il buono dello sport loro sono molto di più.
Sono l’entusiasmo, la forza interiore, il senso di squadra, il cuore, la vita e la certezza che una buona cultura della prevenzione passa attraverso esempi virtuosi.[:en]
di Nadia Fondelli – A chi non è capitato almeno una volta, passeggiando sui lungarni, di vedere in Arno una strana barca con venti vogatori che procede al ritmo di un tamburino?
Se l’avete osservata bene quella barca con la testa di un dragone in prua ha un equipaggio totalmente di rosa vestito. Sono tutte donne e avanzano decise solcando le acque sul loro Dragon Boat pluridecorato.
Sono lo squadrone delle Lilt Florence Dragon Lady che, grazie al loro medagliere sono riuscite nella non facile impresa di far aggiudicare a Firenze il festival mondiale delle Dragon Lady 2018.
Se stessimo parlando di calcio la notizia sarebbe da otto colonne, ma siccome trattasi di altro sport la stessa è passata un po’ sotto traccia nei quotidiani.
Firenze e il Mugello con il lago di Bilancino ospiteranno un appuntamento dai numeri incredibili; basti solo dire che, nell’edizione precedente del 2014 svoltatasi nel bacino di Sarasota in Florida, oltre 100 sono stati gli equipaggi partecipanti a rappresentare 9 paesi per un totale di circa 3000 donne operate al seno a vogare.
Ma chi sono queste donne speciali?
Sono delle vincenti della vita e dello sport che praticano questa disciplina nata nel 1996 come forma di riabilitazione a seguito dell’intuizione del medico statunitense Dr. Mckenzie che, in contrasto con le teorie del periodo, ha scoperto che il movimento ritmico e ciclico della pagaiata costituisse una sorta di linfodrenaggio naturale favorendo la prevenzione del linfedema.
E da quel 1996 tanta strada è stata percorsa. Nel 2003 è nata a Roma la prima squadra italiana e il 14 febbraio del 2006 è nato lo squadrone fiorentino.
San Valentino ha sancito l’amore della città per le sue dragon lady. Oltre 200 le donne – dai 30 agli 80 anni – che in questi anni si sono alternate alla pagaia e circa 50 quelle che oggi fanno parte della squadra gigliata imbattibile fra i confini nazionali.
Faremo il tifo per loro al mondiale del 2018, ma facciamolo sempre, ogni volta che le vediamo procedere in Arno al ritmo del tamburo semplicemente perché, oltre al rappresentare il bello e il buono dello sport loro sono molto di più.
Sono l’entusiasmo, la forza interiore, il senso di squadra, il cuore, la vita e la certezza che una buona cultura della prevenzione passa attraverso esempi virtuosi.[:]