Gen 18, 2016 | Editoriale, Firenze
[:it]
di Nadia Fondelli – 36 mila presenze di cui 25mila buyer con un bel 4% in più rispetto alla precedente tornata invernale. Altro record che si aggiunge alla presenza di ben 1219 espositori.
“Siamo contentissimi di questo Pitti Uomo – afferma l’amministratore delegato di Pitti Immagine Raffaello Napoleone – per l’atmosfera di grande positività che si è respirata negli stand e nelle facce di tutti protagonisti”.
E se è contento lui lo siamo tutti. Del resto il made in Italy tira e parecchio, ma non è una novità.
Nella speranza che qualcuno nelle alte stanze dei bottoni si decida a difendere davvero il bello e il buono del bel paese a fatti e non solo a parole, anche noi, che abbiamo consumato suole fra i padiglioni dell’appena trascorso Pitti Uomo invernale più caldo degli ultimi anni metereologicamente parlando vogliamo, in pillole dire la nostra.
Fra il serio e il faceto senza avere la pretesa di essere intenditori di out fit, ma semplici cronisti attenti a ciò che ci gira intorno.
Pitti del resto, così come il festival di Sanremo, è luogo dove devi essere. E non è banale riflettere sulla non troppo strana coincidenza che, questi due mondi variegati e variopinti cadono proprio in pieno Carnevale…
Cosa emerge da Pitti? Quali tendenze? Come si vestirà l’uomo la prossima stagione?
Iniziamo dal fondo ovvero dicendo che sfido chiunque ad affermare di poter incontrare trafelato in autobus la mattina il ragionier Rossi vestito con panciotto zebrato o pantalone altezza polpaccio con calzini di due colori diversi (roba che a Pitti era routine).
Emerge tutto e niente e le tendenze sono: classico, trendy, metropolitano, tribale, ecologico, tecnologico, naturale, e via discorrendo con tutti gli altri mirabolanti aggettivi che i colleghi del settore hanno scritto nei loro pezzi letti in rassegna stampa.
Ordunque se è vero che Pitti Uomo oggi offre tendenze per tutti i gusti e altrettanto vero che la moda è qualcosa di molto simile a un quadro astratto dove ognuno vede ciò che vuol vedere.
Personalmente nei miei cassettini della memoria è rimasta l’emozionante passione di un piccolo artigiano friulano, Drogheria Crivellini che ha riportato le tipiche Scarpets alle sue origini.
Ovvero vecchia gomma di bicicletta come suola e tessuto non sempre dello stesso bagno di colore per il resto della scarpa. Quella era l’unica scarpa possibile – grazie agli avanzi -dei contadini friulani e non ha niente a che fare con la fighettitudine finta pantofola lusso sdoganata da tanti stilisti per vip da Costa Smeralda negli ultimi anni.
Bella anche la nuova vita regalata al cappello (uno degli accessori di culto dei tempi moderni) da Doria 1905 che, con un secolo di storia alle spalle ha avuto il coraggio di rivisitare i grandi classici con colori, inserti modaioli adatti a tutti, specie se dai 30 anni in giù. Applausi perché altri hanno avuto solo la forza di farsi spingere dall’onda rispolverando i modellini dei tempi che furono.
Per il resto occhi strabuzzanti ad ammirare mise bizzarre per gli annoiati poliziotti costretti per giorni davanti alla Fortezza in nome della sicurezza a tutti i costi dell’apparenza; tanto finto buonismo e political correct con le ispirazioni all’Africa e la sfilata con tre migranti mentre nel Mediterraneo continuano le stragi dei viaggi della speranza e poi che barba… tutte quelle barbe false hipster e vittoriane che ci fanno solo convincere di un fatto: fantasia e personalità zero, anche nel regno della moda![:en]
di Nadia Fondelli – 36 mila presenze di cui 25mila buyer con un bel 4% in più rispetto alla precedente tornata invernale. Altro record che si aggiunge alla presenza di ben 1219 espositori.
“Siamo contentissimi di questo Pitti Uomo – afferma l’amministratore delegato di Pitti Immagine Raffaello Napoleone – per l’atmosfera di grande positività che si è respirata negli stand e nelle facce di tutti protagonisti”.
E se è contento lui lo siamo tutti. Del resto il made in Italy tira e parecchio, ma non è una novità.
Nella speranza che qualcuno nelle alte stanze dei bottoni si decida a difendere davvero il bello e il buono del bel paese a fatti e non solo a parole, anche noi, che abbiamo consumato suole fra i padiglioni dell’appena trascorso Pitti Uomo invernale più caldo degli ultimi anni metereologicamente parlando vogliamo, in pillole dire la nostra.
Fra il serio e il faceto senza avere la pretesa di essere intenditori di out fit, ma semplici cronisti attenti a ciò che ci gira intorno.
Pitti del resto, così come il festival di Sanremo, è luogo dove devi essere. E non è banale riflettere sulla non troppo strana coincidenza che, questi due mondi variegati e variopinti cadono proprio in pieno Carnevale…
Cosa emerge da Pitti? Quali tendenze? Come si vestirà l’uomo la prossima stagione?
Iniziamo dal fondo ovvero dicendo che sfido chiunque ad affermare di poter incontrare trafelato in autobus la mattina il ragionier Rossi vestito con panciotto zebrato o pantalone altezza polpaccio con calzini di due colori diversi (roba che a Pitti era routine).
Emerge tutto e niente e le tendenze sono: classico, trendy, metropolitano, tribale, ecologico, tecnologico, naturale, e via discorrendo con tutti gli altri mirabolanti aggettivi che i colleghi del settore hanno scritto nei loro pezzi letti in rassegna stampa.
Ordunque se è vero che Pitti Uomo oggi offre tendenze per tutti i gusti e altrettanto vero che la moda è qualcosa di molto simile a un quadro astratto dove ognuno vede ciò che vuol vedere.
Personalmente nei miei cassettini della memoria è rimasta l’emozionante passione di un piccolo artigiano friulano, Drogheria Crivellini che ha riportato le tipiche Scarpets alle sue origini.
Ovvero vecchia gomma di bicicletta come suola e tessuto non sempre dello stesso bagno di colore per il resto della scarpa. Quella era l’unica scarpa possibile – grazie agli avanzi -dei contadini friulani e non ha niente a che fare con la fighettitudine finta pantofola lusso sdoganata da tanti stilisti per vip da Costa Smeralda negli ultimi anni.
Bella anche la nuova vita regalata al cappello (uno degli accessori di culto dei tempi moderni) da Doria 1905 che, con un secolo di storia alle spalle ha avuto il coraggio di rivisitare i grandi classici con colori, inserti modaioli adatti a tutti, specie se dai 30 anni in giù. Applausi perché altri hanno avuto solo la forza di farsi spingere dall’onda rispolverando i modellini dei tempi che furono.
Per il resto occhi strabuzzanti ad ammirare mise bizzarre per gli annoiati poliziotti costretti per giorni davanti alla Fortezza in nome della sicurezza a tutti i costi dell’apparenza; tanto finto buonismo e political correct con le ispirazioni all’Africa e la sfilata con tre migranti mentre nel Mediterraneo continuano le stragi dei viaggi della speranza e poi che barba… tutte quelle barbe false hipster e vittoriane che ci fanno solo convincere di un fatto: fantasia e personalità zero, anche nel regno della moda![:]
Dic 27, 2015 | Arcipelago | Costa degli Etruschi, Arezzo, Casentino, Chianti Classico, Città del Tufo | Colline Metallifere, Crete Senesi, Eventi, Firenze, Garfagnana, Grosseto, Litorale pisano, Livorno, Lucca, Lunigiana, Maremma, Massa Carrara, Montagna Pistoiese, Montalbano, Monte Amiata, Monti Pisani, Mugello | Val di Sieve, Pisa, Pistoia, Prato, San Gimignano, Siena, Val Bisenzio, Val d'Elsa | Empolese, Val d'Elsa | Val di Merse, Val d'Orcia | Val di Chiana, Val di Cecina, Val di Cornia, Val Tiberina, Valdarno, Valdarno | Valdera | Colline Pisane, Valdinievole, Valle del Serchio | Piana Lucchese, Versilia
[:it]
di Stefania Pianigiani – Fin da piccina, da buona toscana, oltre l’albero di Natale, a me è sempre piaciuto fare il presepe. Andare a cercare la borraccina, mettere i rametti di quercia a fare gli aberi insieme a il pungitopo. E mi è sempre piaciuto andare in giro per la Toscana a vedere i presepi, e quest’anno ce ne sono davvero tanti da non perdere.

Terre di Presepi, é un coordinamento fatto da presepisti, parrocchie, enti ed associazioni, che ha messo in rete Vie dei presepi, presepi artistici, esposizioni presepiali, musei del presepe, presepi viventi per una proposta accattivante per il tempo di Natale.
Ecco dove andare a vederli: a Usigliano di Lari (Pi), è visitabile l’unico Museo permanente
del presepe regionale e accoglie nelle cantine dell’antica fattoria Castelli una collezione pregevoli con quaranta realizzazioni del presepista
Claudio Terreni.
A Porcari di Lucca è allestita una mostra di presepi e
diorami con opere di scultori italiani e spagnoli, a Siena, un’ampia collezione di presepi provenienti da tutto il mondo, a Tavarnelle val di Pesa (Fi) un percorso presepiale.
Chi vuol apprezzare tante realtà presepiali in un’unica visita deve recarsi a Castelfiorentino (Fi) dove è allestita la via dei presepi caratterizzata da oltre cinquanta rappresentazioni artistiche di cui alcune di grandi dimensioni.
A Cerreto Guidi la via dei presepi che interessa il paese è
caratterizzata (accanto al presepe nel campanile) da un realizzazione da record. Si tratta del presepe all’uncinetto più grande mai realizzato.
A San Miniato la via dei presepi si snoda sui due chilometri del crinale della città ed è caratterizzata dal Calendario dell’Avvento, una mostra collettiva sul tema della misericordia realizzata da trenta artisti sulle finestre dello storico seminario, dall’esposizione artistica dei presepi in arte povera realizzata con materiali di riciclo realizzati da Roberto Cipollone in arte Ciro, dalla passeggiata campestre alla scoperta dei presepi lungo i
vicoli carbonari, al presepe artistico di Mario Rossi, situato in una nuova location, ai tanti presepi artistici e tradizionali.
Poi ci sono i presepi artistici, vere e proprie opere d’arte di grandi dimensioni. A San Romano si t
ratta di un presepe che occupa l’intero chiostro del convento, una vera e propria opera monumentale per ingegno e realizzazione. A Cigoli, il presepe tra i più tecnologici d’Italia, avrà
ancora maggiori suggestioni, a Petroio, presso Vinci, nella terra di Leonardo, il presepe meccanizzato, allestito
esternamente, occupa un’intera collina. Nella vicina Sovigliana al presepe artistico e affiancata una esposizione di diorami.
A Lecore nella piana di Signa, Sauro Mari realizza un presepe artistico e contemplativo; quest’anno ha come tema: “Profumo di vita dove tutto diventa pane” e viene sviluppato con materiale povero come le scatole di cartone e materiali naturali.
Meditazione e riflessione anche al presepe di Oste di Montemurlo. Ha come titolo “Venne tra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto” (Gv. 1,11) e pone l’attenzione all’accoglienza dei tanti migranti che giungono in
condizioni disperate nelle nostre coste, senza mancare i forti richiami al Giubileo della Misericordia.
A Nicosia di Calci (Pi) a pochi chilometri dalla Certosa, al “Presepio che cresce” i personaggi sono realizzati in gesso lavorato e pitturato e i vestiti con tessuti adatti all’epoca.
A Montignoso (Gambassi Terme – Fi) il presepe racconta in un suggestivo itinerario le scene dell’intera vita di Gesù, a Montopoli il presepe è tradizionale nella sacrestia della pieve e ha una veste nuova:un fondale panoramico che raffigura gli angoli più caratteristici del piccolo borgo,situato nella campagna toscana.
Presepe in grotta in località Convalle di Pescaglia in provincia di Lucca. Si tratta di un presepe realizzato dal Gruppo Speleologico dell’Alta Val Freddana sin dal 1994 all’interno in una grotta naturale.
All‘Isolotto di Firenze ai Bassi, il presepe artistico, recentemente rinnovato, è meccanizzato, mentre alla parrocchia di Legnaia di Firenze ricalca la tradizione.
Ad Empoli viene allestito un presepe napoletano allestito nell’ex ospedale San Giuseppe, mentre presso
la parrocchia di San Giovanni Evangelista accanto al presepe artistico va in scena da alcuni anni il presepe vivente in parole, danza e musica.
A Poggibonsi in un capannone è allestito il presepe animato dei vecchi mestieri. Si tratta in un percorso illustrato di circa 50 raffigurazioni di antichi mestieri, fra i quali il falegname, il barbiere, le donne che tessano la lana, il macellaio, il fabbro (vincitore alla mostra dei presepi di Verona)
A Tizzana di Quarrata, il presepe, di stile tradizionale, ha come particolarità il luogo di
allestimento: l’antica cantina della canonica. Alla parrocchia di Traversagna, (Massa e Cozzile) il presepe poliscenico è animato con tre fasi, sincronizzato con commento e colonna sonora con personaggi in movimento. A San Miniato Basso il presepe è vivente. In esso sono coinvolti ogni anno oltre trecento figuranti per una rappresentazione scenica di notevoli dimensioni arricchita dalle principali scene di vita al tempo della nascita di Gesù.
Ma ci sono anche molte altre realtà che stanno
preparando presepi suggestivi come la parrocchia di Castelfranco di Sotto e i borghi di Marti, Ponte a Elsa nel sanminiatese.
www.terredipresepi.blogspot.i
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Dic 27, 2015 | Chianti Classico, Da non perdere, Firenze
[:it]
di Nadia Fondelli – La notizia è di quelle che fanno gonfiare il petto d’orgoglio toscano. La Porta Santa, appena aperta per il Giubileo della Misericordia da Papa Francesco, pochi lo sanno, è stata creata da abili mani artigiane chiantigiane.
Dalle mani sapienti degli artigiani d’arte, scultori e mastri fonditori, della Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli nacque la Porta Santa in Vaticano. Sì, proprio quella aperta da Papa Francesco lo scorso 8 dicembre.
La ‘grande bellezza’ che avvicina Firenze, il Chianti al Vaticano è la Porta realizzata per l’Anno Santo 1950 dai custodi fiorentini di antichi segreti dell’arte del passato.
Ferdinando Marinelli Jr con il repertorio di immagini dell’epoca conservate nell’archivio di famiglia ci svela i segreti di quella realizzazione.
“La Fonderia, fondata nel 1905 da mio nonno – commenta – lega il proprio nome alla riproduzione di monumenti in bronzo dei giganti dell’arte classica e rinascimentale, tra cui Michelangelo, Ghiberti, Tacca, Giambologna, Donatello, Cellini e tanti altri con nostre copie sparse in tutto il mondo; della Porta Santa e della sua realizzazione ho un ricordo nitido grazie al racconto di mio nonno, Ferdinando Senior, che era amico dello scultore senese Vico Consorti, detto anche Vico dell’Uscio, che la realizzò.
Mio nonno fuse la Porta Santa nella fonderia di Rifredi che rimase attiva fino a quindici anni fa, come testimoniano le poche immagini che abbiamo conservato”. Prima della Porta Santa nel 1932 la Fonderia realizzò sempre per il Vaticano i bronzi per la grande rampa monumentale dei Musei Vaticani. Altra opera, realizzata qualche anno prima della Porta Santa, nel 1947, è la Porta di Santa Maria Maggiore a Roma, anch’essa considerata Porta Santa.
La storia della Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze è una testimonianza di arte e cultura oltre che di abilità artigiana, che si tramanda intatta nei secoli. Le tecniche utilizzate sono le stesse dell’antichità classica e del Rinascimento. E’ universalmente riconosciuta come una delle eccellenze dell’artigianato italiano e mondiale.
Due i grandi punti di forza della fonderia: la gipsoteca e l’utilizzo della fusione a cera persa, tecnica in uso nel passato, nelle botteghe rinascimentali.
L’iniziatore della Fonderia, Ferdinando Marinelli, dedicò parte della sua attività ad eseguire tali calchi negativi sui capolavori originali. Sono questi infatti che permettono la realizzazione dei celebri bronzi e marmi identici ai capolavori da cui provengono.
La gipsoteca si è costituita nella prima metà del ‘900. Ed ancora oggi il nipote Ferdinando Marinelli continua ad arricchirla quando le autorità competenti ne autorizzano l’esecuzione su opere da sostituire con repliche museali. Gli artigiani d’arte della fonderia, una squadra di giovani e adulti che mette insieme scultori, artigiani e bronzisti, adottano l’antica tecnica della cera persa, avvalendosi dei segreti di una volta e mettendo in atto una sequenza complessa di procedimenti. Tutte le fasi sono manuali e occorrono artigiani esperti e abilissimi per eseguirle.
“L’attività della Fonderia artistica Marinelli è un’eccellenza del nostro tessuto produttivo ed è motivo di vanto per il Comune – commenta il sindaco di Barberino Val d’Elsa Giacomo Trentanovi – oltre all’abilità artigianale dei formatori, degli scultori, dei fonditori, dei bronzisti che lavorano all’interno della Fonderia il grande tesoro, che accredita questa azienda come realtà unica al mondo, è la gipsoteca di proprietà della famiglia Marinelli che accoglie centinaia di calchi sugli originali di opere che vanno dal periodo etrusco, ellenistico a quello rinascimentale. La nostra idea è quella di prevedere un maggiore coinvolgimento sul territorio della Fonderia, farne conoscere le qualità artistiche e artigianali, stiamo infatti lavorando alla realizzazione di una prestigiosa mostra itinerante nel territorio che esporrà realizzazioni note e inedite della grande fucina artistica che rende la Fonderia Marinelli celebre in tutto il mondo”.
Tra le opere più recenti realizzate per il Vaticano la scultura in bronzo ‘tattile’ che riproduce la celebre Madonna di Bruges di Michelangelo. Per la prima volta alcuni visitatori non vedenti hanno potuto ‘sentire’ al tatto le straordinarie forme della scultura michelangiolesca grazie alla donazione che la fonderia Ferdinando Marinelli e l’americano Ronald Welborn e la sua famiglia hanno effettuato in favore dei Musei Vaticani.
L’opera, realizzata presso la fonderia di Barberino Val d’Elsa va ad arricchire il patrimonio artistico dei Musei Vaticani in uno specifico itinerario di visita dedicato alla disabilità ed in particolare ai visitatori non vedenti.[:en]
di Nadia Fondelli – La notizia è di quelle che fanno gonfiare il petto d’orgoglio toscano. La Porta Santa, appena aperta per il Giubileo della Misericordia da Papa Francesco, pochi lo sanno, è stata creata da abili mani artigiane chiantigiane.
Dalle mani sapienti degli artigiani d’arte, scultori e mastri fonditori, della Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli nacque la Porta Santa in Vaticano. Sì, proprio quella aperta da Papa Francesco lo scorso 8 dicembre.
La ‘grande bellezza’ che avvicina Firenze, il Chianti al Vaticano è la Porta realizzata per l’Anno Santo 1950 dai custodi fiorentini di antichi segreti dell’arte del passato.
Ferdinando Marinelli Jr con il repertorio di immagini dell’epoca conservate nell’archivio di famiglia ci svela i segreti di quella realizzazione.
“La Fonderia, fondata nel 1905 da mio nonno – commenta – lega il proprio nome alla riproduzione di monumenti in bronzo dei giganti dell’arte classica e rinascimentale, tra cui Michelangelo, Ghiberti, Tacca, Giambologna, Donatello, Cellini e tanti altri con nostre copie sparse in tutto il mondo; della Porta Santa e della sua realizzazione ho un ricordo nitido grazie al racconto di mio nonno, Ferdinando Senior, che era amico dello scultore senese Vico Consorti, detto anche Vico dell’Uscio, che la realizzò.
Mio nonno fuse la Porta Santa nella fonderia di Rifredi che rimase attiva fino a quindici anni fa, come testimoniano le poche immagini che abbiamo conservato”. Prima della Porta Santa nel 1932 la Fonderia realizzò sempre per il Vaticano i bronzi per la grande rampa monumentale dei Musei Vaticani. Altra opera, realizzata qualche anno prima della Porta Santa, nel 1947, è la Porta di Santa Maria Maggiore a Roma, anch’essa considerata Porta Santa.
La storia della Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze è una testimonianza di arte e cultura oltre che di abilità artigiana, che si tramanda intatta nei secoli. Le tecniche utilizzate sono le stesse dell’antichità classica e del Rinascimento. E’ universalmente riconosciuta come una delle eccellenze dell’artigianato italiano e mondiale.
Due i grandi punti di forza della fonderia: la gipsoteca e l’utilizzo della fusione a cera persa, tecnica in uso nel passato, nelle botteghe rinascimentali.
L’iniziatore della Fonderia, Ferdinando Marinelli, dedicò parte della sua attività ad eseguire tali calchi negativi sui capolavori originali. Sono questi infatti che permettono la realizzazione dei celebri bronzi e marmi identici ai capolavori da cui provengono.
La gipsoteca si è costituita nella prima metà del ‘900. Ed ancora oggi il nipote Ferdinando Marinelli continua ad arricchirla quando le autorità competenti ne autorizzano l’esecuzione su opere da sostituire con repliche museali. Gli artigiani d’arte della fonderia, una squadra di giovani e adulti che mette insieme scultori, artigiani e bronzisti, adottano l’antica tecnica della cera persa, avvalendosi dei segreti di una volta e mettendo in atto una sequenza complessa di procedimenti. Tutte le fasi sono manuali e occorrono artigiani esperti e abilissimi per eseguirle.
“L’attività della Fonderia artistica Marinelli è un’eccellenza del nostro tessuto produttivo ed è motivo di vanto per il Comune – commenta il sindaco di Barberino Val d’Elsa Giacomo Trentanovi – oltre all’abilità artigianale dei formatori, degli scultori, dei fonditori, dei bronzisti che lavorano all’interno della Fonderia il grande tesoro, che accredita questa azienda come realtà unica al mondo, è la gipsoteca di proprietà della famiglia Marinelli che accoglie centinaia di calchi sugli originali di opere che vanno dal periodo etrusco, ellenistico a quello rinascimentale. La nostra idea è quella di prevedere un maggiore coinvolgimento sul territorio della Fonderia, farne conoscere le qualità artistiche e artigianali, stiamo infatti lavorando alla realizzazione di una prestigiosa mostra itinerante nel territorio che esporrà realizzazioni note e inedite della grande fucina artistica che rende la Fonderia Marinelli celebre in tutto il mondo”.
Tra le opere più recenti realizzate per il Vaticano la scultura in bronzo ‘tattile’ che riproduce la celebre Madonna di Bruges di Michelangelo. Per la prima volta alcuni visitatori non vedenti hanno potuto ‘sentire’ al tatto le straordinarie forme della scultura michelangiolesca grazie alla donazione che la fonderia Ferdinando Marinelli e l’americano Ronald Welborn e la sua famiglia hanno effettuato in favore dei Musei Vaticani.
L’opera, realizzata presso la fonderia di Barberino Val d’Elsa va ad arricchire il patrimonio artistico dei Musei Vaticani in uno specifico itinerario di visita dedicato alla disabilità ed in particolare ai visitatori non vedenti.[:]
Dic 18, 2015 | Firenze, Shopping
[:it]
di Nadia Fondelli – Si avvicina il Natale e le feste di Capodanno. Inevitabile è farsi travolgere dalle tentazioni dei dolci delle feste.
Panettone, pandori, ricciarelli, torrone. Ma anche cioccolatini e altre leccornie che stuzzicano l’acquolina in bocca e fanno alzare glicemia e girovita.
Nessun pericolo. Ve lo abbiamo detto già lo scorso anno. Lasciatevi tentare basta che poi indossiate le scarpe da running e via! A smaltire…
Una fetta di panettone vale 5 chilometri di corsa e allora se proprio non siete uno sportivo pensateci bene. Che panettone sia, ma buono!
Le vetrine ad alto tasso glicemico traggono in inganno. Non vi fate affascinare da confezioni scintillanti, packaging trendy e men che mai dai prodotti industriali impilati all’inverosimile nei supermercati.
Se volete un dolce di Natale dovete solo andare da un artigiano del gusto.
Il calore delle feste infatti non è fatto solo di baci, abbracci, sorrisi, nonne e tortellini. Il panettone è un classico, ma troppo spesso si tralascia l’ultima portata e così come (quasi sempre) un pessimo caffè rovina un buon pasto un panettone sbagliato toglie la poesia delle feste.
L’ultimo sapore è quello che si stampa nella memoria, quello che si chiude per sempre nei cassettini della memoria. E questo tanti lo scordano….
Ecco che allora, girando e cercando, ho trovato non un panettone ma il panettone. Notoriamente mi lascio affascinare dai nomi di moda che piacciono ad alcuni colleghi ma vado a scovare ed ho scovato il meglio a Firenze, paradossalmente, a due passi da casa.
In via Gioberti alla Pasticceria Serafini ho trovato il top. Non solo panettone, da provare anche il pandolce: gustoso panetto bagnato di rum oppure di rum e cioccolato con glassatura.
Un vero panettone (tre varianti: classico, con solo uvetta e al cioccolato) che nasce da un lievito madre di oltre 70 anni che si sveglia coccolato e viziato da mani sapienti ed abili a fine novembre. Mani che lo plasmano con farine selezionate, lo impastano con materie di primissima qualità e canditi senza anidride solforosa. Solo mani sapienti, pazienza e attesa. Nessun macchinario, nessun mixer al servizio di una procedura artigiana che fa partorire un panettone in tre giorni e tre notti.
Il risultato è stupefacente. L’emozione di sapori antichi, un gusto elegante che persiste avvolgendo senza aggredire.
Poco altro da aggiungere. Una tradizione del gusto che si rinnova da oltre 70 anni grazie a custodi sapienti e voglia di dare ancora oggi il meglio, nonostante altre scelte siano più facili e ruffiane.[:en]
di Nadia Fondelli – Si avvicina il Natale e le feste di Capodanno. Inevitabile è farsi travolgere dalle tentazioni dei dolci delle feste.
Panettone, pandori, ricciarelli, torrone. Ma anche cioccolatini e altre leccornie che stuzzicano l’acquolina in bocca e fanno alzare glicemia e girovita.
Nessun pericolo. Ve lo abbiamo detto già lo scorso anno. Lasciatevi tentare basta che poi indossiate le scarpe da running e via! A smaltire…
Una fetta di panettone vale 5 chilometri di corsa e allora se proprio non siete uno sportivo pensateci bene. Che panettone sia, ma buono!
Le vetrine ad alto tasso glicemico traggono in inganno. Non vi fate affascinare da confezioni scintillanti, packaging trendy e men che mai dai prodotti industriali impilati all’inverosimile nei supermercati.
Se volete un dolce di Natale dovete solo andare da un artigiano del gusto.
Il calore delle feste infatti non è fatto solo di baci, abbracci, sorrisi, nonne e tortellini. Il panettone è un classico, ma troppo spesso si tralascia l’ultima portata e così come (quasi sempre) un pessimo caffè rovina un buon pasto un panettone sbagliato toglie la poesia delle feste.
L’ultimo sapore è quello che si stampa nella memoria, quello che si chiude per sempre nei cassettini della memoria. E questo tanti lo scordano….
Ecco che allora, girando e cercando, ho trovato non un panettone ma il panettone. Notoriamente mi lascio affascinare dai nomi di moda che piacciono ad alcuni colleghi ma vado a scovare ed ho scovato il meglio a Firenze, paradossalmente, a due passi da casa.
In via Gioberti alla Pasticceria Serafini ho trovato il top. Non solo panettone, da provare anche il pandolce: gustoso panetto bagnato di rum oppure di rum e cioccolato con glassatura.
Un vero panettone ( tre varianti: classico, che nasce da un lievito madre di oltre 70 anni che si sveglia coccolato e viziato da mani sapienti ed abili a fine novembre. Mani che lo plasmano con farine selezionate, lo impastano con materie di primissima qualità e canditi senza anidride solforosa. Solo mani sapienti, pazienza e attesa. Nessun macchinario, nessun mixer al servizio di una procedura artigiana che fa partorire un panettone in tre giorni e tre notti.
Il risultato è stupefacente. L’emozione di sapori antichi, un gusto elegante che persiste avvolgendo senza aggredire.
Poco altro da aggiungere. Una tradizione del gusto che si rinnova da oltre 70 anni grazie a custodi sapienti e voglia di dare ancora oggi il meglio, nonostante altre scelte siano più facili e ruffiane.[:]
Dic 2, 2015 | Arte e cultura, Firenze
[:it]
di redazione – Si apre venerdì 4 dicembre nelle prestigiose sale del Gabinetto Vieusseux e prosegue nella giornata di sabato 5 dicembre la settimana conferenza annuale della Florence University of The Art (Fua). Il Mediterraneo sarà il protagonista assoluto.
Smentendo la banalità di uno dei luoghi comuni più consunti si può senz’altro dire che non conosce la crisi del settimo anno l’annuale conferenza della Florence Universiry of the Art, entità accademica della Fondazione Palazzi.
Una conferenza internazionale che rappresenta l’evento culturale più significativo dei percorsi accademici di questa speciale scuola internazionale, conosciuta e apprezzata a tutte le latitudini e che ha al centro del suo successo il particolare taglio accademico di stampo americano.
Una conferenza quest’anno che, mettendo al centro il Mediterraneo, fa idealmente da ponte fra passato e futuro, fra culture e religioni diverse ed attualizza forte, oggi più che mai, che il mare Nostrum da sempre unisce e non divide.
Titolo: De Re Mediterranea e patrocinio di numerose autorevoli istituzioni tra cui il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e l’Unione delle Università del Mediterraneo, l’Università degli Studi di Firenze, la Regione Toscana, il Comune di Firenze a testimoniare l’importanza di questa scuola internazionale fondata e voluta dalla fiorentinissima Gabriella Ganugi.
Studiosi di livello internazionale si confronteranno su temi di carattere storico-politico, socio-antropologico, letterario e artistico, religioso.
La conferenza si articolerà su due giornate: venerdì 4 dicembre e sabato 5 dicembre 2015 con inaugurazione venerdì 4 alle 9,30 nella prestigiosa cornice del Gabinetto Vieusseux, in Palazzo Strozzi alla presenza del Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani e della Presidente della Commissione Cultura del Comune di Firenze Federica Giuliani. I lavori proseguiranno poi alla sede di Fua, Palazzo Bombicci Guicciardini Strozzi, Corso dei Tintori, 21.
In calendario sono previsti anche due eventi collaterali: giovedì 3 dicembre dalle 16:45, nella biblioteca di Corso Tintori 21 si svolgerà la presentazione del volume della dottoressa Simonetta Ferrini, docente di Contemporary Italian Literature dal titolo Making them visible – An Interdisciplinary Approach to Italo Calvino’s Invisible Cities, risultato del progetto di ricerca interdisciplinare realizzato nel 2010 e sviluppato nei semestri successivi in collaborazione con David Weiss e il suo corso di Digital Photography.
Venerdì 4 dicembre alle 18.00, al termine dei lavori della prima giornata presso il Corridoio Fiorentino di Palazzo Doni si inaugurerà la mostra De Re Mediterranea, allestita da docenti e studenti di DIVA, IDEAS e School of Fine Arts. La mostra presenterà dei lavori, interpretazioni degli studenti in forma di fotografie, video, dipinti, disegni, coreografie e altri media sul tema del Mediterraneo.[:en]
di redazione – Si apre venerdì 4 dicembre nelle prestigiose sale del Gabinetto Vieusseux e prosegue nella giornata di sabato 5 dicembre la settimana conferenza annuale della Florence University of The Art (Fua). Il Mediterraneo sarà il protagonista assoluto.
Smentendo la banalità di uno dei luoghi comuni più consunti si può senz’altro dire che non conosce la crisi del settimo anno l’annuale conferenza della Florence Universiry of the Art, entità accademica della Fondazione Palazzi.
Una conferenza internazionale che rappresenta l’evento culturale più significativo dei percorsi accademici di questa speciale scuola internazionale, conosciuta e apprezzata a tutte le latitudini e che ha al centro del suo successo il particolare taglio accademico di stampo americano.
Una conferenza quest’anno che, mettendo al centro il Mediterraneo, fa idealmente da ponte fra passato e futuro, fra culture e religioni diverse ed attualizza forte, oggi più che mai, che il mare Nostrum da sempre unisce e non divide.
Titolo: De Re Mediterranea e patrocinio di numerose autorevoli istituzioni tra cui il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e l’Unione delle Università del Mediterraneo, l’Università degli Studi di Firenze, la Regione Toscana, il Comune di Firenze a testimoniare l’importanza di questa scuola internazionale fondata e voluta dalla fiorentinissima Gabriella Ganugi.
Studiosi di livello internazionale si confronteranno su temi di carattere storico-politico, socio-antropologico, letterario e artistico, religioso.
La conferenza si articolerà su due giornate: venerdì 4 dicembre e sabato 5 dicembre 2015 con inaugurazione venerdì 4 alle 9,30 nella prestigiosa cornice del Gabinetto Vieusseux, in Palazzo Strozzi alla presenza del Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani e della Presidente della Commissione Cultura del Comune di Firenze Federica Giuliani. I lavori proseguiranno poi alla sede di Fua, Palazzo Bombicci Guicciardini Strozzi, Corso dei Tintori, 21.
In calendario sono previsti anche due eventi collaterali: giovedì 3 dicembre dalle 16:45, nella biblioteca di Corso Tintori 21 si svolgerà la presentazione del volume della dottoressa Simonetta Ferrini, docente di Contemporary Italian Literature dal titolo Making them visible – An Interdisciplinary Approach to Italo Calvino’s Invisible Cities, risultato del progetto di ricerca interdisciplinare realizzato nel 2010 e sviluppato nei semestri successivi in collaborazione con David Weiss e il suo corso di Digital Photography.
Venerdì 4 dicembre alle 18.00, al termine dei lavori della prima giornata presso il Corridoio Fiorentino di Palazzo Doni si inaugurerà la mostra De Re Mediterranea, allestita da docenti e studenti di DIVA, IDEAS e School of Fine Arts. La mostra presenterà dei lavori, interpretazioni degli studenti in forma di fotografie, video, dipinti, disegni, coreografie e altri media sul tema del Mediterraneo.[:]
Nov 26, 2015 | Chianti Classico, Enogastronomia
[:it]
di Nadia Fondelli – E’ passato un po’ di tempo dalla scoperta dell’acqua calda dell’organizzazione mondiale della sanità sulla carne rossa che, se mangiata in abbondanza non fa bene e demonizza insaccati e bovini additandoli come le pallottole del tumore al colon.
A tal proposito hanno pontificato esperti e soloni di ogni disciplina e oggi, a bocce più ferme, scendono in campo gli amministratori e gli artigiani del gusto del Chianti in difesa della carne fresca del territorio.
I chiantigiani che sono notoriamente amanti della bistecca non sarà un caso risultano una delle popolazioni più longeve, nonostante la carne rossa.
E allora di dubbi ne vengono e molti.
In Chianti c’è da sempre una cultura dell’alimentazione e la filiera corta non è una parola di moda ma uno stile di vita.
Contrariamente a quanto la società dei consumi ha imposto per anni la qualità deve sempre dominare sulla quantità e i medici devono dirlo bene e devono dire, altrettanto con chiarezza, che la carne rossa non fa male se mangiata in modiche quantità e da filiera corta.
Amministratori, medici e “beccai” del Chianti si sono coalizzati e sono scesi in città – nello specifico nei modaioli spazi del mercato centrale – per gridare forte che la loro carne se mangiata con moderazione e insieme a uno sano stile di vita non fa male.
“Conosciamo personalmente i nostri animali, andiamo a vedere dove crescono, come sono allevati, come vengono macellati e siamo noi ad alzarci alle sei di mattina per andare in bottega a preparare i salumi.” Morando Morandi, macellaio da 57 anni in quel di Tavarnelle val di Pesa e figlio e nipote di macellai è un fiume in piena: “I consumatori devono sapere la differenza che c’è fra una bestia allevata in natura e una in batteria. Si sono mai chiesti come fanno ad essere belli e perfetti certi salami? Come mai la carne viene confezionata in quelle vaschette bianche e con quelle cartine? Come fa certa carne, anche dopo giorni ad essere sempre bella rossa?”
Beh che ci sia differenza fra un hamburger da un euro tutto compreso e quello del macellaio sotto casa era immaginabile ma poco noto al consumatore che la vaschetta e la carta servono per assorbire acqua e liquidi che una carne sana non deve avere, che certi salumi industriale contengono sì e no 10% di suino e tanta chimica e che la carne oltre i tre giorni è inevitabile che diventi nera.
Serve riscoprire la bontà, recuperare l’onore ed esaltare i pregi della carne di qualità. “Questa task force chiantigiana – dichiarano i sindaci Massimiliano Pescini, David Baroncelli, Paolo Sottani, Giacomo Trentanovi – nasce non solo per esprimere un giudizio diverso da quello dell’Oms nel nome della qualità del prodotto, ma vuole salvaguardare le diversità e opporre una sorta di resistenza-gastronomica ai mercati globalizzati.”
Il Chianti risponde così con forza alla scoperta dell’acqua calda con un bel bicchiere di Sangiovese e una bella bistecca!
[:en]di Nadia Fondelli – E’ passato un po’ di tempo dalla scoperta dell’acqua calda dell’organizzazione mondiale della sanità sulla carne rossa che, se mangiata in abbondanza non fa bene e demonizza insaccati e bovini additandoli come le pallottole del tumore al colon.
A tal proposito hanno pontificato esperti e soloni di ogni disciplina e oggi, a bocce più ferme, scendono in campo gli amministratori e gli artigiani del gusto del Chianti in difesa della carne fresca del territorio.
I chiantigiani che sono notoriamente amanti della bistecca non sarà un caso risultano una delle popolazioni più longeve, nonostante la carne rossa.
E allora di dubbi ne vengono e molti.
In Chianti c’è da sempre una cultura dell’alimentazione e la filiera corta non è una parola di moda ma uno stile di vita.
Contrariamente a quanto la società dei consumi ha imposto per anni la qualità deve sempre dominare sulla quantità e i medici devono dirlo bene e devono dire, altrettanto con chiarezza, che la carne rossa non fa male se mangiata in modiche quantità e da filiera corta.
Amministratori, medici e “beccai” del Chianti si sono coalizzati e sono scesi in città – nello specifico nei modaioli spazi del mercato centrale – per gridare forte che la loro carne se mangiata con moderazione e insieme a uno sano stile di vita non fa male.
“Conosciamo personalmente i nostri animali, andiamo a vedere dove crescono, come sono allevati, come vengono macellati e siamo noi ad alzarci alle sei di mattina per andare in bottega a preparare i salumi.” Morando Morandi, macellaio da 57 anni in quel di Tavarnelle val di Pesa e figlio e nipote di macellai è un fiume in piena: “I consumatori devono sapere la differenza che c’è fra una bestia allevata in natura e una in batteria. Si sono mai chiesti come fanno ad essere belli e perfetti certi salami? Come mai la carne viene confezionata in quelle vaschette bianche e con quelle cartine? Come fa certa carne, anche dopo giorni ad essere sempre bella rossa?”
Beh che ci sia differenza fra un hamburger da un euro tutto compreso e quello del macellaio sotto casa era immaginabile ma poco noto al consumatore che la vaschetta e la carta servono per assorbire acqua e liquidi che una carne sana non deve avere, che certi salumi industriale contengono sì e no 10% di suino e tanta chimica e che la carne oltre i tre giorni è inevitabile che diventi nera.
Serve riscoprire la bontà, recuperare l’onore ed esaltare i pregi della carne di qualità. “Questa task force chiantigiana – dichiarano i sindaci Massimiliano Pescini, David Baroncelli, Paolo Sottani, Giacomo Trentanovi – nasce non solo per esprimere un giudizio diverso da quello dell’Oms nel nome della qualità del prodotto, ma vuole salvaguardare le diversità e opporre una sorta di resistenza-gastronomica ai mercati globalizzati.”
Il Chianti risponde così con forza alla scoperta dell’acqua calda con un bel bicchiere di Sangiovese e una bella bistecca!
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