Nova Gorica e Gorizia: capitali europee della cultura 2025

Nova Gorica e Gorizia: capitali europee della cultura 2025

Il 2024 in Slovenia sarà un anno ricco di cultura che accompagnerà il Paese a ospitare GO!2025, ovvero le celebrazioni dedicate a Nova Gorica e Gorizia, insieme Capitale Europea della Cultura 2025.
Ma è anche il ventennale dall’ingresso della Slovenia all’interno dell’UE: si è aperta, in quell’occasione, una nuova stagione per il Paese, segnata dall’abbattimento delle frontiere con il resto d’Europa e dalla voglia di raccontarsi al continente.

O Borderless! Nova Gorica e Gorizia, Capitali Europee della Cultura 2025

Cominciano già nel 2024 le celebrazioni per GO!2025, l’anno in cui Nova Gorica condividerà con Gorizia il titolo di Capitale Europea della Cultura.
Due città simbolo o, meglio, una sola città, l’unica in Europa ad essere attraversata da un confine tra due Stati.
Un confine che, per troppi anni, ha significato frattura, una separazione immortalata nelle foto in bianco e nero del filo spinato di piazzale Transalpina, e che, invece, oggi diventa sempre più una mano tesa, un luogo di incontro tra due popoli e il simbolo, per tutto il resto del mondo, di come la pace e la condivisione siano un percorso non solo possibile, ma addirittura necessario.

Vista di Nova Gorica

Nova Gorica, la città “nuova”

Nova Gorica, poco più di 13.000 abitanti tra le fertili colline della riva sinistra del fiume Isonzo, è considerata la più giovane città della Slovenia in virtù dei suoi “soli” 70 anni di vita, audace e futurista nell’architettura quanto verde e consapevole nei confronti del ricco patrimonio enogastronomico della valle del Vipacco, che accomuna entrambi i lati del confine.
Tra i simboli della città, è immancabile una visita al ponte di Salcano, il più grande ponte ferroviario sospeso in pietra del mondo.
Oltre alla funzione originaria di lasciar transitare i treni sopra l’Isonzo, il ponte di Salcano diventa in estate anche l’unico luogo in Slovenia dove è possibile praticare il bungee-jumping: adrenalina pura!

Il ponte di Salcano


Due città, una capitale europea: un fatto unico

È partito il conto alla rovescia per il 2025, quando Nova Gorica, la città più giovane della Slovenia, e la vicina Gorizia, una combinazione unica di due città tra loro intrecciate, brilleranno nei cieli europei e mondiali come Capitale europea della cultura. E con loro la Slovenia, con la sua sontuosa cultura, l’arte di livello mondiale, la creatività frizzante e il patrimonio unico.
Unitevi a noi per scoprire ciò che unisce queste città suggestive e le storie sconfinate che si intrecciano tra loro e nella più ampia regione.
Il fatto che una delle Capitali europee della cultura sia composta da due città è un fatto unico. Ma questa è, infatti, la storia straordinaria delle due città goriziane.
Nova Gorica è la città più giovane della Slovenia, strettamente intrecciata storicamente e nella vita quotidiana con Gorizia, sul lato italiano del confine.
E proprio lì, a partire dalla Seconda guerra mondiale, si è sviluppata una città dall’identità giovane, in un paesaggio lambito dalle fertili colline, dai frutteti e dai vigneti delle valli di Brda e di Vipava, dove l’Isonzo color smeraldo sgorga dal seno delle Alpi, e dove il misterioso Carso e il mare sono a portata di sguardo.
La storia, le storie, i personaggi, i risultati passati, presenti e futuri della creatività, dell’integrazione e dell’arte delle due Gorizie saranno presentati quest’anno, e soprattutto il prossimo anno, alla Slovenia, all’Italia, all’Europa e al mondo attraverso una visione e il programma GO!2025 = BORDERLESS.
Da una parte Nova Gorica, costruita da zero all’indomani della Seconda guerra mondiale, una volta tracciato il confine divisivo tra Italia e Slovenia.
Dall’altra Gorizia, centro culturale, amministrativo ed economico con una storia molto più antica. GO! Borderless incarna l’obiettivo di far risuonare all’unisono il patrimonio di una città modernista con l’eredità di una città millenaria. L’obiettivo di superare i loro confini, in un percorso di riconciliazione.
Per realizzarlo, il primo passo è stato sviluppare una strategia transfrontaliera innovativa, uno spiccato senso di coesione e uno sforzo comune di comunicazione. Tra due Paesi, due città e molte persone. GO! 2025 supera le barriere fisiche e culturali tra le nostre società, a dimostrazione che una governance transfrontaliera impatta positivamente sulla crescita delle periferie europee, tasselli irrinunciabili nel mosaico dell’Unione.


La storia del goriziano

Dai Conti di Gorizia al governo degli Asburgo, passando per la parentesi napoleonica, l’annessione all’Italia dopo la Prima guerra mondiale e la spartizione tra Italia e Jugoslavia – poi Slovenia – con i Trattati di Parigi.
Il Goriziano, e con lui Nova Gorica e Gorizia, ha vissuto sulla propria pelle gli stravolgimenti storici e geopolitici dell’Europa. Un territorio diviso tra due Paesi, ma unito nello spirito e negli intenti: creare la prima Capitale europea della cultura transfrontaliera.
Tutto ha inizio con i patriarchi di Aquileia e i Conti di Gorizia nell’XI secolo. È sotto il loro controllo politico e amministravo che il Goriziano acquisisce per la prima volta l’unità, comprendendo il Collio e il Carso e l’area abbracciata da quattro fiumi: l’Isonzo e i suoi confluenti Vipacco, Iudrio e Idria.
Poi, nel XV secolo, il testimone passa nelle mani della casa d’Asburgo: l’ultimo conte, Leonardo, muore senza discendenti lasciando in eredità la contea a Massimiliano I d’Asburgo. Entra allora in gioco anche la Repubblica di Venezia, desiderosa di far valere i propri diritti feudali e di successione ai conti di Gorizia. Nel 1508 i veneziani dichiarano guerra agli Asburgo, con un esito disastroso: la sconfitta veneta nella Battaglia di Agnadello del 1509 conferma il governo asburgico della regione, destinato a durare per altri quattro secoli, eccetto che per la breve parentesi napoleonica.
Parentesi che, più precisamente, ha inizio nel 1809 con l’annessione del Goriziano alle Province Illiriche, fino al 1813 e alla caduta di Napoleone. Da qui, i confini vengono ridefiniti per restare poi invariati fino alla fine della Prima guerra mondiale.
Infatti, nel 1918 l’Italia occupa l’intera area, che con il Trattato di Rapallo (1920) diventa ufficialmente parte del Regno d’Italia. Così la Provincia di Gorizia viene prima soppressa, con l’annessione dei suoi territori alla Provincia del Friuli nel 1923, e in seguito ristabilita nel 1927.
Ma è con la Seconda guerra mondiale che il Goriziano subisce i cambiamenti più influenti. Dopo la grande guerra, viene prima occupato dall’esercito di liberazione e poi diviso in due zone tramite gli Accordi di Belgrado e Duino del 1945: la zona A amministrata dalle forze armate anglo-americane, e la zona B, amministrata dalla Jugoslavia.
Il Goriziano diventa così oggetto di una intensa contesa dal punto di vista politico e diplomatico, cui pone rimedio il Trattato di Pace di Parigi del 1947: gran parte del territorio è assegnato alla Jugoslavia e la restante parte, compresa Gorizia, all’Italia.
Il nuovo confine – che nei primi anni è pressoché invalicabile – corre ai lati della città di Gorizia dividendola dal suo entroterra, così come corre ai margini del territorio jugoslavo privandolo del suo centro nevralgico. Con Gorizia dall’altro lato del confine, nel 1948 comincia la costruzione di una nuova città, Nova Gorica.
Nel 1949 Italia e Jugoslavia firmano l’Accordo di Udine, che regola e facilita il traffico nell’area transfrontaliera.
Nel 1975 un altro trattato, di Osimo, rende definitive le frontiere terrestri e marittime tra i due Stati, con accordi sulla loro collaborazione economica che migliora le condizioni di vita della popolazione al confine.
Poi, nel 1990, inizia l’ennesimo stravolgimento geopolitico in Europa: la disgregazione della Jugoslavia, che cerca di reprimere il tentativo sloveno di creare uno stato indipendente.
Dopo una guerra durata dieci giorni e i successivi negoziati del 1991, la Slovenia dichiara ufficialmente la propria indipendenza.
Nel 2004 ottiene il riconoscimento della comunità internazionale diventando membro UE e nel 2007 entra a far parte dello spazio Schengen.
L’area transfrontaliera rappresenta da sempre un luogo importante e strategico per entrambi gli Stati, oltre che uno strumento di sviluppo sotto tanti punti di vista: cultura, economia, commercio, trasporti.
Dai comuni limitrofi divisi dal confine, quindi, cresce il bisogno di stabilire nuove forme di collaborazione, di coesione e di scambio. Un bisogno che diventa realtà nel 2010 con l’istituzione del Gruppo europeo di cooperazione territoriale, GECT GO.
Il resto è storia, e ci conduce esattamente qui: alla prima Capitale europea della cultura transfrontaliera, con Nova Gorica e Gorizia alla guida di un territorio unito nello spirito e negli intenti.

Piazza Transalpina con i resti del muro

Il “muro di Gorizia” una ferita rimarginata

Il muro di Gorizia anche se meno celebre era un po’ come quello di Berlino in quanto separava l’abitato goriziano rimasto italiano, dai quartieri periferici e dalla stazione ferroviaria della ferrovia Transalpina, che furono annessi al termine della Seconda guerra mondiale alla Jugoslavia.
Il muro di Gorizia, in sloveno Goriški zid, era una recinzione costituita da una base in calcestruzzo larga 50 centimetri sormontato da una ringhiera di un metro e mezzo, costruita nel 1947 e collocata lungo il confine italo-jugoslavo passante all’interno della città di Gorizia.
Nel 2004, a seguito dell’ingresso della Slovenia nell’Unione europea, ne è stata smantellata la porzione che divideva in due piazza della Transalpina.
La città di Nova Gorica come detto sorse successivamente alla separazione, allo scopo di ridare un baricentro amministrativo all’area territoriale circostante annessa alla Jugoslavia, in quanto veniva a mancare il ruolo naturale che era stato svolto dalla città di Gorizia, rimasta in territorio italiano. Simbolicamente si contrapponevano i progressi del mondo socialista a quello capitalista e la piazza della Transalpina divenne uno dei simboli della separazione politico-ideologica tra l’Europa occidentale e quella orientale durante gli anni della Guerra fredda.
Nella seconda metà degli anni quaranta e negli anni cinquanta del Novecento, il muro rappresentò un valico clandestino per molti cittadini jugoslavi e dei paesi del patto di Varsavia.
Negli anni ci furono molti momenti di alta tensione, come ad esempio nell’ottobre e novembre del 1953 quando col protrarsi della questione triestina e di fronte al timore che Tito sfruttasse un comizio indetto a Okroglica, a pochi chilometri dal confine goriziano a cui avrebbero partecipato 250 000 ex partigiani titini per annettersi militarmente la zona B del TLT, il primo ministro italiano Pella temendo un invasione inviò l’esercito italiano al confine.
La piazza della Transalpina simbolo di una ferita della storia prende il suo nome dalla linea ferroviaria di cui fa parte la stazione.
Questo tratto venne inaugurato dall’arciduca Francesco Ferdinando nel 1906 e collega Trieste con Jesenice per poi addentrarsi nell’Europa centrale.
Oggi l’intera piazza è stata ristrutturata in modo da formare un unico spazio pubblico dove è permessa la libera circolazione dei pedoni.
Al posto della parte centrale del muro, c’è un mosaico circolare e il confine di stato. Rimossa la barriera fisica del muro, è ora indicato da una linea di mattonelle di pietra sulla pavimentazione.
Fino al 22 dicembre 2007 la libera circolazione era possibile solo all’interno della piazza ma poi con l’ingresso della Slovenia nell’area di sicurezza definita dagli accordi di Schengen, il confine è stato eliminato del tutto. Fino a quella data infatti, per accedere legalmente al territorio sloveno o a quello italiano, era necessario esibire i documenti ai valichi di frontiera, dove erano presenti e attivi i presidi della pubblica sicurezza italiana e della polizia slovena.
Una nota curiosa: nel maggio 2020, durante la pandemia di Covid-19, nel quadro delle misure per rallentare la diffusione del contagio, la piazza della Transalpina è stata nuovamente divisa da una rete metallica in corrispondenza del confine italo-sloveno, per impedire il passaggio di frontiera: questo ha ricordato a molti cittadini di Gorizia e Nova Gorica brutti di quando, tra il 1947 e il 2004 i due paesi erano divisi da una recinzione.
Oggi nella memoria dei goriziani uno dei simboli più evidenti della Guerra fredda è la Stella Rossa collocata sul frontone del palazzo della stazione, accompagnata dalla scritta in sloveno “Mi gradimo socializem” (“Noi costruiamo il socialismo”).
A seguito dell’indipendenza slovena (1991), venne dapprima addobbata come una stella cometa in occasione del Natale e, successivamente, rimossa. Oggi è conservata all’interno della stazione.


20 anni in Europa per la Slovenia

1° maggio 2004: la data scolpita nella pietra del monumento eretto proprio sul confine tra Nova Gorica e Gorizia, che ha segnato non solo per le due città ma per l’intero paese un punto di svolta. La Slovenia faceva, insieme ad altri nove Stati, ingresso nell’Unione Europea, novità che ha significato per il Paese, posto proprio nel cuore dell’Europa, tra le pianure pannoniche e il Carso, tra le Alpi e il Mediterraneo, mitteleuropeo e slavo, la possibilità di crescere e aprirsi a nuovi scambi culturali.
Proprio l’area del confine italo-sloveno sarà il centro nevralgico degli eventi che accompagneranno le due città al 2025, con la nascita del nuovo distretto ECOC, che prenderà vita proprio nel tratto di un chilometro tra le due ex dogane.
10 milioni di euro di investimenti per riqualificare l’area in un’ottica green, per un intervento che interesserà anche la stessa aera del piazzale Transalpina, che dall’altro lato del confine chiamano, per l’appunto, Trg Evrope (piazza Europa).

 

 

 

 

Alla scoperta dei sapori del Carso: tappa d’obbligo da Milan a Pri Hribu

Alla scoperta dei sapori del Carso: tappa d’obbligo da Milan a Pri Hribu

Il Carso è una terra speciale poco nota dove la natura vi sorprenderà ogni volta.
I prati e le foreste, la pietra, l’acqua e il mondo sotterraneo sono delle particolarità davvero uniche, che regalano alla regione un vero e proprio tesoro di gioielli naturali.
Ogni foglia, erba o farfalla, ogni pino robusto e ogni caverna misteriosa, che giace sotto le sue radici, creano migliaia di forme di vita, che non potete ammirare in nessun’altro angolo al mondo.

Tuttavia, i fenomeni carsici, i capolavori calcarei che donano al Carso il suo carattere così distinto, non sono l’unica perla della regione.
Grazia alla sua straordinaria diversità di flora e fauna, il Carso è uno degli habitat naturali più ricchi in Europa, nonché una delle aree con la biodiversità più interessante al mondo. Tanti buoni motivi allora per i viaggiatori per scoprire questo estremo angolo ad est d’Italia dove i confini sono spesso solo linee invisibili tratteggiate dal sangue della storia e dove storie e tradizioni di popoli diversi si contaminano in poesia.


Terra aspra di vento, di confine e di grande bellezza 

La maggior parte dell’altopiano carsico è inserito nel programma Natura 2000, la rete europea delle aree protette speciali per la conservazione della biodiversità.
Il Carso ad esempio è la casa di oltre 300 specie di farfalle. Qui è possibile ammirare l’incredibile biodiversità animale e vegetale specialmente nelle foreste e sulle lande, sui prati umidi, nelle acque stagne, tra le fessure rocciose, nei ghiaioni e nei prati cosparsi di pietra, sui terreni agricoli e nel mondo ipogeo carsico.
La tranquillità della natura carsica affascina chiunque, ma i turisti sul Carso possono godere anche dell’esatto opposto.
Il Carso non è solo crocevia di venti ed eventi dato che è stato scenario di battaglie tragiche della storia, ma è un luogo che, ribadiamo, si distingue anche come punto d’incontro di varie culture.
Da percorrere con suggestione i sentieri della pace che ripercorrono la storia turbolenta e l’assurdità delle battaglie belliche.

A lasciare tracce indelebili nel paesaggio e negli abitanti è stata la Grande guerra.
Gli accadimenti di cento anni fa hanno lasciato molte trincee e gallerie con intere armate che, temporaneamente, si erano appropriate delle caverne sotterranee.
È possibile esplorare in silenzio i resti ben curati e segnati della prima guerra mondiale lungo i percorsi a tema che si snodano ai margini occidentali del Carso, collegati con i sentieri della pace oltre il confine italiano.


Terrano e prosciutto

Se chiedete agli sloveni le prime cose che pensano immaginando il Carso la risposta sarà senz’altro il Terrano ed il Prosciutto crudo.
Il Terrano, famoso vino color rubino di denominazione controllata, e il prosciutto crudo maturato sulla bora sono la vera coppia più bella del mondo ambasciatrice del Carso.
I colori intensi e l’intreccio perfetto di sapori vi trasporteranno in un viaggio culinario davvero interessante, 
La cucina carsica offre dei piatti autentici.
Il pane fatto in casa, una fetta di prosciutto crudo, un tocchetto di pancetta o il collo di maiale accompagnati da un calice di Terrano rappresentano il tradizionale benvenuto, seguito da tutta una serie di specialità locali. Specialità a volte intense come il Carso stesso, oppure selvagge come la natura che lo circonda. 

Le trattorie locali hanno da secoli tutte una caratteristica che le contraddistingue: coccolano i loro ospiti come se fossero di casa e fra i loro “familiari” più fedeli ci sono sicuramente i triestini per i quali il Carso è la campagna sotto casa.
E se i triestini, notoriamente esigenti quando hanno i piedi sotto il tavolo al desco, puntano decisamente al Carso per le gite fuori porta dove oltre a frequentare le Osmize (di cui vi parleremo) amano le tradizionali trattorie c’è da stare sereni che fra questi piccoli paesi in mezzo a questa campagna speciale si mangia bene.

Milan Perhavec di Pri Hribu

Sosta d’obbligo da Milan nel piccolo borgo di Povir

Tappa d’obbligo a Povir piccolo borgo che si trova a metà strada fra Sezana e Divacca (fra Sežana e Divača in sloveno) che si trova in Slovenia, a pochi chilometri da Trieste e appena oltre il valico di confine di Fernetti/Fernetiči.
Qu si trova la trattoria (gostilna) Pri Hribu da anni casa di tutti gli amanti del gusto che amano farsi coccolare dalla famiglia Perhavec. Prima c’era Marija ad accogliere gli ospiti e oggi suo figlio Milan: ma la gentilezza e il sorriso sono il biglietto da visita di famiglia.
La  trattoria è rinomata sia per i funghi di cui Milan è uno dei più autorevoli esperti di tutta la zona e che ovviamente riesce a cucinare in modo perfetto, ma anche, pur trovandosi nel cuore del Carso, per il pesce freschissimo che arriva direttamente dall’Adriatico distante in realtà mezz’ora di strada.
L’arrivo nel cuore della piazzetta di Povir è sorprendente, un grande cancello e un muretto in pietra che spalanca la visione di un fresco pergolato che in realtà è un’incredibile vigna pensile.
Milan accoglie con il sorriso chiedendo subito se si preferisce un nero o un bianco, inteso come terrano per il nero e malvasia per il bianco ovviamente.
Nel menù è facile perdersi e difficile scegliere se optare per terra o mare dato che, in entrambi i casi si cade bene…
Il consiglio è d’iniziare con un antipasto classico dove poter provare la norcineria di zona e soprattutto lo straordinario prosciutto del Carso, rigorosamente tagliato a mano.
Mettetelo in bocca, lasciate che fetta dopo fetta si sciolga nel vostro palato e godetene anche se nel piatto misto ottimo è anche l’ombolo istriano (o Žlomprt che è un muscolo del carré di maiale essiccato), la pancetta, il salame fatto in casa e il formaggio caprino della tradizione accompagnato da sottaceti fatti in casa in bacche di ginepro, funghi e olive.
Tipiche di zona sono le zuppe calde di legumi e funghi (ottime nella stagione) ma anche la pasta fatta in casa con ragù e funghi è davvero iconica.
Passando ai secondi straordinari i piatti di carne brasati e gli arrosti (la carne slovena è rinomata per il gusto)  Per chi ama il mare le fritture e gli arrosti di pesce sono indimenticabili, non a caso i triestini, e lo ribadiamo lasciano il litorale di Barcola per salire in carso quando vogliono mangiare bene il pesce.
Finiamo con l’ottima panna cotta e un grande strudel prima di salutare Milan con un sorriso e un arrivederci.
E dopo aver girato la prima curva di Povir, prima ancora d’imboccare la strada statale sentiamo già nostalgia….


 

Ana Roš nel gotha della cucina mondiale.

Ana Roš nel gotha della cucina mondiale.

La cucina slovena torna a far parlare di sé, in occasione della cena di beneficenza tenutasi lo scorso venerdì 17 novembre presso la Sala Mengoni del Ristorante Cracco di Milano.
Accanto al vicentino padrone di casa (1 stella Michelin), hanno infatti contribuito al ricco menù della serata, promossa dalla Fondazione Cotarella a sostegno delle attività della Dimora Verdeluce contro i disturbi del comportamento alimentare, il pluristellato chef altoatesino Norbert Niederkofler (3 stelle Michelin) e Ana Roš, chef portabandiera della cucina slovena e ottava chef donna al mondo ad aver ricevuto le tre stelle Michelin.

Ana nella sua cucina. Foto Feel Slovenia

Ana Roš terza (e unica donna) miglior chef al mondo

Ana Roš ha dimostrato ancora una volta di essere una delle migliori chef del mondo, lo ha fatto sempre a novembre classificandosi al terzo posto nella classifica Best Chef Awards.
Con questo risultato, è diventata ancora una volta orgogliosa dell’unica chef donna ad essere classificata nella top ten mondiale e ha confermato il suo posto indiscusso nell’élite culinaria mondiale.
Ana Roš, che gestisce il rinomato Hiša Franko, quest’anno ha avuto un anno di eccezionale successo.
Hiša Franko si è classificata al 32° posto nella prestigiosa classifica The 50 Best Awards 2023, confermando la sua eccezionale influenza nel mondo della gastronomia.
Hiša Franko è stato anche premiato con la sua terza stella Michelin, diventando l’unico ristorante in Slovenia ad aver ottenuto tre stelle Michelin.
L’eccezionale posizione di Ana Roš ai Best Chef Awards è una testimonianza del suo talento, del suo approccio innovativo e del suo incrollabile impegno per la creatività culinaria.

Ana Ros col suo staff. Foto Hisa Franko

Ana Roš e Hiša Franko: da Caporetto all’Olimpo

Di Ana e del suo ristorante a Caporetto vi abbiamo già parlato per spiegare che la cucina slovena non è solo luoghi comuni (leggi qui) e soprattutto di come una località quasi isperduta e isolata fra le Alpi viva di splendore grazie a una sola ambasciatrice nel mondo. (leggi qui)
Eppure a leggere rapidamente la storia personale di Ana e la sua formazione, si resta ancora più sbalorditi dai traguardi raggiunti nella sua carriera da chef: sciatrice prodigio fin da giovanissima, gli studi di Scienze Politiche all’Università di Trieste e il talento per le lingue straniere che l’hanno portata, ad oggi, a parlare 7 lingue; l’incontro con Valter Kramar, sommelier al ristorante di famiglia Hiša Franko di Caporetto, dove Ana inizia a lavorare prima da cameriera e poi da chef.
Ore e ore di studio da autodidatta sui libri di cucina, l’estro espresso nella rielaborazione di ricette del territorio della Valle d’Isonzo in chiave contemporanea.
Così arrivano i primi riconoscimenti a partire dal 2010.
Di questi, ricordiamo il premio di miglior chef donna al mondo 2017, assegnatole dal The World’s 50best, le 2 stelle nella prima edizione della Guida Michelin Slovenia nel 2020, diventate 3 quest’anno.
In poco più di un decennio Hiša Franko è diventato uno dei 32 ristoranti nel mondo a poter vantare questo riconoscimento (di questi, Ana è l’ottava chef donna).


Estro, creatività e legame con il territorio

“Cucinare è un po’ come dipingere – racconta Ana – se mi porti via i colori, non mi resta nulla con cui dipingere”.
I colori, nell’arte di Ana, sono gli ingredienti locali e un legame indissolubile con il territorio.
Alla base del menu di Hiša Franko, variabile in base alla disponibilità di prodotti secondo la stagionalità, c’è un consolidato network di coltivatori, allevatori, apicoltori; c’è una persona che raccoglie i funghi nei boschi circostanti e una famiglia di pescatori che procura al ristorante le trote, uno degli specialà della proposta del ristorante.
Posto sulle sponde del proverbialmente smeraldino fiume Isonzo, Caporetto (che da queste parti chiamano Kobarid) è quindi parte integrante di quello che rende Hiša Franko a pieno titolo uno dei ristoranti migliori al mondo.
In un simile contesto, le persone mangiano da sempre carne, pesce e latticini. Se mi togliessero tutto ciò, sarebbe come togliermi la voce“, spiega Ana.  

Foto Hisa Franko

L’anima green della Slovenia, anche a tavola

La filosofia alla base del successo di una realtà come Hiša Franko è quella di un intero paese: sono molti, in giro per la Slovenia, i ristoratori che coltivano il proprio orto, da cui vengono portate direttamente in tavola le specialità del territorio.
E per quanto non si riesca a produrre in autonomia, ci si rifornisce direttamente da produttori locali, privilegiando il più possibile la filiera corta.
Oltre a portare sulle tavole di turisti e viaggiatori piatti genuini e a basso impatto ambientale, questa ha ricadute importanti sulle comunità locali, valorizzandone il lavoro e la dedizione.
Per questo che, oltre alle 3 stelle, Hiša Franko può vantare, insieme ad altri sei ristoranti sloveni, anche la Stella Verde Michelin, conferita a quelle realtà impegnate nel proporre una cucina dall’approccio più sostenibile.
Con queste sette Stelle Verdi, la Slovenia è diventata quindi il paese del mondo in cui sono state assegnate più stelle Verdi Michelin per numero di abitanti.

Slovenia: il Natale arriva prima sulle rive della Ljubljanica. 5 motivi per visitare la Slovenia adesso

Slovenia: il Natale arriva prima sulle rive della Ljubljanica. 5 motivi per visitare la Slovenia adesso

Dal punto di vista astronomico, si approssima il solstizio d’inverno: giornate sempre più brevi, temperature in calo, alberi che vanno via via spogliandosi delle foglie, mostrando il loro scheletro.
Sarà che la comparsa di questo scenario porta con sé sempre una certa dose di malinconia, ma non è un caso che da tempo immemore l’umanità abbia scelto questo periodo per ritrovarsi, stare insieme, far festa.


In Slovenia il Natale arriva prima (e dopo)

In Slovenia il Natale arriva prima. E arriva anche dopo. Ci sono ben tre figure, qui, che fanno visita ai bambini buoni per consegnare loro i regali in tre date diverse.
La prima è San Nicola (Miklavž), che visita i bambini la notte tra il 5 e il 6 dicembre, accompagnato da angioletti e mostriciattoli che spaventano i bambini cattivi.
È poi il turno di Babbo Natale, che anche in Slovenia arriva il 25 dicembre, e di Nonno Gelo (Dedek Mraz), figura comune al folklore dei paesi dell’Europa orientale che arriva tradizionalmente nella notte di San Silvestro.
Espressioni di una cultura composita e variegata, intrisa di tratti tanto mitteleuropei, quanto mediterranei e slavi. In una parola, sloveni.
L’intero paese diventa, già a partire da fine novembre, una
Winter Wonderland a due passi dall’Italia. Ma non solo quello: gli addobbi natalizi sono un luminescente invito a guardare oltre, a immergersi più profondamente nel panorama culturale della Slovenia, con curiosità e meraviglia, come bambini sotto l’albero la mattina del 25.

© Nina Jurnik | Ente Sloveno per il Turismo

Lubiana: luci d’artista specchiate nella Ljubljanica 

Dal 24 novembre al 2 gennaio Lubiana, capitale del paese e tappa obbligata di ogni appassionato delle luci e dei mercatini di Natale.
Il 24 novembre, partirà l’annuale esposizione di luminarie realizzata dall’artista locale Urban Modic, che riprende il tema delle costellazioni impreziosito dal riflesso del fiume Ljubljanica, lungo le cui sponde saranno allestiti gli ormai celebri mercatini di Natale della capitale.
Eventi all’aperto per grandi e bambini, concerti gratuiti e diverse attività tra cui spicca un
must, il tour in battello sul fiume, da cui ammirare, con una bevanda calda tra le mani, tutti i colori di una città che durante le feste dà il meglio di sé.

L’arboreto di Volčji Potok. Foto: foto-Mateja-Racevski, Ente Turismo Sloveno

Il Natale all’orto botanico di Volčji Potok 

L’arboreto di Volčji Potok, non lontano da Lubiana e appena a sud di Kamnik, è il giardino botanico più famoso della Slovenia.
Con la stagione invernale aiuole, alberi e altri elementi naturali si trasformano in un percorso tra luci di Natale e addobbi.
Un anello d’oro, una cascata infinita, un tunnel luminoso da 25 metri e le luci sul bosco degli abeti rossi, e poi le statue dei dinosauri: una veste speciale per un parco che annovera 4.800 alberi, 2.000.000 di tulipani e 1.200 varietà di rose.
Uno spettacolo da non perdere dal 18 novembre all’11 gennaio.
Per info e prenotazioni fare click qui.

Le grotte di Postumia. Ennte Turismo Slovenia

Il presepe vivente delle grotte di Postumia

Il tema della Natività, all’interno del Presepe, si può dire cambi non solo di cultura in cultura, ma addirittura di casa in casa.
C’è chi fa nascere il Bambino in un tempio pagano in rovina, chi nella classica capanna di paglia e chi, invece, si impegna ad architettare una grotta con tanto di cascata di carta stagnola. Questione di abitudini.
In Slovenia, ad esempio, il più suggestivo presepe vivente si tiene proprio nelle
grotte più famose del Paese: quelle di Postumia, i cui ambienti dal 25 al 30 dicembre si popoleranno di più di 100 attori, che impersoneranno 18 scene bibliche accompagnati dal canto angelico di eccellenti musicisti sloveni e cantanti italiani, lungo un percorso sotterraneo totale di 5 km (ma niente paura: c’è il trenino!).
Per info e prenotazioni fare click qui.

Natale sul lago di Bled

La magia del Natale sul lago di Bled

Le Alpi innevate tutto intorno, un castello arroccato su un dirupo e un’isola incantata al centro, avvolta dalla leggendaria storia d’amore della campana dei desideri: che il lago di Bled sia un luogo magico lo si percepisce già a prima vista, ma sotto Natale lo scenario si arricchisce di profumi, luci e colori tutti nuovi.
La mostra del presepe a grandezza naturale, la bicicletta dell’amore, l’ufficio postale di Babbo Natale, San Nicola e Nonno Gelo dove i più piccoli possono imbucare la letterina, e un mercatino di Natale lungolago dove trovare piatti e bevande tipici della regione Gorenjska e il meglio dell’artigianato locale.
Imperdibile la rappresentazione della Leggenda della campana sommersa, che si terrà il 25 dicembre alle ore 17: i sommozzatori dell’Associazione per attività subacquee di Bled metteranno in scena sulla superficie del lago una delle più belle leggende di Bled, quella della celebre campana dei desideri che da secoli esaudisce i desideri dei visitatori dell’isola di Bled.
Ingresso libero. Per maggiori informazioni fare click qui.

Planica Nordic Center. Foto Ente Turismo Slovenia

Planica Nordic Center: il cuore bianco d’Europa

Il Planica Nordic Center è un ambiente eccezionale ed unico per gli amanti della neve e degli sport invernali.
Cuore del centro i maestosi trampolini con gli sci dove si vola letteralmente in cielo molto frequentati dalle squadre nazionali di tutto il mondo.
Planica è sinonimo di coraggio, innovazione e sviluppo e con i suoi più di 40 record mondiali, è diventata un’attrazione mondiale.
Orgoglio della Jugoslavia titina con 80 anni di successi mondiali ha nel suo edificio centrale un museo che ospita il patrimonio dello sci nordico sloveno. Potrete conoscere gli eroi dell’élite mondiale del salto con gli sci, lo sviluppo tecnico del trampolino per il salto con gli sci, l’attrezzatura utilizzata in ogni periodo e molti altri fatti interessanti sullo sviluppo del volo con gli sci. Il museo dispone anche di due simulatori di salto che emozionano grandi e piccini. All’interno del center una pista al coperto di sci di fondo, un simulatore di volo e all’esterno un’adrenalinica zip line.

 

Slovenia: la festa dell’autunno fertile nel giorno di San Martino

Slovenia: la festa dell’autunno fertile nel giorno di San Martino

La festa più diffusa in Slovenia, legata al vino e alla cultura del vino, è la festa di San Martino. Viene festeggiata l’11 di novembre e ancora per tutta le due settimane successive.
Dalle altre parti d’Europa non si possono sperimentare festeggiamenti autunnali così intensi conne in Slovenia e, per questo motivo vi consigliamo di visitare una delle grandi feste di San Martino.
Queste feste non si svolgono soltanto nelle regioni vinicole, ma dappertutto, dal Mediterraneo fino alle pianure pannoniche.

Ente Turismo Slovenia

San Martino profuma di vino e altre bontà

Oltre alla festa per la nuova annata del vino, alla festa di San Martino in Slovenia si preparano anche i piatti tipici.
Fra i più caratteristici e diffusi sono l’oca o l’anatra arrosto con tagliatelle non lievitate (mlinci) e cavolo rosso stufato.
Troverete i menù di San Martino nella gran parte dei ristoranti in Slovenia.
Tra i piatti immancabili potrete assaggiare anche le focacce, le potizze e le altre bontà dolci.

Ente Turismo Slovenia

Un brindisi alla varietà vinicola

I vini selezionati delle tre regioni vinicole slovene con i nove distretti vinicoli sono tra i migliori al mondo per qualità.
A causa delle differenze di luogo, clima e metodi di invecchiamento, ciascuna regione vinicola ha la propria selezione di varietà.
I vigneti sloveni sono situati proprio al centro della fascia viticola europea. Una fascia, che corrisponde alla posizione ideale per la vite, è la stessa dove si trovano, ad esempio i vigneti della Borgogna in Francia.
Gli influssi combinati del clima e del suolo permettono alla Slovenia una maggiore varietà di offerta di vini. Qui crescono ottimamente ben 52 tipi di viti!

La zona della Primorska. Ente Turismo Slovenia

La regione vinicola della Primorska. Vini accarezzati dal clima mediterraneo

La regione vinicola della Primorska (Litorale) con i suoi quattro distretti vinicoli è la regione vinicola più varia. Ogni distretto ha il suo carattere e i suoi vini distintivi.
Grazie all’influenza del caldo clima mediterraneo, sono qui di casa i vini rossi sloveni più famosi anche se ci sono anche vini bianchi riconosciuti e i sempre più apprezzati vini arancione.
Sebbene non sia la più grande in termini di superficie, la Primorska è la prima in Slovenia in termini di produzione di vino e ha anche i vini e i produttori di vino più premiati.
La regione è attraversata dalle strade del vino di Brda, Vipava, del Carso e dell’Istria.
I vini più caratteristici che evocano immediatamente le immagini dei singoli distretti della Primorska sono Terrano, Ribolla, Malvasia, Refosco e Pinela

Podravje. Ente Turismo Slovenia

La regione vinicola del Podravje. Vini coccolati dal sole

Nella più grande regione vinicola slovena, suddivisa in due distretti vinicoli, le viti crescono già dall’epoca romana.
La favorevole composizione del suolo e il clima continentale danno vita a vini bianchi eleganti di varietà internazionali e alcuni autoctoni.
I vitigni bianchi più diffusi sono il Laški rizling (Riesling italico), il Sauvignon, il Riesling Renano, lo Chardonnay, la specialità regionale Šipon e il Rumeni muškat (Moscato Giallo).
I vitigni rossi sono rappresentati maggiormente dal franconia, dal pinot nero e dalla žametna črnina.
Nella zona di Radgona e delle colline di Kapela si producono spumanti, mentre nel Prekmurje sono di casa ottimi vini con predicato. Alla base ci sono anche varietà autoctone come ad esempio la ranina.
I vini che vi faranno pensare subito al Podravje sono: Šipon, Laški rizling, Ranina, Traminec, Modra frankinja (Franconia blu).

Posavie- Ente Turismo Slovenia

La regione vinicola del Posavje. La terra della specialità enologica slovena

Quando si parla della regione vinicola del Posavje, non si può ignorare lo Cviček che rappresenta un’eccentricità nel panorama della viticoltura slovena.
Per molti anni il Posavje ha avuto la reputazione di produttore di vini bianchi e rossi piuttosto leggeri, anche se nella regione si coltivano sia varietà internazionali che specialità locali.
Qui c’è il maggior numero di vini con l’indicazione IGP – vino con indicazione geografica protetta. Tra le peculiarità della regione non ci sono solo i vini ma anche le “zidanice”, piccole casette in mattoni tra i vigneti dove si può anche pernottare, o le “repnice”, particolari cantine, scavate direttamente nel terreno.
I vini tipici di questa regione sono:
Cviček, Metliška črnina, Belokranjec, Bizeljčan.