Mag 30, 2024 | Territori, Territori
È da qualche anno che gli appassionati di ciclismo sono abituati a vedere, in vetta alle classifiche dei ranking internazionali e dei grandi giri, così come per le Grandi Classiche, i nomi di ciclisti sloveni: da Matej Mohorič, che ha trionfato alla Milano-Sanremo nel 2022, a Primož Roglič, Medaglia d’Oro a Tokyo, tre volte vincitore alla Vuelta e una al Giro nel 2023, fino al vero e proprio cannibale di questa generazione di ciclisti: Tadej Pogačar, uno schiacciasassi sia nelle corse di un giorno che nei grandi giri, che ha appena terminato di sbalordire una volta di più il mondo con una performance eccezionale al suo esordio nel Giro d’Italia, con l’obiettivo mai nascosto di ripetere l’impresa di Pantani del 1998, ovvero quella di collezionare, nello stesso anno, la Maglia Rosa e quella Gialla del Tour de France.

Tadej trionfa al Tour
Qual’é il segreto dei grandi ciclisti sloveni?
Per scoprirlo, siamo andati a casa loro, lungo le vie della Slovenia, così belle da pedalare ovunque, che un po’ tutto il paese può essere considerato una grande pista ciclabile.
E questo è sicuramente il primo elemento a colpire l’occhio del ciclista: la cura del fondo stradale, fondamentale sia per la sicurezza che per godersi, nel relax più totale, la ricchezza e la diversità paesaggistica di questa piccola Repubblica, mentre le ruote scorrono sull’asfalto come sul velluto.
Il secondo elemento è l’aria pulita che si respira pedalando su strade quasi mai trafficate, che porta con sé ora il profumo del Mediterraneo, ora quello della vegetazione alpina e prealpina.
Il terzo è la varietà, che si ricollega al secondo: come cambiano i profumi, cambiano anche gli scenari e i tipi di percorso, che in poche decine di km passano da arcigni passi alpini, fino alle colline ventilate del Carso e alla piana della Pannonia.
Questo rende il Giro di Slovenia (dove il leader indossa una Maglia Verde!) una delle gare più interessanti del calendario UCI World Tour, scelta ogni anno a giugno dai migliori ciclisti al mondo in preparazione del Tour de France.
L’ultimo elemento è forse lo stile di vita a misura d’uomo: qui si cerca di vivere senza la fretta di strafare, lentamente o počasi, come dicono in Slovenia, consapevoli di chi si è e del luogo da cui si viene. Si viene da una terra viva, che ribolle di sorgenti termali e dove le acque irrigue nutrono i suoi frutti prelibati, che diventano poi gli ingredienti di una cucina semplice e nutriente.
Perché è partendo da questa semplicità, dalla sua profonda conoscenza, che si cresce davvero. Così un giovane ciclista diventa un campione, così la semplice cucina slovena di campagna diventa gourmet.

le strade verdi della Slovenia
La Slovenia in bicicletta: Green Gourmet Route e Green Wellness Route
Non bisogna essere certo Roglič o Pogačar per saltare in sella, allacciare il casco e godersi le meraviglie dei percorsi ciclabili della Slovenia, né più e né meno di quanto bisogna essere grandi chef per apprezzarne la cucina, o mineralisti, per riconoscerne le straordinarie proprietà delle acque termali, enologi, per il vino e così via.
Qualunque sia la vostra passione, il modo migliore per attraversare la Slovenia sono le due ruote.
Il marchio di qualità Slovenia Green, sviluppato dall’Ente Sloveno per il Turismo con l’obiettivo di certificare le buone pratiche del turismo sostenibile, ha disegnato due itinerari ciclistici che attraversano le più importanti aree del paese, focalizzati su due tematiche fondamentali: il turismo termale (Slovenia Green Wellness Route) e il turismo enogastronomico (Slovenia Green Gourmet Route).

Karnik, paese natale di Pogačar
Un percorso ciclistico per rimettersi al mondo: La Green Wellness Route
Ptuj, Dobrna, Rogla, Čatež, Laško e molte altre rinomate località termali slovene: tutte attraversate da un unico itinerario cicloturistico.
La Green Wellness Route è un percorso ad anello di 16 tappe della lunghezza media di 40 km ciascuna, con partenza e arrivo a Lubiana.
Le tappe giornaliere, che si dirigono prima nel montuoso nord nel paese, poi verso le pianure della Pannonia e infine tra le colline meridionali (terra di ottimi vini), sono progettate in modo che nel pomeriggio ci sia abbastanza tempo per divertirsi e coccolarsi negli oltre 10 centri termali migliori della Slovenia centro-orientale. E poi, dopo una bella pedalata, il potere rigenerante delle acque e dei trattamenti si sente anche meglio!

In sella, di verde e di gusto: la Green Gourmet Route
Più che un percorso cicloturistico, la Green Gourmet Route è un fil rouge, anzi, un filo verde che collega in undici giorni tutte le località del paese che hanno ricevuto la certificazione Slovenia Green Destination.
Alternando tratti in bici più o meno impegnativi a collegamenti in treno, Slovenia Green Gourmet Route attraversa alcuni dei panorami più spettacolari di tutto il paese, dal Carso, al Collio e al Vipacco a ovest, fino alle colline del sud-est al confine con l’Ungheria.
C’è un motivo, però, se nel nome questo itinerario ha la parola gourmet: la Slovenia si è imposta, negli ultimi anni, quale destinazione di eccellenza dal punto di vista enogastronomico, entrando di prepotenza nell’olimpo della cucina mondiale grazie a fuoriclasse quali Ana Ross.
In ciascuna tappa, il percorso propone sempre alcuni tra i ristoranti che meglio esprimono la cucina del territorio, insigniti peraltro dell’etichetta di qualità Slovenia Green Cuisine, che ne certifica l’utilizzo di prodotti locali e le ricadute positive sulla comunità.
I percorsi Slovenia Green Gourmet Route e Slovenia Green Wellness Route sono realizzati su misura per i cicloamatori, lontano dalle strade principali e con il giusto dislivello, attraverso molti posti lungo il tragitto che vale la pena visitare.
Non è detto che il percorso vada fatto tutto insieme: in combinazione con i treni, è possibile pianificare gite nel fine settimana o percorrerne prima una metà e poi partire alla scoperta del resto del percorso.

Tra strada e Mountain Bike nella Slovenia di montagna: Juliana Bike!
Quando si sente forte il richiamo dello sterrato e delle ruote “grasse”, dalla Slovenia risponde Juliana Bike: un percorso ad anello di 7 tappe che si spiega su un totale di 290 km che permettono di esplorare le strade ai piedi delle Alpi Giulie.
Partenza e arrivo sono a Bohinj, sulle sponde del lago più grande del Paese, mentre tra le tappe intermedie spiccano Kranjska Gora e il passo di montagna di Vršič, noto anche come “la salita dei russi”, costruito praticamente a mano dai prigionieri di guerra durante il primo conflitto Mondiale.
Da questo passo, contraddistinto da ben 50 tornanti numerati proprio come la più famosa Alpe d’Huez, si raggiunge la Valle del’Isonzo, il fiume smeraldino che lambisce le località di Bovec e Tolmino, prima di rientrare a Bohinj dopo la frazione da Zakojca a Podbrdo.
Apr 19, 2024 | Territori
Il 2024 in Slovenia sarà un anno ricco di cultura che accompagnerà il Paese a ospitare GO!2025, ovvero le celebrazioni dedicate a Nova Gorica e Gorizia, insieme Capitale Europea della Cultura 2025.
Ma è anche il ventennale dall’ingresso della Slovenia all’interno dell’UE: si è aperta, in quell’occasione, una nuova stagione per il Paese, segnata dall’abbattimento delle frontiere con il resto d’Europa e dalla voglia di raccontarsi al continente.
O Borderless! Nova Gorica e Gorizia, Capitali Europee della Cultura 2025
Cominciano già nel 2024 le celebrazioni per GO!2025, l’anno in cui Nova Gorica condividerà con Gorizia il titolo di Capitale Europea della Cultura.
Due città simbolo o, meglio, una sola città, l’unica in Europa ad essere attraversata da un confine tra due Stati.
Un confine che, per troppi anni, ha significato frattura, una separazione immortalata nelle foto in bianco e nero del filo spinato di piazzale Transalpina, e che, invece, oggi diventa sempre più una mano tesa, un luogo di incontro tra due popoli e il simbolo, per tutto il resto del mondo, di come la pace e la condivisione siano un percorso non solo possibile, ma addirittura necessario.

Vista di Nova Gorica
Nova Gorica, la città “nuova”
Nova Gorica, poco più di 13.000 abitanti tra le fertili colline della riva sinistra del fiume Isonzo, è considerata la più giovane città della Slovenia in virtù dei suoi “soli” 70 anni di vita, audace e futurista nell’architettura quanto verde e consapevole nei confronti del ricco patrimonio enogastronomico della valle del Vipacco, che accomuna entrambi i lati del confine.
Tra i simboli della città, è immancabile una visita al ponte di Salcano, il più grande ponte ferroviario sospeso in pietra del mondo.
Oltre alla funzione originaria di lasciar transitare i treni sopra l’Isonzo, il ponte di Salcano diventa in estate anche l’unico luogo in Slovenia dove è possibile praticare il bungee-jumping: adrenalina pura!

Il ponte di Salcano
Due città, una capitale europea: un fatto unico
È partito il conto alla rovescia per il 2025, quando Nova Gorica, la città più giovane della Slovenia, e la vicina Gorizia, una combinazione unica di due città tra loro intrecciate, brilleranno nei cieli europei e mondiali come Capitale europea della cultura. E con loro la Slovenia, con la sua sontuosa cultura, l’arte di livello mondiale, la creatività frizzante e il patrimonio unico.
Unitevi a noi per scoprire ciò che unisce queste città suggestive e le storie sconfinate che si intrecciano tra loro e nella più ampia regione.
Il fatto che una delle Capitali europee della cultura sia composta da due città è un fatto unico. Ma questa è, infatti, la storia straordinaria delle due città goriziane.
Nova Gorica è la città più giovane della Slovenia, strettamente intrecciata storicamente e nella vita quotidiana con Gorizia, sul lato italiano del confine.
E proprio lì, a partire dalla Seconda guerra mondiale, si è sviluppata una città dall’identità giovane, in un paesaggio lambito dalle fertili colline, dai frutteti e dai vigneti delle valli di Brda e di Vipava, dove l’Isonzo color smeraldo sgorga dal seno delle Alpi, e dove il misterioso Carso e il mare sono a portata di sguardo.
La storia, le storie, i personaggi, i risultati passati, presenti e futuri della creatività, dell’integrazione e dell’arte delle due Gorizie saranno presentati quest’anno, e soprattutto il prossimo anno, alla Slovenia, all’Italia, all’Europa e al mondo attraverso una visione e il programma GO!2025 = BORDERLESS.
Da una parte Nova Gorica, costruita da zero all’indomani della Seconda guerra mondiale, una volta tracciato il confine divisivo tra Italia e Slovenia.
Dall’altra Gorizia, centro culturale, amministrativo ed economico con una storia molto più antica. GO! Borderless incarna l’obiettivo di far risuonare all’unisono il patrimonio di una città modernista con l’eredità di una città millenaria. L’obiettivo di superare i loro confini, in un percorso di riconciliazione.
Per realizzarlo, il primo passo è stato sviluppare una strategia transfrontaliera innovativa, uno spiccato senso di coesione e uno sforzo comune di comunicazione. Tra due Paesi, due città e molte persone. GO! 2025 supera le barriere fisiche e culturali tra le nostre società, a dimostrazione che una governance transfrontaliera impatta positivamente sulla crescita delle periferie europee, tasselli irrinunciabili nel mosaico dell’Unione.

La storia del goriziano
Dai Conti di Gorizia al governo degli Asburgo, passando per la parentesi napoleonica, l’annessione all’Italia dopo la Prima guerra mondiale e la spartizione tra Italia e Jugoslavia – poi Slovenia – con i Trattati di Parigi.
Il Goriziano, e con lui Nova Gorica e Gorizia, ha vissuto sulla propria pelle gli stravolgimenti storici e geopolitici dell’Europa. Un territorio diviso tra due Paesi, ma unito nello spirito e negli intenti: creare la prima Capitale europea della cultura transfrontaliera.
Tutto ha inizio con i patriarchi di Aquileia e i Conti di Gorizia nell’XI secolo. È sotto il loro controllo politico e amministravo che il Goriziano acquisisce per la prima volta l’unità, comprendendo il Collio e il Carso e l’area abbracciata da quattro fiumi: l’Isonzo e i suoi confluenti Vipacco, Iudrio e Idria.
Poi, nel XV secolo, il testimone passa nelle mani della casa d’Asburgo: l’ultimo conte, Leonardo, muore senza discendenti lasciando in eredità la contea a Massimiliano I d’Asburgo. Entra allora in gioco anche la Repubblica di Venezia, desiderosa di far valere i propri diritti feudali e di successione ai conti di Gorizia. Nel 1508 i veneziani dichiarano guerra agli Asburgo, con un esito disastroso: la sconfitta veneta nella Battaglia di Agnadello del 1509 conferma il governo asburgico della regione, destinato a durare per altri quattro secoli, eccetto che per la breve parentesi napoleonica.
Parentesi che, più precisamente, ha inizio nel 1809 con l’annessione del Goriziano alle Province Illiriche, fino al 1813 e alla caduta di Napoleone. Da qui, i confini vengono ridefiniti per restare poi invariati fino alla fine della Prima guerra mondiale.
Infatti, nel 1918 l’Italia occupa l’intera area, che con il Trattato di Rapallo (1920) diventa ufficialmente parte del Regno d’Italia. Così la Provincia di Gorizia viene prima soppressa, con l’annessione dei suoi territori alla Provincia del Friuli nel 1923, e in seguito ristabilita nel 1927.
Ma è con la Seconda guerra mondiale che il Goriziano subisce i cambiamenti più influenti. Dopo la grande guerra, viene prima occupato dall’esercito di liberazione e poi diviso in due zone tramite gli Accordi di Belgrado e Duino del 1945: la zona A amministrata dalle forze armate anglo-americane, e la zona B, amministrata dalla Jugoslavia.
Il Goriziano diventa così oggetto di una intensa contesa dal punto di vista politico e diplomatico, cui pone rimedio il Trattato di Pace di Parigi del 1947: gran parte del territorio è assegnato alla Jugoslavia e la restante parte, compresa Gorizia, all’Italia.
Il nuovo confine – che nei primi anni è pressoché invalicabile – corre ai lati della città di Gorizia dividendola dal suo entroterra, così come corre ai margini del territorio jugoslavo privandolo del suo centro nevralgico. Con Gorizia dall’altro lato del confine, nel 1948 comincia la costruzione di una nuova città, Nova Gorica.
Nel 1949 Italia e Jugoslavia firmano l’Accordo di Udine, che regola e facilita il traffico nell’area transfrontaliera.
Nel 1975 un altro trattato, di Osimo, rende definitive le frontiere terrestri e marittime tra i due Stati, con accordi sulla loro collaborazione economica che migliora le condizioni di vita della popolazione al confine.
Poi, nel 1990, inizia l’ennesimo stravolgimento geopolitico in Europa: la disgregazione della Jugoslavia, che cerca di reprimere il tentativo sloveno di creare uno stato indipendente.
Dopo una guerra durata dieci giorni e i successivi negoziati del 1991, la Slovenia dichiara ufficialmente la propria indipendenza.
Nel 2004 ottiene il riconoscimento della comunità internazionale diventando membro UE e nel 2007 entra a far parte dello spazio Schengen.
L’area transfrontaliera rappresenta da sempre un luogo importante e strategico per entrambi gli Stati, oltre che uno strumento di sviluppo sotto tanti punti di vista: cultura, economia, commercio, trasporti.
Dai comuni limitrofi divisi dal confine, quindi, cresce il bisogno di stabilire nuove forme di collaborazione, di coesione e di scambio. Un bisogno che diventa realtà nel 2010 con l’istituzione del Gruppo europeo di cooperazione territoriale, GECT GO.
Il resto è storia, e ci conduce esattamente qui: alla prima Capitale europea della cultura transfrontaliera, con Nova Gorica e Gorizia alla guida di un territorio unito nello spirito e negli intenti.

Piazza Transalpina con i resti del muro
Il “muro di Gorizia” una ferita rimarginata
Il muro di Gorizia anche se meno celebre era un po’ come quello di Berlino in quanto separava l’abitato goriziano rimasto italiano, dai quartieri periferici e dalla stazione ferroviaria della ferrovia Transalpina, che furono annessi al termine della Seconda guerra mondiale alla Jugoslavia.
Il muro di Gorizia, in sloveno Goriški zid, era una recinzione costituita da una base in calcestruzzo larga 50 centimetri sormontato da una ringhiera di un metro e mezzo, costruita nel 1947 e collocata lungo il confine italo-jugoslavo passante all’interno della città di Gorizia.
Nel 2004, a seguito dell’ingresso della Slovenia nell’Unione europea, ne è stata smantellata la porzione che divideva in due piazza della Transalpina.
La città di Nova Gorica come detto sorse successivamente alla separazione, allo scopo di ridare un baricentro amministrativo all’area territoriale circostante annessa alla Jugoslavia, in quanto veniva a mancare il ruolo naturale che era stato svolto dalla città di Gorizia, rimasta in territorio italiano. Simbolicamente si contrapponevano i progressi del mondo socialista a quello capitalista e la piazza della Transalpina divenne uno dei simboli della separazione politico-ideologica tra l’Europa occidentale e quella orientale durante gli anni della Guerra fredda.
Nella seconda metà degli anni quaranta e negli anni cinquanta del Novecento, il muro rappresentò un valico clandestino per molti cittadini jugoslavi e dei paesi del patto di Varsavia.
Negli anni ci furono molti momenti di alta tensione, come ad esempio nell’ottobre e novembre del 1953 quando col protrarsi della questione triestina e di fronte al timore che Tito sfruttasse un comizio indetto a Okroglica, a pochi chilometri dal confine goriziano a cui avrebbero partecipato 250 000 ex partigiani titini per annettersi militarmente la zona B del TLT, il primo ministro italiano Pella temendo un invasione inviò l’esercito italiano al confine.
La piazza della Transalpina simbolo di una ferita della storia prende il suo nome dalla linea ferroviaria di cui fa parte la stazione.
Questo tratto venne inaugurato dall’arciduca Francesco Ferdinando nel 1906 e collega Trieste con Jesenice per poi addentrarsi nell’Europa centrale.
Oggi l’intera piazza è stata ristrutturata in modo da formare un unico spazio pubblico dove è permessa la libera circolazione dei pedoni.
Al posto della parte centrale del muro, c’è un mosaico circolare e il confine di stato. Rimossa la barriera fisica del muro, è ora indicato da una linea di mattonelle di pietra sulla pavimentazione.
Fino al 22 dicembre 2007 la libera circolazione era possibile solo all’interno della piazza ma poi con l’ingresso della Slovenia nell’area di sicurezza definita dagli accordi di Schengen, il confine è stato eliminato del tutto. Fino a quella data infatti, per accedere legalmente al territorio sloveno o a quello italiano, era necessario esibire i documenti ai valichi di frontiera, dove erano presenti e attivi i presidi della pubblica sicurezza italiana e della polizia slovena.
Una nota curiosa: nel maggio 2020, durante la pandemia di Covid-19, nel quadro delle misure per rallentare la diffusione del contagio, la piazza della Transalpina è stata nuovamente divisa da una rete metallica in corrispondenza del confine italo-sloveno, per impedire il passaggio di frontiera: questo ha ricordato a molti cittadini di Gorizia e Nova Gorica brutti di quando, tra il 1947 e il 2004 i due paesi erano divisi da una recinzione.
Oggi nella memoria dei goriziani uno dei simboli più evidenti della Guerra fredda è la Stella Rossa collocata sul frontone del palazzo della stazione, accompagnata dalla scritta in sloveno “Mi gradimo socializem” (“Noi costruiamo il socialismo”).
A seguito dell’indipendenza slovena (1991), venne dapprima addobbata come una stella cometa in occasione del Natale e, successivamente, rimossa. Oggi è conservata all’interno della stazione.

20 anni in Europa per la Slovenia
1° maggio 2004: la data scolpita nella pietra del monumento eretto proprio sul confine tra Nova Gorica e Gorizia, che ha segnato non solo per le due città ma per l’intero paese un punto di svolta. La Slovenia faceva, insieme ad altri nove Stati, ingresso nell’Unione Europea, novità che ha significato per il Paese, posto proprio nel cuore dell’Europa, tra le pianure pannoniche e il Carso, tra le Alpi e il Mediterraneo, mitteleuropeo e slavo, la possibilità di crescere e aprirsi a nuovi scambi culturali.
Proprio l’area del confine italo-sloveno sarà il centro nevralgico degli eventi che accompagneranno le due città al 2025, con la nascita del nuovo distretto ECOC, che prenderà vita proprio nel tratto di un chilometro tra le due ex dogane.
10 milioni di euro di investimenti per riqualificare l’area in un’ottica green, per un intervento che interesserà anche la stessa aera del piazzale Transalpina, che dall’altro lato del confine chiamano, per l’appunto, Trg Evrope (piazza Europa).
Nov 29, 2023 | Enogastronomia, Territori
La cucina slovena torna a far parlare di sé, in occasione della cena di beneficenza tenutasi lo scorso venerdì 17 novembre presso la Sala Mengoni del Ristorante Cracco di Milano.
Accanto al vicentino padrone di casa (1 stella Michelin), hanno infatti contribuito al ricco menù della serata, promossa dalla Fondazione Cotarella a sostegno delle attività della Dimora Verdeluce contro i disturbi del comportamento alimentare, il pluristellato chef altoatesino Norbert Niederkofler (3 stelle Michelin) e Ana Roš, chef portabandiera della cucina slovena e ottava chef donna al mondo ad aver ricevuto le tre stelle Michelin.

Ana nella sua cucina. Foto Feel Slovenia
Ana Roš terza (e unica donna) miglior chef al mondo
Ana Roš ha dimostrato ancora una volta di essere una delle migliori chef del mondo, lo ha fatto sempre a novembre classificandosi al terzo posto nella classifica Best Chef Awards.
Con questo risultato, è diventata ancora una volta orgogliosa dell’unica chef donna ad essere classificata nella top ten mondiale e ha confermato il suo posto indiscusso nell’élite culinaria mondiale.
Ana Roš, che gestisce il rinomato Hiša Franko, quest’anno ha avuto un anno di eccezionale successo.
Hiša Franko si è classificata al 32° posto nella prestigiosa classifica The 50 Best Awards 2023, confermando la sua eccezionale influenza nel mondo della gastronomia.
Hiša Franko è stato anche premiato con la sua terza stella Michelin, diventando l’unico ristorante in Slovenia ad aver ottenuto tre stelle Michelin.
L’eccezionale posizione di Ana Roš ai Best Chef Awards è una testimonianza del suo talento, del suo approccio innovativo e del suo incrollabile impegno per la creatività culinaria.

Ana Ros col suo staff. Foto Hisa Franko
Ana Roš e Hiša Franko: da Caporetto all’Olimpo
Di Ana e del suo ristorante a Caporetto vi abbiamo già parlato per spiegare che la cucina slovena non è solo luoghi comuni (leggi qui) e soprattutto di come una località quasi isperduta e isolata fra le Alpi viva di splendore grazie a una sola ambasciatrice nel mondo. (leggi qui)
Eppure a leggere rapidamente la storia personale di Ana e la sua formazione, si resta ancora più sbalorditi dai traguardi raggiunti nella sua carriera da chef: sciatrice prodigio fin da giovanissima, gli studi di Scienze Politiche all’Università di Trieste e il talento per le lingue straniere che l’hanno portata, ad oggi, a parlare 7 lingue; l’incontro con Valter Kramar, sommelier al ristorante di famiglia Hiša Franko di Caporetto, dove Ana inizia a lavorare prima da cameriera e poi da chef.
Ore e ore di studio da autodidatta sui libri di cucina, l’estro espresso nella rielaborazione di ricette del territorio della Valle d’Isonzo in chiave contemporanea.
Così arrivano i primi riconoscimenti a partire dal 2010.
Di questi, ricordiamo il premio di miglior chef donna al mondo 2017, assegnatole dal The World’s 50best, le 2 stelle nella prima edizione della Guida Michelin Slovenia nel 2020, diventate 3 quest’anno.
In poco più di un decennio Hiša Franko è diventato uno dei 32 ristoranti nel mondo a poter vantare questo riconoscimento (di questi, Ana è l’ottava chef donna).

Estro, creatività e legame con il territorio
“Cucinare è un po’ come dipingere – racconta Ana – se mi porti via i colori, non mi resta nulla con cui dipingere”.
I colori, nell’arte di Ana, sono gli ingredienti locali e un legame indissolubile con il territorio.
Alla base del menu di Hiša Franko, variabile in base alla disponibilità di prodotti secondo la stagionalità, c’è un consolidato network di coltivatori, allevatori, apicoltori; c’è una persona che raccoglie i funghi nei boschi circostanti e una famiglia di pescatori che procura al ristorante le trote, uno degli specialà della proposta del ristorante.
Posto sulle sponde del proverbialmente smeraldino fiume Isonzo, Caporetto (che da queste parti chiamano Kobarid) è quindi parte integrante di quello che rende Hiša Franko a pieno titolo uno dei ristoranti migliori al mondo.
“In un simile contesto, le persone mangiano da sempre carne, pesce e latticini. Se mi togliessero tutto ciò, sarebbe come togliermi la voce“, spiega Ana.

Foto Hisa Franko
L’anima green della Slovenia, anche a tavola
La filosofia alla base del successo di una realtà come Hiša Franko è quella di un intero paese: sono molti, in giro per la Slovenia, i ristoratori che coltivano il proprio orto, da cui vengono portate direttamente in tavola le specialità del territorio.
E per quanto non si riesca a produrre in autonomia, ci si rifornisce direttamente da produttori locali, privilegiando il più possibile la filiera corta.
Oltre a portare sulle tavole di turisti e viaggiatori piatti genuini e a basso impatto ambientale, questa ha ricadute importanti sulle comunità locali, valorizzandone il lavoro e la dedizione.
Per questo che, oltre alle 3 stelle, Hiša Franko può vantare, insieme ad altri sei ristoranti sloveni, anche la Stella Verde Michelin, conferita a quelle realtà impegnate nel proporre una cucina dall’approccio più sostenibile.
Con queste sette Stelle Verdi, la Slovenia è diventata quindi il paese del mondo in cui sono state assegnate più stelle Verdi Michelin per numero di abitanti.
Nov 22, 2023 | Territori
Dal punto di vista astronomico, si approssima il solstizio d’inverno: giornate sempre più brevi, temperature in calo, alberi che vanno via via spogliandosi delle foglie, mostrando il loro scheletro.
Sarà che la comparsa di questo scenario porta con sé sempre una certa dose di malinconia, ma non è un caso che da tempo immemore l’umanità abbia scelto questo periodo per ritrovarsi, stare insieme, far festa.

In Slovenia il Natale arriva prima (e dopo)
In Slovenia il Natale arriva prima. E arriva anche dopo. Ci sono ben tre figure, qui, che fanno visita ai bambini buoni per consegnare loro i regali in tre date diverse.
La prima è San Nicola (Miklavž), che visita i bambini la notte tra il 5 e il 6 dicembre, accompagnato da angioletti e mostriciattoli che spaventano i bambini cattivi.
È poi il turno di Babbo Natale, che anche in Slovenia arriva il 25 dicembre, e di Nonno Gelo (Dedek Mraz), figura comune al folklore dei paesi dell’Europa orientale che arriva tradizionalmente nella notte di San Silvestro.
Espressioni di una cultura composita e variegata, intrisa di tratti tanto mitteleuropei, quanto mediterranei e slavi. In una parola, sloveni.
L’intero paese diventa, già a partire da fine novembre, una Winter Wonderland a due passi dall’Italia. Ma non solo quello: gli addobbi natalizi sono un luminescente invito a guardare oltre, a immergersi più profondamente nel panorama culturale della Slovenia, con curiosità e meraviglia, come bambini sotto l’albero la mattina del 25.

© Nina Jurnik | Ente Sloveno per il Turismo
Lubiana: luci d’artista specchiate nella Ljubljanica
Dal 24 novembre al 2 gennaio Lubiana, capitale del paese e tappa obbligata di ogni appassionato delle luci e dei mercatini di Natale.
Il 24 novembre, partirà l’annuale esposizione di luminarie realizzata dall’artista locale Urban Modic, che riprende il tema delle costellazioni impreziosito dal riflesso del fiume Ljubljanica, lungo le cui sponde saranno allestiti gli ormai celebri mercatini di Natale della capitale.
Eventi all’aperto per grandi e bambini, concerti gratuiti e diverse attività tra cui spicca un must, il tour in battello sul fiume, da cui ammirare, con una bevanda calda tra le mani, tutti i colori di una città che durante le feste dà il meglio di sé.

L’arboreto di Volčji Potok. Foto: foto-Mateja-Racevski, Ente Turismo Sloveno
Il Natale all’orto botanico di Volčji Potok
L’arboreto di Volčji Potok, non lontano da Lubiana e appena a sud di Kamnik, è il giardino botanico più famoso della Slovenia.
Con la stagione invernale aiuole, alberi e altri elementi naturali si trasformano in un percorso tra luci di Natale e addobbi.
Un anello d’oro, una cascata infinita, un tunnel luminoso da 25 metri e le luci sul bosco degli abeti rossi, e poi le statue dei dinosauri: una veste speciale per un parco che annovera 4.800 alberi, 2.000.000 di tulipani e 1.200 varietà di rose.
Uno spettacolo da non perdere dal 18 novembre all’11 gennaio.
Per info e prenotazioni fare click qui.

Le grotte di Postumia. Ennte Turismo Slovenia
Il presepe vivente delle grotte di Postumia
Il tema della Natività, all’interno del Presepe, si può dire cambi non solo di cultura in cultura, ma addirittura di casa in casa.
C’è chi fa nascere il Bambino in un tempio pagano in rovina, chi nella classica capanna di paglia e chi, invece, si impegna ad architettare una grotta con tanto di cascata di carta stagnola. Questione di abitudini.
In Slovenia, ad esempio, il più suggestivo presepe vivente si tiene proprio nelle grotte più famose del Paese: quelle di Postumia, i cui ambienti dal 25 al 30 dicembre si popoleranno di più di 100 attori, che impersoneranno 18 scene bibliche accompagnati dal canto angelico di eccellenti musicisti sloveni e cantanti italiani, lungo un percorso sotterraneo totale di 5 km (ma niente paura: c’è il trenino!).
Per info e prenotazioni fare click qui.

Natale sul lago di Bled
La magia del Natale sul lago di Bled
Le Alpi innevate tutto intorno, un castello arroccato su un dirupo e un’isola incantata al centro, avvolta dalla leggendaria storia d’amore della campana dei desideri: che il lago di Bled sia un luogo magico lo si percepisce già a prima vista, ma sotto Natale lo scenario si arricchisce di profumi, luci e colori tutti nuovi.
La mostra del presepe a grandezza naturale, la bicicletta dell’amore, l’ufficio postale di Babbo Natale, San Nicola e Nonno Gelo dove i più piccoli possono imbucare la letterina, e un mercatino di Natale lungolago dove trovare piatti e bevande tipici della regione Gorenjska e il meglio dell’artigianato locale.
Imperdibile la rappresentazione della Leggenda della campana sommersa, che si terrà il 25 dicembre alle ore 17: i sommozzatori dell’Associazione per attività subacquee di Bled metteranno in scena sulla superficie del lago una delle più belle leggende di Bled, quella della celebre campana dei desideri che da secoli esaudisce i desideri dei visitatori dell’isola di Bled.
Ingresso libero. Per maggiori informazioni fare click qui.

Planica Nordic Center. Foto Ente Turismo Slovenia
Planica Nordic Center: il cuore bianco d’Europa
Il Planica Nordic Center è un ambiente eccezionale ed unico per gli amanti della neve e degli sport invernali.
Cuore del centro i maestosi trampolini con gli sci dove si vola letteralmente in cielo molto frequentati dalle squadre nazionali di tutto il mondo.
Planica è sinonimo di coraggio, innovazione e sviluppo e con i suoi più di 40 record mondiali, è diventata un’attrazione mondiale.
Orgoglio della Jugoslavia titina con 80 anni di successi mondiali ha nel suo edificio centrale un museo che ospita il patrimonio dello sci nordico sloveno. Potrete conoscere gli eroi dell’élite mondiale del salto con gli sci, lo sviluppo tecnico del trampolino per il salto con gli sci, l’attrezzatura utilizzata in ogni periodo e molti altri fatti interessanti sullo sviluppo del volo con gli sci. Il museo dispone anche di due simulatori di salto che emozionano grandi e piccini. All’interno del center una pista al coperto di sci di fondo, un simulatore di volo e all’esterno un’adrenalinica zip line.
Nov 9, 2023 | Enogastronomia, Territori
La festa più diffusa in Slovenia, legata al vino e alla cultura del vino, è la festa di San Martino. Viene festeggiata l’11 di novembre e ancora per tutta le due settimane successive.
Dalle altre parti d’Europa non si possono sperimentare festeggiamenti autunnali così intensi conne in Slovenia e, per questo motivo vi consigliamo di visitare una delle grandi feste di San Martino.
Queste feste non si svolgono soltanto nelle regioni vinicole, ma dappertutto, dal Mediterraneo fino alle pianure pannoniche.

Ente Turismo Slovenia
San Martino profuma di vino e altre bontà
Oltre alla festa per la nuova annata del vino, alla festa di San Martino in Slovenia si preparano anche i piatti tipici.
Fra i più caratteristici e diffusi sono l’oca o l’anatra arrosto con tagliatelle non lievitate (mlinci) e cavolo rosso stufato.
Troverete i menù di San Martino nella gran parte dei ristoranti in Slovenia.
Tra i piatti immancabili potrete assaggiare anche le focacce, le potizze e le altre bontà dolci.

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Un brindisi alla varietà vinicola
I vini selezionati delle tre regioni vinicole slovene con i nove distretti vinicoli sono tra i migliori al mondo per qualità.
A causa delle differenze di luogo, clima e metodi di invecchiamento, ciascuna regione vinicola ha la propria selezione di varietà.
I vigneti sloveni sono situati proprio al centro della fascia viticola europea. Una fascia, che corrisponde alla posizione ideale per la vite, è la stessa dove si trovano, ad esempio i vigneti della Borgogna in Francia.
Gli influssi combinati del clima e del suolo permettono alla Slovenia una maggiore varietà di offerta di vini. Qui crescono ottimamente ben 52 tipi di viti!

La zona della Primorska. Ente Turismo Slovenia
La regione vinicola della Primorska. Vini accarezzati dal clima mediterraneo
La regione vinicola della Primorska (Litorale) con i suoi quattro distretti vinicoli è la regione vinicola più varia. Ogni distretto ha il suo carattere e i suoi vini distintivi.
Grazie all’influenza del caldo clima mediterraneo, sono qui di casa i vini rossi sloveni più famosi anche se ci sono anche vini bianchi riconosciuti e i sempre più apprezzati vini arancione.
Sebbene non sia la più grande in termini di superficie, la Primorska è la prima in Slovenia in termini di produzione di vino e ha anche i vini e i produttori di vino più premiati.
La regione è attraversata dalle strade del vino di Brda, Vipava, del Carso e dell’Istria.
I vini più caratteristici che evocano immediatamente le immagini dei singoli distretti della Primorska sono Terrano, Ribolla, Malvasia, Refosco e Pinela

Podravje. Ente Turismo Slovenia
La regione vinicola del Podravje. Vini coccolati dal sole
Nella più grande regione vinicola slovena, suddivisa in due distretti vinicoli, le viti crescono già dall’epoca romana.
La favorevole composizione del suolo e il clima continentale danno vita a vini bianchi eleganti di varietà internazionali e alcuni autoctoni.
I vitigni bianchi più diffusi sono il Laški rizling (Riesling italico), il Sauvignon, il Riesling Renano, lo Chardonnay, la specialità regionale Šipon e il Rumeni muškat (Moscato Giallo).
I vitigni rossi sono rappresentati maggiormente dal franconia, dal pinot nero e dalla žametna črnina.
Nella zona di Radgona e delle colline di Kapela si producono spumanti, mentre nel Prekmurje sono di casa ottimi vini con predicato. Alla base ci sono anche varietà autoctone come ad esempio la ranina.
I vini che vi faranno pensare subito al Podravje sono: Šipon, Laški rizling, Ranina, Traminec, Modra frankinja (Franconia blu).

Posavie- Ente Turismo Slovenia
La regione vinicola del Posavje. La terra della specialità enologica slovena
Quando si parla della regione vinicola del Posavje, non si può ignorare lo Cviček che rappresenta un’eccentricità nel panorama della viticoltura slovena.
Per molti anni il Posavje ha avuto la reputazione di produttore di vini bianchi e rossi piuttosto leggeri, anche se nella regione si coltivano sia varietà internazionali che specialità locali.
Qui c’è il maggior numero di vini con l’indicazione IGP – vino con indicazione geografica protetta. Tra le peculiarità della regione non ci sono solo i vini ma anche le “zidanice”, piccole casette in mattoni tra i vigneti dove si può anche pernottare, o le “repnice”, particolari cantine, scavate direttamente nel terreno.
I vini tipici di questa regione sono: Cviček, Metliška črnina, Belokranjec, Bizeljčan.