I 5 eventi da non perdere nel Garda Trentino per gli sport lovers

I 5 eventi da non perdere nel Garda Trentino per gli sport lovers

Richiamo delle acque, sempre con il vento a favore; territori visti da “altRe” prospettive, con uscite di
un’intera giornata o brevi salite; pedalate lungolago, fra borghi storici, vigneti e oliveti.
La natura stessa
del Garda Trentino – che comprende gli ambiti di Riva del Garda, Arco, Nago-Torbole, Tenno, Dro-Drena, la Valle di Ledro, Comano, la Valle dei Laghi e la Val di Gresta – celebra lo spirito sportivo e le avventure all’aria aperta.
Con l’atmosfera elettrizzante della primavera, il territorio si trasforma in un palcoscenico di emozioni non
solo per le innumerevoli possibilità, che il dolce clima mite risveglia, ma perché si prepara a essere il
cuore pulsante di competizioni nazionali e internazionali dedicate ad ogni specialità sportiva.
Per chi è pronto a gareggiare ma anche per chi ama fare il tifo, ecco gli imperdibili appuntamenti della
stagione.


Le emozioni iniziano con una novità: Sail&Ski

Dal 14 al 17 marzo 2024 sci e vela si uniscono per creare una forte sinergia non solo fra atleti, ma anche tra due territori, il Garda Trentino e Madonna di Campiglio.
Da sempre, infatti, velisti e windsurfisti disegnano coreografie sulle acque blu cobalto del lago di Garda
spinti dal Pelèr, il vento mattutino proveniente da nord, e al pomeriggio dall’Ora, la brezza da sud; è
proprio la loro regolarità ad aver fatto guadagnare al Garda Trentino il primato, a livello internazionale, non
solo per gli amanti della vela e di tutte le discipline water, ma anche per campioni e atleti di tutto il mondo.
Allo stesso modo, Madonna di Campiglio, è considerata la regina delle nevi, con più di 150 chilometri di
piste perfettamente innevate, nonché una delle località più chic, glamour e alla moda delle Dolomiti.
Grazie a questo evento, appassionati ed esperti del settore potranno assistere a uno scenario sportivo
mondiale, nell’alternarsi di regate e gare di sci, che mostrerà uno spettacolo competitivo di alta qualità e
professionalità, così come la vocazione multidisciplinare dei due territori.


Lake Garda 42

Dal 12 al 14 aprile 2024 immancabile la Maratona del Lago di Garda, Lake Garda 42, gara podistica con una vista mozzafiato sul lago e sui pendii montuosi, che attraversa Limone, Riva del Garda, Arco, Torbole per arrivare a Malcesine.
L’alternarsi del rumore dell’acqua del lago, della brezza fresca, della vista spettacolare sulle
montagne, passando tra i centri storici, fra vigneti e frutteti, daranno l’energia giusta per uscire dal torpore
invernale e raggiungere il traguardo.
A scelta, si potranno percorrere anche 21 chilometri della mezza maratona partendo da Arco. Quando?
Domenica 14 aprile: due tracciati, un paesaggio unico e un programma entusiasmante, che prevede
anche un’area Expo, un’area gastronomica, side events e la cheering zone.
E non è tutto! Per i più piccoli si svolgerà la Lake Garda Kids Run, un percorso di 1,3 chilometri a Riva del
Garda, sabato 13 aprile.


30esima edizione del Bike Festival

Dal 2 al 5 maggio 2024 appuntamento fisso per i rider di tutto il mondo, il Bike Festival 2024 si presenta con un’edizione senza precedenti.
Riva del Garda continuerà ad essere la cornice per i quattro giorni del Festival, con tutte le
ultime novità e tecnologie del mercato, entusiasmanti gare e molto altro ancora.
Il fulcro del Festival sarà l’area espositiva, in cui tutti i grandi marchi della scena ciclistica porteranno le
loro innovazioni e attireranno gli appassionati con presentazioni, test di prodotto e nuove tendenze.
Parallelamente, si svolgerà un ampio e variegato programma di appuntamenti e competizioni sportive,
dedicati alla MTB, all’eMTB e alla Gravel, a sua volta con importanti new entry… A breve il programma
ufficiale dell’evento sul Sito dedicato.


Garda Trentino Trail e Ledro Sky

Alto valore tecnico e splendida cornice territoriale dal 17 – 19 maggio 2024 e il 16 giugno 2024 per il Ledro Sky. Trail running e natura, corsa e paesaggi spettacolari sulle rive del Lago di Garda, del Lago di Ledro e del Lago di Tenno, la Garda Trentino Trail è l’evento internazionale che riunisce quattro percorsi di
lunghezza diversa e tutta la magia dell’Alto Garda e della vicina Val di Ledro.
La Garda Trentino Trail, 62
km con partenza da Riva del Garda; la Ledro Trail, 44 km con partenza da Molina di Ledro; la Tenno Trail, 30 km con partenza da Arco; Garda Trentino Run, 11 km con partenza da Arco.
Dopo l’esordio dello scorso anno, l’edizione 2024 riproporrà anche la Garda Trentino Trail “Extra”, gara
adatta ai più esperti, con una distanza di 150 chilometri e 10.000 metri di dislivello.
Appena un mese dopo, l’azzurro del cielo, il blu del lago, il verde dei prati faranno da sfondo anche alla Ledro Sky, emozionante gara di Trail running in montagna.
Il percorso prenderà il via da Mezzolago e raggiungerà velocemente il paese di Pieve di Ledro, per
inerpicarsi poi sul Monte Cocca fino a Bocca Saval. Da lì parte il Senter dele Greste, un tratto mozzafiato
sul crinale che collega Cima Parì, Cima Sclapa e Cima d’Oro, sospeso tra i due fianchi della montagna
che scendono ripidi fino a valle. Sarà come correre a fil di cielo con i piedi nella storia.
La discesa verso
Mezzolago, infatti, attraversa i prati di Droma è e mostra le trincee costruite dai soldati austro-ungarici durante la Grande Guerra.


Al termine di tutte queste sfide, ecco le conquiste anche per il palato

Tra nuove fioriture e profumi inebrianti, il territorio eclettico del Garda Trentino regala un’estesa varietà di
prodotti locali unici, per un’offerta enogastronomica di altissima qualità e un altrettanto ricco calendario di
proposte e iniziative per favorirne il più possibile la conoscenza… e l’assaggio!
Immancabile l’appuntamento di primavera con “il passito dei passiti”, DiVinNosiola, nella Valle dei Laghi.
Grazie a proposte culturali, degustazioni e momenti nella natura, l’evento celebra l’uva Nosiola e la
ricchezza di tradizioni ed eccellenze legate alla sua lavorazione, come il Vino Santo Trentino DOC
presidio Slow Food, le grappe di Nosiola e di Vino Santo.
L’evento – come i molti altri nel Garda Trentino – vuole essere l’omaggio del territorio al suo gioiello più
prezioso, a un’antichissima tradizione viticola-enologica nonché alle prelibatezze conosciute in tutto il
mondo.

 

Il castello di Avio: il maestoso benvenuto in Trentino

Il castello di Avio: il maestoso benvenuto in Trentino

Tra i vigneti di Sabbionara d’Avio, gli affreschi del castello raccontano l’amore, ma anche storie di guerra ed episodi di battaglie.
Il Castello di Avio è uno dei più noti, antichi e suggestivi monumenti fortificati del Trentino. Dalla sua posizione, sulle pendici del Monte Vignola, il castello domina la valle fin quasi a Verona. Il Castello è di fatto il primo benvenuto in Trentino. Imperdibile il colpo d’occhio sull’imponente mastio, la poderosa cinta muraria e le cinque torri.


Un gioiello del Fai dalla storia lunga e travagliata

Probabilmente presidio militare già in epoca longobarda, divenne per molti secoli proprietà della nobile famiglia dei Castelbarco che nel corso del Medioevo trasformò la fortezza in una piccola corte feudale, meta di artisti e intellettuali.
Agli inizi del Quattrocento, i domini castrobarcensi furono assorbiti dalla Repubblica di Venezia, che consolidò le strutture difensive affidandole ad una guarnigione.
Il governo veneziano durò fino al 1508, quando le truppe imperiali ed il principato vescovile conquistarono tutta la Vallagarina.
Dal 1533 il castello di Avio, con il territorio circostante dei «Quattro Vicariati», fu così retto dal nuovo principe vescovo Cristoforo Madruzzo, la cui casata controllò la zona fino al 1654, quando nuovamente subentrarono i Castelbarco.
Dato alle fiamme nel 1703 dai soldati francesi guidati dal Vendôme, il castello per quasi due secoli subì continue spogliazioni che portarono alla sua trasformazione in zona agricola.
Dal 1977 il castello di Avio è un Bene del FAI dal 1977 quando è stato donato all’assocazione da Emanuela di Castelbarco Pindemonte Rezzonico. Il Fai ha realizzato un’attenta opera di restauro. 


Il castello che domina il Trentino

Siamo sulla sommità di uno sperone del Monte Vignola, a dominio della Val Lagarina solcata dall’Adige. Possente e maestoso si erge da oltre dieci secoli questo che è uno dei più antichi e suggestivi castelli del Trentino
Un maestoso circuito di torri e mura merlate in un complesso fortilizio concepito per il controllo strategico della valle dell’Adige, ma anche scrigno di un rigoglioso giardino e di preziosi e vivaci cicli pittorici “giotteschi” dedicati all’amore e alla guerra.
Entrando, attraverserai una porta-torre coronata da merli a coda di rondine. Sulla destra osserva la mole della torre che spicca tra le mura orientali: è la Picadora, chiamata così perché, secondo la tradizione, sulla terrazza venivano impiccati i condannati.


Gli affreschi “cortesi” che contrastano con il mastio

All’interno si rimane incantati dagli splendidi cicli di affreschi di scuola veronese: “La parata dei combattenti”, sulle pareti della Casa delle Guardie, e “La stanza dell’amore”, eleganti decorazioni di gusto cortese nel mastio.
Affreschi che quasi contrastano con la grandiosità del complesso.
Un immagine leggiadria quella degli straordinari affreschi che decorano gli interni della Camera dell’Amore e del Mastio dalla metà del Trecento.
La guerra e le arti militari sono celebrate nel primo edificio da delicate decorazioni e interessanti affreschi, capaci di offrire un autentico spaccato della vita cavalleresca del tempo, nel Mastio è l’amor cortese che trionfa.
Nella celebre “Camera di Amore”, tra strali che trafiggono il cuore di una dama elegantemente abbigliata e di un cavaliere appassionato, Amore cavalca un impetuoso destriero infondendo a tutto l’ambiente un ritmo vivace. Il complesso si raggiunge con un percorso che si snoda tra i vigneti e che costeggia la cinta meridionale.


La discesa a valle è un capolavoro di vigneti

L’ampio declivio che si apre al visitatore guardando a valle è un susseguirsi di terrazze sostenute da muretti di pietra, addolcite da filari di viti e slanciati cipressi.
Avio è un luogo di inaspettati contrasti, ideale anche per i più piccoli che, attraverso il coinvolgimento di percorsi-gioco, possono divertirsi a conoscere le storie e i personaggi che lo hanno animato nei secoli.

 

 

 

La Valle dei laghi: quei sei piccoli punti blu fra la natura e la montagna del Trentino

La Valle dei laghi: quei sei piccoli punti blu fra la natura e la montagna del Trentino

La Valle dei Laghi si sviluppa tra il Lago di Garda e Trento, a nord del paese di Sarche in un meraviglioso percorso che attraversa suggestivi scorci naturali, bellezze architettoniche e lucenti specchi d’acqua. Particolarmente conosciuta per i numerosi laghi, questa vallata è nota agli estimatori dell’enogastronomia per la produzione del Vino Santo, un vino passito che sprigiona in bocca tutto il sapore autentico di questa incantevole terra, e per le sue diverse varietà di grappa.
Addentrandosi in paesaggio montano non ci si aspetterebbe di trovare, custoditi tra i massicci della Paganella e del Monte Bondone, più di sette laghi alpini, tutti splendidi e tutti da visitare.
Nati dove una volta era un alveo del fiume Adige sono il lago di Terlago, i laghi di Lamar, il Lago di Cavedine, il lago d Santa Massenza, il lago di Lagolo e il Lago di Toblino. Conosciamoli uno ad uno e scopriamo quanto sia meraviglio ammirarli in ogni stagione: in inverno quando la natura cristallizza il loro fascino nel silenzio e nell’eco del vento che filtra fra le cime delle montagne e in primavera ed estate quando sprigionano i loro colori e la loro bellezza.

lago di Toblino

Lago di Toblino

E’ questo decisamente uno dei luoghi più romantici e fotografati del Trentino. Un lago immerso tra le montagne, con un meraviglioso castello rinascimentale che sembra emergere dalle acque.
Ammalia con i suoi profumi di limone, olive e rosmarino, i suoi monti che lo incorniciano insieme a una vegetazione rigogliosa.
Sembra davvero un lago uscito da qualche libro di fiabe.
Rifugio di uccelli migratori e pesci che nei suoi canneti trovano riparo, ha clima mediterraneo e fascino alpino, un mix raro e suggestivo.
Su uno sperone di roccia a picco sull’acqua è l’omonimo castello che per il suo fascino è stato anche set cinematografico della serie tv “La dama velata”.
Leggenda vuole che qui vivano le fate, spiriti buoni, rispettati e onorati dagli abitanti del posto. Per ammirare da una prospettiva privilegiata lo spettacolo della rocca cinquecentesca si consiglia di percorrere la passerella di legno che costeggia le sponde.

lago di Terlago

Lago di Terlago

Il lago di Terlago si trova nel paese omonimo, a pochi chilometri dal centro di Trento.
Ricco di vegetazione sommersa e di pesce è l’ecosistema lacustre più ricco di tutto il Trentino. E’ un vasto lago collinare poco profondo che si trova in fondo alla conca omonima e a 416 metri di altitudine.

Le sue acque hanno un singolare colore dalle sfumature bruno-olivastro dovuto alla variegata flora che si tuffa nelle sue acque.
Con una superficie di 350 mila metri quadrati è considerato un vero paradiso dai pescatori per la presenza di numerose e pregiate specie ittiche: il luccio, la trota lacustre autoctona, la carpa, la tinca, il cavedano, ecc.
Le più antiche testimonianze archeologiche ad esso collegate lo fanno risalire al tardo Paleolitico quindi a circa diecimila anni prima di Cristo.

laghi di Lamar

Laghi di Lamar (Lago di Lamar e Lago Santo)

Meta amatissima da naturalisti e pescatori che offrono in estate anche tante le occasioni di divertimento, grazie alle sue liane utilizzate per fare i tuffi e le roccette da raggiungere a nuoto.
Sono due specchi d’acqua dall’intenso color turchese, circondati da prati verdi. Oasi d’ombra in estate circondati dalle montagne.
Due gioielli della natura situati proprio sotto al Monte Paganella, gemelli un tempo siamesi e poi separati da una frana che ha dato origine al lago Santo a sud e al lago di Lamar a nord.
Quest’ultimo è forse lo specchio d’acqua più seducente, limpido e circondato da boschi lussureggianti e rocce che cambiano colore e sfumatura a seconda del momento della giornata, col valore aggiunto di un’ampia spiaggia a prato verde sul lato occidentale.
Ricchi di pesci, i laghi di Lamar sono molto amati anche dagli appassionati di trekking, che da qui scelgono gli itinerari che conducono in cima alla Paganella. 

lago di Cavedine


Lago di Cavedine

Una gita in bici, una rilassante giornata di pesca, un’appassionante escursione in windsurf o una tranquilla passeggiata.
Al Lago di Cavedine le opportunità di vivere al meglio la visita non mancano di certo.
Situato a nord del Garda, nell’ampia valle del basso Sarca, tra Dro e Pietramurata, il Lago di Cavedine spicca per il suo aspetto suggestivo in un paesaggio non meno affascinante, caratterizzato dalle celebri “Marocche”, i massi di epoca glaciale provenienti dal Monte Brento e dal Monte Casale.
Collegato ai laghi di Toblino e di Santa Massenza attraverso un immissario artificiale, questo specchio d’acqua attira da sempre gli appassionati di vela e i pescatori che ne apprezzano la ricca fauna ittica che include trote, lucci, pesci persico e tanti altri.
Puoi scoprire al meglio la bellezza del bacino lacustre costeggiando le sue sponde lungo il percorso pedonale o sulle piste ciclabili. 

lago di Santa Massenza

Lago di Santa Massenza

Il lago di Santa Massenza che si trova nell’omonima frazione del comune di Vezzano, è nato dall’erosione glaciale.
È collegato al Lago di Toblino da un canale sopra il quale passa la strada statale Gardesana e accoglie le acque del fiume Sarca e del lago di Molveno per far funzionare la centrale idroelettrica di Santa Massenza.
Il collegamento di questi due laghi offre ai visitatori un romantico panorama.
Per gli appassionati della fauna ittica c’è l’imbarazzo della scelta: anguille, barbi, carpe, carpioni, cavedani, coregoni, perche, persici sole, savette, scardole, scazzoni, tinche, triotti, trote iridee, trote fario e vaironi.
La conca mite di Santa Massenza è capitale della grappa e zona di ulivi e viti, broccoli e tartufo nero.

lago di Lagolo

Lago di Lagolo

Immerso nel paesaggio alpestre, il lago di Lagolo è alimentato da alcune sorgenti vicine alla riva e da infiltrazioni subacquee, rilevabili facilmente durante il gelo invernale che dura da dicembre a marzo.
Il bacino è circondato da prati, campi e boschi di conifere e latifoglie. In estate è balneabile.

Secondo le leggende popolari, il lago, che in un primo tempo era situato più in alto, con un’improvvisa attività magica è stato abbassato per coprire il ricco bosco, i cui resti si vedono ancora tra le acque, che, nella fantasia popolare, avrebbero proprietà terapeutiche nelle malattie della pelle.
Ma è solo uno dei risultati della suggestione che i bacini lacustri, in particolare quelli solitari e nel cuore di una foresta, hanno esercitato in ogni tempo.

 

Sorprendenti carnevali trentini. 3 appuntamenti da non perdere

Sorprendenti carnevali trentini. 3 appuntamenti da non perdere

Maschere, costumi dei più originali e fantasiosi, carri allegorici, scherzi, lanci di coriandoli, tanta musica e l’immancabile profumo dei dolci tipici – grostoi e frittelle – e del vin brulè che pervade le piazze dei paesi. Ma nelle valli alpine del Trentino la tradizione del Carnevale si carica di significati e riti ancestrali, legati ai cicli naturali e al rapporto stretto delle popolazioni con gli elementi naturali che si esprime attraverso le originali figure e i personaggi che li animano o si legano alla storia di queste comunità.

Val di Fassa Carnevale ladino a Canazei. Foto Daniele Lira

Il Carnevale ladino della Val di Fassa

Fino al 13 febbraio in Val di Fassa il Carnevale rappresenta l’evento più suggestivo e popolare della tradizione folcloristica e culturale ladina.
Un appuntamento che ogni anno vive e si rinnova attraverso le “mascherèdes”, che trovano la loro origine in rappresentazioni burlesche e canzonatorie di personaggi appartenuti all’antica quotidianità fassana, e le realizzazioni artistiche delle “faceres”.
Le maschere lignee, ottenute da mezzo tronco di cirmolo, vengono intagliate con estrema maestria dagli scultori locali, esternamente e internamente, affinché aderiscano al volto di chi l’indossa, e quindi decorate.
I riti del Carnevale sono condotti dalle maschere “guida”:
Laché, Bufons e Marascons, che indossano abiti allegri, copricapi adorni di fiori, nastri variopinti, campanacci e, l’immancabile, “facera”.
Per tutto il periodo di carnevale (dal 17 gennaio, festa del patrono Sant’Antonio Abate ad Alba fino al Martedì Grasso, 13 febbraio), da Penìa di Canazei a Moena, si potrà assistere a spettacoli teatrali, feste di piazza, gare sulla neve con sci e slitte (“le lese da corni” in ladino), sfilate di carri allegorici, gran balli in maschera e sagre.

Val di Fassa Carnevale ladino di Campitello. Foto Daniele Lira


L’appuntamento più atteso del carnevale ladino è senza dubbio quello di Campitello. Come ogni anno, la domenica (che quest’anno cade l’11 febbraio) che precede Martedì Grasso, in Piaz de Ciampedel, sfilano moltissime maschere che indossano le tipiche “facères da bel e da burt” (maschere, “belle” o “brutte”, finemente intagliate nel legno da artisti locali) e si esibiscono in sketch spiritosi e scherzi, coinvolgendo gli spettatori.
La parata è aperta dallo storico gruppo delle maschere di Campitello che si esibirà con Lachè, Bufon e Marascons, le maschere “guida” uniche in tutto l’arco alpino, nei loro costumi riccamente decorati. Ad allietare questa festa ci pensa la Spritz Band che farà venir voglia di ballare fino al tardo pomeriggio. Stand gastronomici aperti dalle ore 13.30 con panini caldi, dolci tipici e bibite.

Scatto di durante la sciata asburgica

Il Carnevale asburgico di Madonna di Campiglio

Dal 10 al 16 febbraio a Campiglio, si rivive l’epoca della Principessa Sissi, tra balli, carrozze e feste. Sulle cime più alte e solitarie io riesco a respirare più liberamente, mentre altri si sentirebbero perduti”.
Con queste parole Elisabetta d’Austria, conosciuta e amata in tutto il mondo con il nome di “Sissi”, descrisse, a fine Ottocento, il suo profondo legame con le montagne e in particolare, tra le più amate, le Dolomiti di Brenta e Madonna di Campiglio, dove l’Imperatrice di Austria e Ungheria soggiornò la prima volta nel settembre 1889.
La bellissima principessa di Wittelsbach trascorse una settimana alla scoperta dei meravigliosi paesaggi, delle fresche acque e dell’aria salubre ai piedi delle Dolomiti di Brenta. Una montagna che rimase impressa nell’animo dell’“eroina del sogno”. Tanto che dopo poche stagioni, era il 1894, ci fu il grande ritorno.

Il Grand Hotel Des Alpes è un antico stabilimento alpino, ed accoglie al suo interno il celebre e prestigioso Salone Hofer, il salone delle feste per eccellenza della famiglia degli Asburgo.
Il nome deriva dalla presenza dei dipinti realizzati da Gottfried Hofer. Sulla parete all’entrata, una grande tela ritrae le Dolomiti di Brenta viste dalle pendici del Monte Spinale, con i fanciulli che abitavano in questi luoghi mentre rendono omaggio alla figura della Vergine con il Bambino. E in una coppia di lunette sempre dipinte da Hofer anche l’Imperatrice Sissi e il consorte Francesco Giuseppe.

Il programma della manifestazione si apre sabato 10 febbraio con l’arrivo della Corte imperiale in Val Rendena e nella serata di domenica 11 febbraio l’arrivo sulle carrozze nel cuore di Madonna di Campiglio, per dare il via ai festeggiamenti del Carnevale.

Il Gran Ballo del Carnevale asburgico. Foto Bisti Paolo durante il gran ballo del carnevale asburgico nel 2019

Lunedì 12 dalle ore 18.00 ecco l“Aperitivo Asburgico” in compagnia della principessa Sissi: un tuffo nel passato con gli aperitivi a tema nei bar e locali. Il 13 febbraio invece, “Martedì Grasso” è tutto dedicato al Carnevale dei bambini, una grande festa con il truccabimbi, balli e zucchero filato in Piazza Sissi.
Mercoledì 14 dalle 16 si potrà vivere l’esperienza “Un tè con Sissi: aneddoti e vicende sulla Principessa”: quattro chiacchiere presso il Salone Hofer in compagnia del ricercatore locale Paolo Luconi Bisti e di Giordana Luchesa, esperta di storia del costume e moda e membro del Corist (Coordinamento rievocatori storici trentini). E a seguire tè con pasticcini in compagnia di Sissi.
Giovedì 15 fin dal mattino la festa si sposta sulle piste della ski area per l’esperienza della “Sciata Asburgica”, una sciata in costume d’epoca insieme alla coppia reale e alla corte, con l’accompagnamento dei maestri di sci e pause per brindisi con stuzzichini presso i rifugi in quota prima di proseguire con le sciate per tutto il pomeriggio.
Il Carnevale Asburgico si avvia in crescendo alla conclusione: venerdì 16 febbraio dalle 19.00 appuntamento con il Gran Ballo dell’imperatore, rigorosamente in costume d’epoca nello storico Salone Hofer. Ad aprire le danze la coppia imperiale sulle note dei più celebri valzer viennesi Brindisi e standing buffet con tante ricche prelibatezze. Anche il pubblico verrà coinvolto nelle danze e in semplici e divertenti coreografie a cura della compagnia danzante “Arco 800”. Informazioni: www.campigliodolomiti.it

Biagio delle Castellare Castello

Il Carnevale storico del castello di Tesino

Non sempre il Carnevale si conclude il martedì grasso: proprio nei giorni che decretano l’inizio della Quaresima, la comunità del Tesino rievoca la liberazione dalla tirannia del Biagio delle Castellare.
A sei secoli di distanza, a Castello Tesino si rivivono i fatti del 18 febbraio 1365 con la rievocazione carnevalesca della storia del conte Biagio delle Castellare, vessatore del Tesino e della Valsugana, nella versione completa tra corteo storico e processi e che viene proposto ogni cinque anni.

La manifestazione trae origine da un evento storico realmente accaduto nel 1365, quando si registrò la sconfitta, ad opera delle truppe di Francesco da Carrara, del Signore Biagio delle Castellare, crudele vessatore di Valsugana e Tesino.
Nonostante le insistenti richieste da parte dei Tesini di poterlo giustiziare, Francesco da Carrara preferì tenerlo come ostaggio da sfruttare a scopo politico. Non potendo far di meglio gli abitanti del Tesino ne impiccarono l’effigie, ma stabilirono di celebrare periodicamente un processo per ricordarne i misfatti ripetendo poi l’impiccagione sulla pubblica piazza. Questo anche per tramandare ai posteri la fierezza della gente tesina che neanche nei momenti più difficili si è mai piegata al tiranno
Questa rappresentazione popolare rappresenta un unicum non solo in Trentino, ma costituisce uno dei più antichi e tipici carnevali del panorama storico italiano; solo in pochissime località dell’arco alpino, infatti, si è riusciti a tramandare, senza soluzione di continuità, una tradizione che è resistita nei secoli anche ai severi tentativi di soppressione dovuti a ragioni religiose o a divieti. Il Biagio venne impiccato anche quando i Tesini dovettero andare profughi in diverse località della penisola durante la Prima Guerra Mondiale.
La rievocazione si aprirà il 13 febbraio, giorno di “Martedì Grasso” con la rievocazione dell’assalto al castello di Ivano e la cattura del Biagio (Ivano Fracena – Comune di Castel Ivano) e al termine la “Bigolada” per festeggiare la cattura (Piazza Municipio a Strigno – Comune di Castel Ivano)
Sabato 17 febbraio dalle 10.00 alle 17.00 ci si immerge per una intera giornata nelle atmosfere del passato nel Campo Medievale, tra giochi e allestimenti dell’epoca; in serata Cena Medievale con musica d’epoca. Si arriva così al giorno del processo al Biagio, domenica 18 febbraio: al mattino la Grande sfilata da Castello a Pieve Tesino con Cavalieri e Donzelle, Armigeri e Balestrieri, combattenti e carrozze, Tamburini e Musicanti, Popolo e altri personaggi. Quindi la rievocazione del Processo al Conte Biagio del Tribunale Speciale di Pieve Tesino (in Piazza Maggiore). Poi il ritorno in corteo verso Castello Tesino per il Processo al Conte Biagio della Corte Suprema di Castello Tesino (in Piazza Crosara) che si conclude con l’mpiccagione del fantoccio del Conte Biagio e la grande festa finale in piazza.

Un gioiello vinicolo raro: Nosiola, il “Santo”

Un gioiello vinicolo raro: Nosiola, il “Santo”

Un vino prezioso dalle origini antiche, scrigno di storie e curiosità: ecco il Vino Santo, il passito dei passiti coltivato per secoli in questa zona del nord Italia il cui nome potrebbe derivare dal termine italiano “nosèr”, che significa “naso”, a causa della forma allungata dell’acino.
Forse non tutti lo conoscono, e forse qualcuno lo confonde con altri vini simili, ma il Vino Santo (attenzione non il Vin Santo toscano) che vi raccontiamo è un vino tutto trentino, che si fregia della dicitura presidio Slow Food.
Uno speciale passito del Nord che viene anche detto “passito dei passiti”, perché è il vino che vanta l’appassimento naturale più lungo.


Un vino che risale ai tempi del Concilio di Trento

Presente nella storia trentina fin dai tempi del Concilio di Trento con diverse interpretazioni sul nome: negli studi del Settecento si parla di «uva dall’occhio bianca», da cui si arriverebbe al dialettale ociolet e quindi, attraverso ulteriori contaminazioni fonetiche, al nome ciaret nosiolet.
Altre ipotesi chiamano in causa la presenza intorno alle vigne di piante di nocciolo, il colore degli acini dell’uva a maturazione, che richiamerebbe quello delle nocciole selvatiche, o i profumi di nocciola tostata sprigionati dal vino.
Singolare è anche la declinazione di genere del vitigno: nella valle dei Laghi l’uva e il vino si definiscono al femminile, mentre a Lavis e in Vallagarina hanno un determinativo maschile.
Si deve al Di Rovasenda (1877) la descrizione della diversità del Durel (durella) rispetto al trentino Nusiola, da tanti studiosi erroneamente ritenuti sinonimi dello stesso vitigno.


La raccolta di un gioiello raro

La Nosiola è uno dei grandi vitigni a bacca bianca presenti in Trentino. Purtroppo però la realtà viticola ci parla di una minima superficie vitata che i viticoltori trentini dedicano a questa fantastica varietà. Attualmente gli ettari vitati destinati a Nosiola non arrivano a 70, a fronte di una superficie vitata destinata in Trentino alle varietà a bacca bianca di quasi 7.600 ettari.
Se consideriamo l’intera superficie dei vigneti trentini (considerando pertanto uve bianche e rosse) la parte destinata alla Nosiola raggiunge la clamorosa cifra di 0,6%.
La tradizione vuole che per produrlo ci vogliano rigorosamente uve Nosiola, di cui vanno raccolti solo i grappoli spargoli, cioè quelli con gli acini più maturi, ben formati e distanziati fra loro.
Le uve crescono solo in alcuni vecchi vigneti esposti al sole, più adatti ad un processo di appassimento così lungo.
I grappoli vengono infatti raccolti tardivamente, in ottobre, e poi posti ad asciugare sulle cosiddette arèle che un tempo erano formate da graticci di canne, ed oggi invece da fitte reti metalliche, poste in soffitte riparate ed arieggiate.


Il processo di appassimento

La ventilazione costante, garantita dal vento del Garda, l’Ora, assieme alla speciale collocazione dei grappoli, permette un’asciugatura ideale, con un calo anche dell’80% del peso, dovuto anche alla formazione sugli acini di una particolare muffa nobile (Botrytis cinerea).
Il processo di appassimento si protrae fino alla settimana santa della primavera successiva, quando si può finalmente procedere al rito della spremitura, che per tradizione si svolge a Pasqua o giù di lì.
Ecco perché si chiama Vino Santo.

           La fermentazione

Il vino viene poi filtrato e accolto in botti di rovere esauste (che non sono più in grado di rilasciare sentori del legno nel vino). Pensate che da 100 chili di uva fresca, si ottengono appena 15-18 litri di mosto di Vino Santo. Decisamente un nettare prezioso.
Il vino Santo viene lasciato ad affinare nelle piccole botti per almeno sei-otto anni, tanto può durare il processo di fermentazione naturale. Dopo l’imbottigliamento questo vino ha una vita lunghissima, si conserva anche per cinquant’anni.


Dove gustarlo

Dove si produce esattamente questa delizia? Nella Valle dei Laghi, tra Trento e il lago di Garda.
Questa zona del Trentino è infatti baciata da un microclima submediterraneo, dove crescono querce, lecci, uliveti (quelli più a nord del mondo), ortaggi prelibati, susine e uve nobili come appunto la Nosiola.
È qui che si trova il borgo di Santa Massenza, specializzato nella produzione di questo vino sin dal tardo Rinascimento, tanto da divenire luogo caro ai principi vescovi della ricca famiglia Madruzzo, che amavano particolarmente il pregiato vino dolce.
Questo piccolo paese, che sorge sulle rive del lago omonimo e si trova a poca distanza dal lago di Toblino, vanta una lunga tradizione legata al vino santo e ai distillati.
Oltre alle cantine di Nosiola e Vino Santo, il borgo ospita infatti ben otto produttori di pregiate grappe e distillati.
Se poi volete scoprire tutti i segreti di questo meraviglioso passito, consigliamo di far visita al nuovissimo Museo enologico Casa Caveau Vino Santo, a Padergnone, a meno di mezz’ora di auto da Trento.
La Casa Caveau Vino Santo è un luogo suggestivo dove attraverso voci, suoni, immagini, profumi, gusto, potrai incontrare il puro e pregiato Vino Santo Trentino Doc.
Si trova nella sede del vecchio appassitoio di Padergnone che è stato oggetto di un restauro conservativo. La Casa Caveau Vino Santo, nella Piazzetta del Mercato a Padergnone, è quindi l’ideale punto di partenza per scoprire la storia del Vino Santo Trentino D.O.C., e passare poi alla visita alle cantine dei produttori, attraverso la sentieristica che percorre le zone di coltivazione.

Un evento tutto per lui

 Ogni anno, nel mese di aprile, (quest’anno dal 30 marzo all’8 aprile) in Valle dei Laghi si celebra la Nosiola e  i vini che nascono da questo vitigno autoctono come, appunto, il Vino Santo, con gli eventi di DiVinNosiola.

Dieci giorni di appuntamenti che includono proposte culturali, degustazioni e momenti nella natura: dal rito tradizionale della spremitura agli assaggi in cantina.  

La prova di degustazione

Le note di degustazione del Nosiola possono variare a seconda delle tecniche di vinificazione e dell’area geografica in cui viene coltivata. Tuttavia ecco alcune caratteristiche generali di questo vino.
Il colore è generalmente giallo paglierino, talvolta con riflessi dorati. Gli aromi presenti spaziano da note floreali, come fiori bianchi e gelsomino a sentori fruttati di mela verde e agrumi. In alcuni casi, si possono percepire anche leggere sfumature aromatiche di erbe fresche.
Al palato è spesso caratterizzato da freschezza e acidità vivace insieme a una piacevole mineralità. Inoltre, se vinificati in stile dolce, come nel caso del Vino Santo Trentino, possono essere presenti note di miele, nocciole e frutta secca.