Gen 12, 2024 | Enogastronomia, Territori
Ancora un successo straordinario per la viticoltura italiano che qualche trasmissione cerca di affossare.
Wine Searcher, il più celebre portale di monitoraggio e comparazione dei prezzi del vino a livello mondiale, ogni anno stila la classifica The World’s Best Rosés (https://www.wine-searcher.com/m/2023/11/the-worlds-best-roses), firmata da Nat Sellers, e per il 2023 al primo posto della top 10 troviamo un vino italiano: non un rosato fermo, come gli altri presenti in classifica, ma un metodo classico, precisamente il Trentodoc Maso Martis Rosé Extra Brut di Maso Martis, azienda trentina guidata dalla famiglia Stelzer tra le top della spumantistica italiana e non solo.
Il campione del mondo è il Trentodoc Maso Martis
Il Rosé Extra Brut di Maso Martis è stato descritto da Wine-Searcher come con note floreali di frutti di bosco, brioche lievitata, frutta rossa e spezie da forno insieme a bollicine delicate, citando anche la recensione dell’autorevole magazine Wine Enthusiast che lo ha definito «uno spumante secco, delizioso». Il primo posto in classifica è arrivato anche grazie al punteggio di 92 punti assegnato a questo rosé da ben 11 critici internazionali.
Il campione del mondo trentino ha surclassato grandi nomi come Château d’Esclans e Miraval (la tenuta di uno degli attori più iconici dell’universo, Brad Pitt).
Un’ulteriore, importante riconoscimento che conferma Maso Martis ai vertici della migliore produzione italiana ma anche mondiale. Portando anche il Trentino alla ribalta internazionale.
Scopriamolo insieme
E’ un prodotto di classe dal colore rosa delicato, con profumi di piccoli frutti di bosco, ribes, lamponi e fragoline e delicati richiamo di mandorla dolce, corposo e vellutato. Ideale per un aperitivo fresco e spumeggiante fra amici ma anche per le occasioni di piacevoli incontri. La vinificazione viene eseguita con una vendemmia a mano con attenta selezione dei grappoli Le uve vengono pigiate e il mosto resta a contatto con le bucce in pressa per favorire l’estrazione del colore e dei precursori aromatici più nobili del Pinot Nero. Avviene poi la fermentazione e una lunga permanenza del vino base sui lieviti. Conservato in serbatoi d’acciaio, viene imbottigliato la primavera successiva con l’aggiunta di lieviti selezionati. Dopo un invecchiamento per un periodo di24- 30 mesi, viene eseguito il remuage e quindi la sboccatura con l’aggiunta della liqueur d’expedition e il successivo confezionamento. Cuvée 100% Pinot Nero. Colore rosato profumo intenso, con sentori di piccola frutta rossa e nota di lievito. Bollicine sottili,molto persistenti e gusto franco, robusto, esaltato da equilibrio acido e salino che ne aumentano la personalità. Ideale come aperitivo e con piatti a base di pesce.
A proposito di Maso Martis
Maso Martis è nata nel 1990, grazie ad Antonio Stelzer e all’allora fidanzata Roberta Giuriali. Insieme, Antonio e Roberta Stelzer hanno costruito una delle realtà della spumantistica nazionale tra le più premiate, che oggi conta su 12ettari di vigneto di proprietà condotti a regime biologico, una produzione di circa 120mila bottiglie all’annovenduteperil 95% in Italia e per il resto all’estero (Europa, Giappone, Stati Uniti).
«Da subito ci siamo dedicati quasi esclusivamente all’arte della produzione di spumante metodo classico: una vera e propria sfida allora, dove questa tipologia di prodotto del Trentino non aveva ancora raggiunto la reputazione di alta qualità come oggi ha con il marchio Trentodoc.
Il metodo classico è il vino che amiamo, che per noi meglio rappresenta il terroir del Trentino, il vino che abbiamo scelto per passione, complici la giovinezza e l’entusiasmo con il quale siamo partiti. Oggi la produzione di metodo classico è per noi parte integrante della nostra quotidianità, che ha abbracciato negli anni una selezione e gestione particolare del vigneto, tutto di nostra proprietà», spiegano Antonio e Roberta Stelzer, oggi affiancati dalle figlie Alessandra e Maddalena.
Maso Martis si trova a Martignano, ai piedi del Monte Calisio (detto anche Argentario) sopra Trento, a 450 metri di altitudine: un terreno montano che conosce la coltivazione già dalla fine del 1800, ottimamente esposto e accarezzato dalla brezza di montagna.
«Per noi è importante che ogni bottiglia rispecchi l’annata nella quale è stata prodotta e che l’attenzione con la quale curiamo la salubrità della vigna, sia la stessa che poniamo nella tutela del nostro ambiente di vita quotidiano. L’attenzione al dettaglio è frutto di un prezioso lavoro di gruppo, dove la presenza di Daniele Tomasi con Daniel Fedrizzi in vigna e di Matteo Ferrari in cantina, sono parte integrante del nostro appassionante progetto».
La firma di Maso Martis è pertanto una concreta realtà che sigla ogni singola bottiglia: in pochi anni tutti gli spumanti metodo classico della cantina hanno ottenuto i massimi riconoscimenti delle più importanti guide di settore
Dic 20, 2023 | Enogastronomia
Ciaspolata nel buio di una notte senza luna, mentre la strada innevata sale attraversando il bosco.
Una bella sensazione che val la pena di essere raccontata per l’atmosfera che la montagna regala ogni inverno. Siamo in tanti ma chi si attarda ha la possibilità di ascoltare il silenzio ovattato della neve che continua a fioccare tra gli alberi e su di noi.
Ospiti dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino abbiamo visitato la Valle dei Mòcheni le cui montagne si scorgono fin dalla città di Trento. Una valle per lungo tempo rimasta isolata, difficile da raggiungere, che si è mantenuta lontana dal turismo di massa e che, per questo, ha mantenuto caratteristiche uniche.
Qui, in una parte della valle, si parla il mòcheno, idioma di origine bavarese influenzato nei secoli da varie culture. Una lingua che gli abitanti si sono tramandati insieme a tradizioni e simbologie che seguono l’alternarsi delle stagioni, caratteristica che rende questa valle particolarmente interessante.

Allo scoperta di un angolo singolare del Trentino
Camminare nel bosco a -7 con le ciaspole, in salita, a circa 1700 metri, è sempre una bella esperienza specialmente se ad un certo punto del percorso c’è chi nel buio appena illuminato dalle fiaccole, ti offre del vin brulè. Un buon modo per ripartire con vigore senza sentire il freddo della notte.
Canezza, Paù del Fersina, Sant’Orsola Terme, Fierozzo, Frassilongo (i paesi della valle) si avviano al riposo mentre noi ci godiamo questo scampolo notturno di valle prima di tornare al nostro albergo, l’Aquila nera” in località Kamauvrunt a Frassilongo, dove ci attende la famosa cucina di casa fatta di canederli di ogni tipo, cervo, crauti, stinco di maiale e treccia mòchena.

La treccia mòchena
La treccia mòchena merita una parentesi perché pur non essendo un dolce tradizionale lo è diventato (inventata negli anni ’90 da un panettiere di Canezza), è talmente buona che ormai fa concorrenza ai dolci tradizionali come lo Straboi o Kiachl il dolce fritto che si prepara nei giorni di carnevale e la torta al limone (Lemonpai).
La ciaspolata mette appetito e la compagnia dei distillatori mette allegria e parlando di grappe viene voglia di restare in questa valle per scoprirne segreti e tradizioni. D’altronde quest’atmosfera ben si lega alla magia degli alambicchi.
La valle Mòchena ha un’architettura fatta di masi e piccoli agglomerati, contornata da boschi e prati che in primavera e in estate offrono corroboranti passeggiate.
Per capire meglio la valle e le sue tradizioni il consiglio è di visitare l’istituto Mòcheno bersntoler Kulturinstitut che nel 2003 ha pubblicato la prima grammatica della lingua mòchena.

Una lingua unica e il ritorno della capra pezzata
In valle, oggi, è tornata anche la capra pezzata della Valle del Fersina, la capra mòchena dal mantello a pelo lungo pezzato, che aveva rischiato di scomparire mentre le tradizioni, al momento, sembrano tenere grazie anche ai giovani che ne hanno riscoperto l’importanza.
L’occasione della ciaspolata ci ha dato modo di conoscere quest’angolo appartato di Trentino, regione che non smette mai di stupirci e che ogni volta ci regala grandi emozioni.
Vreala a tutti.(arriverderci in lingua mòchena)
Nov 2, 2023 | Territori
A quattro anni di distanza dall’inaugurazione, rinasce il mercato altoatesino targato Slow Food: si chiama Mercato della Terra dell’Alto Adige Südtirol Agitu Ideo Gudeta ed è l’erede del Mercato della Terra di Bolzano lanciato nel 2019.
L’appuntamento per il taglio del nastro è a Merano, in piazza della Rena, sabato 4 novembre alle 10, alla presenza della presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini.
Il mercato verrà poi replicato ogni primo sabato del mese (gennaio escluso) ruotando in diverse località: oltre a Merano, toccherà anche Bolzano, presso la giardineria Schullian, e Campo Tures, al Centro Tubris, dove già da tempo ogni giovedì viene organizzato un piccolo mercato con un gruppo di contadine della valle Aurina.

Agitu Ideo Gudeta. Foto Matteo Croppo
Ricordando Agitu, la pastora e imprenditrice etiope che viveva in Trentino
«Il mercato rinasce con lo stesso spirito con cui era stato fondato, ma con l’ingresso di alcuni nuovi produttori – spiega Angelo Carrillo, fiduciario della Condotta Slow Food Alto Adige Südtirol –. Ma, soprattutto, riparte nel segno di Agitu, a cui il progetto è intitolato: nel 2019, il Mercato della Terra di Bolzano era nato grazie a lei per dare alla città e ai contadini altoatesini legati a Slow Food un luogo dove incontrarsi e conoscersi».
Per questo motivo, si è scelto di intitolarle il mercato: «In Alto Adige, Agitu Ideo Gudeta era molto conosciuta e apprezzata e, pur essendo basata a Frassilongo, in Trentino, veniva spesso da queste parti. Con lei c’erano un’amicizia e un legame che andavano al di là del mercato».
Inaugurato in concomitanza con i mercatini di Natale del 2019, l’esperienza bolzanina durò pochi mesi: prima la pandemia di Covid-19 e poi, a dicembre 2020, la morte della pastora e imprenditrice etiope causarono lo stop a quell’esperienza. «Riprendere è stato complicato, benché fin da subito ci sia stato il proposito di ricominciare il prima possibile – continua Carrillo –. Finalmente, in questi ultimi mesi, il nuovo progetto ha preso forma».

Mercato della terra. Foto: Matteo Croppo
Produttori altoatesini e una cuoca etiope
Agitu, che in Etiopia aveva combattuto e denunciato il land grabbing, si era stabilita in Trentino dove aveva iniziato una nuova vita occupandosi di capre e di formaggi: grazie al suo lavoro – produceva formaggi naturali a latte crudo e si dedicava al recupero di una razza autoctona, la capra pezzata mòchena – era entrata in contatto con Slow Food.
«Abbiamo voluto riprendere il suo spirito, rendendo il mercato più accogliente e inclusivo» prosegue Carrillo. Per questo motivo, tra i produttori c’è Rahma Tesfa Ahmed, una cuoca di nazionalità etiope che preparerà piatti della tradizione culinaria del suo Paese, a cominciare dal teff, cereale alla base della dieta alimentare nel Corno d’Africa.
«Come Slow Food, da tempo sosteniamo le iniziative dei gruppi di volontari che lavorano in Etiopia e, allo stesso modo, cerchiamo di valorizzare la produzione del teff, per mantenerne il valore culturale senza snaturarlo e trasformarlo in business».
In totale, gli espositori coinvolti sono una quindicina: alle bancarelle sarà possibile acquistare il graukäse Presidio Slow Food, cioccolata, grappa e birra derivate dal lupino di Anterivo Presidio Slow Food, la carne della pecora Villnösser Brillenschaf Presidio Slow Food, la pera Pala (inclusa sull’Arca del Gusto Slow Food), e poi ortaggi, miele, vino, formaggi ovini, prodotti derivati dalla canapa coltivata in alta val Venosta e di artigianato. Non mancheranno particolarità, come formaggi locali a pasta filata o condimenti fermentati come shoyu e miso a base di cereali e legumi mediterranei.

Mercato della Terra. Foto Matteo Croppo
Il programma di novembre e dicembre
«La nostra zona è una terra che nutre una spiccata sensibilità verso il rispetto dell’ambiente – aggiunge Omar Signori, portavoce del mercato –. Il Mercato della Terra Alto Adige Südtirol Agitu Ideo Gudeta trova perciò un ambiente estremamente fertile per stimolare tutto il mondo agricolo verso una vera rivoluzione agroecologica».
Dopo l’inaugurazione del 4 novembre, a cui prenderanno parte come ospiti anche un produttore trentino del Presidio Slow Food della razza grigio alpina e una rappresentanza del Mercato della Terra – Terre alte degli Altipiani Cimbri, con l’avvicinarsi del Natale il mercato si sdoppia per alcuni appuntamenti speciali: dal 7 al 9 e dal 14 al 16 dicembre verrà organizzato presso lo Spazio Alma 9 a Bolzano.
Ott 9, 2023 | Enogastronomia
La grappa è da bevitore povero (magari anche anziano e malmesso) da circolo di periferia e la falsa bibita colorata è invece figa perché sostenuta da multinazionali. Questa la leggenda metropolitana.
La grappa 4.0 è altro.
Abbiamo assistito alcuni tempi fa ad un fidanzamento fra la cucina italiana di livello e la grappa trentina.
Se il matrimonio si farà, culinariamente parlando, è presto per dirlo. Personalmente non trovo niente di strano o inedito a cucinare con la grappa.
E’ pratica tradizionale di alcune zone alpine del Triveneto da sempre. Ma agli occhi di giovani colleghi e critici gastronomici, è parso questo l’argomento stesso di discussione di una serata insolita più che cercare di conoscere a fondo il mondo complesso delle vinacce e il duro lavoro del distillatore.

Quando il distillato si fa mixology
Le stesse disquisizioni sul cucinar grappando forse non sarebbero nemmeno sorte se il distillato in questione fosse stato uno più modiaiolo.
Penso ad un rum, per esempio, oggi sdoganato ai Millennians dai bartender che lo rendono protagonista di miscelazioni di cui a volte neanche si sentirebbe il bisogno.
Ma il rum o ron oggi è considerato un prodotto da scoprire, così come lo è da sempre un buon whisky e un buon cognac. Sono distillati da meditazione.

La grappa dei Millenials
Fra una portata e l’altra della nostra cena, la grappa da bere aveva lo stesso destino che ha nei concorsi internazionali. L’indifferenza.
Si disquisiva se quella diluita nel piatto aveva più o meno un buon legame con un certo ingrediente, se l’acidità e la dolcezza erano giuste, se il contrasto era equilibrato. Ma perché?
Forse quando si accompagna un sangiovese a un cinghiale o a un ragù si parla se il vino cucinato con la carne è perfetto o perfettibile?
No. Il vino ha identità di soggetto; il rum e altri distillati internazionali pure. La grappa è un oggetto. Di accompagnamento.

Bruno Pilzer un uomo senza vinacce sulla lingua
Sarà perché la grappa corre da tradizione nelle mie vene un po’ mitteleuropee. Sarà perché mi sono trovata a cercare di dare risposte a queste domande con Bruno Pilzer. Uomo senza peli ma con vinacce sulla lingua, attualmente alla guida dell’Istituto di Tutela della Grappa Trentina, ma alcune cose mi sono chiare.
In Italia il mondo della grappa è massacrato da una burocrazia ottusa (come già ci aveva detto in una lunga intervista la regina mondiale della distillazione Priscilla Occhipinti di grappe Nannoni).
All’estero è considerata alla stregua di una vinaccia imbevibile, magari a base di sorbo con sentore di calzino sudato d’estate.

Tipi di grappa
La grappa negli ultimi anni ci ha provato ad essere più ruffiana. Ha cercato di darsi una veste nuova nella versione ambrata da invecchiamento sulla scia del vino che è uscito dal disastro metanolo rifugiandosi nelle barriques.
Ma è quella la vera grappa?
La grappa autentica, e lo conferma il ritorno sul mercato in paesi consumatori come l’Austria, è quella bianca, quella più fresca e giovane.
E’ lì che senza trucco e inganno emerge se la qualità delle vinacce e della lavorazione sono buone. E lo sa bene chi ha avuto la fortuna di vivere, almeno per una visita, l’atmosfera della distillazione. I suoi profumi, i rumori delle caldaie, il lavoro frenetico e faticoso del momento topico in cui l’alchimia si manifesta.
C’è però chi preferisce l’ambrata perché più morbida e aromatica e appunto più modaiola. Non esiste la grappa perfetta. Esiste la grappa che a noi personalmente piace di più.

Grappa e marketing
Bruno Pilzer pare quasi rassegnato quando racconta che la grappa non è compresa da nessuno e che anche ai concorsi internazionali il solo fatto di essere “grappa” porta in se penalità anche in presenza di altissima qualità.
Ma cercando di darsi delle risposte siamo certi che è necessario spezzare la logica che il buon marketing nell’epoca della globalizzazione conti più del buon prodotto.
Alcune bevande, imbevibili di chimica e colore, proposte ai nostri giovani per sbornie a basso costo ad esempio sono assistite da massicce campagne di comunicazione che le fanno sembrare necessarie. Di contrasto, grandi prodotti come la grappa tradizionale trentina e italiana, che non ha alle spalle grandi agenzie ma “solo” il lavoro tramandato da secoli di fatica e passione per creare un’alchimia perfetta di profumi e sapori, sono considerate chip.
La grappa è da bevitore povero (magari anche anziano e malmesso) da circolo di periferia e la falsa bibita colorata è invece figa perché sostenuta da multinazionali.
Dovremmo uscire da questo circolo vizioso di controlla-cervelli e provare a vedere coi nostri occhi, sentire con le nostre orecchie e degustare con il nostro naso e la nostra bocca.
E noi che ci occupiamo di agroalimentare dovremmo informare correttamente, raccontare, fare conoscere personaggi come Bruno.
Non deve servire per estremizzare, cambiare nome e immagine a un prodotto per renderlo cool. Se un quadro è una crosta anche con ottima cornice crosta rimane.
Noi continueremo a festeggiare con un momento di meditazione. Con una buona trentina o una buona friulana, profumate di vinacce che portano in se il cuore vivo della tradizione e della cultura italiana. Così come nel vino, nella grappa.
La speranza e che cominciate a farlo anche voi…
Ago 27, 2023 | Enogastronomia
L’emozione sale forte mentre s’indossa la muta. Giusto il tempo di allacciare il salvagente, assicurare imbrago, corde e moschettoni, legare il caschetto e poi via, alla scoperta del cuore liquido delle forre trentine.
È il canyoning, uno sport senza filtri a tu per tu con la natura più insolita e selvaggia, che unisce le tecniche dell’alpinismo a quelle degli sport fluviali.
Nessun gommone vi divide dal greto del fiume, solo braccia e gambe per far strada tra le gole strette e tortuose dei torrenti.
Serve nuotare o lasciarsi trasportare dalla potenza dell’acqua, tra calate in corda, cascate, scivoli e salti in piscine naturali.
Non è uno sport estremo il canyoning che forte successo ha da anni nelle gole selvagge e spettacolari dell‘Isonzo, il fiume smeraldo d’Europa che è un vero fulcro mondiale per gli amanti della disciplina in val di Trenta; ma che oggi viene praticato in altre gole meravigliose, come quelle trentine, in gruppo a diversi livelli e talvolta accessibile anche a bambini e ragazzi, e che rappresenta un’esperienza indimenticabile in luoghi incontaminati.
Ecco gli otto migliori luoghi dove praticare il canyoning in Trentino.

Valle di Ledro
Palvico e Rio Nero sono i torrenti protagonisti del canyoning in questa zona, entrambi in Val d’Ampola, a poca distanza dal Garda.
Il primo è l’ideale per chi si avvicina per la prima volta a questo sport perché non troppo lungo e impegnativo.
Il secondo, che scende da Tremalzo, è di durata maggiore e più impegnativo. In entrambi i casi pura adrenalina e divertimento assicurati!

Valle del Chiese
A pochi chilometri dal paese di Storo, il fascino e la magia del movimento creato dalle acque del torrente Palvico, del Rio Nero ed il torrente Tignale riservano sempre grandi sorprese. Un’avventura selvaggia in acque cristalline e fresche tra toboga, tuffi e grandi salti, il più alto dei quali raggiunge i 6 metri. Uno dei luoghi più famosi in Italia per la pratica del canyoning.

Primiero
Piscine naturali, discese alla scoperta di paesaggi sorprendenti, scorci inaspettati e altrimenti irraggiungibili: il Rio Neva e il Torrente Noana nell’omonima valle, una laterale della Valle di Primiero a pochi chilometri da Mezzano, riservano momenti magici a chi ha voglia di avventura, divertimento e adrenalina percorrendo le loro acque.

Val di Sole
Nelle gole del Rio San Biagio, nella maestosa cornice del Parco Adamello Brenta, torrente ideale per chi si vuole avvicinare al mondo del canyoning.
Con punti di calata alti fino a venti metri, lungo cascate di rara bellezza.
Moschettoni, imbragature e guide esperte, alla scoperta di luoghi in cui solo l’acqua ha accesso per natura.

Val di Breguzzo – Giudicarie
Piscine naturali in cui tuffarsi, cascate e torrenti da attraversare, grotte da scoprire per avventure incredibili sul Rio Roldone, nel cuore della Val di Breguzzo (nei pressi del parco avventura “Breg Adventure Park”).
Un percorso che sfrutta le realtà attrezzate della zona in un ambiente integro e selvaggio per un itinerario family-friendly adatto a tutti.

Vallagarina
Un’avventura nel selvaggio torrente Sorna ti porta alla scoperta di antiche miniere, ponti sospesi, grotte fiabesche, gole scavate e modellate dall’acqua.
Con un’esperta guida partirai dal piccolo paesino di Cornè e attraverserai il bosco per poi scendere fino al letto del torrente Sorna incontrando “el pont del Diaol”, un antico ponte di grande suggestione nel punto in cui il torrente precipita in una forra profonda una trentina di metri.
Dolomiti Paganella
Via lungo il Rio Briz per un’esperienza in compagnia delle Guide Alpine Danilo e Angelo.
Ti cali per circa 50 metri da una parete di roccia fino ad arrivare al torrente, e poi via alla scoperta delle forre.
Ti verrà fornita tutta l’attrezzatura e a fine avventura una bella foto ricordo e una merenda tipica a base di ‘tortel di patate’.
Valsugana
La calata nel canyoning in Val Malene è un’avventura che dura tutta l’estate, tra cascate, rocce levigate, grotte, incredibili scivoli e pozze cristalline, sempre accompagnati dal flusso inesauribile dell’acqua. Un’esperienza dalle forti emozioni, da vivere sempre in compagnia di guide esperte.