Le 6 buone notizie per la natura del 2024

Le 6 buone notizie per la natura del 2024

Non c’è modo migliore di iniziare il nuovo anno con un po’ di buone notizie, anche per la natura.
Ecco quindi qui di seguito i 6 successi di conservazione di cui il WWF è stato protagonista in Italia e nel mondo nell’ultimo anno, che ci danno speranza per proteggere i nostri ecosistemi e le specie a rischio anche per tutto il 2024 e per gli anni che verranno.


1 – Le tigri sono in aumento

La prima vittoria per la conservazione delle specie a rischio ha come protagonista la tigre.
Mentre nel 2010 si contavano in natura solo 3.200 tigri, a luglio 2023 il Global Tiger Forum ha stimato complessivamente un totale di 5.574 tigri, con un aumento del 74% rispetto a 13 anni fa.
I maggiori successi in Bhutan, dove l’ultima indagine ha registrato un aumento del 27% nelle popolazioni di tigri: sono attualmente 131, ben 28 in più rispetto all’ultimo rilevamento datato 2015.
Questo studio ha interessato l’85% della superficie del Paese e le tigri sono state individuate dal 15% delle 1.201 fototrappole posizionate nell’area di studio.
Il Bhutan detiene il record mondiale di avvistamenti di tigri alle quote più elevate (oltre i 4.400 metri), e questa indagine conferma che questi iconici felini si riproducono a diverse altitudini.
Oltre a stimare la popolazione di tigri nel Paese, l’indagine ha identificato le principali minacce per i grandi felini. Bracconaggio, perdita di habitat e conflitti tra uomo e fauna selvatica rappresentano ancora oggi un pericolo per la sopravvivenza della specie.
Anche in India la popolazione è in crescita: secondo l’ultimo censimento nel Paese vivono 3.167 tigri, 200 in più rispetto a quattro anni fa.
Questo risultato dimostra che il lavoro congiunto del governo e di numerosi partner, tra cui il WWF, ha determinato un significativo passo avanti nella tutela della specie.
Le tigri però sono ancora in pericolo a causa del bracconaggio, che rivende a peso d’oro sul mercato clandestino la pelle e le altre parti del loro corpo, utilizzate come ingredienti nella medicina tradizionale orientale.
Anche la frammentazione dell’habitat minaccia la sopravvivenza della tigre, per questo l’impegno per la sua tutela deve continuare e continuerà grazie anche al lavoro del WWF e al supporto dei suoi sostenitori.

foto di David Clode per UNsplash

2 – Torna la natura in Australia, per il futuro dei koala

Collaborando con oltre dieci organizzazioni che si occupano di rinaturalizzazione sul territorio nel nord del Nuovo Galles del Sud e nel sud-est del Queensland, il WWF ha sostenuto 10 piantagioni che hanno coinvolto 263 volontari per riportare la vegetazione nelle aree colpite dagli incendi in Australia.
Fra le azioni il monitoraggio di 72 siti dei koala e 50 nuovi accordi (“Land for Wildlife”) con proprietari terrieri privati per proteggere 2.464 ettari di habitat dei koala.
Il WWF-Australia ha sviluppato anche 15 collaborazioni con università, agenzie federali, statali e territoriali, organizzazioni indigene e senza scopo di lucro per la gestione di santuari per la fauna selvatica.
Il WWF, inoltre, sta lavorando per ripristinare più di 85.000 ettari di paesaggio e ridurre le minacce alla fauna selvatica nativa.
Oltre 1000 fototrappole stanno monitorando il recupero delle specie animali presenti in queste regioni con l’aiuto dell’intelligenza artificiale attraverso il progetto “Eyes on Recovery”. Il lavoro del WWF per il futuro dei koala non si ferma.

foto: Botswana© naturepl.com

3 – Elefanti, contarli per proteggerli

Una delle ultime ricerche in Africa ha fornito un quadro aggiornato sulla distribuzione degli elefanti, evidenziando che la specie percorre distanze lunghissime alla ricerca di acqua e foraggio, ma anche a causa della difficile convivenza con l’uomo, che espone gli elefanti al bracconaggio e ai conflitti con le popolazioni locali.
7 veicoli hanno sorvolato i cieli effettuando 95 voli in due mesi e perlustrando un’area di 310.865 chilometri quadrati.
Lo studio ha stimato la presenza di 227.900 elefanti, distribuiti per il 58% in Botswana, il 29% in Zimbabwe e il resto in Namibia, Angola e Zambia.
Un risultato importante che il WWF intende consolidare e migliorare.


4 – Nuovo habitat per il cervo italico e la lince in Italia

Due importanti progetti hanno avuto come protagonisti il cervo italico e la lince.
L’Operazione Cervo italico ha come obiettivo quello di creare una seconda popolazione di questa sottospecie endemica, presente solo con 300 individui nella Riserva Naturale Statale “Bosco della Mesola”, in provincia di Ferrara.
Il progetto prevede la cattura e il rilascio nella nuova area identificata (in Calabria) di almeno 20 individui per anno, dal 2023 al 2025.
Grazie alla collaborazione tra più enti e istituzioni, i primi 20 cervi italici sono stati traslocati a marzo scorso, mentre la seconda fase appena conclusa con il rilascio di altri 30 individui nel Parco naturale regionale delle Serre in Calabria.
Gli individui traslocati sono sottoposti a un intenso monitoraggio tramite collari satellitari, che permettono la verifica degli spostamenti, dei tassi di sopravvivenza e di riproduzione, e delle eventuali cause di mortalità. Il progetto ULyCA2(parte di un importante progetto di conservazione transfrontaliero, il LIFE Lynx) vuole prevenire l’estinzione della lince – il mammifero più raro del nostro Paese – dai nostri territori. Attraverso misure di rinforzo genetico e conservazione  l’obiettivo è creare un nucleo di linci che consenta il ricongiungimento della popolazione alpina con quella dinarica.
Da marzo a giugno 2023, 5 linci sono state rilasciate nella foresta del Tarvisio, nelle Alpi Giulie italiane, e sono ora monitorate grazie a trasmettitori GPS.
Lo scorso ottobre una delle linci è stata uccisa in maniera barbara e crudele da un bracconiere in Austria. Questo evento è stato un grave danno per la popolazione appena ricostruita, ma non sarà il piombo di un criminale a fermare il futuro della lince sulle Alpi e il lavoro del WWF per proteggere la specie.

Caretta caretta

5 – Sempre più nidi di tartarughe marine nelle coste d’Italia

Nell’estate 2023 centinaia di volontari hanno collaborato con gli esperti dell’Associazione alle attività di conservazione delle tartarughe marine, che il WWF Italia svolge da oltre 20 anni.
L’impegno dei volontari è stato determinante per monitorare le spiagge alla ricerca di nidi di Caretta caretta che, una volta individuati, vengono messi in sicurezza e sorvegliati fino alla schiusa delle uova.
L’attività si è svolta in particolare lungo le coste di Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Campania e Toscana.
Sono stati individuati e messi in sicurezza più di 200 nidi, di cui ben 142 in Sicilia, 50 in Calabria, 15 nell’arco Ionico tra Puglia e Basilicata e altri 15 in Toscana.
Un risultato eccezionale, se paragonato ai 61 nidi del 2022. La scorsa estate, 20 iniziative di sensibilizzazione sono state rivolte a turisti e residenti, accompagnate dalla liberazione in mare di tartarughe marine curate nei centri specializzati che il WWF gestisce insieme ad altri enti in Basilicata a Policoro, in Puglia a Molfetta e a Torre Guaceto e in Sicilia a Favignana, e che nel loro insieme accolgono, curano e rilasciano circa 500 tartarughe ogni anno.

6 – I risultati del progetto Ri-Party-Amo

In meno di un anno sono stati ripuliti oltre 20 milioni di metri quadri di spiagge, fiumi, laghi e fondali in tutta Italia.
Questo fantastico risultato è stato possibile grazie a Ri-Party-Amo, il progetto nazionale ambientale, concreto e ambizioso, nato dalla collaborazione tra il Jova Beach Party, Intesa Sanpaolo e WWF Italia.
Attraverso il filone “Puliamo l’Italia”, sono stati realizzati 340 eventi locali e nazionali, giornate all’insegna del volontariato impegnato nel rendere l’Italia più bella e libera dai rifiuti.
Gli oltre 10mila volontari di Ri-Party-Amo sono stati impegnati in 179 pulizie delle spiagge, 101 pulizie dei fiumi, 17 laghi e 43 fondali, grazie alla partecipazione di WWF SUB, per un totale di 90.266 chili di plastica e rifiuti raccolti.
Ma i risultati di Ri-Party-Amo non si fermano qui. Grazie al filone “Formiamo i giovani”, è stato sviluppato un programma di 8 workshop universitari dedicati agli studenti coinvolti in seminari multidisciplinari e pratici sui temi ambientali per confrontarsi con gli esperti e i volontari. Sono stati realizzati numerosi programmi didattici, per ogni ordine e grado, che hanno coinvolto oltre 100.000 studenti.
Il WWF è ancora al lavoro per la conclusione del filone “Ricostruiamo la natura”, che prevede lo sviluppo di progetti di ripristino naturale e tutela del territorio attraverso 8 grandi opere di ingegneria naturalistica in altrettante aree, ripristinando gli habitat e migliorando la fruibilità da parte delle comunità locali. (Qui la scheda del progetto per approfondire).

I vini delle donne: Romina Togn dal Trentino

I vini delle donne: Romina Togn dal Trentino

Il Teroldego Rotaliano Superiore Riserva Doc di Romina Togn è il primo vino a inaugurare questa nostra rubrica dedicata ai vini delle donne.
Gaierhof è un’azienda agricola che si trova all’estremo lembo del Trentino ovvero a Roverè della Luna dove la cultura mediterranea incontra quella mitteleuropea.

Le sorelle Togn

L’incontro fra la cultura mediterranea e quella mitteleuropea

Qui Romina, Valentina e Martina Togn con tenacia, dedizione e caparbietà creativa gestiscono l’azienda di famiglia fondata dal padre Luigi, ricercando un perfetto equilibrio fra passato e futuro:
Nasce sotto questo spirito il loro Teroldego Rotaliano Superiore Riserva Doc vinificato con le migliori uve di Teroldego, il vitigno simbolo del Trentino.
Prodotta in un limitato numero di bottiglie e solo nelle migliori annate, questa riserva nasce da un’attenta selezione delle zone a maggiore vocazione nei comuni di riferimento della Piana Rotaliana: San Marco (Mezzacorona), e Morrei (Mazzolombardo).
Si presenta con un uno splendente colore rubino con riflessi granati, un bouquet aromatico dallo spiccato sentore di frutti rossi, confettura di mora e lampone con note mentolate e di spezie dolci dovute al lungo affinamento in legno.
In bocca regala una vivace acidità supportata da un tannino elegante e raffinato che dona struttura e piacevole persistenza.
Un vino vivace e vitale pur nella sua complessità ed estremamente interessante.

6 idee per incontrare la Befana e i Re Magi

6 idee per incontrare la Befana e i Re Magi

L’Epifania tutte le feste porta via“. racconta un vecchio adagio a ricordarci che il calendario. decreta con questa festa la fine delle festività natalizie.
L’arzilla vecchietta viene celebrata in Toscana, come nel resto anche in altri luoghi del nostro paese, con una serie di eventi ed iniziative a tema.
Ecco per voi una selezione fra tradizione e innovazione per incontrare la simpatica vecchietta in Toscana.

Un tuffo in mare a Marina di Pisa

Fra Capodanno ed Epifania è tradizione propiziatoria per il primo tuffo in acqua. Se Capodanno vede protagoniste le città e i fiumi per la Befana la festa si trasferisce al mare per il tuffo collettivo a Marina di Pisa.
La tradizione vuole che a dare il via al tuffo collettivo sia proprio la simpatica vecchietta che dopo aver consegnato dolci a tutti i bambini poco prima del mezzogiorno del 6 gennaio.
Un’appuntamento da non perdere per chi ama il mare e data la mitezza del clima questo è proprio l’anno giusto!

La Befana con i Befanotti in giro a Barga

Nel borgo di Barga, nel cuore della Garfagnana in provincia di Lucca l’anziana signora lascia la sua casa di legno a Pegnana sulla collina della Barghigiana la sera del 5 gennaio per raggiunge il centro storico di Barga dove troverà ad aspettarla i bambini in costume tradizizonale da “befanotto” che cammineranno con lei per il paese cantando i suoi canti tradizionali e regalando dolciumi e sorrisi a tutti.

I Magi nella grotta e la Befana dal cielo ad Equi Terme

La Befana non solo viene di notte ma viene anche dalle grotte ad Equi Terme. In questo suggestivo borgo di confine che si trova in Lunigiana grandi suggestioni ed emozioni per la Befana e i Re Magi che arrivano direttamente dalle grotte.
Le bellissime grotte carsiche del borgo saranno straordinariamente anche il 4 e il 5 gennaio nel pomeriggio mentre il giorno 6 gennaio, dalle 14,30 l’adorazione dei Magi sarà allestita con personaggi viventi dentro la grotta mentre nel centro del paese la Befana arriverà dal cielo.
L’appuntamento è per le 15 quando una vecchietta con la scopa e vestita di stracci si lancerà da 30 metri di altezz A per atterrare all’ingresso della grotta lanciando doni e dolcetti ai bambini.
Altre Befane “volanti” pioveranno anche da campanili e palazzi anche a Siena, Volterra, Cascina, Pisa, Pistoia, Santa Maria a Monte e Livorno.

In Arno a Firenze con il dragoon boat

Tradizione consolidata a Firenze da ormai diversi anni è passare la mattinata dell’Epifania in Arno grazie all’opportunità offerta dalle Florence Dragoon Lady di Firenze che travestite da Befane accolgono i bambini dalle 10 alle 12 dal pontile dei canottieri comunali di piazza Ravenna.
Dopo l’esclusiva gita in dragoon boat sul fiume di Firenze calza per tutti i bambini, vin brulè, cioccolata calda, panettone e pandoro per tutti.

Andar per presepi viventi

La festa dell’Epifania è anche uno degli ultimi giorni a disposizione per ammirare una delle tante rappresentazioni dei presepi viventi. C’è ne sono tantissimi basta scegliere…
Scenografie imponenti e ben curate rappresentazioni teatrali fanno della nascita di Gesù e le vicende collegate un momento suggestivo tutto da ammirare dal vivo.
Da San Piero a Grado a San Miniato Basso da Pescia a Badia San Savino a Castelfranco e Piandiscò c’è solo l’imbarazzo della scelta.

I presepi viventi

Il giorno della Befana, in varie località della Toscana, si può assistere alle ultime rappresentazioni dei presepi viventi. Scenografie, curate nei minimi dettagli, fanno da cornice a suggestive rappresentazioni teatrali che hanno lo scopo di rappresentare la nascita di Gesù e le vicende collegate. San Piero a Grado, San Miniato Basso, Pescia, Badia San Savino e Castelfranco Piandiscò sono solo alcuni dei comuni dove è possibile vivere questa meravigliosa esperienza.

 

 

 

Le 10 sculture Vaia: il valore della natura

Le 10 sculture Vaia: il valore della natura

Un territorio e le sue bellezze non rimangono mai indenni al passaggio della storia: ne portano cicatrici, ne fanno parte integrante della propria identità, ne conservano testimonianze, racconti e manufatti.
Per questo in Valsugana proponiamo un percorso culturale con tutte quello che serve per riscoprire la cultura di questa terra incontaminata.
Gli “animali fantastici” in Valsugana e Lagorai sono tre opere maestose in tre luoghi incantati che hanno una storia straordinaria.
Tre opere che nascono per ricordare quello che successe la sera del 29 ottobre 2018, quando tutto il territorio alpino del nord est d’Italia fu colpito da un tremendo uragano, con il vento che arrivò a raffiche fino a 200 km orari. Si stima che in poche ore caddero 20 milioni di abeti rossi il più grande disastro forestale d’Italia chiamato tempesta Vaia.
Le “sculture Vaia” sono entrate a far parte delle comunità: paladini delle vette, custodi delle radure, riflettono il valore della natura e demandano al nostro giudizio le conseguenze dei cambiamenti ambientali e culturali.

Le opere che nascono per riconnettersi con la natura

“Sono un uomo dei boschi, dopo Vaia mi sono ritrovato a camminare tra le mie montagne e a incontrare ad ogni passo alberi divelti, radici scoperte…presto lo sconforto si è trasformato in ispirazione: volevo curare la ferita della natura trasformandola in un’opera d’arte che ne conservasse la memoria ma che desse anche un segno di speranza e rinascita”.
L’artista si specializza in una tecnica definita assemblage che, nella fattispecie, prevede la progettazione di un corpo di sostegno, generalmente in legno o metallo, che ricalca una sorta di “scheletro interno” del soggetto raffigurato, per poi passare a un’attenta e meticolosa fase di raccolta: radici, cortecce, rami; prettamente larice, faggio ed abete.
La successiva fase di assemblaggio esprime l’incontro tra la visione artistica di Marco Martalar e le forme della natura che, in modo solidale, vanno a costituire la “pelle esterna” delle sue opere e si agganciano al corpo sottostante con l’applicazione di diverse centinaia di viti.
“Mi sentivo limitato dalle dimensioni del tronco, dal quale non potevo che togliere materiale senza la possibilità di proiettarmi nello spazio.
Con questa nuova tecnica, invece di ‘togliere’ ho provato ad ‘aggiungere’. Mi piace l’idea di posizionare delle belle opere in posti altrettanto belli, per valorizzare entrambi gli aspetti a vicenda. Molte persone mi dicono che vedendo le mie opere dal vivo viene loro voglia di toccarle, di sentirle vive a loro volta”

Lupa

Nel territorio di Levico Terme si trova la maestosa Lupa del Lagorai per la cui realizzazione l’artista ha impiegato due mesi di lavoro si trova a 1600 metri di quota e precisamente al Pian della Casara in località Vetriolo Terme.
Alta sei metri e realizzata con 2000 scarti di legno si trova di fronte ad un panorama mozzafiato, quello della Valsugana.  L’opera nasce dalla collaborazione tra Martalar e l’amministrazione comunale di Levico Terme.  Questa monumentalità è voluta in quanto simboleggia l’importanza del ritorno del lupo nelle zone montane dell’Alpe Cimbra. Il suo ululato da Vetriolo risuona in tutta la Valsugana, portando con se un chiaro messaggio: la natura trova sempre una nuova via per la vita.
Per raggiungete l’opera potete parcheggiare al Nif: Alpine Taste, un ristorante e hotel a Vetriolo Terme (ex Maso Vetriolo Vecchio) e da qui raggiungete la Lupa dopo una comoda passeggiata di un chilometro per circa 15-20 minuti di cammino su strada forestale.

Aquila

Commissionata dall’amministrazione comunale di Grigno per ricordare la tremenda catastrofe forestale sulla piana di Marcesina, luogo del più grande cantiere forestale d’Europa.
L’ Aquila, simbolo del Trentino, rappresenta forza e libertà e con quest’opera prende forma ancora una volta l’impeto con cui la tempesta Vaia si è scatenata su queste foreste meravigliose.
Martalar si aggiudica con questa opera il primato per la realizzazione della più grande aquila in legno d’Europa con i suoi 7 metri di altezza e 5 di lunghezza e 1660 kg. di peso.
L’aquila Vaia si trova su un vasto pianoro situato nella parte nord-est dell’Altopiano dei Sette Comuni, tra la provincia di Vicenza e la provincia autonoma di Trento zona che per la sua orografia e per il clima rigido viene denominata “la Finlandia d’Italia“.
La piana è priva di insediamenti urbani,  le uniche costruzioni presenti sono le malghe d’alpeggio e i cosiddetti “casoni”, antiche abitazioni in legno e lamiera, utilizzate un tempo come riparo dai boscaioli.
Il contesto perfetto per trascorrere una giornata tra arte e natura e farsi catturare dalla pace di questo luogo fortemente colpito dalla tempesta Vaia.
Per raggiungerla l’aquila in auto si può tranquillamente arrivare fino al parcheggio del Rifugio Barricata, salendo dalla strada per Enego. Dal parcheggio si arriva all’opera tramite una breve camminata di 5 minuti lungo un comodo sentiero ben tracciato. Ricordiamo che la strada che sale da Grigno è ancora chiusa.

Grifone

Marco Martalar, scultore e artista del legno, montanaro e amante della natura fu profondamente scosso da Vaia e decise così di sperimentare una nuova tecnica per dare un senso e far rinascere questo legname dagli alberi abbattuti.
Il Grifone, figura mitologica che unisce l’aquila trentina e il leone alato emblema veneto, è situato sui confini geografici tra il Trentino e il Veneto, in segno di unione simbolica tra le due regioni è l’ultima inaugurata (a settembre 2023).
Ci si arriva in auto fino ai parcheggi in località Celado (presso Ristorante Ai Larici o Camping Alice) e proseguendo a piedi per 5/10 min. lungo un sentiero/strada bianca.
In alternativa si può lasciare la macchina a Castello Tesino e da qui fare una passeggiata di un’ora e venti minuti circa partendo dalla chiesa principale in Piazza San Giorgio e seguendo le indicazioni “Grifone”.
Si sale lungo un sentiero nel bosco per poi proseguire su strada bianca. Attenzione perché l’ultimo tratto (7/800 metri) si va su strada provinciale senza marciapiedi.

Leone alato

E’ l’archetipo del ciclo scultoreo Vaia. Evoca la potenza dell’ “urlo del bosco” colpito nel 2018 dalla tempesta Vaia ed esprime la resilienza della natura e delle sue forme.
L’idea di produrre un leone si collega alle origini cimbre di Martalar. Nato a Mezzaselva di Roana, sull’altopiano di Asiago, luogo con una storica vocazione per la lavorazione del legno, e al legame, che proprio grazie al legname, univa il territorio con la Repubblica di Venezia.
Il progetto nasce con l’ambizione di arrivare alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove effettivamente viene esposto nel 2020 con i suoi 3 metri d’altezza, 5 di lunghezza e 2 di larghezza per un peso di 350 kg.
E’ una scultura itinerante: dopo la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia l’opera nel 2022 è stata al Mart di Rovereto e ora al ”Jesolo Sand Nativity”. Quando non è esposto presso mostre e eventi è possibile trovarlo presso l’atelié di Martalar.

Drago

Realizzato nel 2021 il Drago di Magré è l’erede di un’antica leggenda cimbra non ancora persa dalla memoria delle genti di questi luoghi. Rammenta all’uomo il rapporto con l’ineffabilità della natura. Anche la realizzazione di quest’opera segue il concetto naturale di morte e decomposizione.
“Il legno utilizzato non è stato trattato e nel corso del tempo e, a causa degli agenti atmosferici, sarà destinato a sparire. Migliaia di radici, rami e macerie lignee giacciono ancora al suolo nei boschi, marciranno lì, humus per i nuovi boschi. Un poco di quello lo uso io, mi piace pensare che tutto può prendere nuova vita ed essere sempre in trasformazione“ racconta l’artista.
Il Drago Alatosi trova nella frazione del comune di Lavarone, nell’Alpe Cimbra, esattamente sull’Alpe del Tablat.

Gallo

La scultura è stata commissionata attraverso un progetto nato dalla collaborazione tra Punto Sport e l’amministrazione comunale di Gallio.
Un’opera che il Sindaco Munari definisce “simbolica e doverosa, visto che Gallio è stato uno dei paesi più colpiti dalla tempesta, un gallo che è simbolo di forza e rinascita“.
Realizzato dal 25 al 31 luglio 2021 presso il negozio Punto Sport, dove ospiti e cittadini hanno potuto assistere a tutte le fasi della creazione.
Il Gallo alto tre metri è stato poi posizionato in modo permanente in Via Roma, davanti al palazzo Municipale di Gallio.

Basalisc

Il Basalisc di Cevo viene commissionato dal comune e rappresenta un mostro dalle fattezze di drago, di serpente e con un’enorme testa di capra dotata di lunghe corna.
La scelta di questo animale non è casuale, questa fantastica creatura misteriosa infatti, era in grado di uccidere, pietrificare ed incenerire chiunque si trovasse ad incrociarne lo sguardo.
La leggenda narra che durante l’infuriare dei temporali, il Basalisc uscisse dal suo rifugio e, sulla collina dell’Androla, assieme a fuochi fatui, streghe e stregoni, ballasse sotto le intemperie. Ad oggi questa figura mitologica è diventata la maschera emblematica del Carnaal de Sef (Carnevale di Cevo) e in suo onore si allestiscono carri mascherati che sfilano per le vie del paese
L’opera si trova a Cevo, Valsaviore, vicino al piazzale antistante lo Chalet Pineta, in direzione del massiccio della Concarena

Ape

Come la definisce Martalar, “l’ape Vaia è della giusta dimensione per far capire quanto sia importante rispettare questa piccola ma indispensabile creatura”.
“E’ stata voluta a San Pietro Mussolino – commenta il presidente della Regione Veneto Luca Zaiain quanto comune amico delle api e si inserisce all’interno di un progetto che prevede una serie di iniziative volte a tutelare ma anche a far conoscere il mondo di questi piccoli ma preziosi insetti”.
L’opera è pubblica e visitabile lungo la ciclabile della Valle del Chiampo a San Pietro Mussolino. 

Grido

Una delle opere più rappresentative del ciclo Vaia e una figura cara all’artista Martalar che si è trovato spesso a scolpire forme antropomorfe e in particolari mani.
Questa, nello specifico, incarna il grido dei boschi colpiti dalle raffiche di vento di Vaia.
Una mano protesa verso l’alto, che cerca di estendersi dalla terra.
Il tentativo di personificare il valore dei suoi componenti: i resti lignei dei boschi dell’Altopiano di Asiago, già naturalmente protesi a riacquistare nuove forme e proseguire il ciclo naturale dell’esistenza.
Il Grido è un opera itinerante che, come il Leone Alato ha trovato esposizione durante varie mostre e attualmente trova presso L’Atelier di Martalar, a Mezzaselva di Roana.

Cervo

Un grande cervo di legna, dalle forme sinuose, primordiali e leggere, commissionato dalla malga Millegrobbe a Lavarone.
Un splendido richiamo ai distesi manti erbosi e ai fitti boschi che caratterizzano la piana del Vezzena e i dintorni.
Il Cervo Vaia si staglia con il suo palco tra le montagne del Trentino  1400 metri di quota, in località Malga Millegrobbe sull’Alpe Cimbra, a 2 km da Luserna. 

 

(Ri)nasce il vino del Re di Napoli e delle Due Sicilie dalla vigna della reggia di Caserta

(Ri)nasce il vino del Re di Napoli e delle Due Sicilie dalla vigna della reggia di Caserta

Era il vino per definizione del Re di Napoli e delle Due Sicilie e il più amato dai sovrani di tutta Europa. «OroRe Nero» è stato presentato e degustato per la prima volta lo scorso mese alla Reggia di Caserta. Ferdinando, monarca gaudente del Regno di Napoli, che agli obblighi di corte spesso preferiva gli spazi aperti e la caccia, ne fu grande estimatore e consumatore.
Al punto che fece impiantare 16 moggi di vigna, circa cinque ettari, nella Real Tenuta del Bosco di San Silvestro della Reggia di Caserta.
Il vino che tanto piaceva al Re, costantemente presente nei pranzi ufficiali e di cui si faceva dono ai più illustri ospiti in visita a corte, si chiamava Pallagrello.

Foto di Olivier da Pixabay

Il vino più amato dai sovrani di tutta Europa

Come in una favola, dopo oltre un secolo, la Cantina «Tenuta Fontana» ha fatto rinascere la Vigna del Re della Reggia di Caserta, che ha vendemmiato per la prima volta nel 2021.
Il primo nettare versato nei calici nel settembre di due anni fa fu il paglierino «OroRe Pallagrello Bianco Igt», il bianco in una parola.
Ora è pronto «OroRe Nero», il pallagrello nero igt, affinato in orci di creta e si parla già di miracolo tra gli enologi e gli appassionati.
«OroRe nero» è stato presentato in due momenti diversi nella Reggia di Caserta: prima nel Vestibolo di Palazzo Reale, dove si è svolta la cerimonia istituzionale, con il direttore della Reggia di Caserta Tiziana Maffei; Maria Pina Fontana, di Tenuta Fontana; e una dissertazione storica sul pallagrello della giornalista Manuela Piancastelli; e poi con una degustazione vera e propria nella sala Romanelli, guidati dall’Ais con Tommaso Luongo e Pietro Iadicicco, rispettivamente presidente campano e casertano dei sommelier. Subito prima c’è stato un talk a cui hanno partecipato anche Cesare Avenia, presidente di Vitica; Francesco Bartoletti, enologo di Tenuta Fontana; la chef stellata Rosanna Marziale e Mariapina Fontana della omonima Cantina. Tra il pubblico tutte le maggiori autorità campane e casertane e anche il console americano a Napoli, Tracy Roberts Pounds
«Orore nero è il risultato tangibile di un grande lavoro di squadra del quale ringrazio Tenuta Fontana – spiega Tiziana Maffei, direttore della Reggia di CasertaUn lavoro improntato alla valorizzazione dell’identità del Complesso vanvitelliano. La vocazione produttiva della corte borbonica trovava espressione anche nella vitivinicoltura.
Nel progetto di Re Carlo e del suo architetto Luigi Vanvitelli, la Reggia doveva essere residenza reale, ma anche fucina di produttività e delle eccellenze del territorio. Oggi la Reggia di Caserta è un Museo contemporaneo e internazionale, vivo e attivo, al servizio della società e del suo sviluppo. OroRe è un’occasione per la Reggia di Caserta per far conoscere la sua storia, le sue origini e le sue molteplici vocazioni anche nel settore enologico. Per il pubblico, gli addetti ai lavori e il mercato per scoprire un prodotto unico al mondo, degno della tavola di un re».

Foto di Luca da Pixabay

La fine con la filossera e il miracolo della rinascita

Nel dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, datato 1797-1802, si può leggere: «… I vini di questa contrada sono eccellenti, e sono de’ migliori del Regno così per la loro qualità e natura, come per la grata sensazione che risvegliano al palato. Vanno sotto il nome di Pallarelli e sono stimatissimi nei pranzi… ».
Nonostante le infestazioni di fillossera ne decretarono un’ingloriosa fine, il Pallagrello rimase nella memoria e, forse, in qualche campo di contadini degradato a vino da taglio.
Ufficialmente, quello del Re, era morto. Ma Tenuta Fontana, al Bosco di San Silvestro, è riuscita nel miracolo.
«Eravamo consci della delicatezza del ruolo che svolgevamo – spiegano Mariapina e Antonio Fontana, proprietari della Cantina, con sede a Pietrelcina, il paesino di San Pio – e lo abbiamo portato avanti con la maggior cura possibile e coordinandoci continuamente con la Reggia di Caserta e tutti gli studiosi che potevano darci indicazioni utili.
Il risultato pensiamo sia un capolavoro dell’agricoltura e della vinificazione, però spetterà al pubblico deciderlo. OroRe bianco ha avuto un grande successo, ora tocca a OroRe Nero farsi conoscere e apprezzare. Ma ancor più importante è stato il processo di rinascita, un simbolo per il territorio casertano ma anche per tutto il Sud Italia e siamo fieri di aver contribuito a questo miracolo».
Un miracolo anche grazie alla lungimiranza dei direttori della Reggia, Mauro Felicori prima, con l’intuizione di far rinascere la vigna e affidarla a Tenuta Fontana, e Tiziana Maffei, poi, con la perseveranza nel portare avanti il progetto.

L’enologo Francesco Bartoletti

Due toscani hanno fanno rinascere la vigna reale

L’azienda, in questo ambizioso percorso attento e difficile di rinascita della vigna reale, ha coinvolto due importanti professionisti a livello nazionale.
L’enologo fiorentino Francesco Bartoletti e l’agronomo livornese Stefano Bartolomei hanno utilizzato il metodo di coltivazione biologico in grado di salvaguardare l’ambiente privilegiando la qualità del prodotto, avvalendosi anche di una ong accreditata Unesco, l’Associazione «Sant’Antuono e le battuglie pastellessa», per il rispetto della convenzione sul patrimonio per la rivitalizzazione.
Tanto che nel luglio 2022 la rinascita della vigna della Reggia di Caserta è stata presentata anche all’Assemblea dell’Unesco con un volume a cura di Luigi Ferraiuolo e un incontro con la partecipazione dell’ambasciatore d’Italia presso l’Unesco, il presidente dell’Unpli nazionale, il direttore della Reggia di Caserta e Tenuta Fontana.  

Alla scoperta del vitigno

Il vitigno Pallagrello viene coltivato nella regione Campania ed è molto diffuso nella provincia di Caserta, con varietà bacca bianca e a bacca nera, caratterizzato da grappoli piccoli e con acini perfettamente sferici, da cui il nome Pallagrello, cioè piccola palla, in dialetto locale «U Pallarel».
Originario della località Monticello nel comune di Piedimonte Matese (origine attestata da un’epigrafe, ancora apposta in questa località, realizzata per volere di Ferdinando di Borbone che impediva categoricamente ai non autorizzati di attraversare i 27 moggi di vigna di pallagrello), se ne hanno numerose risultanze storiche, riconducibili secondo alcuni addirittura alla Pilleolata romana.
Famosissimo sino a tutto l’Ottocento, se ne traeva uno dei vini favoriti dai Borbone.
Questi, che lo tenevano in gran conto, lo offrivano come regalo di pregio ai propri ospiti e lo includevano, con il nome di Piedimonte rosso (dalla zona pedemontana del Matese da cui origina e dal nome del comune ove più consistente insiste la produzione: Piedimonte Matese, già Piedimonte d’Alife) tra i vini presenti nei menu e nelle carte dei vini per le grandi occasioni, accanto ai più titolati vini francesi.
Le infestazioni di oidio e fillossera dei primi anni del Novecento, assieme alla decadenza sociale e politica delle regioni meridionali (ed al contemporaneo sviluppo industriale dell’agricoltura e dell’enologia piemontese e toscana), ne decretarono una veloce scomparsa e un sostanziale oblìo nonostante le indubbie qualità ampelografiche.
Rimaneva essenzialmente come uva da taglio nelle vigne dei contadini delle zone di produzione, sovente confuso con la Coda di Volpe o con cloni di Aglianico.

La presentazione di OroRe

La Vigna della Reggia di Caserta nel Bosco di San Silvestro

La sua bontà e fama lo fecero diventare anche il vitigno naturalmente destinato a essere coltivato per i sovrani alla Reggia di Caserta. Fu scelto come terreno quello del Bosco di San Silvestro, che domina il Parco reale.
La vigna divenne subito la più importante nel servire e rifornire le reali tavole della Reggia di Caserta. Ma la caduta del regno nelle mani dei Savoia, con l’abbandono del palazzo reale, fece naturalmente abbandonare anche la vigna che praticamente sparì.
Dei cinque ettari ad essa destinati nel Bosco di San Silvestro, quando Tenuta Fontana ha cominciato a recuperare il vigneto, solo un ettaro di terreno era rimasto libero per la coltivazione. Il resto era stato tutto riconquistato dal bosco.
Il progetto legato alla rinascita della vigna di San Silvestro nasce nel febbraio 2018 e ha visto la prima vendemmia nel settembre 2021, con la produzione di un migliaio di bottiglie di OroRe Pallagrello Bianco igt.
Il 29 novembre 2023 ci sarà la prima presentazione pubblica di OroRe Nero, Pallagrello Nero igt. Per una corretta maturazione del vino senza interferenze del contenitore e per mantenere intatte le caratteristiche organolettiche del vitigno, è stata scelta l’anfora di terracotta come contenitore per l’affinamento.

 

 

5 destinazioni da non perdere per il glamping d’inverno

5 destinazioni da non perdere per il glamping d’inverno

Less is more: uno dei motti del terzo millennio vale anche in vacanza, quando si va cercando un più diretto contatto con la natura.
E allora: meno pareti, meno barriere, più gioia. In una parola, glamping.
Dormire con il cielo in una stanza, sotto una volta stellata, anche quando fuori il generale inverno affila le sue contromosse è un’esperienza da brividi. Che, però, danno solo emozione.
Se di giorno ci scapicolliamo giù per le piste da sci, faccia al vento e al sole, oppure non rinunciamo a fare attività sportiva en plein air, perché di notte non dovremmo riposare al cado di una tenda d’autore, riscaldati da tecnologie eco chic?
Fra i monti, come in campagna, in riva al lago, come in collina, il camping di lusso fa crollare le pareti dei cliché ed accorcia le distanze con il divertimento.

Gli Skyview Chalets di Dobbiaco

1 – Cubi di vetro sul lago incantato (Dobbiaco, Bolzano)

C’era una volta la fiaba del lago di Dobbiaco (Bolzano): immersi nell’incanto dei monti Pallidi, il giorno si trascorre ciaspolando o sciando a zonzo per le Dolomiti, patrimonio Unesco.
Quando cala la sera, si accendono le stelle: uno show che si contemplasans soucis, comodamente sdraiati nei raffinati spazi degli Skyview Chalets, futuristici glass cube, con soffitto a tutto panorama.
I rifugi sono un compendio di relax e comfort: zona notte e ampio soggiorno sono corredati da un corner con doccia emozionale. Negli chalet deluxe, non mancano sauna a raggi infrarossi e vasca idromassaggio.
(www.skyview-chalets.com)

L’igloo del rifugio Bellavista

2 – Igloo e sauna, ossimoro perfetto (Senales, Bolzano)

Sembra un ossimoro, ma quando gli opposti si attraggono la vacanza si trasforma in stupore. In Alto Adige, al rifugio Bellavista di Senales (Bolzano) si può dormire in un vero igloo, costruito con pazienza grazie a piccoli blocchi di neve e al contempo riscaldarsi fra i bollori di una sauna profumata al cirmolo.
Per un incantesimo così speciale serve una notte magica, in cui partire con la funivia di Maso Corto, fino a sfiorare i 3mila metri.
Una bevanda calda, un sacco a pelo, di quelli usati nelle spedizioni artiche, et voilà: anche in quota, la notte è piccola e per nulla gelida, riscaldati da un brindisi con Franciacorta, prima di concedersi l’abbraccio di una seduta nella sauna finlandese più alta d’Europa.
(www.ecobnb.it

La yurta fuori Torino

3 – Quella yurta fuori Torino

A 20 minuti c’è Torino, eppure sembra di essere in Oriente, sospesi fra steppe mongoliche e altipiani dove regna già la saggezza delle discipline olistiche.
Benvenuti nel bosco dello Yurte Soul Shelter di Gassino Torinese (TO) che, anche d’inverno, offre una pausa dalla modernità ingarbugliata con un soggiorno in due yurte, la Om e la Shanti, ricavate in materiali naturali, dal legno al feltro.
Ci si illumina con lampade a basso consumo; ci si riscalda al crepitio del legno, a caccia di una ritrovata centralità spirituale, senza rinunciare alla doccia jacuzzi, perché il perfetto relax ama i dettagli di lusso. (www.ecobnb.it)   

Laghi Nabi, litorale domizio

4 – Lodge a pelo d’acqua (Litorale Domizio, Caserta)

Galleggiano sull’acqua i lodge dei Laghi Nabi e punteggiano il Litorale Domizio (Caserta) nella prima Oasi Naturale della Campania, uno dei lake district più suggestivi d’Italia, che racconta anche la storia di una sfida vinta.
Questo è un approdo quattro stagioni dove assaporare un esempio di rigenerazione ambientale e di turismo sostenibile.
Fra l’impagabile libertà di un campeggio di lusso e i comfort di un hotel strutturato, come il Plana Resort & Spa, una notte al Nabi Resort & Glamping significa addormentarsi cullati da tende galleggianti o a bordo lago, oppure in esclusivi lodge sospesi sull’acqua, con tanto di vasca idromassaggio sotto le stelle.
E la mattina la colazione gourmet è servita a domicilio in tenda con tutto il gusto delle specialità campane.
(www.laghinabi.it)

Il villaggio del cioccolato in Slovenia

5 – In Slovenia su un albero di cioccolato

Mai provato il cioccolato… sloveno?
Ebbene, allora dovete andare a 5 km da Maribor, una delle più famose località sciistiche slovene, c’è Pohorje, un bosco di fiaba dove ci sono tutti gli ingredienti per tornare bambini.
Dalla neve, al cioccolato, alla casa sull’albero, il Chocolate village by the river è un resort glamour che mette d’accordo grandi e piccini.
Si soggiorna in riva ad un piccolo lago, in abitazioni ricavate sugli alberi.
E non è tutto: perché qui tutto è a base di cioccolato, dalla colazione, ai laboratori, alle degustazioni dove imparare l’arte di una delle storiche fabbriche del goloso oro nero.
(www.ecobnb.it