Feb 18, 2024 | Territori
Italia bellissima e affascinante in ogni suoi angolo. Spesso parliamo dei bellissimi borghi che puntellano le nostre vallate, le nostre colline e i pendii delle nostre montagne.
Borghi affascinanti ricchi di storia e tradizione che vengono celebrati anche dal Touring Club Italiano che ai più virtuosi dedica il riconoscimento della bandiera arancione (articolo qui).
Borghi bellissimi e tutti da scoprire sono anche quelli dipinti, tantissimi da nord a sud trasformati un paesi-fumetto; andiamo a scoprire quelli da non oerde

Casalcipriano (Molise)
I paesaggi, i temi della memoria, della fede, del lavoro e del gioco della civiltà locale dei secoli scorsi sono interpretati in chiave contemporanea da sei artisti di fama internazionale, sotto la direzione artistica del Professor Lorenzo Canova. “Casalciprano wall drawings” è il nome del progetto realizzato nel 2010 che rappresenta uno dei primi interventi pittorici in Molise.
Si compone di 8 opere murali di grandi dimensioni, 2 corali e 6 individuali realizzati tra i vicoli del borgo che ha permesso il recupero e la decorazione di molte facciate di antichi edifici.
Nel percorso delle facciate di Casalcipriano incontriamo l’atmosfera misteriosa dei boschi bifernini di Francesco Crivelli; si prosegue con il recupero degli antichi giochi di Marco Colazzo, le memorie dell’infanzia di Mauro Di Silvestre che ha utilizzato l’antica foto di un bambino di Casalciprano, i falciatori giganti di Stefania Fabrizi, il ponte tra vecchio e nuovo, tra volto e paesaggio, di Adriano Nardi che colloca l’inserto glamour e pop del ritratto di Kate Moss sullo sfondo della veduta di Casalciprano e il ludico accostamento di macchinari di Marco Verrelli che per celebrare la tradizione contadina del luogo.
Anche nelle due facciate realizzate in collaborazione da tutti gli artisti si sovrappongono memorie del luogo, apparati liturgici, figure di anziane, santi e cerimonie religiose, tubature da irrigazione e cascate, il sole e citazioni della storia dell’arte, in una riuscita armonia tra le diverse visioni e gli stili che crea un connubio felice con la storia e il contesto urbano di Casalciprano.

Sant’Angelo di Roccalvecce (Lazio)
Un intero paese “delle fiabe” si trova nel cuore del Lazio, per l’esattezza nel viterbese, dove molti sono i piccoli gioielli di grande valore storico e culturale che rischiano di scomparire. Un patrimonio spesso recuperato grazie a donne e uomini coraggiosi impegnati per riscrivere il futuro di questi luoghi di straordinaria bellezza come Gianluca Chiovelli che, non si è arreso di fronte al costante spopolamento di Sant’Angelo di Roccalvecce e ha trovato un modo davvero speciale per far rinascere il borgo: trasformandolo nel paese delle fiabe.
Tutto è iniziato nel dicembre del 2016 quando ha dato vita all’associazione culturale Acas e, nell’anno successivo, un team di street artist, quasi esclusivamente al femminile, ha iniziato a colorare il borgo con i primi murales.
Ad aprire il libro delle fiabe è stata “Alice nel paese delle Meraviglie” realizzato da Tina Loiodice, murales che si trova nella piazza principale del paese. Dopo Alice ne sono seguiti tanti altri, realizzati da Daniela Lai, Stefania Capati, Cecilia Tacconi, Lidia Scalzo, Isabella Modanese e Gabriel Decarli.
Lo stupore è dietro ogni angolo: c’è Il Piccolo Principe, Pinocchio, Don Chisciotte, La piccola fiammiferaia, Peter Pan, Aladdin, Alì Babà e i Quaranta Ladroni, Hansel e Gretel, la Spada nella roccia, la Fabbrica di cioccolato e il Libro della Giungla. In totale oggi sono 22 i murales che decorano il borgo e altri sono in fase di realizzazione e progettuale.

Vernante (Piemonte)
Vernante è un piccolo borgo della Valle Vermenagna, in provincia di Cuneo molto legato alla sua storia e alle sue tradizioni noto per essere il paese decorato da Pinocchio. Il suo centro storico raccoglie infatti, sulle pareti delle case, più di 150 murales che ripercorrono la storia del celebre burattino di legno nato dalla penna di Collodi.
Vernante racconta la fiaba di Pinocchio dalle facciate delle sue case, grazie ad oltre centocinquanta murales realizzati da due artisti locali, Bruno Carletto e Bartolomeo Cavallera, in arte “Carlet e Meo”.
Il progetto nacque da un’idea di Carlet, che durante un viaggio in Germania visitò un paese dove le case erano affrescate con dei murales e così nell’aprile del 1989 venne realizzato a Vernante il primo murales. I materiali vennero messi a disposizione della Pro Loco ed i due artisti iniziarono a lavorare, sempre gratuitamente.
Sicuramente all’inizio di questa avventura, cominciata quasi per gioco, non avrebbero mai immaginato di arrivare a dipingerne quasi centosessanta, sui muri delle case dislocate in tutto il paese, creando un’ atmosfera fiabesca unica al mondo che attrae ormai da decenni adulti e bambini.

Valloria (Liguria)
Spostiamoci in Liguria, in un piccolo borgo di case arroccate che si trova alle spalle di Imperia dove abitano non più di 40 persone. Siamo a Valloria, minuscola frazione di Prelà con questo nome suggestivo che deriva da Vallis Aurea, ovvero la valle d’oro, per via del legame con la coltivazione delle olive e della produzione dell’ evo.
Un posto incantevole reso ancora più magico dal fatto che il suo centro conta oltre 150 porte decorate a mano, ognuna da un diverso artista, caratteristica che l’ha resa famosa in tutta Italia come il ‘paese delle porte dipinte’.
Anche qui a far rinascere in chiave artistica il borgo è stata la risposta all’abbandono degli anni Sessanta quando la coltivazione olivaria andò in crisi.
Alla fine degli anni’80 un gruppo di residenti sentì il bisogno di non consegnare Valloria all’oblio ma di farla rivivere con iniziative di riqualificazione. Fu così che nel 1991 nasce l’Associazione “Le Tre Fontane“ che chiama a se artisti noti e giovani rampanti del pennello che realizzano con diverse tecniche, ogni anno in estate un’opera pittorica sulle porte delle case, delle stalle, ma anche dei magazzini e dei negozi del centro storico.
Ritratti di donna, paesaggi, scene sacre o quotidiane, ballerine, pescatori, poeti e musicisti. Sono questi alcuni dei soggetti che si possono ammirare per i carruggi del centro storico diventato a buon diritto paese dell’Associazione Italiana dei Paesi Dipinti.

Arcumeggia (Lombardia)
Proseguendo sul filo del pennello dei “borghi dipinti” d’Italia facciamo tappa in Lombardia nella provincia di Varese, dove a pochi passi dal Lago Maggiore si trova una piccola frazione del comune di Casalzuigno: Arcumeggia che molto probabilmente è stata la prima località in Italia a scegliere l’arte dei murales come linguaggio comunicativo e come mezzo per far rivivere il paese sull’orlo dell’abbandono.
Già nel 1956, infatti, l’Ente Provinciale per il Turismo decise di investire nel progetto, invitando oltre venti artisti ad eseguire affreschi sulle mura esterne del borgo.
Uno di loro, Bruno Ravasi, venne fin dall’inizio investito dell’incarico di supervisore e, nel suo ruolo, sollevò la preoccupazione riguardo a come le vecchie mura avrebbero risposto alla tecnica dell’affresco: i dipinti avrebbero superato la prova del tempo? Il primo problema affrontato da Ravasi riguardò la sistemazione delle pareti delle abitazioni che avrebbero ospitato i dipinti mediante ripristino o rifacimento dei vecchi intonaci e la loro imbiancatura. E sempre sua fu l’intuizione di far realizzare gli affreschi all’interno di telai da murare in delle nicchie e non direttamente sulla parete delle case.
Oltre a raccontare la storia della vallata, gli affreschi di Arcumeggia ritraggono anche immagini sacre: di fianco alla chiesa è stata infatti realizzata una Via Crucis le cui stazioni sono state dipinte da undici diversi pittori.

Valogno (Campania)
Valogno piccola frazione di Sessa Aurunca è un po’ il borgo delle meraviglie. Le sue stradine, i suoi muri, i suoi piccoli cortili da qualche anno ospitano opere di street art e installazioni d’arte con il chiaro obiettivo di “colorare il grigio dell’anima”.
Qui a 400 metri sul livello del mare, a poco più di 10 chilometri dal Vulcano di Roccamonfina, tra le sue stradine strette vivono oggi meno di 90 persone, di cui molti ultra 65enni. Non c’è un alimentari, non c’è un bar, solo case vuote, pochi anziani e un futuro che rischiava d’inserirlo nell’elenco dei borghi fantasma d’Italia.
A mantenere in vita questo posto è stata l’intuizione di Giovanni, che dalla “caciara” del Tufello (quartiere di Roma), si trasferisce nel silenzio di Valogno e realizza l’Associazione culturale Il Risveglio per “colorare il dolore della malattia di un figlio”. Tanto coraggio e molti sacrifici, per dare vita alla rinascita del borgo.
Ascoltando la sua storia fa venire da pensare che forse un po’ matti bisogna esserlo per davvero per credere in questi sogni. Mai sogni si realizzano così!

Rocca di Papa (Lazio)
Qui tutto è nato grazie alla creatività del pittore locale Miro Fondi che negli anni Ottanta iniziò ad ornare i vicoli del suo centro storico con la realizzazione di alcuni murales.
Sono stati poi molti i maestri d’arte, amici di Miro, amanti dell’arte e desiderosi di dare il proprio contributo alla diffusione di una delle forme di comunicazione più immediata e popolare come il murales che hanno contribuito negli anni successivi alla rinascita e alla crescita di un borgo molto caratteristico come quello di Rocca di Papa attraverso la realizzazione di questi giganteschi quadri permanenti.
Attualmente nel centro storico di Rocca di Papa si trovano decine di murales che adornano i vicoli e i luoghi più caratteristici del paese con colori e temi diversi.

Cibiana (Veneto)
Anche la storia di Cibiana non è dissimile da molte altre. Per far fronte al rischio abbandono di questo piccolo borgo montano del Cadore a partire dagli anni Ottanta sono sorti oltre 50 murales per le vie e le piazze di questo paese.
Preziose opere di artisti molto noti, inizialmente dell’area veneta, successivamente anche di chiara fama mondiale. Le loro opere sono oggi inserite con cura nell’architettura rustica dell’antico paese e raccontano la storia delle case dove sono stati dipinti: la casa del fabbro, del casaro, del mugnaio, del carbonaio.
Tutto nacque dall’idea dell’allora presidente della Proloco Osvaldo Da Col che ha regalato al paese il lusso di essere un paese-museo con un’iniziativa che è andata ben oltre gli aspetti folcloristici e turistici, realizzando un unicum che con cura ed espressione crea una stretta simbiosi tra arte, assetto urbanistico e architettonico. Il tema maggiormente trattato dai murales come accennato riguarda le attività lavorative tradizionali.

Dozza (Emilia Romagna)
Pochi da Imola sul crinale di una collina che domina la valle del fiume Sellustra e scende dolcemente verso la via Emilia si trova Dozza uno dei borghi più belli d’Italia dove i murales diventano arredo urbano e i dipinti colorano i muri delle case, le strade e le piazze.
Passeggiando per le stradine del borgo medievale vi si apriranno viste meravigliose ed improvvise sui murales che colorano il piccolo paese. Ce ne sono oltre 100 in tutto il paese.
Si tratta di un vero e proprio museo a cielo aperto di opere realizzate da nomi prestigiosi dell’arte contemporanea. Da non perdere all’interno della Rocca la vista agli affreschi e ai bozzetti preparatori delle opere su muro esposti nel Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto.

Orgosolo (Sardegna)
Culla di arcaiche tradizioni al centro dell’Isola, nel cuore della Barbagia si trova Orgosolo un tempo tristemente famosa per il banditismo e oggi conosciuta a livello mondiale per i suoi muri che raccontano.
Il paese rivela un profondo legame con le sue radici barbaricine e con usi e costumi di un tempo dato che oltre ai murales è la patria del canto a Tenore, patrimonio dell’Umanità Unesco.
Quattromila e 500 abitanti e muri unici che narrano di politica e cultura, d’intimo dissenso e di lotte popolari; di malessere e giustizia sociale, di vita quotidiana e tradizioni pastorali.
Alla fine del XIX secolo come accennato il paese assurse alla ribalta per il banditismo: il regista Vittorio De Seta, in ‘Banditi a Orgosolo’ (1961), ne descrive la lotta in difesa delle terre espropriate dallo Stato e durante il Novecento si sviluppò il fermento culturale, tuttora attivo, del muralismo, in origine strumento di protesta.
I muri che raccontano di Orgosolo si soffermano anche sulla rivoluzione di Pratobello, quando i pastori locali si opposero alle istituzioni nazionali contro la costruzione di una base militare sui loro campi.

Aielli (Abruzzo)
Aielli, terrazza sulla Marsica situato in provincia de L’Aquila, è un piccolo gioiello medievale adagiato su uno sperone roccioso che rivive grazie alla street art.
Qui ogni anno dal 2019 si tiene Borgo Universo, un festival di street art, musica, performance e astronomia che ha trasformato in pochi anni Aielli nel borgo dei murales d’Abruzzo. Un progetto miracoloso che ha trasformato le sue strade devastate dai terremoti in un museo a cielo aperto. Strade variopinte che anno dopo anno regalano al borgo un’inaspettata notorietà.
26 in tutto ad oggi i murales presenti; 26 opere di giovani artisti che hanno portato il proprio stile e la propria tavolozza di colori ed emozioni. Tra di loro lo spagnolo Okuda che dà il benvenuto ai turisti in visita ad Aielli con il suo portale dalle raggianti sfumature geometriche; l’italiano Millo e il suo universo nascosto da scoprire; Zamoc e il suo murales ispirato al Mito di Fetonte in stretta connessione con il brutale terremoto della Marsica del 1915. O ancora, lo spazio immaginato da Matlakos denso di immagini legate al quotidiano abruzzese; la riproduzione del romanzo di Ignazio Silone, Fontamara, opera di Alleg o la trascrizione del testo della Costituzione Italiana per mano di Angie Mazzulli.

Diamante (Calabria)
In Calabria, lungo la riviera dei Cedri, Diamante è la città dei murales che vale una sosta.
Se ne contano oltre 200 dipinti in tutto il centro storico che hanno valso il titolo di “città più dipinta d’Italia”.
Nel borgo marinaro di Diamante tutto è incominciato nel 1981 da un’idea del pittore Nani Razzetti, milanese di nascita, ma diamantese di adozione che propose al sindaco del tempo, Ing. Evasio Pascale, il progetto di rivitalizzare il centro storico.
L’Operazione Murales, portò a Diamante, dall’Italia e dall’estero, ottantatre pittori, che in giugno iniziarono a dipingere i muri del centro storico facendo rinascere nella gente che vi abita il gusto della conservazione del proprio passato, per un’idea viva, che proietti nel futuro. Dal 1986 al 1997 altri murales si sono aggiunti agli ottantacinque precedenti.

Stigliano (Basilicata)
Nel cuore della Basilicata, in provincia di Matera è Stigliano è un borgo dell’Appennino che rivive grazie alla Street Art.
Per contrastare lo spopolamento del borgo è nato qui, sulla falsa riga di altre esperienze nazionali un festival internazionale di Arte Pubblica dal titolo “appARTEngo” che porta l’arte per le strade e nei vicoli della città. Stigliano diventa così anno dopo anno una galleria d’arte all’aperto, con le opere che entrano a far parte del tessuto sociale e urbano.
L’idea del Festival nasce nel 2015 da alcuni giovani residenti che hanno immaginato un’arte creativa itinerante tra le strade del proprio paese. Una delle esperienza più recenti che ha coinvolto artisti come Nicola Alessandrini, Bifido, Alessandra Carloni, Andrea Gandini, Daniele Geniale, Gods in love, Hitnes, Ironmould, Leticia Mandragora, NemO’s, Piskv. A ognuno di loro era assegnata una propria missione: trasmettere sensazioni, emozioni, ricordi, nelle prospettive delle loro opere.

Usseaux (Piemonte)
In Alta val Chisone, a 1416 metri d’altezza, Usseax è un piccolo borgo di montagna all’interno del Parco naturale Orsiera Rocciavrè in provincia di Torino ma con un piede già in Valle d’Aosta.
Passeggiando per le sue stradine lastricate potrete ammirare i 40 murales che raccontano la vita contadina del paese, la natura, gli abitanti e i personaggi delle fiabe.
Tutto ciò per i 180 abitanti hanno deciso di restare a vivere e per tutti coloroche vorranno ammairare questo luogo a pieno titolo inserito nella lista de I borghi più belli d’Italia.
Il comune che comprende anche quattro micro frazioni attualmente ancora abitate, Balboutet, Fraisse, Laux e Pourrieres è un borgo rimasto ancora ai vecchi tempi, con le case in pietra e legno, le stalle, i fienili e i lavatoi. Camminando per esso però vi accorgerete sicuramente della presenza dei molti murales sulle pareti delle abitazioni. Sono circa 40 murales e raffigurano scene dell’antica tradizione contadine e raccontano favole e fiabe tipiche.
Feb 11, 2024 | Territori
Il Touring Club Italiano – pochi giorni fa alla presenza del Ministro del Turismo, Daniela Garnero Santanchè, e di oltre 200 sindaci da tutta Italia – ha assegnato durante la giornata inaugurale della Borsa Internazionale del Turismo (BIT), le 281 Bandiere Arancioni del triennio 2024-2026, confermandone 277 sottoposte alla verifica triennale e premiando 4 nuove località del centro-sud Italia.
Le regioni più “arancioni” sono Toscana, Piemonte e Marche, rispettivamente con 43, 39 e 28 comuni certificati. Le 4 nuove entrate sono:
Le quattro new entry sono Apecchio (Pesaro Urbino), tra Marche e Umbria alle pendici del monte Nerone, con un importante patrimonio storico-artistico e capitale dell’Alogastronomia, neologismo coniato per indicare le connessioni virtuose tra birra artigianale, prodotti di qualità (come ad esempio il tartufo) e territorio; Bagnone (Massa Carrara), immerso tra i boschi della Lunigiana e solcato dall’omonimo torrente, si sviluppa in due insediamenti (castello e borgo di strada mercatale), ospita il Mam – Museo Archivio della Memoria che racconta il passato di questo territorio che oggi è perfetto da scoprire in bici; Roseto Valfortore (Foggia) situato in una valle dei Monti Dauni settentrionali, con un centro storico ricco di monumenti e luoghi legati alle antiche tradizioni contadine e artigianali e due possenti mulini ad acqua che oggi svolgono funzione didattica e ricreativa; infine Sinalunga (SIena), in Val di Chiana, con un centro storico diviso nella parte medievale e tardo-rinascimentale, uno spazio museale che raccoglie reperti etruschi rinvenuti sul territorio e una serie di prodotti tipici (l’aglione, la carne chianina, l’olio d’oliva) tutti da gustare.
Scopriamole una ad una.

Roseto Vafortone i mulini, Vito Giannini
Roseto Valfortore (Foggia)
Roseto Valfortore (in dialetto locale Rusìte), è situato in una valle dei Monti Dauni settentrionali, a confine con i comuni della Provincia di Benevento e vicino al monte Cornacchia, la vetta più alta della Puglia.
Il centro storico, a partire da piazza Umberto I, la principale del paese e importante luogo di ritrovo e piazza Bartolomeo III di Capua con l’Arco della Terra, antica porta principale di accesso ai vicoli del centro storico.
Da vedere la chiesa Madre Santa Maria Assunta costruita nel 1507, con all’esterno la balaustra scolpita a mano dagli scalpellini locali, la chiesa di San Nicola e quella di Santa Maria Lauretana. Tra portali, colonne e bassorilievi realizzati da maestri scalpellini, nel centro storico si può visitare anche la casa di “Concetta non me la fido”, la casa dell’artigianato e la bottega del fabbro-maniscalco, oltre a un antico forno a paglia ancora funzionante, dove durante gli eventi o ricorrenze annuali è possibile degustare il tradizionale pane preparato con lievito madre e farina molita al vecchio mulino, insieme ad altre specialità.
Da segnalare anche l’Osservatorio di Ecologia Appenninica che approfondisce flora e fauna dell’Appennino Dauno.
Alle pendici di Roseto sorgono due antichi e possenti mulini ad acqua: recentemente ristrutturati, rappresentano uno dei rari esempi di opifici idraulici presenti nell’intera provincia ed oggi hanno sia funzione didattica (all’interno dei locali dei mulini, è possibile visitare il Museo di Arte Antica) sia ricreativa con la realizzazione di una splendida piscina chiamata proprio “i mulini”, immersa nel verde, in mezzo ad un panorama stupendo e con una vista mozzafiato.
Tra i prodotti gastronomici di eccellenza del paese occupa un posto di rilievo il tartufo, soprattutto quello nero, che cresce nelle zone circostanti.
Altro prodotto d’eccellenza del posto, molto richiesto anche all’estero e legato alla ricchezza dell’ambiente naturale circostante, è il miele, la cui produzione si deve alla molteplice quantità di fiori che crescono nei boschi che circondano Roseto.
Un prodotto tipicamente rosetano è il pecelatèdde, dolce preparato con il miele nel periodo pasquale
Tra i numerosi eventi organizzati sul territorio, segnaliamo: Foche San’Antone (I fuochi di Sant’Antonio, 17 gennaio) con l’accensione di grandi falò lungo varie strade e quartieri del centro abitato, con degustazioni di prodotti tipici, un appuntamento suggestivo cui il paese è molto legato; la processione del Venerdì Santo, evento antichissimo molto sentito e articolato in tre parti; l’Estate Rosetana, ricco calendario di appuntamenti estivi tra i quali la sagra del vitello (luglio), Riviviamo il borgo (luglio) e la sagra del tartufo (agosto); Natale a Roseto con la fabbrica degli elfi, appuntamento a ridosso di Natale.
Le motivazioni: “Il borgo, in un contesto naturalistico di pregio (Monti Dauni), si distingue per la vivacità, la numerosità e varietà degli attrattori e per la buona promozione degli eventi. Senza elementi di impatto che pregiudicano o limitano l’aspetto del luogo, si caratterizza anche per l’attenzione alla sostenibilità ambientale.”

Apecchio città della birra e dei tartufi. Foto Giorgio Pisciolini
Apecchio (Pesaro-Urbino)
Apecchio, storicamente luogo di incontro di numerose civiltà (sono infatti ancora presenti tracce di insediamenti Umbri, Etruschi, Romani e Celtici), si affaccia tra Marche e Umbria, in un paesaggio ricco di sentieri e corsi d’acqua, alle pendici del monte Nerone, alla confluenza dei fiumi Biscubio e Menatoio.
Da vedere il centro storico, da scoprire attraverso l’itinerario segnalato, partendo dal ponte medievale a schiena d’asino (XV sec.), che dà poi accesso all’arco della Torre campanaria del XIV secolo.
Nei pressi si trova il bel palazzo Ubaldini, costruito su progetto di Francesco di Giorgio Martini, che ospita al suo interno il teatro G. Perugini, il più piccolo delle Marche, e il Museo dei Fossili e dei Minerali del Monte Nerone, con oltre duemila pezzi di notevole pregio scientifico oltre che estetico. Meritano una visita anche le chiese, tra le quali segnaliamo la chiesa di Santa Lucia con affreschi di scuola giottesca e di origini templari, la chiesa della Madonna della Vita, la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria risalente al X secolo e la pieve di San Martino. Da vedere anche il quartiere ebraico con la sinagoga, il forno per la cottura del pane azimo, il cortile del sukkot e il cosiddetto “giro d’aria” (XV sec.).
Il territorio è ricco di sentieri per il trekking, con percorsi facili o più impegnativi, così come vasto e variegato è il reticolo di sentieri e strade (sia bianche che asfaltate) da percorrere in bici attorno al paese (Apecchio è anche tappa della Ciclo Appenninica Alte Marche).
Molti i prodotti e le tradizioni da scoprire grazie alle caratteristiche climatiche e ambientali che rendono il territorio di Apecchio particolarmente vocato alla produzione di tartufo, di ogni tipo e in ogni stagione.
L’acqua purissima che sgorga direttamente dal Monte Nerone e il clima che favorisce la produzione di orzo di qualità ha dato impulso alla realizzazione di tre birrifici artigianali di alto livello, in grado di combinare questi elementi e trasformarli in una vera e propria eccellenza.
È per questo che Apecchio può fregiarsi del titolo di prima Città della Birra Italiana. Apecchio è inoltre riconosciuta come capitale dell’Alogastronomia, neologismo coniato per indicare le connessioni virtuose tra birra artigianale, prodotti di qualità e territorio. Da gustare anche il bostrengo, dolce tipico preparato ancora oggi con la ricetta rimasta invariata nel corso dei secoli.
Fra gli eventi l’appuntamento più atteso dell’anno è sicuramente quello con Apecchio Tartufo & Birra (primo fine settimana di ottobre), mostra mercato del tartufo e festival dell’Alogastronomia: tre giorni nei quali le osterie del centro permettono di gustare l’ottimo cibo locale a base di tartufo e birra, concerti animano le vie e le piazze, convegni ed eventi arricchiscono il già ricco programma.
Da segnalare anche la Sagra del bostrengo (durante il periodo di ferragosto) e Passio, manifestazione religiosa in costume organizzata da oltre trent’anni il Venerdì Santo e che coinvolge l’intera comunità della frazione di Serravalle di Carda, dagli anziani ai più giovani.
Le motivazioni: “La località si distingue per il centro storico ben conservato e tipico, per la varietà degli attrattori ben tenuti e facilmente raggiungibili grazie all’itinerario dedicato e ben segnalato.
Efficiente il sistema di informazioni turistiche, sia in loco con l’ufficio turistico dedicato e ben segnalato, sia online con un sito web ben strutturato, che danno la possibilità di trovare tutte le informazioni utili per scoprire il territorio. Efficace è inoltre la comunicazione e la promozione dei prodotti tipici e degli eventi”

Sinalunga, foto Alessio Grazi
Sinalunga (Siena)
Il territorio del comune di Sinalunga è totalmente immerso in Val di Chiana e si caratterizza, pur nella diversità tra pianura ed alta collina, da un paesaggio leggermente mosso da vigne, oliveti, campi coltivati e strutture agricole.
Da vedere il centro storico, nelle sue due parti, una medievale e l’altra tardo-rinascimentale, con la collegiata di San Martino risalente al 1588, la chiesa della Madonna delle Nevi con la cancellata neogotica e la chiesa di Santa Croce che conserva la tavola d’altare Sposalizio della Vergine della scuola di Luca Signorelli considerato uno dei maggiori interpreti della pittura rinascimentale.
Da vedere poi Palazzo Pretorio, che veglia poi sul borgo sin dal Medioevo e lo spazio museale “Le Stanze di Larth” che raccoglie i reperti etruschi provenienti dalla necropoli di San Giustino e dal vicino insediamento etrusco Le Carceri.
All’ingresso del paese si trova la Fonte del Castagno, dalla quale si dipartono i cunicoli sotterranei che formano il Sentiero dell’Acqua, visitabile previa prenotazione presso l’ufficio turistico comunale. Da visitare anche la chiesa di San Bernardino in località Poggio Baldino, ricca di opere di pregio e risalente al 1449.
Tra i prodotti più importanti del territorio segnaliamo la carne di razza chianina, l’aglione della Valdichiana, un aglio dagli spicchi molto grandi che ha un sapore fresco e delicato ed è perfetto accompagnato ai caratteristici pici, e l’olio d’oliva, coltivato nelle colline sinalunghesi fin dal Medioevo.
Fra gli eventi, da oltre 100 anni, si segnala, i primi giorni del mese di ottobre la storica Fiera alla Pieve, fiera dell’agricoltura dove poter gustare eccellenti piatti e prodotti tipici, con un ricco programma di eventi collaterali.
L’Incantaborgo, è una rassegna, a ingresso libero e gratuito, di spettacoli itineranti musicali, teatrali e artistici in genere, che animano le vie e le piazze di Sinalunga nel mese di luglio. Segnaliamo anche L’Incanto del Natale, nel periodo natalizio, l’Infiorata del Corpus Domini la nona domenica dopo Pasqua nelle vie del centro storico della frazione di Farnetelle e La Valle del Gigante Bianco, tra fine maggio e inizio giugno nella frazione di Bettolle, dedicata alla razza Chianina.
Le motivazioni: “La località si distingue per il centro storico ben conservato e tipico, per la numerosità e la varietà degli attrattori ben tenuti e indicati con una segnaletica efficace.
Efficiente il sistema di informazioni turistiche, sia in loco con l’ufficio turistico dedicato e ben segnalato, sia online con un sito web ben strutturato, che danno la possibilità di trovare tutte le informazioni utili per scoprire il territorio. Numerosi sono anche i punti vendita di prodotti tipici dove poter acquistare le eccellenze del territorio.”

Bagnore (Massa Carrara)
In Lunigiana, all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, Bagnone, solcato dall’omonimo torrente, è immerso tra i boschi.
Numerosi percorsi permettono di scoprire il territorio, costeggiando torrenti, cascate e piccole piscine naturali dove potersi rilassare nelle stagioni più calde.
Da vedere il borgo che è costituito da due distinti insediamenti: sulla sponda sinistra del torrente, in posizione arroccata, un borgo medievale dominato dal Castello (oggi proprietà privata), con l’imponente torrione cilindrico in pietra, e arricchito dalla chiesa di San Nicolò, fondata probabilmente nel 1067; sulla sponda destra un borgo di strada mercatale anticamente denominato Gutula, dove è possibile visitare il MAM – Museo Archivio della Memoria, precisa e preziosa documentazione del passato del territorio, la chiesa di San Nicolò Prepositurale e il teatro F. Quartieri, costruito a cavallo tra gli anni ’30-’40 del secolo XX, che oggi ospita la stagione teatrale del Comune, spettacoli e concerti.
È inoltre piacevole passeggiare nel centro storico, passare sotto i suoi portici, sostare in una delle piazze e attraversare il ponte vecchio di origine medievale.
A pochi chilometri dal capoluogo, merita una visita anche la frazione di Castiglione del Terziere con il suo castello, caratterizzato da una solida torre di forma quadrangolare e oggi di proprietà di Loris Jacopo Bononi che lo ha restaurato e vi ha creato il Centro di Studi Umanistici “Niccolò V”, dove si conservano un prezioso archivio ed una biblioteca di notevole pregio. I sentieri e le strade poco trafficate sono perfetti per la pratica della mountain bike e in generale per essere percorse in bici, seguendo i numerosi percorsi indicati.
Il più tipico dei prodotti e delle tradizioni del territorio è la cipolla di Treschietto, piccola e tonda, dal colore rosato e il sapore dolce, prodotta tra novembre e dicembre.
Il suo utilizzo in cucina è molto vasto, è ottima sia cruda che cotta, particolarmente deliziose le torte salate da forno che la contengono. A tavola, inoltre, da provare i piatti tipici come i panigacci e i testaroli.
Fra gli eventi oltre alla stagione teatrale del teatro Quartieri, da segnalare la Sagra della cipolla di Treschietto (ultima settimana di aprile e prima settimana di maggio), la manifestazione Bagnone diVino (prima settimana di luglio) e il Festival di musica classica “Musica nei borghi” nella seconda metà di luglio.
Le motivazioni: “La località si distingue per il contesto naturalistico di pregio e per la buona promozione delle risorse naturalistiche e dei percorsi cicloturistici.
Le frazioni Castello di Bagnone e Castiglione del Terziere sono tipiche, il centro storico del capoluogo è raccolto e vivace, grazie alla presenza di numerosi negozi di prodotti locali, servizi e ristoranti. Buona è inoltre la varietà di attrattori storico-culturali presenti sul territorio.”
Feb 10, 2024 | Territori
Facciamo insieme un viaggio particolare scoprendo insieme le strade più iconiche d’Italia (e dintorni). Strade statali, provinciali e comunali che vale la pena percorrere almeno una volta nella vita.
Anche se non affronteremo le altitudini di certe strade andine o i pericoli di quelle asiatiche siamo certi che anche in questa carrellata di strade nazionali troverete motivo d’interesse.
Sono strade di montagna oppure costiere che hanno il comune denominatore della bellezza a fare da padrone.

L’Amalfitana
Tecnicamente è la strada statale 163 ma per tutti è sicuramente una delle più belle strade costiere del mondo. Ad ammirarla affascinati dal suo mito arrivano turisti da ogni parte del mondo che curva dopo curva si lasciano ammaliare da panorami mozzafiato sul mar Tirreno e pittoreschi villaggi incastonati sulle scogliere scoscese.
La strada che mette a dura prova gli stomachi più fragili e le capacità di guida di molti driver che spesso finiscono incastrati fra le strette curve e tornanti è dal 1997 Patrimonio dell’ Umanità Unesco per la sua eccezionale bellezza naturale e il suo valore culturale.
Lungo la strada, è possibile visitare una serie di incredibili affascinanti villaggi costieri, tra cui Positano, Amalfi e Ravello, caratterizzati dalle loro strette stradine acciottolate, le case colorate e le pittoresche piazze.
La Costiera Amalfitana ha peraltro una ricca storia e un patrimonio culturale unico risalente all’epoca romana e bizantina. Amalfi stessa fu un’importante Repubblica Marittima nel Medioevo e conserva ancora molte testimonianze del suo glorioso passato, come la Cattedrale di Sant’Andrea e il Museo della Carta.

L’Orientale Sarda

Gardesana Occidentale
Passiamo dopo una tripletta di grandi statali a fare la scoperta di una delle più belle strade provinciali dl’Italia ovvero la Gardesana Occidentale strada provinciale 38 che si estende lungo la sponda occidentale del Lago di Garda collegando Salò in Lombardia con Riva del Garda in Trentino.
La strada attraversa pittoreschi villaggi come Gardone Riviera, Toscolano-Maderno, Limone sul Garda e Gargnano, offrendo viste panoramiche sul lago e sulle montagne circostanti.
Lungo la strada il più grande lago d’Italia si schiude davanti al cruscotto dell’auto offrendo scorci sempre diversi ma tutti di rara bellezza.
Nei pressi di Gardone Riviera, la Gardesana Occidentale passa accanto al famoso Giardino Botanico di André Heller, un’attrazione unica che offre una straordinaria esperienza artistica e botanica. Lungo il percorso la strada attraversa numerosi villaggi, ognuno con il proprio fascino unico. Gardone Riviera, ad esempio, è famosa per i suoi eleganti giardini e ville storiche, mentre Limone sul Garda è noto per i suoi limoni e il suo pittoresco centro storico.
In sintesi, la Gardesana Occidentale è una strada panoramica che offre un viaggio indimenticabile attraverso alcuni dei paesaggi più belli d’Italia, con viste spettacolari sul lago di Garda, una destinazione ideale per chiunque desideri esplorare la bellezza naturale e la cultura dell’Italia rivierasca.

Strada delle 53 gallerie
Unica nel suo genere è una strada militare costruita durante la Prima Guerra Mondiale sulle montagne del Veneto.
Conosciuta anche come “Strada della Prima Armata”, è stata costruita dall’esercito italiano per consentire il trasporto di truppe e rifornimenti sul fronte di guerra contro l’Impero Austro-Ungarico.
E’ caratterizzata da una serie di 52 gallerie scavate nella roccia e numerose scale e ponti che permettono il transito su terreni impervi e ripidi.
Le gallerie sono numerate progressivamente da 1 a 52 e sono costruite in modo da offrire riparo agli spostamenti delle truppe e protezione dagli attacchi nemici.
La Strada delle 52 Gallerie (non percorribile in auto) offre un percorso panoramico mozzafiato attraverso le montagne del Veneto ed è diventata una popolare attrazione turistica e un’importante meta per gli appassionati di escursionismo e trekking.
I visitatori possono percorrere l’intero tracciato delle gallerie a piedi, godendo di un’esperienza unica e affascinante.
Nel 2006 è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell’Umanità Unesco insieme ad altre opere difensive della Prima Guerra Mondiale presenti nelle Alpi italiane. Un riconoscimento che testimonia l’importanza storica e culturale oltreché paesaggistica della strada e delle sue gallerie.
La a Strada delle 52 Gallerie è quindi una testimonianza storica unica e affascinante della Prima Guerra Mondiale oltre che una destinazione imperdibile per gli amanti dell’escursionismo e della storia militare.

Strada statale 352 a Grado
Bellissima e unica nel suo genere è l’ultimo tratto della strada statale 252 che collega Udine a Grado; una via rivierasca davvero spettacolare.
Un tempo Grado la si raggiungeva solo in barca, poi, nel 1936 venne inaugurato un lungo ponte, chiamato Ponte Littorio che collegava Grado alla terraferma verso Aquileia ed iniziò così un nuovo turismo.
Oggi il ponte si chiama Ponte Giacomo Matteotti e lungo quel ponte girevole ogni automobilista si trasforma per qualche minuto in esploratore.
La straordinaria importanza del ponte è rappresentata dalla svolta che esso portò alla vita cittadina, fornendo una più rapida via per i trasporti e il commercio con l’entroterra e rinforzando la vita economica, sociale e culturale della popolazione.
Il ponte che ha cambiato il nome da Littorio a Matteotti nel 1965 è una lingua d’asfalto che corre nel bel mezzo della laguna per alcuni chilometri caratterizzato da due iconici pini marittimi che sembrano quasi emergere dalle acque.

La strada della sella del monte Mangart
E’ la strada più alta della Slovenia all’interno del parco naturale dei Triglav appena oltre il confine italiano raggiunge la sella del monte Mangart a 2679 metri d’altitudine.
Seppur asfaltata è una strada molto stretta originariamente lunga dodici chilometri che supera un dislivello di quasi mille metri attraverso cinque tunnel scavati nella roccia viva.
La bellissima strada, che in sloveno si chiama Mangartsko sedlo, è percorribile oggi a causa di alcune frane fino al nono chilometro oppure fino al parcheggio a 400 metri dal bivio per il rifugio. Il traffico dal luogo della caduta massi verso l’alto è vietato a tutti i veicoli.
La strada fu costruita dai soldati italiani che scavarono la pietra viva nel 1938 e che in seguito la risistemarono più volte e offre splendide viste sulle Alpi Giulie fra cui una spettacolare veduta sugli italiani laghi di Fusine, immersi in verdi foreste di abeti.
Per percorrerla serve pagare una tassa ecologica di 10 euro, ma attenzione è aperta solo quando lo consentono le condizioni dettate della neve.
Bellissima e suggestiva è però adatta solo a guidatori esperti e coraggiosi dato che oltre ad essere estremamente stretta e a doppio senso e oltre ad attraversare cinque gallerie molto buie all’uscita delle quali si viene travolti dallo scrosciare di una cascata costeggia in parte un precipizio dove il guard rail non esiste..
Feb 3, 2024 | Territori
Salgono a 281 i comuni certificati con la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano per il triennio 2024-2026 tra cui quattro nuove località: Apecchio, Bagnone, Roseto Valfortore e Sinalunga.
I dati aggiornati dimostrano, inoltre, come la certificazione porti a un concreto potenziamento dell’offerta ricettiva, al miglioramento dell’accoglienza turistica e contribuisca ad una maggiore attenzione verso la sostenibilità ambientale

Bagnore, foto Associazione Lunigiana World
Quattro nuove “bandiere arancioni” sventolano in Italia
Il Touring Club Italiano ha assegnato durante la giornata inaugurale della Borsa Internazionale del Turismo (BIT), le 281 Bandiere Arancioni del triennio 2024-2026, confermandone 277 sottoposte alla verifica triennale e premiando 4 nuove località del centro-sud Italia: Apecchio (Pesaro-Urbino), Bagnone (Massa Carrara), Roseto Valfortore (Foggia) e Sinalunga (Siena).
Le regioni più “arancioni” sono Toscana, Piemonte e Marche, rispettivamente con 43, 39 e 28 comuni certificati e la Toscana si aggiudica anche il record di essere la sola regione d’Italia con 2 nuove località.

Roseto Valfortone, foto Vito Giannini
I gioielli dell’entroterra italiano
La Bandiera Arancione viene assegnata attraverso un processo di certificazione ai comuni dell’entroterra che sanno esprimere grandi eccellenze in termini ambientali, culturali, enogastronomici, di accoglienza e di innovazione sociale e che trovano nel turismo una concreta opportunità di rilancio, nonostante le difficoltà dovute alla situazione di marginalità.
Il Touring Club Italiano, che per primo aveva colto il potenziale turistico dell’Italia meno conosciuta e dei piccoli centri dell’entroterra, 25 anni fa rispondendo a una istanza della Regione Liguria – insieme a Regioni, comuni e altri enti territoriali – ha aiutato a mutare radicalmente consapevolezza, percezione e modello di sviluppo dei borghi e dei piccoli comuni, contribuendo a trasformarli da ambito marginale a destinazione di tendenza.
“Quando parliamo di turismo in Italia, non possiamo trascurare l’importanza dei nostri borghi: dei veri e
propri tesori nascosti che offrono esperienze autentiche, permettendo ai visitatori di immergersi nella ricca
storia, cultura e tradizione della nostra Nazione – dichiara Daniela Garnero Santanchè, Ministro del
Turismo. – Attraverso questi piccoli centri, possiamo preservare e promuovere le nostre radici, garantendo
che le generazioni future possano continuare a godere della meraviglia di queste gemme storiche, fiore
all’occhiello della nostra Italia. Grazie al Touring Club Italiano, che seleziona e certifica con la Bandiera
Arancione l’eccellenza dei piccoli borghi dell’entroterra, supportandoli così nella loro valorizzazione.”
“Bandiere Arancioni è un esempio concreto dell’impegno della nostra Associazione nel prendersi cura
dell’Italia come bene comune – afferma Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano – con l’obiettivo di diffondere la conoscenza dei territori, soprattutto quelli meno noti, educando alla bellezza del paesaggio e alla cura dell’ambiente.”

Sinalunga, foto Alessio Grazi
Arancioni per eccellenza e sostenibilità. Un modello virtuoso
La Bandiera Arancione è una certificazione, sostenuta da un modello rigoroso, pensata dal punto di vista
del viaggiatore e della sua esperienza di visita, ha una validità di tre anni e, premiando le realtà più
virtuose, è anche uno stimolo per un miglioramento continuo, che porta benefici reali e tangibili per le
realtà coinvolte.
Secondo i dati emersi dall’analisi del 2023, infatti, il 67% dei comuni Bandiera Arancione ha registrato un punteggio più alto rispetto a quello del 2020. I comuni certificati – che già si distinguevano per elevati
standard qualitativi – hanno migliorato ulteriormente la propria accoglienza, dimostrando un impegno
crescente nella tutela e nella valorizzazione del loro patrimonio storico-culturale, paesaggistico e
ambientale.
Il sistema ricettivo e ristorativo, per esempio, è stato potenziato nel 50% dei comuni, con alcune località
che hanno raddoppiato il numero di strutture e quasi triplicato i posti letto, principalmente di tipo extra alberghiero.
La sostenibilità ambientale, già elemento distintivo dei borghi certificati, ha visto un ulteriore
miglioramento nel 75% dei comuni. Tra questi, il 54% si è distinto per una gestione particolarmente
virtuosa dei rifiuti, portandoli ad occupare i primi posti nella classifica generale italiana.
Il 90% dei borghi Bandiera Arancione, inoltre, ha sviluppato una forte vocazione green confermata anche
dall’installazione di oltre 700 colonnine di ricarica per veicoli elettrici su tutto il territorio italiano. Un
risultato sorprendente se si pensa che più della metà dei comuni italiani (58%) non ha punti di ricarica di
accesso pubblico installati nelle proprie aree di competenza.
Le Bandiere Arancioni, infine, si distinguono anche per il coinvolgimento delle comunità locali nella
risoluzione di problemi diffusi, ne è un esempio l’adozione di formule come quella della cooperativa di
comunità, e per la forte spinta all’inclusività sociale, anche nell’offerta di servizi rivolti al turista.
Tutti questi dati testimoniano, ancora una volta, la qualità del turismo che si può vivere e ritrovare nelle
Bandiere Arancioni: slow, autentico, accogliente e soprattutto rispettoso dell’ambiente e delle comunità
ospitanti.
Il mantenimento di standard così elevati è sicuramente da attribuire al Modello di Analisi Territoriale, alla
base dell’iniziativa, che contiene indicatori sempre più sfidanti e stimolanti per le piccole località che decidono di intraprendere il percorso verso la Bandiera Arancione, puntando molto su sostenibilità,
innovazione sociale e sviluppo digitale, questo in totale coerenza con i 17 obiettivi (Sustainable Development Goals, SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile.
Le 281 Bandiere Arancioni assegnate oggi rappresentano l’8% delle oltre 3.500 candidature analizzate da
Touring Club Italiano negli ultimi 25 anni. Di queste, il 18% è riuscito comunque a conquistare la
certificazione, dopo aver intrapreso un percorso di crescita e aumento della qualità dell’offerta suggerito
dai piani di miglioramento studiati ad hoc dal Touring Club Italiano e redatti per vari comuni candidati.
Per maggiori informazioni www.bandierearancioni.it

Apecchio, foto Touring Club
Il Touring Club Italiano focus
Il Touring Club Italiano è un’associazione di promozione sociale che propone ai suoi soci – destinatari e attori della missione – di essere protagonisti di un grande compito: prendersi cura dell’Italia come bene comune perché sia più conosciuta, attrattiva, competitiva e accogliente. Per questo il Touring Club Italiano contribuisce a produrre conoscenza, tutelare e valorizzare il paesaggio, il patrimonio artistico e culturale e le eccellenze economico produttive dei territori, attraverso il volontariato diffuso e una pratica turistica del viaggio etica, responsabile e sostenibile.
Gen 28, 2024 | Arte e cultura, Territori
Il 26 gennaio Tartu e l’Estonia meridionale hanno iniziato il loro anno come Capitale europea della cultura. Dopo Bad Ischl-Saltzkammergut in Austria e prima di Bodø in Norvegia, la seconda città più grande dell’Estonia ha inaugurato un anno dai mille eventi con il grande spettacolo di apertura “All Is One!”.

Mille eventi in un anno
Un pubblico di migliaia di persone si è riunito nel cuore della città universitaria sulle rive del fiume Emajõgi. Lo spettacolo, con un cast di oltre 100 attori, ballerini e musicisti, è stato aperto dal Presidente dell’Estonia Alar Karis, dalla Rappresentante della Commissione europea Kadri Simson e dal Sindaco di Tartu, Urmas Klaas.
Il presidente Alar Karis ha sottolineato nel suo discorso di apertura che Tartu è stata il centro della cultura e dello spirito estone nel corso dei secoli.
“Spero che lo spirito di coloro sulle cui spalle poggiamo porti con forza l’intero anno del riconoscimento di Capitale europea della cultura sia qui nella mia città natale che nel resto dell’Estonia”.
Il sindaco di Tartu ha fatto riferimento al presidente Lennart Meri e alla sua idea di un’Europa affermativa.
“Il Presidente Meri ha detto che un prerequisito per un’Unione europea funzionale è dire sì. Sì alle differenze, che a loro volta sono un sì alla forza. Credo e spero che l’anno di Tartu e dell’Estonia meridionale come Capitale europea della cultura sarà un anno in cui si dirà sì in tutta Europa”. Il sindaco ha sottolineato il tema di Tartu 2024, “Arts of Survival“, che sottolinea la libertà e la forza nella diversità.
Lo spettacolo di apertura “All Is One!” era incentrato sull’importanza di stare con i propri cari e di creare legami. Inoltre, ha mostrato il passato, il presente e il futuro di Tartu attraverso la danza, il canto e l’arte visiva. Gli amati gruppi estoni Trad.Attack!, Sander Mölder, Lonitseera e molti altri artisti, attori e ballerini sono saliti sul palco insieme ai bambini e agli anziani del luogo. In totale, più di cento persone sono salite sul palco.

A proposito di Estonia
La Capitale europea della cultura Tartu 2024 è l’evento principale di quest’anno in Estonia.
Il programma annuale di Tartu e dell’Estonia meridionale presenta oltre 1.000 eventi ispirati al concetto artistico Arts of Survival o alle conoscenze, alle abilità e ai valori che aiuteranno a condurre una buona vita in futuro.
Natura, cultura, arte, storia, ma anche innovazione e modernità sono le innumerevoli esperienze racchiuse in un viaggio in Estonia, paese dalle mille sfaccettature, con una popolazione di 1.300.000 abitanti su una superfice di 45.300 kmq, che aspetta solo di essere scoperto.
Un arcobaleno di colori. Dal verde dei boschi, che occupano il 51% del paese, al blu del mare e degli innumerevoli corsi d’acqua e laghi, al rosso e viola dei tramonti infuocati, dal bianco candore delle immense distese di neve nei mesi invernali agli innumerevoli toni di giallo e marrone delle torbiere: un vero piacere per gli occhi e per la mente.
Dalle lunghe notti d’estate a una sorprendente “quinta stagione”, fino a una combinazione di profumi baltici, nordici e scandinavi, l’Estonia è un mistero che si svela ai viaggiatori curiosi, liberi di esplorare a modo proprio un luogo unico e senza tempo. Qui la natura fa da padrona, ma al contempo un rapido sviluppo tecnologico ha contribuito a rendere l’Estonia un paese digitale e uno dei più informatizzati al mondo, combinando con molta semplicità tradizione e innovazione, l’architettura del legno con gli ambienti tecnologici più innovativi. Qui tutto si può fare online, tranne sposarsi e divorziare!
Un viaggio in Estonia combina la voglia di perdersi nella natura con il desiderio di rivivere tradizioni storiche come una visita alla città di Tallinn, patrimonio mondiale dell’UNESCO, il cui centro medioevale è uno dei meglio conservati al mondo. E non si può certo dimenticare Tartu nel sud del paese, la più antica città baltica, sede della prima università del nord Europa. L’Estonia vi sorprenderà col calore dei suoi abitanti, i mille sapori della sua variegata cucina, i colori della natura, la sua storia e le sue tradizioni.
Gen 15, 2024 | Territori
L’attesa per l’evento calcistico italiano più importante della stagione sportiva in Arabia Saudita è finita. La Supercoppa è ormai alle porte: dal 18 al 22 gennaio Riyadh, la capitale del regno, è pronta ad accogliere migliaia di tifosi, provenienti da ogni angolo del pianeta, per tifare le quattro squadre italiane qualificate: Inter, Napoli, Lazio e Fiorentina.
Le partite della Supercoppa Italiana si disputeranno all’Al-Awwal Stadium, impianto da 25mila posti che ospita le partite casalinghe dell’Al-Nassr.
La Supercoppa Italiana conterà complessivamente tre partite: due semifinali e una finalissima. La prima partita andrà in scena il 18 gennaio 2024 e vedrà per protagoniste Napoli e Fiorentina.
Il giorno seguente toccherà invece a Inter e Lazio scendere in campo. La gara che infine assegnerà il trofeo si terrà il 22 gennaio 2024.
In occasione della competizione sportiva, che cattura l’attenzione di moltissimi appassionati, vi suggeriamo un itinerario turistico per un breve soggiorno a Riyadh di 3 o 4 giorni.
La città è una destinazione cosmopolita che incanta i visitatori per l’incredibile connubio tra patrimonio culturale da esplorare e proiezione verso il futuro, incarnata, questa, dalla città stessa, protagonista di un grande slancio innovatore in vista dell’Expo 2030.

Cosa fare a Riyadh tra una partita e l’altra.
Alla scoperta dello storico quartiere di Diriyah
Scoprite la storia millenaria di Riyadh passeggiando nel quartiere storico di Diriyah, sito Unesco che racconta la storia antica del regno saudita.
Esplorate le antiche strade, le architetture tradizionali e immergetevi nella cultura locale presso il Museo Nazionale di Riyadh, che propone un viaggio attraverso la storia del paese.
La storica fortezza Al Masmak, risalente a 150 anni fa, è il punto ideale da cui iniziare un giro della città. Proprio lungo la strada dalla Fortezza c’è lo storico Souk Al Zal dove fermarsi a pomeriggio inoltrato o dopo cena per perdersi tra gioielli, spezie, tessuti, artigianato e souvenir.

La moderna Riyadh e il suo skyline
La modernità di Riyadh si rivela nel suo skyline impressionante. Dirigetevi verso la Kingdom Centre Tower,
un’icona architettonica che offre una vista panoramica mozzafiato sulla capitale.
Passeggiate lungo il Boulevard di Riyadh che ben riflette lo spirito cosmopolita della città, per fare il giro del mondo in un unico luogo, tra divertimenti, boutique di lusso e specialità culinarie per tutti i gusti. Ma soprattutto, vivete la Riyadh Season, la stagione di eventi imperdibili che ogni anno, dall’inverno fino a primavera, trasforma ben 12 zone della città in un grande spettacolo a cielo aperto.
Tra eventi culturali, spettacoli d’arte e attività ricreative, shopping, ristoranti esclusivi e altro ancora, è un’esperienza da non perdere.

Avventure nel deserto
Prendetevi una piccola pausa dalla città per esplorare i dintorni di Riyadh, non si può visitare l’Arabia Saudita senza un’avventura nel deserto.
Sperimentate un safari nel deserto e ammirare il paesaggio mozzafiato e dove vivere esperienze che includono dune bashing, sandboarding, cene tradizionali e osservazione delle stelle nei cieli limpidi d’Arabia.

Le altre cose da vedere e da fare…
Se invece rimanere in città, visitate il Centro Culturale Re Abdulaziz ammirando le esposizioni d’arte locali e internazionali, oppure rilassatevi presso uno dei lussuosi centri termali locali.
Da non perdere anche il poco conosciuto Musmaar Sinkhole una formazione naturale affascinante situata a nord di Riyadh. Un enorme buco nel terreno che è una meraviglia geologica.
Per gli appassionati di shopping una meta obbligatoria è il Riyadh Gallery Mall, centro commerciale famoso per essere uno dei più grandi del Medio Oriente. Qui potrete tuttavia trovare, molti non lo sanno, anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio e una zona giochi indoor.
A poche ore da Riyadh merita una visita lo spettacolare ‘”Edge of the World” (Jebel Fihrayn), una scogliera che offre panorami mozzafiato sul deserto sottostante.
Il Villaggio dei Re e delle Regine è un parco a tema che presenta una collezione di residenze tradizionali saudite, consentendo ai visitatori di immergersi nella cultura del paese.
Imperdibile una visita alla Grande Moschea che è conosciuta, ma molti non sanno della sua biblioteca, che contiene una vasta collezione di manoscritti e libri antichi.
Per sentirsi per una volta re non perdete il Multaqa Palace, il palazzo reale che è aperto al pubblico e offre una visione della vita della famiglia reale saudita.

Una selezione di ristoranti per assaggiare il cibo tipico saudita e le proposte contemporanee
Il cibo è un argomento centrale del viaggio, soprattutto per gli italiani.
In Arabia Saudita, non rimarrete delusi: prendetevi del tempo per conoscere il luogo attraverso la sua cucina e, perché no, immergervi in atmosfere internazionali provando cucine da tutto il mondo.
A Riyadh l’offerta è vastissima: dalla cucina tipica locale con piatti dalle tradizioni centenarie, alle proposte più contemporanee e di fine dining.
Da Aseeb piatti tradizionali come la zuppa di lenticchie o il Jareesh (il patto delle nonne: grano spezzato con una proteina) sono serviti in un’atmosfera moderna, mentre al Najd Village potrete gustarli in un’ambientazione tipica saudita.
Andate da Somewhere, invece, per un’esperienza senza tempo, dal concept mediorientale e contemporaneo; se avete nostalgia di casa, un grande classico quando si è all’estero è Cipriani, un po’ di Italia anche in Arabia.
Non mancano poi proposte street food e centrali food court in cui esplorare oltre al tipico, anche culture diverse.