Mar 3, 2024 | Enogastronomia, Territori
di Barbara Tedde – “Benvenuti, questa è L’Altra Toscana! Protagonisti della giornata di oggi sono alcuni territori più “nascosti”, dove la vite si coltiva da secoli e dove, accanto agli storici produttori locali, nomi blasonati dell’enologia italiana portano nei calici qualità e identità, operando con una forte attenzione in vigna e in cantina. Maremma Toscana, Montecucco e Montecucco Sangiovese, Orcia, Cortona, Valdarno di Sopra, Terre di Pisa, Chianti Rufina Terre di Casole, Grance Senesi, Montescudaio, Suvereto, Val di Cornia e Rosso della
Val di Cornia, Carmignano, Barco Reale di Carmignano e Vin santo di Carmignano e Toscana…”
Francesco Mazzei, Presidente dell’Associazione L’Altra Toscana.

L’altra Toscana tutta da scoprire
Come ogni anno l’Altra Toscana resta l’evento post Chianti Classico dove le sorprese davvero non mancano mai. Nonostante gli anni di transizione e di cambiamenti, un po’ per il clima e un po’ per un futuro enologico non ancora ben chiaro, l’Altra Toscana è divertimento allo stato puro, per winelovers, giornalisti e critici.
Centinaia di assaggi a disposizione e una ricca e significativa varietà di territori stimolano a girovagare la toscana attraverso i sensi del gusto e dell’olfatto. Le scelte sugli assaggi sono presto che fatte – d’altronde il tempo è quello che è – e i bianchi toscani hanno la priorità, seguiti da Le Grance Senesi e Chianti Rufina con Terrae Electae.
Stupefacenti le Ansonica, Motta si conferma con il suo Motta Bio 2022 seguito da Provveditore 2020, i vermentini della costa, rispetto al passato, riescono a gestire meglio l’irruenza del frutto tropicale, mentre il Montecucco vermentino presenta qualche défaiance (probabilmente per il clima bizzarro).
La classifica torna alta co il Valdarno di Sopra, Campo del Monte conferma con la sua 2022 che la malvasia bianca lunga qui risiede regalando emozioni rare. Stessa sorte per lo chardonnay, sempre Campo del Monte, che con il suo Baltea 2022 manifesta eleganza allo stato puro. Non da meno il Bòggina B 2021 di Petrolo, un Trebbiano fuori classe.
Le grance senesi sono una bellissima realtà, i vini ricordano l’Orcia DOC. due aziende rappresentano questo microcosmo ma vale assolutamente la pena dedicargli del tempo: Abbazia
Monte Oliveto e Tenuta Armaiolo.
Il Consorzio Chianti Rufina raggiunge il podio con Terrae Electae, eleganti e sinceri i sangiovese 100% che non perdono un colpo. Se la battono tutti alla grande, tra i migliori assaggi cito Vigna Poggio Diamante 2020 Marchesi Gondi, Vigna le Rogaie 2020 Colognole, Vigneto Erchi 2020 Fattoria Selvapiana. Ad ogni modo ognuno ha regalato belle soddisfazioni, un volto del sangiovese che non deve passare inosservato al mondo.

Il red carpet dedicato ai vini Vigne del Valdarno di Sopra doc
Sembra ieri, quando al Valdarno Day il 16 maggio 2023 in casa Ferragamo presso il Borro, pareva ormai fatta. Quasi un anno è trascorso, e tra mattanze di scartoffie ed altre diavolerie burocratiche, ecco che il traguardo pare sia finalmente giunto. Il disciplinare di produzione che all’epoca mirava a far diventare la DOC Valdarno di Sopra la prima DOC BIO in Italia e la seconda in Europa dopo il CAVA, ancora deve attendere, ma di passi avanti ne sono stati fatti.
Un confronto aperto dal 2018 con le Istituzioni per l’adeguamento del disciplinare di produzione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale in data 16 febbraio 2024 sancisce, oltre ad altro, i vini Vigna.
La DOC Valdarno di Sopra è una denominazione che ha fatto passi da gigante, sia per produttività che per qualità, tornando a risplendere di luce propria, proprio come dettato da Cosimo III de’ Medici con l’Editto del lontano 1716. Attualmente gli ettari vitati sono 3.048,07 dei quali l’89% dedicati ad uve a bacca nera, ciò non toglie che quel 10,87% a bacca bianca produca vini eccellenti e di altissima qualità dei quali poco ancora si parla.
L’Associazione Produttori VigneBio Valdarno è composta da grandi e piccoli produttori legati dal fil rouge di princìpi fatti di storia, tradizione e dedizione al lavoro in vigna ogni giorno dell’anno. Campo al Monte, Ejamu, Fattoria Bellosguardo, Fattoria Fazzuoli Fattoria La Traiana, Il Borro, il Carnasciale, La Madia, La Salceta, Mannucci Droandi, Migliarina e Montozzi, Petrolo, Pian del Pino, Podere Ortica, Tenuta San Jacopo, Tenuta Setteponti, sono le aziende che, ad oggi, risultano aver iscritto al Registro Regionale dei Toponimi “Vigna” le loro vigne.
I punti salienti del nuovo disciplinare vedono l’ampliamento del territorio che dal Valdarno aretino si estenderà al valdarno fioretino fino a Rignano sull’Arno, eliminando le uniche due sottozone esistenti. Poi sono state fatte alcune modifiche di adeguamento su base ampelografica e sono stati inseriti una serie di vitigni storici del Valdarno, affinché venga tutelata la ricchezza di un territorio da salvaguardare. E infine il passaggio più importante, quello dei vini Vigna, che dopo la Gran Selezione nel Chianti Classico e Terrae Electae nel Chianti Rufina, viene anche qui in Valdarno codificato con uno specifico terreno, una sorta di cru da indicare in etichetta che sarà segnalata in un Albo Regionale. I vini Vigna dovranno seguire regole ben precise per garantire la qualità della provenienza delle uve e la loro lavorazione in cantina, fino ad arrivare all’imbottigliamento;
saranno descritti in etichetta, una garanzia per il consumatore, al fine di acquistare un prodotto identitario da un singolo vigneto, totalmente a regime biologico e specchio delle caratteristiche di un vino Riserva.
Nel Valdarno di Sopra sono utilizzati 70 vitigni che trovano l’habitat ideale a renderli riconoscibili e distinguibili rispetto ad altri territori, ed è il territorio a fare da protagonista e non le varietà di uve che lo risiedono.
Sul Red Carpet sfilano otto aziende, delle quali Doctor Wine, all’anagrafe Daniele Cernilli, svolge il compito di presentatore e conduttore della degustazione. Otto i vini degustati, dagli opulenti ai più sottili. Un ordine perfetto – deciso da Cernilli – al fine di comprendere al meglio ogni etichetta.
1. Vigna Galatrona 2021 – Petrolo – è un merlot in purezza da vigne piantate molto tempo fa, sotto suggerimento di Giulio Gambelli che ha sempre creduto ai vitigni francesi in questa zona. Un vino dalle note speziate ed un frutto scuro ancora croccante con un tannino nel pieno delle sue energie, non un pronto moda ma un vino da meditazione che ha molta strada davanti.
2. Il Borro era una delle grandi tenute dei Savoia Aosta, acquistata poi dalla famiglia Ferragamo, oggi è uno splendido Resort, oltre che un’Azienda vinicola. Sfila in passerella Il Nitrito 2020 che andiamo ad assaggiare, un Cabernet Sauvignon, che ha visto la sua prima edizione nel 2018. Terreni arieggiati – anche con l’aiuto dei cavalli – una produzione di 1700 bottiglie con integrale vinificazione in barrique. Una 2020 abbastanza equilibrata con profumi intensi di frutti scuri e note balsamiche. I tannini sono soffici ed integrati, più del precedente merlot, contrariamente alle dovute aspettative: un bel sorso ricco ma non invasivo. Signorile.
3. Sempre de Il Borro è la volta della 2018 Vigna Alessandro, un 100% Syrah. Vigna Alessandro giace su terreni ghiaiosi, perfetti per il syrah; il vino è imbottigliato solo in formato magnum e ne vengono prodotte 1500 bottiglie. Un vino caldo dai tannini urlanti, speziato ma non troppo, il frutto scuro ed una nota vegetale dominano sul pepe nero. Non è certo un vino tout-court e ha ancora una lunga vita da percorrere.
4. Tenuta Setteponti Vigna dell’Impero 2019 – sangiovese 100%. Siamo in una zona adiacente al Borro, il vino manifesta le tipiche caratteristiche del vitigno: arancia rossa e ciliegia marasca. Vigna dell’Impero è stata impiantata nel 1935, dal 2013 è stato deciso di fare una singola vigna: coccolata e trattata con guanti di velluto (vista l’età), la vigna vive su 3 ettari in un terreno sassoso. il sorso è scorrevole e piacevolmente avvolgente, un vino molto apprezzato anche dalla critica internazionale. Il sangiovese del Valdarno di Sopra è ben rappresentato con questa etichetta dove le durezze acide/tanniche sono impercettibili: è compatto e vellutato.
5. La Salceta – Vigna Ruschieto 2020, un sangiovese 100% di una zona che si trova alle spalle del Pratomagno. I terreni qui sono più scistosi rispetto al versante di Petrolo. Brezza, buona escursione termica regalano profumi fruttati, una fresca spigolosità. I profumi sono nitidi e fragranti, un vino meno rotondo rispetto al precedente ma di grande bevibilità. Un pret à porter di cui nessuno può fare a meno.
6. Vigna Mulino 2020 Tenuta San Jacopo. Siamo sotto Cavriglia, su un terreno collinare morbido nel versante nord del Valdarno ai confini con il chianti classico. I tannini sono più irruenti, l’annata è la 2020, un vino austero e gastronomico, può essere un ottimo abbinamento con la bistecca.
7. Petrolo – Bòggina C – Vigna Bòggina Riserva 2021. Bòggina è la vigna più antica di Petrolo, piantata da Giulio Gambelli su un terreno molto roccioso, tra Gaiole e Castelnuovo Berardenga. Bòggina è un sangiovese austero, note tanniche al gusto e scuro alla vista, dotato di una bella carica antocianica.
8. Vigna Ruschieto 2023 – Fuori Linea. L’avrei intitolato Il Diritto di contare, – non foss’altro che è un titolo di un bellissimo film -. Una produzione di appena 320 bottiglie, il Fuori Linea è l’emblema di un’annata difficile e complicata, dove la produzione ha avuto dei minimi storici. Il sorso è fruttato, fresco e piacevole, con un tannino che non la manda a dir dietro.
Sebbene frutto di un duro lavoro di selezione delle uve, colpisce la sua facilità di sorso. Fermentazione di solo acciaio, questo sangiovese 100% sfila con un abito sportivo e velatamente ricercato.
Mar 1, 2024 | Enogastronomia, Territori
Dopo l’uscita del 2017 Torrevilla ritorna nel Consorzio Oltrepò, con un unico obiettivo, quello di creare le premesse di valorizzazione di un territorio unico, l’Oltrepò Pavese.
Infatti, l’Assemblea Ordinaria dei Soci, che si è riunita per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale per il prossimo triennio 2024/2026, ha eletto nella Categoria Vinificatori Massimo Barbieri, il Presidente di Torrevilla, storica cantina sociale con sede tra le colline dell’Oltrepò Pavese, nella cittadina di Torrazza Coste.

Torrevilla è autentico punto di riferimento in tutto il territorio soprattutto grazie alle capacità e all’esperienza di antica memoria custodita dai vignaioli del territorio che, vendemmia dopo vendemmia, lavorano insieme alla cantina per produrre vini di alta qualità, puramente rappresentativi del territorio di provenienza.
Per questo si fa oggi capofila di precise esigenze di una comunità.
“Qualità, ricerca, passione – sottolinea Massimo Barbieri – ecco i valori cardine che cerchiamo di portare avanti insieme, giorno dopo giorno, unendo il rispetto e la celebrazione della tradizione vitivinicola dell’Oltrepò Pavese, territorio portatore di una lunga storia nel settore, a un’apertura lungimirante verso il futuro. Oggi l’intento del Consorzio Oltrepò è quello di mettere da parte i personalismi e concentrarci sulle necessità effettive attraverso la tutela della produzione: condurre dunque un vero e proprio cambiamento”.
Del resto è sotto gli occhi di tutti l’interesse progressivo da parte dei produttori nei confronti dell’Oltrepò Pavese ed è per questo che la sinergia rappresenta l’unica via per un percorso virtuoso di sostegno alla filiera produttiva.
“Il Presidente del Consorzio – continua – mio avviso dovrà essere un Presidente di filiera che sia effettivamente rappresentativo degli interessi di una collettività. L’obiettivo, raggiunto grazie al dialogo tra le Cooperative, è soltanto un punto di partenza per un lavoro in divenire sul quale verremo valutati”.
Feb 29, 2024 | Territori
Tra i vigneti di Sabbionara d’Avio, gli affreschi del castello raccontano l’amore, ma anche storie di guerra ed episodi di battaglie.
Il Castello di Avio è uno dei più noti, antichi e suggestivi monumenti fortificati del Trentino. Dalla sua posizione, sulle pendici del Monte Vignola, il castello domina la valle fin quasi a Verona. Il Castello è di fatto il primo benvenuto in Trentino. Imperdibile il colpo d’occhio sull’imponente mastio, la poderosa cinta muraria e le cinque torri.

Un gioiello del Fai dalla storia lunga e travagliata
Probabilmente presidio militare già in epoca longobarda, divenne per molti secoli proprietà della nobile famiglia dei Castelbarco che nel corso del Medioevo trasformò la fortezza in una piccola corte feudale, meta di artisti e intellettuali.
Agli inizi del Quattrocento, i domini castrobarcensi furono assorbiti dalla Repubblica di Venezia, che consolidò le strutture difensive affidandole ad una guarnigione.
Il governo veneziano durò fino al 1508, quando le truppe imperiali ed il principato vescovile conquistarono tutta la Vallagarina.
Dal 1533 il castello di Avio, con il territorio circostante dei «Quattro Vicariati», fu così retto dal nuovo principe vescovo Cristoforo Madruzzo, la cui casata controllò la zona fino al 1654, quando nuovamente subentrarono i Castelbarco.
Dato alle fiamme nel 1703 dai soldati francesi guidati dal Vendôme, il castello per quasi due secoli subì continue spogliazioni che portarono alla sua trasformazione in zona agricola.
Dal 1977 il castello di Avio è un Bene del FAI dal 1977 quando è stato donato all’assocazione da Emanuela di Castelbarco Pindemonte Rezzonico. Il Fai ha realizzato un’attenta opera di restauro.

Il castello che domina il Trentino
Siamo sulla sommità di uno sperone del Monte Vignola, a dominio della Val Lagarina solcata dall’Adige. Possente e maestoso si erge da oltre dieci secoli questo che è uno dei più antichi e suggestivi castelli del Trentino
Un maestoso circuito di torri e mura merlate in un complesso fortilizio concepito per il controllo strategico della valle dell’Adige, ma anche scrigno di un rigoglioso giardino e di preziosi e vivaci cicli pittorici “giotteschi” dedicati all’amore e alla guerra.
Entrando, attraverserai una porta-torre coronata da merli a coda di rondine. Sulla destra osserva la mole della torre che spicca tra le mura orientali: è la Picadora, chiamata così perché, secondo la tradizione, sulla terrazza venivano impiccati i condannati.

Gli affreschi “cortesi” che contrastano con il mastio
All’interno si rimane incantati dagli splendidi cicli di affreschi di scuola veronese: “La parata dei combattenti”, sulle pareti della Casa delle Guardie, e “La stanza dell’amore”, eleganti decorazioni di gusto cortese nel mastio.
Affreschi che quasi contrastano con la grandiosità del complesso.
Un immagine leggiadria quella degli straordinari affreschi che decorano gli interni della Camera dell’Amore e del Mastio dalla metà del Trecento.
La guerra e le arti militari sono celebrate nel primo edificio da delicate decorazioni e interessanti affreschi, capaci di offrire un autentico spaccato della vita cavalleresca del tempo, nel Mastio è l’amor cortese che trionfa.
Nella celebre “Camera di Amore”, tra strali che trafiggono il cuore di una dama elegantemente abbigliata e di un cavaliere appassionato, Amore cavalca un impetuoso destriero infondendo a tutto l’ambiente un ritmo vivace. Il complesso si raggiunge con un percorso che si snoda tra i vigneti e che costeggia la cinta meridionale.

La discesa a valle è un capolavoro di vigneti
L’ampio declivio che si apre al visitatore guardando a valle è un susseguirsi di terrazze sostenute da muretti di pietra, addolcite da filari di viti e slanciati cipressi.
Avio è un luogo di inaspettati contrasti, ideale anche per i più piccoli che, attraverso il coinvolgimento di percorsi-gioco, possono divertirsi a conoscere le storie e i personaggi che lo hanno animato nei secoli.
Feb 27, 2024 | Enogastronomia, Territori
Fine febbraio ci regala le ultime nevicate della stagione. Il manto innevato delle montagne permette di godere a pieno di ciaspolate e sciate in compagnia. Dopo un piatto fumante di strangolapreti con un buon calice di vino, nulla ti può fermare: la cima delle montagne ti aspetta!
Se anche tu come noi ami la neve e il buon cibo, non puoi perderti Golosaneve, una passeggiata alla scoperta delle bellezze paesaggistiche del Parco Naturale del Monte Baldo con tante soste golose presso le baite e i rifugi di montagna. Appuntamento sabato 2 marzo a San Valentino di Brentonico (TN).

Cibo e ciaspole di fine inverno
Parti a piedi o con le ciaspole lungo un itinerario del gusto che si snoda fra le malghe dell’Altopiano di Brentonico, un’occasione per scoprire i sapori e le tradizioni trentine.
Golosaneve è l’appuntamento imperdibile per tutti i buongustai amanti della neve! Una passeggiata alla scoperta delle bellezze paesaggistiche del Parco Naturale del Monte Baldo.
Però camminare, si sa, mette un grande appetito! Ad attenderti delle soste golose, dall’antipasto al dolce, per recuperare le energie e gustare i veri sapori della montagna.
Ecco il menù: tisana del buongiorno con fiori ed erbette del Baldo alla partenza, focaccia e pane fatti in casa con salumi e formaggi locali per un antipasto stuzzicante, primo tradizionale con i canederli e secondo del rifugista con goulash, polenta e cavolo cappuccio, il tutto accompagnato da buon vino rosso o bianco, e lo strudel trentino per il rientro alla festa finale.
Quest’anno Golosaneve sarà in località San Valentino: una escursione di circa 10 km senza particolari pendenze, con partenza dal passo fino alla riserva di Bes-Corna Piana, risalendo verso la Bocca del Creer e scendendo poi verso i prati sottostanti fino a rientrare al punto di partenza.
Il paesaggio cambierà continuamente, passando in mezzo a boschi di faggi e abeti, sotto gallerie eredità della Grande Guerra, su ampi prati e su morbidi pendii circondati da panorami mozzafiato.
Feb 25, 2024 | Territori
In questo scampolo di fine inverno, prima che la primavera precoce cancelli la magia della neve e dei grandi silenzi delle foreste invernali un’esperienza indimenticabile ve la dovete concedere.
Puntate all’estremo nord–est dei confini italiani e raggiunge Tarvisio in Friuli Venezia Giulia.
Qui dopo aver attraversato la millenaria foresta dove lo scorso inverno sono tornate anche le linci a pochi metri dal confine sloveno, subito dopo il bivio per il laghi di Fusine che ricordiamo essere fra i più instagrammati d’Italia si trova un luogo magico dove potrete vivere un’esperienza speciale e indimenticabile.
L’unica scuola in Italia mushing-sleddog
La scuola internazionale mushing-sleddog sport SIM è un’Associazione Sportiva riconosciuta dalla Associazione Italiana Cultura Sport (AICS), dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e dalla Federazione Italiana Musher Sleddog Sport (FIMSS).
E’ un centro di addestramento di cani autorizzato dal servizio veterinario della Regione Friuli Venezia Giulia e conta una cinquantina cani da slitta, principalmente Alaskan Husky, uno staff di Istruttori qualificati, guide e tutte le attrezzature necessarie per praticare tutto l’anno uno sport meraviglioso che vi permetterà di fare escursioni uniche alla guida di slitte trainate dai cani e in estate il dog trekking a piedi.
Tutte le esperienze da provare
In Inverno la scuola offre esperienze individuali e di gruppo per principianti della durata minima di mezz’ora ma anche corsi completi di avvicinamento a questo sport di 20 ore che sono fattibili in 2 giornate e mezza, ma per chi si appassiona il passo successivo è la possibilità di lanciarsi in viaggi guidati in Lapponia e in Alaska.
E’ per molti la realizzazione di un sogno quella di guidare nel silenzio della foresta innevata una slitta trainata da un minimo di 2 a un massimo di 4 cani siberian husky, sempre seguiti a distanza dall’Istruttore che non vi perderà d’occhio e se proprio non ve la sentite di mettervi alla “guida” è possibile essere trasportati in una slitta guidata da un Istruttore, ovvero un abile musher abbracciando la pace e il silenzio della foresta.
Non ce la fate a fare un salto nel tarvisiano adesso ma programmate di andare a scoprire questa esclusiva scuola in un altro periodo dell’anno?
Nessun problema anche sena neve potrete vivere esperienze uniche poichè oltre al dog trekking potrete provare il dog kart e il dog bike.
Cani speciali
I cani da slitta della Scuola Internazionale di Mushing di Fusine sono davvero speciali perchè oltre ad essere i protagonisti delle escursioni sono anche utilizzati da anni per la pet therapy.
Sono una cinquantina i cani Alaskan Husky, nuova razza derivata da accoppiamenti tra cani indigeni dei vari villaggi indiano ed eschimesi alle volte con lupi artici ma anche con razze esterne che vi spettano a Fusine.
Sul sito della scuola ognuno di loro ha la sua foto con il suo nome a sottolineare come sono loro i protagonisti: da Alamat a Wasat, splendidi animali frutto di accurate selezioni che sono state effettuate per fissare certi caratteri peculiari relativi all’indole generosa e all’attitudine al lavoro soprattutto, piuttosto che alla bellezza esteriore. Sono cani fieri, infaticabili, indipendenti ma allo stesso tempo generosi, affettuosi e attenti.

foto Ruth Smidth
Un campione unico vi aspetta!
La prima guida della scuola di Fusine che ricordiamo ha anche una sede a Cortina d’Ampezzo è un campione unico e straordinario che il mondo artico c’invidia ovvero il mitico Araràd Khatchikian protagonista, tra l’altro, della mitica spedizione “Sulle orme di Balto, 1200 chilometri in Alaska”.
Un campione unico e un uomo dalla vita romanzesca che merita di essere raccontato attraverso la sua biografia.
Araràd è nato fra il Nilo e il deserto del Sahara a Khartoum (Sudan) da padre armeno e madre profuga Istriana di Abbazia. In lingua armena il suo nome significa “dove nasce il Sole” dall’ antico idioma “ùr ardù” ovvero “dove sorge il mattino”.
Si trasferisce a nove anni con la famiglia in Italia a Gorizia dove studia al classico prima di iscriversi a Medicina all’università di Trieste. Dotato sciatore fondista ha partecipato con successo ad importanti gare di sci di fondo nazionali ed internazionali e dopo un viaggio con il fratello in Alaska rimane affascinato da quei territori e dalle sue genti.
Alterna la sua attività di Istruttore di sleddog/mushing presso la Scuola a quella di imprenditore agricolo ed agrituristico. Partecipa con i suoi cani a gran parte delle più importanti corse e sfide di sleddog/mushing al mondo.
Musicista autodidatta in veste di cantante e chitarrista si esibisce come “busker” e in concerti dal vivo assieme al suo gruppo musicale raccontando le sue “avventure bianche” incredibili.
Nell’inverno del 1984 insieme al fratello Armen concorre nella mitica Iditarod, gara di 1860 km. con slitte trainate da cani da Anchorage a Nome grazie alla vittoria in un concorso veicolato dal mitico Mike Bongiorno nella sua trasmissione Superflash. Durante quel viaggio filma un documentario e scrive un diario che sarà pubblicato in Italia da una nota rivista.
Torna in Alaska nei successivi inverni del 1985 e 1986 sia per seguire ancora il fratello Armen concorrente nell’ Iditarod che per partecipare alla più incredibile gara di sci fondo senza cani) al mondo: la Iditaski, gara sorella dell’Iditarod che si sviluppa su un percorso di 350 km sulla storica pista dell’Iditarod.
Il secondo anno conclude la gara al 12° posto dopo 62 ore di corsa su sci pressoché ininterrotta e senza dormire.
E’ proprio allora che il forte richiamo della foresta e le straordinarie culture locali indiane ed eschimesi esercitano una forte influenza nella sua personalità. Rientrato in Italia decide di lasciare i suoi studi di Medicina e di dedicare la sua vita allo sport dello sleddog ed a qualunque attività connessa alla conservazione della natura e delle culture minori specialmente nell’Artico.
Assieme al fratello Armèn, la sorella Arminè e con la supervisione del campione alaskano Rick Swenson fonda la prima Scuola Italiana Sleddog nel dicembre del 1985 a Ponte di Legno – Passo del Tonale (Brescia) con l’intento di promuovere lo sport delle slitte trainate da cani, lo sleddog/mushing e di trasmettere agli allievi l’amore e la cura per gli animali e la natura.
Nel 1992 si trasferisce con sua moglie Monica (prima donna musher Italiana a completare le gare Alpirod e Transitalia) e con i loro 40 cani a Tarvisio al confine con Austria e Slovenia per fondare la Scuola Internazionale Mushing ed un azienda agrituristica specializzata nella produzione di frutti di bosco ed ortaggi.
Tutt’oggi collabora alla strutturazione della gara Alpirod (1000 km sulle Alpi), partecipa alle più importanti competizioni nazionali ed internazionali.
Qui sotto i suoi titoli
• Campione Italiano con 8 cani Sprint – 1987 / 1989
• Campione Italiano con 8 cani – Long Trail – 1988 /1991
• 1° Team Italiano nella Alpirod Race di 1000 km nel 1989, e 15° nel 1990 / 1991
• 1° Team Italiano nella Transitalian Race di 500 km nel 1992 / 93
• Unico Team Italiano nell’Iditarod di 1860 km nel 1996 in Alaska
• 3° assoluto nella “Two Rivers 200 miles Race”, di 350 km nel 1995 in Alaska
• 7° assoluto nella “Klondike 300 miles Race”, di 500 km nel 1996 in Alaska
• Unico Team Italiano nella Yukon Quest di 1800 km nel 2000 in Alaska
• Unico Team Italiano nella Serum Run ” La Corsa del Siero ” da Nenana a Nome, di 1200 km nel 2003 “Sulle Orme di Balto ” in Alaska
• Partecipa nuovamente all’ Iditarod di 1860 km nel 2004 in Alaska .
Segue con una troupe di RAI Due TV con 2 slitte e 16 Cani la Yukon Quest nel 2008
Feb 22, 2024 | Enogastronomia, Territori
In occasione di Slow Wine della manifestazione internazionale dedicata al “vino buono, pulito e giusto” promossa da Slow Wine in scena dal 25 al 27 febbraio 2024 a Bologna, l’associazione piemontese che promuove e tutela il vitigno Freisa si presenterà unita per raccontare ai visitatori storia e caratteristiche di uno dei vitigni più identitari del territorio.

Un piemontese autoctono di nicchia da scoprire
Che il Piemonte vitivinicolo si caratterizzi per vitigni autoctoni di altissimo livello e per vini di qualità certificati è cosa ben nota, ma è indubbiamente fenomeno relativamente recente la grande attenzione che sta avendo negli ultimi tempi il vitigno Freisa, protagonista di un vero e proprio “Rinascimento”.
A dimostrazione dell’interesse crescente che si sta sviluppando intorno a questo antico e pregiato vitigno piemontese – che con i suoi quasi 1000 ettari vitati e la sua diffusione dal Torinese al Basso Monferrato Astigiano alle Langhe, ai Colli Tortonesi, si articola in sette Doc – l’Associazione Più Freisa si presenterà compatta con i suoi produttori per raccontare e far degustare la Freisa in tutta la sua unicità durante la manifestazione Slow Wine Fair che si terrà a Bologna dal 25 al 27 febbraio.
“È con grande entusiasmo – dichiara Vitaliano Maccario, Presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato – che supportiamo questa iniziativa, la quale mira a esaltare il vitigno e ad accrescere la conoscenza dei suoi territori di origine e delle loro peculiarità uniche. La Freisa, infatti, un tempo non adeguatamente apprezzata, sta vivendo una vera rinascita diventando una delle varietà piemontesi più in voga e questo ci riempie di orgoglio.”

Una passerella a Bologna
I produttori dell’Associazione saranno presenti durante la kermesse con i loro banchi d’assaggio, ai quali si potranno degustare differenti etichette di Freisa e, in via eccezionale, alcune proposte di Albugnano DOC dei soci dell’Albugnano 549.
Sarà inoltre possibile approfondire il racconto della Freisa partecipando lunedì 26 febbraio alle 17.00 Pad.20 alla Masterclass dedicata al vitigno.
Come racconta Giancarlo Gariglio, curatore della guida Slow Wine, che guiderà la masterclass “molti vignaioli di Langa e Monferrato ne hanno compreso le caratteristiche di grande contemporaneità quali il frutto croccante, la spezia, la beva fragrante complessa ma senza essere pesante. Inoltre, la Freisa dimostra una capacità di abbinamento come pochi altri vini italiani hanno. Risultato di tutto questo è un rinnovato interesse sia da parte dei vignaioli, che tornano a produrla, sia dei ristoratori e degli appassionati che hanno ripreso i suoi acquisti e ad amarla. Insomma, c’è tutta l’aria di un rinascimento in corso e la Slow Wine Fair che ha l’ambizione di intercettare le nuove tendenze prima che altri se ne accorgano e di fare da apripista non poteva perdere l’occasione d’oro di organizzare una Masterclass che proponga annate e territori differenti per far comprendere fino in fondo sia le caratteristiche del vitigno sia la sua plasticità a seconda dei suoli in cui viene piantato.”

L’associazione Più Freisa
Nel DNA: tutelare, promuovere, valorizzare le unicità e le particolarità di un vitigno autoctono, capace di grandi sorprese.
Un vitigno antico, di cui si trovano testimoniane già nel Cinquecento e che condivide, con il Nebbiolo, un patrimonio genetico dell’85%.
L’Associazione incarna un progetto capillare e ambizioso, che si prefigge di accrescere la conoscenza e l’apprezzamento della Freisa attraverso attività rivolte al consumatore ma anche agli operatori di settore. Partendo dal territorio e dalla conservazione della cultura locale, con la crescita di una consapevolezza ambientale, orientata a ridurre l’utilizzo di prodotti chimici in vigna e mantenere un’elevata qualità in cantina, che è il frutto di un percorso sperimentale con l’Università degli Studi di Torino – Facoltà di Agraria. È grazie alla ricerca costante, infatti, che gli spiccati tannini della Freisa, gestiti con cura “scientifica” in vigna e in cantina, ci permettono di ottenere un vino equilibrato, fruttato e persistente, di struttura e longevo.
Un eccellente vino di nicchia che racconta di suggestivi paesaggi collinari, sentieri di Langa, preziosi tesori del Romanico che costellano le vigne del Monferrato e del Torinese, un’eredità storica secolare che fa da teatro alle Cantine produttrici dell’Associazione Più Freisa, pronte ad accogliere un turismo locale e internazionale con passeggiate inedite e degustazioni guidate.
L’Associazione Più Freisa si propone la tutela e la promozione del vitigno e del vino Freisa che, con i suoi quasi mille ettari vitati e la sua diffusione dal Torinese al Basso Monferrato Astigiano alle Langhe, ai Colli Tortonesi, si presenta con sette Doc – Freisa d’Asti, Freisa di Chieri, Langhe Freisa, Monferrato Freisa, Colli Tortonesi Freisa, Pinerolese Freisa e Piemonte Freisa.