Mag 23, 2023 | Enogastronomia, Territori
Andare alla scoperta delle cantine vitivinicole della Toscana è una passione contagiosa che nel giro di 30 anni è arrivata a coinvolgere milioni di wine lovers provenienti da ogni angolo del pianeta, desiderosi di vedere da vicino la vigna da cui nasce il vino preferito.
L’enoturista si muove prevalentemente con mezzi propri, ossia l’auto, la moto, la vespa e, pian piano, sempre più con la bicicletta. Perché non contemplare anche il mezzo pubblico, così da assaporare lentamente il territorio toscano, facendolo in modo sostenibile, vantaggioso e sicuro?
In Toscana visita comodamente le cantine in bus
Con (p)Assaggio in Cantina, Autolinee Toscane punta ad incentivare l’uso dell’autobus quale mezzo di trasporto per raggiungere le cantine che aderiscono al Movimento Turismo del Vino della Toscana, suggerendo linee, orari e percorsi accessibili agli enoturisti che si muovono in cerca di degustazioni ed esperienze da vivere a contatto con tutto ciò che ruota intorno al vino made in Tuscany. E di esempi ce ne sono numerosi: si va da Bolgheri alla Maremma, dalle terre di Arezzo a quelle di Pisa, passando per le Docg storiche come San Gimignano, Montepulciano, Montalcino e il Chianti Classico, fino a Carmignano.
La partnership col Movimento Turismo del Vino
L’iniziativa nasce in collaborazione con Mtv Toscana, in occasione del 30^ anniversario dell’evento Cantine Aperte (1993-2023) che si svolgerà l’ultimo fine settimana di maggio (27 e 28 maggio). Coinvolte 50 realtà vitivinicole toscane che possono aggiungere una soluzione in più alla sezione “come raggiungerci”, dove finora la voce “autobus” non era contemplata neanche in presenza di fermate delle Tpl distanti pochi metri dall’ingresso in cantina. E per l’occasione Autolinee Toscane lancerà anche una nuova playlist tematica sul canale Spotify di “at” denominata “at winery” con canzoni suggerite dalle stesse cantine ed inspirate dal mondo del vino.
“Grazie alla nuova collaborazione con Mtv Toscana – spiega Caterina Piccardi, Coordinatrice Marketing di Autolinee Toscane – raggiungere le realtà vitivinicole sarà più accessibile per tutti. Per la prima volta abbiamo coinvolto 50 cantine toscane che, insieme a noi, promuoveranno l’autobus come soluzione ideale. at e mtv hanno lavorato insieme al progetto “(P)assaggio in cantina” che, tra le altre iniziative, ha consentito la realizzazione di una mappa contenente tutte le cantine della nostra regione raggiungibili con l’autobus; la mappa sarà a disposizione presso tutti i canali digitali di entrambi i partner. È solo l’inizio di un percorso che ci auguriamo possa proseguire a lungo in modo da promuovere l’uso di un mezzo di trasporto sostenibile, economico e che migliora la qualità dell’aria per tutti: l’autobus”.
“Una iniziativa che arriva tra l’altro in occasione del trentesimo anno dalla nascita del Movimento Turismo del Vino, proprio in Toscana grazie ad una idea di Donatella Cinelli Colombini in un momento, il 1993, in cui in cantina si arrivava poco anche in macchina. Lanciare questa partnership in questa ricorrenza è mettere in evidenza quanto il turismo del vino sia cambiato e quanto ormai sia facile e sostenibile arrivare nelle tante cantine del nostro Movimento”, commenta Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente Mtv Toscana.

Le 50 cantine raggiungibili in bus
“at” ha condotto un censimento per individuare, tra i soci 2023 del Movimento Turismo del Vino della Toscana, tutte quelle strutture con fermate bus vicine, con transiti di linee urbane o extraurbane utili per chi si muove dai comuni capoluoghi più vicini o comunque da punti di riferimento della rete di trasporto regionale e provinciale. La condizione è che la fermata sia accessibile e distante al massimo poche centinaia di metri dall’ingresso della cantina, così che il percorso sia davvero sostenibile e si possa poi completare a piedi, cominciando l’assaggio fin dal paesaggio circostante.
Nessun bus speciale o linee dedicate: solo la segnalazione di ciò che esiste già nella rete urbana ed extraurbana di “at”, all’interno di una mappa – scaricabile su at-bus.it/passaggioincantina così da effettuare ricerche mirate tramite il sito at-bus.it o tramite la App “at bus” rispetto al proprio punto di partenza e la cantina che si intende visitare. La mappa, scaricabile sul sito at-bus.it, prevede il nome della fermata più vicina all’azienda agricola.
Queste le cantine aderenti:
Provincia di Firenze
Azienda Agricola Tamburini (Gambassi Terme)
Azienda Agricola Villa Ulivello (Greve in Chianti, Fi)
Antinori nel Chianti Classico (Bargino, Fi)
Cantina Guidi (Barberino Tavarnelle)
Castello di Barbialla (Montaione)
Castello di Sonnino (Montespertoli)
Davinum (Petrazzi)
Fattoria Casagrande (Figline Incisa Valdarno)
Lamole di Lamole (Greve in Chianti)
Ruffino (Pontassieve)
Torraccia di Presura (Greve in Chianti)
Vignamaggio (Panzano in Chianti)
Villa Calcinaia (Greve in Chianti)
Villa Le Corti (San Casciano Val di Pesa)
Provincia di Siena
Azienda Agricola Tattoni di Villa a Sesta (Castelnuovo Berardenga, Si);
Agriturismo Cesani (San Gimignano, Si);
Azienda Agricola Canneto (Montepulciano, Si);
Cantina Campotondo (Campiglia d’Orcia)
Cantina Contucci (Montepulciano)
Capannelle (Gaiole in Chianti)
Castello di Meleto (Gaiole in Chianti)
Castello di Radda (Radda in Chianti)
Col d’Orcia (Montalcino)
Fattoria dei Barbi (Montalcino)
Fattoria di Lornano (Monteriggioni)
Fattoria Svetoni (Montepulciano)
Felsina (Castelnuovo Berardenga)
Poggio Bonelli (Castelnuovo Berardenga)
Ricasoli – Castello di Brolio (Gaiole in Chianti)
Rocca di Castagnoli (Gaiole in Chianti)
Vallepicciola (Castelnuovo Berardenga)
Provincia di Prato
Fattoria Castelvecchio (Carmignano)
Fattoria di Becchereto (Carmignano)
Tenuta di Artimino (Carmignano)
Provincia di Arezzo
Azienda Agricola Campo del Monte (Terranuova B.)
Cantina Baldetti (Cortona)
Tenuta di Frassineto (Arezzo)
Villa La Ripa (loc. Antria, Arezzo)
Provincia di Grosseto
Le Mortelle (Castiglione della Pescaia)
Purovino (Magliano in Toscana)
Tenuta Fertuna (Gavorrano)
Podere Borselli (Casteldelpiano)
Provincia di Pisa
Degli Azzoni Avogrado (La Rotta)
Gianni Moscardini (Pomaia)
Provincia di Pistoia
Agricola Marini Giuseppe (Pistoia)
Provincia di Livorno
Tenuta Le Colonne (Donoratico)
Provincia di Lucca
Tenuta del Buonamico (Montecarlo)
Mag 22, 2023 | Territori
Alzi gli occhi e non puoi che notarlo il Vittoriale degli italiani. Imponente e austero sulla collina. Passeggi sull’elegante lungolago di Gardone Riviera, fra un elegante negozio e un bar alla moda e lo vedi.
É una delle attrazione della piccola cittadina, ma senza ombra di dubbio è uno dei luoghi che più merita una visita della zona del lago di Garda.
Sarà perché lasciandosi sfiorare i capelli dalla brezza, sempre presente sul Garda, pare di sentire riecheggiare le sue odi. Suggestione? Sicuramente, ma è indubbio che la figura ingombrante di Gabriele d’Annunzio lascia sempre sensazioni forti.

La villa dove suonava Liszt
Sull’onda di queste sensazioni saliamo a quello che è, senza ombra di dubbio, uno dei luoghi più interessanti del nostro paese il Vittoriale degli Italiani.
Difficile definire con poche parole questa casa-giardino-museo di uno dei personaggi più eclettici della storia italiana. E pensare che era solo una elegante villetta di campagna prima che il gusto istrionico del poeta non la trasformasse.
Gabriele D’Annunzio volle trascorrere in questo luogo i suoi ultimi anni di vita. Quasi un auto esilio quando capì che Mussolini lo aveva messo da parte.
Il Vittoriale degli italiani è un caleidoscopio di vie, piazze, giardini, corsi d’acqua e persino un teatro all’aperto dove niente è banale. Un paese nel paese vista lago.
Un sogno utopico diventato realtà grazie all’aiuto del fedele architetto Carlo Moroni. L’intento (riuscito) di celebrare ad eterna memoria la sua “vita inimitabile” di poeta-soldato e quella degli altri eroi italiani della Prima Guerra Mondiale.
Era il 1921 quando l’affittò per 600 lire al mese e per solo un anno da uno studioso d’arte dove ospitò anche un quasi sconosciuto allora Mussolini. Poco dopo però l’acquistò per 130.000 lire e altrettante ne spese per acquistarne anche il contenuto fra cui la biblioteca con 6000 libri, il pianoforte appartenuto a Liszt, i manoscritti di Wagner e altri importanti cimeli.

Quella caduta che ha cambiato la storia d’Italia
Un luogo ricco di ricordi e di storia perché essa da qui, banalmente è transitata quando si chiamava cronaca.
Era ancora un uomo inquieto D’Annunzio quando abitò questo luogo. L’impresa di Fiume era appena dietro le spalle e il malumore della “vittoria mutilata” una ferita profonda nel suo animo.
E poi il mistero di quella rovinosa caduta dal primo piano dove si ferì alla testa che gli impedì di ospitare Mussolini e Nitti in un incontro a tre che se si fosse svolse forse avrebbe cambiato le sorti dell’Italia.
Non a caso pochi mesi dopo Mussolini con i suoi marciò su Roma informando il poeta solo a cose fatte.
All’Italia che profondamente amava e per cui aveva dato molto D’Annunzio, senza eredi e depresso, donò il suo buen ritiro.
Quasi come atto di rivalsa contro il nuovo Duce degli italiani da cui in cambio pretese e ottenne l’investitura ad eroe nazionale e molte risorse.

Aerei, navi e sommergibili in casa e in giardino
Così anno dopo anno il Vittoriale divenne quello che è oggi arricchendosi di quei cimeli che lo rendono speciale.
Lo Sva dell’eroico volo su Vienna, alcuni massi di guerra (Adamello, Sabotino, Pasubio, San Michele, Grappa) collocati nei giardini, i Mas (Motoscafo Anti Sommergibile, ma per d’Annunzio l’acronimo si scioglie in Memento Audere Semper) con il quale aveva compiuto nel 1918 la “Beffa di Buccari”, una ventina di vagoni ferroviari, l’idrovolante S 16 e la prua della Nave Puglia rimontata e collocata sul promontorio “la Fida”.
Un luogo di fermento e fantasia plasmato ad immagine e somiglianza del proprietario dove il poeta e il suo architetto, giorno dopo giorno, creano, migliorano, restaurano e stravolgono ambienti e giardini.

A tutto fiato dalla Priora allo Schifamondo
Visitato ogni anno da oltre 180.000 persone il Vittoriale emoziona, incanta, travolge e stravolge.
D’Annunzio è tutto lì, appena oltre la coppia d’archi dell’ingresso monumentale su cui troneggia la scritta “cogli la rosa, ma evita le spine”. Incredibile l’anfiteatro. Quasi magico essere lì al centro immaginare Pompei che ha ispirato la sua costruzione e scorgere il Monte Baldo, Sirmione e la rocca di Manerba.
Ecco poi “la Priora” sua ultima dimora e bottino di guerra della Grande Guerra, il suo proprietario era tedesco, dove sono tantissimi dei suoi libri e gli oggetti d’arredo provenienti da ogni parte del mondo.
Entrando nella casa colpiscono le tende, i drappeggi, i vetri variopinti e quell’ambiente sempre in totale penombra e non puoi che pensare alla fotofobia che l’ossessionava dopo la ferita all’occhio rimediata in guerra. In quella penombra ti pare quasi di vederlo aggirarsi nella stanza. Sarà per i suoi occhiali appoggiati lì, quasi a caso sullo scrittoio accanto ai libri impilati e la tavola apparecchiata.
Poi ecco la Zambraccia, quello studiolo sul cui scrittoio si chinò e morì il 1 marzo 1938.
Un tourbillon di emozioni, stanza dopo stanza, simbolo dopo simbolo, fino a riuscire all’aria aperta dove fra ruscelli, boschi, prati e fontane spuntano i cimeli di guerra. Perfettamente inseriti, pur nella loro stranezza, nel contesto ambientale.

Il Vittoriale un aereo per lampadario
Prima di uscire e tornare nel mondo reale non possiamo che transitare per lo Schifamondo pensato e voluto come la riproduzione dell’interno di un transatlantico con tanto di oblò, stretti corridoi e ponte di comando.
Un luogo pensato per ospitare mostre, conferenze e concerti coperto da una cupola e su cui cala, a mo’ di lampadario, l’aereo da caccia con cui sorvolò Vienna beffando gli austro-ungarici.
Un luogo di fermento e fantasia plasmato ad immagine e somiglianza del proprietario dove il poeta e il suo architetto, giorno dopo giorno, plasmano, migliorano, restaurano e stravolgono ambienti e giardini.
Esci da il Vittoriale, guardi il lago e respiri. D’Annunzio è sempre lì, quasi presente accanto a noi.
“Sono avido di silenzio dopo tanto rumore, e di pace dopo tanta guerra.” dichiarava dopo l’impresa di Fiume, ma neanche sulle rive del lago di Garda a dire il vero ha mai trovato pace.
E pensare che fra i limoneti, le olivete e la collina degradante fin quasi a sfiorare le rive del lago doveva abitare solo per un breve soggiorno…
Mag 22, 2023 | Enogastronomia, Territori
(guarda il video in fondo all’articolo) – Da Santiago di Compostela a Roma viaggiando nelle tasche dei pellegrini. Potrebbe sembrare l’inizio di una storia leggendaria e forse lo è.
La storia dell’azienda agricola Pietro Beconcini di San Miniato nella leggenda ci sguazza e non solo perché i suoi vigneti sorgono proprio di fianco all’autostrada medievale dei pellegrini: la via Francigena.
Leonardo Beconcini visionario e coraggioso vignaiaolo ha puntato e creduto sul romanticismo di una leggenda con la concretezza degli studi che gli davano ragione e oggi è a tutti gli effetti il re del Tempranillo toscano.

Leonardo Beconcini e il tempranillo di Toscana
Tutto e nato per caso potrebbe sembrare, ma dato che Leonardo è uomo vispo e arguto siamo certi che quando iniziò a osservare quegli strani vitigni da sempre coltivati come Malvasia Nera qualcosa in lui si smosse specie quando racconta che:
“Si può ipotizzare che questo vitigno sia stato portato nel ‘700 dai pellegrini che percorrevano la Via Francigena alla volta di Roma. Quel tracciato è da considerarsi come una specie di autostrada moderna. La direttrice Santiago de Campostela-Roma può essere la più credibile per l’origine di tutto.”
Del resto i suoi terreni erano un tempo proprietà della curia e San Miniato è tutt’oggi un’importante sede vescovile e niente viene a caso.
Individuata la sua presenza di questo vitigno misterioso che non era nè Sangiovese ne Malvasia Nera, “nemmeno i più esperti professori universitari e i più anziani vignaioli seppero riconoscerlo.
Ma Leonardo su di lui a creduto e “isolato in una porzione di terreno preparato appositamente, per ben 13 anni, ho continuato a coltivarlo chiamandolo vitigno X. Nel 2004 decisi di percorrere la strada più rischiosa e costosa: effettuare l’analisi del DNA alle piante più storiche. Da quei risultati non immaginati nella realtà contingente ma sperati per l’impegno pluriannuale e la determinazione a non mollare mai, ebbi l’assoluta certezza di trovarsi di fronte ad una scoperta sconvolgente: il vitigno Tempranillo in Toscana.”
Dalla metà del 2009, a seguito della scoperta è riuscito ad inserirlo fra le specie coltivabili n tutta la regione e da lì è partita una storia di successo

Scopriamo il tempranillo
IL Tempranillo è un’uva da vino rosso di alta qualità che viene coltivata in tutta la Spagna, ad eccezione delle regioni calde del sud.
La sua zona migliore è in Rioja e Navarra, dove costituisce circa il 70% della maggior parte dei vini rossi. Nella zona vitivinicola della Ribera del Duero è conosciuto anche come Tinto Fino.
Il Tempranillo ha viaggiato per il mondo è oggi è stato “adottato” con successo nel Nuovo Mondo, soprattutto in California, Argentina e Australia.

I vini a base di Tempranillo tendono ad avere un carattere speziato, erbaceo, con note di tabacco, accompagnato da fragole mature e frutti di ciliegia rossa. Le uve Tempranillo non sono note per la loro acidità elevata. Tuttavia, il Tempranillo diventa davvero unico quando invecchiato in rovere, come con i migliori Riojas e Ribera del Duero dove i suoi sapori sembrano armonizzarsi perfettamente con l’affinamento in botte, producendo vini ricchi ed eleganti dal lungo potenziale d’invecchiamento.
Cuore spagnolo e terrori toscano
Il Tempranillo toscano che coltiva Beconcini è diverso. Lo è per terreno ovviamente, quello di San Miniato è composto da argilla bianca, sabbie sia fini disposte in strati sottili e suoli diversi fra loro per sapidità e fertilità che obbligano le radici a cercare nella profondità i nutrimenti. Fossili di origine marina di età pliocenica e arenaria completano il tutto.
Di sicuro ha un grande successo il Tempranillo di Toscana e Leonardo racconta che “ora possiamo commercializzarlo come Igt Toscana Tempranillo con richieste anche sul mercato estero dal Brasile al Canada, dal Giappone al Regno Unito.”.

La prova d’assaggio
Grazie al wine club del sabato sera dell’amico Riccardo Chiarini enoselezionatore di fama abbiamo provato nella sua Vineria Moderna di Firenze i grandi classici e le novità del vulcanico Leonardo Beconcini.
Terrazze
Il nuovo nato che nasce da un’antica collina una volta terrazzata da cui nasce Terrazze un rosso moderno, fresco e molto estivo ottenuto da nove diverse varietà di uve autoctone fra cui colorino, canaiolo e malvasia nera.
Prs
Piacevole bianco estivo che per le sue carratteristiche di leggerezza e bevibilità è perfetto come aperitivo e per accompagnare la cucina mediterranea più leggera.
Conquista nel suo giallo oro tenue con riflessi verdi e i profumi molto aromatici di agrumi e frutta esotica. In bocca ha tutta la sapidità del terroir e una morbidezza molto burrosa.
Vea
Un trebbiano macerato giallo ro intenso, molto complesso e rotondo perfetto compagno per il tartufo che di San Miniato è il re incontrastato.

Fresco di Nero
Un sorprendente e inedito Tempranillo rosato dal rosso chiaro brillante e trasparente i profumi intensi di fiori rossi, fragole di bosco e melograno. In bocca è brillante, leggero ma complesso con la sua frutta che insiste.
Tempranillo IXE
Quello del mito e della scoperta dal tannino vigoroso il rosso intenso che vira al violaceo ma al contempo molto trasparente. Al naso esplode il bouquet di fiori e frutta nera e quella mineralità che ritroviamo poi in bocca con la sua morbidezza, la nota verde e l’acidità che identificano davvero come Tempranillo di San Miniato.
Per saperne di più guarda il nostro video: https://www.youtube.com/watch?v=7qLEI-N2brI&t=14s
Mag 20, 2023 | Enogastronomia, Territori
Indispensabili per l’ecosistema e fondamentali per la produzione di cibo, le api sono preziosissime per la vita e per l’equilibrio del pianeta.
Grazie all’impollinazione garantiscono che circa l’80 per cento di ciò che mangiamo arrivi in tavola. Ma messi a dura prova dal cambiamento climatico, le monoculture, l’uso di pesticidi in agricoltura, questi insetti tanto importanti sono sempre più a rischio.
La giornata mondiale delle api
A ricordarlo è la Giornata Mondiale delle Api, che si celebra il 20 maggio 2023. Occasione per riflettere su come tutelare le api e gli altri insetti impollinatori e per conoscere da vicino queste paladine della biodiversità, viaggiando di arnia in arnia alla scoperta del loro universo straordinario.
E se l’Emilia è la terra dell’enogastronomia, la Food Valley italiana, molto lo deve anche alle api e ai tanti apicoltori emiliani, che oltre ad assicurare una produzione agricola di qualità, danno origine a varie tipologie di miele.

Api libere a Codemondo (Re) – visitemilia
L’Emilia festeggia questo insetto “di arnia in arnia”
Per assaporarlo, con Visit Emilia – www.visitemilia.com – si può viaggiare tra le più affascinanti aziende apistiche emiliane. Come Api Libere, la fattoria che sorge sulla Strada della Biodiversità, il percorso ad anello che attraversa il Parco della Modolena, a 10 minuti dal centro di Reggio Emilia. Qui, le giovani apicoltrici, che producono miele biologico e danno vita a progetti ecologici didattici, coinvolgono gli ospiti grandi e piccoli in attività esperienziali, tra visite guidate e laboratori sulle api e sul miele, sugli hotel per api, le erbe aromatiche e spontanee e tante curiosità. Si può anche “adottare un’ape” e contribuire alla sua salvaguardia. Sulle prime colline a sud di Reggio Emilia, la Tenuta la Razza è un agriturismo con azienda agricola biologica dove non possono mancare le ronzanti api. Diversi i prodotti tipici della bottega, dalle farine alla pasta e ai prodotti da forno, dai vini ai condimenti balsamici, dal Parmigiano Reggiano ai salumi e il miele. Nell’agriturismo si può soggiornare, godendo di colazioni a base di prodotti freschi di giornata, assaporare i piatti del ristorante, fare un tuffo nella piscina con acqua al sale, noleggiare ebike per esplorare il territorio.
Ecco dove si suggeriamo di andare
Vicino Borgonovo Val Tidone (PC), le arnie popolate da api, fuchi e dalla regina, attendono di essere esplorate tra le campagne dell’azienda agricola Il Fucoré. Un’esperienza lontani dai rumori della città, per ritrovare il contatto più puro con la natura, tra le meraviglie della Val Tidone. Si può, infatti, anche soggiornare nel b&b dell’azienda agricola e vedere il laboratorio di apicoltura, con assaggi di miele.
Nella Riserva naturale geologica del Piacenziano, in Val Vezzeno, Mauro e Grazia si prendono cura dell’azienda agricola biologica Biofilia, le cui api danno origine ad ottimo miele piacentino di acacia, tarassaco, tiglio, castagno, melata e girasole. Sono fondamentali anche per le diverse produzioni dell’orto, le cui verdure di stagione vengono talvolta raccolte insieme agli ospiti, e per i frutti antichi del rigoglioso frutteto, in cui si coltivano più di 20 tipologie di mele con cui gli apicoltori fanno un succo limpido, non filtrato, torchiato a mano. Qui ci sono tante galline che scorrazzano all’aria aperta, ma a destare la curiosità dei più piccoli sono i bellissimi polli ornamentali. L’azienda è un punto di partenza strategico per esplorare a piedi la natura emiliana, in quanto situata su un sentiero del CAI Piacenza.
L’azienda agricola biologica Casa Pietra è la casa delle api. Una dimora di campagna immersa tra le colline di Salsomaggiore Terme (PR), vicino al Castello di Tabiano. È il luogo in cui scoprire diverse tipologie di miele, tra acacia, castagno, tiglio, ma anche il polline, la propoli, la pappa reale, partecipando a degustazioni guidate, in un paesaggio sorprendente. Casa Pietra produce miele biologico ed alleva le api seguendo i loro ritmi naturali. È, inoltre, un’azienda agricola sostenibile, che impiega energia solare e distribuisce cibo a km zero.
Mag 19, 2023 | Territori
Il Giro d’Italia è il primo dei quattro grandi eventi sportivi dell’anno tra le vette valdostane. Oggi 19 maggio la tappa alpina più emozionante transita dalla Regione Europea dello Sport 2023.
La tappa rosa
La Valle d’Aosta accoglierà la 13a tappa che partirà da Borgofranco d’Ivrea per arrivare a Crans-Montana, in Svizzera, attraversando il territorio valdostano e transitando dal Colle del Gran San Bernardo, che diventa così la mitica Cima Coppi, ovvero il punto più in alto, per quota, raggiunto dai ciclisti in ogni edizione del Giro.
Un tracciato totale di 207 chilometri, che presenta una classica configurazione alpina: un avvicinamento pianeggiante, seguito da una serie di salite molto lunghe, intervallate da brevi tratti piatti, per salire fino ai 2.469 metri del Colle del Gran San Bernardo. Un’emozione, parliamo solo del tragitto che interesserà il Colle, lunga 34 chilometri.

Il valico che ha fatto la storia sulle Alpi
Il valico del Gran San Bernardo è, storicamente, uno dei passaggi più importanti delle Alpi.
Lo era già ai tempi dell’antica Roma e lo è stato soprattutto nel Medioevo, quando San Bernardo di Mentone fondò il celebre Ospizio, dove ancora oggi vengono accolti i viaggiatori e i pellegrini, che percorrono la Via Francigena.
I canonici allevavano quelli che sono diventati i famosi cani San Bernardo, preziosi ausiliari nelle missioni di salvataggio in alta montagna. Oggi è ancora possibile ammirare i celebri cani e visitare il piccolo museo, che racconta la storia del Passo, dai culti dell’antichità fino all’ospitalità dei giorni nostri.
La strada che sale al Colle, da cui passò anche Napoleone Bonaparte, nel maggio 1800, durante la seconda Campagna d’Italia, è solitamente aperta dalla tarda primavera (apertura anticipata in occasione della corsa) fino all’inizio dell’autunno ed è particolarmente apprezzata da ciclisti e motociclisti.
La 13a tappa del Giro d’Italia 2023 in Valle d’Aosta sfilerà lungo le località di Pont-Saint-Martin, Donnas, Bard, Verrès, Saint-Vincent e Nus nella Valle Centrale, per poi attraversare Etroubles e Saint-Rhémy-en-Bosses nel territorio più propriamente alpino del tracciato. Un evento di grande richiamo internazionale, che è anche un’occasione per conoscere località, valli e particolarità della regione più piccola d’Italia.

Colle Gran San Bernardo (Arch. Reg.Autonoma VdA)
Il ponte del Cammino Balteo e la prima doc valdostana
Point-Saint-Martin è il primo comune che si incontra in Valle d’Aosta, arrivando dal Piemonte. Deve il suo nome allo spettacolare ponte a campata unica, costruito dai Romani nel I secolo a.C. Qui sorge anche il museo del Ponte Romano, che invita a scoprire questa maestosa costruzione di pietra, unica in Europa. Pont-Saint-Martin è, inoltre, una delle tappe del Cammino Balteo – il percorso che coniuga escursionismo slow e cultura, lungo 350 chilometri di circuito ad anello percorribile in entrambi i sensi – ed è il punto di imbocco della Valle di Gressoney, che porta a uno dei versanti del Monte Rosa.
La Carovana Rosa transiterà poi da Donnas, culla del primo vino DOC della Valle d’Aosta e luogo dove la strada romana delle Gallie offre uno dei suoi punti più spettacolari, intagliata nella roccia e impreziosita da un arco scolpito nella pietra viva.

Point-Saint-Martin
Il maestoso castello di Verrès
Proseguendo, dopo il passaggio al cospetto del monumentale Forte di Bard, si raggiunge Verrès, all’imbocco della Val d’Ayas, dominata dall’omonimo castello, spettacolare maniero degli Challant. In una zona sopraelevata e molto panoramica si trova anche l’Arboretum La Borna di Laou (la tana del lupo nel patois del luogo), ricco di piante e arbusti di varie specie e raggiungibile a piedi. A ridosso del centro storico parte la strada che porta a Challand-Saint-Victor, Challand-Saint-Anselme, Brusson, Antagnod e Champoluc, con vista sull’imponente massiccio del Monte Rosa.

Castello-di-Verres
Una sosta alla “Riviera delle Alpi”
La carovana rosa prosegue passando per Saint-Vincent, detta la “Riviera delle Alpi” per il suo clima sempre mite e nota per le sue terme curative e il Casinò, che da sempre hanno reso la località particolarmente apprezzata dall’aristocrazia e dal jet-set anche internazionale.
Il Giro attraversa poi Nus – nome di derivazione romana da “ad nonum (ab Augusta) lapidem”, che indicava la distanza in miglia romane, nove, dall’Augusta Praetoria (Aosta) – villaggio alla base della incontaminata valle di Saint-Barthélemy, dove visitare l’Osservatorio Astronomico della Regione Valle d’Aosta, che offre laboratori e visite adatte anche ai bambini.

Terme-Saint-Vincent-Piscina Verny foto archivio Terme-Saint-Vincent
Etroubles e il suo museo a cielo aperto
Superato il capoluogo di Aosta e imboccando la valle del Gran San Bernardo, si arriva a Etroubles, un borgo alpino medievale di straordinaria bellezza a 1270 metri, in epoca romana tappa sulla Via delle Gallie e, successivamente, sulla Via Francigena.
Etroubles è un museo a cielo aperto, tra opere d’arte contemporanea, splendidi fontanili e antiche abitazioni in pietra con tetti in lose, tanto da essere stato annoverato tra i Borghi Più Belli d’Italia. Per gli amanti del trekking, questo è anche un ottimo punto di partenza per facili escursioni, lunghe traversate nella natura incontaminata, tappe della Via Francigena, o ancora itinerari di più giorni, come il Tour du Mont Fallère, spettacolare giro ad anello con vista sui principali 4.000.

Etroubles
Una sosta di gusto per assaggiare lo Jambon de Bosses
Salendo ancora, poco prima del confine con la Svizzera, si arriva a Saint-Rhémy-en-Bosses, situato a poco più di 1600 metri, noto per il pregiato prosciutto, lo Jambon de Bosses, una delle quattro imperdibili specialità della Regione Valle d’Aosta, che hanno ottenuto il marchio di qualità DOP (da visitare il prosciuttificio De Bosses, nato per la valorizzazione e diffusione di questa eccellenza). Per i biker da Saint-Rhémy-en-Bosses partono numerosi itinerari in MTB, così come emozionanti trekking, alcuni dei quali davvero sfidanti.
Il Giro d’Italia a maggio sarà il primo grande evento sportivo di rilevanza internazionale che la Regione ospiterà nel corso del 2023. Seguiranno, poi, il TorX, l’endurance trail più affascinante al mondo lungo i sentieri delle due Alte Vie della Valle d’Aosta, con inizio e fine a Courmayeur, a settembre; la Coppa del Mondo di sci alpino Cervino Matterhorn speed opening, a novembre e la Coppa del Mondo di Snowboad cross, sempre a Cervinia, a dicembre.
Mag 15, 2023 | Enogastronomia, Territori
Un nuovo record per l’Italia nell’enogastronomia. ll prestigioso TasteAtlas ha posto agli appassionati di cibo la domanda da un milione di dollari ovvero in quale parte del mondo puoi provare il miglior cibo locale?
La classifica è così nata unendo la media delle valutazioni dei migliori piatti locali e regionali serviti in una determinata città, la media delle valutazioni dei piatti nazionali serviti in quella città e la media delle valutazioni di Google dei migliori ristoranti tradizionali di quella città.
La classifica parla chiaro dalla prima alla cinquantesima posizione. L’Italia domina basta vedere che nella classifica dalla prima alla decima posizione 4 posizioni fra cui il primo e il secondo posto sono occupati da città italiane. Altre 9 sono in graduatoria dall’11 al 50 posto.
Andiamo nell’ordine. Vince Firenze che si piazza al primo posto, appena dietro sul podio con la medaglia d’argento ecco Roma. Napoli è al quarto posto e Milano al decimo.
Appena fuori dalla top ten Venezia (11 posizione) segue Genova (22), Bologna (28) , Torino (31), Taormina (42), Palermo (43), Modena (51), Catania (55), Sorrento (63), Verona (74) e Siena (77).
Una classifica che conferma non solo l’eccellenza ma anche la varietà della proposta italiana.
1. Firenze (Italia)

PUNTEGGIO 4.71 – La culla del Rinascimento, è una città ricca di storia, cultura e architettura mozzafiato. La scena gastronomica locale è una deliziosa fusione di fascino del vecchio mondo e moderna innovazione culinaria, con un’enfasi unica sulla ristorazione da fattoria a tavola e una serie di intime trattorie a conduzione familiare. La cucina tradizionale fiorentina si caratterizza per la sua semplicità e l’attenzione per gli ingredienti locali di alta qualità.
La gente del posto ama la bistecca alla fiorentina, una spessa e succosa bistecca con l’osso grigliata a fuoco vivo e condita con olio d’oliva, sale e pepe.
Altra eccellenza il lampredotto alimento base dello street food fiorentino che viene ricavato dal quarto stomaco di una mucca e servito in un panino, un emblema della città.
Mentre la trippa alla fiorentina, un piatto a base di trippa cotta lentamente in salsa di pomodoro, potrebbe non piacere a tutti per la sua consistenza distinta, ma è un’autentica e apprezzata prelibatezza locale.
2. Roma (Italia)

PUNTEGGIO: 4.68 – La Città Eterna vanta una ricca storia, monumenti iconici e una vivace scena culturale. La sua scena gastronomica locale combina l’autenticità delle trattorie tradizionali con un numero crescente di ristoranti contemporanei e fantasiosi. La cucina romana è nota per i suoi piatti sostanziosi e saporiti, realizzati con ingredienti semplici e freschi.
La gente del posto adora la pasta, in particolare la classica cacio e pepe , un piatto minimalista a base di pecorino e pepe nero.
I supplì, polpette di riso fritte ripiene di mozzarella e salsa di pomodoro, sono uno street food romano unico ed emblematico. La pajata, un piatto ricavato dall’intestino di un vitello da latte, cucinato con salsa di pomodoro e servito sulla pasta, è una specialità romana meno conosciuta, venerata da chi ha palati avventurosi.
3. Lima (Perù)

PUNTEGGIO: 4.66 – La capitale del Perù offre uno splendido scenario costiero, una vivace scena artistica e una ricca storia che risale all’epoca precolombiana. La scena gastronomica locale è rinomata per la sua fusione innovativa di ingredienti tradizionali peruviani con tecniche culinarie internazionali, rendendo Lima un hotspot gastronomico.
La cucina tradizionale di Limen è caratterizzata dai suoi diversi sapori e dall’uso di pesce fresco.
La gente del posto ama particolarmente il ceviche, un piatto a base di pesce crudo marinato in succhi di agrumi e speziato con peperoncino.
Tiradito, un ibrido peruviano-giapponese con pesce crudo a fettine sottili con salsa piccante, è un’offerta unica ed emblematica della città. Gli anticuchos, spiedini di cuore di manzo marinato e grigliati alla perfezione, potrebbero non sembrare un piatto invitante ma sono difficili da battere quando si tratta di cibo da strada.
4. Napoli (Italia)

PUNTEGGIO: 4.65 – La culla della pizza è una vivace cittànota per la vivace vita di strada, i siti storici e le viste mozzafiato sul Vesuvio. La scena gastronomica locale è un’allettante miscela di trattorie storiche e ristoranti contemporanei, con un focus unico sulla pizza napoletana. La cucina tradizionale napoletana è caratterizzata da sapori robusti e ingredienti semplici.
Nessun piatto è più emblematico di Napoli della pizza Margherita condita con pomodori, mozzarella e basilico, a simboleggiare i colori della bandiera italiana.
Questa vibrante città è anche la patria della sfogliatella un dolce unico napoletano ripieno di ricotta zuccherata e scorza di agrumi.
‘O per e ‘o muss un piatto a base di zampe e muso di maiale, bollito lentamente e servito freddo, è un locale non convenzionale.
5. Hong Kong

PUNTEGGIO: 4.63 – Metropoli dinamica dove l’Oriente incontra l’Occidente rinomata per il suo straordinario skyline, i vivaci mercati e il ricco patrimonio culturale.
La scena gastronomica locale è un vivace mix di cucina tradizionale cantonese, influenze internazionali e una fiorente cultura del cibo di strada. I piatti tradizionali di Hong Kong sono noti per il loro delicato equilibrio di sapori, consistenze e aromi.
Da non perdere il dim sum un assortimento di piccole prelibatezze tipicamente servite con il tè in un vivace ambiente comune.
La zuppa di serpente, un piatto caldo a base di carne di serpente e aromatizzato con funghi e altri ingredienti, è un’offerta culinaria intrigante ma polarizzante, amata da molti locali.
6. Città del Messico (Messico)

PUNTEGGIO: 4.61 – Metropoli vibrante e culturalmente ricca, è nota per la sua impressionante storia preispanica, le meraviglie architettoniche e i diversi quartieri.
La scena gastronomica locale è una deliziosa miscela di cucina tradizionale messicana, esperienze culinarie contemporanee e un’abbondanza di venditori di cibo di strada. Il cibo tradizionale di Città del Messico è caratterizzato dai suoi sapori audaci, dalla presentazione colorata e dall’uso di ingredienti autoctoni.
Tacos al pastor con carne di maiale marinata cotta allo spiedo verticale e servita con ananas, è uno dei locali preferiti e un appuntamento fisso in molte liste di piatti da provare.
Pulque una bevanda fermentata unica ricavata dalla linfa della pianta maguey, è una specialità di Città del Messico, che si trova tipicamente nei bar tradizionali chiamati pulquerías.
Tlacoyo uno spuntino di cibo di strada meno conosciuto a base di masa di mais blu ripieno di fagioli o formaggio, offre un assaggio delle ricche tradizioni culinarie del Messico.
7. New York (Stati Uniti)

PUNTEGGIO: 4.60 – “La Grande Mela”, è una metropoli globale nota per il suo skyline iconico, la cultura diversificata e la scena artistica senza pari. La cucina locale è un crogiolo di tradizioni culinarie di tutto il mondo e i cibi tradizionali di New York City sono definiti dalla loro semplicità e dall’influenza delle numerose comunità di immigrati della città.
Una delle icone della scena gastronomica newyorkese è la pizza in stile newyorkese caratterizzata dalla sua crosta sottile e pieghevole e dai condimenti generosi.
La città è anche conosciuta per i suoi bagel un panino unico e pastoso che è diventato sinonimo dell’identità culinaria di New York City.
E anche se si può trascurare il formaggio tritato un panino fatto con carne macinata, formaggio e condimenti vari, sarebbe un peccato non provarlo insieme al più famoso Reuben .
8. Parigi (Francia)

PUNTEGGIO: 4.60 – Parigi, la Città della Luce è famosa per il suo ambiente romantico, la splendida architettura e i musei di fama mondiale.
La scena gastronomica locale è caratterizzata da squisiti piatti della gastronomia tradizionale francese e da centinaia di accoglienti bistrot e brasserie. La cucina parigina è celebrata per la sua raffinatezza, l’attenzione per gli ingredienti di alta qualità e la preparazione esperta.
Non c’è niente di più parigino che avere baguette appena sfornate con burro, confettura (frutta e marmellate) e café au lait .
Andouillette una salsiccia a base di budella di maiale e cipolle, è un piatto parigino divisivo ma autentico, apprezzato da chi ha un gusto per l’insolito.
9. Tokyo (Giappone)

PUNTEGGIO: 4.59 – Tokyo, una vivace metropoli che fonde perfettamente le antiche tradizioni con l’innovazione moderna, è nota per il suo imponente skyline, i templi storici e i vivaci quartieri.
La scena gastronomica locale a Tokyo è un mix eterogeneo di ristoranti di sushi di classe mondiale, izakaya, negozi di ramen ed esperienze culinarie all’avanguardia.
La cucina tradizionale di Tokyo è caratterizzata da sapori delicati, presentazione artistica e attenzione agli ingredienti di stagione.
La gente del posto adora il sushi in particolare il nigiri sushi che presenta riso perfettamente condito con i frutti di mare più freschi.
Un aspetto unico della scena gastronomica di Tokyo è la prevalenza di caffè e ristoranti a tema che soddisfano interessi di nicchia. Fugu una prelibatezza potenzialmente letale preparata dal velenoso pesce palla, spicca tra questi ed è un’offerta venerata da molti mangiatori avventurosi.
10. Milano (Italia)

PUNTEGGIO: 4.59 – Milano, capitale mondiale della moda, è rinomata per i suoi esclusivi quartieri dello shopping, la splendida architettura gotica e la fiorente scena artistica.
Quando si tratta di cibo, Milano offre il meglio della cucina tradizionale lombarda, insieme a bar per aperitivi alla moda. La cucina milanese è nota per i suoi piatti sostanziosi, i sapori ricchi e l’uso generoso di burro e riso.
Da nessuna parte è più ovvio che nel risotto alla milanese un piatto di riso cremoso allo zafferano che è emblematico del patrimonio culinario della città.