Apr 21, 2024 | Territori
L’Italia è ricca di storia e cultura, e tra i suoi paesaggi si nascondono numerosi luoghi e borghi abbandonati che offrono un’affascinante finestra sul passato. Questi luoghi, una volta ricchi di vita e attività, sono ora avvolti dal mistero e dalla quiete, attirando avventurieri e curiosi da tutto il mondo. Preparati a un viaggio nell’ignoto mentre esplori alcuni dei luoghi abbandonati più affascinanti d’Italia.

Craco
1 – Craco (Basilicata)
Situato su un’alta collina nel cuore della Basilicata, Craco è un borgo fantasma che sembra essere rimasto immutato nel tempo.
Abbandonato progressivamente negli anni ’60 a causa di frane e dissesti idrogeologici, Craco dagli anni Ottanta è un borgo totalmente abbandonato che offre un’atmosfera misteriosa e suggestiva.
Questo fenomeno ha contribuito a rendere particolarissimo l’abitato di Craco, che con le sue strade deserte e le sue case diroccate che creano un’atmosfera unica e affascinante, che ha attirato anche l’attenzione di numerosi registi cinematografici è diventato una meta turistica ricercatissima.

Consonno
2 – Consonno (Lombardia)
Nascosto tra le colline della Lombardia, Consonno è un luogo simbolo dell’abbandono.
Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento il proprietario del villaggio, l’estroso imprenditore milanese Mario Bagno in pieno miracolo economico decise di trasformare il paese in una città di divertimenti: il suo “paese dei balocchi”.
Con il sostegno dell’amministrazione locale in pochi anni a Consonno sorsero dei ristoranti, una balera, un albergo di lusso, diverse costruzioni con richiami alle più variegate culture, un castello medievale come porta di ingresso e il celeberrimo “minareto”.
Mario Bagno però non pago, continuò a costruire nuove attrattive: un campo di calcio, uno di pallacanestro, uno di tennis, uno di bocce, uno di golf, una pista per il pattinaggio, una vasca per il tiro a volo, un luna park e un giardino zoologico.
Consonno era ormai diventato un centro di divertimenti popolarissimo che spesso ospitava anche grandi personaggi della musica e dello spettacolo per serate a tema.
Questa trasformazione del paese però intaccò l’equilibrio idrogeologico del territorio e nel 1966 le continue piogge favorirono il movimento di masse di fango che l’anno successivo provocò una prima frana che invase proprio la strada tracciata d’accesso disegnata da Bagno. Quest’ultimo però tirò dritto, riparò velocemente i danni e continuò a edificare anche se il flusso di turisti iniziava a registrare un’inversione di tendenza. Nel 1976, quando il posto ormai non richiamava più molte persone, una seconda frana distrusse la stessa via d’accesso decretando la fine del sogno della “città dei balocchi”
Oggi, le sue strade vuote e i suoi edifici in rovina e pericolanti danneggiati anche dal vandalismo di un rave party sono una testimonianza del passato glorioso di questo luogo.

Brento Sanico
3 – Brento Sanico (Toscana)
Nel cuore dell’appennino tosco-romagnolo, nel comune montano di Firenzuola si trova su un colle sopra la valle del Santerno nei pressi di una cava di pietra serena, tipica della zona. Il nome del paese, di origine germanica, significa “ben protetto dalle intemperie del vento”.
Brento Sanico era un luogo importante dato che si trovava sull’unica strada che collegava la Toscana con la Romagna e i dazi che i governanti imponevano ai viandanti erano molto alti anche perché servivano a garantire la manutenzione delle strada messa a dura prova dalle pendenze dal fango e dalla neve invernale.
La sua popolazione viveva di pastorizia e agricoltura mentre alcuni lavoravano nella vicina cava ma il borgo era famoso negli anni Trenta per le feste che si svolgevano e fino agli anni Quaranta c’era anche una scuola.
L’abbandono progressivo si è concluso nel 1951 quando se ne andò l’ultima famiglia e i motivi sono da ricercarsi nella costruzione delle nuove strade e autostrade, più a valle che ha tagliato fuori Brento Sanico dalla vita civile.

Balestrino
4 – Balestrino (Liguria)
Tra le colline della Liguria, in provincia di Savona è il borgo di Balestrino è un antico borgo medievale abbandonato nel corso del XX secolo a causa di frane e dissesti idrogeologici.
Tutto è fermo oggi a Balestrino, persino l’orologio della chiesa. L’antica meridiana si è fermata tra il 1962 e il 1963 quando tutto ebbe fine per iniziare a fine vallata con un nuovo paese.
Siamo su uno sperone roccioso a strapiombo sul torrente Barescione e il borgo è stato abbandonato in quegli anni dopo diversi movimenti sismici che hanno causato numerosi danni, tanto da farlo diventare invivibile.

Monterano
5 – Monterano (Lazio)
Nascosto tra le colline della campagna laziale, il borgo di Monterano è un antico borgo abbandonato risalente al XIII secolo.
Un tempo prestigioso feudo di importanti famiglie si trova a ovest del Lago di Bracciano. Nel 1770 sulla cittadella si scatenò una violentissima epidemia di malaria che decimò gran parte della popolazione soprattutto quella contadina.
Il colpo di grazia a Monterano lo dette il rifiuto degli abitanti (siamo nell’Ottocento) di macinare il grano per i conquistatori francesi che si vendicarono di questo no inviando l’esercito a distruggere e incendiare il paese.

Gairo Vecchio
6 – Gairo Vecchio (Sardegna)
Nella Barbagia è il borgo di Gairo Vecchio risalente al XVI secolo e abbandonato negli anni ’50 a causa di frane e dissesti idrogeologici.
La sua storia tormentata inizia alla fine dell’Ottocento, quando diversi violenti nubifragi provocano frane e smottamenti, e continua per circa mezzo secolo, fino alla terribile alluvione del 1951.
Dopo l’ennesima disastrosa alluvione il paese non è più sicuro e si decide di abbandonarlo per ricostruirlo altrove. Ma non trovando l’accordo sul luogo dove costruire il nuovo centro Gairo si divide in tre: Gairo Sant’Elena, Gairo Taquisara e Gairo Cardedu.

Romagnano
7 – Romagnano al Monte (Campania)
Nascosto tra le montagne della Campania interna, il borgo di Romagnano al Monte è un antico borgo abbandonato risalente al XI secolo. Un paese sfortunato che ha conosciuto pestilenze, carestie, brigantaggio e terremoti e che a causa di un terremoto, quello disastroso del 23 novembre 1980 fu abbandonato per sempre.
Oggi è una visione suggestiva a quel tempo come se si fosse cristallizzato con quei palazzi dall’architettura degli anni Settanta, che stridono con le abitazioni antiche del borgo.
Diversi edifici sono crollati o pericolanti, ma è comunque possibile trovare tracce di vita con cuine arredate con sedie e tavoli, vecchi ritagli di giornale, lattine arrugginite.

Borgo Medievale S.Severino di Centola, Salerno
8 – San Severino di Centola (Campania)
Situato nel Cilento, il borgo di San Severino di Centola è un antico borgo risalente al X secolo poi abbandonato progressivamente dal XVIII secolo.
Nel 1624, gran parte della popolazione fu sterminata da un’epidemia di peste ed è di questo periodo la consacrazione della chiesa alla Madonna degli Angeli protettrice contro il morbo. Nel corso della prima metà del 1700 venne abbandonata la chiesa cattedrale in quanto la popolazione, a causa delle generali condizioni di povertà e miseria, non poté realizzare i lavori di manutenzione sollecitati dal Vescovo.
Con la costruzione nel 1888 della linea ferroviaria Pisciotta – Castrocucco, man mano la popolazione cominciò a trasferirsi a valle per cui nel giro di una cinquantina d’anni il paese venne quasi del tutto abbandonato, anche se fino al 1977 alcune case del borgo vecchio erano ancora abitate.

Cirella
9 – Cirella Vecchia (Calabria)
Nelle colline calabresi a picco sul promontorio del mare di Diamante è Cirella Vecchia antico borgo originario del XIV secolo e abbandonato nel XVIII secolo.
Si sa che spesso le storie si confondono con le leggende e a Cirella sembra esistere davvero una strana leggenda, ma questa volta collegata ad alcune malattie che hanno colpito la città intera.
Si racconta che a metà del Seicento tra pestilenze e terremoti il feudo calabrese conobbe la sua caduta e rovina, sembra invece che alcune milizie inviate da Napoleone l’assediarono per stabilirsi ma questa invasione fu travisata dagli abitanti del luogo raccontando una storia, divenuta poi leggenda: questa che narra di un’occupazione e grande attacco da parte di formiche giganti che divorarono tutti i cittadini.

10 – Celleno (Lazio)
Nel cuore della Tuscia Celleno è un antico borgo del XII secolo abbandonato da tutta la sua popolazione nel XIX secolo a causa di una feroce epidemia di malaria.
Fra tutti i borghi è forse quello oggi più conosciuto e per questo “aggredito” da un turismo di massa che ne ha quasi cancellato il fascino.
Già danneggiato da terremoti nel corso del Cinquecento e del Seicento alcune scosse telluriche degli anni’30 del Novecento minarono ulteriormente soprattutto il versante nord dell’abitato e convinsero le autorità ad abbandonare il recupero della Celleno antica che andò sempre più spopolandosi.
Il centro fu progressivamente trasferito ad oltre un chilometro di distanza, lungo la via verso l’odierna strada Teverina e l’originario insediamento medievale, quindi, per motivi socio-economici e di instabilità dei pendii, fu abbandonato definitivamente a partire dagli anni Cinquanta.
Apr 20, 2024 | Territori, Territori
La Basilicata, detta anche Lucania è una regione ricca di storia e tradizione che si trova nel cuore del Sud Italia. Regione bellissima punteggiata da borghi incantevoli che sembrano essere rimasti intatti nel tempo immersi in paesaggi mozzafiato e circondati da una natura incontaminata,
Un viaggio in Basilicata è un viaggio affascinante nel passato e la Lucania è una finestra sulla vita autentica del
sud. Ecco per voi una selezione dei borghi più belli della Basilicata che vale la pena visitare.

Matera
Matera
Matera, la “Città dei Sassi”, è forse il borgo più famoso della Basilicata e uno dei più suggestivi di tutta Italia.
I suoi antichi rioni, scavati nella roccia calcarea e disseminati di chiese rupestri e abitazioni tradizionali, creano un’atmosfera unica e affascinante.
Matera è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità Unesco nel 1993 e Capitale Europea della Cultura nel 2019, attirando visitatori da tutto il mondo.

Pietrapertosa
Castelmezzano e Pietrapertosa
Situati nel cuore del Parco Regionale delle Dolomiti Lucane, Castelmezzano e Pietrapertosa sono due borghi incantevoli incastonati tra le montagne.
Con le loro case di pietra, le strette stradine e le vedute panoramiche mozzafiato, questi borghi offrono un’esperienza autentica e indimenticabile nel cuore della natura.

Craco
Craco
Abbandonato negli anni ’60 a causa di frane e dissesti idrogeologici, Craco è un borgo fantasma fra i più famosi e visitati d’Italia che conserva ancora intatta la sua atmosfera misteriosa e suggestiva.
Situato su un’alta collina, offre una vista spettacolare sulla valle sottostante e sulle montagne circostanti.
Craco è stato utilizzato come set per numerosi film e produzioni cinematografiche, aggiungendo ulteriore fascino a questo luogo senza tempo.

Tursi
Tursi
Nel cuore della Val d’Agri, Tursi è un borgo medievale ricco di storia e cultura.
Con le sue stradine tortuose, i suoi antichi palazzi e le sue chiese storiche, offre una vista affascinante sulla campagna circostante e sull’omonimo fiume.
Non perdere la visita alla Sinagoga di Tursi, una delle più antiche sinagoghe della regione.
Aliano
Aliano è un borgo suggestivo situato sulle pendici del Monte Saraceno.
Con le sue case di pietra e le strette stradine, sembra essere rimasto immutato nel tempo.
Aliano è noto per essere stato il luogo di residenza del famoso scrittore Carlo Levi, autore del celebre libro “Cristo si è fermato a Eboli”, che ha immortalato la vita e le tradizioni del sud Italia.

Vaglio Basilicata
Vaglio Basilicata
Vaglio Basilicata è un borgo incantevole situato sulle colline circostanti la città di Potenza.
Con le sue antiche mura, le torri medievali e le vedute panoramiche spettacolari, offre un’esperienza autentica e suggestiva nel cuore della Basilicata.
Acerenza
Acerenza è un antico borgo medievale situato su una collina nella parte nord-occidentale della Basilicata.
Con la sua imponente Cattedrale romanica del XIII secolo e le sue strette stradine lastricate, offre una vista spettacolare sulla campagna circostante e sulle montagne della Lucania.

Rotondella
Rotondella
Rotondella è un borgo pittoresco situato tra le colline della parte meridionale della Basilicata.
Con le sue case colorate e i suoi vicoli acciottolati, offre un’atmosfera autentica e rilassata. Non perdere la visita alla Chiesa di San Nicola, con il suo maestoso campanile e i suoi affreschi medievali.
Montescaglioso
Montescaglioso è un borgo storico situato sulle rive del fiume Bradano.
Con il suo antico Castello medievale e la sua affascinante Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, offre una vista spettacolare sulla campagna circostante e sulle montagne della Basilicata.

Rapolla
Rapolla
Rapolla è un borgo incantevole situato tra le montagne del Vulture.
Con le sue case di pietra e i suoi vicoli stretti, offre un’atmosfera autentica e suggestiva. Non perdere la visita al Castello di Rapolla, con le sue torri medievali e le sue mura antiche.
Apr 17, 2024 | Territori
La festa del 25 Aprile è l’occasione perfetta per un breve viaggio primaverile fuori porta. Con due giorni a disposizione, puoi esplorare alcune delle destinazioni più affascinanti d’Italia ed Europa, immergendoti nella storia, nella cultura e nella bellezza naturale che queste terre hanno da offrire.
Ecco alcune suggestioni per una fuga indimenticabile.

Firenze, foto di Heidi Kaden su Unspalsh
Firenze
Per un fine settimana culturale e romantico, poche città possono competere con Firenze.
Ammirare i capolavori rinascimentali della Galleria degli Uffizi, passeggiare per le strade acciottolate del centro storico, visitare il Duomo di Santa Maria del Fiore e il bellissimo Ponte Vecchio per concedersi poi una deliziosa cena toscana in uno dei numerosi ristoranti tradizionali della città.

Venezia. Foto: Foto di Ingeborg Gärtner-Grein da Pixabay
Venezia
Per un’esperienza unica al mondo, trascorri due giorni a Venezia, la città unica al mondo che vive sull’acqua.
Un’esperienza unica è perdersi tra i vicoli e i canali, visitare piazza San Marco, il Palazzo Ducale, il ponte di Rialto e il Canal Grande.
Magari prendendo una gondola per un romantico e indimenticabile giro attraverso i canali e godersi infine la cucina tradizionale veneziana in uno dei tanti ristoranti sulle rive.

Parigi. Foto di timmz da Pixabay
Parigi
Per una fuga romantica europea piena di fascino e romanticismo, Parigi è indubbiamente la scelta perfetta. Ammirare la città dalla vista unica dalla cima della Torre Eiffel, passeggiare lungo la Senna al tramonto e visitare il Louvre per ammirare le opere d’arte più celebri del mondo.
Poi l’esperienza a tavola è perfetta in un tradizionale bistrot.

Barcellona. Foto di Jorge Fernández Salas su Unsplash
Barcellona
Per un fine settimana all’insegna del sole, del mare e della cultura, scegliete Barcellona. La popolare capitale della Catalogna vi accoglierà non solo per visitare l’iconica Sagrada Familia di Gaudì, ma anche per lunghe passeggiate lungo La Rambla, respirare l’aria di mare al porto vecchio, esplorare il quartiere gotico, rilassarsi sulla spiaggia di Barceloneta e gustarsi un’aperitivo con vista sul mare al tramonto.

Praga. Foto di William Zhang su Unsplash
Praga
Con la sua architettura fiabesca e il suo fascino medievale, Praga è una destinazione da sogno per un fine settimana europeo.
Visita il Castello di Praga, passeggia lungo il Ponte Carlo e ammira l’orologio astronomico nella Piazza della Città Vecchia.
Assapora infine la cucina tradizionale ceca in uno dei tanti ristoranti accoglienti della città.

Roma – Roma © Federico Di Dio by Unsplash
Roma
“La città eterna”, Roma è un mix affascinante di storia antica e vita contemporanea.
Dal Colosseo al Foro Romano al Pantheon per un viaggio nel tempo prima di godersi una passeggiata serale lungo le affollate piazze iconiche di Roma.
Non dimenticare a cena di fare un salto a Trastevere per assaggiare la cucina romana autentica.

scorcio di Lisbona
Lisbona
Per un fine settimana di sole e mare, Lisbona è la destinazione ideale.
Esplorate i vicoli tortuosi del quartiere di Alfama, ammirate le pittoresche piastrelle di azulejos e godetevi la vista panoramica dal Castello di San Giorgio.
Assapora il delizioso pesce fresco come il mitico bacalao e i dolci tradizionali portoghesi, come i pastéis de nata.

Dublino. Foto Claire Tardy da Pixabay
Dublino
Se sei in cerca di un’esperienza vivace e divertente, Dublino è la città perfetta.
a visitare assolutamente il famoso Trinity College per vedere il Libro di Kells, i vivaci pub del quartiere di Temple Bar e scoprire la ricca storia della città al Museo Nazionale d’Irlanda.
Infine non perdete l’opportunità di assaggiare una pinta di birra Guinness in un autentico pub irlandese.

Amsterdam. Foto: Foto di 1919021 da Pixabay
Amsterdam
Conosciuta per i suoi canali, i suoi musei e la sua vibrante scena culturale, Amsterdam è una destinazione affascinante per un fine settimana europeo.
Da visitare anche se abbiamo solo due giorni a disposizione il museo Van Gogh prima di passeggiare lungo i pittoreschi canali ammirando l’architettura unica della città.
Per un’esperienza particolare serve affittare una bicicletta per esplorare la città come un vero olandese e assapora i gustosi stroopwafel e il formaggio olandese.

Atene: Foto di Constantinos Kollias su UNsplash
Atene
Per un fine settimana tutto storia e cultura Atene è un’opzione eccellente.
D’ammirare l’Acropoli e il Partenone, prima di passeggiare attraverso le antiche rovine dell’Agorà e del Teatro di Dioniso; infine esplorate il vivace quartiere di Plaka per fare shopping e gustare la cucina greca tradizionale in una taverna locale.
Apr 11, 2024 | Territori
Anche se quando si viaggia non si può mai sapere che tempo si troverà, e adesso ancora meno con i cambiamenti climatici, in gran parte dell’Italia è ancora inverno e in molti luoghi fa freddo, piove o addirittura nevica. Ecco perché molti viaggiatori che possono partire in questo periodo dell’anno sono soprattutto alla ricerca di mete calde dove poter godere di sole, temperature elevate e praticare attività allaria aperta senza cappotti. Il potente motore di ricerca di voli e hotel www.jetcost.it ha verificato quali sono le destinazioni che i suoi utenti cercano maggiormente in questo periodo e queste di seguito sono alcune delle più gettonate.

Sidney. Foto di Patty Jansen da Pixabay
Sidney – Australia
In Australia è ormai estate e si sta per entrare in un autunno mite. Sebbene Sidney non sia la capitale, è senza dubbio la città più dinamica dell’Australia.
Circondata dall’acqua e con i suoi abitanti che sono fanatici della vela, vanta un porto che è uno spettacolo: all’ora di pranzo, nelle pause di lavoro, è affollato di piccole barche a vela con i loro equipaggi che prendono il sole e si godono un po’ di relax, con lo spettacolare scenario dell’Opera House e dell’Harbour Bridge sullo sfondo. Il Royal Botanic Gardens (Domain Park) è poi un luogo ideale per godersi la vita all’aria aperta, mentre Bondi Beach è il paradiso dei nuotatori e dei surfisti.

Bali. Foto di Sasin Tipchai da Pixabay
Bali – Indonesia
È anche conosciuta come “l’isola degli dei”, una definizione che non sembra esagerata in quanto la sua bellezza e varietà la rendono una meta “magica”, in cui si respira un’atmosfera particolare e unica.
Anche se di piccole dimensioni, offre una ricca varietà di paesaggi tra templi, vulcani, spiagge, ripide risaie e gente affascinante.
Sebbene l’Indonesia sia uno dei paesi musulmani più popolosi, l’isola di Bali è un’oasi indù e questo si può notare in ogni angolo.
Anchi gli amanti dello yoga troveranno qui la loro dimensione, spirituale e non solo. Inoltre, l’artigianato e la cucina locale sono davvero unici. Essendo una destinazione molto gettonata, gli hotel di lusso sono proliferati negli anni, con un’ampia gamma di opzioni e prezzi anche ragionevoli, soprattutto in questo periodo dell’anno; può capitare però di trovare un po’ di pioggia.

Isole Canarie. Foto di Sasin Tipchai da Pixabay
Isole Canarie – Spagna
Quelle che Plinio il Vecchio, il grande viaggiatore, definiva “Isole Fortunate” regalano ai turisti buone temperature tutto l’anno; infatti, in questi mesi invernali, mentre tutta l’Europa trema per il freddo, alle Canarie è la stagione più alta.
Le otto isole che compongono l’arcipelago offrono fantastiche spiagge, molte delle quali selvagge, e un interno con una natura ben conservata: cinque di esse sono state dichiarate Riserve della Biosfera e l’arcipelago possiede quattro Parchi Nazionali.
Sia che ci si voglia rilassare al sole, sia che si preferisca praticare sport acquatici come il windsurf e le immersioni subacquee, o solo godersi l’interno con i suoi incredibili paesaggi che invogliano all’escursionismo, al ciclismo, all’arrampicata e persino alla speleologia, alle Isole Canarie non c’è tempo per annoiarsi.

Buenos Aires. Foto di manu talaixa da Pixabay
Buenos Aires – Argentina
Non è facile consigliare cosa vedere nella capitale argentina, dove ora è estate, perché le possibilità sono davvero molte.
Non capita spesso che uno dei luoghi più visitati della città sia il cimitero. Ma non si tratta di un cimitero qualsiasi: La Recoleta conta più di 90 “bóvedas”, come vengono chiamati qui i mausolei, che sono stati dichiarati Monumento Storico Nazionale.
Senza dubbio, la visita da non perdere è quella alla tomba di Eva Perón. Ma c’è molto altro da vedere, come Plaza de Mayo, dove si trova la Casa Rosada, la sede del governo, e ancora San Telmo, il quartiere residenziale più antico di Buenos Aires, con i suoi negozi di antiquariato e gli edifici pittoreschi che, insieme al quartiere di Palermo, è tra i più eleganti. Ma forse il più autentico è il quartiere di La Boca, e la via Caminito, piena di ballerini di tango, che regalano unatmosfera unica. La visita non può concludersi senza una passeggiata o una pausa gastronomica al porto Madero.

Dubai. Foto di Olga Ozik da Pixabay
Dubai – Emirati Arabi Uniti
A Dubai, o negli Emirati Arabi Uniti, non fa certo freddo in nessun periodo dell’anno.
Le temperature che possono toccare i 50 gradi Celsius non risparmiano nessuno, anche se l’aria condizionata è presente ovunque, persino alle fermate degli autobus.
Ma Dubai vale la pena di essere visitata, anche se fa caldo. Sebbene l’immagine più nota dell’emirato sia quella dei suoi alti grattacieli e del suo boom commerciale, quello che fino a poco tempo fa era un piccolo villaggio di pescatori sul Golfo Persico è diventata una delle città più cosmopolite del mondo, dove convivono persone di quasi 200 nazionalità diverse. Ma è ancora possibile cavalcare un cammello nel deserto, gustare una cena tradizionale in una tenda e persino scalare il Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo. Un viaggio di sicuro per lasciarsi impressionare.

Lima,Perù. Foto di Olga Ozik da Pixabay
Lima – Perú
Oltre alle buone temperature di questo periodo dell’anno, la capitale del Perù ha la meritata reputazione di epicentro della gastronomia latina, una delle migliori al mondo, riconosciuta dall’Unesco, che di per sé, volendo, può essere già un buon motivo per visitarla.
Ma c’è molto altro: basta passeggiare nel suo centro storico, anch’esso Patrimonio dell’Umanità, uno dei più belli e storici del Sudamerica, per apprezzare i suoi ricchi e variopinti balconi, oltre 1.600, decisivi per conquistare il titolo Unesco: vale la pena arrivare a Plaza San Martin per ammirare il duello di questi caratteristici balconi in cui si nota come diversi stili architettonici europei, dal barocco al rococò, siano stati riadattati alla realtà peruviana: ce ne sono di tutti i tipi, aperti, chiusi con vetri o a graticcio, a filo, e il Comune di Lima ha persino invitato privati e aziende ad adottarne uno per mantenerli come se fossero nuovi.

Algarve, Portogallo. Foto di Olga Ozik da Pixabay
Algarve – Portogallo
Il clima dell’Algarve è molto mite tutto l’anno, a riprova del fatto che ospita una delle più vaste offerte al mondo per gli amanti del golf, con circa 40 campi, la maggior parte dei quali si trova in aree incontaminate con viste mozzafiato.
In effetti, è stata spesso definita la migliore destinazione golfistica del mondo. Ma non è l’unica cosa da fare, vedere e godere su questa costa meridionale portoghese che combina insenature appartate con scogliere frastagliate e splendidi hotel.
Da non perdere Cape St. Vincent, considerato da alcuni il punto più occidentale d’Europa, con un bellissimo faro e una vista meravigliosa.
Caratteristici anche i pescatori in attesa sul bordo delle scogliere che lanciano le loro esche a quasi 100 metri di profondità nel mare agitato, mentre vicino alla spiaggia i surfisti si godono le grandi onde.

Taormina, Sicilia. Foto di Olga Ozik da Pixabay
Sicilia – Italia
È la punta più meridionale dell’Italia, che guarda verso la Tunisia e il continente africano.
Un’isola prevalentemente montuosa che conquista il cuore dei visitatori con il suo meraviglioso mare e le sue città ricche di fascino.
La Sicilia è un’isola da cartolina, caratterizzata dalle tracce indelebili dei popoli che l’hanno abitata, tra testimonianze artistiche, enogastronomiche e culturali di inestimabile valore. Siracusa, Messina e Palermo sono le sue città più importanti, ma vale la pena esplorarla secondo i propri ritmi.
È l’isola più grande del Mediterraneo, dove arte, storia e cultura si intrecciano in un mix sorprendente, dal mare alla montagna, dalla campagna ai villaggi costieri, ai vulcani.
Costellata di siti inestimabili e di vestigia greche e arabo-normanne, sontuosamente abbellita dal barocco e benedetta da un clima mite in tutte le stagioni, è un paradiso indimenticabile.

Marrakesh, Maarocco. Foto di Olga Ozik da Pixabay
Marrakech – Marocco
Tra tradizione e modernità, Marrakech è una promessa di sensazioni incomparabili.
Passeggiando per la piazza Jemaa El-Fna, che muta e si trasforma a seconda delle ore del giorno: da mercato a centro gastronomico, da teatro a scuola, con i souk dai colori sgargianti e gli odori orientali, la città rossa è piena di carrozze trainate da cavalli, terrazze assolate, artisti di strada e altre attività diurne e notturne che arricchiscono il soggiorno in Marocco.
Non è una città di grandi monumenti, ma si rimane abbagliati dalla ricchezza architettonica della Medina e dei suoi numerosi riad, piccoli palazzi orientali disposti intorno a un cortile centrale e trasformati in alloggi di lusso dal fascino sublime.
Nella Marrakech moderna, i quartieri Guéliz e Hivernage offrono infrastrutture moderne, boutique di lusso e negozi di prêt-à-porter internazionali, oltre a viali ampi e ariosi.

Maldive. Foto di Olga Ozik da Pixabay
Maldive
I visitatori delle Maldive concordano con un’antica leggenda secondo cui una mano invisibile ha preso un pezzetto di Eden e l’ha poi sparso sul Pianeta, e così è caduto magistralmente sotto forma di circa 1.200 isole paradisiache nell’Oceano Indiano.
Le sue spiagge di sabbia bianca fine, punteggiate da lussureggianti palme da cocco, le acque limpide che pullulano di vita marina colorata, sono diventate una destinazione esclusiva per rilassarsi dalla vita quotidiana. La maggior parte delle isole turistiche – circa 150 – segue il concetto “One island, One resort”.
Così, ogni catena alberghiera imprime il proprio stile e know-how, generando un concetto unico e offrendo un’ampia varietà di proposte su ogni isolotto o atollo.
Palafitte, bungalow sul mare o sulla spiaggia, con piscine private, spa e molto altro, con il concetto di lusso all-inclusive in quasi tutte, fanno di queste isole un vero paradiso terrestre.
Apr 5, 2024 | Territori
Viaggio fra le bellissime e sontuose residenze che vennero costruite per creare una raffinata “Corona di Delizie” intorno alla capitale, a testimonianza della magnificenza di Casa Savoia.
La Reggia di Venaria e la Palazzina di Caccia di Stupinigi, maestosi complessi barocchi, nacquero come residenze di caccia e di piacere.
Hanno origini difensive i castelli di Rivoli – oggi Museo di Arte Contemporanea – e di Moncalieri inizialmente edificati come roccaforti e successivamente trasformati in accoglienti maisons de plaisance. Il Castello della Mandria, all’interno dell’omonimo Parco, divenne residenza e luogo prediletto del primo re d’Italia.

Reggia di Venaria
La Reggia di Venaria costituisce uno dei più riusciti esempi della “Corona di Delizie”, il sistema di residenze progettate intorno a Torino nelle quali il sovrano fra Seicento e Settecento abitava circa sei mesi l’anno, durante la stagione più calda.
Visitando i magnifici ambienti della Reggia e passeggiando nel suo vasto parco si respira un’atmosfera sospesa tra passato e futuro. Costruita a partire dal 1658 dall’architetto Amedeo di Castellamonte per Carlo Emanuele II, la Venaria Reale comprende il borgo, il parco e i boschi destinati all’attività venatoria. A questa pratica rimandano anche gli affreschi che decorano le stanze, raffiguranti Scene di cacce infernali e Scene di cacce acquatiche entro bizzarre cornici in stucco e le tele del pittore fiammingo Jan Miel nella grande Sala dedicata alla dea Diana, che rappresentano i principali tipi di cacce praticati dal duca e dai suoi cortigiani.
Fra fine Seicento e inizio Settecento Vittorio Amedeo II trasformò il complesso da residenza di caccia a vera e propria reggia, affidando i lavori prima a Michelangelo Garove e poi al siciliano Filippo Juvarra, che rese Venaria un gioiello del Barocco. L’architetto l’arricchì con gli immensi spazi della Scuderia Grande, che poteva ospitare fino a duecento cavalli, della Citroniera, destinata alla conservazione delle piante da frutto durante i mesi invernali, e della Regia cappella di corte (poi detta di Sant’Uberto), un suggestivo ambiente a croce greca modellato dalla luce che raccorda pittura, scultura ed architettura, con pale d’altare di grandi pittori italiani (Sebastiano Conca, Francesco Trevisani e Sebastiano Ricci) e sculture in marmo del toscano Giovanni Baratta. Ma è con la Galleria Grande (1718-72) che Juvarra realizzò il suo capolavoro. Lunga 80 metri, nella galleria è la luce l’assoluta protagonista. Essa filtra dalle finestre su entrambi i lati e dagli oculi aperti sull’imposta della volta e anima le ricche decorazioni a stucco in un costante e mutevole gioco di luci e ombre. A completare la Reggia fu poi Benedetto Alfieri, cui si devono le nuove scuderie e le gallerie di collegamento fra le parti juvarriane.
Per tutto il Settecento, Venaria fu il principale teatro del potere politico e della magnificenza artistica di Casa Savoia. Nell’Ottocento, poi, fu trasformata in caserma, progressivamente abbandonata al degrado e privata dei suoi arredi. Dal 1999 è stata oggetto d’un pionieristico e impegnativo intervento di restauro che ha permesso, nel 2007, la sua restituzione al pubblico e l’allestimento di un articolato percorso di visita, arricchito ogni anno da importanti mostre internazionali di arte antica e moderna.
Il dialogo tra memoria del passato e contemporaneità prosegue anche nei suoi ampi giardini, nel 2019 vincitori del premio “Parco più bello d’Italia”, dove si possono ammirare esposizioni di arte contemporanea, il Giardino delle sculture fluide di Giuseppe Penone, le installazioni di Giovanni Anselmo e di Mimmo Paladino e il complesso della Fontana dell’Ercole, capolavoro seicentesco di Amedeo di Castellamonte.

Castello di Rivoli
Il Castello di Rivoli sorge in un punto di controllo strategico a 15 km da Torino, sull’anfiteatro morenico che si apre all’imbocco della Val di Susa, a ovest rispetto la città.
Le origini, come roccaforte militare, risalgono al XI secolo. Proprietà sabauda dal 1247, dalla seconda metà del Cinquecento l’edificio iniziò ad assumere l’aspetto attuale. Prima residenza in Piemonte del duca Emanuele Filiberto, venne trasformato in palazzo di loisir grazie agli interventi dell’architetto Ascanio Vitozzi e di Carlo e Amedeo di Castellamonte. Il complesso si arricchì in quel momento della Manica Lunga, pinacoteca ducale, di oltre 140 metri.
All’inizio del Settecento divenne uno dei luoghi più importanti per la vita della corte sabauda. Poco dopo aver acquisito il titolo reale (1713), Vittorio Amedeo II incaricò Filippo Juvarra di ricostruire il castello, il quale progettò un maestoso edificio che tra 1717 e 1727 convogliò gli investimenti artistici della corte. Per la quadreria furono selezionate le opere dei migliori artisti del tempo, come Gaspar van Wittel, Sebastiano Conca, Francesco Solimena, Sebastiano Ricci, Francesco Trevisani.
A seguito della prigionia di Vittorio Amedeo II, dal 1731 al 1732, il monumentale progetto juvarriano ebbe una battuta di arresto rimanendo incompiuto visto che il nuovo re, Carlo Emanuele III, convogliò altrove gli sforzi economici e progettuali, preferendo altre residenze come la Palazzina di Caccia di Stupinigi. Il Castello di Rivoli, edificato solo per metà, fu ancora oggetto di interventi a fine Settecento ad opera di Carlo Randoni, cui va attribuita la regia delle decorazioni delle sale al secondo piano, fra cui il salotto cinese (1793).
Con la Restaurazione, l’arredo mobile fu in gran parte disperso. Venduto al comune di Rivoli nel 1883, il castello diventò una caserma militare. Colpito dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale, fu oggetto di un progetto di demolizione, fortunatamente mai realizzato.
Un primo tentativo di recupero dell’edificio fu avviato in occasione dei festeggiamenti per il centenario dell’Unità d’Italia, nel 1961. Dal 1979, grazie alla decisione della Regione Piemonte di acquisirlo in comodato per 29 anni, fu avviato un lungo cantiere di restauro guidato dall’architetto Andrea Bruno che pose fine al degrado dell’edificio, creando una suggestiva linea di continuità tra passato, presente e futuro.
Nel 1984 vi fu inaugurato al suo interno il primo Museo d’Arte Contemporanea d’Italia. Il Museo possiede tre piani espositivi nell’Edificio Castello e quello, unico nel suo genere, al terzo piano della Manica Lunga. La Collezione annovera opere dagli anni Sessanta ad oggi, con particolare riguardo verso l’Arte Povera, la Transavanguardia, Minimal, Body e Land Art, oltre che le mostre temporanee. Grazie all’accordo stipulato nel 2017 tra la Fondazione Cerruti e il Castello di Rivoli, dal 2019 è aperto uno spazio ad essa destinato, con una raccolta che spazia dalle opere del Rinascimento ai grandi maestri dell’arte contemporanea come Bacon, Picasso, Modigliani, Warhol, Klee e Kandinskij.

Castello di Moncalieri
Il Castello di Moncalieri, che si erge imponente sulla collina a sud-est di Torino è una delle più antiche e grandi residenze sabaude costituenti il sistema della “Corona di delizie”.
Il primo nucleo venne edificato nel XIII secolo con funzione difensiva; risalgono invece al tardo quattrocento le due torri a pianta circolare oggi inglobate nella facciata rivolta verso la città. Nel Seicento venne trasformato da Cristina di Francia e da suo figlio Carlo Emanuele II in residenza di svago per la corte. La struttura a C con possenti torrioni angolari si apre verso il retrostante parco collinare vasto circa 5 ettari.
Nel Castello di Moncalieri Vittorio Amedeo II fu arrestato nel 1732 per aver tentato di revocare la sua abdicazione e tornare al potere, morendovi poco dopo.
Intorno al 1775 fu Vittorio Amedeo III ad incaricare l’architetto Francesco Martinez (nipote di Juvarra) di ampliare gli spazi e di crearne di nuovi, come la scenografica Cappella Regia.
Tra il 1788 e il 1789, vennero riallestiti da Leonardo Marini gli appartamenti al primo piano per i principi di Piemonte, mentre Giovanni Battista Piacenza e Carlo Randoni si occuparono di quello al piano terra, destinato ai duchi d’Aosta.
Le complesse vicende del XIX e XX secolo segnarono il destino della residenza. Durante l’occupazione francese divenne caserma e ospedale militare, perdendo gran parte degli allestimenti e degli arredi. Cancellato il passaggio delle truppe, il Castello tornò ad essere abitato, amato dalle donne di Casa Savoia, in particolare la regina Maria Adelaide e le principesse Maria Clotilde e Maria Letizia. Di questa fase tardo ottocentesca, allestita dall’architetto Domenico Ferri secondo uno stile eclettico di gusto francese, rimane come esempio l’appartamento del primo re d’Italia Vittorio Emanuele II e della sua consorte Maria Adelaide, con lo spettacolare Salotto Blu sfarzosamente arredato e decorato in stile neobarocco.
Alla fine della prima guerra mondiale Vittorio Emanuele III cedette allo Stato alcuni castelli della Corona, fra essi Moncalieri, all’interno del quale era comunque stata garantita la permanenza della principessa Maria Letizia fino alla morte, avvenuta il 25 ottobre 1926. Due anni dopo fu inaugurata al suo interno la Scuola di reclutamento per gli Ufficiali di complemento del Corpo d’Armata di Torino. Divenne caserma dell’Arma dei Carabinieri dal 1945 e oggi ospita il 1° Reggimento Carabinieri “Piemonte”.
Nel 2008 un incendio, divampato nel torrione sud-est, ha distrutto parte dell’appartamento di Vittorio Emanuele II, incluso nel percorso di visita, causando gravi danni ed una irreparabile perdita per il patrimonio storico e culturale italiano, come la sala nella quale il 20 novembre 1849 il re firmò il Proclama di Moncalieri, determinante per la futura unità della nazione.
I complessi restauri, conclusisi nel 2017, hanno restituito al pubblico questi spazi con un allestimento evocativo che, tramite un sistema di pannelli e velari, mostra “in trasparenza” il loro aspetto prima dei danneggiamenti.

Palazzina di caccia di Stupinigi
La Palazzina di Caccia di Stupinigi è un gioiello architettonico immerso nella campagna torinese, a soli 10 km da Piazza Castello a Torino, cui fa da cornice lo strepitoso panorama delle Alpi. Considerata il capolavoro dell’architetto Filippo Juvarra – che ne fece un modello internazionale per le residenze di loisir – e voluta da Vittorio Amedeo II per gli svaghi della corte sabauda, fu edificata dal 1729 al centro di una vasta riserva di caccia, instaurando un rapporto privilegiato con l’ambiente circostante.
La razionale gestione del territorio emerge nella progettazione di un vero e proprio agglomerato urbano al servizio della Palazzina, completo di scuderie, magazzini, cascine, canili e abitazioni. Dal 1754, il complesso divenne facilmente raggiungibile dalla capitale attraverso una strada alberata.
Per l’edificio principale, Juvarra concepì una struttura a forma di croce di sant’Andrea nei cui bracci, proiettati verso i giardini, trovavano spazio gli appartamenti destinati alla famiglia reale. Al centro della croce, perno dello schema geometrico su cui è impostata la planimetria, sorge l’ampio salone ellittico ideato come uno spettacolare spazio per le feste. Interamente dipinto a finte architetture dai quadraturisti bolognesi Domenico e Giuseppe Valeriani, il salone coinvolge lo spettatore in uno scenografico dialogo tra pittura, scultura e architettura, amalgamate dalla luce che entra dalle ampie finestrature. Il tema della caccia, scelto per il centrovolta del salone con l’Apoteosi di Diana, è, insieme a quello della natura, il filo conduttore per gli affreschi, gli arredi e le sculture che ornano gli ambienti della residenza.
Su richiesta di Carlo Emanuele III (successore di Vittorio Amedeo II) dal 1740 Benedetto Alfieri ampliò la palazzina con due appartamenti destinati ai figli del nuovo re, il duca di Savoia e il duca di Chiablese. Gli interni si caratterizzarono per la decorazione rococò incentrata sul fascino degli specchi e sul gusto per l’esotismo, con salotti rivestiti di carte importate dalla Cina. Con il 1798 e l’occupazione francese si conclusero gli ampliamenti, durati tutto il secolo; durante l’Ottocento la palazzina fu riarredata più volte per ospitare i sovrani che la scelsero come luogo di villeggiatura, come Carlo Felice e Maria Cristina di Borbone e, ancora nel Novecento, Margherita di Savoia.
Dal 1919 la Palazzina di Caccia di Stupinigi, affidata all’Ordine Mauriziano, divenne sede del Museo di Arte e ammobiliamento. Importanti lavori di restauro sono stati condotti recentemente e dal 2016 il percorso di visita ripristinato prevede la quasi totalità degli appartamenti aulici. La conservazione e valorizzazione di questo patrimonio si deve oggi alla Fondazione Ordine Mauriziano.
Apr 3, 2024 | Territori
Giornate che si allungano, ore in più di luce e un tiepido sole che invitano a muoversi, a uscire, a tornare a viaggiare seguendo le proprie passioni e per andare alla scoperta di nuove mete o rivederle con occhi nuovi durante i ponti primaverili di aprile e maggio.
Per scoprire perché il più prestigioso “passito” del Trentino si chiama “Vino Santo” (articolo qui) e assistere al rito della sua spremitura; camminare lungo i sentieri che collegano i borghi e i castelli della val di Non, la valle delle mele, circondati dallo spettacolo della fioritura di distese di meleti, pernottare in un agriturismo e “adottare” un melo da cui a fine estate raccogliere i prelibati frutti.
Le città di Trento e Rovereto, con le nuove mostre proposte dai loro Musei, vie, luoghi e palazzi da scoprire percorrendo trekking urbani a tema tra il centro storico e la periferia.
E ancora, le ultime discese sulla neve di primavera, caduta abbondante a inizio di marzo, sostando sulle terrazze dei rifugi per godersi il sole e il panorama sulle vette, approfittando delle proposte di fine stagione sempre molto convenienti anche per le famiglie.
Ecco alcuni suggerimenti per vivere queste giornate mentre la natura si risveglia tutt’intorno.

Val di Non. Foto Paolo Crocetta
Aprile dolce fiorire
Il periodo delle fioriture è davvero speciale in alcune zone del Trentino.
Tra queste c’è la Val di Non dove diverse manifestazioni accompagnano questo particolare momento che vive la valle.
Aprile dolce fiorire si svolge dal 12 aprile al 2 maggio per rendere omaggio allo spettacolo della primavera e dei meli in fiore in valle.
Nel programma pic nic tra i meli con ricette a base di fiori ed erbe di stagione, escursioni guidate nei frutteti storici e wine trekking.
Appuntamento anche con Fiorinda, la festa della fioritura, in programma a Mollaro il 13-14 aprile, con la Passeggiata gastronomica di Revò dove assaggiare tutti i piatti più conosciuti della Val di Non e con il Zicoria Festival, nella vicina Val di Rabbi, dal 25 aprile al 1 maggio.
“Zicoria” è il nome locale del tarassaco, pianta millenaria e leggendaria, sia per le proprietà medicamentose che per le leggende che volano via coi suoi acheni al vento.

Scialpinismo in Trentino. Foto by Simon from Pixabay
La neve di primavera
Tra febbraio e marzo le nevicate sono state generose e abbondanti nelle skiarea trentine e ora sono in condizioni ideali per concludere la stagione bianca su piste perfette e con giornate lunghe che invitano alla sosta in uno dei rifugi lungo le piste, o raggiungibili a piedi e con le ciaspole, per assicurarsi la tintarella sulle terrazze in pieno sole con vista sulle cime innevate.
Tanta la neve in quota che prolunga la stagione anche per gli appassionati dello scialpinismo che regala il piacere della salita con il proprio passo e l’emozione della discesa in neve fresca o sul tipico “firn” di primavera.
Se non si ha già esperienza è sempre buona cosa farsi accompagnare da esperte guide alpine (che possono fornire indicazioni puntuali sui tracciati più adatti al periodo) e portare con sé sempre le dotazioni di autosoccorso: l’Artva, per la ricerca di dispersi sotto la neve, la sonda e la pala.

Trento, Castello del Buon Consiglio. Foto TheUjulala from Pixabay
Itinerari urbani alla scoperta di Trento e Rovereto
A Rovereto c’è un negozio “sorvegliato” da due Cariatidi disegnate da Fortunato Depero, maestro del Futurismo italiano, mentre a Trento i luoghi in cui nel XVI secolo si svolse il famoso Concilio sono più di quanti si possa immaginare.
Curiosità che si scoprono durante un trekking urbano un’esperienza che permette di unire un po’ di sana attività fisica al piacere della scoperta e all’amore per l’arte e la storia. Passeggiate alla portata di tutti, da percorrere in compagnia di una guida o in autonomia, grazie all’aiuto di mappe e app.