21 marzo: Tiramisù day e la scoperta del suo antenato “il dolce Livenza”

21 marzo: Tiramisù day e la scoperta del suo antenato “il dolce Livenza”

Alla vigilia del Tiramisù Day, la giornata che in tutto il mondo omaggia il celebre dessert italiano che solo alcuni giorni fa è stato decretato dolce più amato dagli italiani, la scoperta della Tiramisù World Cup: «Abbiamo trovato la ricetta che anticipava quello che sarebbe poi diventato il dolce al cucchiaio più famoso nel mondo». 

il ricettario dov’è il “dolce Livenza”

La scoperta alla tiramisù world cup

«Mi chiamo Sandra Micheletto, per tutti “Ducci”. Sono nata a Sacile (Pordenone) nel 1929.
Questi sono due libri scritti a mano che ho portato dalla casa di famiglia nel giorno del mio matrimonio e in uno è contenuta la ricetta della suocera di mia madre che, fra i dessert che serviva nella sua trattoria di Sacile, aveva il “Dolce Livenza”».
A queste parole, la compianta signora Sandra (mancata nell’agosto del 2024) accompagna la visione di un vecchio testo in cui si legge la ricetta di quello che – a tutti gli effetti – può essere considerato l’antenato del Tiramisù.
Qualche differenza con la versione odierna, certo, ma sono tutte modifiche alla versione originale, proprio come oggi la conosciamo.
Rispetto alla ricetta celebrata in tutto il mondo, quella dell’“antenato” prevede dosi e varianti che ancora possiamo ritrovare nel Tiramisù, esattamente come avviene in ogni creazione dei partecipanti alla TWC (quest’anno a Treviso dal 9 al 12 ottobre) e in ogni famiglia in Italia e nel mondo.
Ecco allora che, al posto del mascarpone, troviamo l’uso della panna montata; al biscotto savoiardo, (ancora poco usato in zona, al tempo) veniva preferito il pan di Spagna.
Si suggeriva, inoltre, di aggiungere rum oppure cognac (oggi taluni usano il Marsala), sebbene nella ricetta originale non sia previsto alcun utilizzo di alcol. Ci sono alcune differenze rispetto a come conosciamo oggi il Tiramisù, dunque, ma sono varianti che ancora si ritrovano nelle abitudini di molti amanti del famoso dessert tricolore.
«Per noi è stata un’autentica sorpresa, emersa attraverso i video di VisitSacile – racconta Francesco Redi, ideatore e organizzatore della Tiramisù World Cup, in questi giorni in tour a New York (Usa) e Toronto (Canada) proprio per celebrare il Tiramisù Day, in collaborazione con il partner Matilde Vicenzi – . Quello che viene mostrato nel video è la prova di un “predecessore” del Tiramisù, inteso come oggi lo conosciamo nei suoi ingredienti originali (uova, zucchero, mascarpone, savoiardi, caffè e cacao)».
«Non solo, è la dimostrazione di come da più parti (in passato) in tutte le cucine delle case si realizzassero ricette con quei pochi ingredienti che si avevano a disposizione, proprio come uova e zucchero, che sono la base del Tiramisù – commenta ancora Redi – . Da lì, le sperimentazioni e le nuove creazioni con le diverse derivazioni e interpretazioni. In fondo, come direbbe lo storico Alberto Grandi (già giudice della TWC), “la tradizione è un’innovazione che ce l’ha fatta”».

5 storie e 5 vini per brindare alla Festa del papà

5 storie e 5 vini per brindare alla Festa del papà

Il mondo del vino è fatto di legami profondi con la terra, di storie, saperi e tradizioni tramandati di generazione in generazione. Solitamente di padre in figlio, perché spesso è il papà l’anima e il cuore dell’azienda vinicola.
Vi raccontiamo cinque storie di padri e figli in cantina e i vini per omaggiare il loro rapporto, con cui brindare per festeggiare assieme il 19 marzo.

Cesare e Marco Branchini. Branchini 1858

Foto. Sepy per depositphoto

Cesare e Marco Branchini. Branchini 1858

È una storia di padri e figli, lunga oltre 165 anni, quella di Branchini 1858: cantina di Dozza (Bologna) oggi guidata da Marco e Angelo Branchini.
L’azienda ha sempre preservato la sua storia e l’imprinting della famiglia è stato forte, come racconta Marco Branchini ripercorrendo gli anni in cantina con il padre Cesare. Un passaggio di testimone, che ha come fil rouge l’amore per il territorio e la valorizzazione della tipicità dei propri vini. 

«Il rapporto con mio padre è sempre stato scandito da una sana dialettica generazionale ed è stato proprio questo confronto diretto a farmi crescere fino a quando mi sono guadagnato i miei spazi in azienda. Ancora oggi che ha 86 anni dice la sua, guidato dalla passione per l’attività di famiglia che portiamo avanti da 167 anni: è una responsabilità essere riusciti a tramandare la cantina di padre in figlio per così tanto tempo». Ad accumunare padre e figli, è il simile approccio alle sfide anche in cantina, «da mio padre ho sicuramente ereditato l’inventiva, anche manuale e pratica per dirla all’antica “l’arte di arrangiarsi” trovando sempre soluzioni, anche non canoniche, a ogni problematica».
IL VINO PER BRINDARE CON PAPÀ – 1858 METODO CLASSICO BRUT
Non poteva che essere legato a un ricordo del padre e a un episodio famigliare il vino scelto da Marco Branchini per brindare alla Festa del Papà: il Metodo Classico 1858 Brut, la cui prima sboccatura è avvenuta proprio nel giorno del suo matrimonio, il 21 dicembre del 2013. «Un giorno speciale per tanti motivi e per la nascita della nostra bollicina di punta, ricordo che mio padre assaggiandolo disse che gli ricordava l’Albana che facevano ai loro tempi. Non credo che fosse così ma sapere che quel vino, frutto di una mia innovazione, aveva riportato alla sua memoria profumi, sentori ed emozioni del passato mi è rimasto impresso nella mente fino a oggi».
Metodo Classico, Albana al 100%, affina per 36 mesi sui lieviti e il remuage avviene rigorosamente a mano. Colore giallo paglierino brillante, con perlage vivace, fine e persistente. Al naso è delicato ed elegante, con note floreali di caprifoglio e camomilla, arricchite da fragranti note di brioche e bignè oltre a un tocco di erbe di campo leggermente aromatiche. Al sorso è brioso, freschezza e acidità sono le caratteristiche di questa bollicina dal finale leggermente amaricante, perfetto a tutto pasto abbinato a piatti di pesce ma anche con le fritture, con i salumi tipici della Romagna e da provare con il sushi.
Prezzo: da 15 euro

Leonello e Lucia Letrari. Letrari

Leonello e Lucia Letrari. Letrari

È indissolubilmente legata alla figura carismatica del suo fondatore la storia di Letrari, cantina di Rovereto (Trento) creata nel 1976 da Leonello Letrari, tra i padri della spumantistica trentina, insieme alla moglie Maria Vittoria.
Tra i maggiori protagonisti del Trentino vinicolo, Leonello ha condiviso dal 1987 il suo lavoro in cantina con la figlia Lucia, enologa oggi alla guida dell’azienda: «Sono cresciuta tra le vigne respirando la passione e la tenacia di mio padre, con cui ho sempre avuto un rapporto di estrema complicità, dentro e fuori la cantina, e di scambio reciproco.
Da quando sono entrata in azienda, dopo gli studi di enologia, è sempre stato al mio fianco, supportandomi e trasmettendomi non solo le sue conoscenze ma anche la lungimiranza, la voglia di sperimentare e il desiderio di spingerci oltre i confini, in termini di innovazione e ricerca, per elevare sempre più la qualità dei nostri prodotti».

IL VINO PER BRINDARE CON PAPÀ – QUORE PIENNE TRENTODOC RISERVA
Quore PieNne Riserva è un Pinot Nero in purezza, che affina sui lieviti per minimo 60 mesi. Un Trentodoc con un profilo aromatico vibrante tra ricordi di susina, mela cotogna, tè e una vaga reminiscenza di zenzero, a cui si aggiungono note fragranti di pan tostato e un richiamo alla liquirizia.
Coerente con i suoi profumi, entra in bocca con un’immediata austerità vitale, per poi rivelare la sua struttura energica: un sorso fitto e convincente, con una freschezza agrumata dal tocco salino e un finale opulento nella sua graziosa versatilità. L’abbinamento perfetto per piatti semplici, che lasciano spazio alla fantasia: dagli antipasti di pesce ai risotti con funghi di stagione, ma anche manicaretti a base di uova, carni bianche, formaggi d’alpeggio poco stagionati e paté.

«Da gustare in purezza per cogliere appieno la sua autorevolezza e la sua classe inconfondibile, Quore PieNne Riserva è un Trentodoc di grande carattere, i cui tratti mi ricordano molto mio padre, il suo amore per il mondo del vino e l’enorme energia e passione che metteva nel suo lavoro», racconta Lucia Letrari.
Prezzo in enoteca: da 60 euro

Arnaldo e Marco Caprai – Arnaldo Caprai

Arnaldo e Marco Caprai – Arnaldo Caprai

La storia della più famosa cantina umbra, fautrice della rinascita e del successo del Sagrantino, inizia nel 1971, quando Arnaldo Caprai, imprenditore umbro nel settore tessile, acquista 42 ettari a Montefalco, di cui quattro già vitati nella Tenuta Val Di Maggio, per realizzare il sogno di condurre un’azienda agricola per la produzione di vino.
Determinato a valorizzare le enormi potenzialità del vitigno autoctono Sagrantino, progressivamente annette alla tenuta i migliori terreni adiacenti. Nel 1986 l’arrivo del figlio Marco Caprai alla conduzione dell’azienda segna il punto di svolta nella storia vitivinicola del territorio.

«Da imprenditore mio padre aveva capito fin da subito l’importanza di mettere al centro del progetto il Sagrantino e il valore che questo vitigno poteva avere. La sua visione non era solamente agricola, bensì d’impresa, e quando ho preso in mano l’azienda ho avuto la fortuna di avere grande libertà da parte di mio padre, credo ben ripagata». Marco, uno degli uomini del vino più conosciuti e importanti d’Italia, Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana, ha raccolto il sogno del padre e non solo lo ha fatto diventare realtà, ma ha superato qualsiasi aspettativa, portando, con il suo instancabile lavoro, il Sagrantino e Montefalco a una popolarità mondiale. La soddisfazione più grande regalata da Marco al padre Arnaldo? «Sicuramente i primi 3 Bicchieri del Gambero Rosso conquistati dal Montefalco Sagrantino Docg 25 Anni».
IL VINO PER BRINDARE CON PAPÀ – SPINNINNG BEAUTY MONTEFALCO SAGRANTINO DOCG
Persistente e intenso, capostipite della linea AC Signature di Arnaldo Caprai, Spinning Beauty rappresenta un omaggio all’opera e alla passione di Arnaldo Caprai, padre di Marco Caprai, nel settore tessile: il nome è un richiamo al “tessere la bellezza”, a quel filo che lega la storia della famiglia Caprai all’identità del territorio.
Sagrantino in purezza è un vino di grandissimo spessore, intenso e penetrante. Lasciato a maturare in barrique per 8 anni e con almeno 8 mesi di affinamento in bottiglia, il risultato è un vino unico e straordinario, con potenziale affinamento oltre i 15 anni.

Dal colore rosso rubino, compatto e luminoso, al naso dimostra una forza aromatica estremamente ampia: un’esplosione di profumi costellata da un caleidoscopio di sentori balsamici lignei, di spezie, di incenso e di una densa componente tostata (segni dell’elevazione in rovere), a cui seguono percezioni di amarena e frutti di bosco neri e rossi per concludere con richiami di tabacco, cioccolato e Irish Coffee. È un vino grintoso, corposo, caldo e fresco al contempo, persistente, inimitabile e inconfondibile.  A tavola, si sposa alla perfezione con selvaggina e carni rosse, ma può essere apprezzato anche da solo, come vino da meditazione, grazie alla sua straordinaria carnosità.
Prezzo: 280 euro

Alessandra, Maddalena e Antonio Stelzer – Maso Martis

Alessandra, Maddalena e Antonio Stelzer – Maso Martis

È una storia di famiglia quella di Maso Martis, Maison spumantistica trentina fondata 35 anni fa dagli allora fidanzati Roberta Giuriali e Antonio Stelzer i quali dal loro amore hanno fatto nascere la cantina ma anche le due figlie Alessandra e Maddalena, oggi alla guida dell’azienda.
Nate sotto il segno del Trentodoc, le sorelle Stelzer sono la next generation al femminile della cantina che ha radici ben piantate nel territorio, nel solco dell’eredità di papà Antonio.

«Ci ha insegnato a prenderci cura dei vigneti, che sono anche la nostra casa, orientandoci verso la viticoltura biologica, sempre rispettoso della natura e del territorio», racconta Maddalena.
Apparentemente schivo ma sempre appassionato, curioso e paziente, così lo descrive Alessandra: «Ci ha trasmesso la grande passione per questo lavoro e, sebbene i nostri ambiti in azienda siano diversi, è sempre propenso a lasciarci fare, ci ha passato il testimone con molta soddisfazione e ripone tanta fiducia in noi. Ho imparato da lui a gestire i problemi mantenendo la calma, a esprimere la mia opinione senza avere paura e a mantenere la posizione quando necessario ma soprattutto a osare. Un po’ come quando da bambine ci portava di nascosto sul trattore, senza che la mamma lo sapesse».
IL VINO PER BRINDARE CON PAPÀ – MONSIEUR MARTIS TRENTODOC ROSÉ BRUT
Il “signore” a cui si riferisce questo Trentodoc è Antonio Stelzer, papà di Alessandra e Maddalena che in questo Metodo Classico rivedono proprio il padre. Monsieur Martis va contro i luoghi comuni e ama le sfide: ha un nome al maschile ma è rosé ed è fatto solo con uve di Pinot Meunier, vitigno famoso per dare vita a spumanti delicati, rotondi e più fruttati, con una leggera nota vegetale e un’acidità più marcata. Dallo splendido colore rosa con riflessi aranciati, la permanenza sui lieviti di almeno 48 mesi regala struttura, profondità, volume e un perlage cremoso.
Al naso sprigiona un inebriante bouquet di lamponi, piccoli frutti rossi croccanti, ciliegia, arancia amara, toni minerali e un originale tocco speziato. Sentori che si ritrovano al sorso, dove è sapido, fresco e persistente. Ideale in abbinamento a crudità di pesce, crostacei, frittura.

Prezzo: 70 euro

Alfredo e Mariano Buglioni

Alfredo e Mariano Buglioni – Buglioni

Aldredo e Mariano Buglioni sono una “coppia” che funziona: prima nella moda, poi nel vino, padre e figlio sono il perfetto esempio dell’illuminata imprenditorialità veneta, quella mossa dalla passione e dalla voglia di fare.
Nasce così, negli anni Novanta, il progetto di Cantina Buglioni, oggi affermata realtà che dalla Valpolicella ha sconfinato anche nel territorio del Lugana e del Bardolino.
I nomi dei vini firmati da Buglioni sono una continua celebrazione dei due uomini che li hanno desiderati e sognati, Alfredo e Mariano appunto: scherzosi, a tratti irriverenti, ammiccano ai padri e figli appassionati di vino fin dall’etichetta. Ma è nel bicchiere, poi, che appagano e si scoprono perfetti per celebrare la Festa del Papà.

IL VINO PER BRINDARE CON PAPÀ – TESTE DURE AMARONE DELLA VALPOLICELLA CLASSICO DOCG RISERVA 2018
Nome coniato in onore del grande rapporto tra padre e figlio, Alfredo e Mariano Buglioni fondatori della cantina, che condividono passioni ma anche caparbietà e tenacia, Teste Dure è il vino di punta di Buglioni e per l’annata 2018 sono state prodotte 3.093 bottiglie. Nel calice dimostra tutta la sua personalità: deciso sia al naso sia al sorso, tenace nel finale, appagante e fresco al contempo, se fosse un uomo avrebbe lo sguardo profondo dell’esperienza e il sorriso audace della gioventù.
Corvina, Corvinone, Rondinella, Oseleta e Croatina, l’uva, dopo l’appassimento di circa 3 mesi, fermenta in anfore di ceramica, dove affina per 12 mesi. Seguono 2 mesi in tonneaux di rovere francese e 60 mesi di riposo in bottiglia prima della mesa in commercio. Il risultato è un vino che al naso profuma di frutta di sottobosco, cioccolato, sandalo, pepe ed erbe balsamiche, con un tocco di argilla. Al sorso, mora e amarena si intrecciano a sentori di macchia mediterranea e rimandi balsamici che donano quella freschezza, cifra stilistica dei vini Buglioni. Perfetto abbinato a carni rosse ricche e marezzate, stracotti della tradizione come la guancia di manzo e i brasati di selvaggina. Sorprende abbinato a capesante e cernia oppure con la cucina orientale, in particolare con l’anatra laccata alla pechinese.
Prezzo in enoteca da 180 euro.

10 vini per brindare alla Festa del Papà

10 vini per brindare alla Festa del Papà

La Festa del Papà è una bella occasione per scegliere un vino da regalare. Spesso del proprio padre conosciamo i gusti e le preferenze ma per una volta, proviamo a scegliere il vino giusto per la festa del papà in base a quello che noi consideriamo più simile a nostro padre.
Ecco per voi a scelta.

Rosso di Rosso 2015, Diesel Farm (Veneto)

Il Rosso di Rosso 2015 della cantina Diesel Farm è una sinergia tra Merlot e Cabernet Sauvignon che esplora l’opulenza e la profondità di queste varietà.
Derivante da un’attenta interazione uomo-natura, questo vino esprime ricchezza e complessità, è coltivato in un ambiente collinare con suoli basaltici e un clima mediterraneo temperato fresco.
Dopo un affinamento in barrique per 12 mesi, si presenta di un color rubino brillante con riflessi granati.
Al naso, offre un profumo ampio ed elegante di sottobosco e spezie, mentre al palato è ricco, avvolgente ed equilibrato.
Perfetto per accompagnare pranzi e cene di ricerca e della tradizione, si consiglia di servire a 18°C in bicchieri ampi a stelo lungo.

Collio bianco Bratinis, Gradis’ciutta (Friuli Venezia Giulia)

Il Collio Bianco “Bratinis” prosegue la tradizione del passato, regolata poi anche con il disciplinare della Doc nel 1968.
Oggi, che ogni produttore può metterci la sua creatività, Robert Princic produce il “Bratinis” utilizzando uve Chardonnay, Pinot Grigio e Sauvignon in percentuali diverse, tutte provenienti dalle marne argillose del Collio.
Il nome deriva dalla località in cui vengono raccolte parte delle uve. Sul palato il vino parte morbido e rotondo per poi svilupparsi succoso e fruttato e virare verso un finale preciso dai sentori di ananas e mango.
Servire fresco, attorno ai 9-10° C (47-50° F). Abbinamenti: vino da aperitivo, si accosta egregiamente a piatti di pesce, ad antipasti e primi di vario genere. Interessante è l’accostamento con secondi piatti leggeri, specialmente carni bianche.

Langhe Doc Nebbiolo 2021, Josetta Saffirio (Piemonte)

Il Langhe Doc Nebbiolo della cantina Josetta Saffirio è un vino elegante e complesso, interamente prodotto da uve Nebbiolo.
Coltivato su terreni esposti a Sud-Est a un’altitudine tra i 400 e i 450 metri sul livello del mare, beneficia di un’eccezionale combinazione di marne calcaree grigie e arenarie cementate.
Dopo una vendemmia attenta, le uve subiscono una delicata diraspatura e pressatura seguita da una crio-macerazione per circa 24 ore. La fermentazione avviene in vasche a temperatura controllata di 8-10 giorni e successivamente un affinamento in botti di rovere.
Il risultato è un vino di notevole struttura, perfetto in abbinamento con carni rosse, brasati, selvaggina e formaggi.
Si consiglia di servire leggermente fresco, a una temperatura compresa tra i 16 e i 18 gradi.

Incalmo, Le Colture (Veneto)

“Incalmo”, è un vino frizzante ottenuto da uve Glera, secondo il metodo storico di rifermentazione in bottiglia.
Il naturale deposito di un sottile residuo nella parte bassa della bottiglia, ne conferisce la tipica velatura di color giallo paglierino ed inoltre è responsabile di profumi fragranti di crosta di pane, burro o frutta secca e di un sorso croccante, fresco e asciutto, senza la presenza di zuccheri.
Il perlage è molto spesso sottile e vivace, delicato. Un vino di facile beva ma non per questo banale, anzi molto complesso nel tempo e nelle diverse annate, grazie anche ai residui che ne aiutano la preservazione della fragranza.
Questa sua versatilità lo rende adatto sia a piatti più sofisticati che piatti più tradizionali e ricchi. Da gustare così, senza scaraffarlo, eventualmente facendo un piccolo movimento in modo che i commensali abbiano lo stesso bicchiere velato. Il disegno in etichetta, realizzato da Aldo Rebuli, artista di Valdobbiadene, raffigura l’abbraccio simbolico tra pianta e lavoro dell’uomo.

Inaco Refosco Doc, Le Monde (Friuli Venezia Giulia)

Per la Festa del Papà, la cantina Le Monde presenta una special edition di bottiglie serigrafate da collezione.
Qui proposte per Inaco Refosco DOC, sono disponibili su richiesta anche per tutte le altre referenze della linea Le Icone firmata Le Monde. Inaco è il vino dedicato al padre di Alex Maccan, titolare dell’azienda, un uomo dal carattere autentico, sicuro ed equilibrato, simile alla personalità di questo Refosco, vitigno a bacca rossa profondamente friulano.
Affinato in barrique per 24 mesi, questo Refosco svela un bagaglio aromatico intenso che passa dal ribes alla mora, dal muschio al pepe, dalla cannella al tabacco.
Alla beva, la struttura è densa e avvolgente, dai tannini risolti e dal buon apporto della fragranza acida, che ne rende il sorso profondo e vivace. Inaco è il vino perfetto da stappare nelle occasioni speciali, da abbinare ai piatti più corposi della cucina tradizionale italiana, in particolar modo alle carni rosse e alla selvaggina.

Critone bianco Igt (Calabria)

Critone è un Calabria Bianco IGT della Cantina Librandi, prodotto da uve Chardonnay (90%) e Sauvignon. È un vino dal gusto internazionale e l’anima Calabra, di grande personalità e freschezza.
Molto complesso all’olfatto, con delicati cenni fruttati di melone, banana, pesca gialla e ananas, sui quali e sentori vegetali e agrumati.
Al palato è un vino fresco e sapido, ma al tempo stesso profondo e persistente.
Si abbina meravigliosamente ad aperitivi e antipasti di mare, con primi delicati a base di pesce e secondi di pesce al forno.

Soreli bianco Doc Collio 2020 (Friuli Venezia Giulia)

Nel Collio Goriziano, si trovano i 30 ettari della tenuta gioiello dell’azienda Pighin.
È qui che nasce il top wine dell’azienda: Soreli. Si tratta di un Bianco Doc Collio e il suo nome, che in friulano significa sole, è un rimando all’esposizione di cui godono i vigneti, ubicati in un vero e proprio anfiteatro naturale che si estende nella Tenuta di Spessa di Capriva.
Soreli unisce in un’interpretazione inedita i tre bianchi autoctoni del Collio: le uve del Friulano donano personalità e struttura, mentre le uve di Malvasia e Ribolla Gialla regalano al vino freschezza e complessità aromatica.
Il risultato è un vino ricco al naso, albicocca matura con sentori di bacca di vaniglia. In bocca il sapore è armonico con un’elegante struttura aromatica varietale. Trasmette note di buccia di arancia.
Eccellente con carni bianche arrostite, soufflé di verdura, piatti a base di uovo. Si accompagna piacevolmente anche a formaggi freschi o erborinati.

Monte Carbonare, Soave classico Doc 100%, Garganega (Veneto)

Questo Soave Classico della Cantina Suavia viene prodotto esclusivamente da uve Garganega, prodotte da viti che affondano le radici in una terra vulcanica nerissima, che conferiscono veracità e mineralità tagliente.
Il Monte Carbonare, alla vista presenta un colore giallo paglierino luminoso. All’olfatto emergono sentori fumé e sulfurei, insieme a note di agrumi e fiori di campo.
Al Palato risulta cremoso ed elegante, dotato di spiccata sapidità e freschezza, con un finale asciutto e molto persistente. Accompagna meravigliosamente piatti a base di pesce, ma anche carni bianche saporite e risotti vegetali, tartufo e formaggi di media stagionatura.

Le Fornaci, Lugana Riserva 2020, Tommasi (Veneto)

Questa Lugana Riserva di grande carattere della cantina Tommasi, è un vino che è la massima espressione delle uve Turbiana e del Lago di Garda.
Il colore è intenso, con riflessi oro brillanti. All’olfatto presente un ricco bouquet di note fresche e minerali che si armonizzano con quelle di frutta gialla matura, con i sentori floreali.
All’assaggio conferma la ricchezza aromatica, la finezza e l’intensità chiudendo con un finale lungo e avvolgente.
Si si fa apprezzare in ogni momento, dall’aperitivo alla cena, ma si abbina particolarmente bene con antipasti e primi piatti a base di pesce, pesce alla griglia o al forno, pollame e carni bianche saporite e formaggi di media stagionatura.

Chianti Classico Gran Selezione Docg 2019, Vecchie Terre di Montefili (Toscana)

Il Chianti Classico Gran Selezione DOCG 2019 della cantina Vecchie Terre di Montefili è un’eccellente espressione del territorio toscano.
Ottenuto al 100% da uve Sangiovese coltivate a un’altitudine di 500 metri sul livello del mare su suoli di Alberese, questo vino rappresenta il meglio della tradizione vinicola della regione con una produzione limitata a 7.680 bottiglie.
La Gran Selezione è ben strutturata ed equilibrata, con sapori di frutta matura, tannini ampi e setosi.
Al palato l’impatto è immediato, con sentori di ciliegia rossa, ribes nero maturo e prugna matura.
Note complesse di cannella, chiodi di garofano e noce moscata. Il finale è intenso, dalle note fresche ed eleganti.

 

 

10 spirits per la festa del papà

10 spirits per la festa del papà

C’è il papà più tradizionale, dai gusti classici, quello più moderno e dall’animo green, attento alla sostenibilità e alla territorialità degli ingredienti, ma anche il papà dai gusti più raffinati e ricercati. Per celebrare il 19 marzo Proposta Spirits propone dieci etichette – dai whisky agli amari, passando per i gin e la grappa – perfette per ogni papà.


Per i papà dai gusti classici e tradizionali

Murray McDavid Islay Finish
Realizzato col passaggio in botte di una delle più famose distillerie di whisky torbato (il cui nome resta segreto), Murray McDavid Islay Finish è un classico whisky single malt della regione dello Speyside: fine ed elegante in partenza, si contraddistingue, grazie al suo invecchiamento in botti di Islay, per le note affumicate, con delicati sentori di frutta matura e un finale secco e fresco.
Prezzo in enoteca: da 45 euro

Zeni Grappa Pini 12 anni Teroldego
La tradizione più classica e l’essenza della grappa racchiuse in una bottiglia: ecco la grappa di Teroldego prodotta dalla cantina trentina Zeni. Invecchiata 12 anni, mantiene intatta l’intensità dei sentori fruttati del Teroldego combinati a eleganti note di vaniglia e legno. Una grappa raffinata, morbida calda e avvolgente al palato, con una ricca sfumatura di frutta secca e un’eleganza che lascia senza parole.
Prezzo in enoteca: da 50 euro

Per i papà trendy e attenti allo stile

Renais Gin
Renais significa “rinascita” ed è il gin lanciato dall’attrice Emma Watson, insieme al fratello Alex, che cattura l’essenza del terroir di Borgogna. Un gin intrigante che annovera tra le sue botaniche le uve biologiche provenienti dai vigneti Grand Cru di Chablis della tenuta del padre, utilizzate subito dopo essere state pressate per fare il vino. Assieme al ginepro, vengono utilizzati anche fiori di tiglio, semi di coriandolo, pepe cubebe, miele di acacia, nonché un pizzico di salgemma, per ricreare il gusto minerale e leggermente salino tipico dello Chablis. Un gin audace e vibrante, ideale non solo per la miscelazione ma anche da gustare a fine pasto. Un gin che “parla” di vino.
Prezzo in enoteca: da 55 euro
 
Peter in Florence London Dry Gin
Prodotto in Toscana sulle colline appena fuori Firenze, questo gin incarna l’eleganza, la classe e lo stile tipicamente italiano: etichetta in simil-pelle, cuciture a mano, quattordici botaniche tutte toscane, tra cui spiccano il fiore di Iris, simbolo di Firenze, e il celebre ginepro toscano, ricercato in tutto il mondo. Intenso nei suoi profumi prevalentemente floreali, arricchiti da note agrumate di bergamotto e limone, che si ritrovano anche in bocca.
Prezzo in enoteca: da 40 euro
 
Amaronauta
Nato nelle terre piemontesi della provincia alessandrina, Amaronauta è un connubio di botaniche provenienti da ogni angolo del mondo arricchite da radici locali, reinterpretate in chiave contemporanea. Con il suo bouquet aromatico complesso e ben bilanciato e le sue note dry, questo amaro “cosmopolita” è perfetto sia da bere a fine pasto sia da abbinare con tonica e ghiaccio diventando un ottimo cocktail da aperitivo (Amaro-Tonic), morbido e fresco, ideale per chi cerca un drink leggero e con un minor contenuto alcolico rispetto al gin tonic.
Prezzo in enoteca: 30 euro.


Per i papà dallo spirito green

Visionair Gin
Con un occhio che guarda al futuro, Visionair è un gin toscano che punta alla sostenibilità grazie alle scelte etiche, in materia di salvaguardia ambientale, volute dai due fondatori. Ogni botanica è stata attentamente selezionata tra i “fiori amici delle api”, ossia fiori con quantitativi di nettare maggiore, in grado di sostenere le api durante i cambiamenti climatici. A tutto questo si aggiunge la scelta di un packaging ecosostenibile: una borraccia in acciaio inox riciclabile all’infinito.
Un gin che stuzzica il naso con la parte balsamica del ginepro, per poi lasciare spazio a rotonde note floreali enfatizzate dalla camomilla, fiori d’acacia e bergamotto. In linea con la sua filosofia, Visionair, ricorda la primavera in fiore e il risveglio della natura. Un gin amabile da consumarsi anche da solo.
Prezzo in enoteca: da 40 euro
 
Amaro Nepèta
Prodotto nel cuore della Sicilia, l’Amaro Nepèta celebra la Nepitella, pianta siciliana molto simile alla menta nell’aroma e sconosciuta ai più. Un’infusione naturale di ingredienti a km zero, ovvero menta selvatica Nepitella, scorze di Limone di Siracusa IGP, alcool, erbe aromatiche siciliane e acque sorgive dell’Etna, dà vita a un digestivo artigianale da bere freddo a fine che con le sue note balsamiche e agrumate soddisfa sia gli amanti degli amari classici sia i palati che prediligono i gusti più morbidi.
Prezzo in enoteca: da 25 euro

Per i papà non convenzionali

Fabio Goti Hercle Liquore di latte
Un liquore dedicato a Hercle, divinità Etrusca, a base di latte, vaniglia e limone. Piacevole al naso, grazie ai sentori delicati di latte e vaniglia, al palato è caldo e vellutato, accompagnato da una buona freschezza dovuta all’incontro tra le note suadenti della vaniglia e l’acidità del limone. Una valida alternativa al limoncello, da gustare sia come liquore da contemplazione, magari in abbinamento a pasticceria secca, sia per la preparazione di cocktail sfiziosi e non convenzionali.
Prezzo in enoteca: da 40 euro
 
Maley Sidro di mela Acquavite Whymper
Portare la bellezza e l’armonia dei secolari alberi di melo del Monte Bianco e del Cervino in bottiglia è l’obiettivo di Maley, azienda di Brissogne (AO) che produce un’acquavite unica, dal gusto elegante e morbido, ottenuta dalla distillazione del sidro di mele che affina in piccole botti di diverse essenze di legni di montagna a cui viene aggiunto la “risinou”, un mosto cotto di pera ottenuta grazie un’antica ricetta valdostana.
Prezzo in enoteca: da 60 euro

Per i papà eroi

Terence Hill The Hero Rauching Mild Blended Malt
Prodotto in Germania, da St. Kilian, una delle più quotate distillerie di whisky, Terence Hill The Hero Rauching Mild Blended Malt è un whisky affumicato facile e piacevole il cui invecchiamento finale avviene in botti di ex rum giamaicano. Il risultato è un whisky che al naso rivela profumi di legno uniti a melassa dolce, vaniglia Barboun, crema di caramello, pesca oltre a un accenno di marzapane sullo sfondo. Il gusto è intenso, con un finale che si apre con caramello e vaniglia per terminare poi con quercia speziata e un tocco di cacao, mentre le sottili note affumicate persistono a lungo. Per i papà “eroi” che, come Trinità, dopo il lavoro amano concedersi un bicchiere di whisky.
Prezzo in enoteca: da 50 euro

 

17 marzo, giornata mondiale delle torte: il tiramisù il più amato in Italia

17 marzo, giornata mondiale delle torte: il tiramisù il più amato in Italia

In occasione della Giornata Mondiale delle Torte vogliamo il rapporto degli italiani con la pasticceria.
Secondo una ricerca commissionata a YouGov, quasi 9 italiani su 10 (89%) hanno un dessert preferito quando mangiano fuori casa, e solo il 3% circa dichiara di non ordinarne mai uno.
Il tiramisù si conferma il dolce più amato per chi mangia fuori casa, soprattutto tra i giovani di 25-34 anni, seguito da cheesecake e dessert a base di cioccolato.

Quale dessert al ristorante?

Il consumo di dolci al ristorante è una vera e propria abitudine per molti: il 96% degli intervistati per una ricerca di una nota app di prenotazione di ristoranti dichiara di ordinarne almeno occasionalmente.
Tuttavia, solo il 15% afferma di concedersi sempre un dessert a fine pasto, mentre un altro 15% lo sceglie raramente, con una maggiore incidenza nella fascia d’età 45-54 anni.
Ma cosa spinge gli italiani a ordinare un dessert?
Per oltre il 40%, si tratta di un gesto di gratificazione personale, un piccolo lusso da concedersi per coccolarsi. Allo stesso tempo, il dessert rappresenta un rito irrinunciabile di fine pasto, mentre l’idea di scegliere un dolce per motivi salutari è condivisa da meno del 10% degli intervistati.
Questi dati evidenziano come la pasticceria al ristorante giochi un ruolo fondamentale nell’esperienza culinaria degli italiani, offrendo ai ristoratori un’importante leva per soddisfare i desideri della propria clientela.

Tiramisù il più amato dagli italiani. Foto brebca per Depositphoto

La classifica dei più amati dagli italiani

1 – Tiramisù

Si conferma il re dei dolci italiani, cremoso e irresistibile, con savoiardi, mascarpone e caffè.
Il tiramisù nato nelle aree del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, con il nome che deriva dall’effetto elettrizzante del caffè in esso presente è perfetto da gustarsi con un buon bicchiere di Marsala dolce o un bel passito di Pantelleria per esaltare il gusto del mascarpone. E’ così popolare che nella città che ne rivendica i natali, Treviso, ogni anno si organizza un concorso partecipatissimo a lui dedicato. (articolo qui)

Foto: marmo81 per Depositphoto

2 – Cannoli siciliani

Croccanti e ripieni di ricotta dolce, spesso con gocce di cioccolato o canditi sono una leccornia simbolo stesso della Sicilia.
Anticamente preparati dalle suore nei conventi oggi sono una delle specialità più esportate all’estero.
Abbinamento perfetto per il cannole è indubbiamente Il moscato di Pantelleria che si sposa con la dolcezza della ricotta e la croccantezza della scorza.

Foto: Carlo Fornitano per Depositphoto


3 – Pastiera napoletana

Un capolavoro della pasticceria partenopea, con grano, ricotta e aroma di fiori d’arancio.
Il dolce di Pasqua per eccellenza che contende il titolo di più amato in occasione di questa festività con la colomba nasce secondo la leggenda narra dalle mani delle sirene del Golfo di Napoli per incantare i marinai con il suo profumo.
L’abbinamento perfetto e territoriale è con un bicchiere di buon Limoncello o con un passito di Fiano per esaltare le note agrumate.

Foto: Simona171 per depositphoto

4 – Sfogliatella

Un altra eccellenza di Napoli, anzi il suo dolce simbolo con pasta sfoglia croccante fuori e morbida dento nel ripieno di ricotta e semola conquista il quarto posto.
Esistono due versioni della sfogliatella: la riccia, con pasta sfoglia croccante e la frolla, con pasta più morbida.
Per un abbinamento perfetto si consiglia il Ratafià di Amarene, un liquore abruzzese che ne esalta il ripieno.

sicilian cassata on wooden table

5 – Cassata siciliana

Torta ricca e colorata con ricotta, pan di Spagna, pasta di mandorle e glassa è un simbolo della pasticceria barocca. Nata durante la dominazione araba in Sicilia, il suo nome deriva dall’arabo “qas’at”, che significa “bacinella”, per la forma del dolce.
Abbinamento perfetto con il Moscato di Noto o uno Zibibbo per accompagnarne perfettamente la dolcezza.

Foto:happy lark per depositphoto

6 – Zuppa inglese

Dessert al cucchiaio con crema pasticcera e Alchermes, è considerato il parente nobile del tiramisù. Nonostante il nome, è un dolce tutto italiano, nato nelle corti rinascimentali come rivisitazione del trifle inglese.
Abbinamento perfetto con un bicchiere di Vin Santo Toscano per completarne l’esperienza.

Foto: jogyabraham per depositphoto

7 – Torta caprese

Specialità campana senza farina, a base di cioccolato e mandorle nata per errore. Si dice che un pasticcere di Capri dimenticò di aggiungere la farina all’impasto, dando così vita a questa squisita torta al cioccolato e mandorle.
L’abbinamento perfetto è con un rhum invecchiato o un amaro alle erbe, ideali per contrastarne la dolcezza.

Foto: Oleg Doroshenko per depositphoto

8 – Strudel di mele

Il tesoro del Trentino-Alto Adige, con pasta sottile e ripieno di mele, cannella e uvetta derivato dalla tradizione austroungarica conquista la top ten dopo essere diventato un’icona delle Dolomiti.
Abbinamento perfetto con un Gewürztraminer passito esaltare cannella e uvetta.

Foto: Olga Bombologna per depositphoto

9 – Babà al rhum

Il babà dolce napoletano dal cuore transalpino nacque in Francia, ma fu adottato da Napoli, dove divenne in breve un simbolo della pasticceria locale. Un classico della pasticceria napoletana, soffice e imbevuto di rum che trova il suo abbinamento perfetto in un bicchiere di rum agricolo o di limoncello per amplificare il sapore. Un classico della pasticceria napoletana, soffice e imbevuto di rum.

Foto: marmo81 per depositphoto

10 – Bignè di San Giuseppe

Chiudono la top ten i dolcetti della festa del papà. Dette anche frittelle in alcune regioni sono dei dolcetti fritti o fatti al forno, ripieni di crema pasticcera, tipici appunto della Festa del Papà.
Secondo la tradizione, San Giuseppe, padre putativo di Gesù, era anche un venditore di frittelle, da qui nasce la tradizione di questo dolce fritto.
Abbinamento perfetto con un Recioto della Valpolicella perfetto per accompagnare la crema pasticcera.

Le 5 nuove tribù enogastronomiche

Le 5 nuove tribù enogastronomiche

Il turismo enogastronomico è una voce fondamentale del settore, tanto che il valore economico in Italia supera i 40 miliardi di euro. Il numero delle persone che vanno in vacanza per cibo, vino, olio e altri prodotti tipici è in continua crescita: l’anno scorso si è registrato un +12% sul 2023. Si stimano in 14,5 milioni i potenziali turisti italiani del gusto, interessati per il 64% a mete vicine.
Sono alcuni dei dati che emergono dall’ultimo Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano a cura di Roberta Garibaldi, presidente di Aite Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e docente presso l’Università degli studi di Bergamo.Interessante scoprire la top 5 dei prodotti più rappresentativi dell’Italia in ambito agroalimentare: il vino al primo posto con il 38,1% delle preferenze, l’olio extravergine di oliva (24%), la pizza (22%), la pasta (15%) e i formaggi (11%).

Dal Rapporto emergono anche 5 “tribù enogastronomiche”, gruppi di persone che scelgono il viaggio enogastronomico per motivi diversi: i ricercatori (42,1%) per vivere nuove esperienze in tema, i festaioli (23%) per divertirsi e socializzare, gli intellettuali (19%) per arricchire il proprio bagaglio culturale, i figli dei fiori (11,5%) per il proprio benessere psico-fisico, gli edonisti (4,3%) per concedersi un lusso.