Carpineto, fra le 103 migliori cantine italiane selezionate da Wine Spectator per Opera Wine

Carpineto, fra le 103 migliori cantine italiane selezionate da Wine Spectator per Opera Wine

[:it]Un vino fine, elegante ed armonioso “dai seducenti aromi di ciliegio dolce, ribes, cuoio, spezie e sottobosco, con un accenno di quercia sul finale che suggerisce che ha ancora il tempo di evolvere”, scriveva cinque  anni fa Wine Spectator recensendo la Riserva 2010.

E la scelta da parte dell’azienda, fondata da Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo nel 1967 e tuttora di proprietà delle famiglie, è stata proprio quella di mettere sotto i riflettori cinque anni di evoluzione di un vino, massima espressione di uve autoctone, che fin da subito si è mostrato pronto ed espressivo distinguendosi per eleganza e freschezza, ma che mostrava anche grande longevità così da raggiungere negli anni la massima espressione qualitativa.

Il Vino Nobile Montepulciano prodotto fin dal 1984 solo in versione Riserva, vino icona per la storica azienda toscana e fortemente identitario, vanta negli anni grande fortuna critica e una continuità di premi: per 3 anni, annata 2010, 2011, 2013, tra i top 100 al mondo, a testimonianza della costanza degli standard qualitativi  della produzione.

Una produzione realizzata in un’ottica di piena sostenibilità territoriale e prodigiosamente positiva all’impronta di carbonio.

Il Vino Nobile di Montepulciano Riserva Carpineto un uvaggio nel solco pieno della tradizione delle uve autoctone, espressione della più forte autenticità, e che prevede, come da disciplinare, accanto al Sangiovese (Prugnolo gentile) in percentuale del 90% circa, il 10% di altre varietà autoctone autorizzate come il Canaiolo, il Colorino, il Mammolo. Un vino forte espressione del territorio emblematico di una delle docg delle storiche e grandi aree vinicole toscane.

E’ in particolare qui che l’azienda, nata in Chianti Classico oltre 50 anni fa e presente nelle maggiori denominazioni toscane, ha avuto da oltre vent’anni il ruolo di antesignana nella più piena valorizzazione e crescita della denominazione secondo i più alti parametri di rigore e qualità. Valori identitari espressi da oltre vent’anni anche con un Cru di Nobile, sangiovese in purezza, il Vigneto Poggio Sant’Enrico.[:en]

Caterina Sacchet

Un vino fine, elegante ed armonioso “dai seducenti aromi di ciliegio dolce, ribes, cuoio, spezie e sottobosco, con un accenno di quercia sul finale che suggerisce che ha ancora il tempo di evolvere”, scriveva cinque  anni fa Wine Spectator recensendo la Riserva 2010.

 

E la scelta da parte dell’azienda, fondata da Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo nel 1967 e tuttora di proprietà delle famiglie, è stata proprio quella di mettere sotto i riflettori cinque anni di evoluzione di un vino, massima espressione di uve autoctone, che fin da subito si è mostrato pronto ed espressivo distinguendosi per eleganza e freschezza, ma che mostrava anche grande longevità così da raggiungere negli anni la massima espressione qualitativa.

Il Vino Nobile Montepulciano prodotto fin dal 1984 solo in versione Riserva, vino icona per la storica azienda toscana e fortemente identitario, vanta negli anni grande fortuna critica e una continuità di premi: per 3 anni, annata 2010, 2011, 2013, tra i top 100 al mondo, a testimonianza della costanza degli standard qualitativi  della produzione.

Una produzione realizzata in un’ottica di piena sostenibilità territoriale e prodigiosamente positiva all’impronta di carbonio.

 

Il Vino Nobile di Montepulciano Riserva Carpineto un uvaggio nel solco pieno della tradizione delle uve autoctone, espressione della più forte autenticità, e che prevede, come da disciplinare, accanto al Sangiovese (Prugnolo gentile) in percentuale del 90% circa, il 10% di altre varietà autoctone autorizzate come il Canaiolo, il Colorino, il Mammolo. Un vino forte espressione del territorio emblematico di una delle docg delle storiche e grandi aree vinicole toscane.

 

E’ in particolare qui che l’azienda, nata in Chianti Classico oltre 50 anni fa e presente nelle maggiori denominazioni toscane, ha avuto da oltre vent’anni il ruolo di antesignana nella più piena valorizzazione e crescita della denominazione secondo i più alti parametri di rigore e qualità. Valori identitari espressi da oltre vent’anni anche con un Cru di Nobile, sangiovese in purezza, il Vigneto Poggio Sant’Enrico.[:]

“Dit’unto® Festival del mangiar con le mani”: domenica 13 ottobre street food d’autore a Villa a Sesta, immersi nelle colline del Chianti

“Dit’unto® Festival del mangiar con le mani”: domenica 13 ottobre street food d’autore a Villa a Sesta, immersi nelle colline del Chianti

Dit’unto® Festival del mangiar con le mani” torna ad animare il borgo di Villa a Sesta, frazione di Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena, domenica 13 ottobre, dalle ore 11 alle ore 20. L’appuntamento, giunto alla sua settima edizione e divenuto un punto fermo nell’autunno della provincia di Siena, propone per tutto il giorno buon cibo con stand di street food e piatti preparati dai ristoranti locali e ospiti stellati, artisti di strada, intrattenimenti per bambini e adulti e la schietta ospitalità del paese.

I numeri dell’edizione 2018 parlano di circa 9 mila partecipanti, 34 mila degustazioni vendute, con circa 90 volontari che hanno contribuito a rendere la giornata speciale e 49 stand impegnati per offrire agli ospiti piatti eccellenti. Cifre enormi se rapportate al piccolo borgo che organizza e ospita l’evento, Villa a Sesta, che non arriva a 50 abitanti.

L’edizione 2019 coinvolgerà, ancora una volta, il Circolo Ricreativo di Villa a Sesta, l’Azienda Agricola Tattoni e i quattro ristoranti locali: Osteria alla Villa, La Bottega del 30, L’Asinello e il Ristorante agriturismo la Villa di Sotto, che hanno ideato alcuni anni fa, tutti insieme, questo appuntamento cresciuto e consolidato negli anni.

Confermata anche la presenza di cibi più o meno tradizionali in arrivo dalla Toscana e da tutta Italia. Fra i nuovi ospiti, quest’anno Dit’Unto accoglierà la Sicilia, con arancini e cannoli, e l’isola di Ischia, con una specialità di pesce e un dolce della tradizione campana rivisitato per l’occasione.

Fra le degustazioni d’autore, che tornano protagonisti anche quest’anno, figurano 10  Chef stellati Michelin: Valeria Piccini (Caino), Gaetano Trovato (Arnolfo), Riccardo Agostini (Il Piastrino), Mariano Guardianelli (Abocar), Alberto Sparacino (Cum Quibus), Maria Probst e Cristian Santandrea (La Tenda Rossa), Juan Camilo Quintero (Poggio Rosso-San Felice), Filippo Saporito (La Leggenda dei Frati), Helene Stoquelet (La Bottega del 30), Iside De Cesare (La Parolina), insieme a tanti altri colleghi “eccellenti”.
A partire dalle ore 17, inoltre, nella piazza di Villa a Sesta sarà possibile fare un aperitivo gustoso con i cocktail preparati dalla “Bottiglieria di Sale Fino” e le pizze gourmet della “Pergola” di Radicondoli, accompagnate  da musica dj-set.

La giornata sarà arricchita da artisti di strada, animazione per bambini, due gruppi musicali – gli Art. 659 che ormai “giocano in casa” e una sorpresa da Monopoli con gli “Skanderground” – canti e balli popolari, taranta e Dj set a partire dalle ore 17. Il motto della giornata sarà mangiare e divertirsi ammirando il panorama mozzafiato delle vigne, delle colline e dei prati che circondano Villa a Sesta, immersa nel Chianti, approfittando anche degli spazi pic-nic con tavoli e sedie a disposizione dei visitatori.

L’evento sarà plastic free: le degustazioni saranno servite in contenitori di materiale compostabile e saranno abolite le bottigliette di plastica. Per l’acqua, infatti, sarà possibile attingere da numerose fontanelle distribuite nell’area della festa.

“La nostra missione – spiegano gli organizzatori – è quella di aumentare ogni anno l’offerta in quantità e in qualità, puntando a far crescere la festa e a mantenere alto l’entusiasmo che la caratterizza fin dalla prima edizione, con tutti gli accorgimenti possibili per vivere al meglio la kermesse in una situazione di relax e divertimento”.

Informazioni. Le degustazioni saranno vendute a carnet (5 degustazioni a 18 euro; 3 degustazioni + 1 gottino di vino da tavola a 12 euro; 2 degustazioni e 2 degustazioni di vino dell’Azienda Agricola Tattoni Villa a Sesta e un calice a 18 euro; 1 gottino di vino da tavola a 1 euro). Per raggiungere Villa a Sesta senza auto, sarà disponibile anche UntoBus da Siena. Per ulteriori informazioni, è possibile visitare il sito www.ditunto.it e seguire la pagina Facebook  www.facebook.com/ditunto/.

Mercatale Val di Pesa: tutti al campionato della bistecca

[:it]Tutto pronto a Mercatale Val di Pesa per un evento imperdibile. Un evento assolutamente vietato a vegani e vegetariani che celebra la regina di Firenze: l’inimitabile bistecca alla fiorentina.

Maestri braciaioli, cuochi, macellai e soprattutto insaziabili buone forchette si sfideranno a Mercatale fra una folla di appassionati ed estimatori del succulento taglio alla toscana.
E’ la settima edizione quella in arrivo per il Campionato toscano della Bistecca, promosso dal Comune di San Casciano e dalla Pro Loco con il contributo di ChiantiBanca.

Una due giorni che promette scintille e non solo dalle braci quella in programma nella piazza Vittorio Veneto venerdì 15 e sabato 16 giugno con un programma di performances culinarie a colpi di cooking show e non solo.
Tanto spazio, e non potrebbe essere altrimenti, per le dimostrazioni di preparazione e cottura della carne a cura dei mastri braciaioli che sveleranno ad aspiranti e appassionati l’arte e i segreti della cottura sulla griglia.
Il momento clou del campionato sarà poi ovviamente la disfida fra i più grandi mangiatori di bistecca provenienti da ogni parte della Toscana.

“La manifestazione – spiega l’assessore all’Associazionismo Roberto Ciappi – è caratterizzata da un’ampia partecipazione della cittadinanza e dalla collaborazione dei macellai, dei commercianti e delle aziende locali; per l’occasione abbiamo messo a punto una ricetta inedita, la “mercatalina”, che presenta la bistecca sotto forma di corposo involtino tenuto fermo da rami di cipresso, disteso su crosta di pane e insaporito da pepe nero e noci; anche in questo caso il segreto è la cottura e l’altezza della bistecca che non deve superare i due centimetri”.

Il alto le forchette e l’invito a “carnivori” e appassionati della regina toscana della tavola è di correre a Mercatale per imparare vizi (pochi), virtù (tante) e segreti (alcuni) dell’inimitabile bistecca alla fiorentina.[:en]Tutto pronto a Mercatale Val di Pesa per un evento imperdibile. Un evento assolutamente vietato a vegani e vegetariani che celebra la regina di Firenze: l’inimitabile bistecca alla fiorentina.

Maestri braciaioli, cuochi, macellai e soprattutto insaziabili buone forchette si sfideranno a Mercatale fra una folla di appassionati ed estimatori del succulento taglio alla toscana.
E’ la settima edizione quella in arrivo per il Campionato toscano della Bistecca, promosso dal Comune di San Casciano e dalla Pro Loco con il contributo di ChiantiBanca.

Una due giorni che promette scintille e non solo dalle braci quella in programma nella piazza Vittorio Veneto venerdì 15 e sabato 16 giugno con un programma di performances culinarie a colpi di cooking show e non solo.
Tanto spazio, e non potrebbe essere altrimenti, per le dimostrazioni di preparazione e cottura della carne a cura dei mastri braciaioli che sveleranno ad aspiranti e appassionati l’arte e i segreti della cottura sulla griglia.
Il momento clou del campionato sarà poi ovviamente la disfida fra i più grandi mangiatori di bistecca provenienti da ogni parte della Toscana.

“La manifestazione – spiega l’assessore all’Associazionismo Roberto Ciappi – è caratterizzata da un’ampia partecipazione della cittadinanza e dalla collaborazione dei macellai, dei commercianti e delle aziende locali; per l’occasione abbiamo messo a punto una ricetta inedita, la “mercatalina”, che presenta la bistecca sotto forma di corposo involtino tenuto fermo da rami di cipresso, disteso su crosta di pane e insaporito da pepe nero e noci; anche in questo caso il segreto è la cottura e l’altezza della bistecca che non deve superare i due centimetri”.

Il alto le forchette e l’invito a “carnivori” e appassionati della regina toscana della tavola è di correre a Mercatale per imparare vizi (pochi), virtù (tante) e segreti (alcuni) dell’inimitabile bistecca alla fiorentina.[:]

Tavarnelle e Barberino insieme cento anni dopo

[:it]La storia di Barberino e Tavarnelle lancia un ponte verso il futuro.

Due amministrazioni, appartenenti a due diverse valli, la Pesa e la Valdelsa, che scelgono di tornare unite a distanza di oltre un secolo, avanza, guarda lontano verso il futuro e si realizza appunto nel processo di trasformazione che è insito nel corso mutevole della natura e della vita umana.
Una svolta epocale nella Toscana dei campanili. Era il 1 maggio 1893 quando Barberino e Tavarnelle, unico comune sin dal tredicesimo secolo, sancirono la loro scissione istituzionale e amministrativa.
Nel 2018, con una volontà e un impegno partiti circa quindici anni prima, accompagnati e alimentati costantemente da un percorso di gestioni associate con il conferimento di 39 funzioni prima e dall’istituzione dell’Unione comunale del Chianti fiorentino poi, i Comuni di Barberino e Tavarnelle mettono nuovamente al centro il progetto di una comunità unitaria.
Un modello di Toscana che rivive nella molteplicità dei suoi centri, delle sue frazioni, delle tante identità che costituiscono la ricchezza paesaggistica e ambientale del territorio. Il mosaico di una Toscana nella Toscana che produce sviluppo sostenibile, attiva servizi, genera opportunità culturali e crea manufatti di qualità. Questa l’idea che ha ispirato le amministrazioni comunali  che hanno dato il via ufficialmente il percorso di fusione per la creazione di un comune unico.

Ad illustrare gli obiettivi e le linee guida del progetto sono i sindaci Giacomo Trentanovi e David Baroncelli che hanno esposto per la prima volta, negli spazi dell’archivio preunitario di Barberino val d’Elsa  antichi e rari documenti, del 1500 e del 1800, che ripercorrono le tappe storiche dei due territori, uniti dal 1200 e separati da 125 anni.
“Partiamo dalla storia e dagli studi – affermano – che attestano le nostre antiche origini e il percorso che le comunità hanno vissuto insieme, legate per secoli, con l’intento di arrivare a delineare, al fianco dei cittadini coinvolti nel ruolo di protagonisti attivi e partecipi in questo percorso, una realtà più forte, destinata ad assumere un peso specifico maggiore nello scacchiere politico-istituzionale a livello regionale e nazionale. Vogliamo tornare uniti perché crediamo fortemente in questo progetto che punta a realizzare importanti economie di scala, a dare alla voce alle funzioni rappresentative del nostro territorio. Vogliamo tornare uniti per ottimizzare le funzioni, ridurre i costi della politica, abbassare la pressione fiscale. Il nuovo ente sarà in grado di risparmiare sul piano gestionale attraverso la razionalizzazione della spesa e l’eliminazione delle doppie funzioni. Saprà generare investimenti grazie ai 22 milioni di euro, spalmati in dieci anni, ottenuti dallo Stato e della Regione in virtù del processo di fusione. Saprà affrontare le sfide della contemporaneità mettendo in campo servizi mirati, consoni ai bisogni e interventi di prossimità,  un tema centrale del futuro del comune unico è la vicinanza e l’attenzione alle frazioni. La riunificazione renderà più funzionali ed efficienti gli uffici, le sedi rimarranno entrambe nei rispettivi territori, i front office e gli sportelli integrati saranno garantiti nel loro orario di apertura al pubblico”.

Il nuovo comune, nell’idea delle amministrazioni comunali, mira a rispondere alle necessità di sviluppo del territorio, mantenere alta la qualità della vita, migliorando i servizi, investendo sulla manutenzione, riqualificando i tessuti urbani, costruendo infrastrutture. In un territorio, caratterizzato da tanti centri, la forza su cui far leva è proprio la ricchezza delle diverse identità.
Frazioni più vicine e vivibili. “I benefici, i vantaggi e le ricadute positive  – aggiungono i primi cittadini – sull’economia e sulla qualità della vita in generale del nostro territorio saranno enormi, in caso di fusione. Non possiamo più pensare di camminare da soli; abbiamo bisogno di unità per avanzare più forti ed essere competitivi sul piano produttivo, turistico e promozionale. Abbiamo bisogno di manutenzioni, di una nuova stagione di interventi che risponda e sostenga il percorso di espansione e di ripresa economica, attestata dall’incremento del numero degli addetti nelle nostre zone industriali e dalle 311mila presenze turistiche, dato record, rilevato nel 2017, abbiamo bisogno di un nuovo Palazzetto dello Sport, di riportare le funzioni e le sedi nel centro storico di Barberino, di grandi opere di riqualificazione nelle frazioni. Abbiamo bisogno di completare le circonvallazioni dei capoluoghi e le altre arterie infrastrutturali, di realizzare la nuova scuola primaria di San Donato e i progetti di mobilità per attivare collegamenti necessari tra le frazioni e il capoluogo, utili e funzionali ai cittadini e ai visitatori, alla vita di comunità e alla promozione turistica e territoriale.Realizzeremo quelle opere che la divisione ci ha negato e porremo al centro del nostro progetto i servizi nelle frazioni”.

 

Le tappe della storia:

1200 Lega di San Donato con i pivieri di San Donato in Poggio, San Pietro in Bossolo, Sant’Appiano

1570 San Donato in Poggio e Barberino Val d’Elsa riuniti nella podesteria dei due territori

1808 Napoleone sopprime la podesteria di Barberino e Tavarnelle e istituisce il Comune di Tavarnelle

1810 la restaurazione riporta la centralità amministrativa a Barberino Val d’Elsa, momento complesso in cui la vita commerciale economica aveva creato un fulcro nel tessuto urbano di Tavarnelle

1892-93 delibera di divisione dei due comuni.  Barberino Val d’Elsa chiede la separazione del capoluogo dalla sua frazione, Tavarnelle Val di Pesa.

Dall’archivio storico preunitario di Barberino Val d’Elsa sono stati estratti ed esposti per la prima volta, accessibili e consultabili, alcuni importanti documenti: gli Statuti della Podesteria di San Donato in Poggio e Barberino Val d’Elsa 1570 e delibera del Consiglio comunale di Barberino Val d’Elsa del novembre 1892.

Nuovi strumenti e tempi del percorso di fusione:

I Comuni di Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle Val di Pesa hanno ottenuto dalla Regione Toscana un finanziamento finalizzato alla redazione del Piano Strutturale Intercomunale. Si tratta del primo documento urbanistico in cui troveranno spazio le visioni dei rispettivi territori, integrate ai fini della creazione di un’unica idea di futuro del nuovo ente.

E’ stata programmata per mercoledì 18 aprile alle ore 20:45, nell’auditorium della nuova scuola primaria di Barberino Val d’Elsa Andrea da Barberino, la seduta congiunta dei Consigli Comunali di Barberino e Tavarnelle, chiamati a deliberare sulla proposta di fusione delle amministrazioni comunali. La proposta che dà avvio alla costituzione della legge regionale sarà vagliata nei mesi successivi dalla Regione Toscana. I cittadini di Barberino e Tavarnelle saranno chiamati ad esprimersi sul percorso di fusione nella consultazione referendaria che si terrà ad ottobre 2018. Le amministrazioni comunali rimarranno in carica fino a dicembre 2018. Nel caso in cui sarà votata la fusione  il nuovo comune unico nascerà dal primo gennaio 2019.

 

Il lavoro delle Commissioni consiliari

Le commissioni di Barberino e Tavarnelle, presiedute da Francesco Grandi e Francesco Tomei, che affiancano le amministrazioni comunali nel percorso verso il comune unico, stanno portando avanti il loro lavoro con impegno e passione, nell’interesse delle comunità. “Stiamo lavorando bene insieme – dicono – in termini di confronto, di idee e condivisione, tante le questioni di cui si stiamo occupando, oltre alla definizione del nome Barberino Tavarnelle che abbiamo da poco deliberato con voto unanime, stiamo dedicando il nostro tempo, attraverso ricerche e studi,  allo stemma del nuovo Gonfalone e ai contenuti dello Statuto che non vuole limitarsi ad uno strumento formale ma deve contenere le anime dei due territori”.[:en]La storia di Barberino e Tavarnelle lancia un ponte verso il futuro.

Due amministrazioni, appartenenti a due diverse valli, la Pesa e la Valdelsa, che scelgono di tornare unite a distanza di oltre un secolo, avanza, guarda lontano verso il futuro e si realizza appunto nel processo di trasformazione che è insito nel corso mutevole della natura e della vita umana.
Una svolta epocale nella Toscana dei campanili. Era il 1 maggio 1893 quando Barberino e Tavarnelle, unico comune sin dal tredicesimo secolo, sancirono la loro scissione istituzionale e amministrativa.
Nel 2018, con una volontà e un impegno partiti circa quindici anni prima, accompagnati e alimentati costantemente da un percorso di gestioni associate con il conferimento di 39 funzioni prima e dall’istituzione dell’Unione comunale del Chianti fiorentino poi, i Comuni di Barberino e Tavarnelle mettono nuovamente al centro il progetto di una comunità unitaria.
Un modello di Toscana che rivive nella molteplicità dei suoi centri, delle sue frazioni, delle tante identità che costituiscono la ricchezza paesaggistica e ambientale del territorio. Il mosaico di una Toscana nella Toscana che produce sviluppo sostenibile, attiva servizi, genera opportunità culturali e crea manufatti di qualità. Questa l’idea che ha ispirato le amministrazioni comunali  che hanno dato il via ufficialmente il percorso di fusione per la creazione di un comune unico.

Ad illustrare gli obiettivi e le linee guida del progetto sono i sindaci Giacomo Trentanovi e David Baroncelli che hanno esposto per la prima volta, negli spazi dell’archivio preunitario di Barberino val d’Elsa  antichi e rari documenti, del 1500 e del 1800, che ripercorrono le tappe storiche dei due territori, uniti dal 1200 e separati da 125 anni.
“Partiamo dalla storia e dagli studi – affermano – che attestano le nostre antiche origini e il percorso che le comunità hanno vissuto insieme, legate per secoli, con l’intento di arrivare a delineare, al fianco dei cittadini coinvolti nel ruolo di protagonisti attivi e partecipi in questo percorso, una realtà più forte, destinata ad assumere un peso specifico maggiore nello scacchiere politico-istituzionale a livello regionale e nazionale. Vogliamo tornare uniti perché crediamo fortemente in questo progetto che punta a realizzare importanti economie di scala, a dare alla voce alle funzioni rappresentative del nostro territorio. Vogliamo tornare uniti per ottimizzare le funzioni, ridurre i costi della politica, abbassare la pressione fiscale. Il nuovo ente sarà in grado di risparmiare sul piano gestionale attraverso la razionalizzazione della spesa e l’eliminazione delle doppie funzioni. Saprà generare investimenti grazie ai 22 milioni di euro, spalmati in dieci anni, ottenuti dallo Stato e della Regione in virtù del processo di fusione. Saprà affrontare le sfide della contemporaneità mettendo in campo servizi mirati, consoni ai bisogni e interventi di prossimità,  un tema centrale del futuro del comune unico è la vicinanza e l’attenzione alle frazioni. La riunificazione renderà più funzionali ed efficienti gli uffici, le sedi rimarranno entrambe nei rispettivi territori, i front office e gli sportelli integrati saranno garantiti nel loro orario di apertura al pubblico”.

Il nuovo comune, nell’idea delle amministrazioni comunali, mira a rispondere alle necessità di sviluppo del territorio, mantenere alta la qualità della vita, migliorando i servizi, investendo sulla manutenzione, riqualificando i tessuti urbani, costruendo infrastrutture. In un territorio, caratterizzato da tanti centri, la forza su cui far leva è proprio la ricchezza delle diverse identità.
Frazioni più vicine e vivibili. “I benefici, i vantaggi e le ricadute positive  – aggiungono i primi cittadini – sull’economia e sulla qualità della vita in generale del nostro territorio saranno enormi, in caso di fusione. Non possiamo più pensare di camminare da soli; abbiamo bisogno di unità per avanzare più forti ed essere competitivi sul piano produttivo, turistico e promozionale. Abbiamo bisogno di manutenzioni, di una nuova stagione di interventi che risponda e sostenga il percorso di espansione e di ripresa economica, attestata dall’incremento del numero degli addetti nelle nostre zone industriali e dalle 311mila presenze turistiche, dato record, rilevato nel 2017, abbiamo bisogno di un nuovo Palazzetto dello Sport, di riportare le funzioni e le sedi nel centro storico di Barberino, di grandi opere di riqualificazione nelle frazioni. Abbiamo bisogno di completare le circonvallazioni dei capoluoghi e le altre arterie infrastrutturali, di realizzare la nuova scuola primaria di San Donato e i progetti di mobilità per attivare collegamenti necessari tra le frazioni e il capoluogo, utili e funzionali ai cittadini e ai visitatori, alla vita di comunità e alla promozione turistica e territoriale.Realizzeremo quelle opere che la divisione ci ha negato e porremo al centro del nostro progetto i servizi nelle frazioni”.

 

Le tappe della storia:

1200 Lega di San Donato con i pivieri di San Donato in Poggio, San Pietro in Bossolo, Sant’Appiano

1570 San Donato in Poggio e Barberino Val d’Elsa riuniti nella podesteria dei due territori

1808 Napoleone sopprime la podesteria di Barberino e Tavarnelle e istituisce il Comune di Tavarnelle

1810 la restaurazione riporta la centralità amministrativa a Barberino Val d’Elsa, momento complesso in cui la vita commerciale economica aveva creato un fulcro nel tessuto urbano di Tavarnelle

1892-93 delibera di divisione dei due comuni.  Barberino Val d’Elsa chiede la separazione del capoluogo dalla sua frazione, Tavarnelle Val di Pesa.

Dall’archivio storico preunitario di Barberino Val d’Elsa sono stati estratti ed esposti per la prima volta, accessibili e consultabili, alcuni importanti documenti: gli Statuti della Podesteria di San Donato in Poggio e Barberino Val d’Elsa 1570 e delibera del Consiglio comunale di Barberino Val d’Elsa del novembre 1892.

Nuovi strumenti e tempi del percorso di fusione:

I Comuni di Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle Val di Pesa hanno ottenuto dalla Regione Toscana un finanziamento finalizzato alla redazione del Piano Strutturale Intercomunale. Si tratta del primo documento urbanistico in cui troveranno spazio le visioni dei rispettivi territori, integrate ai fini della creazione di un’unica idea di futuro del nuovo ente.

E’ stata programmata per mercoledì 18 aprile alle ore 20:45, nell’auditorium della nuova scuola primaria di Barberino Val d’Elsa Andrea da Barberino, la seduta congiunta dei Consigli Comunali di Barberino e Tavarnelle, chiamati a deliberare sulla proposta di fusione delle amministrazioni comunali. La proposta che dà avvio alla costituzione della legge regionale sarà vagliata nei mesi successivi dalla Regione Toscana. I cittadini di Barberino e Tavarnelle saranno chiamati ad esprimersi sul percorso di fusione nella consultazione referendaria che si terrà ad ottobre 2018. Le amministrazioni comunali rimarranno in carica fino a dicembre 2018. Nel caso in cui sarà votata la fusione  il nuovo comune unico nascerà dal primo gennaio 2019.

 

Il lavoro delle Commissioni consiliari

Le commissioni di Barberino e Tavarnelle, presiedute da Francesco Grandi e Francesco Tomei, che affiancano le amministrazioni comunali nel percorso verso il comune unico, stanno portando avanti il loro lavoro con impegno e passione, nell’interesse delle comunità. “Stiamo lavorando bene insieme – dicono – in termini di confronto, di idee e condivisione, tante le questioni di cui si stiamo occupando, oltre alla definizione del nome Barberino Tavarnelle che abbiamo da poco deliberato con voto unanime, stiamo dedicando il nostro tempo, attraverso ricerche e studi,  allo stemma del nuovo Gonfalone e ai contenuti dello Statuto che non vuole limitarsi ad uno strumento formale ma deve contenere le anime dei due territori”.[:]

Le Donne del Vino festeggiano i loro 30 anni

Le Donne del Vino festeggiano i loro 30 anni

[:it]Partono da Firenze, in Palazzo Vecchio, le celebrazioni per il 30° anniversario delle Donne del Vino, la più grande associazione mondiale di donne del comparto enologico.

Un appuntamento che l’assessora alle Relazioni Internazionali, Cooperazione, Turismo e Marketing territoriale Anna Paola Concia ha definito «un anniversario importante per le donne, per le donne del vino e in generale per tutto il vino italiano».

Non a caso Firenze: la città dove Le Donne del Vino sono nate alla fine dell’inverno di 30 anni fa, il 19 marzo 1988.
Nata nel 1988 su iniziativa di Elisabetta Tognana, l’associazione Donne del Vino ha sempre perseguito lo scopo di promuovere la cultura del vino e il ruolo delle donne nella società e nel comparto enologico.
Oggi conta 770 associate: produttrici, enotecarie, ristoratrici, sommelier, giornaliste e esperte. È presente in tutte le regioni italiane e ha anche socie all’estero.

L’appuntamento a Palazzo Vecchio, a cui hanno partecipato oltre all’assessora Concia la scrittrice Sveva Casati Modignani e il giornalista Massimo Giletti, apre il calendario degli eventi 2018 e presenta quello più grande: la Festa delle Donne del Vino che avrà il suo clou sabato 3 marzo con eventi diffusi in tutta Italia.
Degustazioni al cinema, video racconti, inviti in azienda. Una festa in versione film che accende i riflettori sui personaggi femminili che creano, vendono, promuovono le grandi bottiglie italiane.

Con il tema “Donne vino e cinema” l’iniziativa anticipa la festa della donna e «mira ad accendere i riflettori sul comparto enologico rivolgendosi in prima battura proprio all’universo femminile» ha detto la presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini.
La scommessa è quella di cambiare i luoghi e i modi per raccontare il vino ponendo le donne come protagoniste.

Sono in programma degustazioni di bottiglie d’autore nelle sale cinematografiche mettendo “più sapore nel piacere del film” e regalando un momento unico agli spettatori del cinema.

Verranno autoprodotti video che raccontano la vita delle Donne del vino con ironia, autenticità ma anche tanto orgoglio.
Una sorta di racconto a più voci, spesso cucito da registi e video maker, dove le protagoniste si mostrano in momenti della loro vita quotidiana. La diffusione on line e durante gli eventi fa conoscere personaggi e storie femminili pieni di valori e saperi, un universo in gran parte poco conosciuto, ma molto entusiasmante.

La parte più “tradizionale” del programma riguarda le visite nelle imprese delle Donne del Vino: cantine, enoteche, ristoranti, agenzie di PR, redazioni, centri di consulenza enologica. Visite accompagnate da assaggi e mini lezioni sul vino. Fra gli invitati un posto privilegiato va alle associazioni femminili con cui le Donne del vino puntano a consolidare i rapporti oltre, ovviamente, a diffondere la cultura del buon bere.

La Festa delle Donne del Vino costituisce il primo esempio di un comparto produttivo che apre le porte in modo coordinato e diffuso nell’intera nazione per far conoscere il proprio lato femminile. «A poco tempo dalla notizia del World Economic Forum che mette l’Italia all’82° posto nel mondo per il gender gap, le Donne del Vino con il loro dinamismo e i loro progetti danno una ventata di ottimismo all’intero universo femminile italiano» ha detto l’assessora Anna Paola Concia.

DATI SULLA PRESENZA FEMMINILE NELLE IMPRESE ITALIANE E NELLE IMPRESE DEL VINO
Secondo i dati Unioncamere del 2015 il 21% delle imprese italiane sono dirette da donne e un terzo di esse sono agroalimentari o turistiche. Il 35% della forza lavoro agricola è femminile.

Le donne dirigono il 28% delle cantine con vigneto e il 12% delle cantine industriali, il 24% delle imprese che commercializzano vino al dettaglio e il 12,5% di quelle all’ingrosso (dati Cribis- Crif).

Associazione Nazionale Le Donne del Vino
02 867577, www.ledonnedelvino.com, info@ledonnedelvino.com[:en]Partono da Firenze, in Palazzo Vecchio, le celebrazioni per il 30° anniversario delle Donne del Vino, la più grande associazione mondiale di donne del comparto enologico.

Un appuntamento che l’assessora alle Relazioni Internazionali, Cooperazione, Turismo e Marketing territoriale Anna Paola Concia ha definito «un anniversario importante per le donne, per le donne del vino e in generale per tutto il vino italiano».

Non a caso Firenze: la città dove Le Donne del Vino sono nate alla fine dell’inverno di 30 anni fa, il 19 marzo 1988.
Nata nel 1988 su iniziativa di Elisabetta Tognana, l’associazione Donne del Vino ha sempre perseguito lo scopo di promuovere la cultura del vino e il ruolo delle donne nella società e nel comparto enologico.
Oggi conta 770 associate: produttrici, enotecarie, ristoratrici, sommelier, giornaliste e esperte. È presente in tutte le regioni italiane e ha anche socie all’estero.

L’appuntamento a Palazzo Vecchio, a cui hanno partecipato oltre all’assessora Concia la scrittrice Sveva Casati Modignani e il giornalista Massimo Giletti, apre il calendario degli eventi 2018 e presenta quello più grande: la Festa delle Donne del Vino che avrà il suo clou sabato 3 marzo con eventi diffusi in tutta Italia.
Degustazioni al cinema, video racconti, inviti in azienda. Una festa in versione film che accende i riflettori sui personaggi femminili che creano, vendono, promuovono le grandi bottiglie italiane.

Con il tema “Donne vino e cinema” l’iniziativa anticipa la festa della donna e «mira ad accendere i riflettori sul comparto enologico rivolgendosi in prima battura proprio all’universo femminile» ha detto la presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini.
La scommessa è quella di cambiare i luoghi e i modi per raccontare il vino ponendo le donne come protagoniste.

Sono in programma degustazioni di bottiglie d’autore nelle sale cinematografiche mettendo “più sapore nel piacere del film” e regalando un momento unico agli spettatori del cinema.

Verranno autoprodotti video che raccontano la vita delle Donne del vino con ironia, autenticità ma anche tanto orgoglio.
Una sorta di racconto a più voci, spesso cucito da registi e video maker, dove le protagoniste si mostrano in momenti della loro vita quotidiana. La diffusione on line e durante gli eventi fa conoscere personaggi e storie femminili pieni di valori e saperi, un universo in gran parte poco conosciuto, ma molto entusiasmante.

La parte più “tradizionale” del programma riguarda le visite nelle imprese delle Donne del Vino: cantine, enoteche, ristoranti, agenzie di PR, redazioni, centri di consulenza enologica. Visite accompagnate da assaggi e mini lezioni sul vino. Fra gli invitati un posto privilegiato va alle associazioni femminili con cui le Donne del vino puntano a consolidare i rapporti oltre, ovviamente, a diffondere la cultura del buon bere.

La Festa delle Donne del Vino costituisce il primo esempio di un comparto produttivo che apre le porte in modo coordinato e diffuso nell’intera nazione per far conoscere il proprio lato femminile. «A poco tempo dalla notizia del World Economic Forum che mette l’Italia all’82° posto nel mondo per il gender gap, le Donne del Vino con il loro dinamismo e i loro progetti danno una ventata di ottimismo all’intero universo femminile italiano» ha detto l’assessora Anna Paola Concia.

DATI SULLA PRESENZA FEMMINILE NELLE IMPRESE ITALIANE E NELLE IMPRESE DEL VINO
Secondo i dati Unioncamere del 2015 il 21% delle imprese italiane sono dirette da donne e un terzo di esse sono agroalimentari o turistiche. Il 35% della forza lavoro agricola è femminile.

Le donne dirigono il 28% delle cantine con vigneto e il 12% delle cantine industriali, il 24% delle imprese che commercializzano vino al dettaglio e il 12,5% di quelle all’ingrosso (dati Cribis- Crif).

Associazione Nazionale Le Donne del Vino
02 867577, www.ledonnedelvino.com, info@ledonnedelvino.com[:]

San Casciano: il giro dei sette presepi

San Casciano: il giro dei sette presepi

[:it]a cura della redazione – Il giro dei sette presepi tra le chiese di San Casciano. Don Massimiliano annuncia le feste che ruotano intorno ai presepi nel corso del periodo natalizio. A Decimo si celebra la festa del ceppo e del pane

Ogni chiesa di San Casciano ha il suo presepe. Ispirata alla tradizione, meccanica, animata, la raffigurazione della Natività prende vita nei luoghi sacri del territorio.
Le chiese dove si potranno ammirare i presepi sono sette e sono quelli di Argiano, Cappuccini, Clarisse, Propositura, Misericordia, Suffragio, Decimo. Intorno alla tradizione religiosa si stringe la comunità che partecipa attivamente alla valorizzazione dei presepi.

Numerose le iniziative, i concerti musicali e corali organizzati a San Casciano.
Tra gli eventi del fine settimana si segnala l’inaugurazione del nuovo presepe animato della Pieve di Decimo che si terrà sabato 16 dalle ore 17.40, al termine della celebrazione della Santa Messa.
È quanto fa sapere don Massimiliano che benedirà, come da tradizione, ogni Gesù Bambino che i piccoli fedeli porteranno in chiesa per poi ricollocarli nei presepi allestiti nelle loro case.

Il Natale è ricordato anche come festa di luce perché all’annuncio che gli angeli fecero ai pastori che erano nel buio seguì una luce che li avvolse.
Anche San Casciano celebrerà la tradizionale festa del Ceppo del fuoco che riconduce alla luce che illumina e rappresenta un segnale di pace. Il Natale di Decimo celebra anche la festa del pane. Nel corso dell’iniziativa di sabato 16 don Massimiliano benedirà i panini prodotti da alcuni fornai di San Casciano.

Ad interpretare l’arrivo dei Re Magi saranno gli stessi cittadini il 6 gennaio nell’ambito di una tradizionale iniziativa organizzata dalla Propositura di San Casciano. “Il presepe della Propositura – precisa don Massimiliano – è ispirato allo stile napoletano, quello di Decimo riproduce la pieve di Decimo e quello di Argiano è ambientato nella campagna toscana. Altra iniziativa in programma sabato sera è il momento musicale in compagnia del coro della parrocchia dopo la Novena. La benedizione dei Gesù bambino si terrà anche domenica 17 alle ore 11 in Propositura”.

[:en]a cura della redazione – Il giro dei sette presepi tra le chiese di San Casciano. Don Massimiliano annuncia le feste che ruotano intorno ai presepi nel corso del periodo natalizio. A Decimo si celebra la festa del ceppo e del pane

Ogni chiesa di San Casciano ha il suo presepe. Ispirata alla tradizione, meccanica, animata, la raffigurazione della Natività prende vita nei luoghi sacri del territorio.
Le chiese dove si potranno ammirare i presepi sono sette e sono quelli di Argiano, Cappuccini, Clarisse, Propositura, Misericordia, Suffragio, Decimo. Intorno alla tradizione religiosa si stringe la comunità che partecipa attivamente alla valorizzazione dei presepi.

Numerose le iniziative, i concerti musicali e corali organizzati a San Casciano.
Tra gli eventi del fine settimana si segnala l’inaugurazione del nuovo presepe animato della Pieve di Decimo che si terrà sabato 16 dalle ore 17.40, al termine della celebrazione della Santa Messa.
È quanto fa sapere don Massimiliano che benedirà, come da tradizione, ogni Gesù Bambino che i piccoli fedeli porteranno in chiesa per poi ricollocarli nei presepi allestiti nelle loro case.

Il Natale è ricordato anche come festa di luce perché all’annuncio che gli angeli fecero ai pastori che erano nel buio seguì una luce che li avvolse.
Anche San Casciano celebrerà la tradizionale festa del Ceppo del fuoco che riconduce alla luce che illumina e rappresenta un segnale di pace. Il Natale di Decimo celebra anche la festa del pane. Nel corso dell’iniziativa di sabato 16 don Massimiliano benedirà i panini prodotti da alcuni fornai di San Casciano.

Ad interpretare l’arrivo dei Re Magi saranno gli stessi cittadini il 6 gennaio nell’ambito di una tradizionale iniziativa organizzata dalla Propositura di San Casciano. “Il presepe della Propositura – precisa don Massimiliano – è ispirato allo stile napoletano, quello di Decimo riproduce la pieve di Decimo e quello di Argiano è ambientato nella campagna toscana. Altra iniziativa in programma sabato sera è il momento musicale in compagnia del coro della parrocchia dopo la Novena. La benedizione dei Gesù bambino si terrà anche domenica 17 alle ore 11 in Propositura”.

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