Viticoltori di Greve in Chianti, sette etichette caratterizzano la masterclass di Masnaghetti

Viticoltori di Greve in Chianti, sette etichette caratterizzano la masterclass di Masnaghetti

Oltre 30 tra giornalisti, sommelier e influencer hanno partecipato all’approfondimento del
territorio di Greve organizzato presso l’enoteca Falorni di Greve in Chianti e guidata da
Alessandro Masnaghetti. Una sintetica anticipazione del nuovo lavoro dell’editore di Enogea
dal titolo “Chianti Classico: l’Atlante”, il primo libro al mondo dedicato esclusivamente al
territorio del Chianti Classico, ai suoi comuni, ai suoi vigneti e alle sue Unità Geografiche
Aggiuntive (UGA).

Il carattere distintivo di ogni porzione di territorio del Gallo Nero è il vero e più grande valore di
questa bellissima denominazione: 75000 mila ettari di cui 9800 vitati e 6800 adibiti a Chianti
Classico.
Grazie all’Associazione Viticoltori di Greve in Chianti giovedì 1° settembre è stato possibile
approfondire le caratteristiche del territorio di Greve in Chianti, con la masterclass guidata da
Alessandro Masnaghetti, che ha sviscerato con grande competenza e precisione, le peculiarità
del territorio del Comune di Greve attraverso una selezione di vini dei soci aderenti
all’associazione, sette vini provenienti da sette zone differenti del Comune.
All’interno dell’affascinante contesto dell’Enoteca Falorni di Greve in Chianti, Alessandro
Masnaghetti ha iniziato la sua masterclass con una presentazione dettagliata dell’intero
territorio del Chianti Classico, approfondendo ogni zona nelle sue caratteristiche geologiche
piuttosto che quelle pedoclimatiche. Se vogliamo, una sintetica anticipazione di quello che
potremo trovare nel nuovo lavoro di Masnaghetti dal titolo “Chianti Classico: l’Atlante”, il
primo libro al mondo dedicato esclusivamente al territorio del Chianti Classico, ai suoi comuni,
ai suoi vigneti e alle sue Unità Geografiche Aggiuntive (UGA).
Nel corso dell’approfondimento viene spiegato che il territorio del Chianti Classico è
identificato nella parte esterna dal crinale dei monti del Chianti con il monte San Michele, il
monte più alto della denominazione e sempre visibile da ogni punto del territorio. L’altro crinale
parte da San Donato in Poggio ed arriva a Vagliagli, passando da Castellina e viene identificato
come la parte interna del Chianti.
Troviamo anche un ulteriore crinale che unisce Castellina con i monti del Chianti, dove a sud
insiste la provincia di Siena a nord quella di Firenze.
La zona dei monti del Chianti è sicuramente quella più fresca, mentre la parte nord e quella
occidentale risultano essere quelle più calde e precoci, grazie anche all’influsso della conca di
Firenze che porta l’aria calda della città sino alle porte di San Casciano.

Nella parte centrale del territorio del Chianti Classico troviamo formazione di Sillano, alberese
e marne del Sugame, sui bordi a nord i depositi fluviali con sassi tondi, nella zona ovest depositi
lacustri e colline dolci ricche di argilla, a sud le sabbie plioceniche, ad est il macigno del Chianti
con un 80% di formazioni arenarie.
“Le UGA è qualcosa che si lega alla storia, alla geografia, alla tradizione, è oggi così e lo sarà tra
100 anni.” – racconta Masnaghetti – “un passo importante per la denominazione che non ha
tradizione di cru, a differenza del Barolo per esempio, nel Chianti Classico troviamo invece
grandi proprietà. Le differenze numeriche tra Chianti e Barolo esistono per questo, nel Chianti
Classico troviamo confini naturali chiarissimi.”
Greve è il territorio più esteso del Chianti Classico con circa 17.000 ettari e al suo interno si
trovano le UGA Greve, Panzano, Lamole e Montefioralle.
“La UGA Greve possiamo considerarla una zona molto articolata, una valle rettilinea che
comprende una serie di zone specifiche e particolari. Due sono i riferimenti importanti, la valle
della Greve e quella dei monti del Chianti, sparti acque tra il Chianti Classico ed il Valdarno.” –
racconta Masnaghetti – “La mappa geologica ci racconta che nella destra Greve troviamo suoli
ricchi di macigno, di marne nella zona del Sugame, ma anche argilliti. Nel lato sinistra Greve, che
comprende anche Montefioralle e Panzano, troviamo un panorama sicuramente più articolato.
La masterclass si è conclusa con una degustazione ed un focus di 7 etichette provenienti da
sette zone idealmente identificate da Masnaghetti nel territorio del Comune Greve che sono,
partendo da nord: Strada, Chiocchio, Greti, Montefioralle, Destragreve, Dudda e Lucolena e
Panzano.
Chianti Classico 2020 Ottomani (zona di Strada) e il Chianti Classico 2020 Nozzole (zona di
Chiocchio) provengono dalla zona nord di Greve, dove troviamo un panorama aperto, suoli con
argilliti e formazioni di Sillano, quote basse e clima più mite.
Il terzo vino Chianti Classico 2019, Fattoria Santo Stefano nasce nella zona di Greti, al confine
tra la parte interna della valle della Greve e la parte più a nord, qui nei terreni troviamo
formazione di Sillano, una vena di alberese e l’inizio del macigno dei monti, una zona articolata.
Con il quarto vino Chianti Classico 2019, Villa Calcinaia ci spostiamo nella zona sinistra della
Greve (zon di Montefioralle) dove l’alberese marca molto il vino, in questo vino troviamo infatti
una vena acida più spinta, il frutto è più chiaro e brillante.
Il quinto vino Chianti Classico 2020, Chiandrè nasce nella zona della Destragreve dove come
terreni troviamo sia il macigno che la formazione di Sillano che la pietra forte, caratteristica
tipica di questa zona. Qui torniamo su uno stile dove il tannino è più marcato, una acidità più
dolce e arrotondata ed una lieve terrosità.

Viticoltori Greve in Chianti, Via Vicchiomaggio 4, 50022 Greve in Chianti (Fi)

www.viticoltorigreveinchianti.com
P.IVA 07180960481 – C.F. 94302940484

Con il sesto vino Chianti Classico 2020, Castello di Querceto scavalchiamo le colline e andiamo
nella zona di Dudda e Lucolena, tradizionalmente più fresca, nel vino torna l’acidità in evidenza
con uno stile vivace abbinato ad una struttura di tannini più marcata.
In chiusura il settimo vino Chianti Classico 2018, Ca’ di Pesa che ha una annata diversa rispetto
alle precedenti, nasce nella zona di Panzano versante ovest, su di un poggio di pietra forte. In
questo vino influiscono particolarmente la macro zona e le caratteristiche climatiche di
quell’area.
Piazza Matteotti, allestita in modo impeccabile, accoglie a cena i produttori dell’associazione, i
giornalisti e comunicatori presenti alla masterclass, oltre a tanti ospiti speciali. La cena,
composta da ottimi piatti della tradizione toscana, è stata abbinata ai vini dell’associazione.
“Questa associazione è composta da colleghi che hanno le stesse esperienze professionali” –
commenta Victoria Olivia Matta, presidente dell’Associazione Viticoltori di Greve in Chianti –
“ci permette di essere uniti, scambiarsi idee, opinioni e consigli oltre ad essere da ottimo
collante nel rapporto di vicinato. Sono veramente contenta per quello che stiamo facendo,
questa esperienza servirà a tutti per crescere professionalmente ed umanamente.”
“Avete finalmente in mano uno strumento estremamente importante, è il momento di mettere
da parte personalismi e cercare di pensare positivo, quello delle UGA è uno strumento che deve
essere sfruttato nel migliore dei modi, pensare positivo e se farete così sono sicuro che avrete
grosse soddisfazioni.” – conclude Masnaghetti.

“A(rt) message in a (Chianti Classico) bottle”

“A(rt) message in a (Chianti Classico) bottle”

Il Chianti Classico ispira artisti dai tempi di Vasari e Leonardo, che lo hanno immortalato e reso famoso già nel 1500. È stato il celebre biografo dei grandi artisti a sugellare il binomio arte – Gallo Nero, con la sua celebre Allegoria nel Salone dei 500 a Palazzo Vecchio, in cui è ritratto il Chianti come un imponente vegliardo sul cui scudo campeggia un Gallo Nero.

Oggi è l’arte contemporanea a offrire una nuova lettura del territorio chiantigiano e del suo prodotto più nobile, il vino del Gallo Nero, nell’ambito di nuovo progetto artistico, promosso dal Consorzio Vino Chianti Classico e organizzato con la collaborazione di TerraMedia APS, con i curatori Davide Sarchioni, Fiammetta Poggi e Isaco Praxolu. Protagonista assoluta di “A(rt) message in a (Chianti Classico) bottle” è la bottiglia bordolese, la tipica forma con cui sono conosciuti i vini Gallo Nero in tutto il mondo, che è stata reinterpretata e trasformata in un’opera d’arte urbana da sette artisti visivi, differenti per generazione, provenienza, tecniche e linguaggi, ispirandosi liberamente alle suggestioni dei vini e dei paesaggi del territorio e assecondando le specificità della propria ricerca artistica.

Francesco Bruni, Corn 79, Camilla Falsini, Thomas Lange e Eliseo Sonnino, hanno eseguito  i rispettivi interventi pittorici e materici sulla riproduzione tridimensionale in legno di una bottiglia “bordolese” gigante  (tra i 350 e i 400 cm di altezza), utilizzando la superficie come fosse una tela bianca; Clet invece ha realizzato ex novo una scultura di 400 cm di altezza trasformando la bottiglia in una fantasiosa abitazione, mentre per Numero Cromatico la bottiglia è diventata il soggetto di un grande stendardo.

Ogni opera è collocata in esposizione temporanea in ognuno dei sette Comuni del Chianti Classico dando luogo alla mostra diffusa “A(rt) message in a (Chianti Classico) bottle”, che disegna un itinerario eno-artistico, tra arte contemporanea e vini da degustare.

Il visitatore potrà scoprire l’opera di Francesco Bruni a Gaiole in Chianti, di Clet a San Donato in Poggio – Comune di Barberino Tavarnelle, di Corn79 a Castelnuovo Berardenga, di Camilla Falsini a Radda in Chianti, di Thomas Lange a Greve in Chianti, di Numero Cromatico a Castellina in Chianti e di Eliseo Sonnino a San Casciano Val di Pesa. Sarà possibile conoscere la collocazione delle opere consultando il sito www.chianticlassico.com .

Il progetto Meet Chianti Classico ART si inserisce nel contesto artistico più ampio del territorio, che ospita anche Chiantissimo, la rassegna di installazioni con i comuni di San Casciano in Val di Pesa, Greve in Chianti e Barberino Tavarnelle, e le numerose opere d’arte in esposizione nelle collezioni permanenti delle aziende vitivinicole. Il Consorzio mette a disposizione del proprio territorio un progetto ampio di promozione in sinergia con le tutte le altre iniziative che toccano l’arte, la musica, il teatro e il vino, rivolte ai turisti e ai cittadini con lo scopo di esaltare la vocazione culturale del Chianti e delle sue produzioni di eccellenza.

“Questa terra è fonte di ispirazione per gli esponenti di varie forme artistiche da secoli” dichiara il direttore Carlotta Gori, “come un vino che trae le sue caratteristiche identitarie dal luogo da cui proviene, anche queste opere sono fortemente connotate dal loro legame con la loro musa, la bottiglia di Chianti Classico, e per questo vivono in dialogo con i luoghi in cui sono state installate, nei nostri bellissimi borghi, per raccontare con forme nuove una storia secolare”.

Vigilia di San Giovanni fra bistecca e Chianti Classico

Vigilia di San Giovanni fra bistecca e Chianti Classico

Giovedì 23 Giugno 2022 si riaccendono le braci alla Lounge della fattoria di Luiano, la suggestiva Terrazza che si affaccia sul “Mare di Vigne”.

Accompagnati da una piacevole musica di sottofondo potrete vivere un’esperienza bellissima di degustazione vini. Insieme ai Chianti Classico della casa “Braciaioli” si cimenteranno in 4 diverse proposte di Griglia da abbinare ai vini di Luiano in occasione della presentazione delle nuove annate   di Chianti Classico e Chianti Classico Riserva.


Programma della Serata
Ore 19.30
Benvenuto agli ospiti con calice di Assai Chiaro – Toscana Bianco 2021 ed eventuale passeggiata con visita alle vecchie cantine.

Ore 20.00
Tagliata di Scamerita con Scaglie di Pecorino e Condimento Balsamico di Luiano – Luiano Chianti Classico 2020 –
Costolette Marinate in Senape e Miele rifinite alla brace con verdure al forno. – Luiano Chianti Classico Riserva 2019 –
Salsicce del Tozzetti con patate al forno – Ottantuno — Chianti Classico Gran Selezione 2018 –
La Fiorentina con gli Zolfin – Lui di Luiano 2018 –
Sorbetto di Sangiovese

Euro 70 per persona – prenotaazione obbligatoria
Tel +39 055 821039
Mobile +39 345 648 4211

Vini di Toscana il meglio dopo anteprime e Vinitaly

Vini di Toscana il meglio dopo anteprime e Vinitaly

Prima della grande abbuffata del Vinitaly, messo in discussione nella formula da molti, abbiamo preferito trascorrere una settimana in Toscana alla scoperta, uno per uno dei grandi vini della regione ed ecco il nostro giudizio tappa per tappa.

Con “Chianti Lovers & Rosso Morellino” a Firenze inizia il tour
L’inizio è stato come da tradizione con il “Chianti Lovers & Morellino di Scansano” un binomio riuscito nel nome del Sangiovese e che, grazie all’apertura al pubblico del pomeriggio fa registrare (così si legge dal comunicato ufficiale) un grosso successo grazie alle 2.000 persone disposte a pagare 15 euro per una full immersion enoica di alcune ore e 400 etichette di 110 aziende agricole.
Per noi il successo di un evento del genere non lo si può misurare nelle presenze perché non siamo a un concerto rock ne a uno spettacolo in teatro.
Crediamo che “misurare” il successo di un evento che dovrebbe fare cultura, tradizione, territorialità e ambiente così allontana il consumatore da quello che dovrebbe essere l’obiettivo di una buona promozione: invitare alla conoscenza.
Poi se il nome “Chianti Lovers” è accattivante e strizza l’occhio al vasto pubblico di appassionati millennials riteniamo che dietro non ci possano essere solo selfie e storie da social col bicchiere in mano in posa.
Se togliamo “lovers” rimane solo Chianti e i problemi di sempre che questo termine così vasto e generico porta atavicamente con se.
Chianti = Toscana?
Il rischio c’è e me lo confermano le chiacchiere fatte con alcuni colleghi stranieri che scevri dalle nostre storielle di campanile proprio non riescono a capire le sottozone eccezion fatta per il Chianti Rufina da sempre identitario.
Che necessità ci sia della frammentazione fra Chianti Valdarno Superiore, Chianti Colline Pisane, Chianti Colli Aretini, Chianti Colli Fiorentini, Chianti Colli Senesi, Chianti Montalbano e Chianti Montespertoli i consumatori medie esteri proprio non riescono a capirlo.
I colleghi che devono raccontare loro il Chianti sono i primi in difficoltà perchè quale linea seguire dato che nel bicchiere non c’è omogenità. E non potrebbe essere altrimenti dato che altitudini, territori, esposizioni, etc sono molto diverse.
I vini anche a noi non ci hanno del tutto convinti. Alcuni ancora troppo giovani, alcuni sovrammaturi, alcuni tecnicamente ben fatti ma senza anima.
Tutt’altro discorso merita il Morellino di Scansano che anno dopo anno, senza sgomitare e con l’incoscienza del piccolo riesce a crescere bene. La linea identitaria c’è e anche il carattere forte e deciso della Maremma.
Ecco i nostri preferiti.
I Cavallini Morellino di Scansano docg 2021
Naso: intenso di viola mammola, cuoio e tabacco; bocca intensa e piena con tannini potenti.
Val di Toro Morellino di Scansano docg riserva 2019
Naso: iris, viola mammola, frutti rossi; bocca intensa, vivace e lunga con tannini potenti

Il “Chianti Classico Collection” svela le Uga
Il lunedi e il martedì è stata la volta del Chianti Classico Collection che è tornata ad aprire le porte della Stazione Leopolda a un pubblico selezionato di operatori. Un po’ snob? No una scelta precisa e diretta, forse un po’ snob ma che condividiamo dato che, e non ci annoieremo mai di scriverlo il vino è cultura e tradizione e non è un aperitivo da selfie.
Il Chianti Classico però oltre a tornare in presenza nel periodo tradizionale (solo un mese in ritardo causa covid) gioca l’asso della grande novità dell’Uga. Nome già cacofonico nell’acronimo ancora meno convincente nell’estensione di unità geografiche aggiuntive.
Nell’intendimento la nuova suddivisione intende delimitare undici aree all’interno della zona di produzione distinguibili in base alla combinazione unica di fattori naturali (composizione del suolo, microclima, giacitura del terreni, etc…) e fattori umani (storia culturale, tradizioni locali, spirito di comunità).
L’idea bella, che strizza l’occhio ai cugini francesi che non si sa perché finiamo sempre per voler copiare anche se siamo noi a vendere ogni anno più vini, lo è a nostro avviso sulla carta perché serve a creare ulteriore frammentazione e forse a confondere il consumatore medio.
Riconoscere nel bicchiere un’identità di Chianti Classico di San Casciano (che però è anche Barberino e Tavarnelle escluso San Donato in Poggio che è di per se una nuova uga) da Greve che però si frammenta anche in Lamole, Montefioralle e Panzano, Radda, Gaiole, Castellina Castelnuovo Berardenga che si frammenta con la frazione di Vagliagli è davvero difficile e se ci fosse così netta farebbe perdere decenni di comunicazione identitaria Chianti Classico.
Che le differenze ci siano fra un vino che si coltiva a 100 metri d’altitudine e un altro che si coltiva a 500 sono ovvie, così come quelle fra un terreno sassoso e uno argilloso e fra un’esposizione e l’altra sono a nostro avviso cose da intenditori e appassionati che il consumatore medio forse non riesce può a capire. Il dubbio ci rimane.
I vini ci hanno convinto, anche le anteprime ancora scalpitanti, e ci siamo anche sforzati di comparare altitudini e uga, ma non siamo convinti.
Ecco i nostri preferiti.
Le Cinciole  Chianti Classico 2018
Naso: rosa, ciliegia, limone, gelsomino, confettura e liquirizia; bocca sapido, elegante con tannini vellutati e lunghi.
Castello di Volpaia Chianti Classico Riserva 2019
Naso: iris, viola mammola, more e frutto rosso maturo, pieno, lungo ed elegante con tannini setosi.
Castello di Cacchiano Chianti Classico Riserva 2015
naso: cioccolato, caffè in polvere, rosmarino, erba medica e nota chinata; bocca elegante, intensa, lunga e vellutata.
Fontodi Chianti Classico Filetta di Lamole 2019
naso: tabacco, mora e rosa; bocca lunga con acidità elegante e tannino morbido.

San Gimignano, torna a farsi assaggiare anche sua maestà Vernaccia
Il Consorzio ha presentato le nuove annate e la Riserva 2020 nell’overture tradizionale dedicata alla stampa nella settimana delle anteprime di Toscana.
Due fine settimana più tardi la “regina” della città delle torri si è svelata anche a operatori di settore e wine lovers.
Noi vogliamo raccontarvi com’è andata nel gran parterre dei nasi professionali che fanno tendenza enoica.
San Gimignano anche se arriva nel calendario delle anteprime di Toscana arriva subito dopo l’indigestione della due giorni fiorentina dell’opulento Chianti Classico riesce sempre a ritagliarsi il suo spazio sgomitando col suo bianco sontuoso fra i grandi rossi toscani.
Bella e splendente più che mai dopo due anni di isolamento covid e un sole primaverile a illuminare le sue celebri torri annunciando un prossimo risveglio ha accolto, mercoledì scorso, le migliori penne dei grandi nasi del giornalismo di settore di tutto il mondo per svelare le nuove annate e la Riserva 2020. Nell’occasione, per evitare assembramenti inopportuni la tradizionale anteprima stampa si è bilocalizzata e ha permesso un contatto diretto fra giornalisti e produttori solo in occasione delle cene e dei pranzi di lavoro.
Unica denominazione della settimana delle Anteprime peraltro, e la cosa è degna di nota, a scegliere di cancellare i banchi d’assaggio dei produttori nell’incomprensione generale (gli spazi storici del museo dove si degusta sono pur sempre gli stessi e a guardar bene c’è più assembramento nei piccoli ristoranti del centro storico che non nelle sale del museo). Fatto sta che queste due occasioni di desco diventano gli unici due preziosi ed esclusivi momenti d’incontro fra giornalisti e produttori al di là delle asettiche degustazioni. Una scelta che continuiamo a non comprendere poiché il giornalista per mestiere ha la necessità di chiedere, domandare, sapere, informarsi e non può certo farlo al solo cospetto di una batteria di bicchieri da riempiere scegliendo fra l’elenco asettico della lista degustazioni.
Che il covid abbia lasciato strascichi annullando del tutto l’approccio umano?
Una parte della stampa ha avuto però la fortuna di assistere nel ridottissimo spazio della Sala Dante del palazzo comunale alla degustazione guidata dallo scrittore e degustatore Andrea Zanfi con l’assaggio comparato di 6 vini Vernaccia di diverse annate e di 6 vini italiani ospiti, presenti qui sì i produttori che hanno evidenziato l’attitudine della Vernaccia di San Gimignano di reggere e migliorare nell’invecchiamento dando risultati di notevole interesse.
Il “resto del mondo giornalistico” si è dedicato invece agli asettici assaggi (a scelta sia in bendata che in palese) nelle sale del museo d’arte moderna dove in contrapposizione ad una splendida giornata primaverile che al di là delle finestre illuminava la vista della medievale visione delle torri di San Gimignano illuminate dal primo sole primaverile trovava nel bicchiere campioni serviti ad una temperatura da paesi nordici.
Chiaro che qualcosa nel servizio non ha funzionato con il rischio di azzerare al naso tutte le sfumature aromatiche e in bocca anestetizzare le papille ma non ce la sentiamo di puntare il dito contro i sommelier splendidi e gentili più che mai che si sono prodigati in ogni modo a rendere il lavoro della stampa il più agevole possibile.
Assolviamo ovviamente anche i produttori con cui abbiamo condiviso una cena e un pranzo dove fra precipizi covid e rinascite di speranze abbiamo compreso come la Regina dei bianchi di Toscana stia camminando su un filo invisibile di difficile equilibrio fra la tradizione della doc più antica d’Italia e le richieste pressanti dei turisti che preferiscono bere Vermentino anche a San Gimignano.
Facendo finta di non aver sentito tali eresie concludiamo sbilanciandoci con i nostri preferiti.
Casa alle Vacche, Vernaccia di San Gimignano docg 2021
Naso: sapido, minerale con note di banana e papaya e bocca piena, brillante e vivace.
Casa alle Vacche Vernaccia di San Gimignano docg I Macchioni 2021
Naso sapido e minerale con note di albicocca, marmellata e fiori estivi; bocca sapida e intensa
Casa alle Vacche Vernaccia Riserva Crocus 2019
Naso di fragolina di bosco, biscotto, zafferano e rosmarino; bocca ampia, allegra, piena e avvolgente.
Casa Lucii Vernaccia di San Gimignano Riserva Mareterra 2017
Naso: fragolina di bosco, zafferano, caramellina di frutta, fiore primaverile e rosmarino; bocca allegra ma morbida, ampia e fresca.
Cesani Vernaccia di San Gimignano docg 2021
Naso: mela, fiore di campo, banana e zafferano; bocca pienezza, lunga e sapida.
Cesani Vernaccia di San Gimignano Clamys 2020
Naso: albicocca e papaya. Bocca avvolgente, elegante, brillante e ampia.
Il Palagione Vernaccia di San Gimignano docg Hydra 2021
Naso: pera williams, albicocca, banana, fiori di campoi, ginestra e mimosa; bocca ampia elegante, sapida e lunga.
La Regina Bianca si conferma “unica, nobile e ribelle”

Montepulciano fra bio e Pieve
Svolta bio e la nuova selezione Pieve per uscire dall’empasse. Inutile girarci intorno il più Nobile dei rossi di Toscana, ovvero il sangiovese della città poliziana tenta una nuova via seguendo due strade diverse ma parallele.
Messa alle spalle la lunga e annosa querelle con gli abruzzesi per l’uso della parola Montepulciano risolta con la salomonica e italica soluzione dove tutti hanno vinto per non far vincere nessuno il rosso Nobile che acquisisce la definizione di “Toscana in etichetta” si presenta con la sua anteprima alla stampa nazionale e internazionale rinnegando la sua stessa essenza.
Lo fa con la decisione di non assegnare nessuna stella all’annata 2021, anche se verrà ricordata per la qualità si afferma dal Consorzio. Si aspetterà – prosegue il consorzio – a dare le stelle solo quando l’annata sarà in commercio, ovvero nel 2024.
Una scelta che personalmente condividiamo dato che sono anni che cerchiamo da giornalisti del settore, senza trovare una soluzione plausibile se non quella dettata da meri scopi di promozione e marketing, di comprendere perché dobbiamo “inventare” giudizi e punteggi su vini immaturi presentati a febbraio (per grazia di covid quest’anno a marzo).
Poco importa se le bottiglie portano la dicitura “campione di botte” ma sfido io a giudicare un abito dal cartamodello o un automobile dal prototipo.
Tornando a Montepulciano abbiamo apprezzato in degustazione più che la nuova annata immatura le 2019 e le Riserve 2018.
Non ce la sentiamo di giudicare i vini “da divenire” ancora irruenti e ormonali come ogni adolescente ribelle che si rispetti anche se alla fine anche noi vi daremo in ordine sparso le nostre preferenze.
Da rilevare però la novità più importante della nascita delle “Pievi” un nuovo disciplinare di selezione a cui hanno aderito oltre 40 aziende e che vedrà la luce nel 2024.
L’idea è quella di una Gran Selezione se poi i Nobili di Montepulciano si faranno Pievi lo scopriremo fra due anni.
Ecco i nostri preferiti.
De’Ricci Nobile di Montepulciano 2019
Naso: caramello, tabacco e frutta rossa matura; bocca piena, lunga e avvolgente con tannini vellutati.
Valdipiatta “Vigna d’Alfiero” Nobile di Montepulciano Riserva 2018
naso: profumi intensi di frutta rossa matura e confettura; naso fresco, elegante e lungo con tannini setosi.
La Combarbia, Nobile di Montepulciano 2018
naso: caramello, caffè, liquirizia; bocca ampia, avvolgente e lunga con tannini intensi.

L’Altra Toscana che brilla di luce propria fra alti e bassi
Il tour de force delle Anteprime Vinicole di Toscana con mente e palato sgombri di classicismi e idee consolidate si è concluso nell’austera ed elegante atmosfera dell’ex caserma degli ufficiali dei Carabinieri di Santa Maria Novella alla scoperta di quella Toscana definita altra che sgomita per farsi notare e in certi casi ci riesce eccome.
Dai vini di Maremma al Montecucco, dal consorzio di Casole, all’Orcia, al Valldarno Superiore, ai colli Pisani e alle colline Lucchesi in ordine geografico risalendo da sud a nord la regione con un viaggio interessantissimo fatto di alti e bassi come il tracciato di un elettrocardiogramma sotto sforzo.
Ed è stato davvero uno sforzo cercare ancora, per l’ennesima volta forse, di capire come mai tanti s’intestardiscono a partorire vermentini utili come le mosche d’estate mentre altri preferiscono sperimentare con autoctoni e internazionali sontuosi bianchi che fanno vibrare solo un fumettistico wow con punte di diamante dalle colline lucchesi e dalla Maremma e il rimpianto di non aver potuto assaggiare perché non pervenuti i migliori (quelli sì) vermentini toscani dei colli di Luni.
Discorso analogo anche per i rossi con la spada di Damocle fissa del paragone (inopportuno) con i grandi rossi già provati sulle papille nei precedenti giorni di anteprima. Chi osa vince ancora, almeno per noi. La ricerca, il riemergere di vigneti desueti, lavorazioni artigianali, la svolta bio e il lavoro ben fatto anche in passione fanno salire sugli altari soprattutto l’Orcia e il Valdarno Superiore.
Ecco i nostri preferiti.
Colle di Bordocheo, Toscano bianco Igt 2019 (vermentino, chardonnay, traminer)
naso: conchiglia, cipollotto, aglio e ginestra; bocca sapidità elegante e vivace.
Alberto Motta, Maremma Toscana Ansonica bio 2020
naso: miele, aglio, nocciola, ginestra e nota salmastra; bocca sapida, minerale e fresca.
Poggio Grande, Tagete toscano Igt 2021 (marsanne, rousanne)
naso: miele, ginestra, mimosa e lilla; bocca frizzantezza naturale, sapidità, lungo e brillante.
Donatella Cinelli Colombini, Cenerentola Orcia 2017 (sangiovese, fogliatonda)
naso: viola, mela, ginepro e pepe; bocca lungo, pieno e ampio con tannini setori ed eleganti.

Una settimana che si è chiusa prima del grande assalto del Vinitaly con centinaia di assaggi, tante perle, tante conferme, qualche delusione ma con la certezza che chi ama la terra vince sempre perché sa osare e sfidare anche i cambiamenti climatici.
Il vino del futuro sarà diverso e salirà in altitudine. Forse queste le uniche certezze che ci rimangono.

 

 

[:it]Cala il sipario su Chianti Classico Collection 2020[:]

[:it]Cala il sipario su Chianti Classico Collection 2020[:]

[:it]Si è appena conclusa alla Stazione Leopolda di Firenze la 27ma edizione di Chianti Classico Collection e si chiude con pollici in su da parte della critica, del giornalismo, degli addetti ai lavori e dal pubblico.

2500 professionisti e 400 giornalisti accreditati danno il polso di un grande successo anche se, in tempi di Coronavirus pesa la presenza del mondo asiatico.

Lo stato di salute della denominazione all’alba del secondo decennio del duemila viene riassunto dalle parole del Presidente del Consorzio Giovanni Manetti.

Il 2019 si chiude in maniera positiva per il Gallo Nero. La vendemmia 2019 ha visto le quotazione delle uve aumentare del 10%, e negli ultimi tre mesi le vendite delle bottiglie sono cresciute di un altrettanto 10%. Il traino economico sono le due tipologie premium, il Chianti Classico Riserva e il Chianti Classico Gran Selezione,  che rappresentano complessivamente il 42% dei volumi di mercato e il 55% del fatturato complessivo del 2019. La sola Gran Selezione guadagna 15 punti percentuali sul valore del venduto.

 “Soddisfazione è la parola chiave per il nostro 2019, con cui inauguriamo anche questo 2020.” Ha dichiarato Giovanni Manetti, Presidente del Consorzio. “La famiglia di noi produttori si allarga sempre più (515) e siamo sempre più uniti: ci presentiamo uniti in manifestazioni come questa, condividendo non solo un marchio ma una progettualità comune, legata a un territorio e a un percorso di qualità. Segnale evidente di questo è l’adesione sempre maggiore al progetto della Gran Selezione: in un solo anno le aziende che la producono sono salite da 95 a 144. La vera essenza di questo territorio e di questa denominazione è l’impegno di noi tutti viticoltori per produrre qualità: vini sempre più autentici e territoriali, che sanno riflettere nelle sue varie sfaccettature così come le varie sfaccettature di una pietra preziosa riflettono la luce”.

La kermesse lascia nelle papille degustative il senso stesso della denominazione. Un grande classico che non tradisce mai anche se il gioco di parole può sembrare voluto. L’essenza della Toscana racchiusa in un bicchiere, un vino che più di altri è espressione del territorio e della sua storia.

L’edizione 2020 ci lascia anche la conferma di una formula rinnovata che conquista. Al di là dei banchini d’assaggio dov’è possibile scambiare due parole coi produttori, della grande sala riservata per le degustazioni della stampa fa colpo l’idea della “cena diffusa” in città. Non più la grande ma dispersiva cena di gala, ma lo spalmarsi in più ristoranti di produttori e giornalisti al tavolo insieme. Una sorta di conviviale be to be dove la conoscenza diretta fra vino e buon cibo permettere di raccontarsi e raccontare.
Un ottimo viatico per aprirsi al turismo esperenziale che, dopo la svolta degli anni Novanta dell’enoturismo pare sia la chiave di volta per conquistare un turista sempre più alla ricerca di senso stesso del territorio e della vita.
Dove trovarlo se non fra i dolci colli del Chianti Classico?[:]