Ago 31, 2023 | Territori
Temperature autunnali straordinariamente miti, mille appuntamenti ed eventi golosi in uno scenario in cui la natura offre il suo spettacolo migliore attingendo di colori meravigliosi la vallata per uno dei fenomeni cromatici più fotografati al mondo: il foliage.

Chiusa / Klausen
Quel borgo sulle colline altoatesine
Una vacanza autunnale a Chiusa / Klausen nel cuore dell’Alto Adige è una vera immersione nel piacere tra natura, cultura e buon cibo, alla scoperta dei boschi di castagni più rinomati e dei vini bianchi della Cantina Valle Isarco, la più giovane cooperativa vitivinicola dell’Alto Adige di cui abbiamo degustato il Riesling.
Un laboratorio di sostenibilità contemporanea per accogliere un turismo meditativo e consapevole, alla ricerca dei piaceri della tavola, benessere ai massimi livelli e luoghi dal fascino intramontabile.
Chiusa e i suoi dintorni sono un condensatore di bellezza senza tempo. La meta ideale per un soggiorno in stretta connessione con la natura da vivere circondati da spazi immensi e silenziosi. Chiusa, Barbiano, Velturno e Villandro, borghi arroccati sulle colline altoatesine e poi il Monastero di Sabiona, le cascate di Barbiano e tanti filari coltivati a vigneti si alternano a vaste aree verdi che si estendono a perdita d’occhio.

Settembre e la settimana del frutto blu
L’autunno in montagna è infatti per molti sinonimo di libertà, un momento per immergersi nella vita del posto, per scoprire come si vive nei borghi rurali, a contatto con i personaggi ineguagliabili che trascorrono le giornate a raccontare la loro storia. In questi contesti non mancano i risvolti gourmet.
A settembre il primo degli appuntamenti è con le settimane della Prugna di Barbiano (dal 2 al 17 settembre) dove le prugne diventano parte integrante della cucina.
I ristoranti propongono piatti con nuove interpretazioni del frutto blu, così come i negozi di prodotti tipici propongono pane alle prugne, marmellata alle prugne e prugne secche. Non mancano poi le escursioni guidate con visita alle fattorie.

Törggelen vivere la festa dell’autunno altoatesino
Il vero clou dell’autunno è la festa del Törggelen dal 15 al 17 settembre, un invito a passare una giornata intorno a un tavolo bevendo vino novello e mangiando castagne appena arrostite, oltre a degustare piatti tipici della tradizione come Speck, Schlachtplatte e lo Sußer – il mosto d’uva con meno dell’1% di alcol.
Per chi non lo conoscesse, il “Törggelen” è una consuetudine altoatesina tipica del periodo autunnale quando arrivano a maturazione frutti come l’uva e la castagna, che consiste nel ritrovarsi la sera con gli amici nelle cantine o sotto le pergole dei giardini, nei ristoranti o nei masi a gustare vino novello, specialità locali, speck e castagne.

Farina di pere e castagna: fra cultura e tavola
Ancora più curiosa la rassegna della farina di pere declinata nei sapori della tavola, è infatti molto vivo il rito del Birmehlherbst di Verdignes, dal 18 al 24 settembre 2023.
A dominare le scene dell’autunno, c’è anche la castagna nelle sue declinazioni culturali, turistiche ed enogastronomiche, con una serie di appuntamenti e di itinerari che ne narrano la loro storia.
A Velturno si parla infatti di oltre 3mila castagni censiti che danno vita all’avventuroso Sentiero del castagno(Keschtnweg) che parte dall’Abazia di Novacella e raggiunge il paese delle castagne, Velturno e si snoda attraverso i bellissimi vigneti fino alla Valle d’Adige, a Terlano. Il sentiero, lungo più di 90 km, può essere suddiviso in tratti più brevi, per singole escursioni giornaliere.
Dal 1997 l’evento più interessante è il Keschtnigl, un insieme di escursioni e di visite guidate, degustazioni, concerti che culminano con il “Niglsunntig”, una grande festa nel centro di Velturno dove le associazioni locali offrono specialità a base di castagne.

Val d’Isarco, la viticultura di pregio d’altura
La Valle Isarco però è molto di più, è una chicca per l’Alto Adige, lo dimostra la vivacità dei borghi che offrono innumerevoli appuntamenti a cui si sommano le visite nelle piccole cantine. Da “tenere d’occhio” la Cantina Valle Isarco, sinonimo di vini bianchi d’eccellenza conosciuti in tutto il mondo. Si tratta della più giovane cooperativa vitivinicola dell’Alto Adige con una produzione di pregiate etichette di bianchi.
Gli ettari di terreno destinati alla realizzazione delle bottiglie più classiche hanno trovato in questa area dal clima mite, soleggiato e asciutto, le condizioni ideali per la crescita di uve di pregio, che prosperano su entrambi i versanti della valle.
Nel corso del tempo sono state selezionate specifiche varietà che oggi garantiscono ai vini un carattere unico e sorprendente. Per questo lo spirito di ogni famiglia di viticoltori è fortemente legato alla propria vigna.

foto Andreas-Mierswa
Uno dei borghi più belli d’Italia e una vacanza d’autunno
Chiusa e il suo borgo tra passeggiate e degustazioni di piatti tipici. Oltre a una delle cittadine più interessanti dell’Alto Adige per le sue peculiarità, è stato inserito anche tra i “Borghi più Belli d’Italia”. Protagonisti indiscussi della vacanza: i piatti della tradizione, i vini del territorio e la natura da assaporare a piccole dosi con tutti i sensi tra passeggiate e visite nei luoghi della cultura.
Il programma degli eventi autunnali propone le passeggiate nelle malghe, aperte fino ai primi di novembre.
I rifugi e gli alpeggi offrono prelibatezze da degustare come i canederli allo Speck, il Kaiserschmarren – la classica frittata dell’imperatore o gli Schlutzkrapfen, – traducibili in italiano come mezzelune, nella loro ricetta più tipica, ripiene di spinaci e ricotta.
Nell’alpeggio più grande d’Europa
Imperdibile in autunno e nelle immediate vicinanze di Chiusa l’Alpe di Villandro (Villanderer Alm), uno degli alpeggi più grandi e più belli d’Europa.
Questo verde altopiano è una delle zone più ricche di sentieri, tutti ben segnalati e situati tra i 1.700 e i 2.500 metri d’altezza, con vista panoramica sulle Dolomiti occidentali, da qui si può ammirare lo Sciliar, il Gruppo delle Odle, il Gruppo del Sella, l’Alpe di Siusi, le Alpi della Zillertal.
Un percorso composto da un fitto reticolo di cammini e di rifugi adatti alla famiglia, che si snoda tra prati alpini, pascoli, laghetti, ruscelli e acquitrini, costellato da baite e chiesette.
Immersiva è l’escursione a Bad Dreikirchen, tre graziose cappelle gotiche (Santa Gertrude, San Nicola e Santa Maddalena), poste una accanto all’altra, diventate una meta alternativa per una passeggiata semplice, ricca di suggestioni.
Chi desidera assistere a un emozionante spettacolo della natura le Cascate di Barbiano, che scendono dal Corno del Renon, formate dal Rio Gonda che precipita a valle con otto salti, di cui uno di 85 metri. Molto apprezzato il Sentiero Pino Mugo con la sua distilleria dove testare e acquistare le essenze dall’aroma intenso e dagli effetti benefici.
Sopra Chiusa il monastero benedettino che risale al XVII secolo, arroccato su di una rupe, abitato dalle monache di clausura fino a poco tempo fa. Il complesso, circondato dalle mura, in buona parte non è visitabile, ma percorribile nel sentiero ad anello di tre chilometri che parte dal borgo di Chiusa e raggiunge il monastero percorrendo i campi coltivati ad alberi da frutto, vigneti e castagni.
Ago 28, 2023 | Territori
A tutti piace viaggiare. Nonostante ciò piace anche a risparmiare….
“Economico“ non è la prima cosa che può venire alla mente quando scegliamo una destinazione europea soprattutto durante l’alta stagione.
Comunque, esistono delle città che smentiscono quanto diciamo e che anzi, possono essere prese in considerazione quando si tratta di viaggiare con un budget limitato.
Abbiamo attinto da una graduatoria fatta da un famoso portale ed ecco la selezione delle top 10 città europee che possono una buona destinazione a prezzi contenuti.
Di seguito l’elenco con alcuni parametri di costi vivi.

Sofia – Foto di Ivan Nedelchev su Unsplash
1 – Sofia, Bulgaria
Sofia è la capitale europea più economica. Il cibo, il trasporto pubblico, l’alloggio, gli ingressi a musei ed edifici pubblici, tutto è molto conveniente.
L’unica cosa che non è proprio economica è il prezzo dei voli dalle altre città europee e ciò giustifica il fatto che Sofia non sia una destinazione turistica popolare.
Costo alloggio: 6 €. Cibo: 5€. Trasporto pubblico: 0.5€

Češký Krumlov – Foto di Mike Swigunski su Unsplash
2 – Češký Krumlov, Repubblica Ceca
La destinazione più popolare del paese, dopo la celeberrima Praga. Si tratta di una destinazione davvero interessante grazie alla sua città vecchia, circondata da un fiume bellissimo. Perfettamente conservata e non troppo affollata è sorprendentemente economica quando si parla degli alberghi, cibo e bevande, anche nel centro della città.
Costo alloggio: 9€. Cibo: 6€. Trasporto pubblico: 1.4€

Cracovia – Foto di Mike Swigunski su Unsplash
3 – Cracovia, Polonia
Tutta la Polonia a dire il vero è nota per essere una destinazione turistica economica. Lo è soprattutto la seconda città più grande del paese che grazie anche alla devozione per Papa Wojtila attrae migliaia di turisti ogni anno grazie ai suoi ottimi alberghi, bar e cibi deliziosi nei ristoranti che mantengono prezzi bassi.
Costo alloggio:8€. Cibo: 5.5€. Trasporto pubblico: 0.65€

Budapest – Foto di Dan Freeman su Unsplash
4 – Budapest, Ungheria
Una delle capitali più affascinanti d’Europa si distingue per essere adatta anche a viaggiatori con budget ridotto.
Budapest elegante sulle rive del Danubio con i suoi castelli, i suoi palazzi e la sua cattedrale è adatta a tutti. Mangiare non costa troppo e si possono trovare anche sistemazioni di soggiorno economiche senza allontanarsi troppo dal centro.
Costo alloggio: 5€. Cibo: 7€. Trasporto pubblico: 1€

Sarajevo – Foto di Milana Jovanov su Unsplash
5 – Sarajevo, Bosnia e Herzegovina
La capitale di Bosnia e Herzegovina riesce ad attrarre tantissimi turisti nonostante stia ancora facendo i conti con le ferite della cruenta guerra civile degli anni ’90.
La città martire Sarajevo tristemente nota dopo la dissoluzione della Jugoslavia per il lungo assedio serbo nonostante porti vive sui palazzi le ferite del periodo bellico si presenta bellissima con il cuore della città antica che si sviluppa davanti al centro moderno della ricostruzione, così che un viaggio in questa capitale possa essere anche un viaggio per capire l’orrore della guerra, di tutte le guerre.
È ancora un po’ difficile arrivarci, ma una volta a Sarajevo non potrete che innamorarvi specie della sua cucina e della sua cultura.
Costo alloggio: 6€. Cibo: 6€. Trasporto pubblico: 0.8€

Belgrado – Foto di Milana Jovanov su Unsplash
6 – Belgrado, Serbia
Anche Belgrado, un po’ come Sarajevo è una delle perle balcaniche che sta ancora tentando di ricostruirsi dopo gli anni bui delle guerre degli anni Novanta seguiti alla dissoluzione della ex Jugoslavia.
La capitale serba oggi attrae molti turisti e stupirà senz’altro per la cordialità della sua gente, per la sua vivace vita notturna e per la sua cucina deliziosa oltrechè per i prezzi davvero convenienti.
Costo alloggio: 6€. Cibo: 7€. Trasporto pubblico: 0.5€

Zagabria – Foto di Sven Kucinic su Unsplash
7 – Zagabria, Croazia
Altra meta balcanica sempre più popolare nel cuore dei viaggiatori di tutto il mondo per l’ottimo rapporto qualità prezzo è anche la capitale croata che anno dopo anno conquista sempre più fans.
Zagabria è una città giovane e vivace con una gastronomia interessantissima e una vita notturna godevole. Un viaggio a Zagabria vuole dire anche visitare uno dei parchi più belli d’Europa quello di Plitvice.
Costo alloggio: 8€. Cibo: 8€. Trasporto pubblico: 1€

Bratislava – Foto di Lukáš Kulla su Unsplash
8 – Bratislava, Slovakia
Nonostante sia particolarmente vicina alla prestigiosissima Vienna, Bratislava capitale della repubblica di Slovakia non è una meta popolare per chi viaggia per l’Europa.
Molto più economica della capitale austriaca questa citta si distingue per la sua atmosfera piacevole e un bel centro storico al quale vale la pena di dedicare qualche giorno.
Interessanti i cibi tradizionali e gli eleganti bar del centro storico.
Costo alloggio: 8€. Cibo: 7€. Trasporto pubblico: 0,70 €

Riga – Foto di Tom Podmore su Unsplash
9 – Riga, Lituania
La capitale della Lituania è la città più a nord d’Europa che è inserita in questa speciale classifica delle città più economiche d’Italia.
Gli alberghi a prezzi convenienti, il cibo e il trasporto pubblico sono davvero economici, l’unico problema è che la città è collegata con difficoltà a tante altre località europee per cui è difficile includerla in un tour.
Costo alloggio: 8€. Cibo: 8€. Trasporto pubblico: 2 €

Lubjana – Foto di Tom Podmore su Unsplash
10 – Ljubjana, Slovenia
Sebbene Ljubljana sia una città molto bella ed elegante spesso chi visita la Slovenia non la include in un tour nella nazione.
Città di grande fascino si sviluppa intorno al suo fiume dove scorre anche la vita notturna e dove insistono la maggioranza degli eleganti e gradevoli locali. Da non perdere il quartiere degli artisti Metelkova.
Costo alloggio: 10€. Cibo: 7€. Trasporto pubblico: 1 €
Ago 27, 2023 | Territori
Durante la stagione estiva, le spiagge italiane sono sempre molto affollate di visitatori ed ecco che così sempre più viaggiatori sia italiani che stranieri, scelgono di optare per mete meno affollate (anche se non sempre) e con acque dolci in uno dei tanti laghi che il nostro Belpaese offre.
Queste destinazioni sono un vero toccasana per chi vuole fare un tuffo rinfrescante, ammirare panorami mozzafiato e visitare pittoreschi villaggi colorati e immancabile, viste le tendenze degli ultimi anni, la foto ricordo da condividere sui social.
Se siete quindi “appassionati” di foto instagrammabili oppure scegliete la vostra meta sfogliando il social siete eccovi il sondaggio che un portale ha effettuato analizzato gli hashtag utilizzati sui social network per identificare i laghi più popolari sul social fotografico, stilando la classifica dei laghi più “instagrammati” d’Italia per il 2023.

Lago di Garda. Foto di David Mark da Pixabay
Il podio della classifica: i tre “grandi” laghi d’Italia
La medaglia d’oro senza eguali (più del doppio rispetto al secondo posto) va al lago di Garda, con oltre 3 milioni di menzioni social. Con i suoi paesini sempre più amati dai turisti, non solo è il lago italiano più fotografato su Instagram, ma è anche il posto ideale se si preferisce il lago al mare ma non si vuole rinunciare alle acque cristalline.
Il secondo posto è occupato dal lago di Como, che registra quasi 1 milione e mezzo di menzioni. Circondato da bellissimi borghi e maestose montagne, ha conquistato il cuore di tantissime persone comuni ma anche di molti VIP che scelgono di trascorrere le loro vacanze qui.
Ha iniziato questa tendenza George Clooney che ha acquistato una meravigliosa villa sulle sue rive e ora anche i Ferragnez si trovano spesso nei paraggi.
La terza posizione è occupata dal “diretto concorrente” sia del Garda che del lago di Como: il lago Maggiore. Con oltre 1 milione e 300.000 menzioni, si estende tra l’Italia e la Svizzera (circa il 20% delle sue acque ricade sul territorio svizzero). Stresa è conosciutissima per i suoi hotel sfarzosi, ma si possono anche esplorare le affascinanti Isole Borromee o concedersi un tuffo nella parte alta del lago con acque pulitissime.

Lago di Braies. Foto di Dominik & Frederike Schneider da Pixabay
Il lago “televisivo” batte Lombardia e Piemonte
Rimaniamo al Nord, con il quarto posto che spetta al lago di Braies. Con oltre 487.000 menzioni, si ferma ai piedi del podio. Tra i laghi alpini, Braies è considerato uno dei più belli e famosi, anche grazie alla serie televisiva “Un passo dal cielo” che lo ha reso noto al pubblico.
La quinta posizione va al lago d’Iseo, che registra oltre 340.000 menzioni sui social network. Situato a breve distanza da Milano, è una meta ideale per una fuga rinfrescante dalla città. Inoltre, qui si trova Monte Isola, la più grande isola lacustre d’Europa, che merita assolutamente una visita.
Passiamo in Piemonte, con la sua piccola perla: il lago d’Orta. Si posiziona al sesto posto tra i laghi più popolari d’Italia su Instagram, con 215.000 menzioni. Oltre alle numerose spiaggette immerse nella natura e al suggestivo borgo di Orta San Giulio, vale la pena visitare l’isola di San Giulio, che ospita un’antica abbazia.

Lago Trasimeno – Foto di Sara Vaccari da Pixabay
Il resto della top-ten: si va in Centro Italia
Finalmente si scende al Centro, con la settima posizione occupata dal lago Trasimeno.
È una perfetta alternativa alle località marittime, considerando che l’Umbria è l’unica regione del Centro Italia priva di accesso al mare. Le ben 182.000 menzioni su Instagram fanno capire quanto sia un luogo affascinante.
Per l’ottavo posto ci spostiamo nel Lazio, con il lago di Bolsena. Registra oltre 110.000 menzioni di persone rimaste stupite della bellezza di questo che è il lago vulcanico più grande d’Europa e rappresenta una meta estiva molto apprezzata dagli amanti degli sport acquatici.
In questa seconda parte della top-ten tutta concentrata nel Centro Italia, ecco che spicca un laghetto del Trentino Alto Adige, il lago di Carezza, con le sue oltre 108.000 menzioni sui social media. Questo lago sembra uscito direttamente da una cartolina, con i pini che lo circondano e le maestose vette delle Dolomiti che si riflettono nelle sue acque turchesi
Al decimo posto troviamo poi il lago di Bracciano, con poco più di 95.000 menzioni su Instagram. Situato nel Lazio, a nord della Capitale, è circondato dai Monti Sabatini e offre panorami davvero suggestivi. Inoltre dispone di diverse spiagge dove ci si può rilassare al sole e fare un bagno.

Lago di Como – Foto di Leszek Golebiewski da Pixabay
La classifica dei laghi più instagrammati d’Italia
- Lago di Garda (Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige), 3095858 menzioni
- Lago di Como (Lombardia), 1498134 menzioni
- Lago Maggiore (Piemonte, Lombardia, Ticino), 1349935 menzioni
- Lago di Braies (Trentino-Alto Adige), 487637 menzioni
- Lago d’Iseo (Lombardia), 340046 menzioni
- Lago d’Orta (Piemonte), 215042 menzioni
- Lago Trasimeno (Umbria), 182537 menzioni
- Lago di Bolsena (Lazio), 110561 menzioni
- Lago di Carezza (Trentino-Alto Adige), 108456 menzioni
- Lago di Bracciano (Lazio), 95586 menzioni
- Lago di Ledro (Trentino-Alto Adige), 70264 menzioni
- Lago di Tovel (Trentino-Alto Adige), 66283 menzioni
- Lago di Varese (Lombardia), 64112 menzioni
- Lago di Tenno (Trentino-Alto Adige), 63029 menzioni
- Lago di Molveno (Trentino-Alto Adige), 57655 menzioni
- Lago di Resia (Trentino-Alto Adige), 50739 menzioni
- Laghi di Fusine (Friuli-Venezia Giulia), 41272 menzioni
- Lago di Scanno (Abruzzo), 38572 menzioni
- Lago di Vico (Lazio), 38414 menzioni
- Lago d’Idro (Lombardia), 31869 menzioni

Lago di Fusine – Foto di Simone_ph da Pixabay
- Lago del Turano (Lazio), 31736 menzioni
- Lago di Caldaro (Trentino-Alto Adige), 31146 menzioni
- Lago di Viverone (Piemonte), 28315 menzioni
- Lago di Dobbiaco (Trentino-Alto Adige), 28030 menzioni
- Lago di Nemi (Lazio), 27823 menzioni
- Lago di Caldonazzo (Trentino-Alto Adige), 27702 menzioni
- Lago di Endine (Lombardia), 26482 menzioni
- Lago di Santa Croce (Veneto), 24925 menzioni
- Lago di Pusiano (Lombardia), 24551 menzioni
- Lago di Levico (Trentino-Alto Adige), 24066 menzioni
Ago 25, 2023 | Territori
Torna domenica 27 Agosto al Passo del Giogo l’edizione 2023 del “Tuffo nella Storia” giunta alla diciannovesima edizione e che rappresenta uno dei più bei esempi a livello nazionale di rievocazione storica.
Un evento unico nel suo genere perché racconta una storia recente ancora viva sulla pelle di molti anziani e nei racconti da loro fatti a figli e nipoti per tramandare storie brutte di guerra, perché tutte le guerre sono brutte.

Nel fu campo di battaglia fra storie e ricordi
Per tutta la giornata di domenica si susseguiranno narrazioni di storie personali di soldati realmente accadute, narrate e messe in scena con il supporto di rievocatori, armamenti uso cinema ed effetti audio.
Tutto si svolge nella meravigliosa cornice della montagna appenninica che fu realmente campo di battaglia nel 1944 con la Linea Gotica e che ancora oggi porta i segni degli scontri.
Ospiti speciali per questa edizione Robbie Langdon, figlia di Elmer Kunze, soldato del 338 th Rgt della 85 th divisione di Fanteria americana che fu protagonista proprio della presa della vetta del monte Altuzzo e John Buschman, figlio del Tenente Melvin Buschman del 361 st Rgt della 91 st Divisione di Fanteria che fu ferito nei pressi di Scarperia.
Entrambe vedranno narrate le storie che i loro padri hanno sempre raccontato; un legame che dura da anni al punto che le loro uniformi sono esposte al Museo Gotica di Ponzalla.

Passeggiare nelle linee di trincea americane e tedesche
Oltre alle scene, molte delle quali inedite, sarà possibile visitare le posizioni di entrambe gli schieramenti passeggiando in mezzo alla linea americana o entrando nei rifugi tedeschi restaurati dai soci di Gotica Toscana e grazie alla presenza di circa 100 rievocatori provenienti da tutta Italia.
Non solo americani e tedeschi ma anche inglesi e italiani daranno vita a narrazioni di fatti realmente accaduti o mostreranno, in modo didattico ed intuitivo, come era organizzata la macchina bellica di quasi 80 anni fa.

Il programma
Il Tuffo nella Storia inizierà già aabato 26 Agosto alle ore 09:00 con l’escursione sul campo di battaglia adatta a tutti “Orizzonti di Libertà” che vi porterà nei luoghi più significativi del teatro bellico del Passo del Giogo mentre alle 16:00, presso il Museo di Ponzalla, verrà presentato il libro “Con valore verso le Stelle” ovvero la storia di un aviatore del Mugello nel secondo conflitto mondiale.
Alle 17:00, sempre nei giardini del Museo Gotica suonerà la “Camerata dei Bardi” musiche popolari dal mondo; conclude la giornata una rappresentazione narrata in notturna presso il Passo del Giogo in località Fontefredda che mostrerà al pubblico come avvenivano i movimenti ed i combattimenti con scarsa visibilità.
Tutta la manifestazione, organizzata da Gotica Toscana APS ed il concerto sono gratuiti ed aperti a tutti;
l’escursione di sabato invece ha un costo di Euro 12,00 comprensivo di visita al museo.
La sola visita al museo ha un costo di Euro 5,00 a persona mentre i bambini fino a 14 anni sono esonerati dal biglietto. Per informazioni chiamare info line 333/1968080.
Ago 19, 2023 | Territori
Progetti per lo sviluppo turistico ben delineati e nuove sfide all’orizzonte che passano dall’ammodernamento degli impianti di risalita all’ampliamento del comprensorio, fino ai grandi eventi sportivi estivi e invernali, capaci di raggiungere le case di milioni di telespettatori in tutto il mondo.
Cervino Ski Paradise e gli eventi estivi che guardano all’inverno
In Valle d’Aosta la Cervino Ski Paradise guarda a un futuro sempre più internazionale e lo fa con una visione comune di tutti gli attori che ruotano intorno al comparto turistico.
E proprio l’unione di intenti rappresenta il fulcro delle prossime iniziative e progetti messi in atto dalla località turistica che sorge ai piedi della Gran Becca, capace di generare un forte appeal.
Un nuovo inizio nel nome della sinergia nella Valtournenche, strategie condivise dall’Amministrazione comunale, dal Consorzio Cervino Turismo e da Cervino Spa che gestisce gli impianti di risalita di Breuil-Cervinia, Valtournenche, Chamois e Torgnon.

Sciare d’estate. Foto Enrico Romanzi, regione autonoma Valle d’Aosta
Sciare d’estate
Con gli eventi estivi – sportivi e culturali – in pieno svolgimento, Cervino Ski Paradise è proiettata già alla prossima stagione invernale che, condizioni climatiche permettendo, inizierà a metà ottobre e proseguirà fino al 5 maggio 2024.
Ma grazie al nuovo collegamento internazionale Matterhorn Alpine Crossing, nella Valtournenche non ci saranno più mezze stagioni perché lo sci estivo partirà già il 6 maggio: una novità assoluta che permetterà agli appassionati di sciare senza interruzioni e di vivere un’esperienza unica ad alta quota, usufruendo dello skipass internazionale Breuil-Cervinia/Zermatt.
Sarà la stagione più lunga di sempre; per la prima volta infatti non ci sarà alcuna pausa tra le aperture invernali e quelle estive.
In questo periodo le piste sul ghiacciaio sono aperte tutti i giorni e le condizioni sono ottimali grazie anche alle recenti nevicate.

Pista Gran Becca. Foto Stephan Boegli
Prima storica Coppa del Mondo transfrontaliera
Inaugurata la funivia Matterhorn Alpine Crossing, sul versante italiano si pensa già ai futuri impianti che collegheranno Breuil-Cervinia e Plateau Rosa. È iniziata la fase di progettazione delle funivie 3S che andranno ad ammodernare la direttrice che collega l’Italia alla Svizzera e serve gran parte delle piste del comprensorio valdostano.
Cresce inoltre l’attesa per la prima, storica, edizione di Matterhorn Cervino Speed Opening, l’unico evento transfrontaliero della Coppa del Mondo di sci alpino che parte da un paese e arriva in un altro.
Sulla pista Gran Becca, dove sono già iniziati i lavori di preparazione, l’11 e 12 novembre sono previste due discese per il settore maschile, il 18 e 19 altrettante discese per quello femminile.
Confermata anche la Coppa del Mondo di snowboard cross, che ritornerà ancora una volta a metà dicembre come seconda tappa del circuito. Lo spettacolo il 15 e 16 dicembre 2023, pronto a far registrare ancora una volta un ritorno mediatico importante. Gara-2 dello scorso anno è stata la seconda per numero di telespettatori (3.423.734, il 18% sul totale del circuito), di un nulla dietro a quella iniziale di Les 2 Alpes.
Ago 18, 2023 | Enogastronomia, Territori
di Barbara Tedde – Un Consorzio dinamico e frizzante, quello del Friuli Colli Orientali e Ramandolo; cinquant’anni
compiuti ufficialmente nel 2020 e che per motivi pandemici è scivolato allo scorso luglio 2023.
Un’occasione per conoscere un territorio che si presenta armonico e ordinato, con paesaggi
collinari dolci e ricamati da filari, villette senza muri di recinsione né griglie alle finestre, circondate
da giardini pettinati e adornati di piante in fiore.
Un compleanno speciale
Colli Orientali è un areale del Friuli Venezia Giulia – siamo nella provincia di Udine – baciato dalla fortuna, un po’ perché il Mar Adriatico lo accarezza a due passi di distanza, un po’ per la protezione garantita dalle Alpi Giulie, che ostacolano i soffi freddi della Bora. Un terreno unico al mondo, dove affondano le radici della vite, qui coltivata in abbondanza e presente da più di mille anni.
Un Consorzio, quello del Friuli Colli Orientali e Ramandolo, come se ne vedono pochi: 200 i consociati, uniti e coesi come raramente se ne vedono. Durante le degustazioni hanno fatto gruppo senza alcuna prevaricazione, ognuno ha presentato il proprio prodotto invitando ad assaggiare anche il vino dei colleghi produttori, all’unisono con il solido obiettivo di farsi conoscere come Consorzio e non come singola Azienda.
Ed è così che il gruppo fa la forza, capitanato dal presidente Paolo Valle dell’Azienda Valle di Buttrio che sottolinea l’importanza della comunicazione, non intesa come strategia di marketing, bensì di divulgazione di un territorio che non ha eguali in tutto il Pianeta, con la peculiarità di distanziarsi dalla massificazione di un turismo mordi e fuggi. Qui, in questo angolo di una regione di confine, la storia si intreccia con gli abitanti, con i vini e con i prodotti gastronomici, rendendola una mèta affascinante e tutta da scoprire, soprattutto per le antiche tradizioni contaminate da diverse varietà di popoli.
“Non siete qui per assaggiare i vini più buoni del mondo, ma per assaggiare vini unici al mondo”, così esordisce Matteo Bellotto – Ambasciatore del Consorzio, nonché fondatore della Tasting Academy – prima delle degustazioni. Matteo scrive di vita friulana attraverso i suoi libri e parla della sua terra con una passione fuori dal comune.

Le Docg e le sottozone della Doc Friuli Colli Orientali
La DOC Friuli Colli Orientali comprende i comuni di Attimis, Buttrio, Cividale del Friuli, Corno di Rosazzo, Faedis, Manzano, Nimis, Pavoletto, Premariacco, Prepotto, Reala del Rojale, San Giovanni al Natisone, Tarcento, Torreano e Tricesimo.
E’ l’unica DOC in Italia che ha al suo interno tre DOCG. Le DOCG sono Rosazzo, Colli Orientali del Friuli Picolit e la DOCG Ramandolo.
Le sottozone sono cinque: Schioppettino di Pepotto, Cialla, Refosco di Faedis e le due sottozone di Rosazzo, una per la ribolla gialla ed una per il pignolo. A breve arriverà anche la sesta sottozona con il Savorgnano bianco che prevederà almeno un 70% di friulano con picolit variabile dal 15 al 30%.
Il Consorzio Tutela Vini Friuli Colli Orientali e Ramandolo e la sua produttività
Giusto un accenno su alcuni dati aggiornati al 2021 in Friuli: sono 28.826,9 gli ettari vitati, suddivisi in 66 varietà – nella prima metà dell’800 erano contate più di 300 varietà che a causa di oidio, peronospera e fillossera sono andati a scomparire – . Le varietà sono state divise, oltre che per zona, anche per età dell’impianto dal 1850 ad oggi. Un lavoro capillare da parte del Consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo, finalizzato a capire anche l’età di ciascuna pianta. Il pinot grigio, la glera e la ribolla gialla ricoprono la maggior parte della produzione totale.
L’area dei Colli Orientali ricopre il 13% di tutta la regione, ovvero 1956 ettari, ed i vigneti hanno in media più di trent’anni.
Da parte del Consorzio, inoltre, è stato eseguito un lavoro certosino con la mappatura di 5.400 vigne ed una raccolta di dati sull’andamento stagionale e sul terroir degli ultimi 25 anni. Un lavoro, questo, per dare l’opportunità a ciascun produttore, di conoscere il contesto nel quale opera, allo scopo di dimostrare al pubblico l’unicità dei vini prodotti attraverso dati importanti.
L’uva come protagonista rappresenta, anch’essa, una forma per comunicare il vino ed il suo territorio, quasi antropomorfizzata, con le 5400 vigne mappate, che, varietà per varietà, sono state tutte passate al setaccio; dalla quantità di zuccheri alle acidità contenute nelle uve, così da produrre informazioni utili anche da un punto di vista economico, ovvero essere in grado di offrire un prodotto per ogni esigenza.
Tra l’olistico, il filosofico ed il matematico, Matteo Bellotto invita agli assaggi presso la sede del Consorzio, proponendo diverse etichette di vecchie annate da assaggiare in maniera anarchica, ognuno servendosi di ciò che più lo intriga.
Le annate sono tutte diverse, alcuni bianchi manifestano cadute, altri freschezza e acidità vive come alcuni sauvignon, friulano e ribolla gialla, ma è il Picolit che svetta con profumi meravigliosi e freschezza in equilibrio con le parti gliceriche, tanto da farmi tornare in mente alcuni Sauternes.

A casa di Roberto Scubla ad Ittris
L’Azienda di Roberto Scubla si trova ad Ittris di Premariacco, a pochi km da Buttrio dove è situato l’Hotel Le Fucine, un quattro stelle superior nuovissimo, dai prezzi davvero invitanti (ai quali siamo poco abituati). Una struttura lussuosa ma sobria, attrezzata di SPA e piscina – attiva dal prossimo anno – vede un grande punto di forza, oltre che nei servizi di alto livello, nella posizione strategica per visitare le cantine ed i paesi circostanti. Vicino anche alla costa – in mezz’ora si può arrivare ad i lidi – ha un’ ottima posizione persino per chi arriva in aereo da Venezia, ed ancor più da Trieste.
L’azienda di Scubla gode di un panorama meraviglioso: la casa ha un impatto gentile con il paesaggio che la circonda, così come il padrone di casa, produttore accogliente e saggio come i vini da lui prodotti.
Le vigne, da queste parti, sembrano non avere età, così rigogliose e floride pur non avendo meno di vent’anni – alcune ne hanno addirittura settanta – . La media dell’età degli impianti è di trent’anni, ma se non fosse stato per la fillossera probabilmente avremmo bevuto vini prodotti da piante di oltre 100 anni. Qui le vigne stanno bene, il microclima è eccellente, la ponca, in tutte le sue declinazioni, è un grembo perfetto per affondare le radici. Vicine al mare e alla montagna godono di ogni comfort stagionale, la bora ostruita dalle Alpi Giulie si trasforma in un vento essenziale ad asciugare ogni umidità. E poi c’è l’uomo, che ben pensa a fare il resto, sussidiato anche da strumenti importanti forniti dal Consorzio per poter tracciare il futuro del proprio vino.
Nella sala degustazioni di casa Scubla si respira aria di casa, ma non saranno solo i suoi vini ad essere assaggiati.

L’azienda Tunella è la prima ad aprirci il naso ed il palato con la sua Valmasia 2021, un gioco di parole per la malvasia istriana in purezza profumata e dal sorso sapido – alla quale segue un sauvignon, il Collmatisse 2021 che rispecchia l’impronta territoriale della ponca: è spiccata la sapidità, un trionfo di erbe aromatiche e poi fragranze agrumate ed una grande avvolgenza.
La Tunella è un’azienda famigliare, terza generazione della grande famiglia Zorzetting che dal 1960 coltivava vigneti. Nel 1986 Massimo e Marco Zorzetting fondano la propria azienda sulla strada verso Cormons. Nel 2002 cambia nome in Tunella, diminutivo di Antonella. Sono 70 gli ettari distribuiti nella zona di Cividale, Spessa e Rosazzo.
Si procede con l’Azienda Ermacora per voce di Nicola, giovane appassionato e grande narratore riguardo alla storia della sua famiglia. Ermacora – dal nome del Santo patrono del Friuli Venezia Giulia – inizia negli anni Settanta del Novecento con quattro ettari e dal 1990 produce vini con la propria etichetta, abbandonando quell’arte contadina di un tempo – “i vini si facevano in bland e vinificavano in botte” –. Oggi l’acciaio ha preso il posto del legno ed il vino è prodotto in monovitigno. Il pinot bianco – che nella regione conta 472 ettari totali – cresce in Friuli dal 1870, ed è proprio qui, ad Ipplis, che ha trovato il suo agio per una vita ideale. Assaggiamo il 2021, una delle annate migliori: al naso è burroso ed allo stesso tempo agrumato, elegante e fragrante, porta alla bocca una morbidezza snella; è deciso nella sua mineralità e rilascia lunghezza di frutti in fiore, di zagara e bergamotto. Il Sauvignon Ermacora 2021 esplode in bocca più che al naso, non eccede nelle aromaticità standard del vitigno – come, del resto, tutti i sauvignon dei Colli Orientali – è materico e fresco, racchiude polpa e grande piacevolezza.

E’ la volta di Paolo Cernetig, dell’omonima azienda, il quale, con poche parole, esprime il carattere friulano, quello vero: azienda piccola quella di Cernetig – c’è un paese vicino alla Slovenia che porta questo nome -. Il nonno ha fatto la prima vendemmia nel 1924, ma Paolo, nonostante la lunga esperienza, sperimenta continuamente, convinto di non aver raggiunto ancora la sua idea di perfezione enologica. Una bassa produzione, 5 ettari di vigneto curati come figli. Paolo si considera un hobbista – ah! L’umiltà Friulana –, ma lavora sodo e non ha dimestichezza con il pubblico. Le sue vigne sono “anziane”, i filari di merlot – mi raccomando, merlot si pronuncia come si scrive, da queste parti – portano cinquant’anni sulle spalle; egli vinifica con sistemi suoi, non si affida totalmente agli enologi e deve toccare con mano la sua vigna ogni giorno. Il carattere friulano esce con la malvasia istriana 2020 (pensare che la malvasia più vecchia ancora produttiva si trova nel comune di Gorizia e risale al 1850), un vino di sorprendente dinamicità, di quelli che si ricordano. Il naso è dolce, spazia dai frutti tropicali all’uvetta ed in bocca non si ferma, grazie alla mineralità e alla freschezza in perfetto equilibrio tra loro. Il Pinot Bianco 2021 è morbido e sapido; anch’esso si muove ogni secondo, ha una parte aromatica distratta ed intrigante, mi rammenta che i grandi vini sono i più introversi e si confidano solo con chi può ascoltarli. Lo ascolto ma lo vorrei in solitaria, per goderne appieno ogni sentore che profuma di questa terra. Il sorso è elegante, vorrei berlo tutto e raccontarlo di più. Avrò altra occasione…
Rocca Bernarda, rappresentata da Enrico Pimazzoni che si occupa della parte commerciale, racconta la storia di questa grande azienda che produce vino dal 1559, ed è la seconda azienda più antica del Friuli.
Il Sauvignon 2021, preciso al naso come in bocca, ha note iodate che primeggiano sul frutto, un vago ricordo che mi porta alla Vernaccia di San Gimignano. Il gusto è gastronomico, sapido e di bella struttura. Un terroir quello di Rocca Bernarda ad alta vocazione per la produzione vinicola, 40 ettari vitati con autoctone ribolla gialla e friulano ed altri vitigni alloctoni. Il Picolit è il vino bandiera dell’azienda, con una bottiglia ancora in essere che risale al 1880.
Ma Rocca Bernarda è famosa anche per il suo pinot grigio ramato, e per il Pignolo, un vitigno autoctono che era stato dimenticato. Una piccola produzione per questo vitigno dalla buccia spessa e dagli acini piccoli e compressi – proprio come una pigna – . Una produzione di nicchia con 70 ettari in tutta la regione per 66 produttori; un vino prodotto solo nei Colli Orientali.
“Il problema dei friulani è che sono innamorati del proprio prodotto e gli innamorati non ragionano e sono deboli”. Le parole riportate da Matteo Bellotto, peraltro citazione di un rinomato produttore, ci fanno prendere ulteriore coscienza del carattere dei friulani – ad ogni buon conto, credo che ogni produttore di vino in ogni angolo di mondo sia innamorato della propria terra – . Indefessi nel lavoro, perfezionisti e di poche parole, sono gelosi di ciò che gli appartiene, tanto da faticare anche a raccontarla, come se le parole non fossero mai giuste per descrivere divini sentimenti.
Si parla di omogeneità nelle varietà, ma non esiste omologazione negli assaggi, tutti i vini sono frutto dell’interpretazione di chi lo ha fatto, ogni produttore, del resto, porta sempre il suo alter ego dentro ciascuna bottiglia.

Il padrone di casa, Roberto Scubla, presenta il suo il Pinot bianco 2022 Scubla, polposo e croccante, ed il Bianco Pomédes, un bland di Pinot bianco 60%, 30% Tocai friulano, 10% Riesling Renano che fa tornare subito ai magnifici terpeni. “Per i vini da imbottigliare bisogna tendere alla massima maturità ottenuta attraverso la selezione delle uve più mature, dove si perde un po’ di acidità. La vite, alla fine, attraverso l’apparato radicale assume sali minerali e trasforma gli zuccheri, ma l’uva deve essere sana. L’uva sana deriva dalla ventilazione che si ottiene orientando i vigneti verso la presa d’aria migliore, dove il vento che attraversa le valli del Natisone soffi fresco e secco per asciugare il grappolo. Questo permette di far arrivare i chicchi alla maturazione perfettamente sani, ed è così che si ottiene l’aromaticità”. Queste le parole di Scubla, per il quale l’uva più sana conferisce maggiore aromaticità e lo sviluppo dei terpeni deve raggiungere la perfezione, prerogative, queste, per un vino che debba essere ricordato.
Il Bianco Pomedes è frutto di un bland delle viti più vecchie, alcune raggiungono 70 anni, la cui fermentazione avviene in legno per poi andare in acciaio a maturare per 10 mesi. Un vino forgiato di premi dalle migliori testate di settore e che resta davvero nella memoria. All’olfatto si pone con note di burro fuso e frutti a pasta gialla, è speziato e la morbidezza con la quale si presenta in bocca è ammaliante. La sapidità sul finale invita nuovamente al sorso, elegante e memorabile, un bland che è la firma dell’azienda Scubla.