Ott 13, 2025 | Enogastronomia
Con l’arrivo dell’autunno, la zucca diventa protagonista sulle tavole italiane, nei mercati e nelle sagre di paese. Questo ortaggio, simbolo di stagione e di abbondanza, è molto più di un semplice ingrediente: è un elemento di cultura, di tradizione agricola e gastronomica che racconta storie di territori e di antiche ricette regionali.
La zucca rappresenta il legame profondo tra terra, gusto e cultura. È il profumo delle cucine di campagna, il colore dell’autunno che scalda il cuore e il sapore semplice che mette d’accordo tutti.
Scopri la zucca, simbolo d’autunno in Italia: origini, varietà regionali, ricette tipiche e sagre da non perdere.

Origini e coltivazione della zucca in Italia
Originaria dell’America Centrale, la zucca è arrivata in Europa nel XVI secolo, trovando in Italia un terreno fertile per diffondersi e diversificarsi.
Oggi viene coltivata in molte regioni italiane, soprattutto nella Pianura Padana – tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – ma anche in Toscana, Umbria e nel Sud Italia fra Campania e Sicilia.
Ogni zona custodisce la sua varietà: la mantovana dalla polpa dolce e compatta perfetta per i tortelli; la marina di Chioggia dalla forma rugosa e dal sapore intenso; la napoletana più allungata, versatile e delicata.

Un ingrediente versatile e ricco di virtù
Leggera, nutriente e naturalmente dolce, la zucca è un piccolo miracolo di benessere: ricca di fibre, vitamine A e C, antiossidanti e con pochissime calorie. Ma ciò che la rende davvero speciale è la sua versatilità in cucina.
È l’ingrediente che lega il dolce al salato, il comfort food all’alta gastronomia.
C’è chi la ama in vellutata con crostini e rosmarino, chi la trasforma in risotto cremoso al Parmigiano, e chi ne fa ripieni irresistibili per ravioli e gnocchi.
In Lombardia è un simbolo delle feste con i tortelli di zucca mantovani, in Veneto diventa una crema delicata da abbinare ad amaretti e mostarda, mentre nel sud conquista con la pasta e zucca napoletana o le frittelle dolci della tradizione contadina.

La zucca unisce cultura e territorio
La zucca non è solo un alimento, ma un elemento identitario dei territori italiani, capace di unire sapori, tradizioni e creatività.
È l’espressione più dolce e colorata dell’autunno: un ortaggio che racconta storie di cucina povera e di feste popolari, di campi coltivati e di profumi di casa.
Visitare l’Italia nel periodo autunnale significa anche lasciarsi conquistare dalla magia della zucca, dalle sue mille sfumature e dalle tavole imbandite che la celebrano in tutta la sua bontà.
Con l’arrivo dell’autunno, l’Italia si tinge di sfumature calde e profumi avvolgenti, e la zucca diventa la regina indiscussa della stagione.
Dolce, versatile e colorata, è un ingrediente che racconta storie di campagna, ricette di famiglia e feste popolari che da nord a sud celebrano l’anima più genuina della nostra cucina.
La zucca rappresenta quindi l’essenza della cucina italiana d’autunno: semplice, calorosa e creativa. È l’ingrediente che unisce nord e sud, passato e presente, campagna e città. Prepararla significa portare a tavola un po’ di colore e di calore, celebrare la stagionalità e riscoprire il piacere di piatti fatti con amore.
Che sia in una trattoria di campagna o in una cucina di casa, la zucca è sempre una festa per i sensi — il gusto dolce, il profumo di terra e il colore del sole che non vuole tramontare.

Qualche curiosità…
Un tempo la zucca veniva svuotata e trasformata in lanterna, tradizione che ha ispirato la celebre Jack-o’-Lantern di Halloween.
In Friuli ed Emilia, invece, le zucche essiccate diventavano utensili domestici. Oggi, oltre che ingrediente, è anche oggetto decorativo e simbolo del benessere naturale.
Oltre al suo ruolo culinario, la zucca è un simbolo culturale. In molte tradizioni contadine veniva svuotata e intagliata per creare lanterne, rito che in parte ha ispirato la moderna Jack-o’-Lantern di Halloween. In alcune regioni, come in Emilia o in Friuli, esisteva l’usanza di utilizzare la zucca essiccata come contenitore o ciotola.
Oggi, invece, è diventata anche un elemento decorativo: centrotavola, oggetto di design e icona stagionale.

Veduta aerea di Venzone, Friuli Venezia Giulia
Borghi e luoghi dove la zucca è protagonista
In ottobre e novembre, l’Italia celebra la zucca con fiere e sagre spettacolari: In autunno, l’Italia si riempie di eventi che celebrano la zucca in tutte le sue forme.
Tra i più famosi, oltre alla festa di Ostellato in provincia di Ferrara (Emilia Romagna) anche in provincia di Mantova, la Sagra della Zucca anima piazze e ristoranti con piatti tipici e laboratori gastronomici col piatto simbolo della provincia il tortello di zucca che fonde dolcezza e sapidità.
A Venzone, in Friuli Venezia Giulia, il bellissimo borgo medievale si trasforma in una scenografia incantata durante la “Festa della Zucca”. Si veste d’arancio tra mercatini, artisti di strada e concorsi per la zucca più grande.
A Piozzo, nel Cuneese, si possono ammirare oltre 400 varietà diverse di zucca e assaggiare ogni tipo di ricetta, dai gnocchi alla birra artigianale alla zucca.
A Chioggia (Veneto) la patria della “zucca marina”, dal sapore intenso e perfetta per zuppe e gnocchi.
Infine un salto al sud dove la zucca viene celebrata a Napoli e nella Campania interna dove la zucca incontra la tradizione mediterranea: protagonista della pasta e zucca, semplice e profumata, piatto che racconta l’autunno con un tocco di sole.

Risotto alla Zucca Mantovana
Un classico della cucina italiana, semplice ma elegante, perfetto per una serata d’autunno.
Ingredienti (per 4 persone):
300 g di riso Carnaroli
400 g di zucca mantovana pulita
1 scalogno
1 litro di brodo vegetale
50 g di burro
50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
olio extravergine d’oliva, sale e pepe q.b.
(facoltativo) un pizzico di rosmarino o amaretti sbriciolati per guarnire
Preparazione:
Taglia la zucca a cubetti e falla ammorbidire in padella con un filo d’olio e lo scalogno tritato. Aggiungi un mestolo di brodo e lascia cuocere finché la polpa diventa cremosa.
Versa il riso e tostalo per un paio di minuti. Aggiungi il brodo poco alla volta, mescolando costantemente.
Quando il risotto è quasi pronto, incorpora la purea di zucca rimasta e manteca con burro e Parmigiano.
Servi caldo, con un tocco di pepe nero e, se vuoi, una spolverata di amaretti sbriciolati o rosmarino.
Il risultato? Un piatto vellutato, profumato e dal gusto equilibrato, che racchiude tutta la magia dell’autunno italiano.
Seguire la “strada della zucca” è un modo dolce e poetico per scoprire l’Italia d’autunno. Dai campi della Pianura Padana ai borghi del Friuli, dalle colline venete ai paesaggi del Sud, la zucca accompagna il viaggiatore tra sapori, tradizioni e paesaggi che riscaldano il cuore.
Un viaggio da gustare lentamente, cucchiaio dopo cucchiaio.
Ott 12, 2025 | Enogastronomia
Pantelleria, terra immaginifica e aspra, custode di un patrimonio enologico unico, è la prossima sfida per Pasqua Vini. Inizia un nuovo progetto per la cantina, che si aggiunge ai tanti che hanno costellato il centenario, dove vino e visione si incontrano in modo audace scommettendo sull’isola pantesca.

Pantelleria e la sua coltivazione unica
Nell’anno del centenario, Pasqua continua a costruire il proprio futuro attraverso un cammino di
ricerca, innovazione costante e investimenti in qualità. Pasqua sostiene il progetto vitivinicolo di
Carole Bouquet nella terra del vento, per dare nuova voce e valore all’isola, tutelandone al
contempo un capitale di sapere enologico straordinario ma fragilissimo.
Pantelleria è un luogo di bellezza e complessità, di cultura e identità, la cui pratica agricola
tradizionale – la coltivazione ad alberello pantesco – è riconosciuta Patrimonio Immateriale
dell’Umanità dall’Unesco.
Una piccola ma preziosa gemma del Mediterraneo che impone dedizione, fatica e rispetto e che è sempre più segnata dall’abbandono agricolo e dalla progressiva riduzione delle superfici coltivate. Una terra dove la viticoltura diventa eroica.
Se negli anni Settanta venivano raccolti 450.000 quintali di uva, già nei primi anni duemila questa cifra è scesa a 28.000 quintali.

Carole Boquet la star che s’innamora dell’isola
Vent’anni fa Carole Bouquet – icona internazionale di stile – decide di stabilire qui il suo buen ritiro,
acquistando una tenuta di 12 ettari, di cui 3,6 attualmente vitati a Moscato d’Alessandria
(Zibibbo), con viti vecchie che raggiungono anche gli 80 anni d’età.
Comprendendo le potenzialità di quell’appezzamento di terra, l’attrice e modella coltiva il suo talento di imprenditrice vinicola e, utilizzando le storiche tecniche di lavorazione dello Zibibbo, produce il suo Sangue d’Oro (che descrive bene il Passito di Pantelleria, per la preziosità del suo liquido, frutto di una lavorazione estremamente complessa e faticosa: un piccolo gioiello, che racconta l’identità dell’isola e che riceve da subito il plauso della critica).
“Questo progetto è una piccola gemma che si incastona perfettamente nella nostra visione e
traiettoria di crescita di valore – ha commentato l’amministratore delegato Riccardo Pasqua – la
bellezza di questi vigneti, il fascino dell’isola e il savoir-faire consolidato da Carole Bouquet in questi
anni, lo rendono un’opportunità unica per noi. Vogliamo, insieme a Carole, custodire, dare voce e
nuovo slancio a questa terra.”
“Sono felicissima di aver incontrato la famiglia Pasqua che ha compreso il mio progetto e il mio
sogno, e ha il desiderio di farlo crescere. – ha aggiunto Carole Bouquet – Questo passaggio di
1Fonte Native Wine Grapes of Italy di Ian D’Agata, University of California Press, 2014
testimone significa anche un’unione di intenti, come il preservare un gioiello vinicolo di straordinario
valore. Si apre una nuova fase di crescita e sviluppo per questo vino perché la famiglia Pasqua
continuerà a interpretare, con nuova forza ma lo stesso spirito, l’eccellenza espressa dagli artigiani
panteschi.”
È un progetto culturale ancora prima che imprenditoriale, perché desidera restituire, anche
attraverso la voce della sua fondatrice Carole Bouquet, visibilità e opportunità a un territorio unico,
al suo sapere enologico e a una comunità che adotta gesti antichi e coraggio contemporaneo.
Un progetto che rappresenta una sfida tecnica, perché la vera tecnologia consiste nel “sapere” il
momento giusto per raccogliere e far appassire naturalmente le uve. Pasqua Vini si fa custode di
questa pratica antica e usa il suo stile distintivo per raccontarne e promuoverne la forza.
Sangue D’Oro Passito di Pantelleria DOC è 100% Zibibbo prodotto in Contrada Serraglia, in vi
gneti terrazzati protetti dal vento da muretti a secco. Il terroir è composto per il 70% pietra vulcanica
e il 30% argilla e limonite. I grappoli sono colti a mano, selezionati e lasciati appassire naturalmente
al sole e al vento, per circa due o tre settimane. Conclusa questa fase, le uve appassite vengono
portate in cantina dove inizia il processo di vinificazione. Il vino viene conservato in acciaio inox e
poi imbottigliato.

Focus: Carole Boquet
Testimonial Chanel negli anni ’80 e ’90, ha continuato a lavorare nel cinema in Francia e in Italia in
ruoli brillanti e intensi, uscendo consapevolmente dal cliché della semplice bellezza e collezionando
la partecipazione a oltre 40 film con alcuni grandi maestri come Bunuel, Risi, Scorsese. Tanto lavoro premiato con alcune nomination e un premio César al Festival di Cannes.
Nel 2002, all’apice della sua carriera, Carole Bouquet scopre Pantelleria, un’isola dai mille colori e dal fascino antico, acqui stando prima un piccolo appezzamento di terreno e poi quello dei 60 piccoli proprietari adiacenti.
In seguito, decide di produrre il proprio vino passito. Un’avventura anomala per un’attrice, piena di
difficoltà e soddisfazioni, che gradualmente l’ha portata a raggiungere l’obiettivo che si era prefis
sata, con l’aiuto dell’enologo Donato Lanati, figura di spicco nell’enologia internazionale, il cui con
tributo è stato fondamentale nel progetto.
Ott 11, 2025 | Enogastronomia, Territori
Fino a novembre 2025 questa parte dell’Appennino parmense diventa un teatro di sapori dove ogni sagra racconta la storia di un territorio capace ancora stupire con i suoi tesori del bosco
C’è un momento dell’anno in cui l’Appennino parmense si trasforma in una cornucopia di sapori e tradizioni, quando le valli si tingono di rosso e oro e l’aria profuma di castagne arrosto e funghi trifolati.
È l’autunno in Valtaro e Valceno, stagione benedetta in cui le sagre spuntano come i porcini dopo la pioggia, con quella stessa spontaneità che appartiene alle cose vere.
«Questi eventi non sono solo feste, sono il cuore pulsante delle nostre comunità. – spiega Francesco Mariani, presidente dell’Unione dei Comuni Valli Taro e Ceno – Ogni sagra racconta la storia di un territorio che ha saputo custodire le proprie tradizioni senza rinunciare a guardare al futuro. Qui l’accoglienza non è una parola vuota, ma un modo di essere».

Ottobre celebra fungo, castagna e tartufo
La Fiera del Fungo di Borgotaro ha compiuto cinquant’anni anche se non li dimostra. Mezzo secolo di celebrazioni del re del sottobosco – l’unico fungo europeo con marchio IGP – che si trasforma a fine settembre in quattro giorni di show-cooking, degustazioni ed escursioni micologiche.
Ottobre si è aperto questo fine settimana con la ventottesima Fiera Nazionale del Fungo Porcino di Albareto.
Si proseguirà il 12 ottobre a Folta (Albareto) con la Festa della Castagna, seguita da Bedonia che, dal 17 al 19 ottobre, dedica tre giorni al tartufo, quel diamante del sottobosco che cresce nascosto come i sogni più belli.
Il 18 ottobre Bardi si accende con la sua Festa della Castagna, mentre il 19 ottobre Tiedoli chiude il cerchio delle castagne con la sua festa tra castagni secolari.

Novembre chiude la stagione di queste tre perle della natura
Novembre porta gli ultimi sussulti di questa stagione generosa: il 9 novembre doppia celebrazione delle castagne a Santa Maria del Taro – dove va assolutamente degustata la Bacioca, quella torta salata che racconta la storia dei boscaioli meglio di qualsiasi libro – e a Tarsogno. Il 15 novembre Bardi propone la “Nuveia Pork” alla Baita di Noveglia, seguita il 16 dalla settima edizione del concorso della torta di verze bardigiana alla Casa della Gioventù. Sempre il 15, Varsi chiude la stagione con la Festa della polenta alpina.
Dicembre regala un ultimo regalo: il 6, Boschetto torna protagonista con la Fiera del Fungo Secco, perché qui l’amore per i sapori del sottobosco non conosce stagioni.

I custodi dei sapori dell’Appennino
In questo teatro di sapori, due musei fanno da custodi della memoria: il Museo del Fungo Porcino a Borgotaro, nelle antiche Mura di via Cesare Battisti, e il Museo del Fungo ad Albareto, nel Palazzo della Comunalia. Entrambi visitabili per chi vuole approfondire la conoscenza di questo prezioso tesoro del sottobosco.
Quello che stupisce di queste terre è la capacità di trasformare ogni prodotto in racconto, ogni assaggio in memoria. L’Amor di Borgotaro non è nato qui, eppure è diventato più borgotarese dei borgotaresi, perché l’adozione del cuore vale più di qualsiasi certificato di nascita. Le torte salate d’erbe e patate erano lo street food di una volta, quando il fast food significava mangiare camminando sui sentieri di montagna.
Qui siamo nel territorio di Visit Emilia (www.visitemilia.com) dove ogni sagra è un viaggio nel tempo, ogni degustazione un atto di resistenza contro l’omologazione del gusto. Qui la lentezza non è un difetto ma una virtù, il km zero non è una moda ma un modo di vivere.
Perché in fondo, in un mondo che corre sempre più veloce, fermarsi a gustare un porcino IGP trifolato, una fetta di Baciocca o una pasta al tartufo è un gesto rivoluzionario. È scegliere di appartenere ancora a un luogo, a una stagione.
L’autunno in Val Taro e Val Ceno non è solo una stagione: è una promessa che la bellezza esiste ancora, basta saperla cercare tra le pieghe di un territorio che ha fatto dell’ospitalità e della genuinità la sua ragione di essere.
Ott 10, 2025 | Enogastronomia
Non sempre si hanno tanti giorni di vacanza a disposizione per un grande viaggio. Ma ogni anno ci sono ben 52 fine settimana in cui è possibile comunque organizzare una breve fuga in città bellissime che hanno molto da offrire, anche in pochi giorni.
Questa tipologia di vacanza breve, “mordi e fuggi”, è in costante crescita; infatti, secondo i dati del potente motore di ricerca di voli e hotel www.jetcost.it, le ricerche di voli e hotel per i viaggi di pochi giorni sono aumentate del 28% nell’ultimo anno.
Per questo motivo, il portale ha voluto condividere la selezione delle città europee preferite dai suoi utenti per le fughe del fine settimana, in modo da essere d’ispirazione ad altri viaggiatori: anche le italiane Napoli, Torino e Agrigento sono in questa lista. Ecco le 14 città più gettonate:

1 – Copenaghen (Danimarca)
La capitale danese non vanta grandi monumenti da visitare; anzi, la sua attrazione principale è una piccola Sirenetta su una roccia vicino al porto, che rende omaggio a uno dei racconti del suo autore più famoso, Hans Christian Andersen. Ma anche questo fa parte del fascino di questa città, che ha comunque molte cose da offrire.
Tra i luoghi più visitati c’è di sicuro il pittoresco quartiere di Nyhavn, con le sue casette dai toni pastello che si affacciano sul canale, ideale per rilassarsi ai tavoli delle sue tipiche terrazze. Copenaghen rappresenta un equilibrio perfetto tra verde urbano, design all’avanguardia e atmosfere rilassate.
In centro ci sono anche i Giardini di Tivoli, un vecchio parco divertimenti che mantiene tutto il fascino retro con i suoi vecchi congegni, ma che in estate si trasforma, ospitando concerti e spettacoli notturni.
Molto vicino si trova il quartiere alternativo di Christiania, precursore del movimento hippie, che affascina con i suoi murales e i suoi racconti intrisi di spirito libero.
La capitale della Danimarca è stata riconosciuta in diverse occasioni come la città con la migliore qualità della vita al mondo e passeggiandoci si può respirare un senso di tranquillità e benessere.

2 – Lugo (Spagna)
A Lugo si trovano tre siti Patrimonio dell’Umanità riconosciuti dall’Unesco.
Oltre alle mura, incluse nel 2000 nella lista di meraviglie, quelle più complete dell’epoca romana conservate ad oggi, ci sono la cattedrale e i suoi dintorni che hanno conquistato il riconoscimento nel 2015; inoltre la città è una tappa importante del Cammino Primitivo di Santiago.
Il valore aggiunto di questi patrimoni è che sono fortemente vivi, non sono semplici monumenti. Le mura, con la loro base di ardesia e granito e i loro oltre due chilometri di percorso, sono la passeggiata più popolare, dove i residenti si godono piacevoli camminate mentre ammirano la città dall’alto.
Lugo è anche una delle tappe fondamentali del Cammino Primitivo di Santiago, il percorso di pellegrinaggio più antico verso Compostela, un itinerario molto frequentato dalle popolazioni asturiano-galiziane durante il IX e gran parte del X secolo, che ha attirato anche pellegrini provenienti da altre parti del Nord della Spagna e d’Europa.
Anche la cattedrale è da non perdere, con il suo mix di stili diversi come il tardo romanico, il gotico, il rinascimentale, il barocco, il neoclassico e molti altri. Ma il vero gioiello è la cappella maggiore, dedicata a Nostra Signora degli Occhi Grandi, dove si scopre come si possono fondere legno e pietra in un’unica creazione.
Inoltre, “Ir a tomar os viños” (andare a prendere i vini) è una vera e propria tradizione a Lugo che non si può snobbare.
Ogni bevanda è sempre accompagnata da una tapa o uno stuzzichino: empanada, trippa, fagiolata, stufato di polpo, patate alla Riojana, tortilla, formaggio, chorizo, ciccioli… c’è solo l’imbarazzo. E se si vuole immergersi nella cultura autentica del posto, il vino deve essere quello della Denominazione d’Origine Ribeira Sacra.

3 – Napoli (Italia)
La città ha la fama di essere caotica, ma allo stesso tempo è affascinante e a volte sorprendente. Bisogna passeggiare per le sue stradine affollate, addentrarsi nei Quartieri Spagnoli, con i panni ancora appesi sui fili tra le case, e trovare un momento libero per scoprire i suoi palazzi nascosti; e ancora bisogna visitare i musei, pieni di tesori, immergersi nel barocco assoluto del teatro San Carlo, entrare negli imponenti castelli, soprattutto Castel dell’Ovo, scoprire il mistero delle sue catacombe e dei suoi passaggi sotterranei, e tutto ciò con il maestoso Vesuvio sullo sfondo che veglia sulla città.
Da non perdere, la visita alla Galleria Umberto I, bella quanto quella di Vittorio Emanuele II a Milano, situata proprio di fronte al teatro San Carlo, il più antico teatro d’opera in attività del mondo. Tra i musei, spiccano il Museo e Real Bosco di Capodimonte, creato nel 1738 da Carlo di Borbone, quando queste terre erano spagnole, che ospita una parte della collezione Farnese ereditata da sua madre.
L’altra parte della collezione, le sculture romane e greche, si trova nello spettacolare Museo Archeologico Nazionale, uno dei più importanti del mondo grazie alla qualità e alla quantità delle opere esposte. Anch’esso fu creato dai Borboni e al suo interno si possono ammirare anche mosaici, affreschi e statue provenienti dalle vicine città di Ercolano e Pompei, piccole meraviglie che sono sopravvissute alla forza distruttiva del Vesuvio e che meritano anch’esse una visita.

4 – Edimburgo (Scozia)
La celebre Royal Mile di Edimburgo, capitale della Scozia e una delle città più importanti del Regno Unito, collega il Castello di Edimburgo con il Palazzo di Holyroodhouse, residenza ufficiale dei monarchi britannici in Scozia, separati esattamente da un miglio scozzese (circa 1,8 km).
Intorno a questa (in realtà sono quattro strade consecutive) fu costruita la Old Town, dove oggi si trovano, oltre ai monumenti più emblematici della città, come la cattedrale di St. Giles, capolavoro gotico, o la spaventosa Mary King’s Close, che mostra la miseria e la malattia (la peste) che regnavano in città tra il XVI e il XVII secolo, anche decine di negozi di souvenir, pub, ristoranti, artisti di strada e persone che suonano la cornamusa scozzese.
Nelle vicinanze si trova anche The Elephant House, il luogo di nascita di Harry Potter. La scrittrice, sua “mamma”, J.K. Rowling, passava qui tante ore ogni pomeriggio a scrivere i suoi romanzi, con una buona tazza di caffè in mano, seduta a un tavolo in fondo alla caffetteria, accanto alla finestra, con vista sul castello e sul cimitero di Greyfriars.
Anche se l’intera città merita una visita, consigliamo di salire a Calton Hill, il miglior punto panoramico, una collina molto popolare sia per la sua vista che per le costruzioni neoclassiche ispirate all’Antichità, incluso il Monumento Nazionale della Scozia, che ricorda un tempio greco.

5 – Budapest (Ungheria)
Sebbene sia meno conosciuta di altre grandi piazze d’Europa, Piazza della Trinità (Szentháromság tér) a Budapest è una delle più incredibili del Vecchio Continente.
Situata nella parte più alta di Buda, è circondata da edifici e monumenti storici, come la Chiesa di Mattia, il Castello di Buda e il Bastione dei Pescatori.
C’è anche una statua iconica dedicata alla Santissima Trinità che rende omaggio alle vittime della peste bubbonica del 1691 e un’altra più moderna, del 1906, di Santo Stefano di fronte al Bastione dei Pescatori, opera di Alajos Stróbl.
Lì, al numero 6, si trova anche la Casa del Vino Ungherese (Magyar Borok Háza) che rappresenta l’intera totalità delle 22 regioni vinicole del Paese e ha bottiglie di circa 700 vini diversi. Molti di essi possono essere degustati pagando il prezzo del biglietto d’ingresso.
Ma questo è solo un assaggio di quello che può offrire la capitale ungherese, una città vibrante e piena di fascino, divisa in due dal maestoso Danubio, che in autunno si illumina con festival, ha delle terme favolose e ospita eventi lungo il fiume.

6 – Porto (Portogallo)
I piatti più tipici di Porto e di gran parte del Portogallo sono il baccalà e le sardine. Già questo potrebbe giustificare una breve fuga in questa città sulle rive del Douro, con i caratteristici tetti, le barche da pesca, i balconi di legno antico e quello stile decadente così tipica del Paese.
Ma c’è molto di più da vedere: come la Capela das Almas (Cappella delle Anime), una delle chiese più belle con la facciata composta da oltre 16.000 impressionanti piastrelle di azulejos, tra le meglio conservate del Portogallo.
E, parlando di azulejos, è necessario entrare nella Stazione di São Bento che accoglie i visitatori con i suoi murales di oltre 20.000 pezzi.
Anche la spettacolare libreria Lello, una delle più famose e belle del mondo, merita un passaggio: bisogna fare la coda per entrare e pagare un biglietto se non si acquista un libro.
È consigliabile, inoltre, fare una breve crociera a bordo di un “rabelo”, l’imbarcazione tradizionale di Porto, che veniva utilizzata per trasportare il vino dai vigneti della valle del Douro alle cantine di Vila Nova de Gaia, ammirando le due sponde del fiume e attraversando sei ponti, uno dei quali è stato attribuito a Gustave Eiffel.

7 – Torino (Italia)
Sorprende sapere che in questa città del Nord Italia si trova il museo più antico del mondo dedicato esclusivamente alla cultura egizia, il più grande dopo quello del Cairo.
Con oltre 40.000 pezzi esposti, tra cui antiche tavolette, mummie umane e di animali, oggetti funerari e di vita quotidiana, papiri, statue e sfingi, è il sesto museo più visitato d’Italia.
Ma non è il solo: da non perdere anche il gigantesco Museo Nazionale del Cinema, che espone 1.800.000 pezzi, tra film, fotografie, dispositivi, manifesti, documenti, registrazioni sonore, libri, dischi, cimeli esclusivi e ospita sempre mostre temporanee originali dei grandi maestri del cinema; un gioiello all’interno della Mole Antonelliana, monumento simbolo della capitale piemontese. Elegante e austera, Torino vanta anche un patrimonio artistico e culturale unico: eleganti residenze aristocratiche del passato, imponenti palazzi barocchi, musei e monumenti di inestimabile valore la caratterizzano ancora oggi, rendendola una miscela unica di antichità e modernità.
Alcuni simboli del made in Italy le sono strettamente legati: Juventus, Martini&Rossi, Fiat, Lavazza… C’è molto da scoprire nella città dei Savoia, dove nacque l’Italia unita quando, allora, ne era la capitale, il 17 marzo 1861.

8 – Alicante (Spagna)
Uno dei valori più importanti di questa città mediterranea (e per estensione, della Costa Blanca) è la sua cucina unica, con prodotti locali gustosi e abili ristoratori capaci di esaltarli: per questo è stata scelta come Capitale Spagnola della Gastronomia nel 2025.
Come non provare i celebri risotti di Alicante (non si dica la parola paella), emblema della sua gastronomia, simbolo di identità e qualità.
Ma Alicante non si distingue solo per loro, c’è una variegata offerta gastronomica che include i mercati storici, come il Mercat Central, e oltre 700 rinomati locali con stelle Michelin e soli Repsol. Oltre al buon cibo, la capitale della Costa Blanca ha molto da offrire.
L’icona della città è il Castello di Santa Barbara, risalente al XIV secolo, una delle più grandi e meglio conservate fortezze medievali della Spagna, da cui si possono ammirare perfettamente la città e la baia di Alicante.
Un altro dei suoi luoghi pieni di fascino si trova un po’ più lontano, sull’isola di Tabarca, che si raggiunge in barca in 20 minuti.
Antico rifugio di pirati berberi e di diverse famiglie di pescatori genovesi che erano prigionieri nella città tunisina di Tabarka, è l’unica isola abitata della Comunità Valenciana.
Le mura che circondano il suo centro urbano sono state dichiarate Complesso Storico-Artistico e Bene di Interesse Culturale.
Le sue acque sono una Riserva Marina del Mediterraneo per la loro limpidezza e per la biodiversità della sua flora e fauna.

9 – Vienna (Austria)
Johann Strauss figlio, il “Re del Valzer” e compositore magistrale del XIX secolo, celebra il suo 200esimo anniversario nel 2025. Nato il 25 ottobre 1825 a Vienna, Strauss ha segnato come nessuno il panorama musicale della sua epoca.
Le sue opere più famose, come “Il bel Danubio blu” e “Il Pipistrello”, non solo hanno rivoluzionato la tradizione musicale austriaca, ma gli hanno dato fama mondiale, così come alla città.
Numerose mostre a Vienna ricorderanno quanto sia ancora importante il suo lascito per la musica e la cultura.
Molte delle grandi attrazioni della capitale austriaca, oltre alla splendida cattedrale gotica di Santo Stefano e ai palazzi di Hofburg, Belvedere e Schönbrunn, sono associate alla musica, come l’Opera di Stato di Vienna, una delle principali istituzioni operistiche del mondo, la Mozarthaus Vienna, ultima residenza del geniale compositore, oggi museo, il Musikverein, la sala dorata dove si tiene il celebre concerto di Capodanno, e, naturalmente, il monumento dorato di Strauss nello Stadtpark, che è il soggetto fotografico più ricercato e immortalato di Vienna.
Non dimenticando i caratteristici cioccolatini sferici che portano il suo nome (le Palle di Mozart).

10 – Agrigento (Italia)
La città di Agrigento, in Sicilia, è la capitale italiana della cultura nel 2025.
Un luogo in cui si respira la storia, ma anche un luogo di accoglienza, relazioni e scambi continui tra persone, dove l’antichità e la contemporaneità coesistono in una dimensione armoniosa.
È conosciuta come la Città dei Templi per la sua estensione di edifici dorici consacrati al culto situati nella cosiddetta Valle dei Templi, inclusa nel 1997 come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Agrigento conserva numerose tracce del suo fastoso passato, anche al di fuori della zona archeologica; il nucleo medievale, ad esempio, mantiene le strade serpeggianti tipiche delle città arabe, con numerosi edifici e chiese di stili ed epoche diverse.
Nel centro storico spicca la cattedrale di San Gerlando con il suo campanile incompiuto, dalla cui cima è possibile ammirare i tetti di Girgenti; una città raccontata nelle pagine di Pirandello e Camilleri, che nelle loro rispettive opere hanno dato vita alle sue seducenti e colorate atmosfere.

11 – Granada (Spagna)
Scoprire la bellezza dell’Alhambra, dei suoi cortili affrescati, delle sue colonne attorcigliate, dei suoi sottili azulejos e dei variopinti rilievi dei suoi intonaci in gesso, il sussurro melodioso delle sue fontane, l’armonia dei suoi giardini, l’idealizzata replica, in sintesi, del paradiso musulmano quando non solo in Spagna ma in tutta Europa si viveva la fine del buio e tempestoso Medioevo, permette di comprendere meglio l’elevato grado di civiltà che gli arabi portarono nella penisola iberica.
Il percorso per Granada, una città mista, nasride, barocca e cosmopolita; una città di “cármenes” moreschi e conventi con alte mura, mostra decine di luoghi interessanti da visitare in un fine settimana. C’è solo l’imbarazzo di decidere da dove partire.

12 – Perpignano (Francia)
Nel Sud della Francia e alla stessa latitudine di Roma, si trova la bella e soleggiata città di Perpignano, il “Centro del Mondo”, come disse il leggendario Salvador Dalí.
Situata tra i Pirenei e il Mediterraneo, Perpignano offre un’esperienza attraente e tutti i vantaggi di una destinazione turistica mediterranea autentica e accogliente.
La città ha un ricco patrimonio storico che sorprende per la sua densità, la sua diversità e la sua qualità.
C’è molto da vedere qui, ma vi raccomandiamo tre visite da non perdere: la prima è Le Castillet e il museo Casa Pairal, il cui punto forte è, senza dubbio, la cima, che offre una vista a 360 gradi sul centro della città.
C’è poi l’Hotel Pams, gioiello dell’Art Nouveau, con la sobria facciata che dà sulla strada e contrasta con il resto dell’edificio, dove spicca l’imponente scala di onice, marmo e stucco, ai piedi della quale si trova una scultura di Raymond Sudre, decorata con dipinti di Paul Gervais.
Infine, il Palazzo dei Re di Maiorca, situato nel cuore della città, in stile gotico, con il suo cortile centrale, le arcate, le cappelle e le bellissime sale piene di magnifici arazzi, che riflette lo splendore dell’epoca.
Ott 9, 2025 | Enogastronomia
Fra gli appuntamenti con le magie multicromatiche del foliage autunnale un appuntamento da non perdere è quello che offre l’Emilia Romagna l’11 ottobre 2025 con una visita guidata che parte ore 09.30 da Bosco di Corniglio (Parma).

Francesco Cavallari, visit Emilia
Un tuffo nel bosco nel mondo dei colori
Un anello escursionistico che ci condurrà ad attraversare il regno dei colori autunnali.
Qualche passo nel castagneto prima di una lunga cavalcata nella faggeta infuocata dai colori dell’autunno tra punti panoramici che regaleranno belle visioni sulla valle e veri e propri tunnel vegetali in cui saremo immersi nel colore fin quasi a respirarlo.
A metà giornata al passaggio al rifugio Lagdei ci sarà il tempo per mangiare qualcosa e ristorarsi (al Rifugio su prenotazione alla guida o al sacco autonomamente) e quindi si inizierà il rientro che avverrà ad anello per un sentiero più rapido, ma che non mancherà però di regalare ancora tante colorate emozioni.
Ritrovo ore 09,30 Castagneto alto di Bosco (ai prenotati verrà data posizione precisa per navigatore).
Dislivello 400 m, percorrenza soste escluse 4 ore, lunghezza 10 km.
Necessario abbigliamento e calzature da escursione, pile e giacca a vento, bastoncini consigliati.
Numero minimo 5, massimo 25 persone.
L’escursione si tiene anche con tempo incerto, perchè spesso è variabile e si apre e si chiude nel corso di poche ore. In condizioni di maltempo la guida annulla con comunicazione ai prenotati.
Info e prenotazioni obbligatorie escursione
Guida A.E. Antonio Rinaldi cell. 328.8116651 antonio.rinaldi.76@gmail.com
Tutti i percorsi potranno essere modificati in funzione delle condizioni ambientali per la sicurezza del gruppo. E’ obbligo del partecipante avvertire la Guida di qualsiasi eventuale problema di salute, allergia, ecc. La Guida si riserva di non accettare persone non adeguatamente attrezzate.
Ott 7, 2025 | Enogastronomia, Territori
Al di là dei cliché, la regione tirolese sorprende i palati più esigenti con una proposta gastronomica dal carattere audace e contemporaneo. Una scena culinaria in fermento, confermata anche dal ritorno della Guida Michelin in Austria.
La regione di Innsbruck sta dimostrando di essere molto di più dello stereotipo tirolese, sorprendendo con una scena culinaria inaspettatamente vivace, innovativa e pluripremiata.
Lontana dal cliché di canederli e crauti – che rimangono un’eccellenza – si sta imponendo come una delle mete gastronomiche più interessanti d’Europa. Il fermento è palpabile, tanto che il ritorno della Guida Michelin in Austria dopo 15 anni ha visto il Tirolo emergere come la regione più stellata del Paese e, a soli 30 chilometri da Innsbruck, il Restaurant 141 by Joachim Jaud, a Mieming, è l’unico della regione ad aver ottenuto l’ambito riconoscimento delle due stelle.

E-Bike-Tour Nordkette 2 © Innsbruck Tourismus_Erwin Haiden (1)
Un viaggio di gusto
Il segreto della cucina di Innsbruck resta il suo approccio “dal campo alla tavola”, unendo autenticità e creatività.
L’offerta è varia e adatta a ogni palato. Per chi cerca il legame con la tradizione le locande, i “Wirtshaus”, sono un punto di partenza imprescindibile.
Il Goldener Adler, nel cuore della città, è una tappa storica da 629 anni per assaporare il tirolo autentico, mentre al Landgasthof Stern a Obsteig, che aderisce all’iniziativa “Bewusst Tirol” (“Consapevolmente Tirolo”), si riscopre il gusto dei prodotti locali e sostenibili.
Ma la scena gourmet non è da meno: un esempio su tutti è Die Wilderin, nel centro storico di Innsbruck: un’osteria dal concetto “aperto e onesto”, dove lo chef sceglie personalmente ogni ingrediente a chilometro zero.
Si prosegue il viaggio del gusto con Oniriq, un punto di riferimento per la cucina contemporanea che ha ottenuto ben 95 punti sulla guida Falstaff, e Die Mühle, che propone un’ottima cucina tirolese rivisitata in chiave fine dining. Per una pausa più rustica ma non meno appagante, le locande di montagna come la Buzihütte offrono specialità tipiche come l'”Eiterbeule”, una curiosa ma deliziosa cotoletta ripiena, mentre l’Aldranser Alm è celebre per i suoi Kaiserschmarrn soffici come nuvole.

Cibo e bevande Kreither Alm © Innsbruck Tourismus_Erwin Haiden
Esperienze a tutto gusto: dai mercati alle piste ciclabili
La gastronomia a Innsbruck non si ferma ai ristoranti, ma si vive in ogni sua forma. Al mercato coperto di Innsbruck si viene accolti da un’esplosione di colori e profumi, con prodotti freschi che arrivano direttamente dalle fattorie circostanti, dal panificio BrotSchmiede fino alla bancarella che vende gamberi alpini.
Per un’esperienza più intima, il mercato del sabato a Wiltener Platzl è una tappa imperdibile, dove si respira l’autentica atmosfera del quartiere.
Per chi ama unire attività fisica e piacere, le piste ciclabili “Genuss-Radweg” invitano a fermarsi in locande e negozi agricoli lungo il tragitto, dove assaggiare formaggi locali come il “Tiroler Graukäse” (DOP) e lo speck tirolese.
E per chi vuole mettere le mani in pasta, il Genusswerk offre la possibilità di imparare a preparare specialità come gli “Schlutzkrapfen” tirolesi in veri e propri corsi di cucina con chef e agricoltori del territorio.

Aldranser Alm 2 © Innsbruck Tourismus_Tommy Bause
L’autunno si fa Törggelen
Con l’arrivo dell’autunno la tradizione del “Törggelen”, un’usanza tipica che si celebra assaggiando vino nuovo e castagne arrostite, si diffonde nella regione di Innsbruck: è l’occasione perfetta per gustare piatti sostanziosi e genuini, come gli immancabili Kaspressknödel, canederli pressati a base di formaggio, e gli Käsespätzle, gnocchetti all’uovo conditi con formaggio fuso.
Per vivere questa esperienza in modo unico, si può scegliere di accomodarsi a tavola a 1.905 metri, con vista mozzafiato sulla città, al Ristorante Seegrube sulla Nordkette.
Ogni giovedì, venerdì e sabato di ottobre, il Berchtoldshof è un’altra tappa irrinunciabile per chi cerca una tradizione locale e genuina.

Marktplatz © Innsbruck Tourismus_Markus Mair
Focus su Innsbruck
Innsbruck e la sua regione offrono un’esperienza gastronomica completa e sorprendente, dove ogni pasto è un viaggio che unisce montagna e città, tradizione e innovazione, gusto e sostenibilità.
Un invito a scoprire un Tirolo inaspettato che sa come deliziare e conquistare i suoi ospiti.