Le attrazioni che non visiteremo più e quelle che rischiano di sparire

Le attrazioni che non visiteremo più e quelle che rischiano di sparire

Da Las Vegas a Kyoto, da Parigi a New York. Città iconiche e luoghi iconici che hanno chiuso definitivamente e che quindi non potremo visitare mai più.
Il 2024 è stato l’anno che ha portato all’evidenza anche dei più miopi del limite, forse senza ritorno su cui si è spinto il turismo.
Grandi numeri, forse troppo grandi che rendendo necessaria una riflessione approfondita a livello globale e che sta, gioco forza mietendo le prime vittime.
L’overtourism ci ricorda che ogni luogo ha una capacità di carico e che rispettare il mondo che visitiamo è essenziale per garantire che anche le generazioni future possano godere delle sue meraviglie. Viaggiare responsabilmente non è solo una scelta, ma un dovere.
Esistono poi mete che dal 2025 diventano off limits per altri motivi. Si tratta di luoghi scomparsi a causa di calamità naturali o attrazioni chiuse a causa di difficoltà finanziarie.
Ecco i posti che non si potranno visitare nel 2025 e forse mai più.

Il Mirage di Las Vegas non c’è più. Photo credit: James Marvin Phelps on VisualHunt

​Addio a due simboli di Las Vegas

La leggendaria città del divertimento situata nel cuore del deserto del Nevada sta cambiando il suo skyline.
Due storici casino-hotel sono stati abbattuti nel corso del 2024: si tratta del Tropicana e del Mirage.
Inaugurato nel 1989, il Mirage verrà rimpiazzato da una nuova proprietà Hard Rock a forma di gigantesca chitarra mentre il Tropicana ha dovuto far spazio a uno stadio destinato agli Oakland Athletics, la squadra di baseball che si trasferirà nella “Città del Peccato”.
Las Vegas la città che non dorme mai ha però “sostituito” i due hotel-casino con lo Sphere, il futuristico complesso per eventi caratterizzato da una gigantesca struttura a Led Inaugurata da una serie di concerti degli U2. Un luogo definito da molti come “un mix tra un planetario, un cinema Imax potenziato e una realtà virtuale senza visore.

Addio allo Chez Michou

A Parigi chiude il più trasgressivo locale di Montmatre

Il celebre quartiere parigino di Montmartre ha perso nel corso del 2024 uno dei suoi simboli più eccentrici: il drag club Chez Michou, che era stato anche fonte d’ispirazione per il musical “La Cage aux Folles”.
Dopo la scomparsa del fondatore Michel “Michou” Catty nel 2020, il locale ha affrontato difficoltà economiche insormontabili, che l’anno condotto alla chiusura. Michou era un personaggio molto amato in Francia, al punto che il presidente Emmanuel Macron ha pubblicamente espresso cordoglio alla sua morte.

Il Fotografiska di New York ha chiuso.

Giù il bandone di due musei a New York e uno a Seattle

Il panorama museale di New York ha subito un duro colpo con la chiusura del Rubin Museum, che vantava una delle più grandi collezioni di arte himalayana al mondo.
Abbandonata la sua sede fisica a Chelsea, si è trasformato in un “museo senza muri”, mentre alcune opere, tra cui la celebre Sala del Santuario Tibetano, verranno trasferite al Brooklyn Museum.
Addio anche a Fotografiska, filiale newyorkese del celebre museo di fotografia di Stoccolma che ha chiuso le sue porte a Park Avenue a fine settembre, sebbene gli amministratori sperano di riaprire in una nuova sede in futuro.
A Seattle invece chiude per sempreil museo creato dal co-fondatore di Microsoft, Paul Allen, che consentiva ai visitatori di interagire con dispositivi tecnologici vintage. Tutti gli oggetti che qui erano esposti saranno messi all’asta.

Wayfarers Chapel, non c’è più

In California smantellata la chiesa di vetro

La Wayfarers Chapel, una straordinaria chiesa di vetro inserita nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici, è stata smantellata a causa dei rischi di frane nella zona.
Progettata da Lloyd Wright, figlio di Frank Lloyd Wright, la struttura verrà conservata fino a quando verrà trovata una nuova sede.

Il double arch. Foto OrangeJedi , wikipedia

L’erosione cancella il “double arch” del Glen Canyon

A causa dell’erosione, il “double arch”, una formazione di arenaria Navajo di 190 milioni di anni, uno dei simboli del Glen Canyon National Recreation Area, è crollato nel 2024.
La celebre formazione geologica situata nella Glen Canyon National Recreation Area nello Utah, è crollato l’8 agosto 2024.
La struttura naturale, conosciuta anche con i nomi di “Toilet Bowl”, “Crescent Pool” e “Hole in the Roof”, era una popolare meta turistica, spesso visitata da nuotatori e diportisti.
Le autorità del National Park Service hanno indicato che il crollo è probabilmente dovuto a una combinazione di fattori naturali, tra cui l‘azione costante del vento e della pioggia che ha indebolito la struttura nel tempo, le fluttuazioni del livello del Lake Powell che hanno esposto la base dell’arco a cicli di bagnatura e asciugatura, accelerando l’erosione e il movimento delle onde che ha ulteriormente contribuito all’indebolimento della formazione rocciosa.
Il crollo del Double Arch sottolinea la fragilità delle formazioni geologiche e l’importanza di proteggerle evitando un eccesso di turismo.

Geisha. Image by G Poulsen from Pixabay

Off limits a Kyoto le strade delle geishe

Nel quartiere storico di Gion, a Kyoto, la pressione turistica ha costretto le autorità locali a chiudere molte delle stradine laterali abitualmente frequentate dalle geishe, lasciando aperte solo le vie principali.
Una decisione presa a inizio 2024 dall’amministrazione locale che mira a ridurre il fenomeno dei “geisha paparazzi”, ormai diventato insostenibile per il flusso continuo di turisti, che accorrono soprattutto per vedere da vicino l’addestramento delle geishe e sapere di più su questa antica tradizione locale.

May Bay

Chiusa per il sovraffollamento in Thailandia la spiaggia dei sogni 

La splendida May Bay è forse uno dei primi esempi al mondo di luogo naturale distrutti a causa del sovraffollamento turistico.
La spiaggia resa famosa dal film “The Beach” con Leonardo Di Caprio è stata chiusa nel 2018 per permettere ai coralli distrutti dai turisti e dalle barche di rigenerarsi.
Dopo un primo periodo di recupero, la spiaggia è stata riaperta nel 2022 con importanti restrizioni sul numero di visitatori ammessi.
Degno di nota che, durante la chiusura, la fauna marina come ad esempio gli squali pinna nera hanno iniziato a tornare nella baia.

Boracay

L’isola fogna filippina è off limits

Boracay è un isola delle Filippine tristamente nota. Basti dire che il presidente delle Filippine aveva descritto Boracay come una “fogna”.
E’ per questo che è stata la prima isola al mondo ad essere chiusa (per sei mesi) per dar via a un importante opera di riqualificazione ambientale in quanto l’inquinamento e
infrastrutture non sostenibili l’avevano massacrata.
Le autorità dopo la bonifica hanno regolamentato l’accesso e limitato il numero di visitatori.

Venezia, foto di Matteo Angeloni da Pixabay

Venezia non è per tutti…

La splendida ma fragilissima Venezia è una delle città italiane maggiormente vittima del turiamo eccessivo che ha e sta causando danni alla città e ai suoi abitanti.
Per affrontare il problema dell’overtourism, l’amministrazione di Venezia ha introdotto limiti agli ingressi giornalieri e dal 2024 un biglietto di ingresso per i turisti giornalieri.
Peraltro anche le grandi navi da crociera sono state bandite dalla Laguna dopo anni di proteste da parte dei cittadini.

Macchu Piccu a serio rischio

Machu Picchu rischia di sparire

L’eccessivo numero di visitatori rischia di cancellare dalla storia la splendida capitale andina conservata a noi grazie alla sua posizione “elevata” che l’ha protetta per secoli.
L’eccesso di turisti ha fatto si che piano piano, passo dopo passo, si stanno danneggiando i sentieri del sito archeologico.
Non solo alcune aree importanti come il Tempio del Sole e il Tempio del Condor sono state chiuse al pubblico per evitare i danni dovuti al contatto diretto e l’usura.
Le autorità peruviane hanno così deciso di correre ai ripari introducendo un sistema di prenotazione e turni di visita per limitare l’accesso.
Nel 2021 si è raggiunto il record non sostenibile di 1,5 milioni di visitatori che ha messo alla prova la capacità del sito, portando a ulteriori restrizioni.
Il limite giornalieri di accesso al sito è bloccato a 2.500 visitatori tramite un sistema di biglietti con fasce orarie obbligatorie ed è fatto divieto di visitare il sito senza una guida autorizzata. 

L’Everest. Wikipedia

Everest, la cima del mondo spazzatura

Sovraffollamento e rischio per la sicurezza stanno creando in pochi anni di turismo di massa gravissimi problemi anche sul tetto del mondo.
Poi c’è la sicurezza e il “traffico” dato che l”Everest ha visto file di alpinisti in cima, creando situazioni pericolose e accumuli di rifiuti.
Il Nepal ha così deciso di imporre requisiti più rigorosi per le scalate. Una misura necessaria per preservare la qualità della vita dei residenti e il fragilissimo ambiente della cima più alta del mondo che non può essere per tutti.

Santorini. Image by Guy Pendlebury from Pixabay

Santorini, l’isola vittima della sua bellezza

Santorini, una delle mete turistiche più popolari al mondo, ha affrontato e affronta gravi problemi legati all’overtourism.
La bellezza unica dell’isola, con le sue case bianche a picco sulla caldera e le famose cupole blu, attrae milioni di visitatori ogni anno, portando a impatti significativi sull’ambiente, sull’infrastruttura e sulla qualità della vita dei residenti.
Le immagini iconiche dell’isola condivise sui social hanno negli ultimi anni aumentato esponenzialmente il desiderio di visitarla.
Basti pensare che prima delle restrizioni (8000 passeggeri il giorno) volute dal governo greco per preservala  l’isola riceveva circa 12.000 visitatori giornalieri solo dalle navi da crociera, creando un affollamento insostenibile nelle ore di punta.
Pensate che l’isola ha solo circa  15.500 abitanti permanenti e una superficie di soli 76 km². Numeri che rendendo difficile gestire flussi turistici così massicci  di oltre 2 milioni di visitatori l’anno.
La piccola isola di pescatori non è progettata per ospitare numeri così elevati di visitatori e le conseguenze per i residenti sono drammatiche: ingorghi, carenza di acqua e problemi di smaltimento dei rifiuti.

25 destinazioni che hanno molto da festeggiare nel 2025

25 destinazioni che hanno molto da festeggiare nel 2025

Fedele alla sua tradizione, come da diversi anni a questa parte, il potente motore di ricerca di voli e hotel jetcost ha stilato una lista di quei luoghi nel mondo che hanno qualcosa da festeggiare nel 2025: anniversari, celebrazioni culturali o sportive, eventi, inaugurazioni, apertura di nuovi musei e attrazioni, tutte cose che accadranno nell’anno appena cominciato e che possono rappresentare uno spunto per un lungo viaggio o per una breve fuga di pochi giorni, per scoprire tutto ciò che il mondo ha da offrire.
L’elenco dei luoghi sarebbe infinito, ma ne abbiamo selezionati solo 25:


1 – Nova Gorica (Slovenia) e Gorizia (Italia), “capitali europee della cultura” 2025

La città più giovane della Slovenia, Nova Gorica, e la vicina città italiana di Gorizia, sono Capitali Europee della Cultura nel 2025.
Il fatto che si tratti di due città rappresenta un evento unico, in quanto è la prima volta che si parla di “Capitale Europea della Cultura senza confini”.
In entrambe, tra le varie iniziative, ci saranno festival d’arte contemporanea e cinema, spettacoli di danza, concerti di musica elettronica, conferenze sulla tecnologia e l’innovazione.
Le due città si presentano all’Europa e al mondo attraverso il programma GO!2025 BORDERLESS. 
https://www.go2025.eu/en


2 – Dublino (Irlanda), 125 anni dalla morte di Oscar Wilde

Oscar Wilde è senza dubbio uno degli scrittori più famosi della storia e il 30 novembre ricorreranno i 125 anni dalla sua morte.
Gli omaggi saranno concentrati in Irlanda, soprattutto a Dublino, città in cui visse i suoi primi 10 anni e anche i suoi primi anni universitari. Ma anche nella città di Enniskillen, nell’Irlanda del Nord, dove l’autore de “Il ritratto di Dorian Gray” studiò dai 10 ai 17 anni; e ci saranno omaggi anche in altre città irlandesi.
Il punto di partenza delle celebrazioni sarà la biblioteca del Trinity College di Dublino, che renderà il suo particolare tributo a uno dei suoi più famosi ex studenti. La mostra “From Decadence to Despair” (Dalla decadenza alla disperazione) – un viaggio dal successo di Wilde alla sua drammatica caduta in disgrazia – durerà fino al 29 gennaio.
Nell’ottobre 2025 si terrà poi la terza edizione del festival Oscariana, un omaggio al drammaturgo nella sua città natale con, tra le varie cose, spettacoli teatrali, cicli di film, conferenze, mostre e attività per bambini. 
https://www.ireland.com/it-it/

3 – Viana do Castelo (Portogallo) “capitale della Cultura dell’Eixo Atlantico”

Il comune di Viana do Castelo sarà la “capitale della Cultura dell’Eixo Atlantico 2025” e offrirà un ampio programma di attività culturali.
L’inaugurazione ufficiale avrà luogo il 17 febbraio con “Mar Adentro”, uno spettacolo multidisciplinare diretto da Daniel Pereira e con una performance di Xabier Diaz.
L’Eixo Atlantico è un programma che va avanti da 16 anni, un evento che vuole promuovere la creazione culturale, sia da parte di artisti della Galizia e del Nord del Portogallo, sia incentivare l’accessibilità al consumo culturale.
Nella sua ottava edizione, in programma ci sono proposte di diverso tipo e per ogni età, che spaziano dai festival e cicli musicali, alle fiere del libro, dalle giornate gastronomiche, agli eventi teatrali, oltre a sessioni di degustazioni di vino, fiere, pellegrinaggi e persino attività diverse e tema per il Natale o sull’amore. Viana do Castelo è una delle città più belle del Nord del Portogallo.
La sua partecipazione alle scoperte portoghesi e, successivamente, alla pesca del merluzzo, dimostrano il suo tradizionale legame con il mare.
https://www.visitportugal.com/it/



4 – Chemnitz (Germania), “capitale Europea della Cultura” 2025

C the Unseen” – rendere visibili i tesori nascosti e portare alla luce quelli appena conosciuti”.
Con questo motto, la terza città più grande della Sassonia, insieme a 38 comuni partner, si presenta al pubblico mondiale come “capitale Europea della Cultura 2025”.
Chemnitz si distingue come città che rappresenta una vibrante miscela di spirito imprenditoriale e creatività. La notte dei musei, le fiere per grandi e piccini, le feste del vino, i mercati della birra, i festival jazz, indie e di danza, l’arte di strada, i raduni di auto d’epoca o la Marcia Europea della Pace in bicicletta fanno parte del variegato programma di oltre 1.000 eventi che animeranno il suo territorio e la sua regione. 
https://www.germany.travel/en/home.html


5 – Roma (Italia), Giubileo 2025

Nel 2025 la Chiesa celebrerà il Giubileo, l’Anno Santo che il Papa indice periodicamente dal 1300 e che segna una tappa importante per la Chiesa cattolica e tutti i cristiani.
Sarà un grande evento mediatico e la città di Roma sarà meta di milioni di pellegrini provenienti da tutto il mondo. Con questa celebrazione lunga un anno, molte cose si sono messe in moto nella Capitale e in altre città italiane.
Il programma Caput Mundi comprende quasi 350 interventi di restauro di siti e monumenti storici, oltre a un lungo elenco di opere stradali e per il sistema trasporti. I Musei Vaticani, che riuniscono dodici musei e rappresentano cinque gallerie e 1.400 sale, si sono organizzati ampliando gli orari di visita e rendendo l’esperienza più dinamica per la mole di visitatori in arrivo. Una delle mostre da tenere d’occhio è quella delle icone della collezione permanente, con venti opere di valore incalcolabile per la loro rarità.


6 – Alicante (Spagna), capitale spagnola della gastronomia

Uno dei maggiori punti di forza di questa città mediterranea (e, per estensione, della Costa Blanca), che sarà eletta Capitale Spagnola della Gastronomia nel 2025, è la sua cucina unica, la qualità dei prodotti locali e la maestria dei suoi ristoratori.
I piatti a base di riso di Alicante, emblema della sua gastronomia, si distinguono come simbolo di identità e qualità, ma non solo, la città vanta una variegata offerta gastronomica che comprende mercati storici come il Mercat Central e più di 700 rinomati locali con stelle Michelin e Repsol Suns.
La sua scena culinaria è arricchita da fiere e concorsi come il Campionato Nazionale di Frittata di Patate e il Premio Internazionale di Alta Pasticceria Paco Torreblanca. 
https://capitalespanoladelagastronomia.es/


7 – Basilea (Svizzera), Eurovision 2025

La Svizzera ospiterà il 69esimo Eurovision Song Contest, 36 anni dopo l’ultima volta a Losanna (1989) e 69 anni dopo il suo debutto a Lugano (1956).
È la terza volta che il grande evento musicale arriva nel paese elvetico, con Basilea come città scelta dopo la vittoria di Nemo a Malmo con “The Code”.
Il festival 2025 si terrà il 17 maggio, con le semifinali il 13 e il 15. Il palco centrale per i nove spettacoli dal vivo sarà l’imponente St. Jakobshalle. Inoltre, è previsto un ampio programma di accompagnamento per i fan e i residenti. 


8 – Monaco di Baviera (Germania) Finale della Champions 2025

La finale della UEFA Champions League 2024-25 sarà la 70esima finale del più importante torneo europeo di calcio per club organizzato dalla UEFA.
Si giocherà all’Allianz Arena di Monaco di Baviera il 31 maggio 2025. Sarà la prima finale giocata con il nuovo formato e la nona che si terrà in Germania (cinque delle quali sono state a Monaco di Baviera).
Si consiglia di trascorrere qualche giorno in città per scoprirla, prima o dopo la partita, soprattutto il centro, con il Vecchio e il Nuovo Municipio o la Marienplatz, una delle piazze più belle del Paese.
Il suo famoso carillon è imperdibile così come la Hofbräuhaus e la Frauenkirche con le sue cupole verdi. 


9 – Alaska (Stati Uniti), 100 anni della “Corsa del siero”

È forse l’evento più famoso celebrato nelle remote terre dell’Alaska ed è noto come la “Corsa del siero”, un’impresa memorabile compiuta nel 1925, per salvare la cittadina di Nome (di circa 1.500 abitanti) da un’epidemia di difterite; si riferisce al fatto che vennero trasportate su una slitta trainata da cani 300.000 fiale di un’antitossina per 1.700 km, da Nenana fino a Nome, salvando così a vita a migliaia di persone.
Questo evento viene celebrato ogni anno attraverso l’Iditarod Trail Sled Dog Race, che riunisce abitanti e visitatori lungo un percorso di 1.600 chilometri per assistere alle gare dei migliori mushers (conduttori di slitte trainate da cani) e dei loro cani. E quest’anno festeggia 100 anni.
La competizione parte all’inizio di marzo da Anchorage a Nome con slitte composte da sedici cani e dura dai nove ai quindici giorni.
Un evento ricordato anche per una tragedia: durante le riprese di questa gara, Félix Rodríguez de la Fuente e altre tre persone morirono 45 anni fa, il 14 marzo 1980, in un incidente aereo.


10 – Ho Chi Minh (Vietnam), 50 anni dalla fine della guerra del Vietnam

A 50 anni esatti dalla caduta di Saigon, che pose fine alla guerra del Vietnam nel 1975, la città di Ho Chi Minh offre vari eventi, mostre e celebrazioni per commemorare il mezzo secolo di riunificazione nazionale.
Questa metropoli del Sud del Paese è diventata uno dei centri turistici in più rapida crescita al mondo, battendo record precedenti alla pandemia.
Chi viaggia in Vietnam potrà anche usufruire del Terminal 3 dell’Aeroporto Internazionale Tan Son Nhat, la cui apertura è prevista proprio per il 2025.


11 – Prayagraj (India), raduno di cento milioni di pellegrini 

Si tratta di un evento unico nel suo genere, anche se forse non è così consigliabile parteciparvi, in quanto prevede che ben 100 milioni di persone si riuniscano su una striscia di sabbia nel punto in cui si incontrano i fiumi Gange e Yamuna e il mitico Saraswati.
Ogni 12 anni, nella città di Prayagraj, che appartiene allo stato dell’Uttar Pradesh, in India, si tiene uno dei più importanti pellegrinaggi dell’induismo, nonché il più grande raduno di esseri umani al mondo e, sebbene si ripeta con consuetudine, quest’anno sarà particolare per uno speciale allineamento dei pianeti, attirando così ancora più pellegrini.
Fino al 26 febbraio, Prayagraj ospiterà milioni di devoti, oltre a un buon numero di viaggiatori curiosi da tutto il mondo e desiderosi di toccare con mano il potere della fede, tra rituali e bagni sacri.


12 – Jerba (Tunisia), capitale mondiale della gastronomia insulare

Nel 2025 Jerba sarà la Capitale Mondiale della Gastronomia Insulare e accoglierà chef da tutto il mondo che verranno a rappresentare le tradizioni culinarie delle loro isole.
Musica dal vivo e attività nautiche completano l’aspetto culinario del festival. In omaggio alla produzione artigianale di olio d’oliva dell’isola ci saranno inoltre laboratori gastronomici, con chef e mixologist locali, oltre alla possibilità di fare degustazioni di olio e partecipare ad altre attività volte a rivitalizzare gli antichi frantoi sotterranei dell’isola.


13 – Osaka (Giappone), Esposizione Universale

Dal 13 aprile al 13 ottobre 2025, Osaka, sull’isola artificiale di Yumeshima, in Giappone, ospiterà l’Esposizione Universale 2025 con il tema “Progettare la società del futuro e immaginare le nostre vite di domani”, che mira a far riflettere le persone su come vogliono vivere in futuro e a promuovere la creazione di società sostenibili.
È la terza volta che Osaka, situata nella regione del Kansai di Honshu, ospita l’Esposizione Universale, dopo le precedenti edizioni del 1970 e del 1990.
Si prevede che l’evento attirerà circa 28 milioni di visitatori, attratti dalla prospettiva di un’esperienza ricca di scoperte e di cultura. Ci saranno stand da 56 paesi e regioni del mondo.


14 – Vienna (Austria), 200 anni di Johann Strauss

Johann Strauss, il “re del valzer” e maestro compositore del XIX secolo, avrebbe compiuto 200 anni nel 2025. Nato il 25 ottobre 1825 a Vienna, Strauss ha segnato la storia musicale del suo tempo come nessun altro musicista.
Le sue opere più famose, come “Il Danubio blu” e “Il pipistrello”, non solo rivoluzionarono la tradizione musicale austriaca, ma gli procurarono fama mondiale e ancora oggi vengono ballate, ascoltate e ricordate nel mondo. Nel 2025, numerose mostre a Vienna (di cui vi abbiamo parlato per la vivace primavera) celebreranno l’importanza della sua eredità per la musica e la cultura, ospitando un ampio programma dedicato a Strauss che comprenderà sia sue opere tradizionali che progetti innovativi, dalla realtà aumentata alle prime mondiali. Saranno presenti le principali orchestre della città e artisti di tutti i generi.
Ogni settimana ci saranno nuove prime assolute, dalla musica da concerto, al teatro, alle performance, fino all’arte digitale e immersiva.


15 – Sidney (Australia), inaugurazione del museo Powerhouse Parramatta

Powerhouse Parramatta è il nuovo museo di Sydney e il più grande; la sua apertura è stata annunciata per l’inizio del 2025: uno spazio pubblico ed espositivo di oltre 18.000 metri quadrati che attirerà, si stima, 2 milioni di visitatori all’anno.
Nessun museo in Australia si trova in una posizione migliore per mostrare il continuo impatto delle arti e delle scienze applicate al mondo attraverso la tecnologia, l’innovazione, il design e l’ingegneria.
Nel museo saranno custoditi oltre mezzo milione di oggetti di importanza nazionale e internazionale, possederà una delle collezioni più belle e diversificate d’Australia. È situato sulla riva meridionale del fiume Parramatta, nella parte occidentale di Sydney.


16 – Agrigento (Italia), “capitale italiana della cultura” 2025

Agrigento, in Sicilia, è stata eletta Capitale Italiana della Cultura 2025, dopo aver battuto altre nove concorrenti. Una città dove si respira storia e tradizione in ogni angolo, ma anche un luogo di accoglienza, crocevia di scambi e relazioni, dove antico e contemporaneo convivono in una dimensione armonica.
È conosciuta come la Città dei Templi per la sua storica e incredibile “Valle dei Templi”, una distesa di edifici dorici dedicati al culto, imponenti e suggestivi, tanto da essere inserita nel 1997 nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Agrigento conserva molte tracce del suo splendido passato, anche al di fuori dell’area archeologica; il centro medievale, ad esempio, mantiene le stradine tortuose tipiche delle città arabe, con numerosi edifici e chiese di stili e periodi diversi.
In questo anno particolare in cui è Città della Cultura, tra appuntamenti ed eventi culturali, si può apprezzare al meglio nel suo splendore: immancabile un giro nel centro storico, in cui spicca la cattedrale di San Gerlando con il suo campanile incompiuto e dalla cui sommità si possono ammirare i tetti di Girgenti, oppure una passeggiata sulle orme di Pirandello e Camilleri, che nelle rispettive opere hanno dato vita alle atmosfere seducenti di una città che non smette di stupire. 


17 – Bath e Hampshire (Regno Unito), 250esimo anniversario della nascita di Jane Austen

Anche se ci saranno celebrazioni in tutto il Paese, è nel Sud dell’Inghilterra che gli amanti della letteratura potranno commemorare il 250esimo anniversario della nascita di Jane Austen (autrice di opere come “Ragione e sentimento”, “Orgoglio e pregiudizio” ed “Emma”).
La vita e l’opera della celebre scrittrice saranno ricordate soprattutto nei luoghi da lei tanto amati, come Bath e l’Hampshire. Il Jane Austen Festival di Bath, dal 12 al 21 settembre, è il più grande e più antico festival dedicato a Jane Austen del mondo e attira più di 3.500 persone.
A Chawton, nell’Hampshire, che fu l’ultima dimora della scrittrice, dove scrisse e revisionò i suoi sei romanzi preferiti, saranno organizzate mostre tematiche su ciascuno dei suoi libri.


18 – Berlino (Germania), L’isola dei musei compie 200 anni

Il busto di Nefertiti, la collezione di Troia di Schliemann, tesori egizi e mesopotamici e molto altro.
L’isola dei musei, un insieme unico di edifici sull’isola della Sprea, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, nel centro storico di Berlino, ospita preziosi tesori provenienti da 6.000 anni di storia dell’umanità.
Nel 2025, celebrerà un grande anniversario: la costruzione dell’Altes Museum, il primo degli attuali cinque grandi musei di fama mondiale, iniziata nel 1825, che merita assolutamente una visita. 


19 – Lovaio (Belgio), 600 anni dell’Università di Lovanio

Le Fiandre, nel cuore dell’Europa, sono un luogo ricco di storia, cultura, arte e inesauribile ricchezza naturale. Tra le sue città degne di nota c’è Lovanio, con un patrimonio secolare e un’abbondanza di birre (ci sono oltre 600 marche in Belgio e alcuni pub le hanno tutte).
La ricca storia di questa città, a due passi da Bruxelles, è testimoniata dal Grand Beguinage, dal municipio gotico e dalla chiesa barocca di San Michele. Nel 2025, la sua attiva università compirà 600 anni e festeggerà con mostre e concerti.


20 – Braga (Portogallo), “capitale della cultura del Portogallo”

La città portoghese di Braga è stata scelta come Capitale della Cultura del Portogallo nel 2025 oltre a essere stata ancora una volta selezionata come “Miglior destinazione emergente del mondo”, secondo i World Travel Awards.
Pur essendo una delle città più antiche del Paese, è una città vivace, piena di giovani che studiano nelle sue due principali università e che si aggirano per le strade, si incontrano nelle piazze e conferiscono un’atmosfera vibrante. In città è fondamentale passeggiare nel suo affascinante centro storico pedonale, visitare le sue chiese, esplorare i suoi musei e assaggiare la gustosa gastronomia.
E anche se è un po’ lontano, non si può non fare un salto al santuario Bom Jesus, soprattutto al tramonto, quando la sua luce magica fa risaltare ancora di più il bianco della sua scalinata monumentale. In salita o in discesa, bisogna percorrere i suoi 500 gradini perché sono molto più di una semplice scalinata.
Lungo il percorso, infatti, si trovano fino a 17 pianerottoli con decorazioni di ogni tipo, fontane, statue, piccole cappelle… tutte da scoprire.


21. Vilnius (Lituania) “capitale verde d’Europa”

Con l’ingresso nella Guida Michelin e il titolo di Capitale Verde d’Europa per il 2025, oltre alla celebrazione dei suoi 700 anni dalla fondazione, Vilnius, in Lituania, regale un mix di alta cucina, sostenibilità e cultura.
Il titolo di Capitale Verde è il risultato del suo impegno per un futuro sostenibile, compreso l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2030.
Vilnius è riuscita a ridurre le emissioni grazie a diverse misure, come l’aumento delle fonti di energie rinnovabili e il rinnovo delle infrastrutture di riscaldamento. Ma oltre ai parchi e ai giardini, questa città offre molto da vedere.
La grande “foresta” barocca di Vilnius è costituita da palazzi, edifici civili e fino a 65 chiese, per un totale di 1,5 mila luoghi di interesse architettonico e storico, non solo barocchi, anche rinascimentali e gotici, come la chiesa di Sant’Anna.


22 – Zamora (Spagna), Las Edades del Hombre

La prossima edizione de “Las Edades del Hombre” aprirà i battenti nel settembre 2025 a Zamora, dopo il successo della precedente, “Hospitalitas”, che ha chiuso con 258.122 visitatori, il maggior successo degli ultimi dieci anni per questo evento.
Lo slittamento dell’apertura a settembre comporterà una proroga della mostra, inizialmente prevista fino alla fine dell’inverno 2026.
La Cattedrale di Zamora sarà una delle sedi e un’altra sarà quasi certamente Porto, in Portogallo. Anche se non c’è un titolo ufficiale, il tema scelto è la speranza.
Tra i progetti di spicco c’è la costruzione di un ascensore per accedere ai tetti della Cattedrale e l’apertura di una nuova strada che permetterà di circondare la chiesa. 

23 – Sanremo (Italia), 75esimo Festival di Sanremo

La 75esima edizione del Festival di Sanremo, in Liguria, si terrà dall’11 al 15 febbraio al Teatro Ariston. Sanremo è il concorso canoro più famoso d’Italia e uno dei principali eventi mediatici della televisione italiana, in cui spesso si esibiscono anche grandi ospiti internazionali, oltre a personalità italiane della musica, dello sport e non solo, tra musica, momenti di comicità e di arte.
Praticamente tutti i grandi della musica italiana hanno cantato al festival, da Domenico Modugno a Mina, da Adriano Celentano a Laura Pausini a Gigliola Cinquetti.
Chi sceglierà di recarsi qui, non solo nei giorni della kermesse, scoprirà che Sanremo è uno dei posti più esclusivi della Riviera dei Fiori e, più in generale, della Liguria. Colpiscono gli edifici raffinati, il lussureggiante lungomare di palme, gli splendidi giardini, le antiche chiese e, naturalmente, l’elegante Casinò e il Teatro.


24 – La Comunità Valenciana merita una visita

La Comunità Valenciana ha sicuramente molti punti di forza nel 2025: a partire dalla capitale, Valencia, con la luce unica che ha ispirato Sorolla, e la sua combinazione di cultura, storia e gastronomia.
È una città vivace e dinamica, ricca di atmosfera, di monumenti interessanti, dalla Lonja de la Seda alla Ciudad de las Ciencias, di musei interessanti, di grandi concerti, di spiagge meravigliose, da El Saler alla Malvarosa o all’Albufera e, naturalmente, di una gastronomia superba.
Qualcosa di simile è offerto dalle sue numerose località, drammaticamente sconvolte dal disastro della Dana: Catarroja accanto al Parco Naturale dell’Albufera, Paiporta che si prepara a riprendere l’intenso programma culturale del suo moderno Auditorium, Chiva dove si possono ammirare i resti medievali del suo Castello o della Torreta de Chiva, Massanassa e la sua ricca gastronomia in cui spicca il Perolet, un piatto di riso con “fesols i naps” (fagioli e rape) e molti altri.
Ma a prescindere da queste attrattive, quest’anno è davvero importante portare il proprio contributo di solidarietà a queste terre devastate dall’alluvione che ha spazzato via case, auto, alberi e, soprattutto, provocato più di 200 morti.
Bisogna andare lì, visitare questi luoghi così provati, incontrare la gente  e aiutare in ogni modo possibile. Facciamo che il 2025 sia l’anno della Comunità Valenciana.


25 – Città di tre continenti, seguendo Placido Domingo 

Nell’anno del suo 84esimo compleanno, Placido Domingo è più in forma che mai e con una vitalità ammirevole. L’artista poliedrico, di fama mondiale, riconosciuto come uno dei più grandi e influenti cantanti della storia dell’opera, è anche un direttore d’orchestra e un importante manager d’opera.
Il suo repertorio oggi comprende più di 150 ruoli, ha cantato e diretto più di 4.000 volte in tutto il mondo, dai principali teatri d’opera ai concerti storici che celebrano alcuni dei più grandi eventi internazionali. E nel 2025 continua la sua frenetica attività (come dice lui stesso “Se mi riposo, arrugginisco”), per cui i suoi fan avranno l’opportunità di vederlo a Colonia e Blaibach (Germania), a Santiago del Cile (Cile), Budapest (Ungheria), Colonia del Sacramento (Uruguay), Skopje (Macedonia), Monaco (Germania), Parigi, Francoforte e Berlino (Germania), Muscat (Oman), Berna (Svizzera), Brema (Germania), Zurigo (Svizzera)…
Un viaggio per seguirlo mi almeno una tappa è di sicuro un’occasione per visitare anche una città, oltre che per vederlo dal vivo.

17 gennaio, giornata mondiale della pizza

17 gennaio, giornata mondiale della pizza

Una giornata intera dedicata alla bandiera della cucina italiana e mediterranea: la pizza. Classica, a portafoglio, fritta, al taglio, pinsa alla romana, contemporanea oppure gourmet.
La pizza è un piatto italiano che mette d’accordo proprio tutti come capita soltanto ai grandi capolavori o alle star planetarie in ogni sua sfumatura e variante.
Il 17 gennaio non è una giornata scelta a caso. Oggi è infatti Sant’Antonio Abate, protettore dei fornai e dei pizzaioli e l’antica tradizione voleva che le famiglie dei pizzaioli di Napoli si recassero a Capodimonte per celebrare il santo con un falò benaugurante.


Origine e storia fra leggende e realtà

A Napoli nel XVI secolo, una focaccia di galette (una sorta di pane schiacciato) veniva comunemente chiamata pizza, nome che deriva dall’evoluzione della parola greca πιττα (pitta), che significa “focaccia”.
Conosciuto come il piatto per i poveri, veniva venduto per strada e conobbe in fretta un gran successo, fino a diventare un piatto amato anche dai nobili borbonici anche grazie al suo condimento che prevedeva l’utilizzo di lardo, cigoli, formaggio di pecora, pepe e basilico.
Anche se tutti gli storici concordano nell’affermare questa come l’origine della pizza, grazie al ritrovamento di alcuni documenti scritti in latino nel 990 a.C., si è scoperto che il termine “pizza” è nato a Gaeta.
La pizza moderna, quella che mangiamo noi più o meno, trae la sua origine in un fatto di cronaca che è diventato leggendario.
Correva l’anno 1889 e in quel giugno, in occasione di una visita dei Reali in città il cuoco Raffaele Esposito in onore di Margherita di Savoia, la Regina d’Italia invento la celebre e celebrata pizza Margherita che, non a caso utilizza condimenti quali il pomodoro, la mozzarella e il basilico, che rappresentano i colori della bandiera italiana.
L’antenata della pizza potrebbe essere però la “pissa,” o “pinsa” un piatto della cucina dell’antica Roma che consisteva in pane coperto di vari condimenti.

E a proposito di origini a Napoli è anche l’antica Pizzeria Port’Alba aperta nel 1830 e considerata la più antica al mondo. Il locale si trova nel centro storico della città, all’inizio del decumano maggiore, in via Port’Alba.


Ma quanta pizza si mangia?

Ma quanta se ne mangia di pizza? Tanta, in tutto il mondo, ma non vi sorprendete a scoprire che non siamo noi italiani i più grandi mangiatori di pizza al mondo.
L’Italia infatti nella speciale classifica si trova solo al secondo posto seguita dal Brasile. Medaglia d’oro gli Stati Uniti però se si considera che la popolazione yankee è ben superiore a quella italiana, gli italiani restano gli amanti numero uno della pizza a mondo.
Ogni settimana sono consumate mediamente 56 milioni di pizze al mondo che fanno quasi 3 miliardi di pizze mangiate. Numeri impressionanti che fanno circa 8 chilogrammi di pizze mangiate a testa in Italia e 13 chilogrammi di pizze mangiate negli Usa, del resto gli americano consumano pizza almeno una volta al mese


Le pizze da record

La pizza più lunga del mondo è stata realizzata nel 2017 a Napoli. Con una lunghezza di oltre 1,8 km. ha richiesto la partecipato di numerosi pizzaioli a realizzarla affinché si potesse stabilire questo record.
La pizza più grande del mondo è stata realizzata nel 2012 a Roma. Aveva un diametro di oltre 40 metri e ha richiesto più di 4 tonnellate di farina per essere realizzata.
La pizza più piccola del mondo è stata realizzata nel 2018 da un pizzaiolo italiano e ha un diametro di soli 1,2 cm.
La pizza più alta del mondo è stata realizzata nel 2021 da una pizzeria italiana che ha creato una pizza alta 2 metri e 37 centimetri.
La pizza più pesante. Nel 2012, una pizzeria canadese ha creato una pizza che pesava oltre 12.000 libbre (circa 5.443 kg), stabilendo il record per la pizza più pesante mai realizzata.
La pizza con il maggior numero di toppings è del 2017 ed è stata creata da una pizzeria di Norwood, in Sud Africa, ed è stata realizzata con ben 111 diversi tipi di formaggio.
La pizza cucinata più velocemente al mondo vede come tenutaria del record datato 2016, la pizzeria italo-tedesca “Ditsch” che ha preparato e cotto una pizza margherita in soli 32,28 secondi.
Il record di più pizze mangiate in un tempo limitato appartiene a Joey Chestnut che ha stabilito il record mondiale nel 2019 mangiando 40 pizze da 10 pollici in 10 minuti durante una competizione a New York.
La pizza nello spazio: Era il 2001 quando una nota catena americana è diventata la prima azienda al mondo a consegnare una pizza nello spazio sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).


Facciamola strana

La questione di quali siano le peggiori pizze al mondo è spesso soggettiva e dipende sicuramente dai gusti personali. Abbiamo scelto di farvi una selezione delle pizze più strane, quelle che forse qualcuno di voi non vorrebbe mangiare mai a cominciare dalla nota pizza hawaiana con il suo connubio di ananas e prosciutto, abbinamento molto dibattuto tra gli amanti della pizza.
Alcuni la adorano per la combinazione dolce e salata, mentre altri ritengono che l’ananas non debba mai essere presente sulla pizza. Contrariamente a quanto potrebbe far supporre il nome questa pizza non è originaria delle isole Hawaii. Fu il canadese di origini greche Sam Panopoulos a rivendicarne la paternità affermando di essere stato lui l’inventore di questa pizza presso il ristorante The Satellite di Chatham-Kent, Ontario, nel 1962.
Al di là della hawaiana, ci sono molte altre varianti che potrebbero essere considerate “strane” o “inaspettate” da diverse persone. Scopriamole insieme.
Pizza con frutti di mare e limone: Ormai sono già alcune le pizzerie che offrono una pizza con frutti di mare, ma aggiungere fette di limone fresco è una variazione insolita che offre una combinazione unica di sapori. A quando la frittura di pesce su pizza?
Pizza con crema di nocciola e frutta: Una variante dolce della pizza che fa storcere la bocca ai puristi. Il contrasto della base dolce della crema di nocciola guarnita con frutta fresca come banane, fragole o lamponi contrasta, per alcuni piacevolmente, con la pasta della pizza.
Pizza con hamburger e patatine fritte: Un lungo ponte fra Italia e Usa per unire due piatti simbolo in un unicum che non attrae i più, ma è spesso gradita dai bambini. O almeno così credono certi genitori.
Pizza al curry: Una pizza molto insolita ispirata ai sapori indiani, con base di curry, pollo tikka, cipolla e coriandolo. Una scelta piccante e saporita ma molto azzardata.
Pizza con salmone affumicato e crema acida: Una variante scandinava che sfoggia i sapori tipici di un bagel al salmone con crema acida, ma in formato pizza.
Pizza con fiori edibili: Per un tocco di eleganza, alcune pizzerie offrono pizze con fiori edibili come decorazione, aggiungendo un tocco di colore e originalità. Non a tutti piace l’esplosione di primavera sulla mozzarella ma il cromatismo è assicurato.
Pizza con anatra al pesto: Sicuramente la variante più strana e insolita che ho trovato questo mix insolito di ingredienti che unisce la carne di anatra con il pesto, creando una pizza dal sapore unico e raffinato. Ma perché mi domando…
Pizza con frutti di mare e frutta: Una combinazione di frutti di mare e frutta può sembrare insolita a chi è abituato alla tradizionale pizza salata e infatti lo è. Se era al limite i frutti di mare sulla pizza col limone questa con altra frutta risulta incomprensibile….
Pizza con ketchup al posto del pomodoro: In alcune varianti, si utilizza il ketchup al posto della tradizionale salsa di pomodoro, creando un sapore diverso e molto discusso.
Pizza con salsiccia e gelato: Le chiamano pizze sperimentali per giustificare combinazioni al limite dell’arresto prevedendo l’aggiunta di gelato come condimento.
Pizza con alghe e pesce crudo: In Giappone, esistono pizzerie che offrono pizze con alghe nori e pesce crudo come condimenti, offrendo una fusione tra la cucina italiana e giapponese. Sicuramente a loro può piacere, a noi meno.
I ritratti di pizza: Pensavate di aver letto già abbastanza? No perché con la fantasia dei pizzaioli non c’è mai fine e allora ecco che Domenico Crolla italianissimo anche se operante a Glasgow si è inventato i “ritratti di pizza” composti con abile alternanza fra pomodoro e mozzarella per creare immagini e ritratti di personaggi noti.


Pizza per nababbi

Nell’elenco delle pizze più strane del mondo manca la pizza più costosa del mondo che, a nostro avviso, merita uno spazio tutto suo dove vi forniamo anche gli ingredienti per realizzarla (hai visto mai)…
Si chiama pizza Louis XIII ed 
è stata creata dal pizzaiolo Renato Viola.
Una pizza dal costo di oltre 12.000 dollari che include ingredienti pregiati come caviale, bufala mozzarella e granchio.
Vediamo nel dettaglio i suoi ingredienti.
Mozzarella di bufala campana, pomodoro San Marzano, farina biologica, sale rosa dell’Himalaya, petrolio alimentare, capperi di Salina, olio extravergine d’oliva, ciliegine di mozzarella di bufala, fungo porcino, tartufo bianco pregiato, foglie d’oro 24 carati.
Creata per celebrare la tradizione e l’eleganza italiana con ogni ingrediente selezionato con cura per garantire la massima qualità e autenticità.

 

Popoli incontattati: le ultime civiltà isolate della Terra

Popoli incontattati: le ultime civiltà isolate della Terra

Nel mondo moderno, esistono ancora comunità che hanno scelto, o sono state costrette dalle circostanze a vivere in isolamento dal resto dell’umanità.
Questi gruppi, chiamati popoli incontattati, rappresentano una finestra su stili di vita arcaici e su una connessione profonda con la natura.
Tuttavia, la loro esistenza è messa in grave pericolo dal progresso tecnologico, dal turismo non etico e dalla mancanza di rispetto per la loro autonomia che potrebbe di fatto sterminali in breve tempo.


Dove vivono i popoli incontattati

I popoli incontattati si trovano in diverse regioni del mondo, ma la maggior parte si trovano in America del Sud in Asia e in Oceania con pochi gruppi documentati in Africa.
Si stima che esistano oggi dalle 100 alle 150 tribù incontattate, ma questo numero è ovviamente incerto a causa della natura remota e del tutto sfuggente alla civiltà di questi popoli.
Cerchiamo per quanto possibile di conoscerli meglio.
Fra loro il più celebre e quasi leggendario è senz’altro quello che abita l’isola più isolata del mondo ovvero North Sentinel Island che si trova nell’ arcipelago delle Andamane nel golfo del Bengala di cui vi abbiamo già parlato. 
Vediamo uno per uno chi sono, dove e come vivono.

Un uomo della tribù Yanomami

Sud America

Le tribù incontattate del Sud America sono circa 80-100 gruppi distribuiti per la maggior parte nel cuore dell’Amazzonia brasiliana che detiene il record di avere la maggior concentrazione al mondo di “incontattati”(circa 70 gruppi), in Perù sempre nella regione amazzonica e in Colombia, Ecuardor, Bolivia e Venezuele davo ci sono poche tribù  in zone molto remote.
Come accennato vivono tutti all’interno della foresta amazzonica che garantisce loro un habitat
ricco di risorse naturali e difficile da penetrare. Alcune di esse vive invece nella regione semi-arida del Gran Chaco fra Paraguay, Bolivia e Argentina.
Le tribù più note sono gli 
Yanomami che vivono al confine tra Brasile e Venezuela e sono una delle più numerose dell’Amazzonia, anche se molte delle loro comunità rimangono isolate. Gli Ayoreo-Totobiegosode che vivono nel Gan Chaco sono invece l’unico gruppo indigeno al mondo a vivere in una regione semi-arida.
Gli Mashco-Piro che vivono in Perù nel Parco Nazionale di Manu sono invece conosciuti per la loro mobilità e i loro sporadici incontri con il mondo esterno. Infine degli di nota anche gli Kawahiva una tribù nomade che si sposta costantemente nella foresta del Brasile centrale.
Vivono in piccoli gruppi legati da vincoli familiari come autentici clan dove quasi sempre gli anziani rivestono ruoli
 di leadership e consiglio.
Sono cacciatori-raccoglitori che u
sano archi, frecce e trappole per cacciare animali come tapiri, scimmie e uccelli.  Alcuni di loro, specie quelli che vivono vicino ai fiumi, sono dediti alla pesca che praticano usando lance o reti. Come raccoglitori mangiano frutta, noci, miele e radici, prodotti fondamentali per la loro dieta. Alcuni di questi gruppi sono nomadi e si spostano spesso alla ricerca di risorse, mentre altri praticano forme primordiali di agricoltura itinerante coltivando manioca, mais e patate dolci in piccole radure. Abitano capanne spesso temporanee fatte di foglie e rami intrecciati da costruite in poco tempo.
I loro abiti sono ridotti al minimo o del tutto inesistenti data la calura e l’umidità della foresta ed usano pigmenti naturali come il rosso dell’urucum o il nero del carbone per dipingersi il corpo, spesso come segno di identità o rituale e si accessoriano con collane, bracciali e orecchini fatti con ossa, semi o piume.
Parlano lingue incomprensibili al mondo esterno e non scritte e sono animisti che credono c
he ogni elemento della natura, dagli animali agli alberi, abbia uno spirito.
Fondamentale il ruolo degli
sciamani che rivestono un ruolo centrale, agendo come guaritori e mediatori tra il mondo naturale e spirituale. In molti di questi popoli si celebrano riti di passaggio all’età adulta che includono tatuaggi, prove di resistenza e digiuni e amano danzare con tamburi e flauti fatti a mano ad accompagnare le danzare.
In Brasile e Perù come fa l’India con i sentilenesi hanno promulgato leggi specifiche per proteggere i territori delle tribù incontattate e garantire il loro isolamento volontario.

Due donne Korowai

Asia

Sono circa 10-20 gruppi i gruppi che invece vivono nell’Asia distribuiti fra le isole Andamane (oltre ai Sentinelesi esiste la tribù dei Jarawa e degli Onge) e la Papua Nuova Guinea (sia nella parte indonesiana che in Papua Nuova Guinea indipendente). Gruppi che vivono in isole remote e foreste tropicali di regioni remote e inaccessibili, che scelgono di evitare il contatto con la società moderna. Queste comunità rappresentano un tesoro culturale e antropologico, poiché molte di loro conservano stili di vita ancestrali risalenti a migliaia di anni fa.
Detto dei sentinelesi che di tutte le tribù incontattate è decisamente la più famosa sulle 
Andamane, ma nella foresta di un’altra isola, ovvero la South Andaman vivono i Jarawa conosciuti per la loro straordinaria conoscenza delle foreste e la loro abilità nella caccia e raccolta.
Nella Nuova Guinea Occidentale che appartiene all’Indonesia vivono invece sugli alberi e fino a 35 metri d’altezza i
Korowai. Lo fanno per proteggersi sia dagli animali selvatici che dagli spiriti maligni in cui credono.
Esistono poi altre tribù che sebbene non completamente incontattate, vivono ancora in isolamento volontario. Fra questi alcuni gruppi nomadi delle are montuose della foresta birmana in Myanmar, come i Wa o i Lisu, che mantengono uno stile di vita tradizionale in regioni remote. Infine alcuni popoli quali i Dukha (o Tsaatan), che praticano la pastorizia di renne e vivono in armonia con il rigido ambiente montano vivono fra la Siberia e la Mongolia in un’area non troppo ospitale.
Tutti popoli che vivono di caccia e raccolta che usano
archi, frecce, lance e trappole per cacciare animali selvatici. Eccezion fatta dei Korowai che come abbiamo visto per sicurezza vivono sugli alberi gli altri popoli vivono in capanni temporanee semplici fatti di foglie e rami mentre i popoli nomadi delle aree montane che si spostano con le renne alla ricerca di pascoli vivono in yurte o tende.
Si vestono al minimo usando fibre vegetali, pelli e ossa, si decorano il corpo e il volto con pigmenti naturali e si accessoriano con collane e bracciali fatti di semi,
denti di animali o conchiglie. Come lingue parlano i loro idiomi unici, spesso non scritte e sconosciute al resto del mondo la cui conoscenza viene tramandata oralmente attraverso le generazioni con storie, canti e leggende.

Esponenti Hazda

Africa

Pochissimi sono i gruppi di tribù incontattate sopravvissute in Africa che si trovano fra Namibia, Botswana, Angola e Sudafrica. I San, o Boscimani, sono una delle popolazioni indigene più antiche del mondo, con una storia che risale a decine di migliaia di anni. Trattasi di cacciatori-raccoglitori nomadi, che dipendono dalla caccia con arco e frecce e dalla raccolta di tuberi e piante selvatiche. Molti di loro sono stati integrati nelle economie moderne, ma alcuni gruppi scelgono ancora di vivere in isolamento, specialmente in aree remote del Kalahari anche se la perdita delle terre tradizionali a causa del turismo, delle riserve di caccia e dell’espansione agricola ha costretto molti a lasciare il loro stile di vita tradizionale.
Nella Repubblica Centrafricana, nella Repubblica Democratica del Congo, del Gabon e del Camerun nella foresta pluviale del bacino del fiume Congo si trovano i numerosi pigmei
Ba’Aka che vivono di caccia, pesca e raccolta nella foresta. La loro conoscenza dell’ambiente naturale è straordinaria e sebbene molti di loro abbiano contatti con il mondo esterno, ci sono ancora piccoli gruppi che vivono in isolamento per evitare le pressioni delle società dominanti. La deforestazione, l’estrazione illegale di legname e la caccia di frodo stanno però distruggendo il loro habitat.
Nelle regioni intorno al Lago Eyasi in Tanzania vivono gli Hadza  uno degli ultimi gruppi di cacciatori-raccoglitori rimasti in Africa orientale. Alcuni di loro mantengono uno stile di vita tradizionale e limitano i contatti con il mondo esterno, ma  anche nel loro caso la perdita di terre a causa dell’agricoltura e del turismo etnografico minaccia la loro autonomia.
Nel Sahara centrale (Niger, Mali, Algeria, Libia) vivono gli Iklan ex schiavi liberati dei Tuareg che si vivono in isolamento volontario in piccoli gruppi praticando pastorizia nomade. Anche essi sono gravemente minacciati in questo caso dai cambiamenti climatici e dai conflitti armati nella regione.
Infine la valle
del fiume Omo, nell’Etiopia meridionale ospita diverse tribù indigene, alcune delle quali vivono in isolamento parziale, come i Suri e i Mursi. Entrambe le tribù si dedicano all’agricoltura, alla pastorizia e alla caccia. I loro stili di vita sono fortemente influenzati dalle tradizioni ancestrali. Questi popoli sono minacciati dalla costruzione di dighe, come la controversa diga Gibe III che ha alterato drasticamente l’habitat naturale e il loro accesso alle risorse.
Il comune denominatore di questi popoli è l’essere minacciati dall’uomo moderno che strappa le loro terre per destinarle
a parchi nazionali, riserve di caccia o progetti di sviluppo, mentre altri gruppi sono sfruttati come “attrazioni” turistiche dove i turisti fotografano le tribù senza consenso. C’è infine il problema che i contatti col mondo esterno gli ha esposti a malattie a cui questi popoli non hanno sviluppato immunità. Per tutti questi motivi alcuni governi, come quelli del Botswana e della Tanzania, stanno lavorando per proteggere i diritti dei popoli indigeni, anche se l’applicazione è spesso debole.

Esponente degli Yali

Oceania

Infine che ospita alcuni dei popoli incontattati più affascinanti al mondo, principalmente in aree remote della Nuova Guinea e delle sue isole circostanti. Questi gruppi vivono in aree montuose o forestali inaccessibili, preservando culture e tradizioni che sono rimaste sostanzialmente inalterate per migliaia di anni.
Sebbene la maggior parte dei popoli della regione abbia avuto contatti con il mondo esterno, ci sono ancora piccoli gruppi che scelgono di evitare l’interazione con altre società.
Non è un caso quindi che la Nuova Guinea sia una delle regioni più linguisticamente e culturalmente diversificate del mondo, con oltre 800 lingue parlate. Qui vivono i Dani e Yali; alcuni sottogruppi di queste tribù vivono ancora in isolamento negli altopiani centrali esistono inoltre gruppi non contattati in valli difficilmente accessibili nelle zone interne della Papua Nuova Guinea.
Spostiamoci poi nell’Oceano Pacifico occidentale nelle isole Salomone dove sopravvivono a
lcune comunità in isolamento volontario su isole remote o nelle foreste pluviali interne. Le interazioni con il mondo esterno sono limitate a causa dell’accesso difficile e delle barriere culturali.
Anche questi popoli sono per lo più formati da cacciatori e raccoglitori che operano con archi, frecce, lance e trappole come
strumenti comuni. Le risorse della foresta sono essenziali per la loro alimentazione e per la produzione di strumenti e abbigliamento. Vivono in piccoli gruppi o clan comunitari di 10-50 persone, organizzati attorno a relazioni familiari strette. Dominano le credenze animistiche e molte tribù credono che gli spiriti abitino alberi, rocce, fiumi e animali.

Un patrimonio unico da preservare

I popoli incontattati rappresentano un patrimonio culturale unico, testimoniando modi di vita che sono stati preservati per millenni. Proteggere la loro autonomia e le loro terre è cruciale non solo per rispettare i diritti umani, ma anche per preservare una parte importante della diversità culturale globale.
Secondo le organizzazioni che monitorano i popoli indigeni, si stima che ci siano circa 100 gruppi confermati (tribù il cui isolamento è noto e documentato) e circa 50 gruppi ipotizzati, identificati tramite avvistamenti occasionali, resti di accampamenti o segni di attività (come sentieri, coltivazioni, o capanne).
Molti di loro sono entrati anche se sporadicamente in contatto con altri umani ma la scelta di vivere isolati può derivare dall’aver sperimentato in passato conflitti violenti con coloni, cercatori d’oro o altre tribù oppure più semplicemente come mezzo per preservare la propria lingua, religione e tradizioni.
Infine c’è l’impatto per loro drammatico con il mondo moderno: fra e
pidemie, deforestazione e sfruttamento delle risorse alcune comunità si sono spinte a ritirarsi in zone più remote per sopravvivere.


Stop al controverso “safari umano” delle isole Andamane

Una delle pratiche più deplorevoli nei confronti dei popoli indigeni è sicuramente il “safari umano” che viene praticato nelle isole Andamane e che coinvolge soprattutto la tribù dei Jarawa.
Questa tribù, distinta dai Sentinelesi, vive sull’isola principale delle Andamane e sebbene sia in contatto limitato con il mondo esterno, mantiene molte delle sue tradizioni.
Arrivano da tutto il mondo molti turisti, che pagano anche cifre importanti, per
attraversare la “Jarawa Reserve” lungo la Andaman Trunk Road sperando di vedere i membri della tribù. File lunghissime di jeep lungo l’unica strada che taglia in due l’isola per sperare di vedere i Jarawa trattati come “attrazioni” e costretti a esibirsi o essere fotografati senza consenso. Una pratica questa che pratica viola la loro dignità e mette a rischio la loro salute esponendoli a malattie per cui non hanno immunità.
Le organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno condannato questa pratica e la Corte Suprema dell’India ha ordinato restrizioni sul turismo nella riserva, ma l’applicazione delle regole è stata molto lenta perché sottrae business…

 

8 tornanti italiani fra meraviglia, ingegneria e storia

8 tornanti italiani fra meraviglia, ingegneria e storia

Le strade di montagna italiane sono molto più che semplici vie di comunicazione: rappresentano sfide ingegneristiche e autentiche opere d’arte paesaggistica.
Attraversano paesaggi mozzafiato, tra cime innevate, vallate verdeggianti e pareti rocciose a strapiombo che spesso raccontano anche storie eroiche e drammatiche della prima guerra mondiale. Ogni tornante è un’occasione per scoprire un panorama sempre diverso e per vivere l’emozione di una guida adrenalinica.
Andiamo alla scoperta di quelli che soni i più belli d’Italia.

Photo credit: Lorenzo Benetton alias apolide on VisualHunt.com

1 – Passo San Boldo, il re dei tornanti (Veneto)

Situato tra le province di Treviso e Belluno ed esattamente Trichiana a Tovena, il Passo San Boldo è uno dei passi più iconici d’Italia, soprannominato la “Strada dei Cento Giorni” nome deriva dal fatto che la strada, costruita durante la Prima Guerra Mondiale, venne realizzata in soli 100 giorni dall’esercito austro-ungarico per motivi strategici.
Il passo che sfida le leggi dell’ingegneria è caratterizzato da cinque tornanti a spirale e curve strette scavati nella roccia. Le gallerie sono così strette che il traffico è regolato a senso unico alternato. Un’opera d’arte incastonata nelle Alpi con una pendenza massima del 12%, che rende la guida un’esperienza emozionante fra paesaggi suggestivi, con viste sulle Dolomiti e sulla Valbelluna.
Il Passo San Boldo non è solo un capolavoro ingegneristico, ma anche un luogo ricco di storia e fascino.

Photo credit: sebastiansuk.de on Visualhunt

2 – Passo dello Stelvio (Trentino Alto Adige/Lombardia)

Il Passo dello Stelvio è forse il più famoso d’Italia ed è una leggenda tra gli appassionati di ciclismo e motociclismo. Si trova nelle Alpi Retiche, tra la Lombardia e il Trentino-Alto Adige, vicino al confine con la Svizzera e collega la Valtellina (Sondrio) a Prato allo Stelvio (Bolzano) attraverso il Parco Nazionale dello Stelvio, una delle aree naturali protette più grandi delle Alpi.
Con i suoi 48 tornanti sul versante altoatesino e i 34 su quello lombardo e una lunghezza complessiva di 49 km. raggiunge un’altitudine di 2.757 metri altezza che lo rende il secondo passo stradale più alto d’Europa dopo il Col de l’Iseran in Francia,
La strada che si snoda fra pareti rocciose, prati alpini e ghiacciai offre panorami mozzafiato e curve che sfidano la gravità.
Fu costruito tra il 1820 e il 1825 su progetto dell’ingegnere Carlo Donegani per volere dell’Impero Austro-Ungarico e il suo scopo era strategico: collegare il Tirolo con la Lombardia attraverso un percorso rapido e sicuro capace di resistere alle rigide condizioni climatiche delle alte quote.
Durante la Prima Guerra Mondiale fu teatro di scontri tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico, con trincee e postazioni ancora visibili nei dintorni.
Oggi  è una destinazione ambita per motociclisti e soprattutto ciclisti dato ce scalarlo è un’impresa leggendaria resa famosa dal Giro d’Italia che spesso lo include fra le sue tappe più difficili.
Attenzione però al clima imprevedibile e spesso estremo a causa dell’altitudine che lo rende di fatto impraticabile da novembre a maggio anche se le nevicate sono possibili anche d’estate!

Foto: Amarche

3 – Passo del Furlo (Marche)

Questo passo attraversa la Gola del Furlo, un canyon naturale scolpito dal fiume Candigliano che si trova nella . provincia di Pesaro e Urbino che incanta per la sua straordinaria bellezza naturale, la storia millenaria e l’importanza geologica.
Il Passo del Furlo si trova lungo la via Flaminia ed è una delle più antiche strade romane, che collegava Roma al Mare Adriatico.
La gola del Furlo che attraversa è il risultato di milioni di anni di erosione da parte del fiume Candigliano, che ha scavato profondamente nelle rocce calcaree delle montagne circostanti, creando pareti a picco e spettacolari formazioni rocciose.
Il passo fu reso transitabile dall’imperatore Vespasiano nel 76 d.C., che fece scavare un tunnel (ancora oggi visibile) nella roccia per facilitare il passaggio sulla via Flaminia. Questo tunnel è lungo circa 38 metri ed è uno straordinario esempio di ingegneria romana. Durante il edioevo passo mantenne la sua importanza strategica come collegamento tra il centro Italia e la costa e durante il regime fascista fu frequentato da Benito Mussolini, che amava passeggiare nella sua gola tant’è che sulla parete rocciosa del Monte Pietralata era stato scolpito addirittura un enorme profilo del Duce, poi distrutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Ancora oggi, il tunnel è perfettamente conservato e percorribile, rappresentando una delle attrazioni principali del Furlo che leggenda vuole che durante il Medioevo fosse frequentato dai briganti che lo usavano come luogo di imboscate ai viaggiatori.


Photo credit: European Roads on Visualhunt.com

4 – Passo della Cisa (Emilia Romagna/Toscana)

Situato lungo l’antico percorso della Via Francigena, il Passo della Cisa collega la Pianura Padana con la Toscana ed è uno dei passi montani più affascinanti e ricchi di storia in Italia.
Questo valico che raggiunge l’altitudine di 1.042 metri sul livello del mare collega Pontremoli (in provincia di Massa-Carrara, Toscana) con Berceto (in provincia di Parma, Emilia-Romagna).

si trova all’interno di un paesaggio montuoso caratterizzato da boschi di faggi e castagni, praterie e affacci suggestivi verso la Pianura Padana e la Lunigiana.
Il Passo della Cisa è stato un punto di transito fondamentale sin dall’antichità: probabilmente era utilizzato dai romani come parte della rete di vie che collegavano il nord al centro-sud dell’Italia, durante il medioevo diventò un passaggio strategico per pellegrini e mercanti dato che faceva parte della Via Francigena, il famoso cammino che collegava Canterbury a Roma. Durante il XIX secolo, la strada fu ampliata e resa transitabile per carrozze grazie agli interventi voluti dai duchi di Parma. In epoca contemporanea il passo ha acquisito importanza come via turistica e sportiva, soprattutto con l’apertura dell’Autostrada della Cisa che lo affianca.
La zona è ricca di storie legate ai pellegrini, ai mercanti e ai banditi che hanno frequentato il passo nel corso dei secoli.

Photo credit: Son of Groucho on Visualhunt

5 – Passo Pordoi (Trentino Alto Adige/Veneto)

Il Passo Pordoi, con i suoi 33 tornanti su ogni lato è uno dei valichi montani più spettacolari delle Dolomiti, situato a cavallo tra le province di Trento e Belluno.
Con un’altitudine di 2.239 metri sul livello del mare, è un luogo iconico sia per la sua straordinaria bellezza paesaggistica sia per la sua rilevanza storica e sportiva.
Il passo collega le valli di Fassa (Trentino) e di Livinallongo (Veneto), rappresentando uno dei principali accessi al gruppo montuoso del Sella, un imponente massiccio dolomitico. Dalla sua sommità si godono viste spettacolari su cime famose come il Gruppo del Sella, il Sass Pordoi, alla Marmolada e al Col di Lana. Utilizzato già in epoca medievale come collegamento tra la Val di Fassa e la Val Cordevole per i commerci e gli spostamenti locali fu un punto strategico durante il primo conflitto mondiale con trincee e fortificazioni italiane e austro-ungariche ancora visibili nei dintorni.                                                                                                          Negli anni ’20 e ’30, con la crescente diffusione dell’automobile e del turismo alpino, il Passo Pordoi divenne una meta ambita per escursionisti e sciatori.
Nelle vicinanze del passo da visitare un luogo simbolico ricco di significato, il monte alla croci con le croci commemorative dedicate ai soldati caduti durante la Prima Guerra Mondiale.

foto: lago di Garda camping

6 – Passo della Forra (Lombardia)

Questa strada, che si inerpica lungo una gola rocciosa scavata dal torrente Brasa sopra il Lago di Garda in provincia di Brescia, è spesso definita una delle strade più belle del mondo. È famosa anche per essere stata utilizzata come location per il film di James Bond “Quantum of Solace” del 2008. La combinazione di tornanti stretti e paesaggi lacustri è semplicemente unica e il passo è stato definito “l’ottava meraviglia del mondo”.
La strada che si trova a circa 400 metri sul livello del mare e si snoda per circa 6 km. inizia
a Porto di Tremosine, una frazione del comune, e si arrampica verso l’altopiano di Tremosine.
Inaugurata il 18 maggio 1913, la strada del Passo della Forra fu per l’epoca un capolavoro di ingegneria. Durante la Prima Guerra Mondiale anche questa strada, come molti altri passi della zona ebbe un ruolo strategico per il trasporto di truppe e materiali durante la prima guerra mondiale.
Durante il tragitto tappa d’obbligo a 
Tremosine sul Garda per provare il brivido di passeggiare sulle terrazze panoramiche, da cui si gode di una vista mozzafiato sul Lago di Garda, Da brividi la piattaforma sospesa nel vuoto che offre uno dei panorami più spettacolari sul lago.

Foto: pillole sudtirolesi

7 – Passo delle Erbe (Trentino Alto Adige)

Questo passo che in tedesco si chiama Würzjoch, è uno dei valichi montani più affascinanti e pittoreschi delle Dolomiti, situato a 2.006 metri di altitudine anche se è meno conosciuto ma altrettanto affascinante di altri più celebri.
La strada che serpeggia tra prati alpini e boschi stretta e tortuosa ma perfettamente asfaltata, offre una vista straordinaria sul massiccio del Sass de Putia s
i trova in Alto Adige, tra la Val Badia e la Val di Funes collegando San Martino in Badia a Funes offre viste spettacolari sul Gruppo delle Odle, uno dei simboli delle Dolomiti.
E’ peraltro uno dei pochi passi
aperto tutto l’anno, ma nei mesi invernali è necessario fare attenzione alle condizioni meteorologiche, poiché la neve può rendere il percorso più difficile.
In passato è stato un importante collegamento tra le valli per i pastori e i commercianti locali utilizzato principalmente per il trasporto di bestiame e merci. Da qui deriva anche il nome che fa riferimento ai pascoli alpini che caratterizzano la zona, ricchi di erbe aromatiche che un tempo venivano raccolte dai pastori per usi medicinali e culinari.

Photo credit: Lorenzo L M. on Visualhunt.com

8 – Passo di Giau (Veneto)

Il Passo Giau “terrazza naturale sulle Dolomiti” è uno dei valichi montani più spettacolari delle Dolomiti, situato a un’altitudine di 2.236 metri e celebre per i suoi 29 tornanti mozzafiato e le pendenze impegnative che superano talvolta il 10%.
Si trova in Veneto, tra Cortina d’Ampezzo e Selva di Cadore, offrendo panorami mozzafiato su alcune delle cime più iconiche delle Dolomiti, come il Gruppo del Nuvolau e le Cinque Torri.
Questo passo è famoso per la sua bellezza naturale, il suo significato storico e le sue curve emozionanti che attirano motociclisti, ciclisti ed escursionisti da tutto il mondo. che possono ammirare
viste incredibili sul Monte Averau, sul Nuvolau, sul Pelmo e sulla Marmolada, la regina delle Dolomiti.
Il Passo Giau era anticamente utilizzato dai pastori e dai commercianti per spostarsi tra le valli e nel corso del tempo, la strada è stata migliorata per diventare un collegamento importante e un’attrazione turistica anche se d
urante la Prima Guerra Mondiale fu teatro di spostamenti di truppe e materiale bellico, essendo vicino alla linea del fronte dolomitico. Anche questo passo è accessibile tutto l’anno, anche se in inverno possono essere necessarie le catene da neve o gli pneumatici invernali per farsi strada fra muri di neve.

Visitare e scoprire da vicino i passi italiani significa scoprire la storia delle sfide per l’ingegneria dell’uomo.  Molti di questi passi furono costruiti a mano o con mezzi rudimentali, rappresentando vere imprese tecniche e molte come il Passo San Boldo, furono costruite durante le guerre mondiali per scopi strategici mentre altri hanno vissuto le vicende belliche da vicino essendo linee del fronte o ampiamente utilizzate per spostare uomini e armi.
Oggi i passi montani rappresentano la sifda per
migliaia di appassionati di ciclismo, moto e auto sportive che gli hanno trasformati in autentici santuari per gli amanti dell’adrenalina.
Attraversarli non è quindi solo un viaggio attraverso tornanti e pendenze, ma un’immersione in panorami unici, storia e tradizione.
Ogni curva racconta una storia, e ogni tornante regala una nuova prospettiva su un paesaggio che sembra dipinto. Un’avventura imperdibile per chi cerca la bellezza e l’adrenalina nel cuore delle montagne italiane.

Bolzano: la città dai due volti tra Alpi e cultura mitteleuropea

Bolzano: la città dai due volti tra Alpi e cultura mitteleuropea

Nel cuore dell’Alto Adige, incastonata tra le maestose Alpi, Bolzano è una città che sorprende per la sua capacità di coniugare due anime distinte: quella italiana e quella tedesca.
Questo incontro di culture si riflette nella sua storia, nella sua architettura, nelle tradizioni e perfino nella cucina, rendendola una meta imperdibile per chi cerca un’esperienza autentica e multiculturale.

Il crocevia fra mitteleuropa e mediterraneo

La storia di Bolzano è strettamente legata alla sua posizione strategica lungo importanti rotte commerciali alpine.
Fondata dai Romani come insediamento strategico lungo le rotte commerciali tra la pianura padana e le Alpi era conosciuta come “Pons Drusi”, in onore del generale romano Druso Maggiore, che costruì un ponte sul fiume Isarco. Questa infrastruttura facilitava i commerci e stabiliva un collegamento diretto tra le regioni del nord e quelle del sud dell’impero.
Con la caduta dell’Impero romano, Bolzano divenne un piccolo centro rurale, fino a rifiorire nel Medioevo grazie alla sua posizione strategica. Durante questo periodo, i principi-vescovi di Trento iniziarono a esercitare il loro dominio sulla regione, consolidando Bolzano come un importante snodo commerciale.
La città si sviluppò intorno alla “Piazza delle Erbe”, che divenne il fulcro degli scambi tra mercanti tedeschi e italiani.
Nel XII secolo, Bolzano entrò a far parte del Sacro Romano Impero, rafforzando la sua connessione con il mondo germanico. Questo legame fu ulteriormente consolidato dall’arrivo di coloni tedeschi, che introdussero la loro lingua e le loro tradizioni, lasciando un’impronta culturale profonda e duratura.
A partire dal XIV secolo la città passò sotto il controllo della Casa d’Asburgo e questo segnò un periodo di stabilità e prosperità, durante il quale la città si integrò pienamente nel mondo germanico. Per secoli, Bolzano mantenne il suo carattere di crocevia, unendo il mondo italiano e quello mitteleuropeo.
Con l’avvento della Rivoluzione Industriale, Bolzano conobbe una modernizzazione significativa. L’arrivo della ferrovia nel XIX secolo la trasformò in un nodo centrale per i commerci tra nord e sud Europa. Tuttavia, questo sviluppo non fu privo di sfide: la città divenne teatro di tensioni politiche e sociali tra le diverse comunità linguistiche e culturali.
Nel 1919, dopo la Prima Guerra Mondiale, il Trattato di Saint-Germain assegnò Bolzano all’Italia. Questo cambio di sovranità portò profonde trasformazioni specie durante il regime fascista con la politica di italianizzazione forzata e la repressione delle tradizioni culturali e linguistiche tedesche.
Nel secondo dopoguerra, il territorio dell’Alto Adige – e Bolzano in particolare – divenne oggetto di accordi internazionali tra Italia e Austria.
Grazie a uno statuto speciale di autonomia, approvato nel 1972, Bolzano e l’Alto Adige furono riconosciuti come un’area bilingue, con uguale rispetto per le lingue e le culture italiana e tedesca.
Oggi Bolzano è un simbolo di integrazione e convivenza pacifica tra due mondi. L’influenza italiana e quella tedesca si fondono in un mix unico, visibile non solo nella lingua (il tedesco è parlato da circa il 62% della popolazione, mentre l’italiano dal 26%), ma anche nelle tradizioni, nella cucina e nell’architettura. La città è un esempio di come le differenze possano diventare una ricchezza e una risorsa.

Il duomo di Bolzano. Photo credit: barnyz on VisualHuntCo

Le cinque cose da vedere assolutamente

Sebbene Bolzano sia nota soprattutto per la sua storia medievale e moderna, i reperti archeologici dimostrano che l’area era abitata già nell’età del bronzo. La scoperta di Ötzi, la mummia del Similaun, ha gettato nuova luce sulle popolazioni che abitavano questa regione oltre 5.000 anni fa.
Il Duomo di Bolzano

Questo capolavoro gotico, dedicato a Santa Maria Assunta, è il simbolo della città.
La sua facciata in pietra arenaria e il campanile decorato catturano subito l’attenzione, mentre l’interno custodisce preziosi affreschi e opere d’arte.
Il Museo Archeologico dell’Alto Adige

La casa di Ötzi, l’uomo venuto dal ghiaccio del Similaun. Questo straordinario reperto, una mummia risalente a oltre 5.000 anni fa, è un pezzo di storia che ha reso Bolzano celebre a livello internazionale e testimonia come l’area era abitata già nell’età del bronzo.
Piazza Walther
Cuore pulsante della città, questa piazza è un omaggio al poeta tedesco Walther von der Vogelweide. Circondata da edifici storici e caffè eleganti, è il luogo perfetto per respirare l’atmosfera mitteleuropea e nel periodi dell’avvento per godere dei famosi mercatini di Natale.
Il Mercato della Frutta
Un tripudio di colori e profumi nel centro storico della città. Questo mercato è il posto ideale per scoprire i sapori locali, dai formaggi altoatesini alle mele, simbolo dell’agricoltura della regione.
Il Castello di Mareccio
Immerso tra vigneti, questo castello medievale è un’oasi di pace a pochi passi dal centro. Oggi ospita eventi e mostre, ma passeggiare nel suo cortile regala un tuffo nel passato.

Image by Hartmut Demand from Pixabay


Una città, due culture

La cultura di Bolzano riflette la sua doppia identità. Qui convivono fianco a fianco tradizioni italiane e tedesche: dalle feste tipicamente alpine come il Törggelen, che celebra il vino novello, agli eventi più italiani, come il Carnevale.
Anche la lingua è una testimonianza vivente di questa fusione: tedesco e italiano sono parlati correntemente, spesso alternati nello stesso discorso.
L’influenza tedesca come detto nel capitolo storico risale al medioevo, quando la città divenne parte del Sacro Romano Impero prima e successivamente, dell’Impero Austro-Ungarico. Questa appartenenza lasciò un segno indelebile nel tessuto sociale e culturale della città; ancora oggi, molte tradizioni tedesche sono vive, come i mercatini di Natale, il Törggelen (la festa del vino novello) e le usanze alpine legate al folklore.
La lingua tedesca è parlata dalla maggioranza della popolazione ed è utilizzata in scuole, uffici pubblici e media. Inoltre, la comunità di lingua tedesca mantiene viva la cultura attraverso associazioni, cori e festival.
Con il Trattato di Saint-Germain del 1919, l’Alto Adige, e quindi Bolzano, venne annesso all’Italia e questo segnò l’inizio di un periodo di grandi cambiamenti molto difficili.
Il governo fascista promosse una politica di italianizzazione incoraggiando l’immigrazione di lavoratori italiani nella regione dell’Alto Adige e costruendo nuovi quartieri per ospitarli. Le piazze, i monumenti e gli edifici in stile razionalista sono testimoni di questa epoca, che ha lasciato un’impronta duratura sull’urbanistica di Bolzano.
Oggi, l’influenza italiana è evidente nella vivace vita culturale della città: eventi come il Bolzano Danza Festival e l’Orchestra Haydn sono esempi di come l’arte e la musica italiane abbiano trovato una casa qui.
Oggi il bilinguismo è più di un semplice requisito legale; è una realtà vissuta.
I cittadini passano con naturalezza dal tedesco all’italiano e spesso utilizzano entrambe le lingue nello stesso contesto. Questo rende Bolzano un luogo unico, dove le barriere linguistiche si dissolvono e le culture si arricchiscono reciprocamente.
L’educazione bilingue gioca un ruolo cruciale: le scuole offrono insegnamenti sia in italiano che in tedesco, e molti giovani crescono imparando entrambe le lingue fin dall’infanzia. Questo non solo promuove la comprensione reciproca, ma prepara i cittadini a vivere e lavorare in un contesto europeo sempre più interconnesso. Ma attenzione oltre all’italiano e al tedesco molti abitanti parlano anche il ladino, una lingua retroromanza parlata in alcune vallate dell’Alto Adige.
Anche le festività a Bolzano riflettono questa doppia identità culturale. I mercatini di Natale, di origine tedesca, trasformano la città in un luogo magico durante l’Avvento, mentre il Carnevale, di stampo italiano, porta allegria e colori in primavera.
In cucina i piatti locali, come lo speck e lo strudel, convivono armoniosamente con la pasta e la pizza, dando vita a una cucina che è un vero incontro di sapori.