Festival di Sanremo alternativo. Una canzone un vino

Festival di Sanremo alternativo. Una canzone un vino

Come ogni anno giochiamo col festival di Sanremo e lo facciamo con la nostra sommelier Barbara Tedde che da donna intelligente e spiritosa sta al nostro gioco.
L’abbinamento è quello fra la canzone e un vino che rappresenti la stessa, giochiamo insieme.
Di Barbara Tedde – Un andamento lento, un’emozione da poco. Il Festival di Sanremo 2026, al momento, non lascia traccia.
Inutile soffermarsi su Carlo Conti e Laura Pausini che si scambiano qualche simpatica (?) battuta, gli occhi vanno dritti su Kan Yaman che incarna l’archetipo umano di sesso maschile, una bellezza oggettiva che non ammette contestazioni.

Marco Masini, una sicurezza come il Chianti Classico

Una canzone, un vino

Le canzoni – per lo più – suonano note prevedibili, parole spesso incomprensibili, testi più che adoperati nel tempo. Ed è così che lo sbadiglio arriva a intervalli sempre più brevi, l’occhio si arrende alla palpebra sfinita. La messa  – la stessa – è finita, andate in pace.
Un netto calo di pubblico, così dicono: 9.600.000 spettatori rispetto ai 12.000.000 per il Festiva 2025. Ma son stati più di nove milioni e mezzo di italiani – mica pochi! –  davanti a uno schermo piatto e a un bicchiere pieno.

Dito nella piaga – Che Fastidio!
Da riascoltare con calma, soprattutto per il testo. Il titolo è ciò che molti vorrebbero urlare in ogni momento della giornata. Si ballerà e si canterà in futuro? Forse.
Direi di riflettere con un bel Vermouth bianco con erbe di campo. Numquam di Prato.

Sayf – Tu mi piaci tanto
Lo suggerisce il testo: “Ti tranquillizzi con un calice di vino rosso” e allora beviamoci su, che forse è meglio.
Un bel 
Nero d’Avola, un vino del sud, siciliano, caldo e avvolgente e soprattutto proveniente da una terra non lontana dalla Tunisia. 

Michele Bravi – Prima o Poi
Bravo Bravi, una delle tante canzoni da dimenticatoio, sebbene il timbro non sia male.
Un calice di Amarone della Valpolicella, per ricordarsi che dagli errori nascono anche belle occasioni.

Mara Sattei – Le cose che non sai di me
Scendendo le scale l’apparizione di Madonna è sorprendente (la cantante, s’intende). Una canzone inutile. Ad ogni modo, bellissimo abito.
Merita una coppa di Champagne solo per questo.

Dargen D’Amico – Ai Ai
Geniale – anche per il completo indossato: giacca e pantaloni con disegnati listelli di parquet e un guanto finto (tipo mano di legno) che cade sul palco –  ironica e ballabile.
Anche nel suo testo compare “una bollicina”.
E allora un bel Pet Nat ci sta benissimo: Crazy Crazy di Marto – Germania da uve Muller Thurgau.

Arisa – Magica Favola
Voce meravigliosa, una canzone che calzerebbe a pennello come colonna sonora di un film della Disney.
Una principessa con le corde vocali da usignolo. Merita un bellissimo castello, nella Loira. Sorseggerei un Rosato “Supcon de Fruit”, Rosé d’Anjou 2024 (Cabernet Franc, Gamay, Pinot d’Annuir e Grolleau), ricorda la melagrana e le rose. 

Patty Pravo – Opera
Patty è ormai una statua di cera, del resto è alla soglia degli ottanta, pur mostrando volto e capelli da ventenne. Come fa ad esser così non ci è dato saperlo.
Una canzone bellissima ma la stanchezza della sua voce non fa onore né al testo né alla musica. Patty  Pravo è sempre una Signora della musica e merita una perla enologica italiana.
Un metodo classico, Franciacorta brut millesimato: Bellavista “Teatro alla Scala” (chardonnay e pinot nero).

Luché – Labirinto
L’ennesimo rapper che non ci mancava. Ennesimo testo che non ci mancava. Meglio berci su. E con qualcosa di forte.
Un bel Margarita Sour con mezcal affumicato.  

Tommaso Paradiso – I Romantici
Il titolo da fiction, di quelle su Raiplay o Infinity. Stessa storia, stessa melodia, tutto prevedibile e un ricordo di un genere che riporta agli anni Novanta.
Un vino dell’epoca ci sta tutto, un Lancers, il vino portoghese con la bottiglia verde, quello che dava alla testa solo a guardarlo. E che Dio mi perdoni.

Elettra Lamborghini – Voilà
Ricorda le note di “Made in Italy” di Rosa Chemical, ed è sicuro che ci bombarderanno alla radio quest’estate con Voilà. Purtroppo per noi, la balleremo anche.
E allora, vista la situation, meglio un Gin Tonic (gin consigliato: Ginepraio – si addice anche al testo -, tonica consigliata Fever-Tree). E… Viva la Carrà!

Serena Brancale – Qui con me
Tra le più gettonate: torna una voce, di quelle vere, ricca e virtuosa. Un testo sanremese, classico e innocuo. Quale classico dei più classici?
Chianti Classico 2024 Castello di Ama 

Fulminacci – Stupida
Non male e orecchiabile, melodica e cantabile anche in auto mentre sei ingorgato nel traffico. Un antistress.Leggera, ironica.
Un sorso giovane, fresco ma per niente banale: E’Jamù Tombolo 2024, Incrocio Manzoni bianco. Va giù che un piacere.

Samurai Jay – Ossessione
Se si ascolta viene voglia di bere, solo per dimenticare di averla ascoltata. Mancava solo la voce di Belen sul finale.
Cocktail Martini a raffica. Gin consigliato: Gin Roku con botaniche giapponesi, twist di limone e niente oliva in salamoia. 

Jay Ax – Italia Starter Pack
Ritmo country, si rimpiangono gli Articolo 31, anche qui ci vuole un drink potente.
Whiskey sour (meglio fatto con un bourbon se potete scegliere) 

Fedez e Masini – Male Necessario
Ma era proprio necessario unirsi a Fedez? Forse era un male necessario, mio caro Masini, ma potevi evitarlo. Credo.
La canzone non è affatto male, peccato che ci sia Fedez a scanticchiarci dentro.
Voglio pensare alle nostre colline Masini, alla bellezza che non devi dimenticare mai: Chianti Classico 2024, Molino di Grace. Ti riportiamo a casa subito Marco. 

Levante – Sei Tu
Forse come colonna sono di un film di Genovese non la vedrei male. Amore, sei tu, ripete. Ma nonostante tutto rimane poco nella memoria.
Per ricordarlo meglio aiutiamoci con un lambrusco diversoLambruscante di Barbaterre – Metodo Classico rosé, elegante con sentori di rosa e pasticceria. 

Stella stellina – Ermal Meta
Riprendendo una vecchia filastrocca per bambini, una ballata orecchiabile con un testo significativo. Un testo che porta a immagini di una guerra con troppe vittime innocenti.
Non abbino niente, non ho voglia di bere. 

Avvoltoi – Eddie Brock
Lo psicologo dei cuori infranti suggerisce norme comportamentali alla donna perduta. Praticamente una battaglia persa.
E allora andiamo in Maremma da Moris Farms, Avvoltore IGT toscana rosso (sangiovese – cabernet Sauvignon e Syrah), che è anche in pendant col titolo. 

Per Sempre Sì – Sal Da Vinci
Dopo il tormentone “rossetto e caffè” ballato dai vip, ecco che arriva “Per Sempre”: anche questo farà ballare la Santanché sui tavoli di Cortina? Staremo a vedere.
Certo che grinta e ritmo non mancano, sarà perché l’animo partenopeo non molla mai sul palco di Sanremo.
Un calice di Coda di Volpe (detto anche Caprettone)un vitigno delle pendici del Vesuvio che si addice perfettamente. Azienda a scelta, meglio non far torto a nessuno. 

Tredici Pietro – Uomo che cade
Ed è caduto sulla sfiga del microfono che non funziona, cantando qualche secondo al nulla. Melodia fine anni Ottanta, andiamo su un Amarcord di quelli anni.
Mateurs Rosé, ruffiano e divertente, trovabile in grande distribuzione. E che Dio mi riperdoni. 

Chiello – Ti penso sempre
Più banale di così non si può. Ma alla fine il ritmo non è malissimo.
Vino della costa, un Vermentino spumantizzato, MarBrio delle Cantine di MaremmaPuò diventare, almeno, una canzone estiva. 

Sal Da Vinci, uno dei grandi favoriti

Le bambole di pezza – Resta con me
Tutto al femminile e riuscita a metà. Una band con buoni intenti ma che lascia a desiderare.
La Syrah di Cortona – Commendatore – di Gabriele Mazzeschi, quel pepe che manca alle bambole di pezza.

LDA & Aka 7EVEN – Poesie Clandestine
Ritmo e voce, una canzone che farà breccia tra il pubblico partenopeo. Meno, altrove.
Abbinerei una Falangina del Sannioall’Eurospin ce n’è una niente male. Da spenderci poco.

Nayt – Prima che
Il Sanremo dei rap, ormai è così. Non si capisce quasi niente e si è fatta una certa. Se la noia ha un nome quest’anno si chiama Festival.
Per far passare meglio il tempo un Sangiovese Superiore Riserva DOC Bertinoro – Naso di Falco 2020 – azienda Il Plino. Vino importante e complesso, scorre naturalmente nonostante i suoi 14 gradi.

Malyka  Amane – Animali Notturni
Che voce e che ritmo! Malyka è bellissima, ha charme e un romanticismo non stucchevole. Richiama un ballo del primo appuntamento.
Diamoci dentro con un Trento DOC, un Revì pas dosé, pinot nero e chardonnay in versione elegante: dolomitico.  

Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
L’ennesima nenia, si è fatto tardi anche per ascoltare.
Tiriamoci su con la vita, una Vernaccia di Sangimignano di Cesani, fresca, intrigante che mette il buon umore anche se si è soli davanti alla Tv.

Raf – Ora e per sempre
Lo stile Raf piace sempre, orecchiabile che, almeno alla prima, non fa impazzire.
Ci sta un cocktail come un Negroni con il Vermouth Del Professore per rifocillarsi. 

Maria Antonietta e Colombre
La felicità e basta – La felicità? “Facciamo insieme una rapina, baby!”, loro se la prendono e basta tra le note di un motivetto da pubblicità di una bevanda estiva.
Ottima idea per bersi un Moscato d’Asti di Criolindolce ma non troppo, bollicine composte e buonumore a volontà. 

Leo Gassman – Naturale
Una canzone naturalmente come tante e qualche stonatura in qua e là.
Consiglio di tornare a scuola con l’azienda Musiké,  di Peppe Vessicchio. Sesto Armonico – Trebbiano d’Abruzzo – Musiké. Perchè il Maestro faceva anche il vino, affinandolo con la musica. Eh! Se il vino potesse cantare… 

Francesco Renga – Il meglio di me
Intonazione al top, bella canzone e testo introspettivo. Renga non delude, ci piace anche a tarda notte, dopo una full immersion di note stonate.
Terminiamo con classe e eleganza adeguate:  Nebbiolo di Carema DOC Etichetta Nera, Ferrando. 

Anteprime Toscane – Valdarno di Sopra Day 2026: the last but not the least

Anteprime Toscane – Valdarno di Sopra Day 2026: the last but not the least

Termina con il Valdarno di Sopra Day la lunga serie di anteprime toscane che hanno piacevolmente impegnato i giornalisti provenienti da tutto il mondo, oltre agli operatori di settore.
La settimana della moda enologica ha fatto sfilare sul red carpet più di un migliaio di bottiglie, terminando venerdì 20 febbraio presso Il Borro – Tenuta Ferragamo – con la DOC Valdarno di Sopra, una denominazione dalla storia antica e affascinante, certificata già nel XVIII secolo.


La piccola denominazione che si fa grande

Una denominazione tra le più piccole in Toscana, una DOC che interessa le province di Arezzo, Firenze e Siena, i cui vigneti si estendono tra il Pratomagno e le colline del Chianti Classico, snodandosi parallelamente allo scorrere dell’ Arno.
La DOC Valdarno è nata nel 2011 e dopo faticosi iter burocratici, ha conseguito la certificazione Bio, una delle prime in Italia.
Una produzione di 350.531 bottiglie nel 2025,  per un totale di 2.528,98 Hl, dei quali il 32,93% provenienti da uve a bacca rossa (sangiovese e merlot in pol position, seguiti da cabernet sauvignon, syrah, foglia tonda, cabernet franc e cabernet franc rosato, pinot nero, pugnitello).
La produzione di vini a bacca bianca – 0,65% – vedono il trebbiano protagonista, seguito da chardonnay e orpicchio.
La produzione di vini da monovitigno è pari al 62,95% (1.654,95 Hl) di tutta la produzione, con un netto rialzo dei  vini “Vigna”, uno dei focus che la DOC ha messo in evidenza quest’anno. Anche il sangiovese e il merlot risultano essere i più coltivati, così come il trebbiano per i vitigni a bacca bianca.


La prova d’assaggio

Gli assaggi hanno avuto il loro perchè, sia a livello emotivo che tecnico; non solo per la variegata e divertente degustazione, invitando, altresì,  ad una riflessione sul territorio del Valdarno di Sopra, il cui fil rouge è ancora difficile da trovare.
Gli assaggi dei 45 campioni non hanno riscontrato aspetti noiosi e stereotipati, dimostrando quanto i vitigni internazionali si siano perfettamente integrati anche in quest’areale.
Ogni assaggio ha dimostrato carattere, stimolando emozioni non scontate. 

I migliori assaggi

Cantina Le pietre Lora  2025 –  Sangiovese – fermentazione e affinamento in acciaio. Un dolce ricordo di pane vino e zucchero – 88
Primavera 

Terraia 2024 – Sangiovese fermentazione in acciaio e affinamento in barrique e tonneau. Terroso, minerale. 90
In nomen omen 

Magnificat 2024 – Cabernet Sauvignon – fermentazione in acciaio, affinamento in barriques. Gelsomino e zagara, buona acidità.  88
Giovinezza 

Fattoria Mazzuoli 11.5 2024 – Sangiovese e altri vitigni – fermentazione non dichiarata -. Sorso fresco, frutto croccante. 88
Young 

Podere il Carnasciale  Il Caberlot 2022 – Fermentazione spontanea in acciaio e affinamento in barrique di rovere francese. More e cioccolato, muschio e pepe. 94
Profondo

Ottantadue 2023 – Sangiovese – fermentazione spontanea in cemento e affinamento in acciaio. Melograno e arancia rossa, fresco e vivace. 91
Joi de Vivre

La Salceta  Vigna Ruschieto 2023 – Sangiovese – fermentazione e affinamento in acciaio. Sorso fresco e elegante, frutti rossi croccanti, buon equilibrio. 91
Accogliente  

Migliarina e Montoni Castello di Montozzi 2020 – Cabernet Sauvignon – fermentazione spontanea in cemento e affinamento in tonneaux – frutti scuri, tannino fine. 90
Potente  

Petrolio Bòggina A 2023 – Sangiovese – fermentazione e affinamento in anfora. Frutti rossi ed erbe aromatiche. 92
Piacevolmente selvatico

Bòggina C 2022 – Sangiovese – fermentazione in cemento e affinamento in legno. Sorso croccante, complessità speziata. 91
Saporito

Tenuta Setteponti Oreno 2023 Merlot – Cab. Sauv. Cab. Franc Petit Verdot – fermentazione in acciaio e affinamento in barrique. Olfatto e gusto impegnano i sensi, fruttato, fresco, balsamico e speziato. 94
Profondo

Vigna dell’Impero 2020 – Sangiovese – fermentazione in acciaio e affinamento in botte grande -. Sorso deciso e ricco di complessità: frutti scuri, alloro e pepe. 92
Neoclassico 

Ejamù  Tombolo 2024 – Manzoni Bianco – fermentazione e affinamento in barriques di rovere francese . Agrumato, frutti esotici in evidenza, erbe mediterranee,  regala una piacevolezza immediata. Il sorso è ghiotto e persistente. 92
Vincente

La Salceta  L’O 2025 – Orpiccchio – fermentazione e affinamento in acciaio – Ancora giovane mostra già buone prospettive. Frutto e fiori freschi, sorso piacevole e godibile. 91
Accattivante

Tenuta Scrafana  Gualdrada 2022 – Trebbiano – vinificazione in acciaio e affinamento in anfora e barriques rovere francese e acacia – Pietra focaia e gelsomino, vaniglia e lime. 91
Agreable

Vigna delle sanzioni
Vigna delle Sanzioni 2023 – Trebbiano – vinificazione in acciaio e affinamento in tonneaux. Sorso fiorito, fruttato e speziato. Bocca in preda a una grande complessità. 92
Opulento

 

L’Azienda agraria Lisini sale di quota e presenta il Poggio Severo 2021

L’Azienda agraria Lisini sale di quota e presenta il Poggio Severo 2021

 di Barbara Tedde – “Il nostro è uno stile immutato, una certezza, un ancoraggio allo stile classico e una maniacale ricerca di equilibrio e di eleganza”.
Ludovica Lisini introduce così i vini dell’Azienda Agraria Lisini, un’azienda familiare con terreni di proprietà dal 1700. Dalla seconda metà del Novecento la produzione, sia di vino che di olio, entra sul mercato, un’attività che, ancora oggi, è a gestione familiare.

I vigneti di Poggio Severo

Un Brunello dallo stile immutato

L’Azienda Agraria Lisini si trova a Montalcino, per la precisione a Sant’Angelo in Colle, dove il Brunello regna sovrano e dove Elina, zia di Ludovica, fondò insieme ad altre 24 aziende il Consorzio del Brunello. Era il 1967 e fu la prima donna – e ultima fino ad oggi – ad esserne la presidentessa sebbene per un breve periodo.
Il Brunello Poggio Severo 2021 è l’ultima – ma non ultima – creatura di casa Lisini, un vino che nasce da un terreno acquisito nel 2009, dopo anni di sopralluoghi e carotaggi con un approfondito studio del terreno.
Poggio Severo ha una superficie di due ettari e mezzo, immersi in un bosco a 520 m di altitudine – il più alto, almeno per adesso, di proprietà Lisini – che guarda la Corsica da una parte e l’Amiata dall’altra. Una vigna accarezzata dal vento costante, elemento essenziale per garantire l’eliminazione di ristagno dell’umidità, complice acerrima di malattie infestanti.
“Le vigne, completamente nel bosco, sono assalite da cinghiali e cacciatori, perciò abbiamo effettuato un controllo serrato notte e giorno per evitare che i frutti se ne andassero perduti. La difficoltà di produzione sta nel monitorare ogni giorno la zona, il che fa parte dei costi di produzioni. Negli ultimi due anni, grazie a un controllo capillare, si sono ottenute le rese sperate” spiega Carlo Baldi Lisini, mentre, a seguire, Paolo Salvi, enologo dell’azienda, spiega le caratteristiche del Poggio Severo 2021. “É  un vino che nasce da una zona diversa, eccezionale, di fianco a Sant’Angelo in Colle in un grande anfiteatro, differenziandosi per altitudine – è la vigna più alta dell’azienda – e l’ambiente circostante è fatto di boschi ricchi di quercifoglie.
L’ escursione termica notte-giorno, il terreno arenario argilloso, la pendenza maggiore rispetto all’Ugolaia – vigna che produce l’iconico vino dell’azienda Lisini – e un’esposizione a Sud-SudOvest, con le colline metallifere che riparano dalle intemperie, sono peculiarità uniche, atte a produrre un Brunello di altissimo livello. Una qualità delle uve molto alta, con una differenza di freschezza spiccata rispetto ad altri Brunello di Montalcino”. 

La prova d’assaggio

La prova d’assaggio

All’assaggio il Poggio Severo 2021 regala una scossa di freschezza agrumata, una lunghezza di bocca accattivante e presente al centro del palato.
Un vino saporito con tratti gustolfattivi balsamici e speziati e un frutto che si trattiene a lungo: la ciliegia, la prugna, l’arancia rossa non si muovono facilmente dalla bocca e i tannini, ben presenti, sono mitigati dalla vivace freschezza.
La 2021 è stata un’annata ottimale, con primavera asciutta e fresca, l’estate calda e piogge a fine agosto.
In cantina i Brunello Lisini si muovono liberi, vedendo solo l’aggiunta di solforosa in minima quantità. Il vino in casa Lisini si fa in vigna, perciò basta procedere alla vinificazione con gli elementi essenziali: controllo della temperatura durante la fermentazione, uve poco pigiate e diraspate che vengono selezionate acino per acino prima di andare in acciaio dove avviene la macerazione per 20-30 giorni.
Per l’affinamento viene utilizzato il cemento, dopo una maturazione di 36 mesi in botte grande di rovere di slavonia di 10 anni. Sono 2666 le bottiglie prodotte per la 2021. L’azienda si è convertita a un sistema di allevamento a Guyot  che ha sostituito il cordone speronato, una scelta che consente una mitigazione climatica, al fine di garantire una stabilità produttiva delle uve.

Oltre ai vini rossi l’Azienda Lisini produce anche Vin Santo e la Grappa di Brunello di Montalcino, un distillato da vinacce di Brunello in stile piemontese, un po’ più ruvida rispetto a quelle venete, ma di indubbia piacevolezza.
Ad oggi l’Azienda Agricola Lisini è condotta da Lorenzo, per la parte amministrativa, Ludovica che cura il settore commerciale e Carlo che è l’amministratore. Dal 2022 sono presenti anche Alessandro, Benedetta e Caterina Lisini.  

“Generazione Sangiovese”. Quando l’unione fa la forza

“Generazione Sangiovese”. Quando l’unione fa la forza

Sono sei i produttori che attualmente compongono Generazione Sangiovese, un movimento  che, dal 2021, opera con tenacia per promuovere l’essenza del vitigno più coltivato in Italia e dove in Toscana trova una delle più fiorenti produzioni, tramandate di generazione in generazione.

Una serata speciale

Una presentazione in grande stile quella di Generazione Sangiovese, una serata aperta anche al pubblico nella splendida cornice dell’Hotel e Resort cinque stelle Villa Tolomei a Firenze.
La cena aveva come protagonista la cucina romana, perfettamente incarnata da Stefano Paciotti, personaggio dalla schietta romanità nonché esperto conoscitore di carni suine e che, dal 1970 con la sua famiglia, è proprietario di una famosa salumeria di Roma.
Una presentazione in grande spolvero, complice la meravigliosa sala dell’Hotel Villa Tolomei che ha rapito gli sguardi sulla grande vetrata godendone il tramonto su Firenze.  

Stefano Paciotti e l’enologo Filippo Mazzorana

Il manifesto di “Generazione Sangiovese”

Ma cerchiamo di capire l’intento e il manifesto di Generazione Sangiovese. Di fatto, anche per la criticità del periodo storico, ha spinto i piccoli produttori a unirsi facendo leva sulla territorialità, la tradizione, la franchezza del prodotto.
Un “movimento” volto a promuovere la cultura del vino toscano, quello dove l’autenticità e l’artigianalità costituiscono il mantra di tutte le aziende che aderiscono a Generazione Sangiovese.
I sei di Generazione Sangiovese puntano a tramandare un messaggio forte e chiaro: il vino delle sei aziende è il frutto di lavoro, memoria, competenza, esperienza e passione.
Podere Scheggiolla a Castelnuovo Berardenga (FI), Mazza Società Agricola di Castellina in Chianti (FI), Amiata…I vini del Vulcano Winery di Montegiovi (GR), Fattoria di Doccia di Rufina (FI), Azienda Agricola Perelli di Bucine (AR), Podere il Castello di Montespertoli (FI); alcune aziende sono seguite, per quanto riguarda le tecniche enologiche, da Enocofi Srls nelle persone di Costanza Cuccuini e Filippo Mazzorana, che, di fatto, sono i fondatori di Generazione Sangiovese.


Oltre il Sangiovese…

Tra i vini della serata, oltre alle produzioni di sangiovese, non sono mancati vini da trebbiano, vermentino, canaiolo, malvasia e il premiato merlot Trame Rosse 2019 di Perelli che ha visto l’oro alla London Spirits Competition.
Medaglia di bronzo anche per lo spumante Metodo Classico Brut Rosé 2022 di Podere il Castello, e per per Le Forme 2022  di Perelli. Medaglie d’argento anche per il Podere il Castello con il Merlot IGT 2021 e per il Chianti DOCG 2022 e per Agricola Mazza con il Per Gino Chianti Classico Riserva 2021 e Chianti Classico Gran Selezione 2020.
Ogni assaggio ha avuto il suo perché, anche grazie agli abbinamenti con i piatti della cucina romanesca: dalle puntarelle con l’acciuga, ai salumi, ai paccheri all’amatriciana all’indimenticabile pecorino di amatrice “Il Magnifico”, formaggio dalla forma ottagonale e maturato in grotte tufacee risalenti al I Secolo a.C. 

I vini di Podere Scheggiolla e di Amiata… I Vini del Vulcano non hanno deluso, come sempre. Ogni etichetta ha reso il sorso ricco e complesso, difficile da dimenticare.  Peccato che Luciano Pagni  (Podere Scheggiolla) e Simone Toninelli (Amiata… I Vini del Vulcano) non fossero presenti. Confidiamo nella prossima volta. “Ad maiora!” Generazione Sangiovese.

 

La bistecca alla fiorentina avrà una masterclass tutta sua

La bistecca alla fiorentina avrà una masterclass tutta sua

di Barbara Tedde – Quante volte ci siamo cimentati nell’arte culinaria in piatti dalle lunghe e complicate preparazioni?
Ma siamo davvero sicuri, alla fine, di saper preparare una semplice pasta aglio olio e peperoncino a dovere? Oppure di cucinare una bistecca come Dio comanda?
Certo è che, per molti, mettersi ai
fornelli rappresenta una forma antistress, un momento ludico dopo una giornata intensa ma talvolta sottovalutiamo elementi basici della cucina, quelli semplici che appartengono alla tradizione di casa. Per avere qualche dritta in più, ecco che la Scuola di Alta Cucina Cordon Bleu di Firenze
propone una master class a cadenza mensile sull’argomento bistecca, oltre a nuovi corsi che puntano sulla preparazione di piatti semplici della tradizione italiana che, talvolta, non è così scontata come si pensa.

Tutto pronto per la masterclass della bistecca

Cosa propone la scuola di alta cucina Cordon Blue

Una scuola storica quella del Cordon Bleu a Firenze, fondata nel 1985 da Cristina Blasi e Gabriella Mori, le quali, dopo aver avuto le mani in pasta per anni – sfoglie, pane, pasta di ogni tipo – hanno dato il via ad un nuovo corso sulla bistecca alla fiorentina.
La Scuola di Alta Cucina Cordon Bleu di
Firenze si trova a Palazzo Panciatichi Ximenes, palazzo fiorentino del ‘500 in via Giusti a Firenze, ed è proprio qui, tra le mura del palazzo, che si respira la storia di Firenze.
Il corso si terrà a cadenza
mensile, previsto sia in italiano che in inglese, al fine di imparare a cuocere una perfetta bistecca alla fiorentina.
“The ultimate steak Masterclass” ha lo scopo di far riscoprire la tradizione della bistecca e la sua storia. Alessandro Soderi che con la sua famiglia gestisce la Macelleria Soderi, (una delle più antiche e conosciute del Mercato di San Lorenzo) spiega come cucinare una vera bistecca alla fiorentina, a partire dal tipo di razza da usare: “Normalmente si preferisce un taglio di carne proveniente da alcune razze come la Scottona nostrale o la Chianina anche se ormai si utilizzano anche altre, allevate in Italia ma di provenienza estera”.
Come, ad esempio, la Rubia Gallega
spagnola oppure l’Angus scozzese. “Tutti pensano che la Scottona sia una razza ma non è proprio così – prosegue – In realtà si tratta di una femmina macellata entro 24 mesi che non ha conosciuto il toro, quindi non ha fatto né monta, né ha partorito. Più che di una specie possiamo parlare di caratteristiche dell’animale che fanno la differenza. La Chianina, invece, è una razza che normalmente si utilizza, una carne proveniente da una femmina con 25/30 giorni di frollatura. È fondamentale che la frollatura sia corretta, affinché la carne sia morbida”.

Tutto pronto per la masterclass di bistecca

La storia della bistecca alla fiorentina

La leggenda racconta che il nome bistecca venne dato a Firenze nel 1565 durante i tradizionali festeggiamenti del 10 agosto in onore di San Lorenzo. In quella occasione i Medici usavano offrire al popolo fiorentino quarti di bue girato allo spiedo in piazza San Lorenzo.
Quell’anno
parteciparono alla festa alcuni nobili inglesi che si trovavano a Firenze per affari. Dopo averla assaggiata, per averne ancora, cominciarono a gridare entusiasti “beef steak! beef steak!” (ovvero costata di manzo). I fiorentini avrebbero subito italianizzato quella parola in “bi-stecca”.
Questa origine è confermata anche dal famoso gastronomo Pellegrino Artusi che nel suo libro di cucina, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, nel 1891 scrisse che “da beaf-steak, parola inglese che vale costola di bue, è derivato il nome della nostra bistecca, la quale non è altro che una braciuola col suo osso, grossa un dito o un dito e mezzo, tagliata dalla lombata di vitella”.


Come si cucina la bistecca?

La bistecca prima di tutto va tolta dal frigorifero almeno 3 ore prima della cottura – temperature esterne piacendo -, altrimenti lo choc termico fa contrarre il muscolo e la carne diventa dura da masticare.
“Per me la carne va cotta così com’è – continua Alessandro Soderi – anche se alcuni
preferiscono ottenere la cosiddetta reazione di Maillard, cioè la caramellizzazione delle proteine che avviene nel momento in cui la carne tocca la griglia incandescente. In questo modo i grassi e le proteine si cristallizzano creando una crosta che protegge la parte interna, che cuoce così più lentamente. Io preferisco assaggiarla così com’è per poi decidere che condimento aggiungere”.


Quanto tempo deve cuocere la bistecca alla fiorentina?

Sui tempi di cottura Alessandro Soderi non ha dubbi: “A occhio, secondo la tradizione. La carne deve essere fra il rosso e il rosato. Noi la ordiniamo al sangue, in realtà si tratta di una cottura tra medio e al sangue, altrimenti lo sbalzo di temperatura fra il caldo dell’esterno e il freddo della parte interna potrebbe dare fastidio durante la digestione”.
Dopo la cottura si sala quanto basta anche se
c’è chi ama aggiungere anche olio, pepe, aglio. maionese ecc. a seconda del gusto.
Tutti i gusti son gusti, le regole base esistono eccome, ma, come in tutte le cose e soprattutto in cucina, il libero arbitrio regna, sia per la cottura che per i condimenti.
Ma se davvero vogliamo rispettare la tradizione e non cadere in fuorvianti americanismi, meglio attenersi alle regole di base suggerite da Alessandro: accortezze essenziali per un ottimo risultato e, soprattutto, non abusare con i condimenti.

La nostra Barbara Tedde impegnata nella masterclass qui con Paolo Soderi

Le novità della scuola di arte culinaria ?

La stagione della Scuola è iniziata da poco e in programma ci sono diversi corsi di nuova concezione, a partire proprio da quello sulla bistecca. Come Pasta Studio Labs grazie al quale partecipanti possono conoscere le tecniche, le tradizioni e i numerosi formati della pasta italiana.
“Abbiamo voluto andare oltre l’insegnamento della preparazione della pasta all’uovo. – continua Cristina Blasi – I nostri studenti impareranno a fare vari tipi di pasta facendo un giro gastronomico del nostro Paese”.
Il programma prevede la realizzazione di pasta all’uovo e senza, con l’uso di
grano duro e tenero, con o senza ripieno. E poi paste speciali, non lavorate e trafilate oltre alla preparazione di vari tipi di gnocchi.
“Abbiamo poi introdotto delle novità – le fa eco Gabriella Mari – perché sono previste delle lezioni ‘autogestite’ in cui gli allievi si esercitano su impasti e formati imparati in precedenza. È stato aggiunto anche l’‘angolo del fotografo’, momento in cui i partecipanti imparano ad impiattare i loro piatti e a predisporre il giusto sfondo per ottenere delle belle immagini da pubblicare anche sui social”.
Un altro corso in partenza è ABC, Ah Bisogna Cucinare!?, un percorso in quattro lezioni dedicato a coloro che devono cucinare per forza ma che hanno poca passione per la cucina.
“Dopo tanti anni
di corso base di cucina generale ci siamo accorte che alcuni allievi avrebbero avuto bisogno di nozioni più semplici, ingredienti più facili, magari senza comprare strumenti nuovi, e apprendere poche ricette. – spiegano Cristina Blasi e Gabriella Mari – Questo è un corso adatto a tutti, anche ai ragazzi e ai giovani, e ad un costo accessibile”.
Da non perdere, infine TortellinoLabs grazie al quale gli studenti imparano a preparare i tortellini dall’impasto alla chiusura.
“Più ne fai più ne porti a casa – concludono sorridendo le due Signore
del Cordon Bleu – e a Natale i partecipanti potranno farli apprezzare inserendoli nel loro menu delle feste”.
Per informazioni sui costi: www.cordonbleu-it.com
Scuola di Arte Culinaria Cordon Bleu
Via Giusti, 7 – 50121 Firenze Telefono: +39 055 2345468 Email: info@cordonbleu-it.com