Lug 25, 2023 | Territori
L’Italia come sappiamo è un concentrato di bellezza. Per chi cerca una vacanza alternativa a sdraio e ombrellone o scarponi e passeggiate e al mare e alla montagna preferisce la scoperta di angoli d’Italia ecco la classifica delle 30 piccole località più amata per l’estate 2023.
Sarebbe ingrato però dire che in questa classifica dei piccoli paesi non svolga un ruolo fondamentale la presenza di mare cristallino e montagne mozzafiato, anzi.
Come scorrerete la classifica, anche nella sua parte apicale vi renderete conto che al di là delle bellezze storico architettoniche tanto può il fascino della natura,
Come sempre vogliamo proporvi classifiche in cui non cerchiamo di darvi la nostra opinione ma ci basiamo esclusivamente sulle ricerche della rete incrociando i dati di google con i maggiori click su instagram e tik tok.

Positano, foto Jordi Vich Navarro
Sul podio tre grandi classici
La pria “small cities” italiana del 2023 è Positano straordinaria perla campana che si lascia alle spalle la siciliana San Vito Lo Capo al secondo posto e la ligure Portofino al terzo.
Positano è una magia incastonata nel golfo della costiera amalfitana famosa e celebrata nel mondo che non conosce decllino per le sue case colorate a picco sul mare,,, per la sua spiaggia di ciottoli, per la chiesa di Santa Maria Assunta, i pittoreschi borghi e l’ottima cucina locale.
Alle sue spalle sorprende per certi versi il piazzamento di San Vito Lo Capo e non perché la splendida località balneare siciliana non meriti ma perché è davvero difficile capire come il mare cristallino e incontaminato di quest’angolo di Sicilia abbia potuto strappare il secondo gradino del polo al fascino anch’esso immortale di Portofino che si deve accontentare del terzo posto.

Andalo
La Lombardia piazza 4 località nei primi 30
Analizzando la classifica nella top 10 si spartiscono il primato di due località ciascuno il Piemonte e la Campania quasi i una sfida ideale fra il mare della Campania (Positano 1 posto, e Amalfi 5 posto) e le colline e montagne del Piemonte con Stresa 9 posto e Gavi 10 posto.
Piemonte che piazza anche Momo al 14 gradino del podio.
Le località di mare battono sul filo di lana quelle di montagna, ma colpisce, forse perché siamo in piena estate la debacle delle località note per le bellezze artistiche (Sperlonga del Lazio al 2 posto, Pienza in Toscana al 15 posto, Pitigliano sempre il Toscana al 22 posto e Norcia in Umbria al 30 posto.
Da segnalare che la regione che piazza più località nella top 30, a sorpresa è la Lombardia che vince con le sue montagne e i suoi laghi. (Bormio al 6 posto, Limone sul Garda al 17 posto, Ponte di Legno al 23 posto e San Pellegrino Terme al 28 posto.

Limone sul Garda, foto credit Hag
La graduatoria
1 – Positano, Campania
2 – Sa Vito Lo Capo, Sicilia
3 – Portofino, Liguria
4 – Maratea, Basilicata
5 – Amalfi, Campania
6 – Bormio, Lombardia
7 – Courmayer, Valle d’Aosta
8 – Roccaraso, Abruzzo
9 – Stresa, Piemonte
10 – Gavi, Piemonte
11 – Ponza, Lazio
12 – Sperlonga – Lazio
13 – Carlino, Friuli Venezia Giulia
14 – Momo, Piemonte
15 – Pienza, Toscana
16 – Canazei, Trentino Alto Adige
17 – Limone sul Garda, Lombardia
18 – Castel del Monte, Abruzzo
19 – Peschici, Puglia
20 – Sirolo, Marche
21 – Numana, Marche
22 – Pitigliano, Toscana
23 – Ponte di Legno, Lombardia
24 – Castel Sant’Angelo, Lazio
25 – Andalo, Trentino Alto Adige
26 – San Teodoro, Sardegna
27 – Gradara, Marche
28 – San Pellegrino Terme, Lombardia
29 – Scilla, Calabriia
30 – Norcia, Umbria
Lug 24, 2023 | Territori
Tante sono le possibilità di viaggio in Piemonte, regione bella e variegata che offre varie chiavi di lettura anche per una conoscenza non scontata.
In quest’ottica abbiamo scelto oggi di portarvi nel Canavese, una terra prossima a Torino che vive di una sua identità storica, culturale, geografica, artigianale e enogastronomica.
Sulla strada che conduce in Valle d’Aosta il Canavese si apre, vicino alla via Francigena e sotto il massiccio del Gran Paradiso (Valle del Malone, Val di Locana, Val di Soana e Val Chiusella) ed ha la sua “capitale” a Ivrea.
Una terra che fino a qualche decennio fa era il cuore pulsante della grande industria italiana fra Ivrea appunto e l’Olivetti e Chivasso con l’Alfa Romeo e che poi, quando tutto è cambiato si è scoperta bellissima e desiderosa di aprirsi a un turismo di qualità.

Il progetto Tre Terre Canavesane
In quest’ottica nasce il progetto Tre Terre Canavesane che si fonda su un protocollo d’intesa tra i comuni di Agliè, Castellamonte e San Giorgio Canavese, al fine di attuare un programma di sviluppo nel quale i Comuni si impegnano a coordinare le attività di organizzazione di eventi, di promozione turistica, di marketing territoriale e turistico.
L’accordo tra i tre comuni si è sviluppato sin dal 2015, in occasione dell’Expo internazionale di Milano, e successivamente si è sviluppato e migliorato. Uniti per presentarsi al resto del mondo con le proprie eccellenze turistiche, culturali ed enogastronomiche.
Il festival della Reciprocità
Il “modello” di questa promozione una e trina si rappresenta alla perfezione nel “Festival della Reciprocità” nato nel 2022 e che con tre eventi che si svolgono lungo un calendario che copre tutta l’estate e tocca i tre comuni dona spolvero alle tipicità canavesane.
A fine primavera l’inizio è stato con il Mercato della Terra e della Biodiversità a San Giorgio Canavese, si è proseguito le scorse settimane con Calici ad Agliè e si terminerà a fine estate con la Mostra Internazionale della Ceramica di Castellamonte.

I tre paesi: Agliè
Sorge alle falde delle colline di Macugnano, con un primo nucleo urbano di origine romana. Compare nei documenti per la prima volta nel 1141 ma lega decisamente il suo destino ai Savoia.
Il personaggio centrale della storia del paese fu il Conte Filippo San Martino di Agliè, colto letterato, coreografo e politico insigne che intrapresa la carriera delle armi, nel 1630 divenne luogotenente della Compagnia delle Corazze di Vittorio Amedeo I che quando morì nel 1637 aveva suo figlio Carlo Emanuele II troppo giovane per la successione. La madre Cristina di Francia assunse così la reggenza ma la corte si divise in due frazioni: madamisti e principisti.
Il Conte Filippo fu madamista e divenne ministro, consigliere personale e favorito di Cristina e riuscì a far mantenere il trono a Carlo Emanuele II. Per questo s’inimicò parecchie persone tra cui Richelieu che lo fece arrestare. Tornò libero solo alla morte del cardinale ma abbandonò la politica ritirandosi a vita privata nel Castello di Agliè, dedicandosi al suo restauro e ampliamento trasformandolo da residenza fortificata in dimora patrizia. Il castello venne ulteriormente ampliato dopo l’acquisto del feudo di Agliè da parte di Carlo Emanuele III che lo diede in appannaggio al suo secondogenito Benedetto Maria Maurizio, duca del Chiablese che incaricò dei lavori l’architetto di corte Ignazio Birago di Borgaro.
Il Castello reso celebre per essere stato il set della fiction Elisa di Rivombrosa è oggi monumento nazionale gestito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e patrimonio Unesco dell’umanità insieme al circuito delle Residenze Sabaude.
Ad Agliè, per concludere con un curiosità, un tempo era una fiorente industria tessile che con la crisi del settore passò all’Olivetti che qui impiantò la linea di produzione della mitica macchina per scrivere Lettera 22.

I tre paesi: Castellamonte
Castellamonte è internazionalmente nota per la produzione di ceramiche artigianali e artistiche; le sue stufe sono celebri in tutto il mondo.
Buona parte del suo territorio si adagia sulle colline e dalla cima del colle dove sorge il Castello dei Conti San Martino si gode di una splendida vista che abbraccia i monti delle valli Orco e Soana, i colli e la pianura.
Dell’antico borgo medioevale dove sorge il Castello dei presunti discendenti del famoso Re Arduino oggi restano originali solo alcuni tratti delle mura e la porta di accesso al cortile.
Risale al 1842 l’avvio dei lavori della costruzione della Parrocchiale affidati all’architetto Alessandro Antonelli, lo stesso della Mole di Torino. La grandiosa struttura doveva coprire un’area di poco inferiore a quella della basilica di San Pietro a Roma, ma in corso d’opera i soldi terminarono e l’ambiziosa grandeur rimase incompiuta.
Oggi rimangono visibili solamente le mura esterne che per la loro forma circolare sono conosciute con il nome di Rotonda Antonelliana. La Parrocchiale fu realizzata nella piazza principale e della chiesa si erge solitario il campanile romanico del XII secolo che nel 1762 è stato sopraelevato in stile barocco per realizzare una cella campanaria.
Nel centro di Castellamonte, risalente al XVI sec. è il palazzo dei Conti Botton che oggi ospita la “Raccolta Civica di Terra Rossa”, un vero e proprio museo della ceramica.

I tre paesi: San Giorgio Canavese
San Giorgio si adagia sulle pendici della fascia collinare che chiude a sud l’anfiteatro morenico di Ivrea. La nascita del borgo è connessa con le vicende della curtis regia alto–medioevale che viene menzionata nelle antiche carte subalpine sin dal IX secolo e oggi localizzata nella frazione di Cortereggio.
Dopo alterne vicende il castello di San Giorgio svolse un’importante azione difensiva anche più tardi nei secoli alla corte dei conti di Biandrate prima di passare nel 1631, sotto il dominio della casa sabauda. L’Ottocento è il vero secolo dei lumi per San Giorgio che viene soprannominata “l’Atene del Canavese” per i molti personaggi di ingegno e cultura che hanno contribuito nei secoli a dare lustro a questo piccolo, ma importante centro.

Stufe e trofeje
A Castellmonte tutto parla di ceramica. Lo si vede fin dall’ingresso del paese con la grande rotonda che ha al suo centro la pignatta, uno dei simboli della produzione di stoviglierie in terra rossa oggi diventato icona, panciuta e armonica, del comune stesso.
Lo si capisce dalle numerose opere che ne puntellano il territorio, dall’arco di Pomodoro alla Stufa di Nespolo, dai numerosi bassorilievi esposti all’esterno delle abitazioni alle installazioni che ne abbelliscono le piazze e dall’evento più importante dell’anno, la Mostra della Ceramica che ha festeggiato (nonostante la pandemia) a 60esima edizione.
Ma Ceramica a Castellamonte vuol dire soprattutto stufa.
Sono rimaste solo tre aziende che ancora producono le storiche e sempre bellissime stufe in ceramica, alimentate a legna, in pellet o anche a corrente elettrica.
Dalle forme antiche o dal design moderno rappresentano, non solo un sistema di riscaldamento efficacissimo e naturale, ma anche e soprattutto un oggetto d’arredo senza tempo.
Lungo le vie del paese è possibile anche visitare le botteghe artigiane dei ceramisti locali dove è possibile acquistare pezzi di grande fattura e dal sicuro fascino.

Erbaluce, Carema e torcetti
Le Tre Terre Canavesane sono una e trine anche per quello che riguarda le grandi eccellenze enogastromomiche.
Nel cuore del Piemonte terra di grandi rossi come sua maestà il Barolo ma anche il Nebbiolo e la Barbera il Canavesano spicca e si differenzia anche nel bicchiere producendo grandi bianchi.
L’Erbaluce di Caluso Docg è un grande vino prodotto da un vitigno autoctono anch’esso uno e trino perché viene vinificato come bianco fermo, spumante metodo classico e passito.
Un vino che negli ultimi anni si è fatto la sua strada e che oggi è sempre più apprezzato per eleganza, raffinatezza dei profumi, sapidità e potenziale d’invecchiamento.
Due righe lo merita anche la leggenda del suo nome che risale alla romantica favola della ninfa Albaluce, bellissima figlia del Sole e dell’Alba, adorata da tutti gli abitanti del luogo che per ingraziarsela offrivano doni e sacrifici di vario tipo. Per rimediare a un lungo periodo di carestia, furono però costretti a prosciugare il lago e a deviare il corso delle acque, provocando danni ingenti a tutte le popolazioni che vi abitavano intorno. Albaluce ne fu così addolorata che pianse per giorni interi, al punto che le sue lacrime penetrarono nel terreno e diedero vita a tralci di vite.

Non solo bianco però nel Canavesano perché questo è anche un territorio che esprime rossi Doc importanti come il Canavese Rosso, il Canavese Barbera, il Canavese Nebbiolo e il raro Carema che si ottiene da uve del Nebbiolo, nelle varietà locali Picutener e Prugnet con coltivazione a pergola.
Una zona di produzione molto piccola sui pendii al confine con la Valle d’Aosta caratterizzata dai terrazzamenti. Un duro lavoro di coltura caratterizzata dai muretti a secco e pilastri di pietra che oltre a catturare e rimandare alla vite i raggi del sole costituiscono un unicum architettonico rurale di grande pregio.
Assaggiare un prezioso Carema, con il suo colore granato, i suoi sentori di violetta e rosa e quel caratteristico retrogusto amaro che però non toglie morbidezza non è solo assaggiare un grande vino, ma è immergersi nella cultura rurale del luogo.

E con questo grandi vini ottimo accompagnamento sono senz’altro i torcetti di Agliè delizie dolci delle Tre Terre Canavesane; una specialità artigianale della pasticceria secca piemontese chiamati cosi per la loro particolare forma attorcigliata.
È stato Francesco Pana ad inventarli all’inizio del Novecento e il loro successo è stato così esteso al punto che nel 1938 questo pasticcere è stato nominato fornitore ufficiale della principessa Isabella Bona di Baviera di Savoia Genova.
Secondo alcune però le origini dei torcetti sono molto più antiche. Nel Settecento, nelle Valli di Lanzo, erano noti come “torchietti”, biscotti di pasta di pane; sono stati poi citati nel libro della Confetturiere Piemontesi del 1790 e, nel 1854, sono comparsi anche nel Trattato di Cucina e Pasticceria Moderna con le tre varianti di Giovanni Vialardi, aiutante cuoco di re Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II.
Da non dimenticare infine il fagiolo bianco presidio Slow Food “piattella di Cortereggio”.

La Piattella Canavesana da Cortereggio allo spazio
Fra le eccellenze gastronomiche locali c’è senza ombra di dubbio anche il fagiolo bianco presidio Slow Food “piattella di Cortereggio” che viene fatto crescere sugli steli del mais ed è l’ingrediente principale della tipica tofeja (zuppa di fagioli e cotiche cotta nella terracotta di Castellmonte).
Grazie alla presenza di un quantitativo di prodotto originario consegnato alla Banca del Germoplasma dell’Università di Torino nel 1981, si è potuta riprendere la produzione di questo raro fagiolo e nel 2010. La prima raccolta destinata nuovamente alla commercializzazione risale all’anno seguente con quantitativi di prodotto che sia aggirano intorno ai 3-4 quintali l’anno.
Oggi i produttori locali si sono riuniti in una cooperativa, la Cooperativa dei Produttori di Piattella Canavesana di Cortereggio e lavorano seguendo un rigido disciplinare di produzione, al fine di dare al consumatore un prodotto tracciato davvero unico. Ancora oggi infatti la Piattella Canavesana di Cortereggio viene raccolta esclusivamente a mano, battuta a mano, vagliata a mano e invasettata a mano.
La Piattella Canavesana per altro è stata recente inserita nell’alimentazione spaziale. Il fagiolo è infatti uno dei quattro legumi che l’astronauta Samantha Cristoforetti ha voluto con se nella Stazione Spaziale Internazionale.

La rara créme de Cassis e l’aperitivo canavesano
Le terre canavesane non finiscono mai di stupirci perchè nelle campagne tra Agliè e Cuceglio, un appassionato produttore ottiene della Crème di Cassis Morenico interessante dalla coltivazione e lavorazione del ribes nero che coltiva a impianto semicircolare nel suo cascinale.
La particolare acidità del terreno morenico dona bacche profumatissime che si raccolgono, come da tradizione germanica, a partire dalla sera di San Giovanni.
Una volta raccolte manualmente vengono poi trasformarle in Crème de Cassis ottima sia per l’uso classico oppure in aggiunta al vino bianco (Kir) o con lo spumante (Kir Royal) perfetta per ottenere un aperitivo molto diffuso in Francia.
Nell’uso canavesano si usa con l’Erbaluce doc e lo spumante Erbaluce docg liscio o con ghiaccio per un ottimo aperitivo alla canavesana. Si accompagna anche al gelato, allo yogurt, alla macedonia ed alla pasticceria secca ma viene anche utilizzato nella cucina alternativa in risotti e carni rosse.

Dove dormire e dove mangiare
Per scoprire il canavesano il consiglio è di fare “base” al bellissimo agriturismo La Desiderata, poco fuori il centro abitato di Agliè e nel bel mezzo della campagna piemontese..
Un bellissimo giardino ben tenuto accoglie in questa bellissima opera di recupero architettonico di quello che era il cascinale di famiglia.
La casa “desiderata” appunto dalla nonna dell’attuale proprietario Ferdinando che con grande simpatia, senso dell’ospitalità e un pizzico di emozione racconta di quando (prima della seconda guerra mondiale) la nonna stanca di vivere come si viveva ai tempi, ovvero tutti sotto lo stesso tetto, chiese al marito di affrancarsi dalla grande famiglia per metter su il loro nido d’amore ne “La Desiderata”.
Soggiornare da Ferdinando e da Carla è quindi immergersi non solo in una realtà vitale dell’ex Piemonte industriale riconvertito all’ospitalità “io ero un contadino ed ero guardato male dai miei amici che avevano tutti i papà che lavoravano all’Olivetti” ricorda Ferdinando mentre ci serve i prodotti caldi e genuini della colazione usciti dalle sapienti mani di Carla.
Qui si lavora la terra e cereali, fagioli, soia, frutta e verdura sono ciò che hanno permesso oggi a “La Desiderata” di esserlo per tutti.

Per pranzo il consiglio è invece di fermarsi nel cuore di Castellmonte allo storico Tre Re che leggenda vuole prenda il nome dei Tre Re dai tempi dell’Imperatore Federico I detto il Barbarossa che, arrivando da Milano con le reliquie dei Re Magi per rientrare ad Aquisgrana, si sarebbe fermato in questa locanda che da allora si chiamò così in memoria di questo evento. Di certo in epoca moderna c’è che dal 1916 i “Tre Re” sono un’istituzione della cucina piemontese, dove tradizione e innovazione si fondono per dar vita ad un’esperienza enogastronomica che da oltre un secolo delizia i palati dei più illustri gourmet del mondo.
Una tappa d’obbligo quindi per conoscere la cucina canavesana più autentica. Oltre cento anni di storia per un locale che ha fatto la storia italiana e non solo. Tante le celebrità del mondo della politica, dell’industria, della finanza, dello spettacolo e dello sport proveienti da ogni parte del mondo che si sono seduti ai tavoli dei Tre Re e che qui hanno chiuso affari e sottoscritto contratti.
Oggi le ricette della tradizione si affiancano a nuovi e inaspettati abbinamenti, mantenendo come comune denominatore la qualità delle materie prime utilizzate.
Da segnalare dal menù alla carta l’antipasto piemontese per eccellenza con battuta di fassone, vitello tonnato e insalata russa; la classica Finanzierà così amata da Cavour fra i secondi e imperdibile lo zabaione alla fiamma servito coi torcetti.
Lug 20, 2023 | Territori
L’estate italiana è nel suo vivo ed ecco che arrivano le prime classifiche di gradimento per quello che riguarda le spiagge.
Sono tantissime le classifiche delle migliori spiagge italiane che potete trovare sulla rete, ma noi per non metterci personalismo abbiamo deciso di affidarci alla classifica delle top 50 spiagge italiane più amate
quest’anno utilizzando i dati di Instagram e TikTok.
Ecco che ne esce una classifica sorprendente che vede sul podio al primo posto la Puglia, al secondo la Liguria e al terzo posto la Sardegna con rispettivamente Porto Selvaggio in prima posizione, Boccadasse in Liguria al secondo posto e Porto Pino in terza.

Porto Selvaggio, Puglia
Al primo posto la Puglia
Una delle spiagge simbolo del Salento, luogo cult degli ultimi anni nel cuore della Puglia, quella di Porto Selvaggio nei pressi di Nardò sembra essere la più amata delle spiagge italiane con oltre 63000 visualizzazioni su Instagram e addirittura oltre 3 milioni di su TikTok, precedendo la spiaggia di
Boccadasse in Liguria che di view ne ha quasi 130 mila su Instagram ma 1,8 milioni
su TikTok, e Porto Pino, frazione del comune di Sant’Anna Arresi, in provincia del
Sud Sardegna in Sardegna.
Completano la top 5 San Pietro in Bevagna, facente parte del comune di Manduria e quindi siamo ancora in Puglia e Mari Pintau, nel Golfo di Cagliari.

Spiaggia di Boccadasse, Liguria
La top 50 è dominata dalla Sardegna
Dominio assoluto nella classifica dei primi 50 della Sardegna ce nella graduatoria è seguita, ben distaccata, Puglia e Liguria.
La Sardegna piazza ben 39 delle sue spiagge nella top 50 di cui ben 7 nelle prime 10 lasciando solo briciole alle altre regioni.
Oltre alle già menzionate Porto Pino e Mari Pintau, anche Porto Giunco, Su Giudeu, Punta Molentis, S’Archittu e Cala Domestica a conclusione della top 10.
Seguono ben distaccate Puglia e Liguria con 3 spiagge ciascuna. Se per la prima si aggiunge alle due spiagge già menzionate anche la Spiaggia del Frascone di Porto Cesareo, per la Liguria,
oltre alla menzionata Boccadasse, anche Bonassola e Varigotti.
Una spiaggia in meno per la Toscana, rappresentata da due spiagge dell’Isola d’Elba: si tratta
Spiaggia della Padulella a Portoferraio, e dalla Spiaggia di Cavoli a Campo nell’Elba.
Una spiaggia ciascuna per Marche, Calabria e Abruzzo.

Spiaggia di Porto Pino, Sardegna
Come si è formata la graduatoria
La classifica è stata elaborata dal team di esperti di un portale di prenotazioni on line a partire dalla lista completa delle spiagge, marine, baie e cale in Italia, riportate nel database di Google Maps.
La lista iniziale è stata filtrata per includere soltanto le spiagge con i punteggi più alti e con un numero minimo di recensioni superiore a 500.
Successivamente, sono estratti i dati dai conteggi dei post su Instagram, così come dalle visualizzazioni su TikTok, utilizzando il nome della spiaggia come hashtag.
I dati sono stati raccolti ed elaborati nel mese dilLuglio 2023.

Spiazza Mezzavalle, Marche
La classifica delle top 50 spiagge italiane del 2023
1 -Spiaggia di Porto Selvaggio – Puglia
2 – Spiaggia di Boccadasse – Liguria
3 – Spiaggia di Porto Pino – Sardegna
4 – Spiaggia di San Pietro in Bevagna – Puglia
5 – Spiaggia di Mari Pintanu – Sardegna
6 – Spiaggia di Porto Giunco – Sardegna
7 – Spiaggia Su Giudeu – Sardegna
8 – Spiaggia di Punta Molentis – Sardegna
9 – Spiaggia di S’Archittu – Sardegna
10 – Spiaggia di Cala Domestica – Sardegna
11 – Spiaggia di Cala Pira – Sardegna
12 . Spiaggia di Lu Impostu – Sardegna
13 – Spiaggia di Cala Sinzias – Sardegna
14 – Spiaggia Rena Bianca – Sardegna
15 – Spiaggia di Cala Cipolla – Sardegna
16 – Spiaggia di Mari Ermi – Sardegna
17 – Spiaggia di San Giovanni di Sinis – Sardegna
18 – Spiaggia di Costa Rei – Sardegna
19 – Spiazza Mezzavalle – Marche
20 – Spiaggia di Su Sirboni – Sardegna

Spiaggia Paduella, Isola d’Elba, Toscana
21 – Spiaggia di Torre dei Corsari – Sardegna
22 – Spiaggia di Cala Fuili – Sardegna
23 – Spiaggia di Scivu – Sardegna
24 – Spiaggia della Paduella – Toscana
25 – Spiaggia di Portixeddu – Sardegna
26 – Spiaggia di Is Arutas – Sardegna
27 – Spiaggia di Cea – Sardegna
28 – Spiaggia Sa Mesa Longa – Sardegna
29 – Spiaggia di Piscina Rei – Sardegna
30 – Spiaggia di Cala Spinosa – Sardegna
31 – Spiaggia di Piscinas – Sardegna
32 – Spiaggia della Torre Vignola Mare – Sardegna
33 – Spiaggia di Lido di Orri – Sardegna
34 – Spiaggia di Cartoe – Sardegna
35 – Spiaggia di Sa Colonia – Sardegna
36 – Spiaggia di Cavoli – Toscana
37 – Spiaggia S’Archeddu’e Sa Canna – Sardegna
38 – Spiaggia di s’Arena Scoarda – Sardegna
39 – Spiaggia di Masua – Sardegna
40 – Spiaggia il Golfetto – Sardegna
41 – Spiaggia di Bonassola – Liguria
42 – Spiaggia delle Dune – Sardegna
43 – Spiaggia di Cala li Cossi – Sardegna
44 – Spiaggia di Cala Monte Turno
45 – Spiaggia del Frascone – Puglia
46 – Spiaggia della Rotonda – Calabria
47 – Spiaggia di San Nicolò – Sardegna
48 – Spiaggia di Calata Turchino – Abruzzo
49 – Spiaggia di Campana Pontile – Sardegna
50 – Spiaggia di Varigotti – Liguria
Lug 19, 2023 | Territori
Dopo lo spettacolare evento di Monteriggioni di due settimana fa (articolo qui) torna per gli appassionati del genere l”Assedio al Castello” di Gradara dal 22 al 23 luglio.
La manifestazione rievoca l’assedio messo in atto nel 1446 contro il castello malatestiano di Gradara dagli eserciti degli Sforza e dei Montefeltro

Indietro nei secoli
Siamo nel cuore delle Marche e il tuffo nel Medioevo è garantito dalla spettacolare scena di un esercito di 200 rievocatori in abito storico Il borgo si tuffa nel passato per un’esperienza immersiva e storicamente accurata.
Un tuffo nel passato per perdersi tra dentro e fuori le mura del borgo fortificato di Gradara, tra scene di vita medioevale ricreate con rigore e accuratezza storica tra balli di corte, accampamenti di armigeri e un esercito di oltre 200 rievocatori in abito storico.
E poi la meraviglia dell’eccezionale spettacolo piromusicale, il più grande al mondo realizzato sulle mura di un castello, che nella notte di sabato infiammerà il cielo sopra la riviera marchigiano-romagnola.
Tutti questi sono gli ingredienti della decima edizione di “Assedio al Castello”, uno degli eventi più attesi dell’estate di Gradara, che dopo una pausa forzata dovuta alla pandemia torna finalmente sabato 22 e domenica 23 luglio per catapultare il borgo in provincia di Pesaro-Urbino in una dimensione epica, tra sprazzi di vita quotidiana del Quattrocento, compagnie di armigeri, cavalieri in armatura, vivandiere, nobildonne, messeri delle associazioni e gruppi di rievocazione storica, con venti realtà provenienti da Marche, Emilia Romagna, Veneto, Friuli, Campania e Repubblica di San Marino.

L’epico assedio del 1446
La manifestazione, com’è noto, rievoca l’assedio messo in atto nel 1446 dai potenti eserciti degli Sforza e dei Montefeltro contro Gradara, all’epoca uno dei più importanti castelli malatestiani.
Una dimostrazione di coraggio e di eroismo senza pari rimasta indelebile nella memoria dei gradaresi che le rendono omaggio con una delle rievocazioni storiche più belle e ammirate d’Italia.
L’attenzione storiogragrafica dimostrata dalla manifestazione è valsa anche il riconoscimento di finanziamenti dell’Unione europea del fondo Next Generation EU
Il punto di forza della manifestazione, come sempre, è la grande accuratezza filologica nella ricostruzione degli allestimenti e delle rappresentazioni che fanno toccare con mano al visitatore le emozioni della feroce battaglia divampata per ben 43 giorni sotto le fortificazioni gradaresi.
Gradara, conosciuta già come la capitale del Medioevo, un luogo dove a tutti gli effetti le lancette dell’orologio sembrano essersi fermate, diventa così una vera e propria ‘porta del tempo’, grazie al prezioso e accuratissimo lavoro delle associazioni culturali e dei gruppi di rievocazione storica, tra i quali spiccano quelli del territorio gradarese: “Corpo di Guardia di Gradara”, “Corte Malatestiana e Mangiafuoco di Gradara”, “Arcieri della Spiga”, l’Aps “La FabulaSaltica Danze Storiche”, “WKO –ADA” il e il Coro “San Giuseppe” di Gradara.

Il programma
“Assedio al Castello” prenderà il via nella giornata di sabato 22 luglio nell’area all’aperto in via Fontanina fuori le mura (ingresso a pagamento.
Biglietti in prevendita online su Liveticket o alle casse fuori i cancelli dalle 18.30) intorno dalle 21 sì darà finalmente inizio alla tanto attesa rievocazione dell’assedio con accampamenti, cavalli, oltre duecento figuranti, epiche battaglie, cine-spettacolo con colonna sonora di brani del XV secolo eseguiti dal vivo da un’orchestra di cinquanta elementi e il più grande spettacolo piromusicale al mondo realizzato sulle mura di un castello medioevale.
L’allestimento – che porta la firma di Fonti Pirotecnica – prevede 10.800 effetti esplosivi, 10 km di cavi, 18 centraline multicanale, 15 artificieri e oltre 80 ore di lavoro preparatorio in computer grafica. La serata proseguirà in musica con ASSEDIO FEST – concerto wild party che vedrà esibirsi sul palco direttamente dall’Australia le music band Satanic Togas e GeeTee; a seguire il dj set aftershow di Gerbo – Gale – Cobra

Domenica 23 luglio la manifestazione inizierà alle 18 all’interno delle mura del borgo con scene di vita quotidiana del Quattrocento, animazioni, cortei, spettacoli. Alla Rocca alle 19.30 si terrà la presentazione del libro “Roberto Sanseverino. Condottiero del Rinascimento italiano tra arte militare e politica” di Eugenio Larosa. La serata nel Cortile d’Onore della fortezza malatestiana proseguirà alle 21.00 con la lettura recitata del canto V dell’Inferno “Amor, che a nullo amato amar perdona” e la presentazione del libro “A superar lo Inferno” di Simone Terreni. Sul palco insieme all’autore si alterneranno Riccardo Starnotti – esperto di Dante e fondatore di Dantflix – e l’attrice Fiorenza Zanoni. Il reading poetico sarà accompagnato dalle voci di Lucia Viviani (soprano) e Luca Marcheselli (basso). Alle 21 il suono degli antichi strumenti risuonerà nelle vie del paese con un appuntamento della rassegna “Musicae Amoeni Loci – Festival di Musica Antica”, concerto a Piazzale Rubini Vesin, per la direzione musicale di Willem Peerik. Un momento ricco di fascino e suggestione, per immergersi nell’armonia delle più significative tradizioni artistiche e musicali del mondo antico, filologicamente legato al territorio di Pesaro e Urbino. In scena Alta Cappella Nova Alta, ensemble di flauti Les Voix De Bois, l’ensemble vocale La Flora, coro Jubilate di Candelara, il coro San Giuseppe di Gradara.
Tutte le iniziative della domenica sono a ingresso gratuito
Per informazioni e programma www.assedioalacastellogradara.it
Lug 15, 2023 | Territori
Il Puanina tour è l’immersione totale in uno spazio fortemente identitario, di storie e tradizioni che parlano di multicultura. Una montagna poco nota dove il vivere lento non è soltanto un bello slogan pubblicitario.
Un viaggio per chi vuole scoprire l’autenticità della montagna italiana. Una montagna fatta di storie e culture diverse che affondano le origini nel Medioevo è consigliabile visitare la Valcanale.
Siamo in Friuli Venezia Giulia, all’estremo nord est del confine nazionale, a due passi da Austria e Slvoenia.
A pochi chilometri c’è Tarvisio, graziosa cittadina di confine crocevia (una volta blindato) fra est e ovest. Famosa per la sua foresta millenaria (LEGGI) , le sue tante piste da sci, la sua scuola di sleddog, il santuario del Monte Lussari (LEGGI), il vicino altopiano del Montasio (LEGGI) e il suo celebre mercato.

Ugovizza e l’anello nel bosco
Ugovizza (Ukve in sloveno, Uggowitz in tedesco e Ugovize in friulano) è una piccola cittadina di montagna da cui si parte alla scoperta delle Puanine delle Alpi Giulie.
Dal suo delizio centro storico, minuscolo ma curatissimo fra ponticelli in legno e tanti fiori alle finestre delle casette basse coi tetti spioventi, parte, ben segnalato il percorso trekking recentemente istituito chiamato “Puanine Tour”.

Cosa sono le puanine
Cosa sono le Puanine vi domanderete? L’equivalente locale delle malghe. Siamo del resto, come avete intuito dal nome stesso della cittadina che si declina in quattro lingue diverse in una zona unica d’Italia per una particolarità.
Qui convivono pacificamente, unico esempio in Europa, popolazioni di ceppi diversi: neolatino, slavo e germanico e ognuna di esse mantiene oltre alle sue caratteristiche e le sue tradizioni le sue lingue. La situazione linguistica di Ugovizza è rarissima ed è l’espressione alla massima potenza del plurilinguismo.

La dove si parlano 7 lingue
Qui oltre a parlarsi le tre lingue dei tre ceppi (italiano, tedesco e slavo) si parla comunemente anche la lingua friulana, un dialetto sloveno, uno tedesco carinziano, e dialetti italiani di altre regioni.
In poche parole ogni abitante di Ugovizza parla correttamente da un minimo di due lingue (esempio italiano e un idioma locale) a un massimo di sette (dialetto sloveno, dialetto tedesco, friulano, italiano, dialetti italiani di altre regioni, sloveno standard, tedesco standard) e anche nelle scuole materne ed elementari si insegna: italiano, tedesco e sloveno.
Il Puanina Tour è un percorso ad anello che esalta questi caratteri unici di antiche tradizioni, vita contadina e rapporti secolari con la foresta.
Il sentiero tematico conduce sull’Alpe di Ugovizza passando per foreste verdissime e pascoli dove il bestiame è allevato nel rispetto della natura e del passato.
Lungo tutto il percorso la cartellonista ben segnalata vi condurrà alla scoperta di rifugi e agriturismo sparsi sull’Alpe.
Non solo un trekking di montagna ma un percorso che conduce alla scoperta di un angolo magico d’Italia dove si vive nella natura, si pascola cantando stornelli in lingue diverse, si scopre gusti di piatti antichi e dimenticati.

Tutto a base d’erbe
Da provare le torte salate con le erbe delle radure e del bosco; il formaggio latteria declinato nelle varie stagionature e le torte, sempre freschissime, con i frutti del bosco e del sottobosco.

Dormire sull’albero
Per chi vuole ancora di più e ama le emozioni il consiglio è, in località Malga Priù, di trascorrere almeno una notte in una casetta a forma di pigna che si trova nel bosco a dieci metri di altezza. Un’opera unica nel genere dal nome evocativo di Tree Houses creata dall’architetto Claudio Beltrame che è esempio autentico di turismo sostenibile e valorizzazione del territorio. Due casette realizzate tutte in legno locale per valorizzare la selvicoltura naturalistica ed accendere i riflettori su una corretta tutela del bosco.
La Val Canale e l’Alpe di Ugovizza possono anche essere mete per chi ama la storia che, a queste latitudini si è sempre fatta sentire molto viva.
Il suo essere passaggio naturale fra le Alpi l’ha resa spesso zona di incontro e scontro e strategicamente fondamentale sulla via dell’Europa. Qui la storia segreta, scavata e nascosta nelle viscere della terra è stata viva fino al 1992 quando, dopo la caduta del muro di Berlino si è chiuso per sempre le porte di quelle opere bunker (disseminate per chilometri in tutta questa zona di confine fra tre paesi) usate durante la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda.

Il forte Besiner. Foto: Anita Pinagli
Alla scoperta della storia segreta del Novecento
Il Forte Beisiner che si trova nelle viscere di Ugovizza, situato sul semisconosciuto Vallo Alpino (costruito dal fascismo nel 1938 e che corre nelle viscere della terra da Ventimiglia a Fiume) è una grande caserma bunker sotterranea che sta, grazie all’opera di un gruppo di appassionati tornando alla luce e alla possibilità di visita.
Più noto come Opera 4 di Ugovizza si dispiega attraverso 1000 metri di corridoi nel ventre di roccia del Monte Palla (Monte Kugel), ai margini della piana di Valbruna.
Costruito dopo l’annessione dell’Austria alla Germania di Hitler (1938), faceva parte del complesso di fortificazioni che doveva rendere sicure le frontiere italiane.
Dopo il 1949 fu impiegato in funzione antisovietica. Fu manutenuto fino al 1990 e dismesso due anni dopo.
Per maggiori informazioni:
Ufficio IAT di Malborghetto
Via Bamberga 52,
33010 Malborghetto-Valbruna (UD)
Tel. +39 0428 64970
info@visitvalcanale.it
Lug 14, 2023 | Territori
La vacanza in bicicletta conquista sempre più anche gli italiani. Fino a pochi anni fa queste pise erano frequentate da turisti esteri, ma da alcuni anni anche da noi singoli, coppie e famiglie intere amano vivere una vacanza diversa e sportiva viaggiando in sella alla bicicletta e scoprire l’Italia meno nota a ritmo lento che s’incontra solo viaggiando sulle ciclovie.

Ciclovia della Valsugana
Questa ciclabile si snoda tra Trentino e Veneto. Partendo da Pergine Valsugana, il percorso segue il fiume Brenta, attraversando paesaggi montani, laghi e affascinanti borghi medievali come Bassano del Grappa.
La valle del fiume Brenta, che nasce proprio dai laghi di Levico e Caldonazzo per poi sfociare dopo 175 km nella laguna di Venezia, è sempre stata un’importante via di comunicazione dalle montagne verso il mare Adriatico.
Oggi è un vero e proprio paradiso per tutti gli appassionati delle due ruote a pedali: 80 km lungo i quali si intrecciano cultura, storia e paesaggi naturali davvero unici a cavallo tra due regioni legate da un sentiero d’acqua che è diventato un sentiero della cultura al pari dei grandi sentieri europei.
Il fiume Brenta e il suo corso rappresentano un itinerario unico caratterizzato da aspetti storico-culturali, nonché artistici e naturali di estremo interesse, attraverso territori ricchi di attrattive.
Tutto il percorso è facile, prevalentemente pianeggiante, adatto a tutti.
Doveeroso sottolineare che la Ciclabile della Valsugana ha ricevuto nel 2020 l’Italian Green Road Award, premio della stampa, come ciclabile più verde d’Italia.

Ciclovia della Via Claudia Augusta
Un percorso che segue l’antica strada romana Via Claudia Augusta, che collegava l’Italia con la Germania. Attraversa tutto il Trentino-Alto Adige offrendo paesaggi alpini, vigneti e la visita di affascinanti città quali Bolzano e Merano.
E’ il secondo percorso transfrontaliero più amato dai tedeschi ed è considerata dai cicloturisti il più agevole valico alpino.
L’imperatore Claudio ampliò la Via Claudia Augusta facendone la prima vera e propria strada attraverso le Alpi tra il porto adriatico di Altinum, il porto fluviale Hostilia al Po e il Danubio.
Lungo l’itinerarion si attraversano tre nazioni, le Alpi, dieci regioni e tre differenti climi dal nord al sud dell’Europa. Se la si percorre a fine primavera sarà possibile anche incontrare tre diverse stagioni!
Un viaggio che sarà un’esperienza indimenticabile per paesaggi, vivaci cittadine, testimonianze di una storia movimentata e delle culture da essa influenzate senza dimenticare le specialità culinarie e vini squisiti lungo tutto l’itinerario.
Da Trento sono due le varianti poichè la strada si divide in Via Claudia Augusta “Altinate” verso Altino presso Venezia passando per Feltre e Via Claudia Augusta “Padana” verso Verona e Ostiglia sul Po.
Percorrerla tutta vuol dire fare 700 km da Donauwörth sul Danubio in Baviera fino ad Altino oppure 650 km da Donauwörth fino a Ostiglia sul Po.

Ciclabile della Franciacorta
Questo itinerario si snoda nella celebre regione vitivinicola della Franciacorta, in Lombardia. Attraversa vigneti, borghi medievali e offre la possibilità di visitare le più rinomate cantine e degustare i più pregiati vini locali.
I percorsi sono cicloturistici e quindi alla portata di tutti, deali anche per le famiglie con bambini, per gli enoturisti appassionati desiderosi di conoscere da vicino lil celebre territorio enoico
Il tracciato è un saliscendi morbido fra vigne, campi, piccoli borghi e ambiti di particolare interesse naturalistico, punti panoramici e luoghi d’interesse storico-artistico.

Ciclabile delle Terre del Chianti
Ancora una full immersion adatta anche agli appassionati di vino per la ciclabile del Chianti, in Toscana. Qui si attraversano dolci colline coperte da vigneti e uliveti, castelli e casseri.
Il giro del Chianti Classico completo abbraccia borghi caratteristici, monasteri e castelli che dominano le colline. Due le varianti possibili.
Il giro del Chianti Classico con partenza e rientro a Firenze. Dai Colli Fiorentini si raggiunge Tavernelle Val di Pesa, si attraversa la Val d’Elsa e si entra nel cuore del Chianti Classico. Qui si può visitare l’Abbazia di Badia a Passignano e proseguire per Panzano in Chianti, Volpaia e Radda in Chianti dove si incontrano strade bianche del percorso dell’Eroica che portano al castello di Brolio e a Gaiole in Chianti. Proseguendo si raggiunge Greve in Chianti e si ritorna a Firenze.
Più impegnativo il percorso dell’Eroica manifestazione di fama mondiale che evoca un ciclismo d’altri tempii e che si svolge tuttora all’inizio di ottobre. Il percorso si snoda in gran parte su strade bianche nella zona del Chianti Senese, Perfettamente segnalato si può praticare tutto l’anno anche se bsogna essere un po’allenati .I percorsi a disposizione sono diversi a seconda del grado di difficoltà: da quello lungo di 205 km, alla passeggiata di 46 km, passando per il medio 135 km e corto 75 km. Si parte da Radda in Chianti e si toccano le località di Castellina in Chianti, Volpaia, Brolio, Castelnuovo Berardenga, Pieve a Salti, Montalcino.

Ciclabile delle Cinque Terre
Questa ciclabile si estende lungo la costa delle Cinque Terre, in Liguria. Offre viste spettacolari sul mare, paesini colorati e sentieri panoramici che collegano le cinque località costiere: Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore.
Si snoda in parte sull’antico tracciato ferroviario che correva lungo la costa e rappresenta un esempio di riconversione a fini turistici dell’ex tratta ferroviaria a binario unico abbandonata nel 1970, quando fu realizzata una nuova linea moderna più a monte.
Nove le gallerie spettacolari di affacci a mare per una pista adatta a tutti. Lasciatevi ammaliare dagli affacci, fermatevi a respirare il salmastro ed emozionatevi tra questi paesaggi usufruendo anche dei molti terrazzini, panchine e belvederi che vi aspettano sul percorso.

Ciclovia dei Fiori
Siamo in Liguria ed esattamente in uno degli itinerari cicloturistici più conosciuto d’Italia.
La pista ciclabile della Riviera dei fiori è stata realizzata sul sedime della vecchia ferrovia e ad oggi collega il comune di San Lorenzo al mare con Ospedaletti, in provincia di Imperia.
La ciclabile completa conta 60 km ma a oggi sono percorribili solo 24 in un percorso per tutti molto frequentato che attraversa otto comuni.
La pista è ben manutenuta e con standard decisamente nordeuropei: due ampie corsie, una per ogni senso di marcia, segnaletica sull’asfalto e verticale di supporto, panchine, aree di sosta e rifornimento di acqua e cibo e diversi negozi che noleggiano biciclette. Parallelo alla ciclabile corre anche un percorso pedonale.

Alpe Adria
Una ciclovia transfrontaliera che porta dalle Alpi al mare collegando in questo caso la città austriaca di Salisburgo con Grado in Friuli venezia Giulia. Esiste però anche una variante slovena
La sua realizzazione è un progetto di cooperazione transfrontaliera italo-austriaco e si può dividere i suoi circa 420 km in otto tappe che scavalcano le Alpi.
Il suo successo anno dopo anno diventa sempre più grande al punto che, nella sua versione di “cammino” il National Geograhic lo ha eletto come uno dei migliori dieci al mondo e a cui abbiamo dedicato un intero articolo.
L’Alpe Adria si snoda in parte sulla vecchia ferrovia Udine-Tarvisio (la Pontebbana) e in parte sulla linea che collegava Tarvisio a Lubiana.

La Via Silente
Un percorso circolare di circa 600 km che ripercorre i tratti costieri e si inoltra tra le montagne del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Il percorso consigliato è suddiviso in 15 tappe, con una tappa opzionale che raggiunge la vetta del monte Cervati.
La Via Silente deve il suo nome alle sonorità dei luoghi attraversati, in cui il silenzio la fa da padrone e accompagna il cicloturista per tutta la lunghezza del tracciato.
ll tracciato prende inizio da Castelnuovo Cilento, a pochi chilometri dallo scalo ferroviario di Vallo della Lucania – Castelnuovo. Dopo circa quattrocento chilometri si vede il mare, ma nel frattempo si attraversano terre meravigliose e poco sfruttate dal turismo di massa.
Attenzione però la Via Silente non è priva di difficoltà. Il percorso è per ciclisti allenati e la valle che si attraversa è una terra aspra, selvaggia e proprio per questo autentica.

Ciclabile di Menfi
In Sicilia, dal 1986 i treni non viaggiano più lungo la ferrovia a scartamento ridotto che passava per Menfi, in provincia di Agrigento e così una parte della vecchia strada ferrata è stata trasformata in pista ciclabile.
Un nastro di pista che si apre fra vigneti, uliveti, campi di grano e il mare azzurrissimo della Sicilia alternando leggere salite e tratti pianeggianti.
Due i percorsi possibili che partono entrambi da Menfi: uno va verso est, fino al fiume Carboj, e l’altro diretto a ovest e a Porto Palo, per una lunghezza complessiva di circa 17 km.
Difficile scegliere frai due dato che il comun denominatore sono i paesaggi e i profumi unici di Sicilia, ma per chi vuole è possibile percorrerli entrambi.

Valnerina
Anche qui si pedala su un’antica ferrovia e più precisamente su quella pittoresca che collegava Spoleto a Norcia, in Umbria chiusa nel 1968.
Il percorso, citato nell’Atlante di viaggio lungo le ferrovie dismesse di Ferrovie dello Stato, è considerato un piccolo gioiello di ingegneria ferroviaria.
Lungo il tracciato si incontrano 19 gallerie e 24 tra ponti e viadotti che oggi, anche gli amanti del trekking possono godersi lungo 25 km. di natura selvaggia e paesaggi mozzafiato nel cuore dell’Umbria.
Il percorso che si snoda in mezzo ai boschi, tra gli Appennini e il fiume Nera è adatto a tutti anche a famiglie con bambini.
Quattro i percorsi possibili di diversa difficoltà a scelta, tra cui il Family adatto anche ai ciclisti più piccoli insieme ai loro genitori.